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Contro la democrazia – (Il popolo “populista” Versus la democrazia elitista)

DI EUGENIO ORSO

comedonchisciotte.org

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

La questione del cosiddetto populismo si confronta e si scontra inevitabilmente con quella della democrazia, ai nostri giorni. I giornalisti dei media mainstream, i politici democratici, proni davanti alla grande finanza, gli intellettuali e accademici di servizio, demonizzando il populismo e di riflesso, anche il popolo delle classi dominate. Il popolo del XXI secolo subisce il potere elitista ogni santo giorno, credendo sempre di meno nella tanto santificata democrazia e nei suoi poteri “taumaturgici”, quale soluzione dei problemi sociali indotti dal neocapitalismo, tanto da disertare il rito elettorale e sfiduciare le istituzioni democratiche.
Su democrazia e populismo ho letto, di recente, due interessanti interviste, una a Diego Fusaro e una a Alain De Benoist, entrambi filosofi piuttosto noti in Italia, ma di generazione e formazione alquanto diverse.

L’intervista a Fusaro è di Filippo Romeo e il titolo è Populismo e aristocrazia finanziaria: chi è più antidemocratico?
Link 1: http://www.vita.it/it/interview/2017/11/26/populismo-e-aristocrazia- finanziaria-chi-e-piu-antidemocratico/154/
Link 2: https://www.controinformazione.info/populismo-e-aristocrazia- finanziaria-chi-e-piu-antidemocratico/
L’intervista a Alain De Benoist è di Luigi Tedeschi e il titolo è Popolare la democrazia.
Link a: http://www.centroitalicum.com/2017/11/03/populismo/
Link b: https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=59681

Ambedue mi offrono un buon pretesto per affrontare la questione, sempre più attuale e scottante in Europa e in occidente, del popolo “populista” contro la democrazia elitista.

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Voglio porre subito in evidenza che l’errore commesso dai vari Fusaro e De Benoist è quello di riconoscere sempre e comunque, sia pure in modo indiretto, per chi come me legge fra le righe, il primato della cosiddetta democrazia quale miglior sistema di governo, mostrando, in definitiva, di pensarlo come irrinunciabile, il solo possibile, o anche soltanto il “meno peggio” rispetto a tutti gli altri.

In molti, spinti a riconoscere il primato della democrazia, tendono a valutare i fenomeni storici, sociali, economici, culturali, anche in riferimento al passato, applicando detto metro di giudizio e avallando, di conseguenza, la supposta “superiorità” della democrazia su tutte le altre forme di governo.

Ciò emerge abbastanza bene nella recente intervista a Alain De Benoist dell’amico Luigi Tedeschi, dal titolo un po’ suggestivo e un po’ utopico di Popolare la democrazia, ovviamente considerata nel suo rapporto con il “populismo”, come anche nell’intervista all’enfant prodige della filosofia italiana, Diego Fusaro.
A più di undici anni dalla pubblicazione, per i tipi di Arianna Editrice, del fondamentale “Il popolo al potere” di Costanzo Preve, amico di Alain De Benoist e di Luigi Tedeschi, maestro di Diego Fusaro e anche dello scrivente (nella veste del semplice uomo della strada), ci si interroga in contesti già mutati, socialmente e culturalmente, sul rapporto travagliato fra democrazia e populismo partendo, però, da presupposti che lo scrivente giudica sbagliati, ma non direttamente imputabili al filosofo “antemarcia” e ispiratore Costanzo Preve.

Il sottotitolo del citato saggio di Preve è, non a caso, Il problema della democrazia nei suoi aspetti storici e filosofici, a testimonianza dell’importanza del rapporto fra il popolo (non ancora) al potere – oggidì “populista”, come lo definiscono con disprezzo l’élite e i suoi camerieri politici, mediatici, accademici – e la tanto santificata democrazia, un rapporto storicamente tormentato e in parte significativa ancora insondato.
Se la democrazia dovrebbe essere un insieme di pratiche comunitarie, secondo il pensiero del grande filosofo torinese, osserviamo come la democrazia è sempre più strumento di dominazione e di controllo del popolo sul piano politico. Uno strumento saldamente nelle mani dell’élite cosmopolita/globalista, priva di coscienza infelice, a differenza della vecchia alta borghesia proprietaria, e … ferocemente anti-comunitaria, poiché individua nel “costume” della comunità, cioè nell’Etica stessa (come direbbe Costanzo Preve se fosse ancora qui), un ostacolo ai suoi piani di dominazione planetaria.
La democrazia svuotata di un supposto contenuto etico – che definiremo opportunamente elitista, ancor prima che liberale e rappresentativa – non consente al popolo, ossia all’insieme delle classi dominate soggette al libero mercato e, appunto, alla democrazia stessa, di proseguire nel lungo cammino verso il potere, auspicato dalla Buonanima di Preve.

Ho affermato poc’anzi che sia Fusaro sia il De Benoist sembrano conservare la speranza che si possa strappare la forma di governo democratica dalle grinfie dell’élite, per renderla al popolo sovrano. Si tratta di pie illusioni senza un preciso fondamento, di meri auspici e commovente ingenuità, almeno per quanto mi riguarda.
Afferma Diego Fusaro, filosofo che non disdegna l’appellativo di marxiano: “Il populismo non è affatto necessariamente anti democratico, può essere orientato ed educato in forme democratiche. Quel che è certo è che l’opposto del populismo oggi è antidemocratico perché la lotta contro il populismo viene cavalcata dall’élite finanziaria e dal suo ceto intellettuale, gli oratores post moderni di accompagnamento, per tutelare il proprio dominio non democratico. Oggi la democrazia, infatti, nel quadro della società globalizzata, ultra capitalistica, esiste solo come autogoverno delle classi possidenti [ … ]”.

Si ha l’impressione, leggendo queste righe, che la democrazia possa essere una buona cosa per i dominati, per i nuovi sudditi o Tech plebe, secondo una suggestiva espressione (più tecnologia, meno lavoro), mentre l’élite se ne è impossessata svuotandola del supposto e originario contenuto “democratico”, che riporterebbe al potere del demos.
Orientare la nuova plebe, o pauper class, verso forme democratiche rassicuranti, renderebbe il populismo meno anti-democratico, quindi meno “barbaro” e “pericoloso”, nella speranza di riportare il demos (democraticamente!) al potere. Ovvio che un simile ragionamento subisce l’influenza del famigerato politicamente corretto, che orienta in modo subdolo il pensiero inibendo l’azione rivoluzionaria, secondo i desiderata elitisti.

Ancor più chiaro il De Benoist, apprezzato pensatore francese che viene da destra: “La democrazia, peraltro, trae la sua legittimità dalla sovranità popolare. [ … ] Bisognerà fare i conti con quello che Vincent Coussedière ha giustamente chiamato «il populismo del popolo», cioè la volontà implicita delle classi popolari di conservare il controllo della loro riproduzione sociale, nel perdurare nel loro essere- insieme, di mantenere i modi di vita i costumi che gli sono propri. Questa volontà può usare delle modalità di espressione che non si riconducono alle pratiche elettorali, ma sono tutte testimonianze di un desiderio di «popolare la democrazia», cioè di fare in modo che la democrazia cessi di essere lo strumento dei ricchi e dei potenti per mettersi al servizio del popolo.”

Di seguito spiego perché i presupposti del discorso dei due pensatori che ho scomodato, nel rapporto fra popolo “populista” e democrazia, non mi sembrano corretti.

• Il primo presupposto errato è la superiorità della democrazia, implicita nei discorsi, e una (piuttosto sorprendente, visti i nomi in ballo) difficoltà di pensare altri sistemi di governo, alternativi alla democrazia stessa, oggi da noi conosciuta solo nella veste liberale e rappresentativa.
• Il secondo presupposto errato è credere che il fenomeno di rigetto del sistema di potere vigente da parte dei dominati, etichettato genericamente e sbrigativamente come “populismo” e dipinto con connotazioni propagandisticamente negative, possa trovare uno sbocco politico vincente nella democrazia, così come la vediamo e conosciamo, strappando il potere dalle mani dell’élite con il “metodo democratico”.
• Il terzo presupposto errato, in qualche modo connesso al primo, è credere che la democrazia, così come esiste oggi in occidente, possa essere “riformata”, oppure, con altrettanto irrealismo, che possa sopravvivere, sul piano politico, a un (per ora soltanto chimerico) superamento del neocapitalismo a vocazione finanziaria e dei suoi rapporti sociali, fino ad ora vincenti.

Si tratta di tre abbagli, che scorgo, pur con “luminosità” diverse, sia nell’intervista a Fusaro sia in quella a De Benoist, a testimonianza che l’invasività del politicamente corretto non conosce limiti e può indurre in errore anche le teste pensanti, non soltanto le masse manipolabili a quoziente intellettivo ridotto …

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Essendo niente di più dell’anonimo uomo della strada, scendo sul mio terreno e abbandono la filosofia, politica e sociale, al suo destino (nonché la più modesta sociologia), per pormi dal punto di vista che mi è più congeniale, cioè quello delle neoplebi, il crogiolo in cui finiscono gli scampoli di proletariato industriale, ammutolito e inerte in quanto classe, e i soliti ceti medi impoveriti, frustrati e impauriti, che ne condividono la sorte.

Vivendo nella realtà e non in un circolo piddì, alla Leopolda con il bomba che le spara a nastro, in un talk-show televisivo oppure negl’ovattati ambienti accademici, so bene che ogni giorno trovo un disoccupato in più per la strada, una fabbrichetta che chiude nei dintorni, un negozietto fallito con il cartello, lì da mesi, “chiuso per ferie”, un pensionato di troppo, vissuto troppo a lungo, che riduce la spesa alimentare per farsi bastare i pochi spiccioli della mesata, un nuovo precario senza speranza di stabilizzazione.

Non solo, ma provo angoscia quando scopro nel fondo della cassetta delle lettere un avviso di raccomandata (che sia Equitalia, o l’Agenzia entrate, per rastrellare soldi a nostro maleficio?), oppure quando arriva una bolletta del gas, dell’acqua (oro blu anche in senso economico) o della luce.

Talora ho occasione di chiedermi il perché devo pagare un medicinale più di venti euro o una visita specialistica, in tempi umani e non storici, ben centotrenta, avendo io diritto alla mutua, perché quella faccia di m…. di Massimo D’Alema, esponente borioso della sinistra Vip, va dicendo in televisione, sibillinamente, che Mdp-Art.1 e soci imporranno l’Imu sulla prima casa per i “ricchi” che possono pagare, identificandoli con la famiglia che ha ben(!) tremila euro netti mensili di reddito (e magari due figli a carico “not in education, employment or training”). E c’è sempre sullo schermo la saputella str…issima, un po’Erasmus e un po’ Millennium, che blatera di Startup!
Intorno a me il panorama sociale e razziale sta cambiando velocemente, le certezze e le sicurezze del passato cadono una dopo l’altra. L’immigrazione è come un’onda, provocata artificialmente, che sommerge le tradizioni, i riferimenti comunitari, penetrando nei recessi della vita quotidiana. Il povero “bestiame da ripopolamento” che l’élite, manovrando Ong, scafisti e sinistre del caviale e dell’”accoglienza”, utilizzano per rimodellare a loro esclusivo vantaggio le società occidentali, è destinato a sostituire noi, “bestiame in via d’estinzione” (hanno ragione da vendere Della Luna e Blondet, che parlano di applicazione della zootecnia alle masse e di governo zootecnico mondiale).

Mi accorgo, giorno dopo giorno, di non avere alcuna rappresentanza all’interno del sistema e di non avere alcuna difesa davanti allo sfruttamento e al depauperamento massivo (nel 2016 circa cinque milioni di poveri assoluti in Italia, secondo l’Istat).

So bene che molti, sempre più numerosi, sono messi peggio di me e, nonostante una “ripresa” più che altro mediatica, con l’aumentino imprevisto del Pil che però noi non mangiamo, il Censis, nel suo 51° rapporto sulla situazione sociale del paese [capitolo «La società italiana al 2017», per essere precisi], dopo aver magnificato la “ripresa” da buon leccapiedi [Roma, 1 dicembre 2017 – E l’industria va.] non può esimersi dal parlare di rancore popolare, per la precisione di Risentimento e nostalgia nella domanda politica di chi è rimasto indietro: “L’onda di sfiducia che ha investito la politica e le istituzioni non perdona nessuno: l’84% degli italiani non ha fiducia nei partiti politici, il 78% nel Governo, il 76% nel Parlamento, il 70% nelle istituzioni locali, Regioni e Comuni. Il 60% è insoddisfatto di come funziona la democrazia nel nostro Paese, il 64% è convinto che la voce del cittadino non conti nulla, il 75% giudica negativamente la fornitura dei servizi pubblici. Non sorprende che i gruppi sociali più destrutturati dalla crisi, dalla rivoluzione tecnologica e dai processi della globalizzazione siano anche i più sensibili alle sirene del populismo e del sovranismo. L’astioso impoverimento del linguaggio rivela non solo il rigetto del ceto dirigente, ma anche la richiesta di attenzione da parte di soggetti che si sentono esclusi dalla dialettica socio-politica.”

Ovviamente nel rapporto del Censis si usa un linguaggio molto misurato (risentimento e non odio, ad esempio, oppure mercatisticamente “domanda politica”), ma emerge chiaramente che gli italiani, sempre più numerosi, hanno intuito che il loro nemico, sul piano politico, è proprio questa splendida democrazia, che persegue i grandi interessi privati esterni al paese, ignorando i veri bisogni e gli interessi vitali delle classi dominate.

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Una democrazia che esclude fasce sempre più grandi di popolazione, costringendole a subire la decisione politica, non genera solo “risentimento” popolare che fertilizza il terreno per il temuto “populismo”, non produce soltanto astensione elettorale e un progressivo allontanamento di massa dal rito del voto (municipalità di Ostia, due terzi di astenuti, in Sicilia, per le regionali, oltre la metà), ma distrugge la credibilità di quelle istituzioni – le sue! – che dovrebbero farsi autorevoli garanti della tanto anelata “coesione sociale”, mostrandoci, così, il suo vero volto.

Ne consegue che opporsi al libero mercato sovrano e ai processi depauperanti della globalizzazione neoliberista, significa rifiutare la democrazia, ancella (o, se preferite) meretrice politica del neocapitalismo a vocazione finanziaria. La dominazione elitista, caratterizzata da degenerazione cosmopolita e extraterritorialità, assenza di Etica e sfruttamento integrale dell’ambiente e dell’elemento umano, si articola su più piani, spaziando da quello culturale a quello politico. L’economia dominata dalla nuova crematistica finanziaria non è che un aspetto della potenza elitista, con buona pace di chi crede, cadendo nella trappola dell’economicismo, che sia l’unica chiave del potere esercitato attraverso gli organismi sopranazionali, i trattati internazionali capestro e i collaborazionisti politici/governi “tecnici” sulle masse e sugli stati sottomessi.
È la democrazia, quale forma prediletta di governo in occidente, che contribuisce a veicolare le crescenti ineguaglianze sociali, la sottomissione dello stato al mercato con l’inedita forma di “schiavitù per debiti”, sfruttando la tagliola del debito pubblico. È la democrazia corresponsabile del nostro impoverimento, quale supporto politico al libero mercato sovrano ed è la democrazia gestita da collaborazionisti e camerieri che sta liquidando lo stato sociale.

Nell’aprile del 1917, prima del Ottobre Rosso, la Pravda pubblicò un articolo di Lenin dal titolo Sui compiti del proletariato nella rivoluzione attuale, noto come Tesi d’Aprile e per lo slogan “Tutto il potere ai Soviet”. In questo articolo, il grande rivoluzionario annunciò il superamento della democrazia borghese di allora, sostituita dai Soviet: “Spiegare alle masse che i Soviet dei deputati operai sono l’unica forma possibile di governo rivoluzionario e che, pertanto, fino a che questo governo sarà sottomesso all’influenza della borghesia, il nostro compito potrà consistere soltanto nello spiegare alle masse in modo paziente, sistematico, perseverante, conforme ai loro bisogni pratici, agli errori della loro tattica. [ … ] Niente repubblica parlamentare – ritornare ad essa dopo i Soviet dei deputati operai sarebbe un passo indietro – ma Repubblica dei Soviet di deputati degli operai, dei salariati agricoli e dei contadini in tutto il paese, dal basso in alto.”

È importante comprendere che il successo di una rivoluzione di portata storica, come quella guidata da Vladimir Lenin, ha richiesto il superamento della forma di governo democratica, la cui natura lo stesso Lenin ha svelato, quale strumento di dominazione dell’allora borghesia imperialista: “La società capitalistica, considerata nelle sue condizioni di sviluppo più favorevoli, ci offre nella repubblica democratica una democrazia più o meno completa. Ma questa democrazia è sempre compressa nel ristretto quadro dello sfruttamento capitalistico, e rimane sempre, in fondo, una democrazia per la minoranza, per le sole classi possidenti, per i soli ricchi. La libertà, nella società capitalistica, rimane sempre, approssimativamente quella che fu nelle repubbliche dell’antica Grecia: la libertà per i proprietari di schiavi.” [da Stato e Rivoluzione, 1917/1918] Il riferimento alla Rivoluzione Bolscevica non è ozioso, ma utile a comprendere che non bastano un partito di quadri rivoluzionari e un programma politico opposto a quello veicolato dal potere vigente, ma è necessario, per avere successo, opporre una forma di governo alternativa a quella adottata dalla classe dominante, per tutelare i suoi interessi e controllare le classi inferiori.

Un nuovo sistema di governo contro la democrazia, non più borghese e imperialista, come ai tempi di Lenin Buonanima, ma elitista come quella che imperversa ai giorni nostri.

A tale proposito, ricordo che Costanzo Preve dava giudizi molto chiari e, ovviamente, molto negativi sulla “cosa” che ci governa e che io chiamo democrazia elitista: “Innanzitutto, affermare che la dicotomia politico-sociale esistente in occidente oggi non è la dicotomia democrazia /dittatura, che è una dicotomia ideologica tesa a legittimare l’attuale sistema della democrazia elettorale, ma quella democrazia/oligarchia, è importante perché in questo modo si può far capire che la democrazia oggi è diventata una specie di legittimazione referendaria dell’oligarchia economica. Secondo me questo è assolutamente un punto chiave.” [Democrazia, oligarchia e capitalismo, intervista a Preve di Andrea Bulgarelli, 2013]

Preve, negli ultimi tempi, stava riflettendo proprio su questi temi, e se fosse vissuto più a lungo, ci avrebbe forse offerto qualche spunto per ripensare la forma di governo (come, in passato, ha invitato tutti a Ripensare Marx), nella speranza di poter uscire dalle secche micidiali di questa democrazia.
Sic et simpliciter, Contro la democrazia

Eugenio Orso

Fonte: www.comedonchisciotte.org

17.12.2017

 

Pubblicato da Davide

  • Proder

    Penso che sia importante che si inizi a parlare del tema democrazia in rapporto agli eventi di questi anni. Mi sembra però che esista un fraintendimento di fondo. Quando ci si riferisce a questo sistema di governo, tutti ne parlano come se fosse quella che discende direttamente da Atene o dalla Roma repubblicana, cioè dai suoi esempi storici più alti (anche se andando a scavare qualche difettuccio si troverebbe) e dimenticandosi tranquillamente che erano entrambe forme di democrazia diretta. La “democrazia” moderna non l’abbiamo scelta: è stata il regime imposto da uno Stato occupante (come a Germania e Giappone, tanto per intenderci). Come possiamo anche lontanamente pensare che un regime imposto da una potenza imperiale quale sono gli Stati Uniti possa essere democratico? Come possiamo pensarlo sapendo perfettamente che gli Stati Uniti sono retti da un sistema oligarchico e quindi elitario? Non entro nel merito di un regime sostitutivo e diverso, non penso di averne gli strumenti. Voglio semplicemente dire che negli ultimi decenni la tendenza è stata quella di buttare il bambino con l’acqua sporca. Forse la Democrazia dovrebbe essere “recuperata” o almeno tenuta presente nella discussione. Ovviamente a patto che ci si affranchi dall’Impero Barbarico d’Oltreoceano ma d’altra parte, se questo non verrà fatto, ogni discussione sarà inutile.

  • Purtroppo tutte le lotte rivoluzionarie sono state vane, tutto ciò che l’umanità aveva ottenuto viene richiesto comprendendone gli interessi. Questo grazie alla smodata liberalizzazione e globalizzazione senza tener conto del sociale. La struttura socio-economica del mondo contemporaneo è caratterizzata da una classe bancaria globale che esercita il potere di creare dal nulla, quantità virtualmente illimitate di simboli dotati di potere d’acquisto e di strumenti finanziari convertibili in tali simboli, mediante il reciproco accreditamento contabile dei medesimi in un gioco tra banche, su scala mondiale. Per giunta, la “classe finanziaria” esercita anche il potere e privilegio di creare, mediante erogazione dei prestiti a interesse, tutti i mezzi monetari di cui abbisogna il resto della società, divenendo così sua creditrice strutturale. Con queste premesse, non c’è scampo: La politica è finita, reddito e ricchezza sono oggetto di una redistribuzione inversa, cioè concentrante per un l’élitre finanziara, che, accresce il proprio potere d’acquisto sottraendolo al resto del mondo e all’economia reale: quindi tendenzialmente compra tutto, diventa padrona di tutto, creditrice universale, sovrano politico incontrastato.
    Se ci fosse qualche dubbio su quello che dico: IL RAPPORTO OXFAM
    La denuncia: l’1% della popolazione possiede più del restante 99%. 62 super ricchi controllano la stessa ricchezza di metà della popolazione più povera. In Italia indicano che l’1% più ricco degli italiani è in possesso di quasi un quarto (23,4%) della ricchezza nazionale netta http://www.corriere.it/economia/16_gennaio_18/denuncia-l-1percento-popolazione-possiede-piu-restante-99percento-ddd8c888-bdd0-11e5-b5c4-6241fae93341.shtml

    Noi saremo colpevoli di non esserci evoluti per servire un piccolo gruppo di persone che ha governato il mondo sfruttando e rubando tutte le sue risorse per il proprio torna conto a discapito della comunità.

  • –<>– –<>–

    Concentrarsi su una singola parola è come parlare del sesso degli angeli.
    Democrazia senza altri aggettivi non significa quasi niente.
    La Nord Corea si definisce democratica, la fu Germania est pure, e secondo il credo corrente sono e furono dittature.
    Secondo me la definizione dell’Italia dovrebbe essere:
    Dittatura Repubblicana Democratica Liberale.
    La Spagna, ad esempio, è una Dittatura Monarchica Democratica Liberale, mentre la Gran Bretagna, che non ga un dettato costituzionale, è una Monarchia Democratica Liberale. La Nord Corea è una Dittatura Repubblicana Democratica Socialista, e così la Cina, l’Arabia Saudita è una Dittatura Teocratica Liberale è via dicendo …..
    Il populismo non è una forma di potere, si sta facendo troppa confusione.

  • La vera democrazia, nella sua accezione etimologica di «demos kratos», ossia «potere del popolo», non è mai esistita, non facciamoci illusioni. Nell’immediato dopoguerra il capitalismo era produttivo, quindi il capitale aveva bisogno di quadri dirigenziali e welfare per far funzionare le fabbriche, unica fonte dei loro ingenti guadagni, ora le cose sono decisamente cambiate, dopo la fine del «Gold Standard» e l’avvento della «moneta fiat» … oggi le banche private creano denaro dal nulla, il Tesoro non governa più l’operato di Bankitalia, l’Eurozona e l’Eurogroup detengono una struttura irrimediabilmente autoritaria e oligarchica, e il capitale trae le proprie rendite dalle transazioni finanziarie. Quindi quale sorpresa se all’elite dominante non occorrono più sostegno del benessere sociale e difesa dei diritti di tutti? Il quadro sociale poi peggiorerà drasticamente nei prossimi decenni, quando la robotizzazione dell’industria e dei servizi raggiungerà almeno il 40% della produzione. Milioni di persone saranno completamente escluse dalla quarta rivoluzione industriale. E mentre alcuni nostalgici acclamano al ritorno al nazionalismo come unica soluzione ai problemi, altri cercano di tenersi ancorati alla realtà in continua mutazione, e quindi credono che si possa crescere solo se si diventa più competitivi, cercando di salvare il salvabile, al netto di una rivoluzione armata, che nessuno si auspica. Per dirla in breve un’illusione di democrazia ci ha fatto credere per alcuni decenni che il popolo potesse contare qualcosa, ora ci siamo accorti che non è stato così. Quindi dato che l’Italia è una colonia Usa, è destinata a ereditarne in toto non solo la cultura, la musica, il cinema e la lingua, ma anche la struttura politica oligarchica.

    • Lupis Tana

      sì cara Rosanna l’Italia l’ha già fatto. abbiamo ereditato in toto, tutto. t l

  • Primadellesabbie

    La questione non é eliminare o superare la necessità di un’élite, ma: quale élite?

    Questa, letale, si sostiene con i costumi che ci propone e che accettiamo di praticare con particolare entusiasmo da qualche decennio.

    La deriva dell’occidente, proprio questa deriva che emerge nitidamente dagli accadimenti di questi anni ed é confermata dalle rivelazioni apparse provvidenzialmente negli ultimi tempi, si poteva desumere e prevedere, partecipando alla vita di alcuni ambienti, grazie ad uno studio di Guenon sul teosofismo, apparso nel lontano 1921, tradotta con il titolo di “Teosofismo, storia di una pseudo religione”.

    Sto cercando di capire la ragione di tanto ritardo nelle allarmanti “rivelazioni”, e del conseguente implicito ed indispensabile richiamo alla presa di coscienza ed assunzione di responsabilità individuale, unico strumento utile e con qualche probabilità di successo se complemento di élite favorevoli, a questo punto.

  • Vamos a la Muerte

    “È la democrazia, quale forma prediletta di governo in occidente, che contribuisce a veicolare le crescenti ineguaglianze sociali, la sottomissione dello stato al mercato con l’inedita forma di “schiavitù per debiti”, sfruttando la tagliola del debito pubblico. È la democrazia corresponsabile del nostro impoverimento, quale supporto politico al libero mercato sovrano ed è la democrazia gestita da collaborazionisti e camerieri che sta liquidando lo stato sociale”: così è. Il problema è proprio la cosiddetta “democrazia” che, tra l’altro, non ha nulla a che vedere con la Libertà benché in tanti tendano a collegare, spesso inconsapevolmente, le due cose.
    Una delle prime cose che mi insegnò il mio professore di filosofia fu che i sistemi democratici si possono dividere in due grandi categorie: i sistemi democratici Liberali e i sistemi democratici ILLIBERALI. Di per sé la parola “democrazia” è soltanto un contenitore vuoto senza alcuna valenza né positiva né negativa: ma che oggi il sistema democratico in cui ci tocca vivere sia profondamente Illiberale è una constatazione pacifica che soltanto un cieco o uno stolto potrebbe contraddire.

  • DesEsseintes

    Premessa: qui Orso ha dimostrato in maniera incontrovertibile che è uno che capisce molto poco.
    Mi riferisco alla frase citata di Costanzo Preve della quale HA CAPITO FISCHI PER FIASCHI COME (GLI) DICE LO STESSO PREVE.
    Lo scrivo alla fine.

    SULL’ARTICOLO: Si sostine che siccome la democrazia in realtà è la dittatura dell’oligarchia allora è sbagliata la democrazia e non la dittatura.
    Ma se ci siamo già in dittatura, lo sta dicendo lui stesso, di cosa si lamenta?
    Eugenio Orso forse vuole una dittatura egualitaria mentre questa è elitista?
    Egualitaria che significa? Chi decide?
    Il popolo?
    O per caso sta dicendo che vuole realizzare in Italia e in Europa…l’URSS?
    C’è mai stato in URSS Eugenio Orso o parla a ruota libera delle cose che non conosce?

    Oggi la Russia è molto più democratica di prima e si sta molto meglio.
    Putin, che pure è espressione di una sorta di super élite segreta del KGB che poco prima del crollo del regime aveva deciso di diventare la cittadella dell’indipendenza russa, lo hanno eletto a furor di popolo ossia senza quei voti DEMOCRATICI oggi la Russia sarebbe in mano ai Chodorkovski.

    Quello che Eugenio Orso proprio non capisce, per limiti suoi che democratica ente bisogna rispettare, è che le élite stanno premendo in tutti i modi perché la democrazia abbia fine.
    Più c’è disordine, più il popolopoco informato prem per ritorni a forme autoritarie, più le élite possono imporre il loro “stato di eccezione permanente” che lentamente delegittima la democrazia raffozando il loro potere (delle oligarchie).

    Eugenio Orso sta sotto zero in quanto a riflessione politica, sociologica e filosofica.
    Lo invito caldamente a leggere questo libro in cui tra le altre cose si difende apertamente il populismo, si prende posizione in maniera inequivocabile e “attiva” contro le oligarchie, sia quelle internazionali che quelle locali, e non ci si sogna nemmeno di definire la democrazia un referendum per le oligarchie.

    https://www.amazon.com.br/Elite-do-Atraso-Jessé-Souza/dp/8544105378

    Cosí si parla a un popolo, cosí si parla allo stesso tempo al subproletariato e alla borghesia di cultura richiamandola al suo senso del dovere, non come i mezzi onanisti fai da te nostrani.
    Si legga attentamente l’inizio di pagina 179, Eugenio Orso, cosí impara quali devono essere gli ideali di una persona che abbia mantenuto il proprio senso critico.

    Su Costanzo Preve ORSO NON HA CALUTO UN FAVA.
    La frase riportata:

    “Innanzitutto, affermare che la dicotomia politico-sociale esistente in occidente oggi non è la dicotomia democrazia /dittatura, che è una dicotomia ideologica tesa a legittimare l’attuale sistema della democrazia elettorale, ma quella democrazia/oligarchia è importante perché in questo modo si può far capire che la democrazia oggi è diventata una specie di legittimazione referendaria dell’oligarchia economica“

    Intanto è uno po’ impasticciata da parte di Preve perché mi pare che “dicotomia” andrebbe chiarito meglio.

    Ma intanto, prima di tutto, Preve sta dicendo ESATTAMENTE QUELLO CHE HO SCRITTO SU PUTIN e cioè che anche una democrazia autentica può essere esercitata con un certo grado di “imposizione” da parte del potere.

    Dopodiché Preve, subito dopo quel passo citato, afferma che quella democrazia criticata tanto da Orso è il fake della democrazia perché secondo Preve – e secondo tutti quelli che non sono dei buffalmacchi allo sbaraglio – LA DEMOCRAZIA È UNA COSA. UONA E GIUSTA.

    Scrive infatti Costanzopoche righe dopo il passo citato da Orso in questo articolo:

    “Quindi la parola democrazia oggi è stata quasi completamente svuotata del suo significato originario, che è invece il controllo collettivo e comunitario del popolo sulla sua riproduzione economica”

    Ragazzi siamo messi malissimo quanto a coscienza critica…non è ne,meno colpa di Orso che in fondo è solo un bricoleur di non grandissimo talento ma perfettamente innocuo.
    La colpa è degli intellettuali seri e di quella che “do rebbe” essere la “borghesia critica”…in Europa teno proprio che non possa più (ri)nascere più nulla di buono.

    Guardiamo all’America Latina perché se ci sarà salvezza potrà venire solo da lí.

  • Fabio FC Conti

    Il problema non sta nelle élites, le quali, come dimostrarono Vilfredo Pareto e Gaetano Mosca sono connaturate a qualsiasi forma di Governo, ma nella scelta delle stesse, deputate alla finalità del bene comune e non alla cura di interessi particolari o corporativi, come avviene nell’attuale organizzazione partitocratica. Il populismo nella sua vera sostanza è una ribellione contro le cosiddette ‘Democrazie mafiose’, magistralmente descritte nell’omonimo saggio da Panfilo Gentile, lucido pensatore liberale e organicamente criticate dall’insigne costituzionalista Giuseppe Maranini , in varie sue opere scientifiche. ‘Il punctum dolens’ quindi è la partitocrazia e la necessità di restaurare lo stato di diritto, all’interno di una organizzazione comunitaria del potere, nella quale vengano riconosciuti i soggetti intermedi in un ‘ottica solidaristica – come auspica proprio Alain de Benoist, abbattendo le sovrastrutture burocratiche e i parassitismi cresciuti all’ombra dell’occupazione dello stato da parte dei partiti, creando un nuovo feudalesimo, la cui unica esigenza è l’autoalimentazione economica a danno dei cittadini, esercitando quell’oppressione fiscale, che conduce ad una nuova schiavitù, secondo l’illuminante analisi di Von Hayek.

  • GioCo

    C’è solo un piccolo problema nel “modello di Lenin”, anche prescindendo da papino Stalin che poi diete per grazia di quel modello buon esempio per tramite delle sue famose “purghe”, che superando ogni moralismo, di fatto non fecero che rimettere un diverso blocco elitario al potere, solo molto più “economicamente egalitario” nell’elargire crudeltà del precedente. Non so Eugenio stia o meno proponendo un eguaglianza di quel tipo, personalmente, riesco a temerla più dell’attuale situazione e siccome non sono da solo, forse è proprio questo che non va nel ragionamento? Non c’è sana ammissione che non sappiamo come reagire, perché nessuno ci ha pensato. Banalmente.
    Ma nemmeno mi viene da fare come Barnard che afferma che i ricchi sono la soluzione, quando è evidente da ogni possibile studio sociale che è il divario tra ricchi e poveri il problema e i primi spendono si più dei secondi, ma solo per aumentare quel divario, dato che il primo motore della spesa dei ricchi è l’avidità (e non potrebbe essere altrimenti). Semplice no?

    Comunque, il piccolo problema del “potere al popolo”, che sottoindente quello operaio e contadino (questa seconda aggiunta di categoria sociale pensado a come è stata trattata poi la campagna mi fa sbellicare dalle risate: il fascio trattò molto meglio il contado in italia!!) sta nel fatto che la struttura sociale operaia è in pieno smantellamento. Perchè non serve più. Semplice no?

    La domanda è per ciò conseguente e automatica: come facciamo a far circolare l’economia se salta il patto sociale? Come fanno i soldi (che sono oggi praticamente tutti virtuali) a comperare qualcosa e a valere qualcosa se sono virtuali e se lavoro e lavoratore non servono più? Dopodichè, possiamo anche discutere degli asini volanti e della democrazia, ma senza una risposta a quelle domande, o lasciando la risposta a quelli che hanno le risorse per proteggere se stessi in una società (quella occidentale) dominata dal principio della concorrenza (di origine anglofona e industruale), l’unica scelta che rimane è lo sterminio di massa lento e silente. Con il compiacente sfruttamento della massa da sterminare, la tecnofrenia e (ovviamente) la struttura militare e politica ultracorrotta dall’economia virtuale. In una parola con la demoniocrazia. Semplice no?

  • cristina

    dove la vedete la democrazia ?