Le mani sulla città. Smart City fra Silicon Valley e Unione Europea

Origine ed evoluzione della Smart City, fra politica, legislazione ed affari privati.

Le mani sulla città. Smart City fra Silicon Valley e Unione Europea

Di Sonia Milone per ComeDonChisciotte.org

Come abbiamo visto nel precedente articolo, l'era post-pandemica ha impresso un'accelerazione chiara e diretta alla realizzazione delle Smart Cities italiane, con ricadute pesantissime su ogni aspetto della vita dei cittadini.

Ma cosa sono le "Smart Cities"?

Sebbene non esista una enunciazione univoca di cosa sia una “città intelligente”, può essere definita come una nuova policy urbana volta a integrare nel tessuto cittadino le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC), promuovendo una sovrapposizione tra spazi fisici e virtuali. Si tratta di un modello che si è imposto su scala globale negli ultimi quindici anni, legando indissolubilmente il futuro della città ai concetti di sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica, ottimizzazione dei servizi, inclusione sociale e sviluppo economico.

L’idea di “città intelligente” nasce negli anni '60 quando il Community Analysis Bureau degli Stati Uniti inizia ad utilizzare database, fotografie aeree e analisi dei cluster per raccogliere dati e stilare rapporti al fine di gestire le emergenze, dirigere i servizi e ridurre la povertà. È in questo momento che si comincia ad ipotizzare un’infrastruttura tecnologica non solo per rispondere alle esigenze e alle criticità della città, ma anche per prevenirle prevedendole tramite analisi predittive.

È a partire dagli anni Novanta, però, che le TIC hanno iniziato ad essere pensate come i fondamenti per la creazione dei nuovi modelli di sviluppo urbano, grazie anche alla crescente diffusione delle nuove tecnologie presso fasce sempre più ampie di persone.

Il salto di paradigma nella concezione della città si compie nel 1991 quando la Banca Mondiale inizia a definire le città come "motore centrale per lo sviluppo in grado di generare innovazione tecnologica, far crescere il Pil e attrarre capitali”. Come riportato da Oxford Reference si punta a

una città governata in modi che incoraggino le soluzioni del settore privato alle sfide urbane piuttosto che la dipendenza dal sostegno del Governo centrale attraverso la spesa pubblica”.

Le strategie di ispirazione neoliberista si intensificano negli anni successivi, come rileva nel 2007, ad esempio, uno studio dell'Università di Vienna e delle Università di Lubjana e Delft che evidenzia la tendenza crescente delle città - private di finanziamenti statali - ad attuare politiche capaci di attrarre capitali internazionali.

In tale prospettiva, la capacità di innovazione insita nella nozione di Smart City, con particolare riferimento all’integrazione delle TIC , ha come finalità una migliore performance economica della città stessa, da realizzare ai fini del miglioramento degli indicatori della città, intesi come miglioramento della qualità delle vita delle comunità che vi vivono.

Intanto, le multinazionali del settore informatico - IBM, Cisco e Siemens per prime - fiutano l'affare e iniziano a studiare il ruolo che le infrastrutture tecnologiche possono occupare nello spazio urbano. In contemporanea, numerose lobbies internazionali iniziano a promuovere il nuovo modello di città. Prima fra tutte la Fondazione Clinton che, nel 2005, invita Cisco ad utilizzare il proprio know-how tecnico per rendere le città del futuro più sostenibili, mentre, nel 2006, finanzia C40, il network molto influente di sindaci, fondato l’anno prima allo scopo di ridurre le emissioni di CO2 e di scongiurare il riscaldamento climatico.

È in questo momento che il movimento globale di promozione della città digitalizzata si salda alla retorica ecologista. D’altronde, l’ONU ha spesso ribadito che il 50% degli esseri umani è concentrato nelle città che occupano solo il 3% della superficie del pianeta, consumando ben il 75% della sua energia e producendo l’80% di emissioni di anidride carbonica. Le città intelligenti sono, dunque, “un dovere e una necessità, non una delle tante opzioni possibili”.

A conferma, IBM lancia nel 2008 una campagna pubblicitaria, “Smarter planet”, in cui promuove la Smart City come il migliore dei mondi possibili, l'utopia di un futuro giusto e sostenibile, verde ed inclusivo, che i leader più lungimiranti del mondo degli affari, dell’amministrazione pubblica e della società civile hanno il dovere di realizzare. Il sogno è a portata di mano grazie alla tecnologia, capace di traghettare le città verso la crescita economica, l'efficienza amministrativa, l'ecologia e il progresso sociale. Uno storytelling che IBM persegue anche nel 2023 con la sua ultima pubblicità "Smart Ideas for Smarter Cities", il cui slogan è "se le città fossero più intelligenti, la vita nelle città sarebbe più intelligente", che scorre sopra le immagini di una città non progettata per le esigenze dei cittadini.

Le istituzioni europee

A partire dal 2010 entrano in scena alcuni grandi soggetti istituzionali come l'Unione Europea. Iniziano, infatti, a proliferare bandi, concorsi e piani di sviluppo delle città intelligenti che, dapprima, rientrano nelle “Agende digitali”, poi nella “Transizione ecologica”, fino alla completa corrispondenza tra le due.

Sebbene le politiche cittadine non siano di competenza diretta dell’Unione Europea, è nell’ambito di quest’ultima che è andata consolidandosi la cornice di lavoro per la costruzione di strategie di sviluppo condivise da tutti gli Stati membri, inaugurando l'ingerenza di un organo sovranazionale anche a livello locale.

La Carta di Lipsia sulle città europee sostenibili del 2007 segna l'inizio dell’applicazione del Modello Smart alle città europee: i Ministri dei Paesi membri siglano un documento che stabilisce una relazione consequenziale tra l’integrazione delle TIC e gli spazi pubblici, il miglioramento delle infrastrutture, l’efficientamento energetico e il potenziamento del mercato del lavoro. Altro aspetto cruciale della Carta è la nozione di rigenerazione urbana - ripresa in seguito dalla Dichiarazione di Toledo del 2011 - definita come l’occasione per un potenziale sviluppo intelligente, sostenibile e inclusivo delle città europee.

Contestualmente, l’Agenda digitale europea del 2010 stabilisce un rapporto di causalità tra il diffondersi delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione e l’aumento della produttività, indirizzo confermato anche dall’Agenda urbana dell’Unione Europea e del Patto di Amsterdam del 2016 che delinea la smartizzazione dello spazio come modalità di contrasto ai problemi di approvvigionamento energetico, al cattivo uso del suolo o alle diseguaglianze sociali.

Nelle varie Carte prodotte dall'Unione europea il Modello Smart City viene riempito dei contenuti più disparati da applicare ad aree urbane, immaginate come omogenee e come neutri ricettori di provvedimenti che prevedono il raggiungimento di determinati obiettivi di sviluppo. La nebulosità dell’etichetta Smart è funzionale al mascheramento ideologico che può, via via, essere adattato alle necessità dei singoli contesti. L’indeterminatezza garantisce, infatti, una certa elasticità che consente la penetrazione nello spazio urbano dei principi della dottrina neoliberista, della privatizzazione dello spazio pubblico, dell’imprenditorializzazione della pianificazione urbana e della istituzionalizzazione della tecnoscienza.

In Italia

In Italia la svolta arriva nel 2012 quando, sotto il Governo tecnico presieduto da Mario Monti, viene istituita l'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID) soggetta a poteri di indirizzo e vigilanza da parte del presidente del Consiglio al fine di perseguire il massimo livello di innovazione tecnologica nella Pubblica Amministrazione. Nel DL si elencano le voci: "Misure per l'innovazione dei sistemi di trasporto", "Fascicolo sanitario elettronico, sistemi di sorveglianza nel settore sanitario e governo della sanità digitale", "Pagamenti elettronici", "Comunità intelligenti". (1)

Il viaggio americano di Mario Monti nell'Idaho, dove ogni anno si tiene la riservatissima "Sun Valley Conference", il meeting dei big dei media e della new economy, organizzato dalla banca d'affari Allen & Company, dimostra l’impegno del Governo italiano di fronte a Bill Gates, Jeff Bezos, Tim Cook, Warren Buffet, Mark Zuckerberg e Michael Bloomberg, nelle sfide legate alla digitalizzazione, perchè il futuro (nelle aziende, nelle scuole, nella gestione delle città) poggia sulla capacità di essere all'avanguardia nell'ultima frontiera tecnologica come sistema Paese.

"Fidatevi!", titolavano alcuni giornali italiani nel riportare la notizia del meeting, senza precisare se la risposta fosse specificatamente rivolta a Bill Gates che, per primo, domandò all'ex Premier rassicurazioni sulla capacità dell’Italia di essere virtuosa dando seguito alle riforme. (2)

D'altronde Monti aveva stabilito fin da gennaio che uno dei punti chiave del suo programma era proprio l'economia digitale, al centro della ristrutturazione dell'industriale globale.

Come dichiarò l’allora Ministro dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti Corrado Passera “L' ammodernamento non può prescindere dalla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, come ci chiede l’Europa e come il Governo sta cercando di fare fin dal suo insediamento cercando di mettere a punto un nuovo patto di cittadinanza che faccia leva sulle nuove tecnologie per realizzare comunità intelligenti, in cui i nuovi strumenti digitali facciano da ponte tra i cittadini e le pubbliche amministrazioni”. Mentre l’ex Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo disse: “Le Smart Cities saranno l’infrastruttura immateriale, un nuovo genere di bene comune su cui andranno a confluire tutte le azioni in grado di realizzare una social innovation”.

Sono affermazioni che non lasciano nessun dubbio sulla reale portata della digitalizzazione dell'urbano che, aldilà della tecnologia, consiste nel fondare un nuovo regime di cittadinanza, che significa un nuovo rapporto fra l'individuo e l'autorità. Se Aristotele definiva la politica come “prendersi cura del bene comune”, la res publica per eccellenza si concretizza nella polis, nella città-stato dove è nata la democrazia, il governo dei molti, come designa la traduzione greca di polis.

La città, quindi, da spazio fisicamente, giuridicamente e storicamente riconosciuto quale sede della democrazia al cui centro sta il cittadino titolare di diritti inviolabili ed innati (appunto perchè nato nella sua civitas) scompare dietro l'emersione di una sovrastruttura digitale che fa da "ponte" fra le persone e i servizi, regolandone accessi e sbarramenti. Sulle macerie della città storica, la Smart City apre lo spazio concettuale per l'avvento del credito sociale, peraltro già in via di sperimentazione a Bologna, a Fidenza, a Roma, a Trento. Il cittadino digitale non abita più la propria polis con le sue leggi, le sue carte e i suoi confini, ma la rete invisibile della Smart City dove basterà un click per far scomparire diritti fondamentali insieme a secoli di pensiero giuridico, filosofico ed etico alla base della nostra civiltà. In questa luce, la Smart City si configura anche come l’emblema della “città post-politica" portando a compimento definitivo quel lungo processo di de-politicizzazione tipico della contemporaneità. Dai diritti alle concessioni premiali, da cittadini a "city user", come viene definito orwellianamente l'abitante della città intelligente: è una torsione che non può essere semplicemente imposta con la forza dall’alto, ma ha bisogno di estorcere un certo consenso seducendo le masse con la manipolazione dei mezzi di informazione.

Oltre al Governo, molti altri soggetti si prodigano per promuovere il progetto Smart City come Cittalia, con “Il percorso verso la città intelligente”, Ambrosetti che la definisce persino “un’opportunità nello spirito del Rinascimento per una nuova qualità della vita”, e soprattutto la Cassa Depositi e Prestiti, che nel 2013 pubblica un lungo studio in cui scrive:

“Ridurre la spesa sociale, che compone quasi due terzi della spesa corrente, sarà assai difficile, a causa di ostacoli politici, ma soprattutto per ragioni demografiche. Questo significa che sarà più che mai necessario ridurre il costo dei servizi pubblici e della spesa per infrastrutture sociali, senza ridurre la qualità, anzi aumentandola. Come è possibile? È possibile grazie alla tecnologia e all’innovazione”.

Al centro della sfida vi è la costruzione di un nuovo genere di bene comune, una grande infrastruttura tecnologica che faccia dialogare persone e oggetti e che assicuri, soprattutto, la definizione di nuovi strumenti di politiche pubbliche caratterizzate da un forte contenuto tecnologico e l’utilizzo su larga scala dell’ingegneria finanziaria, elemento essenziale per la realizzazione della visione politica e sociale della Smart City.

L'attacco al territorio va a colpire anche la Città Metropolitana la cui nozione viene fatta ricadere nel medesimo recinto concettuale della Smart City. Ad esempio, nel 2015 la Commissione europea approva il “Programma Operativo Città Metropolitane 2014-2020” di PON Metro che prevede un piano nazionale unitario di interventi per lo sviluppo urbano sostenibile. Il piano viene finanziato con oltre 800 milioni di euro ed interessa 14 città: Torino, Milano, Genova, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Cagliari, Catania, Messina e Palermo. Le aree di intervento sono sempre le stesse: l'Agenda digitale, la sostenibilità, i servizi pubblici e la mobilità urbana dal punto di vista energetico ed ecologico, l'innovazione e l'inclusione sociale.

Dal 2020, i finanziamenti stanziati per la Smart City sono andati costantemente aumentando. Nel corso degli ultimi dieci anni il termine Smart City ha assunto differenti significati: dalla città digitale degli anni 2000 incentrata sulle infrastrutture tecnologiche, a città socialmente inclusiva della metà del decennio con apologia della nozione di partecipazione della cittadinanza, fino alla definizione attuale dove domina il termine "intelligente" come obiettivo di miglioramento della qualità della vita combinando tutti gli altri aspetti.

Lo slittamento porta a enfatizzare l’elemento comunitario per identificare la Smart City come una forma di civic empowerment che favorisce la partecipazione dal basso. Poichè la retorica sulla città verde e pulita non bastava a nasconderne il carattere panottico dato dall'abuso di tecnologie TIC sempre più invasive, la narrativa è stata implementata con l'illusione di partecipazione popolare dal basso, come affermato in “The Human Smart Cities Vision” del professore Alvaro de Oliveira e in “Human Smart Cities the Vision”, convegno organizzato a Roma nel 2013 da Forum PA in collaborazione con l'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e con il coordinamento scientifico di Periphèria.

Infatti, nel “Manifesto on Citizen Engagement & Inclusive Smart Cities” del 2016 dell'Unione Europea vengono introdotte accorte modifiche al linguaggio Smart. Innanzitutto, il "city user" (l'ex cittadino) e la comunità urbana vengono messi formalmente al centro del progetto che infatti viene ora denominato "Smart City & Community" adottando un “approccio cittadino-centrico nella progettazione di tutti i nuovi servizi”. In secondo luogo, la tecnologia perde il primato e viene veicolata come "semplice" strumento per l'attuazione di “idee nuove, prodotti e servizi che soddisfano bisogni sociali”. Infine, affinché il progetto venga accettato è necessario promuovere “trasformazioni del comportamento” percepite come spontanee alimentando un senso di “appartenenza, identità, benessere e di gruppo” tramite il “coinvolgimento della comunità e la cooperazione” e tramite metodologie come quella della “gamification” o dei “Living Labs”, laboratori viventi a cielo aperto, ecosistemi territoriali di collaborazione PPP (public, private, people).

Iniziamo a tirare le somme

In conclusione, dall'analisi delle Carte e dei documenti ufficiali emerge come nella definizione di Smart City sia implicita un'idea di sviluppo della città tutt'altro che pubblica e democratica. Sotto la vernice delle parole chiave del linguaggio Smart come "innovazione, creatività ed efficienza" si cela, in realtà, un’operazione politicamente ed economicamente orientata, rispondente alle logiche del mercato tardo capitalista più che alle esigenze della comunità dei cittadini. Allo stesso modo, la promozione di una cultura digitale, l’efficientamento della pubblica amministrazione, gli investimenti pubblici nelle TIC sono iniziative al servizio dell’impresa che finiscono per distorcere il concetto stesso di benessere collettivo. In questa chiave, la Rivoluzione Smart assume le fattezze di un city branding per attirare sempre nuovi investimenti privati.

La Smart City porta a compimento i processi neoliberisti di privatizzazione dello spazio urbano che è il luogo pubblico, per eccellenza, della collettività. Con la benedizione dell'Unione europea, le grandi corporation informatiche entrano direttamente nella pianificazione della città intelligente.

Stupisce l'acriticità con cui il nuovo paradigma urbano è stato accettato dai tanti attori coinvolti nel processo (amministratori locali in primis). Sconcerta il positivismo quasi fideistico che individua nell’innovazione della information technology la capacità di migliorare in automatico la qualità della vita cittadina. Meraviglia l'ingenuità di demandare ai dati raccolti (ad esempio, quelli sull’inquinamento ambientale) l'orientamento del governo del territorio concependoli come neutri, trasparenti e oggettivi piuttosto che come sempre interpretabili e contestabili. E, soprattutto, sbalordisce la cecità assoluta di fronte al rischio di una sorveglianza di massa totalitaria insito alla Rivoluzione Smart e al suo forte determinismo tecnologico.

Malgrado le grandi aspettative suscitate, inoltre, le politiche Smart non solo non prevedono nessun intervento strutturale nel tessuto sociale dal punto di vista dell’inclusione, ma anzi aumentano le disuguaglianze, portando all'emarginazione dei gruppi socio-economici che non hanno accesso o dimestichezza con le tecnologie informatiche. Prenotare una visita medica on line infatti, presuppone un certo grado di conoscenza digitale oltre che il possesso di un dispositivo Smart, di una connessione e di una carta di credito. Il nuovo modello di città non solo favorisce la marginalizzazione delle frange più povere, ma determina anche l'espulsione di coloro che non riescono a essere sufficientemente smart o i cui stili di vita non sono in linea con la città intelligente.

La crisi pandemica ha moltiplicato le produzioni discorsive catastrofiste secondo cui le città contemporanee sarebbero sull’orlo di un collasso climatico, energetico, economico, a cui soltanto la Rivoluzione Smart potrà offrire una soluzione, accentuando la componente messianica dell'aggressione propagandistica.

Siamo di fronte a un grande racconto futurologico che, attraverso alcuni topoi narrativi legati all’interconnessione, al paradiso green, all’abbattimento del traffico e alla eradicazione del crimine, propone un immaginario di progresso utopistico collocato in una dimensione atemporale, in cui sono descritti i prodigi che la tecnologia realizzerà nel futuro prossimo anzichè quellì che può realisticamente offrire oggi. È uno storytelling nato nelle grandi corporation informatiche e successivamente ripreso da imprese locali e attori istituzionali.

Come ha scritto Adam Greenfield, l’assenza di concretezza sembra costituire una strategia cosciente per evitare critiche sulle mirabilia preconizzate: "la Smart City può e sarà sempre ridefinita nel modo in cui i suoi sostenitori ritengono necessario, rimanendo per sempre fuori dalla nostra portata".

Di Sonia Milone per ComeDonChisciotte.org

NOTE

(1) Si veda l'intervento di Massimo Cascone sulla digitalizzazione in Italia

Commenti (48)

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Mostra commenti 48 caricati
    1. uomospeciale 14 dicembre 2023

      Quindi zingari, pusher, ladri, rapinatori, scippatori, abusivi, clandestini, teppisti, pregiudicati e coatti vari diventarenno tutti quanti "Smart"?
      Ci credo solo quando lo vedo.

    1. oldhunter 8 dicembre 2023

      Mi rivolgo principalmente a Sonia e a chi ha realizzato nella propria mente il piano in rapida e ineluttabile realizzazione.

      Dagli ancora pochi limitati commenti, ecco provata senza speranza la difficoltà interiore dei più di accettare la realtà che si prospetta già qui dietro l’angolo senza scampo per tutti noi.
      Ci si rifugia nello scettiscismo. Nell’irrazionale, Nella speranza. Nella preghiera per chi crede e ha fede. Perfino in una guerra…

      Impossibile avvenga qui da noi, in Italia, figurati se con i napoletani… a Napoli la città smart! Ma và!
      No, in Italia no, con noi non ci riusciranno, magari in Germania si.
      Si spera in non so quali interventi esterni, in impossibili miracoli, in fughe tra i monti o in altri Paesi. Tutti salvi all’ultimo momento come nei film hollywoodiani. C’è Putin!
      Un dio, se c’è, deve intervenire e salvarci, o almeno salvare me. Ma, poi, qualcosa ci inventeremo. Siamo sopravvissuti per secoli, agli unni, ai barbari, ai francesi. Sopravvivremo anche stavolta… e loro pagheranno. Ah, come dovranno pagare!

      L’unica arma che abbiamo, l’unità di tutti noi per la difesa della nostra libertà, della nostra terra, della nostra casa, della nostra famiglia e dei figli, quella non sfiora la mente dei pavidi, degli scettici, dei filosofi da operetta che per anni hanno lasciato che tutto accadesse senza mai intervenire, voltando la faccia dall’altra parte a tutto ciò che avevamo, la dignità prima di tutto, poi ai nostri diritti che i nostri padri avevano ottenuto col loro sangue… e che ci sono stati tolti una fettina al giorno come il salame che oggi è finito!

    2. Dico no 8 dicembre 2023

      Un altro. commento interessante

    3. Sonia Milone 9 dicembre 2023

      Sottoscrivo tutto. Non siamo un popolo, e non siamo riusciti a diventare nemmeno popolo del dissenso. Sempre disuniti.
      Ognuno che guarda il proprio orto.
      Vaccino-centrici che aspettano da 3 anni di avere giustizia, e non vedono che intanto Loro sono già alle tue spalle pronti a colpirli con altro. E tu che senti i loro passi arrivare, li avvisi, ma non si voltano.

      Cosa vedi e cosa non vedi dipende da quanto riesci a guardare in faccia l'abisso e non caderci dentro, malgrado le vertigini.
      Io non lo so se questa è una crisi o una fine. Non so come si viveva sotto il Nazismo quando tutti facevano finta di non vedere. O durante lo schiavismo, che a prenderli i neri nella giungla ci andavano altri neri. Erano in tanti, avrebbero potuto fermare tutto.
      Non lo so quali meccanismi si attivano, ma a volte le società hanno funzionato per decenni così perchè tutti hanno lasciato che funzionassero così.
      Basta dare la colpa ai potenti, ai media, ai corrotti. Il silenzio è anche più grave della malvagità, per lo meno nella malvagità c'è il "coraggio" dell'azione, nel silenzio c'è l'assenso che ti rende complice più la viltà. Ma ti giustifichi perchè non hai le mani sporche di sangue.
      Le hai, invece, eccome se le hai.
      Anche aspettare di risvegliare tutti, da un certo momento in poi, diventa vigliaccheria. È come se giustificassi la tua passività con quella degli altri e avessi bisogno degli altri per fare ciò che va fatto.
      Quelli tornano e noi in 3 anni non abbiamo costruito nemmeno niente per difenderci.
      Solo lamentele. Se non fanno sparire CDC è solo perchè sanno che oramai basta sfogarsi su internet per addomesticare la rabbia.

    4. Dico no 9 dicembre 2023

      Eh! è così. Le dittature hanno cambiato nome.
      Va detto a tutti i venti che il silenzio è complice.
      Ti apprezzo per il tuo coraggio. Dal più profondo del cuore. Cazzo, donne con il tuo coraggio ce ne sono poche...

      L'unica cosa che non condivido è quando dici che il silenzio è peggio della violenza diretta, in quanto complicità vile.
      Il silenzio è vile solo quando consapevole.
      E inoltre, spesso, il silenzio è conseguenza della paura.
      Al contrario, trovo vile l'abuso di potere.

    5. Sonia Milone 9 dicembre 2023

      Grazie mille! L'abuso di potere è vile perchè rifiuta un confronto paritetico. Il silenzio è più vile perchè di fatto lascia avvenire il male ma senza afùgirlo direttamente, quindi per me è peggio. Se è frutto di paura è vigliaccheria, ma anche non vedere o meglio non voler vedere, è viltà

    6. Dico no 9 dicembre 2023

      Bisognerebbe considerare la grammatura dell'ingrediente ipocrita, per una valutazione precisa.

      Il potere è ipocrita per definizione.

      Se non vede, non conosce ipocrisia.

      Se non vuol vedere, è sicuramente vile e molto ipocrita.

      La paura, cara Sonia, è un argomento che rischia di sfociare in generalizzanti giudizi moralistici, ma - mi perdonerai - non saprei proprio dove collocarne l'utilità. C'è paura e paura.

      Sembri così coraggiosa che mi verrebbe voglia di incontrarti di persona. Tieni anche delle conferenze o partecipi a degli eventi pubblici?

    7. Sonia Milone 10 dicembre 2023

      La ringrazio davvero per le sue parole incoraggianti. Parteciperò a un convegno a metà marzo sul digitale.
      Concordo che c'è paura e paura, tuttavia troppa analisi rischia di portare ad autogiustificazioni per non fare nulla Rovesciando la massima del vigliacco più famoso della storia, se uno il coraggio non ce l'ha, se lo deve dare!
      Apprezzo il suo stile "epistolare"...

    8. Dico no 10 dicembre 2023

      Dammi più informazioni per marzo e, se mi sarà possibile, verrò.
      Avevo letto un tuo splendido articolo sul tema e so che potrebbe essere interessante. Ti vedo appassonata :)

      Bisogna trovare la forza interiore, per sé e per chi è meno forte, cara Sonia.
      Siamo forti se uniti, l'hai detto tu.
      Sembri coraggiosa.
      Un arrivederci

    9. Sonia Milone 11 dicembre 2023

      Senza passione lo spazio diventa di ghiaccio. L'ingiustizia mi brucia, mi spaventa, invece, e molto, il silenzio e il nulla decorativo che ci circonda. Ti sento vicina, non hai timore di parlare con l'anima, non è poca cosa in un mondo in cui sono già tutti dei robot mezzi transumani. Mi farà molto piacere conoscerti se riesci a venire al convegno. Sarà in provincia di Milano il 15-18 marzo. Metteremo poco prima l'annuncio sul sito. Un abbraccio!!

    1. fuffolo 8 dicembre 2023

      In campagna siamo ancora al ferro, meglio se forgiato a lama o a canna.

    1. Jimbo 8 dicembre 2023

      Dopo la sconfitta che hanno subito coi vazzini (non si vazzina piú niuno, salvo i pidioti), adesso provano ad attaccare da piú fronti e le smart cities sono uno dei principali.
      Hanno l'obiettivo di chiuderci in cittá metropolitane lager, controllati da millemila telecamere, suddivise tra favelas e benestanti.
      Attaccando gradualmente su vari fronti, la gggente manco se ne accorge.
      I media, in questi casi di "problemi nuovi", hanno gioco facile.
      La parte mediatica in questi casi é basilare, magari ci torno su.

    2. Cachafaz 8 dicembre 2023

      Appena ventileranno l'impossibilita' di andare al mare, seconda casa, a uscire di citta' per trovare amici e parenti, o anche solo per lavoro, scoppiera' il casino e faranno subito marcia indietro, questi pagliacci.-

    3. Sonia Milone 8 dicembre 2023

      Sarà troppo tardi. La smart City è la normalizzazione della città vissuta durante il Covid. La Smart City è la struttura digitale che consentirà all'Identità Digitale e a tutti i vari pass di funzionare. Se non obbedisci ti spengono la tessera sanitaria, il portafoglio digitale, non ti concedono il mutuo, fino a bloccare il conto corrente. Qualche anno ancora di disciplinamento (max fino al 2030) e poi credito sociale cinese e cittadinanza a punti. Ne parlo nel prox articolo. Una volta potevi scappare, due contanti in tasca e via, ora sarai geolocalizzato ovunque andrai.
      O si ferma l'ID o si ferma la Smart City.
      ORA.

    4. Nonso 8 dicembre 2023

      Grazie per lo spoiler ;)

      Fermiamo tutta la digitalizzazione della società.
      Incontrarci è il primo importante .passo

    5. absitiniuriaverbis 8 dicembre 2023

      Il credito sociale cinese è una ipotesi, e magari anche plausibile: in fondo ci sono altrettante telecamere qui quanto conigli in Newzealand... 🤣.
      Vedremo, nel frattempo qui 'chi rompe/sbaglia paga ed i cocci sono suoi' fa testo, è parte della cultura come la delazione vituperatissima in Occidente ( e dovreste domandarvi perché ve la presentano così).
      È altresì vero che anche qui si tratta di umani e, conseguentemente, ci sono trattamenti non sempre 'imparziali', anzi.
      Vedremo.

      L'alternativa sono altri mondi nel multiverso.

      Personalmente non vedo nessun Giordano Bruno a collezionare like sui socials. E se ci fosse, lo avrebbero già cassato perché bruciarlo finirebbe in CO2. E allora si che l'umano si ribellerebbe. E che diamine! 🤣

    6. Sonia Milone 8 dicembre 2023

      "Vivere in una favela è un'arte" hanno scritto all'ingresso della favela di Rio de Janeiro. Se non diventiamo molto creativi inventandoci qualcosa di veramente nuovo non so come andrà a finire.
      La sottovalutazione del pericolo è soprattutto nell'area del dissenso, forse perchè non si è capito ancora bene cosa è la smart city chiamata con tanti nomi diversi per creare appositamente confusione.
      Il covid fu la prova, lock down, percorsi limitati, controlli, green pass per accedere ai luoghi della città.
      Green, appunto, non covid pass...

    7. Sonia Milone 8 dicembre 2023

      Come faccio a farti capire che non è un'ipotesi? Eppure ho citato le 4 città in cui è iniìziato.
      Come fai a non vedere?

    8. absitiniuriaverbis 8 dicembre 2023

      Come dubito delle affermazioni necessariamente ufficiali, dubito di quelle che sono necessariamente all'opposto delle stesse. Sono per la vecchia 'misura' greca.

      Avevo commentato tempi fa qui su CDC che ero al corrente di 'tests' effettuati tramite 'lettura di volti' per identificare chi, in luoghi pubblici, infrangesse regole (comportamento). Da qui l'appetito vien mangiando, era la mia conclusione .

      Quindi resta per me una ipotesi, cioè va considerata,
      ovvero osservo il sussistere di condizioni relative al possibile verificarsi o configurarsi di un fatto.
      Mi chiederai 'quando dirai che non è più una ipotesi? Quando tutti i fatti saranno confermati.
      Lana caprina, ci provo in un altro modo.

      Noi osserviamo tanti puntini (ricordi la settimana enigmistica?) che ne' sono numerati in sequenza né sappiamo se sono tutti. Quindi, prima di unirli vado cauto.

      Il sesto senso mi dice che non è impossible quanto scrivi. Forse, anche se scrivo peste e corna degli umani, resto un umano illuso.
      Tutto qua.
      Apprezzo molto quanto mi hai scritto, c'è cuore. Evviva.

    9. Nonso 8 dicembre 2023

      Sottovalutare il nemico è l'ABC per perdere

    10. Jimbo 8 dicembre 2023

      Noi non abbiamo chance, siamo lessi, in balìa degli eventi.
      Silenziosi sempre, come solo i morti.
      Se attaccano decisi, gli unici che possono salvarci sono gli altri popoli.

    11. Sonia Milone 8 dicembre 2023

      Le stelle erano solo puntini fino a che non è arrivato uno che ci ha visto le costellazioni. E con quelle ha fatto navigare per secoli i marinai e camminare gli esploratori verso l'ignoto...
      Se ascolti il tuo di cuore, sentirai che è tutto vero...

    12. Sonia Milone 8 dicembre 2023

      I sopravvissuti all'olocausto del cervello dovrebbero organizzare una migrazione di gruppo fondando una nuova Italia in una nuova terra. Come si fa a continuare a respirare in mezzo all'odore di putrefazione.
      Perchè nessuno si muove? Non abbiamo tanto tempo per farlo...

    13. Nonso 8 dicembre 2023

      La Nuova Repubblica di Soniò.
      Oppure vuoi fare la guerra a qualcuno?
      O immaginavi una Nuova Isola delleroso?
      Io non ti seguirei mai in nessuna di queste ipotesi.

      Illuminami di meno, troppo Luce

    14. Fantine 8 dicembre 2023

      Saremo italiani in una nuova terra.
      E porteremo un po' di Italia.
      Ma l'Italia è qui. È questa.
      Sul pensare di andare altrove, lo si considera.
      È che poi si torna sempre a pensare di restare. E continuare a vivere come si è scelto di vivere (da ben prima del covid), con pensieri e moti diversi, in nessun caso remissivi.

    15. Sonia Milone 8 dicembre 2023

      La magna Grecia è nata così...Restare, ma dove è l'Italia oggi? Io non la vedo...Sono in nessun luogo ora...

    16. Fantine 8 dicembre 2023

      In tutta sincerità io la respiro ancora l'Italia e la scorgo nel luogo in cui vivo e nelle persone che lo abitano.
      Non posso dire che il covid e la pandemenza non abbiano dato un duro colpo in una determinata direzione, ma (ironia della sorte o dell'Imponderabile) ha anche scosso dal torpore molti (non tanti, non tutti, ma non pochi).
      Sono i mezzi in campo che sembrano azzerare ogni possibilità, ma la vera forza, quella la possediamo noi.
      E ci sono strade diverse per farla scorrere, ma tutte accomunate da un medesimo sentire.
      Personalmente credo che nell'amore e nell'umanità, vissuti con quanta più intensità ed aderenza a quel sentire si possa, ci sia tanto.
      A volte non sono sicura che sia per tutti, ma voglio continuare a crederlo. Almeno ad un determinato livello (chiamiamolo minimo sindacale, nell'accezione nobile di un tempo che fu).
      Grazie di questo scambio, Sonia.

    17. Nonso 8 dicembre 2023

      Sì, grazie Sonia per esserti esposta.
      "Sono in nessun luogo ora"
      Sei in nessun luogo, ora, ma questo vale solo per te.

      Uuuu

    18. absitiniuriaverbis 8 dicembre 2023

      C'è un modo di intendere Italia (od altro in generale che pensiamo sia parte della cultura originaria) che discende da quanto scrivi.
      L' Italia che esprimi è il ricordo che hai di essa e che rivivi nei luoghi che te lo rinfrescano.
      Quindi un orizzonte limitato al familiare, al consueto, al circoscritto.

      Dov'è che perdo il senso di quanto esprimi?

    19. Nonso 8 dicembre 2023

      Quando accetti di rinunciarvi, o ti basta il ricordo, ecco che perdi il senso di qualsiasi cosa possa avere un senso.

    20. absitiniuriaverbis 8 dicembre 2023

      Non ci arrivo al tuo 'perdere senso di....' legato al solo ricordare.

      Il bisogno di ricordare è radicato nell’ animo umano da sempre: la pittura, la fotografia, il cinema, sono tutte arti nate al fine di rendere eterne immagini di vite passate.
      Il ricordo, rappresenta quel filo sottile, che ci unisce a chi ci ha preceduto, dando valore non solo alla nostra coscienza di individuo, ma di collettività.

      Dove mi o ti perdo?

    21. Fantine 8 dicembre 2023

      Non è ricordo, è il passato e il presente, caro Abs.
      Oggi.
      E non è limitato al familiare, al consueto, al circoscritto.
      Non comprendo perché tu consideri il mio respirare ciò che vivo un ricordo ;)
      Torneremo a parlarne.

    22. absitiniuriaverbis 8 dicembre 2023

      Se ti va potresti aiutarmi a capire il 'respirare ciò che vivo'.

      Se io non avessi ricordi, non potrei riconoscere. Penso che questo sia il motivo che mi invita a legare il tuo 'respirare ciò che vivo' ad un ricordo.

      Senza il ricordo tutto sarebbe nuovo di zecca ogni volta che sbattiamo le palpebre.

      Volentieri, a riparlarne.

    23. Nonso 8 dicembre 2023

      Non ho parlato di ricordare, ma di ricordo come unico appiglio (quand'è così il ricordo muta in idealizzazione della realtà e distoglie dal nostro scopo principale: vivere).
      LE AZIONI generano il ricordo, vorrei ricordare.

      L'arte nasce dal bisogno di ricordare (eternizzare) VITA VISSUTA. Non ci sarebbe alcuna forma d'arte altrimenti.

      C'è l'arte, ma prima ci sono le opere, e prima ancora ci sono gli artisti, che prima di ogni altra cosa sono esseri umani.

      Invece, il RICORDO come memoria collettiva è certamente un valore importante, ma NON PUO' BASTARE a costruire la realtà sociale.

    24. Nonso 8 dicembre 2023

      Parliamone qui e ora.

    25. absitiniuriaverbis 9 dicembre 2023

      Forse dovremmo cominciare facendo un poco di ordine. Da quello che mi sembra di afferrare dal tuo commento direi:

      * quando scrivi di azioni che generano il ricordo, includi anche l'osservare, l'ascoltare? Se sono incluse ti seguo. Se non lo sono mi serve aiuto. Di certo la qualità dell'albero si vede dai frutti.

      * che tutto sia originato dagli algoritmi ipercomplessi e in perenne espansione degli umani, lo condivido.

      * il ricordo come memoria collettiva etc...
      Per come la intendo, la memoria collettiva è una 'storia raccontata e ripetuta e tramandata' in modo da scolpirla nel ricordo. Quindi ci sarebbe da augurarsi che quanto scolpito sia ragionevolmente veritiero e non propaganda che pur ripetuta e scolpita rimane propaganda.
      Assumendo che non sia propaganda, quindi, può essere lo spunto verso la costruzione del sociale se si coagulano forze sufficienti a darle corpo.

    26. natascia 9 dicembre 2023

      Realisticamente per la città non penso ci sia ormai alcuna alternativa di vita oltre a questa da Lei descritta. Il conseguente svuotamento umano ne farà degli spettri di passata civiltà. Dei fatti anomali potrebbero disarticolarla, ma non sarebbe ormai più possibile ricucirne l’umanità. Mi dispiace per Venezia.. ieri sera era bellissima, pulita, ingioiellata di luci bianche, bus, vaporetti in perfetta efficienza. Non molto affollata, con scorci di reale creatività limitati ma presenti. Ecco, la necessità per il capitale di mantenere e di cibarsi di piccoli spicchi di fantasia potrebbe essere l’unica moneta che l’essere umano ha.

    27. Nonso 9 dicembre 2023

      * sì, è incluso osservare ed ascoltare, certo!!!
      * gli algoritmi sono risultanti dall'esperienza, la programmazione, appunto. Non ci sono manuali, ma scriviamo libri o testi (!).
      * la memoria collettiva non è la propaganda, ma la propaganda può prendere tanto più spazio nell'esperienza rispetto alle azioni pure e deviare quindi i percorsi di apprendimento e di programmazione degli algoritmi

    28. absitiniuriaverbis 9 dicembre 2023

      Sembra che abbiamo fatto un po' di strada insieme!

    29. Nonso 9 dicembre 2023

      ... qui dovresti essere più esplicito, necessariamente. A quale strada ti riferisci?

    30. absitiniuriaverbis 9 dicembre 2023

      Una vecchia tradizione che racconta che nulla accade per caso. Ognuno percorre la propria strada (i valori, le opportunità colte, quelle lasciate, la cultura, le tradizioni,...) ed ogni tanto quella strada incrocia quella di altri. A volte non succede nulla, a volte procedono affiancate ma senza interazioni, a volte si avvitano per un po', a volte per molto tempo.
      Quando si intrecciano ci sono lezioni da ricevere e da consegnare.

      Poi, per sorridere un po', c'è un detto qui che suona: tutte le persone che incontri ti rendono felice. Sia quelle che vengono sia quelle che se ne vanno. 🤣

    31. Nonso 9 dicembre 2023

      Ok, grazie per l'avvitamento, io sono già andato parecchie volte - a fan...
      Vado ancora, arrivederci

    32. absitiniuriaverbis 9 dicembre 2023

      Non capisco, leggo amarezza, forse risentimento.

      Capisco che ho limiti.
      Arri-intrecciare, prima o poi o mai più. Chissà.

    33. Nonso 9 dicembre 2023

      Risentimento... perspicace.

      Non hai limiti, ma devi scoprirlo coi tuoi tempi.
      Chissà.

    34. Bertozzi 9 dicembre 2023

      Ahahahah, salviamo la seconda casa al mare! Sarà lei a sconfiggere il progetto transumano!
      Top del top!

    1. Astronauta 8 dicembre 2023

      “”””“””Dal 2020, i finanziamenti stanziati per la Smart City sono andati costantemente aumentando”””

      contemporaneamente si sono allungate lecode alle Caritas di italiani che non riescono nemmeno a pranzare una volta al giorno.
      Ho il sospetto che vogliano invece citta meno intelligenti, meno rispettose verso i cittadini, ma piu affamate di prima. Tirando fuori di tasca agli stessi denaro pubblico per stanziare simili
      nefandezze senza nemmeno interpellarli.
      Vedremo se riescono in questa ca€€ta inumana.

    2. Sonia Milone 8 dicembre 2023

      Certamente. Il "bene comune" della nuova città non è più comune, è il bene esclusivo delle eltes al potere. Anni di politiche neoliberiste, di sottrazione di risorse ai comuni, di erosione del potere pubblico, di impoverimento dei cittadini hanno preparato il terreno per il regalo definitivo della città ai privati che non sono solo neoliberisti ma sono diventati anche transumanisti.
      Città vuol dire la nostra vita. Il salto è di paradigma. Il sindaco sarà un algoritmo.

    1. sbregaverse 8 dicembre 2023

      Mi sembra, fuori d'ogni dubbio, che la città sia stata inventata e costruita pietra su pietra ( si allude qui ad un certo Cefa e ad altra res aedificanda) :
      dal diavolo.
      (meglio diavoli : uno da solo non ce l'avrebbe mai fatta e c'è ancora, da quanto si evince dall'articolo della Venere Esagerata Nostra, tanto lavoro,SMART, da fare)

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