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Brevi appunti di storia sull’immigrazione messicana negli Stati Uniti

DI ALVARO HUERTA

informationclearinghouse.info

18 Gennaio 2019 “Clearing House dell’informazione” – Il legame storico degli immigrati messicani con gli Stati Uniti, nello specifico col sud-ovest, distingue la gente di origine messicana dagli altri gruppi di immigrati, specialmente quelli dall’Europa. Mentre si continua a demonizzare gli immigrati messicani e caratterizzarli come “criminali”, “spacciatori”, “stupratori”, “alieni illegali” ed “invasori” dai leader americani e da milioni di cittadini bianchi, essi sono essenzialmente diventati “stranieri nella loro stessa terra.”

Nel suo famoso articolo, “The Hispanic Threat”, lo scomparso Dr. Samuel P. Huntington di Harvard ha sostenuto che i latini in generale e gli individui di origine messicana in particolare rappresentano una vera minaccia per gli Stati Uniti. Studiando la storia, invece, possiamo facilmente respingere le etichette razziste e le false narrative da parte di leader,studiosi e cittadini americani di mentalità ristretta. Inoltre, possiamo imparare la vera storia riguardo ai reali invasori. Ad esempio, nei libri di storia progressisti, come quello del Dr. Ronald Takaki A Different Mirror: A History of Multicultural America, impariamo come i bianchi americani migrarono gradualmente in quello che è ora noto come Texas durante gli anni 20 del 1800. Mentre il governo messicano permise ai bianchi di stabilirsi in questo territorio straniero, le autorità lo fecero con  l‘assunto che gli americani avrebbero adottato i costumi messicani, imparato lo spagnolo  e si sarebbero mescolati con i nativi. Questo all’inizio successe senza grandi conflitti, il che mostra l’apertura del governo messicano e della sua gente nei confronti degli stranieri.

A me sembra che i coloni bianchi o gringos presero i messicani letteralmente quando gli ospiti generosamente dissero: “Mi casa es su casa”.

Una volta che il governo USA annesse il Texas, non c’è voluto tanto tempo prima che il governo proseguì ad aggiungere territori con la guerra americana contro il Messico (dal 1846 al 1848), come documentato da storici Chicani chiave, come Dr. Juan Gómez-Quiñones, Dr. Deena J. González e Dr. Rudolfo “Rudy” Acuña. Basato sulla falsa idea del Destino Manifesto, questa guerra imperialista rappresenta un sanguinoso e avido accaparramento di terreni, dove Acuña documenta nel suo classico: Occupied America: A History of Chicanos, come “… una dottrina religiosa con radici nelle idee puritane, che continua ad influenzare gli Stati Uniti fin al giorno d’oggi”. Dopo che gli Stati Uniti forzarono il Messico a firmare il Trattato di Guadalupe Hidalgo nel 1848, il Messico perse metà del suo territorio. Anche se i messicani che decisero di restare negli USA vennero protetti da questo trattato, il quale comprendeva il diritto alla loro terra natia, il congresso degli Stati Uniti velocemente rettificò il trattato, dove i messicani persero le terre attraverso corti, atti illegali e mezzi violenti a favore dei cittadini bianchi e dello stato.

Infine, quando pensiamo all’immigrazione messicana verso elnorte, dobbiamo esaminarla attraverso il contesto storico. Cioè, diversamente dai milioni di europei che attraversarono un intero oceano per stabilirsi in nord America, i messicani hanno sempre occupato queste terre o chiamato le stesse casa fino a quando gli è stata rubata militarmente. Oltretutto, come nel caso dei nativi americani e la brutale storia di trattati non rispettati dal governo degli Stati Uniti, i messicani di elnorte hanno perso i diritti essenziali col trattato di Guadalupe Hidalgo. Data la loro memoria storica, questa è una delle ragioni per cui milioni di messicani che intraprendono il percorso verso gli USA (con o senza un legale status), specialmente nel sud-ovest, non si vedono come dei fuorilegge o cosiddetti “illegali”.

Come il piccione viaggiatore, i messicani stanno semplicemente ritornando alla loro terra madre.

Nonostante la perdita delle terre ancestrali, l’impatto o contributo dei messicani (immigrati, residenti e cittadini) alle città americane, sobborghi, comunità rurali e campi agricoli negli scorsi 170 anni è stato positivo, in generale. In più, mentre ai messicani di elnorte non viene dato il credito che meriterebbero, essi hanno contribuito enormemente (e continuano oggi giorno) in molte aree della società americana e nella sua economia, compresa agricoltura, musica, arte, edilizia, infrastrutture, trasporti (ad esempio ferrovie, autostrade, strade), medicina, miniere, allevamento, scienza, militari, accademia e oltre. Essenzialmente, non c’è dubbio che individui di origine messicana hanno giocato un ruolo chiave (e tuttora giocano) per aiutare a rendere questa nazione la più ricca, avanzata e potente nazione del mondo.

Nonostante siano stati sconfitti militarmente durante il 1800 e hanno dovuto subire il razzismo istituzionale, i messicani sono migrati in questa nazione, insieme a quelli che si erano stabiliti negli USA prima della guerra del Messico, per lavoro, creare lavoro, studiare, servire nell’esercito, mettere famiglia, ecc. Per esempio, durante la seconda metà del 19esimo secolo, gli immigrati messicani e i loro figli hanno rappresentato una forza lavoro chiave nell’agricoltura, costruzione di ferrovie, nelle miniere e altri settori chiave. Comunque, invece di essere ricompensati per il loro contributo lavorativo con un’adeguata compensazione finanziaria  e opportunità lavorative di mobilità verso l’alto , sono stati sottoposti a razzismo (ancora oggi) nella manodopera e oltre. Per esempio, secondo Takaki, lavorando nei ranch texani con proprietari bianchi, “i lavoratori messicani si trovarono in un sistema di caste, una gerarchia razzista stratificata”.

Durante il 1800 e nella maggior parte del 1900, era molto comune vedere messicani o chicani (messicani-americani) impiegati come operai, mentre i bianchi come supervisori o manager. Questa gerarchia razzista della forza lavoro, insieme con una disuguaglianza nel sistema educativo, ha limitato lo status lavorativo degli immigrati messicani e chicani. Ancora, nonostante siano stati rilegati sul fondo dell’economia del lavoro, compreso i programmi agricoli come il programma Bracero, il programma USA-Messico per ospitare lavoratori nella metà del 19esimo secolo, il popolo messicano di elnorte ha una forte tradizione di organizzazione per la giustizia sociale ed economica. Per esempio, secondo Takaki, nel 1903, “… centinaia di lavoratori messicani e giapponesi nelle fattorie scioperarono in Oxnard, California”. Questo è solo un esempio, a parte il caso degli United Farm Workers (UFW) e dei Brown Berets degli anni 60 e 70 del 1900, dove messicani e chicani difesero i loro diritti lavorativi e civili attraverso scioperi, disobbedienza civile, proteste, marce e altro.

Oltretutto, nonostante siano una minoranza razziale in questa nazione, i messicani e i chicani hanno servito l’esercito in percentuali maggiori rispetto ai bianchi. Secondo Acuña, durante la seconda guerra mondiale, mentre i chicani rappresentavano solo 2.69 milioni di residenti negli USA, tra i 375,000 e i 500,000 di chicani servirono in guerra. Nonostante tutto il loro contributo e sacrificio non hanno fermato il governo statunitense nell’adottare l’”operazione Wetback” all’inizio del 1954, dove gli immigrati messicani e chicani furono deportati in massa nel Messico. A me pare evidente che il loro contributo lavorativo e militare non è stato apprezzato dal governo americano, dopo tutto.

Come figlio di immigrati messicani, questo problema non è solo un esercizio accademico per me. Ma anche personale. Per esempio, come milioni di suoi paisanas, mentre la mia rimpianta madre Carmen faticava nell’economia sommersa come lavoratrice domestica in questa nazione per molte decadi, i ceti sociali medi e alti dei bianchi perseguivano opportunità economiche e attività ricreative fuori del settore domestico. Allo stesso modo, come milioni di suoi paisanos, mentre il mio defunto padre Salomon arrivava in questa nazione per raccogliere frutta e verdura durante al programma Bracero, dove fu forzato ad abbandonare famiglia e comunità rurale, le famiglie americane si godevano i frutti del suo lavoro nei comfort delle loro case e ristoranti.

In fin dei conti, i miei defunti genitori non hanno mai ricevuto un adeguata ricompensa o benefici finanziari per il loro lavoro e sacrificio, come un buon stipendio, opportunità lavorative migliori, opportunità educative e possedere una casa.

La mia opinione di esperto, basata sulle mie lauree alla UCLA e Berkeley, borse di studio interdisciplinari, esperienze di coinvolgimento civico e background di politiche pubbliche, ci vorranno molte generazioni per portare milioni di messicani e chicani del elnorte ad ottenere un giorno l’elusivo sogno americano.

Il dr. Alvaro Huerta è assistente professore di pianificazione urbana e regionale, etica e genere femminile alla California State PolytechnicUniversity, Pomona.È l’autore di “Reframing the Latino ImmigrationDebate: Towards a HumanisticParadigm,” pubblicato dal San Diego State University Press (2013).

 

Fonte primariahttps://www.counterpunch.org/

Fonte secondariahttp://www.informationclearinghouse.info/50948.htm

Linkhttp://www.informationclearinghouse.info/50948.htm

18.01.2019

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org di STEFANO

 

Pubblicato da Rosanna

La mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso gli interstizi dell'informazione, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale. Allergica al pelo di capra e alle fake news.

4 Commenti

  1. Sono pienamente d’accordo con Huerta e sono sempre stata una grande ammiratrice e sostenitrice del popolo messicano perché è ricco di virtù in una delle terre più belle al mondo, brutte strade brava gente belle strade gente di tutti i tipi

  2. “Come il piccione viaggiatore, i messicani stanno semplicemente ritornando alla loro terra madre.”

    Ti piacerebbe!
    Cortez ha conquistato il Messico, ma mi risulta fosse Castigliano!
    SE veramente vogliono tornare alla loro “Terra Madre”, debbono andare in Spagna…

    Non sto dicendo che gli USA abbiano ragione, assolutamente.
    Ma se non li schiacci appena arrivano…inutile che ti lamenti due secoli dopo!

  3. Un pò come gli israeliani con i Palestinesi.La storia si ripete sempre a favore dei soliti noti.

  4. Se la base del ragionamento e’: il Texas era dei Messicani, che torni ai Messicani, Lo Yucatan era dei Maia, che torni ai Maia (magari facendo l’esame del DNA ai Chicanos attuali e cacciando via quelli con una percentuale di DNA Maia inferirore al 25%). Dove ci si ferma? E’ chiaramente ridicolo…
    Non si capisce per quale ragione il Messico – che tanto piccolo non e’ – non possa organizzare Universita’ come quella dove ha studiato il Prof. Huerta, aziende agricole come quella dove hanno lavorato i genitori del Prof. Huerta, ecc.,ecc. ma debba poter rivendicare diritti non ben codificati su Universita’ e aziende messe su da altri.
    Invocare un diritto inesistente per rivendicare un territorio e’ solo una scusa per mettere in atto una vendetta. E la vendetta, secondo me, ci sta, perche’ il torto c’e’, oltre alla sconfitta militare che pare ancora bruci il con cui ci si siede del Prof. Huerta. Ma di vendetta si tratta e quindi chiamiamola per quel che e’ e non “diritto”.
    Quando parlo di diritto “inesistente” mi riferisco a quanto detto all’inizio: dove ci fermiamo con le rivendicazioni territoriali? Voglio dire, mantenendo l’impostazione del Prof. Huerta, la Grecia puo’ rivendicare le coste meridionali dell’Italia dove sono presenti testimonianze storiche della propria magnifica cultura e presenza (la magnificenza del tempio di Segesta toglie il fiato ancora oggi a 2500 anni di distanza….). Non mi risulta che i Greci ci pensino…anzi…applicano il “mi casa es tu casa” dandoti il benvenuto con “una fazza, una razza”…