Quando la democrazia rimane incompleta

Quando la democrazia rimane incompleta

Di Lea Ghisalberti per ComeDonChisciotte.org

Immaginiamo per un attimo che la democrazia (in campo politico) sia solo l’inizio di una più completa trasformazione verso una società più giusta ed egualitaria. Cosa ci serve per completare il puzzle?

Troppo spesso ci si dimentica che il potere politico è solo una formalità rispetto al vero potere: il potere economico, quello legato al potere di scambio e al possesso di beni.

Fintantoché le necessità primarie dell’uomo, quali cibo e casa, rimangono intermediate dal denaro e dai suoi pochi distributori, non importa quanti strumenti democratici sono a nostra disposizione: le leve del dominio rimangono intatte e pronte a richiamare a sudditanza in ogni momento.

In questo articolo verranno considerati principalmente quattro tipi di democrazia. Si, avete capito bene, oltre alla nostra democrazia rappresentativa, esistono altre tre forme democratiche: quella diretta, quella partecipativa e quella, un pò meno nota, chiamata "dal basso". Queste diverse versioni si distinguono principalmente per i gradi di partecipazione nel quale il cittadino è coinvolto. Ultimamente sono tante le voci che richiedono nuove forme di democrazia: forme più dirette o più partecipative per poter combattere la concentrazione del potere. Non sono certo contraria a tali rivendicazioni ma allo stesso tempo non dimentico quali sono le vere priorità. Fintantoché le disuguaglianze economiche rimangono inalterate, qualsiasi forma politica non è altro che uno specchietto per le allodole: mistificazioni volte a dare una parvenza di giustizia.

Come scritto da Alessandra Algostino, “Oggi, nell’era della global economic governance, si palesa la necessità di una democratizzazione della sfera economica, mentre gli istituti previsti di democrazia partecipativa si inseriscono solamente nel processo decisionale politico-istituzionale.” [1]

Lo so che citare la Costituzione potrebbe far storcere il naso a molti, ma persino lì è stato scritto nero su bianco, quella visione comune, meta del processo di democratizzazione, che sembra ormai essere stata dimenticata dai molti. Nel secondo comma del 3° articolo, si può trovare scritto “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Detto in altre parole, la Repubblica non è certo fine a sé stessa; essa è stata instaurata per due scopi ben precisi la cui successione temporale è essenziale:

(1) la rimozione degli ostacoli economici e sociali al conseguente fine di..
(2) assicurare a ogni cittadino la possibilità di partecipare attivamente alla gestione del Paese.

Dal punto (2), è chiaro come la democrazia partecipativa è lei stessa lo scopo ultimo del nostro attuale sistema politico/istituzionale, rendendo la corrente democrazia rappresentativa solo un mezzo, un rimedio temporaneo in vista di un bersaglio più a lungo termine. Ma come si può raggiungere tale scopo senza avere rimosso gli ostacoli economici che limitano le possibilità individuali? Può forse la partecipazione democratica stessa farsi da tramite per raggiungere sé stessa?

Per chiarire, le esperienze di democrazia partecipativa si attestano all’interno del campo istituzionale. Alcuni esempi sono i bilanci partecipativi, le giurie civiche berlinesi, i vari strumenti di urbanistica partecipata, l’istituto francese (così come di altri Paesi) del débat public, i vari forum, consensus building, stakeholder involvement, tavoli. [1]

Riprendendo di nuovo gli scritti di Alessandra Algostino, siamo di fronte a un vero e proprio dilemma: “C’è uno stretto legame tra partecipazione ed istanze di giustizia sociale: da un lato, la partecipazione necessita delle pre-condizioni assicurate attraverso la liberazione dagli «ostacoli di ordine economico e sociale» (ponendosi rispetto a questi ultimi come un obiettivo); dall’altro, essa costituisce lo strumento stesso del progetto di emancipazione individuale e sociale.” [1]

Sfortunatamente per farsi strumento di emancipazione individuale, la democrazia partecipativa deve rientrare nei processi istituzionali e politici stessi, e quindi richiederebbe un dinamismo politico che le attuali istituzioni mancano completamente. Oltre a questo, nella cultura occidentale “si è quasi completamente persa l’immagine della democrazia partecipativa come luogo di sperimentazione di forme di autogestione, ovvero di forme politiche alternative, e di essa si afferma ormai solo la versione che si può definire “interna” rispetto alle istituzioni, in funzione integrativa rispetto al processo decisionale politico-amministrativo.” [1]

La richiesta di una prematura attuazione di forme di democrazia partecipativa potrebbe essere controproducente anche a causa delle numerose mistificazioni che ne potrebbero scaturire. In particolare citiamo la possibilità del loro trasfigurarsi in strumenti di “imposizione dolce” se non in strumenti di marketing, cioè di strategia di vendita di politiche e decisioni. Un esempio a tale scopo viene dall’Unione Europea e dal suo libro bianco “La governance europea”, nel quale si rivela come la «partecipazione» tende soprattutto a superare il «sentimento di estraneità rispetto all’azione dell’Unione». Viene quindi da chiedersi, convincere della democrazia o essere democrazia?

Il concetto della “governance”, tanto in voga da noi in Europa, non è altro che una procedura impositivo-concertativa, che, dietro la retorica mistificatrice di una tavola rotonda alla quale siedono i potenziali interessati (con un mélange fra soggetti pubblici e soggetti privati), riproduce le diseguaglianze e mira a disinnescare il potenziale rivendicativo del quale possono essere portavoce diversi settori della società civile.

Ma non tutto è perduto. Per assicurare una futura partecipazione veramente effettiva è fondamentale immaginare strumenti che intervengano contro l’attuale egemonia dominante, principalmente nella sfera economica. Questa per fortuna non è solo teoria: vi è l’esempio concreto delle fabbriche recuperate e autogestite, ma anche tentativi come quello di ri-pubblicizzare l’acqua, prevedendo nelle strutture di gestione forme di partecipazione dei cittadini. [1]

Quello di cui abbiamo bisogno è di valorizzare la meno nota “democrazia dal basso” nelle sue diverse sfaccettature, anche quando esse mancano di una vera e propria istituzionalizzazione, e soprattutto connetterle attraverso una rete efficace di reciproco supporto. Senza rendere inefficaci le leve del potere economico, non possiamo certo sperare di cambiare la configurazione dei rapporti di forza, ormai consolidata da tempo.

Di Lea Ghisalberti per ComeDonChisciotte.org

Lea Ghisalberti. Ricercatrice per passione e professione. Stanca del monopolio ideologico che la mentalità del profitto sta creando grazie ad ipocrisie, ingiustizie e distrazioni.

25.'05.2023

NOTE

[1] https://www.researchgate.net/publication/368023319_La_democrazia_partecipativa_e_i_suoi_lati_oscuri

Commenti (23)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 23 caricati
    1. sim 27 maggio 2023

      A Lea: eccoti una bozza di progetto per realizzare una democrazia a 360° più o meno come la vorresti tu:
      https://sfero.me/article/yuppie-una-via-alternativa-al-great-reset-globalista
      Se ti va di approfondire contattami (sim8 @ protonmail.com)

    2. sbregaverse 28 maggio 2023

      Yuppi du e crolla il mondo bit ¿?

    3. ignorans 28 maggio 2023

      Anch'io mi sono scervellato in merito al funzionamento della "democrazia". E sono arrivato a queste conclusioni.
      1) ogni italiano sopra i 18 anni è obbligato a iscriversi a un partito.
      2) viene tenuto un registro pubblico degli iscritti. Ogni 100.000 iscritti, un rappresentante.
      3) si può cambiare partito comunicandolo.
      4) ogni 3 mesi viene fatta una verifica del numero degli iscritti e di conseguenza dei rappresentanti.
      5) ogni discriminazione, ogni offesa, ma anche ogni favoritismo in relazione all'appartenenza a uno o all'altro partito è severamente punito.
      6) le elezioni sono abolite. Le regioni e i comuni sono aboliti. Localmente si nominano rappresentanti in relazione al numero degli iscritti.

    4. sim 28 maggio 2023

      La chiave è la trasparenza a 360°; senza questa qualche furbo troverà sempre il modo di tirare l'acqua al suo mulino a spese della comunità. Il sistema che propongo implica una totale assenza di privacy in ambito politico ed economico; questa caratteristica del sistema di scambio che propongo mal si concilia con l'attuale 'sentimento popolare', per così dire. Partirebbe quindi come un progetto molto di nicchia, che magari non cambierà il corso della storia a livello globale, ma che consentirebbe a più comunità virtuose di scambiare beni e servizi servendosi di uno strumento implicitamente equo e solidale, con interazioni che tutti potrebbero verificare. Andiamo verso il 'marchio della bestia', però prima ci sarà un periodo di relativa pace e prosperità. Penso che sarebbe utile sfruttare questo tempo di 'vacche grasse' prossimo venturo per avviare una buona alternativa

    5. ignorans 29 maggio 2023

      Infatti, la parola chiave è "assenza di privacy". Uno deve dichiararsi, uno deve appoggiare chi vuole, ma deve farlo.
      Non si vede anche qui su CDC come il tema dominante sia l'indolenza? L'evitare ogni coinvolgimento? Pochi commentano.
      Bene, allora sei obbligato a farlo! Anche solo dichiarando apertamente le tue preferenze. La comunità vuole sapere come la pensi, qual è il tuo giudizio.
      Però io ritengo inevitabile il ricorso alla rappresentanza. Troppo complicato chiedere su qualsiasi tema a tutti i cittadini. E non vedo ragione di toccare la condizione economica del soggetto.

    6. sim 29 maggio 2023

      L'economia ha un peso enorme nell'ambito di una qualsiasi democrazia, anche solo di facciata come quella attuale. Come afferma giustamente l'autrice dell'articolo non può esservi vera democrazia lasciando l'economia alla 'mano invisibile' del 'libero' mercato, che di fatto ha generato cartelli, monopoli e oligarchie plutocratiche su tutti i settori strategici (energia, telecomunicazioni, agricoltura, istruzione ecc.). Il 'sistema' da me proposto non esclude affatto la rappresentanza; chi vuole essere rappresentato può scegliersi un candidato, chi vuole votare personalmente può farlo. La differenza è che in ogni momento l'elettore ha facoltà di togliere il sostegno a un candidato per trasferirlo a un altro, oppure può tornare a votare direttamente, anche solo su una singola questione che gli sta a cuore. Non ci sarebbe quindi da 'aspettare le elezioni' per decidere di cambiare, ma il cambiamento sarebbe fluido e rifletterebbe la effettiva volontà popolare in divenire

    7. ignorans 29 maggio 2023

      L'economia è un tema delicato. Se gliela rocchi nessuno ti seguirà. Io avevo pensato di risolvere il tema economia dando allo stato il monopolio di alcuni settori chiave come l'energia, la comunicazioni, ecc. Dai quali lo stato dovrebbe ricavare gran parte dei suoi bisogni. Però senza che entri nel privato perché c'è sempre il rischio di scivolare nel comunismo.
      Dal punto di vista politico invece vedo solo la rappresentanza perché obbligare le persone a prendere decisioni in continuazione... è improponibile. Io ad esempio non c'è la farei. Non posso trasformare la mia vita!

    1. ignorans 27 maggio 2023

      Il problema è di natura umana dato che, nell'analizzare una situazione, nessuno si comporta da umano.
      Quando un umano affronta una situazione, cosa fa? Normalmente Si chiede: "dove ho sbagliato?".
      Ecco, se uno scrive in una costituzione una frase tipo:
      È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
      Vuol dire che è un idealista, e ha commesso un errore.
      Maquesta è una cosa che succede a causa della specializzazione. Quando infatti il politico pensa in termini politici, l'economista in termini economici, il costituzionalista in termini costituzionali, ecc.

    1. DrCaligari 27 maggio 2023

      In un'epoca in cui l'economia ha fagocitato la politica diventa interessante studiare il rapporto uomo-merce per comprendere il suo rapporto con la partecipazione politica. Amazoniade ad esempio spiega molto bene i meccanismi di Amazon, però secondo me manca di una domanda molto importante: perché Amazon? Forse dovremmo parlare di iper-distribuzione: cosi come si è passati dal negozio alla gdo, con tutti i cambiamenti impliciti, ora si è passati a una nuova fase nella logistica e nella vendita. Il consumatore viene privato di un qualsiasi rapporto fisico, diretto con la merce che può solo vedere nell'ambito virtuale, in qualche modo deve rincorrerla nel suo farsi sempre più inafferrabile. Non è più corteggiato dalla merce esposta, non si stimola più in lui il desiderio e la scelta verso prodotti differenti e fornitori concorrenti. Deve rincorrere. Allo stesso modo in politica non vengono del tutto eliminati i diritti, ma non hai più nessuna organizzazione che li rappresenti. Tutti cantano lo stesso coro, i sindacati, la chiesa e le altre organizzazioni. Lo scopo diventa cosi inseguire il green pass per ottenerlo, come un pesce a cui si toglie l'acqua non ti viene impedito di essere contrario, di avere le tue idee, ma più semplicemente nessuno è disposto a rappresentarle queste idee. Allo stesso modo Amazon pubblicizza i suoi posti di lavoro, perché la merce sparisce e insieme con lei sparisce il lavoro che quindi devi cercare di accaparrarti in qualche maniera. E spariscono le idee, perché non ti servono a niente, mentre sei costretto a inseguire il semplice diritto di partecipare non alla politica ma alla vita stessa. In questo senso intendo la definzione di incompleta che si da nel titolo della democrazia.

    2. DrCaligari 27 maggio 2023

      Insomma lungi dall'essere un "facilitatore" nel commercio, la veste in cui si propone, Amazon in realtà allontana la persona dalla merce, cosi come tutte le realtà di vendita a domicilio per cui devi disporre di un cellulare o di un pc e di una connessione per fare arrivare un semplice libro che non puoi neanche sfogliare da Francoforte o dalla provincia di Roma. Così come la moneta elettronica non facilita gli scambi ma li rende più difficli: un questuante in venti minuti ha del denaro in tasca, non potrà più. Una ragazza non potrà più alzarsi qualche euro facendo la baby sitter o un ragazzo il dog sitter, devono avere un conto in banca, una tessera e dichiarare il reddito. Le scelte politiche uguale: arrivano da Washington o da Bruxelles e puoi solo accettarle. la persona è sempre più isolata e costretta a inseguire.

    3. sbregaverse 28 maggio 2023

      Diamante sbauccarsi !
      Non hai , ANCORA, realizzato che :
      NOI SIAMO LA MERCE ¿?

    4. DrCaligari 28 maggio 2023

      Certo, il nostro essere merce in alcuni ambiti come i social ha la stessa radice culturale della biopolitica.

    5. sbregaverse 28 maggio 2023

      Macchè alcuni ambiti.
      Lo siamo comunque e dovunque in
      TUTTI gli ambiti SEMPRE.
      TI sfido dimmi un ambito dove merce NON siamo !?

    6. absitiniuriaverbis 29 maggio 2023

      Merce: bene economico oggetto di contrattazione e scambio.
      Se non siamo in vendita, ovvero non ci mettiamo in vendita, non diventiamo merce.
      Più facile a dirsi, forse.

    7. sbregaverse 29 maggio 2023

      Pensi tu forse che l'INSALATA si metta in vendita da se medesima ovvero si mettano in vendita da loro stessi i KALASHNIKOV ?!?
      Suvvia absit astieniti !
      Guarda che ho detto un'OVVIETA'.
      NON serve che ci si metta in vendita : lorsignori ci comprano, ci vendono, ci rivendono, ci ricomprano, ci scambiano, ci barattano e quando non serviamo più ci buttano.

    8. absitiniuriaverbis 29 maggio 2023

      "... libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta..."

      Come scritto: più facile a dirsi. forse.

      Fose: il punto e' che se lo fai fai un favore ai burattinai.

    9. DrCaligari 29 maggio 2023

      Siamo merce e siamo fruitori al tempo stesso. Quello che accomuna i due modi è che l'importanza del sistema travalica, e di molto, quella delle persone. Lo stesso vale per la democrazia: siamo costretti a sposare delle idee imposte, pena l'esclusione sociale, vedi vaccino, vedi guerra.. Insomma l'oggetto è la persona e il sistema il soggetto.

    1. omega 27 maggio 2023

      Lea scrive bene. Non condivido alcune cose ma mi piace il suo argomentare.
      Preciso il concetto: Mi sembra una impostazione troppo marxista, dove i rapporti di potere vengono esclusivamente ricondotti ai rapporti di forza in campo economico.
      A ciò si aggiunge una eccessiva credenza nel fatto che la democrazia sia la cosa migliore.

    2. CptHook 28 maggio 2023

      Non mi fa piacere citare un guerrafondaio imbecille e alcolizzato (con iniziali, W.C., che esprimono perfettamente quello che era) ma, se non è la cosa migliore, è se non altro la meno peggiore.
      Che poi oggi non sia democrazia, ma la sua degenerazione, che Platone chiamava "demagogia", questo è un altro conto.

    3. maghi 28 maggio 2023

      la democrazia diviene naturalmente demagogia, se il substrato sociale si adagia su corruzioni, divisioni, idiozie, che sono la normale condizione umana. La plutocrazia allora diviene la forma di governo. Attualmente solo Cina e Russia riescono tramite forme di dittatura di origine comunista a tenere a bada il potere dei ricchi, che può essere tenuto a bada solo con la forza. La plutocrazia, tanto avversata dai regimi fascista e nazista, ha vinto già la WWII, poi la guerra fredda, perchè l'essere umano corre dietro all'avidità, però attualmente sembra che con Davos e il NWO questa plutocrazia voglia usare la forza contro i suoi sostenitori, probabilmente perchè continuare ad incentivare l'avidità delle masse sta divenendo semplicemente impossibile.

    4. omega 28 maggio 2023

      Codesta cosa la sostengono i fan (genuini o fasulli) della democrazia. Chi si loda si imbroda.

    5. CptHook 28 maggio 2023

      Diciamo che bisognerebbe approfondire il discorso sulla democrazia, che ha delle premesse da soddisfare prima di poter essere applicata..., è un discorso molto lungo e, onestamente, non ho più voglia di affrontarlo..., che se la vedano quelli dopo di me..., io quello che potevo fare l'ho fatto e continuo a farlo, ma ho perso lo "spirito del missionario".
      Io nella democrazia come la vedo oggi non credo ma, nonostante ciò, mi sforzo di praticarla, ricordandomi sempre la regola aurea che la mia libertà finisce al confine con la tua (posto che tu faccia lo stesso con me).
      Inoltre rimango convinto di un mio aforisma: la democrazia è un diritto che nasce dal rispetto di infiniti doveri.

    1. Eugiorso 27 maggio 2023

      demmmokrazzia come strumento politico di dominazione e di predazione neocapitalista-globalista.
      Lo sappiamo da molti anni e per questo i più consapevoli non possono che odiare la demmmorkrazzia.

      Cari saluti

Visualizzati 23 di 23 commenti approvati.