Una volta il mio mito era Che Guevara, oggi é Monsignor Viganò

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Ruggero Arenella

Comedonchisciotte.org

 

I tempi cambiano e fan cambiare le persone. O sono le persone che cambiano, e che fan cambiare i tempi.

Stiamo andando verso una guerra civile, dove la spunteranno Loro, che hanno fomentato la guerra. Che vinceranno grazie ai nostri amici, o parenti, gli inconsapevoli, “le bestie” vaccinate e spaventate: la quinta colonna popolare che serve gli interessi di quelli che li vogliono sterminare. O vinceremo noi, che siamo amici, e parenti delle “bestie”, e li umanizzereremo.

E’ un equilibrio sottile. Loro hanno giocato tutto. Nel poker alla texana si direbbe che sono andati in all-in. Forse Hanno asso-asso in mano. Nella mia esperienza è una delle carte che scoppia più facilmente.

Loro sono pochi. Qualcuno disse che sono 300 israeliti, qualcuno dice che sono 3000. Forse aschenaziti, più correttamente.

Ho ascoltato per intero l’ultimo discorso dell’ex nunzio apostolico degli Stati Uniti, ora arcivescovo, Carlo Maria Viganò’. E’ stato un lungo orgasmo cerebrale.

Il serpente mente. Vuole che mangiamo la mela, vuole che ci disumanizziamo, che ci portiamo al rango della bestia. Vuole che ci mascheriamo, ci vacciniamo, ci microchippiamo. Come ha voluto che vivessimo le nostre emozioni sui server dei loro portali web, come ha voluto che dipendessimo da lui per il nostro lavoro, la nostra casa o la nostra pensione.

I protestanti sono una creazione del serpente. Come le sardine? Forse ho bevuto troppo. O forse troppo poco.

La redenzione è rifiutare l’offerta del serpente. Ma se se saranno in pochi a redimersi, non ci sarà salvezza. Ne vita eterna, e regno dei cieli.

Sulla cima di una montagna vicino a casa mia c’è un momumento a Fidel, un tronco d’ebano cubano piantato a 1600 metri d’altezza.

Era bello quando i buoni erano al di qua della cortina di ferro e i cattivi al di là. Era tutto più semplice. E’ la semplicità che ci ha portato qui, a essere molto più deboli. Più inconsapevoli.

I capi della Rivoluzione d’Ottobre erano ebrei, non puri al 100%, matrilineari, tranne che Trotsky. Fidel e il Che non ci sarebbero stati senza di loro. O senza di “Loro”?

La terminologia cattolica mi ha sempre lasciato perplesso. Non ho mai capito cosa intendessero per “il regno dei cieli”, “la redenzione”, “la vita eterna”. Ma intendevo la terminologia cristiana: “ama il prossimo tuo come te stesso”, è un concettto tangibile. Ho fatto il chirichetto da piccolo. La catechista aveva un debole per me, anche la mia maestra, che però votava Pannella. Sembra una canzone degli Offlaga Disco Pax. Un piccolo mondo antico. Ma oggi ci sono Fedez e la Ferragni.

“Poi vidi un’altra bestia, che saliva dalla terra, e aveva due corna simili a quelle di un agnello, ma parlava come un dragone. Essa esercitava tutto il potere della prima bestia in sua presenza, e faceva sì che tutti gli abitanti della terra adorassero la prima bestia la cui piaga mortale era stata guarita.

E operava grandi prodigi sino a far scendere fuoco dal cielo sulla terra in presenza degli uomini.

E seduceva gli abitanti della terra con i prodigi che le fu concesso di fare in presenza della bestia, dicendo agli abitanti della terra di erigere un’immagine della bestia che aveva ricevuto la ferita della spada ed era tornata in vita.

Le fu concesso di dare uno spirito all’immagine della bestia affinché l’immagine potesse parlare e far uccidere tutti quelli che non adorassero l’immagine della bestia.

Inoltre obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome.

Qui sta la sapienza.

Chi ha intelligenza, calcoli il numero della bestia, perché è un numero d’uomo; e il suo numero è seicentosessantasei.”

“Nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle forze produttive materiali. L’insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona in generale il processo sociale, politico e spirituale della vita. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza. A un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cioè con i rapporti di proprietà (che ne sono soltanto l’espressione giuridica) dentro i quali tali forze per l’innanzi s’erano mosse. Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro catene. E allora subentra un’epoca di rivoluzione sociale. Con il cambiamento della base economica si sconvolge piú o meno rapidamente tutta la gigantesca sovrastruttura… Una formazione sociale non perisce finché non si siano sviluppate tutte le forze produttive a cui può dar corso, nuovi e superiori rapporti di produzione non subentrano mai, prima che siano maturate in seno alla vecchia società le condizioni materiali della loro esistenza.”

Il materialismo storico dipinge la realtà, ma le “bestie” non avranno mai la capacità strutturale di combattere Loro, senza un’altra élite a guidarli nella lotta.

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