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Vietnam

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Secondo John Pilger, uno dei più attesi eventi tv della rete PBS riguarda la guerra del Vietnam, ed è un lungo documentario della durata di 18 ore, realizzato dai registi Ken Burns e Lynn Novick, che hanno raccontato «la storia epica della guerra del Vietnam, come non è mai stata raccontata prima». L’intento è chiaro fin dall’inizio, dove il narratore dice che la guerra «è stata iniziata in buona fede da persone oneste per gravi equivoci, eccessiva sicurezza americana e fraintendimenti dovuti alla guerra fredda».

Daniel Ellsberg

Nulla naturalmente sulla fabbricazione delle «false flag», che hanno portato all’invasione del Vietnam, come l’incidente del Golfo del Tonkino del 1964, che Burns promuove come vero. Le menzogne ​​vengono smentite in una moltitudine di documenti ufficiali, in particolare nei Pentagon Papers, che il grande informatore Daniel Ellsberg pubblicò nel 1971.

Documenti top-secret di 7000 pagine del Dipartimento della difesa americano che presentano uno studio approfondito sulle strategie e i rapporti del governo degli Stati Uniti con il Vietnam nel periodo che va dal 1945 al 1967. Furono raccolti nel 1967, per volere di Robert McNamara, che voleva darli all’amico Robert Kennedy, che in quel momento pensava di candidarsi alla presidenza.

I Pentagon Papers rivelarono che il governo degli Stati Uniti aveva esteso il proprio ruolo nel conflitto con bombardamenti e raid aerei nel Laos, in Cambogia e in Vietnam del Nord e aveva intrapreso delle azioni di guerra prima che gli americani ne fossero informati.

Probabilmente i due registi Burns e Novick hanno la memoria corta, e non ricordano il documentario di Michael Maclear «Spooks and Cowboys, Gooks and Grunts» (1975), più rilevante che mai. Validissimo ancora oggi, perché veritiero, espone le ambiguità soppresse e vergognose che hanno portato alla guerra del Vietnam, e che ne avevano minato il percorso successivo. Il documentario di Maclear è in netto contrasto con quello di Ken Burns,  che non è altro che puro revisionismo storico, perché racconta la cruda e tragica verità dei fatti. (Michael Maclear e Douglas Valentine)

Mentre Burns infatti evita di collegare i conflitti della guerra del Vietnam con l’esperimento in corso del turbo finanzcapitalismo americano, il documentario di Maclear è diretto nel dichiarare che la CIA ha corrotto non solo i sistemi politici e giudiziari militari, ma ha anche diramato i suoi tentacoli su tutto il sistema americano, e attraverso il suo controllo sui media, riesce a creare la versione ufficiale della storia, lasciando in perfetto subordine tutto ciò che non gli serve per consolidare il proprio potere. Winston Smith non poteva fare meglio al Ministero della Verità.

Spooks and Cowboys, Gooks and Grunts Part 1 (1975)

Mentre Burns falsifica la guerra mostrandola come una tragedia provocata da «uomini decenti con buone intenzioni», Maclear offre una prova incontestabile delle motivazioni, dicendo che si trattava di una guerra di aggressione imperiale nel conseguimento della controrivoluzione.

Maclear poi arriva al cuore della materia concentrandosi sul programma «Phoenix» della CIA, cui  Burns dedica solo due minuti. Attraverso interviste con Bart Osborn e Jeff Stein, entrambi veterani di Phoenix, Maclear lo definisce un programma per portare a termine l’omicidio di massa e il genocidio progettato.

Mentre Burns celebra i veterani di combattimento come gloriosi eroi dell’epopea americana, Maclear mostra come i dirigenti di guerra indottrinarono le truppe attraverso ipocrite menzogne, per scatenarle contro civili  innocenti. E aggiunge che nel 1968 la CIA sapeva che le forze militari americane non avrebbero potuto vincere la sensibilità patriottica del popolo vietnamita, per cui si era attrezzata per eliminare i membri dell’infrastruttura civile della rivoluzione, attraverso la tortura e il terrore.

Phoenix infatti, come Maclear ha reso chiaro 42 anni fa, è diventato il modello per il consolidamento del potere americano, e le squadre SWAT (Special Weapons And Tactics) hanno rappresentato il braccio armato dell’impero globalizzato, per  controllare le rivendicazioni dei movimenti sociali e  soffocarne le istanze di ribellione al sistema.

Bart Osborn  insieme a molti altri veterani, testimoniarono poi al Congresso sul programma Phoenix, e sulla base della loro testimonianza, nel 1971 quattro congressisti dichiararono che Phoenix aveva praticato crimini di guerra e violato le Convenzioni di Ginevra.

Nel 1973, Osborn, insieme ai veterani Air Force Perry Fellwock e Tim Butz , ha costituito il Comitato per la Ricerca d’Azione sulla Comunità di Intelligence (CARIC) in risposta alle rivelazioni sul ruolo della CIA durante il Watergate.

Allo stesso tempo nel 1973, Norman Mailer e molti suoi colleghi crearono «The Fifth Estate» per contrastare l’intervento segreto della CIA negli affari politici e sociali interni dell’America. Nel gennaio 1974, CARIC e «The Fifth Estate» si unirono per creare un comitato. Il piano era quello di organizzare gruppi sul campus e nelle comunità per indagare e scrivere sulla CIA.  «CounterSpy» fu la loro unica pubblicazione.

Prima che le forze di sicurezza, insieme alla complicità dei media sovvertissero CARIC, l’organizzazione riuscì a lavorare con la British Corporation e con Granada Television, per produrre un documentario sui prigionieri politici in Vietnam.

Titolato anche «Una questione di tortura», fu poi  soppresso, ma vale la pena considerarlo come un antidoto al film di Burns, così come alla propaganda filmografica sulla guerra del Vietnam, durata per 40 anni.

I film sulla guerra del Vietnam costituiscono un nutrito filone cinematografico, finanziato da importanti studi cinematografici di Hollywood, e ha rappresentato un’efficace propaganda ideologica, attraverso la divulgazione dell’epopea americana, vittima di una guerra interminabile, per colpa dei pericolosi vietcong, che duri a morire, hanno difeso strenuamente la loro patria.

La ferita rimasta aperta per anni nel cuore del patriottismo americano, la disfatta in sud-est asiatico,  ha rappresentato per anni l’occasione per Hollywood di portare al cinema l’assurdità di tale conflitto e della guerra in generale. Ma i film sul Vietnam sono sempre e solo di un tipo: quello di celebrare comunque la sacralità dell’eroismo americano, anche attraverso la critica verso la violenza della guerra.

«Taxi Driver» per esempio, è un capolavoro ruvido e introverso, espressione delle memorie dal sottosuolo metropolitano di Martin Scorsese. Il realismo della pellicola interpreta perfettamente la brutalità sorda e la disperazione borderline della vicenda.  «Era la metà degli anni ’70 e a New York andava tutto a rotoli – ha raccontato Scorsese -. Il governatore ci aveva mandato al diavolo, disse che non ci avrebbe aiutato. Nello script c’era scritto che Bob doveva andare su e giù per l’ottava, tra la 42esima e la 57esima. Era perfetto! Era la zona in cui si riprendeva di più il senso di violenza in città. Anche se faceva parte del mio background a New York, l’aria di violenza in quella zona d’estate, di notte, era palpabile. Si percepiva chiaramente e a volte era molto pesante».

Ma Travis Bickle resta un eroe e una vittima, lui che lavora a tarda notte nei quartieri più squallidi di New York, dove i clienti sono perlopiù prostitute, tossicodipendenti e ladri. Travis è comunque visibilmente disgustato e sempre più disadattato,  via via che si inoltra nel ventre oscuro della città. Questo disgusto lo porterà ad odiare i delinquenti e le prostitute che si aggirano per le strade notturne di New York e a compatire le loro vittime, fino a pensare di uccidere un senatore.

Insomma una ribellione sorda e disperata al sistema.

Apocalypse now, nato dalla fervida genialità di  F.F Coppola e John Milius, segue la parabola discendente nel caos, diventando più che un film sulla «follia della guerra», un «film folle sulla guerra», dove follia significa esaltazione artistica dell’«orrore della guerra».

Il personaggio-icona del film, l’esaltato colonnello Kilgore (Robert Duvall), così apparentemente sopra le righe, in realtà è un eroe americano che fa il suo mestiere, cerca di tenere in piedi il suo sistema di valori contro ogni circostanza. Così come i generali ottocenteschi giocavano a scacchi mentre i mortai fischiavano nei paraggi, Kilgore pensa a fare surf, mentre il napalm si gonfia e divora la giungla dietro di lui. La guerra è sempre stata un lavoro, insomma, e nei lavori ci si abitua a tutto.

John Milius sulla faccenda di Kilgore, del surf, e in generale sullo spirito dei ragazzi rappresentati in Apocalypse Now dice in un’intervista: «La guerra del Vietnam è stata una guerra californiana. Era sì uno scontro tra culture, tra gli USA e questa terra asiatica lontana, ma ancora di più precisamente era uno scontro tra la cultura californiana e la cultura asiatica. C’era musica della California e simboli degli Hell’s Angels sugli elicotteri mitragliatori, è stata una guerra caratterizzata dalla cultura californiana».

Kilgore insomma è un totem vivente della cultura statunitense che si va a contrapporre a quella di Charlie. Kilgore è la normalità di casa trapiantata in Vietnam: appare folle per contrasto ma è assolutamente lineare come linea di condotta. «Voglio dire, che c’è di strano? Ha perfettamente senso fare surf in Vietnam! Nell’esercito si fa sempre sport in guerra, viene anzi incoraggiata la sportività tra i militari nel tempo libero. In Vietnam c’è un oceano, ci sono onde, puoi fare surf. Ha più senso fare quello che giocare a football!» (John Milius).

Infine «Il cacciatore» è un film sulla guerra del Vietnam, ma anche sull’amicizia, sulla comunità, sulla rielaborazione di un lutto dell’intera nazione americana. Cimino sceglie di seguire la vita di un gruppo di giovani operai di un’acciaieria in Pennsylvania. Il film è anche un romanzo di formazione in cui i protagonisti sono proletari e provinciali, dove la guerra del Vietnam è la prima occasione di uscire dal perimetro della comunità.

Sono passati solo tre anni dalla caduta di Saigon e dalla fine della guerra e il cinema statunitense inizia a parlarne in modo critico e coraggioso. Ma i protagonisti restano ancora  i veri eroi dell’epopea americana, vittime straziate dalla guerra e dalla malvagità del furore vietcong.

Il «colpo solo» della caccia al cervo di Mike, si muta ben presto nel «colpo solo» della pistola puntata alla tempia della roulette russa. Infatti il regista ha affermato in più interviste che la lunga scena della tortura nella capanna-prigione lungo il fiume, compiuta dai vietcong che costringono i prigionieri al gioco mortale, non è altro che la sintesi di quello che fu la guerra del Vietnam.

Nulla sui crimini di guerra prodotti dalla politica imperialistica degli Stati Uniti.

Spooks and Cowboys, Gooks and Grunts Part 2

Nulla sul Phoenix Program (parola collegata a Fenghuang, la fenice cinese), un programma progettato, coordinato ed eseguito dalla CIA, da forze speciali statunitensi, forze speciali operative provenienti dall’Australian Army Training Team Vietnam (AATTV), e dai servizi di sicurezza della Repubblica del Vietnam (Vietnam del Sud).

Il programma si prefiggeva di identificare e «neutralizzare» (attraverso infiltrazione, cattura, terrorismo, tortura ed assassinio) l’infrastruttura del Fronte Nazionale di Liberazione del Vietnam del Sud (NLF o Viet Cong). La CIA lo descrisse come «un insieme di programmi che cercavano di attaccare e distruggere l’infrastruttura politica del Viet Cong».

Le due componenti principali del programma erano le Provincial Reconnaissance Units (PRUs) e i centri regionali di interrogatorio. Le PRUs dovevano uccidere o catturare i sospetti membri del NLF, ed anche i civili che si pensava conoscessero le attività del NLF. Molte di queste persone furono condotte nei centri d’interrogatorio e spesso torturate allo scopo di ottenere informazioni sulle attività vietcong nell’area. Le informazioni estorte nei centri venivano passate ai comandanti militari, che le avrebbero usate per affidare alle PRUs ulteriori missioni di cattura ed assassinio.

Il programma fu attivo tra il 1965 ed il 1972, e simili iniziative si registrarono prima e dopo tale periodo. Gli uomini del Phoenix «neutralizzarono» circa 81 700 sospetti agenti, informatori o simpatizzanti NLF, di cui perse la vita un numero compreso tra 26000 e 41000.

 

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

24.11.2017

Pubblicato da Rosanna

Ho insegnato italiano, latino e storia in un Liceo Classico, la mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso gli interstizi dell'informazione, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale ...
  • cristina cappugi

    Provo ancora un piacere intenso quando ripenso alla fuga degli Americani attaccati agli elicotteri…

    • pincopallo

      Io sogno di vedere Tsahal fare la stessa fine in Palestina….

      • Winston Smith

        Io invece spero che Tsahal massacri, senza nessuna pietà, quei pezzenti di palestinesi.

        • pincopallo

          Lo sta già facendo, non lo sai ?
          Ggoooooooooooooodi

    • Winston Smith

      È la stessa sensazione che provo quando Tsahal massacra qualche terrorista palestinese…. ma guarda un po’!!!!

  • gix

    Di questa guerra ricordo ancora l’assurdità del racconto riportato dai telegiornali, i nostri ovviamente del tutto appiattivi su quelli americani. Prima di ogni altra cosa la surreale conta dei morti giornalieri, naturalmente quelli vietnamiti, anche oltre l’analisi della situazione generale dal punto di vista militare. Dopodiché la sequenza quasi interminabile di film, tra i quali molti con esplicita presunta autocritica americana, inizialmente ben accolta come la capacità di una vera democrazia di riconoscere i propri errori, ma in seguito sempre più sospetti nella loro sempre più scontata descrizione della tragedia della guerra, vista però solo da una parte, naturalmente sempre e solo quella americana. Tutto sommato una vera e propria sottile e paracula opera di propaganda, dove da una parte si vede il soldato americano in guerra, che con tutti i suoi dubbi, le sue paranoie e i suoi eccessi di follia, rimane comunque pur sempre uno che fa il suo dovere ed uccide i nemici, pur se con le sue debolezze di essere umano. Dall’altra parte l’assoluta inconsistenza descrittiva, specie dal punto di vista umano, del nemico vietnamita, con l’unica accortezza di non sminuirne troppo il valore militare, per non screditare quello del militare americano. Un vero e proprio orrore…per dirla alla Kurtz.

    • Infatti credo che tutti i film sul Vietnam siano film di propaganda della cultura americana, anche se apparentemente critici, anche se molto profondi, come Apocalypse Now, perché tutto sommato sono affreschi molto attraenti di vicende umane, che viaggiano nel profondo della coscienza yankee e ne descrivono i dubbi, le debolezze, le tragedie ed anche le sconfitte. E’ il mondo americano che entra in gioco, e l’autodenuncia ne rappresenta una sorta di esorcismo salvifico, molto utile per lavarsi la coscienza e tornare così purificati al solito sporco lavoro di conquista.

      • William Wilson

        e allora “bullett in the head” e “combat shock” ?

    • pincopallo

      Io invece ho impresso nel cervellino quell’elicottero a cui cercano di aggrapparsi i criminali ameri_CANI e quella bimba vietnamita che corre nuda in mezzo alla strada, terrorizzata. (Scena che i badroni avrebbero voluto cancellare dalla Storia)

      • Alessandro Guardamagna

        Se l’elicottero è quello che si stacca dal tetto dell’ambasciata americana a Saigon nell’Aprile del ’75 all’entrata delle forze Nord Vietnamite in città, allora le persone appese al carrello d’atterraggio non sono criminali – almeno apparentemente – ma civili sud vietnamiti che stavano cercando di lasciare la capitale temendo rappresaglie dei vincitori.

      • Winston Smith

        Quella bimba vietnamita che corre nuda in mezzo alla strada, poi scelse di vivere nel mondo libero nel quale riuscì ad evitare di nutrirsi di larve di insetti…. fortuna che, purtroppo, non ebbero buona parte dei suoi connazionali proprio a causa della sconfitta statunitense in Vietnam.

    • Winston Smith

      Già… oltre un milione di vietcong morti, a fronte di poco più di 50.000 statunitensi….. nemmeno Annibale a Canne riuscì a compiere, in proporzione, un massacro simile.
      E figuriamoci quanti altri maiali viet sarebbero crepati, se il mondo libero avesse vinto :-).

  • DesEsseintes

    Ma in effetti Kilgore era un normalissimo signore che faceva il suo mestiere…cos’altro sarebbe…?

    Ci sarnbe tanto da dire e di veramente controcorrente invece si oreferisce ripiegare sui moralismi alla Gianni Minà.

    • William Wilson

      di’

  • Truman

    Vale forse la pena di ricordare del citato film “Apocalypse now” che la trama del film è copiata pari pari dal romanzo “Cuore di tenebra” di Conrad, il quale evidentemente quando scriveva il romanzo nel 1899 non poteva conoscere la guerra degli USA contro il Vietnam. Può sembrare strano il nome del protagonista, Kurtz, a chi non sappia che nei film americani i cattivi possono essere solo tedeschi. E Marlon Brando dovette recitare il ruolo del cattivo anche se non ne aveva voglia.
    Insomma uno dei maggiori successi di Hollywood parla del Vietnam con un protagonista dal nome tedesco e una trama di un secolo prima. Questa è la realtà del cinema.

    • DesEsseintes

      Certo che un cattivo dal grandissimo carisma con la testa pelata che alla fine della sua carriera abita sulle rive di un lago e arriva un killer misterioso a ucciderlo…io dico che ricorda qualcuno…voi…?

      Perché il cattivo pelato al killer gli dice “Sei solo il garzone di bottega”…quindi quelli che nella storia quella con la S maiuscola hanno ucciso il pelato (quello con la P maiuscola) erano i garzoni dei “veri” proprietari della bottega…mah…chissà se il regista italo americano ci ha pensato…

      • Quasar

        in realta’, almeno per come l’ho interpretato io, e kurtz che decide, attraverso il potere, temporaneo e limitato come gli umani, di cui dispone, di farsi uccidere per poter “transcendere” (la condizione umana)

        offre a willard, come pagamento, sostanzialmente il suo posto (e la futura possibilita’ di transcendere) in cambio dell’uccisione ma willard rifiuta

        • DesEsseintes

          Vabbe’…i misticismi evoliani servono per gli spippettamenti…

          Non ti sembra che un signore dalla testa pelata, dotato di un carisma leggendario, che si trova sulle rive di un lago, dove ha costruito una sua repubblica e che viene ammazzato da mandanti con cui ha degli ambigui legami, somigli a Mussolini a Dongo?
          Probabilmente è un caso o forse no, non lo so, però è una analogia curiosa.

    • In realtà credo che il’ispirazione a “Cuore di tenebra” di Joseph Conrad, rappresenti il plus valore culturale del film, infatti il capitano Kurtz fa un viaggio nell’orrore della guerra, una discesa lungo il fiume nero del Vietnam, il Mekong (in realtà il fiume Pasangjan, nelle Filippine) che è un tragico naufragio nei gironi danteschi dell’Inferno … questo è stato “Apocalypse Now”, un affresco paranoico e allucinato della zona oscura della coscienza americana, l’orrore rappresentato dalla volontà di potenza di un popolo che, in quel frangente, ha venduto l’anima al diavolo.

      • PietroGE

        Quello che fa il viaggio lungo il fiume Mekong alla ricerca del colonnello Kurtz con l’ordine di ‘terminare il suo comando’ era il capitano Willard. In realtà del Vietnam e dei Vietkong non si vede assolutamente niente se on qualche scena in cui fanno da bersaglio per le armi automatiche dagli elicotteri. Il film è un affresco della società americana della fine degli anni ’60 : droga, cinismo, individualismo esasperato. Un Nietzsche riveduto e scorretto. Interessante cosa dice Kurtz nei suoi soliloqui, l’ammirazione per l’assenza di moralità e di umanità considerate sinonimo di debolezza e condannate come portatrici di sconfitta. Un film interessante e profondo per chi sa vedere al di là delle scene di guerra spicciola.

        • Sì certo, io ho fatto una sintesi estrema, confrontando i due personaggi chiave, quello del romanzo e quello del film … il capitano Willard infatti non è che l’alter ego “positivo” del colonnello Kurtz, che è stato il primo a fare il viaggio all’inferno … così come nel libro Marlow si addentra nel continente alle dipendenze della Compagnia che lo aveva assunto e i cui interessi erano basati sulla razzia di avorio … quindi due tipi di imperialismo messi a confronto, quello inglese e quello americano … entrambi intesi come occupazione e sfruttamento di territori stranieri, con l’aggiunta di predazione e genocidio di indigeni. Ma a questo punto sorge spontanea una domanda: chi è il vero eroe? Kurtz che preferisce morire perché disgustato da quell’orribile carneficina ? o il capitano Willard , che tutto sommato ha compiuto felicemente la propria missione, quella di servire il sistema imperialistico americano, che si occupa principalmente di depredare le risorse altrui ?

      • Quasar

        in realta’ il libro e’ in parte diverso dal film perche’ descrive la presa di coscienza del protagonista che era londra (e quindi implicitamente la societa’ occidentale a quei tempi rappresentata da londra) la radice del male attraverso la ricerca del potere assoluto al quale (quasi) nessuno (e quindi nemmeno kurtz) riesce a resistere

        la vera domanda del libero penso sia: cosa faresti tu se fossi al posto di kurtz?

        il film invece penso porta piu’ in la’ questa domanda con: accetteresti di prendere il posto di kurtz (e avere il suo potere assoluto)?

        • DesEsseintes

          Kurtz è lo stesso Conrad, il libro è un ambiguo viaggio nell’inconscio dell’uomo abitato da istinti primordiali e brutali che da un lato si riconosce debbano essere regolamentati (il discorso sui romani che arrivano in Inghilterra) ma dall’altro è evidente che Conrad si identifica con quella smania di potere assoluto che secondo lui è la vera natura dell’uomo, quella che la gente comune non ha il coraggio di guardare in faccia (vedi la scena finale con la vedova).
          Il problema è che l’ordine dell’impero, che dovrebbe emendare la bestialità della natura umana, in Conrad è evidentemente la stessa cosa di quegli istinti, solo che è istituzionalizzata e quindi per lui diventa “giustificata”.
          Conrad ama tutti i capitani delle sue navi mentre Melville li disprezza anche se è disposto a capirli.

        • Sì certo, il libro è sempre necessariamente diverso dal film che ha ispirato, non potrebbe essere diversamente visto che gli autori sono diversi, ed ognuno ne ha dato una propria interpretazione … comunque entrambi raccontano la storia dei due imperialismi, quello inglese e quello americano, veri e propri sistemi predatori della ricchezza altrui, abbinati a massacri e genocidi degli indigeni.

          • Alessandro Guardamagna

            La critica della guerra e in senso lato dell’imperialismo che l’ha voluta è presente in Apocalypse Now, ma rimane in secondo piano rispetto all’affresco che emerge della coscienza umana, che si staglia contro un background ora onirico ora allucinante che è il conflitto, trattato però in secondo piano.

    • yakoviev

      Nessuno, neanche fra i registi più “onesti”, ha avuto il coraggio di fare un film dal punto di vista vietnamita, dove gli americani siano davvero “gli altri”, il nemico. I vietnamiti sono solo qualche donna violentata o qualche contadino ucciso (i cui assassini verranno comunque “assicurati alla giustizia”), oppure “ombre”, figurine di combattenti che avanzano e cadono come bambocci. In ogni caso sono sempre visti come alieni, gente pronta a sacrificarsi non come eroi, ma come api o formiche che difendono il proprio formicaio o alveare.

      • Alessandro Guardamagna

        E’ vero, quasi sempre. Ci ha provato Oliver Stone con Tra Cielo e Terra ma il suo – che ha una donna per protagonista – rimane un episodio isolato.

  • televisione falsa

    tutto quello che e’ made in USA e’ falso

  • Ronte

    Le guerre sono occasioni speculative immense per banche e affiliati.
    La famiglia Rothschild è proprietaria, tra le altre cose, di Banche Centrali in tutto il mondo.
    Sassoon, imparentato e affaccendato con quella famiglia, è il Padrino di ‘Casaleggio Associati’…..Grillo….M5S…..
    Da buon intenditore, poche parole. E prometto di non replicare a eventuali risposte della Spadini.

    • Ybodon

      sei un complottista! L’analizzare le cose vale per il vietnam, vale per Trump, vale per il PD, vale per il comunismo e per il fascismo. Vale per il main stream e per la propaganda globalista.
      Dobbiamo porci domande e capire dove sta la fregatura in ogni cosa……
      poi…posare il cervello e non usare lo stesso approccio con il m5s.

      °_°

      • Ronte

        Il complotto non esiste più, dato il malaffare cancerogeno mondiale: Il problema sta invece nei troppi creduloni ai quali piace essere fottuti sino a toccare il ‘masochismo’…

    • pincopallo

      In tutto il mondo tranne che negli “stati canaglia” :-))

      • Ronte

        A quanto risulta sono soltanto 9.

  • pincopallo

    Kilgore in Vietnam come Patton in Sicilia !

    I criminali di guerra (tra gli altri) che Hollywood ha consacrato come eroi…

  • Vamos a la Muerte

    Hollywood è sempre stata una formidabile Arma di Propaganda nelle mani dell’Imperialismo Yankee. Nulla più.
    Attraverso filmetti di basso livello intellettuale ma di straordinaria tecnica da decenni l’industria cinematografica Made in Usa sta lobotomizzando – e continua a lobotomizzare – milioni di bamba non usi ad utilizzare il cervello.
    I film sul Vietnam non fanno differenza rispetto al resto del mare Magnum della Propaganda Usa.

    • Emilia2

      Gli americani nel Vietnam cercavano anche di impedire che il comunismo dilagasse in tutta l’Asia.

  • Primadellesabbie

    É stata una grande finestra dalla quale si poteva vedere una realtà che contrastava nettamente con quanto, fin lì, si recitava sui palcoscenici ufficiali di tutto il mondo.

    (Se si ascoltassero, trovandole, le notizie diffuse allora sulla guerra di Corea, sapendo, come sappiamo oggi, che fu distrutto fino all’ultimo edificio di quel Paese, forse si capirebbe, almeno un poco, la vicenda della Corea del Nord.)

    Aprirla e tenerla aperta é stata un’impresa ad ogni livello, difficile da spiegare.

    Quante cose abbiamo saputo e imparato…..e a quante bassezze abbiamo dovuto fare l’abitudine da allora!

    Pensiamo con rispetto a quella gioventù e a quella stagione!

  • giulio pelernei

    “La guerra del Vietnam è stata iniziata in buona fede da persone oneste per gravi equivoci, eccessiva sicurezza americana e fraintendimenti dovuti alla guerra fredda”.
    In pratica: “Credevamo che… ma poi ci siamo accorti di…”.
    Il problema, dunque, non è quello della bontà ma quello della fede…
    La buona fede è il messaggio subliminale di tutti i film sul Vietnam della New-Hollywood degli anni 70-80.
    Ma siccome la buona fede era in realtà “buona” fede, tutti quei film parlano soprattutto della REDENZIONE.
    Tuttavia, nonostante gli errori in buona fede e nonostante la successiva redenzione, gli Usa hanno prodotto tutte le altre guerre che conosciamo.

  • Alessandro Guardamagna

    Ho trovato l’articolo interessante per la panoramica che fa su alcuni aspetti meno noti dell’intervento americano in Vietnam e per gli spunti che offre relativamente alla trasposizione cinematografica del conflitto.

    Su due aspetti vorrei focalizzare l’attenzione. La guerra fu combattuta anche se sia la dirigenza di Washington, sia lo stato maggiore dell’esercito erano a conoscenza
    – nel 1964 prima dell’invio del primo contingente di truppe combattenti a Da
    Nang nel Marzo 1965 – del fatto che un conflitto tradizionale contro il Vietnam
    del Nord avrebbe richiesto risorse difficilmente impiegabili per gli USA. Il
    livello di sviluppo industriale della società Vietnamita era infatti molto
    modesto negli anni ’60 ed un conflitto tradizionale, seppur imperniato su
    prolungate campagne di pesanti bombardamenti – che furono effettivamente
    lanciate – al Nord tesi ad azzerare le infrastrutture e la produzione bellica,
    e più in generale industriale, dell’avversario non avrebbe sostanzialmente
    intaccato la volontà di continuare la lotta del popolo nord vietnamita, anzi.
    Gli alti comandi militari sapevano che l’unica via per vincere sarebbe stata quella di dislocare nel sudest asiatico truppe e risorse necessarie per sradicare sistematicamente i vietcong e l’ANV, e questo, oltre a poter richiedere decenni, avrebbe comportato il
    trasferimento in Vietnam di gran parte delle truppe americane stanziate in
    Europa in piena Guerra Fredda, opzione non fattibile. Questo fu il risultato di
    due wargames giocati – fra i partecipanti vi erano consiglieri della Casa
    Bianca come McGeorge Bundy allora capo del consiglio per la sicurezza nazionale
    e Curtis LeMay, comandante dell’aviazione – nel ’64 e conosciuti con nome in
    codice di SIGMA I e SIGMA II. Di questi si da ampia conferma nei Pentagon
    Papers pubblicati nel 1971 e ripresi poi da Stanley Karnow in Storia della
    Guerra del Vietnam. Sulla pubblicazione dei Pentagon Paper occorre fare cmq attenzione
    perché essi non sono espressione fedele e completa della politica americana del
    conflitto in Vietnam e non contengono tutta la verità – infatti si tratta di una
    raccolta di tutti i piani stilati a Washington da burocrati e militari, ma solo
    quelli approvati dal presidente si confermano come azione politicamente
    perseguita e gli altri rimangono a livello di progetto o proposta. Quindi
    consapevolmente si mentì al popolo americano portando l’America in una guerra
    in cui la vittoria si basava sull’mito dell’invincibilità, che essendo un mito
    rimane falso, e senza che fossero stati individuati dei chiari obiettivi
    militarmente perseguibili.

    Sul cinema rilevo solo che Kilgore in Apocalypse Now, seppur forse personaggio iconico, non è centrale alla vicenda, ma semplicemente uno di quelli su cui si sofferma il
    regista, forse proprio per rappresentare una certa America in guerra, ma quanto costui
    costituisca lo standard, l’eccezione o la follia in Vietnam è difficile dirsi.
    In realtà il film è un viaggio nei meandri più oscuri della coscienza dell’uomo
    – metaforicamente rappresentato dal corso serpentiforme di un fiume che viene
    percorso a ritroso attraverso la giungla – in cerca di verità forse scontate
    come la bestialità dell’uomo verso i propri simili, l’ipocrisia della vita, l’orrore
    della guerra e tutto questo ha nel conflitto in Vietnam il proprio background. La
    narrazione a volte sconfina nell’onirico e l’interesse rimane sempre l’uomo, e
    la guerra in Vietnam è un setting meramente casuale. Per alcune sue atmosfere
    surreali avrebbe potuto essere ambientato in Irlanda del Nord come ’71, o nel
    deserto come Jarhead. Coppola sceglie il Vietnam, e va ricordato che l’ispirazione
    del film è Heart of Darkeness di Conrad, opera in cui lo scrittore polacco naturalizzato Inglese denunciava labrutalità del colonialismo belga in Congo per mostrare gli aspetti meno nobili dell’animo umano. E anche lì il viaggio portava l’io narratore – che in
    Apocalypse Now è il capitano Willard (Charlie Sheen) – a ritroso lungo il corso
    del fiume Congo.
    In Apocalypse Now il regista offre un’immagine più complessa di
    quella di Kilgore e non così iconicamente western proprio attraverso la figura
    tormentata di Willard, che accetta la missione del suo governo di uccidere un
    altro americano, Kurtz, ma inizia al contempo ad interrogarsi sul senso ultimo
    di quanto gli USA stanno facendo in Vietnam – “Li tagliamo in due con una mitragliatrice
    e poi gli offriamo un cerotto per medicarsi” ed “ora mi chiedono di uccidere un
    Americano. Questa volta è diverso” (l’uomo contro se stesso). Altra figura su
    cui il film si incentra molto più di Kilgore è Kurtz (Marlon Brando), che domina
    davvero la scena come evocazione prima di rivelarsi nella parte finale, uomo-emblema
    della coscienza umana e non a caso obiettivo della ricerca.

    Se vogliamo vedere come Hollywood ha finito per rappresentare il Vietnam – senza con questo tacere su chi sostiene falsità cinematografiche e politiche – per completezza
    va ricordato Platoon di Oliver Stone (1987). Qui la guerra, nella sua realtà quotidiana fatta di imboscate, rappresaglie su civili indifesi, assassini e vendette interne in un contesto dove gli obiettivi sfuggono alla vista e alla comprensione – e non poteva essere altrimenti poiché Washington combatté con atto fideistico fidandosi sulla supremazia USA senza
    però avere un chiaro piano per raggiungere gli obiettivi – è vista per quella
    che è, combattuta da gente spesso senza scelta, alcuni idealisti e altri no, che
    cercano di sopravvivere. E se il quadro che ne da Stone è di assoluzione per l’uomo
    che si sforza di compiere il bene in un contesto disumano, non lo è per il
    sistema che gli mente e lo tratta in modo brutale.

    Cordialmente

    • Grazie Alessandro per l’intervento, ampio e sapiente, visto che hai aggiunto altre informazioni di approfondimento alla mia disamina sulla guerra del Vietnam, che per altro non voleva essere assolutamente esaustiva, così come le ulteriori
      interpretazioni cinematografiche a quelle che io ho utilizzato, per corredare gli eventi prettamente storici, con l’arredo della formidabile propaganda Usa, in grado di disorientare le coscienze degli americani rispetto alla percezione di una guerra che è stata prettamente di conquista imperialistica e si è inserita nel contesto orientale, viziato dallo scontro epocale Usa-Urss. Ci sarebbero da dire molte altre cose, sia sulla guerra che sulla filmografia che l’ha rivisitata, secondo la sensibilità dei vari giudizi, che pur essendo anche critici, rientrano però in quei limiti divulgativi che l’impero consente loro. Mi è sembrato anche interessante notare che i due registi Burns e Novick, che hanno raccontato «la storia epica della guerra del Vietnam, come non è mai stata raccontata prima», uscendo sulla rete PBS con un lungo documentario della durata di 18 ore, probabilmente non ricordano il documentario di Michael Maclear «Spooks and Cowboys, Gooks and Grunts» (1975), più rilevante che mai, e validissimo ancora oggi, perché espone le ambiguità soppresse e vergognose che hanno portato alla guerra del Vietnam, e che ne avevano minato il percorso successivo. Il documentario di Maclear è in netto contrasto con quello di Ken Burns, che non è altro che puro revisionismo storico, perché racconta la cruda e tragica verità dei fatti.

  • Winston Smith

    Già… poi, circa una ventina di anni dopo, i vincitori vietnamiti sono andati ad elemosinare, cappello in mano, contratti commerciali agli sconfitti yankee perché non erano più in grado di sfamare la loro gente.
    Sicuramente al popolo vietnamita sarebbe convenuto arrendersi…. ne avrebbero guadagnato in ricchezza, libertà e non sarebbero stati costretti amcibarsi di larve di insetti.