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Cosa penso dopo aver visto Di Maio parlare ad Harvard

DI FRANCESCO ERSPAMER

Perché a me, italiano negli USA, Luigi Di Maio è parso maturo, equilibrato, aperto.

È con parecchi pregiudizi che mercoledì sono andato alla Kennedy School (la scuola di scienze politiche di Harvard) ad ascoltare Luigi Di Maio, di cui peraltro sapevo pochissimo. Innanzi tutto non sono di quelli che credono che chi è giovane abbia automaticamente ragione, neppure nelle mode e nei consumi figuriamoci in politica. E poi sono ostile alla democrazia diretta, che era lo specifico tema dell’incontro organizzato dall’Ash Center for Democratic Governance and Innovation; è uno dei due o tre punti che finora mi hanno impedito di simpatizzare apertamente per il M5S, pur rendendomi conto che per l’Italia il pericolo di gran lunga più grave sia oggi rappresentato dal PD e che qualunque alternativa sia tatticamente preferibile a un protrarsi e consolidarsi del regime renziano. A indispettirmi ulteriormente, appena entrato nella sala dove di teneva l’incontro, la presenza di troppi italiani, parecchi dei quali palesemente senza alcun legame con Harvard o con gli Stati Uniti: giornalisti di quotidiani italiani e anche, pensavo, militanti del M5S. È una deplorevole usanza nazionale quella di andare all’estero solo per far notizia in patria e di portarsi dietro la claque.

Mi sbagliavo. Di grillini non ce n’erano, o almeno non si sono fatti notare; ben più numerosi i piddini, presenti non per capire o dialogare ma per attaccare il M5S. E Di Maio mi è parso maturo, equilibrato, aperto. Una sola occasione non basta per esprimere un giudizio definitivo; però sono restato positivamente sorpreso e non vedo perché non ammetterlo. Del resto potete farvi la vostra opinione ascoltando la registrazione integrale dell’evento sulla pagina facebook dell’Ash Center; io mi limiterò a poche considerazioni, volte in particolare a smentire i resoconti faziosi con cui i giornali filo-renziani (con in testa La Stampa e prevedibilmente La Repubblica e L’Unità) hanno cercato di trasformare in una débâcle il convincente discorso di Di Maio e le sue lucide risposte alle domande che gli sono state poste.

Significativa la conclusione di Archon Fung, professore di scienze politiche, direttore accademico della Kennedy School e moderatore della serata: “Ciò che avete ascoltato stasera è probabilmente uno dei più interessanti e sensati [la parola inglese che ha usato era mature] tentativi di rinnovare la politica in questa contingenza storica. Credo che nel prossimo futuro vedremo sempre di più emergere nuovi politici e nuovi candidati [e qui ha indicato Di Maio] capaci di inventare nuovi metodi di azione politica per cercare di riprendere contatto con la gente e darle una voce”. È un vero complimento, da parte di uno studioso che nella sua presentazione iniziale era stato cauto e aveva qualificato Di Maio come un rappresentante del “populismo di destra” (presumo che Di Maio avrebbe risposto subito se quell’introduzione fosse stata tradotta in italiano dall’interprete): chi davvero ama la democrazia, ha in sostanza detto Fung, non può snobbare gli sforzi per comprendere e trasmettere le esigenze del popolo – in altri tempi si sarebbe parlato di intellettuali organici.

Per motivi simili Di Maio ha positivamente sorpreso me. Del suo discorso non ho apprezzato l’accenno alla meritocrazia come valore (io penso che il merito non debba portare a una kratía, ossia al dominio, e che la supremazia dei migliori, ammesso e non concesso che sia possibile stabilirla oggettivamente, sarebbe altrettanto pericolosa di una supremazia fondata sulla razza o, mettiamo, sul QI o la prestanza fisica). Altrettanto poco mi è piaciuto il suo vantarsi del rifiuto di finanziamenti pubblici, come se il problema fosse lo Stato e non fossero i privati e le multinazionali. Se potessi dargli consigli, gli suggerirei infine di evitare di parlare di post-ideologia come se ancora vivessimo negli anni sessanta o settanta, quando sarebbe stata una posizione provocatoria (simile a quella del grandissimo Montale della Lettera a Malvolio contro la religione pasoliniana dell’impegno); oggi puzza di deriva liberista, di consumismo delle idee.

Anche perché poi, in realtà, erano anni che non sentivo un discorso così ideologico. Dopo vent’anni di narcisisti preoccupati solo di sembrare di successo (e, peggio, convinti che il successo sia l’unico valore), questo di Di Maio mi è finalmente sembrato un discorso politico, in cui si fanno proposte, si annunciano programmi, si ammettono le difficoltà che si incontreranno e lo stesso ci si sforza di andare avanti; il tutto esposto con competenza e una pacatezza ormai inconsueta in Italia.

Nette alcune precisazioni sul M5S, a smentire le troppe fake news: ha per esempio negato la loro opposizione alle vaccinazioni dei bambini; e ha spiegato che non intendono uscire dalla NATO a patto che la NATO si rinnovi e trovi nuovi equilibri, anche rispetto ai paesi a essa esterni; però ritirerebbero i soldati italiani dall’Afghanistan e non aumenterebbero i contributi finanziari, come invece chiesto da Trump a Gentiloni. Mi è piaciuta anche la sua difesa di un’Europa unita a livello di popoli e di cittadini, non di banche e corporation; “l’euro è diventato più importante dell’Europa” ha detto. Sull’immigrazione ha fatto una distinzione fra profughi e migranti economici; so che non piace a certa sinistra (che però retoricamente parla sempre e solo di scampati a guerre e fame) ma per me è ragionevole e realistica.

Ho sempre pensato che esista una differenza fondamentale fra un consenso ideologico e un consenso tattico; di questo secondo tipo è per esempio la mia convinzione che in assenza e in attesa di una vera sinistra nell’Italia attuale sia utile sostenere il M5S contro il PD, per impedire un totalitarismo liberista ma anche per prevenire l’affermazione di una destra sociale alla Le Pen. Ascoltando Di Maio mi sono però reso conto che esiste un altro tipo di consenso, che in mancanza di termini migliori chiamerei procedurale; in sostanza penso che, almeno per il modo in cui è stato descritto mercoledì sera, il M5S possa contribuire alla ricostruzione di uno spazio politico alternativo rispetto al gossip mediatico promosso da Berlusconi e Renzi. Uno spazio indispensabile per la rinascita della vera sinistra di cui sopra.

Francesco Erspamer, nato a Bari, cresciuto a Parma e in Trentino, laureato a Roma, professore di Letterature romanze a Harvard. Si interessa di letteratura, politica, storia delle idee e cambiamenti culturali. Tra le sue pubblicazioni: La creazione del passato. Sulla modernità culturale e Paura di cambiare. Crisi e critica del concetto di cultura.

 

Francesco Erspamer

Fonte: www.lavocedinewyork.com

Link: http://www.lavocedinewyork.com/news/politica/2017/05/04/cosa-penso-dopo-aver-visto-di-maio-parlare-ad-harvard/

4.05.2017

 

Viston su http://megachip.globalist.it/

Pubblicato da Davide

  • Invisible man

    Eppur mi puzza…

    • cicciopazzo

      Eh sì, puzza forte.
      Puzza di “golpe inglese”…

      • Weininger85

        Harvard non è in Inghilterra.

        • cicciopazzo

          Ovvio, ma le “reti” sono le stesse, come pure il metodo

  • Hito

    Il Sig. Esparmer nella migliore delle ipotesi ha le idee un po’ confuse: prima scrive (rifiutare i finanziamenti pubblici) “oggi puzza di deriva liberista”, poi dice che “sia utile sostenere il M5S contro il PD, per impedire un totalitarismo liberista”… bah… poi gli piace un’altra europa, quella che non c’è, mentre il progetto stesso è ultraliberista, con alcune simpatiche controindicazioni tipo la distruzione della famiglia e della piccola-media impresa. Ma a tutti i costi bisogna evitare la “destra sociale alla Le Pen” che ha il programma più a sinistra della sinistra… credo che a sentire Borghi Aquilini parlare di ripristino della scala mobile si sentirebbe male.

    • linda cima

      il professore è fatto cosi… sputa nel piatto dove mangia, ha le idee confuse, i suoi post vanno bene per chi è di bocca buona e non riflette su l’autore che scrive…

  • PietroGE

    Riassumiamo : è a favore della NATO, dell’euro, dell’Europa così com’è, perchè la forza per cambiarla non ce l’avranno mai e in sostanza anche dell’immigrazione perché anche i clandestini non saranno mai rimandati indietro. I 5S sono entrati nell’establishment, magari dalla porta posteriore ma ci sono entrati. Erano già stati sdoganati nell’ambasciata americana e ora la cerimonia di sdoganamento ufficiale. È la vittoria del trasformismo all’italiana, né di destra, né di sinistra.

    • Ombromantra

      Riassumendo possiamo scegliere tra chi è a favore della NATO, dell’Europa e dell’euro perchè gli piace e chi deve essere a favore della NATO, dell’Europa e dell’euro perchè “la forza per cambiarli non c’è l’avranno mai”.
      Scommetto che ti definisci un vero democratico contro i populismi ….

  • LICIO

    Un giudizio equilibrato quanto sereno teso a dissipare un clima di caccia alle streghe creato artatamente dai nemici dei 5 stelle…
    Quì può fare bella mostra di se un’antica citazione latina rivolta ad un uomo di buona volonta quale si sta rivelando Di Maio…
    “per aspera ad astra”

  • Weininger85

    Dovessi decrittare l’incontro direi: esaurito lo slancio renziano i 5 Stelle saranno i nostri prossimi aguzzini per conto dei padroni americani.

  • gix

    Si può essere d’accordo o meno, ma mi sembra nel complesso un resoconto abbastanza di buonsenso. Che Di Maio vada in America a parlare di quello che può fare il M5S non dovrebbe scandalizzare più di tanto. Ci sono senz’altro cose che ha detto che possono essere criticate, ma in generale fa bene il M5S a non radicalizzare le proprie posizioni e le proprie proposte. Il cambio di politica in Italia è possibile solo se si riesce a coinvolgere quella parte di popolazione che magari ha appoggiato Renzi per paura del nuovo (quello vero), come ad esempio gran parte dei pensionati, gente che certo non ama gli sconvolgimenti radicali, ma che magari può accettare compromessi politici meno imbarazzanti di quelli che ora l’Italia subisce. Benché i duri e puri siano contro il M5S in versione accomodante, nella realtà è l’unico modo per avere la possibilità di riappropiarsi, in un tempo ragionevolmente breve, di un minimo di sovranità popolare e come nazione. Dopo anni di politiche scellerate e doppiogiochiste, tutti vorremmo affossare l’attuale sistema in maniera decisa e senza compromessi, ma al punto in cui siamo, ci vorrebbe una guerra per regolare i conti e le ingiustizie create. Quindi, a parte qualche concessione di troppo, Di Maio va bene cosi.

  • clausneghe

    Allora: Abbiamo questo tal professor Sparnazzato, frammentato tra Puglia, Trentino e Parmense, erudito a Roma ma ora praticante a New-york megalopoli di cui si proclama addirittura voce. (www lavocedinewyork com)
    Se non è un fake niente male, altro che dottor Balanzone!
    Felici di aver passato l’esame di cotanto personaggio, direte voi.
    No, invece io dico, quando si ricevono lodi e comprensioni da certi personaggi, veri o inventati, gatta ci cova.
    Cmq Di Maio non mi piace, a me gusta Grillo, specialmente quando è furibondo.
    Non seguirei quei ragazzetti affabili in giacca e cravatta, no me gustan, dejà vu, finiranno inglobati dal sistema, anzi lo renderanno ancora peggiore, sotto certi versi.

    • alessandroparenti

      Chi ha viaggiato non si ritrova frammentato ma moltiplica le sue conoscenze ed esperienze. Chi è professore all’università non va definito praticante. Non hai argomenti validi neanche nel resto che scrivi. Giudicare nel merito è uno sforzo grande, lo so. Ma tentare quindi la scorciatoia di screditare l’interlocutore(senza contraddittorio peraltro)alla lunga porta solo a capire quanto vali tu.

      • clausneghe

        E quanto valgo? (o vango)
        Stammi bene,caruccio.

  • il gobbo

    Cosa altro avrebbe potuto affermare il Di Maio, non è stupido e ha perfettamente capito
    che mantenendo le posizioni dure e ostinate che finora hanno caratterizzato il loro:”soli contro tutti e tutto” ” saranno per sempre un “serbatoio dei disillusi” che non potranno mai governare da soli, e piano piano si stanno allineando a certe posizioni della Sinistra con un discorso “soft” in vista di una alleanza con i “pidocchi”, tanto parassita più, parassita meno..

    • enricodiba

      Per essere un serbatoio di disillussi e non governeranno mai, si stanno prendendo un pezzo d’italia alla volta…
      Queste favolette sul m5s andavano bene qualche anno fa.

  • antonio maria cacciapuoti

    meritate un encomio tutti e due (lei e Di Maio) per esservi sorbiti questa conferenza.

  • ignorans

    Sembra che uno dei giornalisti gli abbia domandato “ma lei vorrebbe governare senza neppure essere laureato?”. E Di Maio gli ha detto “visti i risultati dei laureati non vedo il problema”. Ottima replica. Ma quello che ha fatto la domanda andava preso a pugni.

  • Bassanio

    Credo che gli Stati Uniti abbiano individuato in Di Maio un potenziale Tsipras, e che abbiano preso ad allevarselo, semmai dovesse venire utile in un prossimo futuro

    • alessandroparenti

      Probabile. Questo non significa che lui sia d’accordo.

  • Ronte

    Ad Harvard probabilmente NON si insegna che l’anima di qualunque popolo E’ il lavoro. E il M5S, caro Erspamer E’ contro il lavoro e i lavoratori : Lo dimostrano le ripetute posizioni ostili prese nei riguardi dei sindacati, e non questi sindacati, ma le istituzioni sindacali in quanto tali. Lo dimostra il capo ‘Marchese del Grillo’ quando va in giro urlando che il lavoro non c’è più-inutile cercarlo- Lo dimostra la proposta del ‘reddito di cittadinanza’ (sussidio e abbandono di qualunque illusione), lo dimostra l’assenza fisica nelle lotte degli operai delle fabbriche. Aggiungiamo la strenue continuità di tutte le malefatte precedenti, dall’inquinamento, al nepotismo, alla corruzione, ai tagli al sociale, alla privatizzazione selvaggia e così via. Insomma il M5S E’ una caricatura costruita ad arte dai poteri forti (Multinazionali, Banchieri….) per orientare la presunta protesta in direzione del mantenimento del Sistema Capitalista. E per finire sottolineo la marcata sindrome di destra, per non dire fascista di tanti pentastellati, compreso il cravattato Di Maio.

    • Mortaccitua Che te Possino

      Il mondo del lavoro sarà in subbuglio nei prossimi decenni e ci sarà bisogno di garantire reddito. La repubblica fu fondata sul lavoro perchè non sapevano che le macchine avrebbero prodotto il necessario per vivere. L’anima del popolo dovrebbe essere godersi l’esistenza dedicandosi all’arte e alla conoscenza..

      • Ronte

        Quando fu fondata la Repubblica non sapevano che le macchine avrebbero prodotto il necessario per vivere? E allora Marx, vissuto un pò di tempo prima, è stato un veggente. Caro Mortaccitua, ha mai sentito parlare della ripartizione del lavoro? Lavorare tutti e meno? Il godimento del tempo libero e l’espressione individuale si raggiungono passando dopo aver esercitato un lavoro e la conseguente giusta retribuzione (Marx). Faccio altresì presente che al mondo ci sono ben oltre 2MILIARDI di lavoratori, per lo più schiavizzati. Probabilmente cambiando il concetto “…fondata sul lavoro…” fosse stata fondata sui LAVORATORI la storia sarebbe stata diversa.

        • Mortaccitua Che te Possino

          Se Marx avesse visto le prospettive di oggi si sarebbe spinto oltre, non dicendo ripartizione ma uomo libero dal lavoro.

        • Gino2

          Questa correzione tra “il lavoro” è l’anima di un popolo e “i lavoratori” sono l’anima di un popolo la apprezzo e la trovo corretta.
          Troppo spesso si pensa che lavorare inteso come impiegare il proprio tempo facendo una qualunque cosa in cambio di danaro sia la base della società. Ma da piccole società in cui ognuno lavora in sostanza per sé stesso altrimenti non sopravvive, siamo passati a società ben strutturate proprio per essere più protetti, avere più garanzie, assistenza dalla comunità e poterci dunque evolvere. Evolvere significa che una parte, quella predisposta e interessata ha la possibilità, cioè il tempo, di emanciparsi dall’autosostentamento (non dal lavoro nel senso moderno del termine) per dedicarsi all’evoluzione. Uno che fa ricerca sulle cellule cerebrali, sta in un certo senso lavorando ma in un altro no. Non contribuirà alla società nell’immediato ma con il suo pensare e agire sta contribuendo all’evolversi della società. Quanto più le macchine assolvono ai lavori più pesanti (al sostentamento immediato) e una sempre maggiore porzione di popolo può “lavorare” in prospettiva e non per l’immediato autosostentamento più velocemente si evolverà la società. emanciparsi dal lavoro non deve essere inteso come avere tempo di stare a giocare a pallone con gli amici o a guardare la tv sul divano ma deve essere inteso come emancipazione dal lavoro di auto e immediato sostentamento verso lavori, impiego del proprio tempo, agire nella vita, in prospettiva. Credo che sociologi e antropologi sappiano questo, questa assurda confusione che l’emancipazione dal lavoro è fancazzismo. Oppure se non riescono a riflettere in certi termini….ritengo debbano appunto cambiare mestiere e mettersi a fare le pizze o gli autisti o qualcos’altro.

  • enricodiba

    Più che altro Di Maio e il m5s, sono ormai sbarcati anche negli Usa e si stanno sbolognando anche all’estero e i piddini e gli eterni italiani capaci solo di lamentarsi, sono rimasti in italia a brontolare e a guardarsi l’ombelico.

  • linda cima

    sputare nel piatto dove si mangia è diventata prassi… amare il sistema liberista americano che paga meglio del sistema baronale italiano… poi pero’ riempirlo di critiche e sentirsi de sinistra quasi comunista… come scrive HITO il professore ha le idee confuse…molto confuse, le sue perle molto amate da quelli che riflettono poco e beccano come polli in batteria…