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Mare e risate. Soldati italiani nel Dodecaneso, estate 1943

Ai nostri amici italiani

DI PANAGIOTIS GRIGORIOU

greekcrisis.fr

Panagiotis Grigoriou ricorda, rivolgendosi in particolare a noi italiani, un episodio dell’ultimo conflitto mondiale, di cui ricorre l’anniversario in questi giorni, ovvero il naufragio della nave ORIA, al comando dell’esercito tedesco e carica di prigionieri italiani, soldati che avevano rifiutato di passare dalla loro parte dopo l’8 settembre. Erano diretti ai campi di lavoro in Germania, era gente che stava pagando con la prigionìa la scelta di non servire il nemico, invasore. Quanto ci sarebbe bisogno di gente così, oggi, circondati come siamo di personaggi che non vedono l’ora di potersi vendere, senza neanche accorgersi che il compratore e sempre lo stesso.

 

Mercoledì, Agosto 21, 2019

Mare e risate. Soldati italiani nel Dodecaneso, estate 1943

Il tempo apparentemente fermo. Mare e relax. Parte dei greci e i visitatori stranieri del paese se li stanno godendo, tranne i lavoratori stagionali, quelli del cosiddetto settore “turismo” in particolare. A Capo Sounion, il Tempio di Poseidone viene fotografato ogni secondo che passa, mentre i conducenti degli autobus si organizzano come possono per infilare i loro veicoli sui due parcheggi dei locali, in gran parte insufficienti. Il grande blu è importante quanto il tempio, la vista è notevole. Ombre delle prime Cicladi e poi non lontano ad ovest, l’isola di Pertroklos che nessuno mai nota veramente. Tempo storico fermo da qualche parte, in questi luoghi.

Fotografando. Cape Sounion, agosto 2019

Data storica, va detto, e tragicamente nota. Risate e bagni di un altro tempo, così bruscamente interrotti in questi luoghi il 12 febbraio 1944. Foto ingiallite. Giovani italiani, soldati, sottufficiali imbarcati a Rodi e Leros. Pochi conoscono la storia dell’affondamento del piroscafo norvegese “ORIA” vicino all’isola di Pertroklos, e dei 4.200 soldati italiani che vi persero la vita, la speranza e la giovinezza. Le loro risate nelle spiagge di Rodi, l’estate precedente, si sono fermate per sempre.
La nave da 2.000 tonnellate, varata nel 1920 e comandata dai tedeschi, partì l’11 febbraio 1944 da Rodi diretta verso il Pireo. A bordo, i 4200 prigionieri italiani che si rifiutarono di unirsi ai tedeschi dopo l’armistizio, ed il Proclama Badoglio dell’8 settembre 1943, le 90 guardie tedesche e l’equipaggio norvegese della nave.
Il giorno successivo, il 12 febbraio, intrappolato in una terribile tempesta, il vecchio battello a vapore affondò vicino a Capo Sounion, a 25 miglia dalla sua destinazione finale, dopo essere rimasto bloccato nelle acque poco profonde vicino all’isola di Pertroklos. I soccorritori che vivevano sulla costa di fronte all’Attica, ostacolati dal maltempo, sono stati in grado di salvare solo 37 italiani, 6 tedeschi, un greco e 5 membri dell’equipaggio, tra cui il comandante Bearne Rasmussen e il primo ufficiale meccanico.

Il piroscafo ORIA-Greek Press Photograph
Il monumento inaugurato l’11 febbraio 2014 in Attica di fronte alla città di Periklos
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che gli rende omaggio. Attica, 6 settembre 2017-Greek Press Photograph

“ORIA” era sovraccarico, la nave trasportava anche un carico di lattine di olio minerale e pneumatici per camion, insieme ai soldati italiani, che dovevano essere trasferiti come forza lavoro… forzato nel terzo Reich. C’era incertezza, in quanto al loro esatto status, tenuto conto della Convenzione di Ginevra e dell’assistenza della Croce Rossa, ma venne abilmente mantenuto sotto le autorità militari tedesche, e ora il loro sacrificio è stato ignorato per decenni, anche in Italia.
Nel 1955, i sub greci smembrarono il relitto per recuperare il metallo. I corpi di circa 250 naufraghi, trascinati lungo la costa dalla tempesta, furono sepolti nelle vicinanze. Furono poi trasferiti nei piccoli cimiteri sulla costa e poi al Memoriale Militare dei Morti d’Oltremare a Bari. I… resti di tutti gli altri si trovano ancora lì, nella zona del naufragio. Qualche anno fa, ho incontrato Nikos L. al Pireo, subacqueo, figlio e nipote di un subacqueo. “Erano mio nonno e i suoi dipendenti che avevano tagliato e ricomposto i resti della barca affondata vicino a The Patroklos. Tra gli anni ’50 e ’60 i subacquei si misero al lavoro e vendettero dozzine di barche affondate durante la guerra per rottamare i metalli. Era l’unico sostentamento della famiglia. Ma a proposito di questo naufragio, mio nonno era meno loquace del solito. Tutti questi resti umani lo avevano profondamente colpito.
Inoltre, gli archivisti della memoria si accontenteranno poi di foto, molto rare, va detto. Scopriamo, per esempio, questi uomini sulle isole del Dodecanneso pochi mesi prima, o altrimenti i loro ritratti, al fine di riempire con cura il muro della memoria, loro. Ricordiamo dunque Antonino Nolfo, nato a Cinisi, non lontano da Palermo in Sicilia il 26 aprile 1920, il cui nome è stato appena dato ad una strada della sua città nel 2019. O Giuseppe Martella anche lui … passeggero obbligato a bordo del piroscafo ORIA perché non voleva unirsi ai tedeschi dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.

Passeggeri … futuri e il loro campo in Grecia
-Greek Press Photograph
Antonino Nolfo… passeggero a bordo del piroscafo ORIA
-Greek Press Photograph
Giuseppe Martella… passeggero a bordo del piroscafo ORIA-Greek Press Photograph

Sappiamo che questa tragedia si è verificata in pochi minuti, e che è stata ignorata per decenni. Eppure ci sono le testimonianze dei pochi sopravvissuti, come quella del sergente di artiglieria Giuseppe Guarisco, che il 27 ottobre 1946 scrisse un lucido resoconto dell’affondamento.
“Dopo l’impatto della nave contro la roccia – scrive Guarisco – sono stato buttato giù e quando sono riuscito ad alzarmi, un’onda molto forte mi ha spinto in un piccolo posto nella parte anteriore della nave allo stesso livello del ponte, e la porta si è chiusa. La luce era ancora accesa in questa stanza e ho visto che c’erano altri sei soldati. Dopo un po’, la luce si spense e l’acqua cominciò ad entrare con più violenza. Siamo saliti in una sorta di armadio per rimanere asciutti, di tanto in tanto sono stato misuravo con il piede il livello dell’acqua. Passammo la notte a pregare avendo il timore che tutto finisse in fondo al mare. Il giorno dopo, nel cupo silenzio della tragedia, i sette uomini riuscirono a smontare il vetro dalla finestra, ma senza riuscire a uscire da questa crepa, perché il buco era troppo stretto.”
“Le ore passavano, ma nessuno venne in nostro soccorso. Uno di noi, approfittando del momento in cui la porta era rimasta aperta, si gettò su di essa per trovare una via d’uscita e, dopo un’attesa che ci sembrò eterna, lo vedemmo chiamarci sopra la finestra. Poi ci ha detto che aveva attraversato un abbeveratoio appena sott’acqua. Un altro compagno, anche se sconsigliato da me, ha voluto provare a raggiungere l’uscita, ma non lo abbiamo più visto. I naufraghi sono stati rinchiusi per due giorni e mezzo prima dell’arrivo degli aiuti dal Pireo.”
Poi molti inverni passarono e le estati tornarono, lasciando tracce a lungo visibili, anche se solo attraverso i nostri ricordi approssimativi. Periodi di tempeste, Poseidone che si arrabbia, ma ancora tempo di fichi e tuffi. Ricorderemo questo caffè ancora in Dodecanneso, le cui pareti erano ancora decorate nel 2010 con brandelli di storia illustrata. Era l’epoca italiana delle isole, tra il 1912 e il 1943, abitanti dei luoghi di quasi un secolo fa, poi Mussolini, Karamanlis o anche Che Guevara.

Tempo di fichi e estate greca, 2019
Caffè… storico. Dodecaneso, 2000
Immersioni e bagni. Dodecaneso, 2000
Poseidone in collera. Atene, agosto 2019

Immagini poi furtive di una storia apparentemente congelata. Come durante il passaggio del soldato italiano Oliva Pasquale attraverso il carcere di transito della Gestapo ad Atene, vale a dire gli scantinati dell’edificio situato in via Korai. “Atene 19.6.44”, un muro inciso e luogo di memoria che abbiamo visitato dalla sua… riapertura nel 1991.
Immagini sempre furtive, i nostri gatti delle meteore, le navi ora che entrano pacificamente al grande porto del Pireo, o altrimenti le loro ancore, oggetti come sappiamo a bordo e pesanti, trasportati secondo necessità da camion speciali.
Il tempo sembra fermo. Mare e relax, a volte da un altro tempo. Ombra fuggente delle prime Cicladi e poi non lontano a ovest, l’isola di Pertroklos che i nostri turisti difficilmente noteranno, ancora una volta. Bella estate greca, posti in gran parte occupati, anche se secondo le statistiche e la sensazione diffusa, ci sarebbe un calo del turismo di circa il 10% quest’anno.

Parete incisa. Korai, Atene, agosto 2019
Entrando nel porto del Pireo. Agosto 2019
Gatto delle Meteore. Agosto 2019
Ancora trasportata. Porto di Lavrion in Attica, agosto 2019

I futuri archivisti saranno senza dubbio viziati, data la scelta delle foto, quelle che il nostro secolo oggi produce a milioni, come a Capo Sounio, dove fotografano il Tempio di Poseidone quasi ogni secondo.
L’estate greca non è finita, quindi salutiamo gli elementi, quelli della nostra memoria comune, così come i nostri amici italiani, tanto preoccupati da questi luoghi.
Tempo storico ancora fermo, tranne forse per i nostri animali senza un padrone, e così orgogliosi di esserlo!

Animale senza padrone. Atene, agosto 2019

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Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FRANZ-CVM

 

Pubblicato da Franz-CVM

Parabancario, sindacalista di base, osservatore critico dei fenomeni socio-economici, con ambizioni di analisi sistemica. Traduttore della crisi greca per missione sociale perchè al tempo della "dittatura della narrazione" l'informazione è tutto. In cerca del tempo per diventare ciò che sono. @ferre_franz - https://cosivailmondo.wordpress.com

7 Commenti

  1. Diversamente da quei giorni bui oggi non serve più la deportazione, dato che i tedeschi sono riusciti a trasformare l’intera Europa in un campo di concentramento facendo leva su criteri economici e morali nati col protestantesimo. E non ci sono più capitani in grado di urlare al mondo che preferiscono morire liberi piuttosto che vivere da schiavi. Ah, il PD dite?

  2. La foto, benchè simbolicamente messa lì apposta, per certi versi è impressionante: vero è che se si tratta di soldati, le circostanze erano molto particolari, ma nella sua semplicità, è molto lontana da quello che si vede oggi sulle spiagge e fa un po’ pensare che il richiamo debba venire dalla piccola e martoriata Grecia. Non sappiamo quanto in effetti i tedeschi, la mentalità calvinista, abbiano contribuito a creare l’attuale tipo di mondo in Europa e nell’occidente, ma quella che ci apprestiamo a vivere qui da noi pare tanto una esperienza di restaurazione del potere religioso occidentale, vaticano in particolare, come qualcuno giustamente fa notare. Magari un potere ora aggiornato ai tempi, del resto il papa attuale è senz’altro uno aggiornato ai tempi, e quindi con aperture di vario genere, ad ogni tipo di strumento globalista, e in questo senso la morale calvinista non è un ostacolo, anzi semmai uno strumento combattente del potere religioso. Se tutti nel mondo, senza differenze tra americani, tedeschi, burocrati europei e vaticani, trovano un meraviglioso ed unanime accordo nel sostenere il Conte 2 la vendetta, qualcosa vorrà pur dire, ben al di là delle povere beghe dei 5S e del capitano, e pure del PD.

  3. Grazie a Panagiotis per ricordare questo tragico evento.
    Ho trovato questo sito curato da alcuni dei parenti dei circa 4200 dispersi, “solo negli ultimi anni una somma di azioni personali ha permesso di ricostruire l’intera vicenda e di individuare ed informare poco più di 300 Famiglie sui destini dei loro Cari”
    https://piroscafooria.it/

  4. I Tedeschi sono Tedeschi e lo sappiamo è dalla caduta dell’impero romano che qui massacrano, (fanno solo il loro sporco lavoro) ma il problema per il popolo Italiano non sono i Tedeschi di Germania, il problema sono i collaborazionisti italiani, e sono tanti da nord a sud (centro ed isole comprese) da sempre conti, Baroni, re, principi, alleati dei Tedeschi principalmente, ma di fatto alleati del potente di turno (oggi vedo i primi abbracci e baci alla Cina) ci fracassano di legnate mentre la chiesa cattolica collaborazionista dei collaborazionist ci lega le mani e annebbia la mente; volgete l’altra guancia e finite le guance porgete il culo che il paradiso vi attende. E tra il bastone sempre e la carota da morto, l’asino italiano continua così ormai da secoli.
    Nulla cambia e tutto prosegue come al solito e chi anela al possesso del bastone non disdegna atti di sottomissione a mezzo crocifissi o ampolle di padre pio, che a me appaiono come dichiarazioni di intento ” ci penso io a bastonarli per conto V.stro e del V.stro Dio” questo non è il popolo eletto ma è quello trombato, l’ultimo degli ultimi
    P.S.
    Ieri Conte, pur assai preso dalle consultazioni e la richiesta a mezzo 20 punti della vicepresidenza di Di Maio, ha trovato il tempo per incontrare papa Francesco ( con annesso baciamano) al funerale del cardinale Silvestrini guida spirituale di Conte, amico intimo di Prodi e Dalema, lo stesso che ha celebrato i matrimoni di Rutelli e Alemanno.
    Guarda le coincidenze ! le vie del signore sono veamente infinite.

  5. Mi sono fermato alla frase:

    “era gente che stava pagando con la prigionìa la scelta di non servire il nemico, invasore”.

    Dopo una tale “inesattezza”, per nn dire [email protected]@[email protected], ho smesso di leggere.

  6. Ogni volta che leggo i tristi scritti di Panagiotis, vi trovo un grado straordinario di malinconia poetica (che a me scalda il cuore) di tutte quelle bellezze dimenticate nei meandri del tempo e della storia dove i cieli sono troppo vasti per essere solitamente puri, e il clima è troppo caldo perché non si ammassino uragani. Come uno straordinario mausoleo anonimo che alla svolta di un viale sorprende l’anima nostra e le comanda di pensare all’eternità.

    Ma coloro che non sentono nulla non possono ricordarsi di nulla.

  7. In Germania lo sviluppo industriale fu determinato dalla presenza delle miniere di carbone, quelle di ferro le fregarono alla Francia con l’annessione della Lorena (regione di lingua francese a differenza dell’Alsazia, erano già imperialisti-industrialisti nel 1870), la siderurgia pose le basi di una possente industria meccanica su cui vissero di rendita fino ad oggi, chimica ed elettrotecnica completarono la sua potenza industriale.
    Però già durante la seconda guerra mondiale si videro i limiti tecnici dei tedeschi, erano ottimi ingegneri meccanici ed elettrici ma persero alla grande la sfida con gli angloamericani nei campi delle telecomunicazioni e delle prime forme di intelligenza artificiale, segno che la base demografica tutto sommato limitata e la proverbiale mancanza di immaginazione li confinavano, e li confinano, in settori maturi.
    Difatti oggi la loro industria automobilistica ancorchè superba comincia ad essere sorpassata per qualità non solo da Giapponesi e Coreani ma pure dai Cinesi che difatti non ne importano più molte, di auto tedesche.
    Insomma l’onda lunga dell’industrializzazione tedesca si sta esaurendo e la Germania ormai è un vecchio paese stanco e debole al centro di nazioni schiave che si stanno ribellando e presto lo faranno scendere dal piedistallo, assieme ai suoi quisling tipo PD.
    Possono pure ordinare ai piddini di fare un governo golpista con un movimento eversivo ma niente ci impedirà di andare al voto.

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