ANSCHLUSS. La lezione dell’unificazione tedesca

Intervista a Vladimiro Giacché

Di Federica Tonani, ComeDonChisciotte.org

“La riunificazione della Germania può essere letta come uno dei più grandi successi della nuova Europa ?”
Questo l’interrogativo capitale posto a  Vladimiro Giacchè, filosofo e saggista, principalmente dedito all’economia finanziaria e politica e alla storia dell’economia e della filosofia, con particolare riferimento all’idealismo tedesco e alla tradizione del marxismo.
Nell’intervista, condotta da Antonio Cerquitelli, si tenterà un percorso ragionato finalizzato ad evidenziare una realtà profondamente differente dall’ annosa narrazione fornita. Infatti a trent’anni dal crollo del Muro  la distanza economica e sociale tra le due parti della Germania non accenna a diminuire, e la dinamica storica di questa unione parla direttamente al nostro presente.
Allo stesso modo, la moneta unica europea, introdotta in assenza di una sufficiente convergenza tra le economie e di una politica economica comune, ha accentuato gli squilibri in Europa ed è tra i motivi fondanti della crisi del decennio appena trascorso, che per il nostro Paese ha rappresentato la peggiore crisi in tempi di pace dall’Unità d’Italia.
Buona visione.

#kriticaeconomica #osservatorioglobalizzazione #sottosopra

 

L’intervista nasce dalla collaborazione Sottosopra , Osservatorio Globalizzazione, e Kritica Economica.

Di Federica Tonani, ComeDonChisciotte.org

Un grazie speciale a Sottosopra, Osservatorio Globalizzazione e Kritica Economica per la gentile concessione.

Sottosopra  Sito WebCanale Youtube
Osservatorio Globalizzazione  Sito web
Kritica Economica Sito web

Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

 

1 Commento
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AlbertoConti
AlbertoConti
21 Novembre 2020 18:36

A me pare che la lezione sia molto semplice: la Germania ovest, terra di ordoliberismo sfrenato, ha trattato la Germania est come ha trattato i suoi stessi minijob e a maggior ragione i PIIGS, ovvero come semplice massa di consumatori per assorbire il proprio surplus produttivo, con compiti al più di subfornitori, privati di ogni capacità competitiva, ovvero sub-collaboratori impotenti a partecipare a qualunque decisione politica che potesse minimamente mettere in dubbio la strategia economica di un superesportatore netto che sta facendo guerra economica al resto del mondo, assieme alla Cina della prima fase d’industrializzazione. L’arma principale di questa guerra è la moneta, quel marco che ha cambiato nome in euro, diluendo la sua naturale forza in modo da spianare la strada ai panzer dell’export.
Il barbatrucco si chiama anche dumping valutario.