Da Eugenio Cefis a Bill Gates: il nuovo volto delle Multinazionali

TRA PASSATO E PRESENTE: LA MUTAZIONE DELLA “RAZZA PADRONA”

Di Ivana Suerra, ComeDonChisciotte.org

Se non fosse morto nella notte fra l’uno ed il due novembre 1975, Pier Paolo Pasolini – vittima di una “storia sbagliata” – avrebbe, forse, qualcosa da raccontare sull’appunto n.21 del suo ultimo ed incompiuto metaromanzo Petrolio.

Da Eugenio Cefis a Bill Gates il nuovo volto delle Multinazionali 1
Pier Paolo Pasolini, Petrolio, Mondatori editore – Copertina edizione 2017

Probabilmente, quell’appunto non si presenterebbe oggi come una mera pagina bianca e, verosimilmente, ciò aiuterebbe a comprenderne il titolo così evocativo “Lampi sull’Eni” (unico dettaglio che ci resta di quello stesso appunto 21). In mezzo a tanti avverbi dubitativi, di certo sappiamo soltanto che Pasolini, in una sua nota relativa ai Lampi sull’Eni, scriveva: ** inserire i discorsi di Cefis: i quali servono a dividere in due parti il romanzo (…)” [1].

Due sole righe sufficienti a smuovere una slavina di interrogativi enigmatici: chi era costui? Quali discorsi? Che rilevanza hanno? (…)

Eugenio Cefis, punta di diamante nel panorama imprenditoriale italiano, divenne, nel 1967, il successore di Enrico Mattei alla Presidenza Eni dopo la morte prematura di quest’ultimo in un’altra “storia un po’ complicata” [2].

Da Eugenio Cefis a Bill Gates: il nuovo volto delle ‘Multinazionali’.
Eugenio Cefis, ex presidente ENI

Tra i discorsi a cui alludeva l’intellettuale bolognese ve ne è uno che, agli occhi dei posteri, non può che apparire in odore di profezia. Si tratta del discorso pronunciato da Cefis all’Accademia Militare di Modena nel lontano 1972 e taciuto dalle cronache a discapito del suo titolo tonante: La mia patria si chiama Multinazionale” [3a].

Fra le righe si annidano concetti che, se in allora potevano colpire soltanto l’occhio attento di un Pasolini, oggi appaiono talmente ovvi da non sollevare più nemmeno un briciolo di indignazione.

Da Eugenio Cefis a Bill Gates il nuovo volto delle Multinazionali 1
Pier Paolo Pasolini

A qualche decennio di distanza, infatti, nessuno potrebbe negare che la storia recente del mondo occidentale sia stata governata dalle iniziative dei grandi organismi economici che operano su vaste aree geografiche. Per Cefis, il ruolo delle grandi Aziende Multinazionali ha sempre avuto, fin dalle origini, una connotazione non meramente economica, ma anche smaccatamente politica. Ciò regalava loro la capacità di incidere sugli equilibri sociali tanto dei Paesi deboli (e per ciò sfruttati a fini produttivi), quanto dei Paesi sviluppati (e per ciò sfruttatori, ma, al contempo, consumatori voraci dei prodotti di quel sistema). Cefis notava con acume che: “nel 2000, cioè tra meno di trent’anni, oltre 2/3 della produzione industriale sarà in mano alle 200-300 maggiori Società Multinazionali”. Per ottenere tali risultati, sottolineava l’imprenditore, esse avrebbero dovuto puntare su tecniche di marketing sempre più sofisticate, sul superamento delle barriere commerciali e doganali, sul controllo prevaricante in vari settori del mercato. Simile modus operandi incontrava, però, un forte limite nei confini nazionali e nella frammentazione territoriale: “Fino a quando il nostro continente sarà frammentato in diversi Stati, fino a quando la multinazionalità potrà essere identificata con uno o due Paesi d’origine, cioè con i Paesi delle società madri, le iniziative delle affiliate della multinazionale dovranno sempre combattere un certo clima di diffidenza e di sospetto” [3b].

A quei tempi, l’incapacità di reggere alla pressione politica esercitata dalle multinazionali era una patologia dei Governi di Paesi sottosviluppati, costretti a dipendere da queste aziende a causa dell’inadeguatezza nella gestione propria delle loro stesse materie prime. Gradualmente, tale fragilità ha iniziato a connotare anche gli avanzati Paesi occidentali, come sagacemente previsto da Cefis. Siamo così giunti alla terza fase dell’industrializzazione: quella in cui vi è completa identificazione – in tutti Paesi del mondo – fra politica ed economia. “In altre parole, i fatti economici, dai livelli di occupazione alla produzione di reddito, dagli investimenti ai flussi di beni e servizi, sono sempre più importanti nel determinare il clima sociale e quello politico in cui il Governo deve agire” [3c]. Ciò spiega la ragione per cui gli Stati si guardano bene dal creare vincoli eccessivi agli investimenti e alle operazioni della Società Multinazionale; diversamente rischierebbero l’allontanamento delle aziende, le quali si fanno forti della minaccia costante di disinvestire i capitali e concentrarsi in altre aree geografiche.

Ecco che, allora, la profezia di Cefis ci porta direttamente ad un nuovo concetto di Patria, con tutto ciò che ne consegue: scomparsa del sentimento di appartenenza del cittadino, identificazione con le entità societarie globali, annullamento dei confini nazionali/territoriali/ideologici. “Oggi nessun Paese industriale avanzato può creare Chiese indipendenti, cioè isolarsi totalmente dalle imprese multinazionali ed internazionali (…) l’impresa multinazionale è una realtà politica ed economica del mondo moderno” [3d].

Ventunesimo Secolo: ci siamo!

Cefis aveva previsto tutto: dall’agevolazione degli scambi internazionali portata all’estremo, passando per la formazione di Comunità economiche continentali, fino alla smaterializzazione assoluta dei mezzi di pagamento.

Tuttavia, per quanto lungimirante, questa analisi rimaneva focalizzata sull’operatività delle grandi multinazionali del suo tempo, le quali – suggerisce il titolo del romanzo pasoliniano – concentravano risorse ed energie nel settore petrolifero. Quello che Cefis non poteva prevedere, era lo sconvolgente scenario dell’anno 2020 e l’impatto che questo avrebbe avuto sulle prospettive del sistema petrolifero per il 2021. Difficile profetizzare, nel 1972, il drastico crollo del prezzo del greggio consumatosi nel pomeriggio del 20 aprile scorso con un ribasso senza precedenti [4].

Sono gli effetti tangibili delle politiche ‘pandemiche’, dei confinamenti e delle quarantene messe in atto, in primis, dal Governo Cinese. E allora, anche alla luce dello sforzo affannoso di Russia e Arabia Saudita per difendere la quota di mercato, viene da chiedersi se l’inversione di rotta non sia già irreversibile, se il mercato non si stia spostando definitivamente su altri lidi [5].

Soltanto gli stolti negherebbero, oggi, che l’economia mondiale si sta interessando a dinamiche differenti, ma, allo stesso tempo, la capacità di immaginare che i nuovi settori strategici saranno dominati anch’essi da logiche di monopolio è un’accortezza che, curiosamente, comprendo in pochi. É il caso del mercato energetico, il quale – pur tanto osannato dai predicatori del Green new deal – è ben lontano dal rappresentare la panacea per i nostri mali [6].

Appresa la lezione di Cefis, come è possibile non interrogarsi sul volto che avranno le multinazionali del mondo moderno e, soprattutto, non chiedersi se saranno ancora loro a rappresentare la nostra Patria? Difficile astenersi dal tentativo di scoprire quali saranno le piazze su cui questi grandi operatori economici eserciteranno la loro ingombrante presenza. Al di là del mercato energetico, sponsorizzato con formule di tendenza qual è quella della c.d. ‘Rivoluzione Verde’, vi sono altri settori strategici attenzionati dai colossi finanziari. Fra questi, uno in particolare assilla gli animi di chi, cercando di leggere i fatti con spirito critico, viene troppo facilmente tacciato di complottismo: quello agroalimentare. Unitamente alle chiassose notizie riguardanti i dati della pandemia da Covid-19, si è sentito parlare, altresì, della paranoica corsa all’approvvigionamento del cibo. É peraltro noto che, nel bel mezzo della pesante debacle economica generata dalle politiche pandemiche, uno dei pochi ambiti commerciali ad aver aumentato i propri margini di profitto è stato quello alimentare. Dunque, tenuto anche conto dell’essenzialità dei beni in questione, si è diffusa la – tanto riuscita quanto angosciante – espressione di ‘agrobusiness’.

Da Eugenio Cefis a Bill Gates: il nuovo volto delle ‘Multinazionali’.

Quando si parla di business in campo agroalimentare è impossibile non pensare all’America Latina, che con le sue immense aree coltivate, la grande disponibilità di acqua ed il prezioso grado di biodiversità di cui gode, si presenta come uno dei maggiori produttori di materie prime alimentari al mondo. Come volevasi dimostrare, gli Stati sudamericani hanno incrementato a dismisura i livelli di produzione/esportazione di cereali, soia, mais e semi proprio nella stagione 2019-2020, in piena crisi ‘pandemica’ [7].

Inutile evidenziare che questo dato è in assoluta controtendenza rispetto ai livelli di produzione generale di quegli stessi Stati, i quali hanno registrato risultati disastrosi in termini di PIL. Va da sé che, esiti così promettenti, non possono che attrarre il fiuto dei grandi operatori economici, già intenti a programmare il futuro del mercato agroalimentare. Dunque, non stupisce nemmeno che il progresso dell’economia del cibo necessiti dello sviluppo di colture transgeniche: ne è un esempio la promozione del Decreto Supremo n.4232/2020 da parte del Governo Boliviano, con il quale si autorizza l’uso di sementi transgeniche per garantire la sicurezza alimentare in tempi di emergenza sanitaria [8].

Politiche analoghe vigono peraltro già in Brasile e, recentemente, hanno interessato l’Argentina, dove si è avallata la produzione di una coltura di grano transgenico in grado di resistere alla siccità [9].

Tutto ciò, condito dalla recente notizia (accompagnata dall’assordante silenzio dei professionisti dell’informazione) relativa alla quotazione in Borsa della risorsa vitale per eccellenza: l’acqua [10].

Tutto ciò, forti della consapevolezza che, d’ora in poi, sarà attribuito un prezzo al ‘diritto all’uso’ della risorsa idrica essenziale per la produzione agricola [11].

Tutto ciò, unitamente al fatto che quel filantropo di Bill Gates mobilita le varie ali del suo castello societario per acquisire 269 mila acri di terreno [12].

nobel ingegneria della vita
Bill Gates

Tutto ciò, mentre Fondazioni in odore di santità finanziano mastodontiche Banche di sementi al fine di preservare la biodiversità [13].

In effetti, però, discutere di tutto questo non ha molto senso: Pasolini è morto; i discorsi di Cefis erano palesemente complottisti; là fuori c’è un virus da debellare…e noi dobbiamo assolutamente preoccuparci di come rimanere in zona gialla!

Di Ivana Suerra, ComeDonChisciotte.org

NOTE

[1] Cfr. Pier Paolo Pasolini, Petrolio, Ed. Mondadori, a cura di Silvia De Laude, 2016.

[2] Per un’analisi approfondita sulle figure di Cefis e Mattei nella visione di Pasolini si consiglia: Carla Benedetti, Giovanni Giovannetti, Frocio e basta. Pasolini, Cefis, Petrolio, Ed. Effigie, 2016.

[3a] Per tutte le citazioni di Eugenio Cefis si veda il teso integrale del discorso da lui tenuto ad una conferenza presso l’Accademia Militare di Modena il 23.2.1972: https://malastoria.files.wordpress.com/2020/05/cefis-conferenze.pdf .

[3b] Ibidem

[3c] Ibidem

[3d] Ibidem

[4] https://www.ilsole24ore.com/radiocor/nRC_20.04.2020_15.19_39236591

[5] https://www.repubblica.it/economia/2017/11/29/news/petrolio-182509345/

[6] https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2020/11/11/rivoluzione-verde-fake-news/?refresh_ce=1&fbclid=IwAR2Lu2-mi2aF1jmegXfHCL1RGBgtApPGOemhB6IUAbV87q66SSLYNplH3gM

https://comedonchisciotte.org/rivoluzione-verde-nome-in-codice-di-un-prossimo-disastro-ecologico/

[7] https://misionverdad.com/el-mundo-pandemia-y-postpandemia-del-agronegocio

[8] https://www.lexivox.org/norms/BO-DS-N4232.xhtml

[9] https://efarmnewsar.com/2018-11-16/will-argentina-be-the-first-country-approving-a-gmo-wheat.html

[10] https://attac.es/la-bolsa-del-agua/ ; https://ogmitalia.wordpress.com/2019/03/06/argentina-in-arrivo-primo-grano-ogm-tollerante-la-siccita/

[11] https://comedonchisciotte.org/nel-silenzio-generale-lacqua-e-stata-quotata-in-borsa-per-la-prima-volta-nella-storia-e-potra-essere-oggetto-di-speculazione/

[12] https://landreport.com/2021/01/bill-gates-americas-top-farmland-owner/

[13] https://www.seedvault.no/

Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

 

13 Commenti
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IlContadino
IlContadino
5 Febbraio 2021 7:35

Immagino una futura Olimpiade dove gli atleti che competono non si sfidano sotto le bandiere nazionali, ma sotto quelle di multinazionali. Monsanto vs Microsoft. Google vs Pfizer. Nestlé vs Shell …
Fantascienza?

ITALIA ENSEÑA
ITALIA ENSEÑA
Risposta al commento di  IlContadino
5 Febbraio 2021 7:47

La fantascienza e’ sempre stata anticipazione della realta’.

danone
danone
Risposta al commento di  IlContadino
5 Febbraio 2021 8:54

E’ un pò quello che è successo con gli sport di squadra, dove il nome del team era quello della località sede della comunità di provenienza, e oggi è il nome dello sponsor. E’ una delle forme di guerra al Genius loci, come fonte di identità tradizionale, che il mondialismo porta avanti da sempre.

giovanni
giovanni
Risposta al commento di  IlContadino
5 Febbraio 2021 8:17

Il fatto è che “risalendo lungo i fili” di atleti ne bastano due o tre……

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  IlContadino
5 Febbraio 2021 8:29

E senza distinzioni tra gare maschili e femminili.

Maurizio
Maurizio
Risposta al commento di  IlContadino
5 Febbraio 2021 15:56

Mmm forse
Però la shell’s academy e la Google school of business sono dietro l’angolo

AlbertoConti
AlbertoConti
5 Febbraio 2021 7:23

Se la tua patria è la multinazionale vuol dire che sei apolide, cioè senza Patria. E già che ci sei “senza famiglia”, “senza radici”, “senza fede”, “senza morale”, insomma senza tutto, compreso il senso della vita e lo scopo per cui viverla. Il perfetto nichilista coccolato dalle multinazionali, o distrutto, il passo è breve.

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  AlbertoConti
5 Febbraio 2021 8:24

Nichilista è chi non crede più in nulla, non chi crede in qualcosa, fossero anche le multinazionali.

Tonguessy
Tonguessy
5 Febbraio 2021 8:23

Breve riassunto: “Siamo così giunti alla terza fase dell’industrializzazione: quella in
cui vi è completa identificazione – in tutti Paesi del mondo – fra
politica ed economia.”

Nel senso, ovvio, che i politici sono al soldo delle multinazionali. Ah, la democrazia….bello andare a votare!

Violetta
Violetta
5 Febbraio 2021 11:27

Sti comunisti!!!

uparishutrachoal
uparishutrachoal
5 Febbraio 2021 13:23

Mi sembra che ormai la Patria si sia rimpicciolita fino a comprendere con difficoltà solo la propria abitazione..e il panorama che la circonda se è bello..altrimenti ci sentiremo stranieri anche uscendo di casa..
Con queste premesse di quale Patria andiamo cianciando..?
Quella dei ricordi d’infanzia..?
Quella di un futuro uguale a un passato che immaginiamo..?
La Patria non saranno le multinazionali..ma neppure un ambiente antropologico disgregato con pavidi cacasotto che si spaventano da uno starnuto..o paesaggi disastrati nella dilapidazione del bello che gli antichi ci avevano lasciato..
Patria est ubicumque est bene dicevano gli antichi con saggezza..e quindi la Patria va ricostruita partendo da noi stessi e la nostra sopravvivenza..per poi ampliarsi verso il mondo se vogliamo moltiplicarci realizzando la famiglia o ridurci verso Dio se vogliamo precedere all’interno e non all’esterno..
Ormai le patrie del passato non esistono più…vanno reinventate..anzi..riscoperte..perché ci sono sempre state..e ci saranno sempre..pur con vesti cambiate in altri panorami.. in altre lingue e in altri corpi..come noi stessi..che cambiamo continuamente attraverso la verità che ci fa sentire sempre uguali..

Primadellesabbie
Primadellesabbie
Risposta al commento di  uparishutrachoal
5 Febbraio 2021 16:24

Vorrei sottoscrivere l’ultimo periodo che trovo chiaro ed esplicito.

Guido Bulgarelli
Guido Bulgarelli
5 Febbraio 2021 13:30

269mila acri…è più o meno la superficie della mia vigna