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An elderly woman visits a polling station during the presidential election in Moscow, Russia March 18, 2018. REUTERS/David Mdzinarishvili

Una prova per la democrazia russa

DI DMITRY ORLOV

informationclearinghouse.info

Attenzione: la prima parte di questo articolo potrebbe sembrare un inno alla Russia ed un peana per Putin. Non sto però esprimendo opinioni, questi sono i fatti. Accade solo che questi fatti siano cose positive. Non voglio eliminare il lato negativo, ci arriverò a tempo debito.

Il 18 marzo la Russia ha tenuto le elezioni presidenziali. Tutti (o almeno quelli dotati di cervello) si aspettavano che vincesse Putin, ma nessuno si aspettava una vittoria così larga, o con un’affluenza così alta: si è presentato alle urne il 67,47% degli elettori; di questi, il 76,69% ha votato per Putin. Nel caso vi stiate ancora chiedendo se la Crimea faccia parte della Russia (e credetemi, sì, ne fa parte), l’affluenza è stata del 71,53%, di cui il 92% ha votato per Putin. E nella repubblica un tempo separatista della Cecenia l’affluenza è stata del 91,54%. Affluenze record sono state registrate anche al di fuori del paese, tra la grande diaspora russa. Oltre la metà di tutti i russi ha votato per Putin.

Altrettanto degno di nota è stato il modo in cui sono state organizzate le elezioni: il processo è stato pubblico e trasparente, utilizzando schede cartacee contate a mano. I seggi elettorali erano dotati di videocamere. Frodi elettorali, che erano state un problema nelle precedenti elezioni, sono state rilevate solo in un paio di posti ed i risultati viziati sono stati squalificati. Mentre nelle precedenti elezioni gli elettori potevano votare solo dove erano registrati, ora hanno potuto votare ovunque si trovassero, anche negli aeroporti se erano in procinto di viaggiare. Mentre alle precedenti presidenziali seguì da un’ondata di proteste, con numerose persone che si lamentavano di frodi alle urne, questa volta queste voci sono state molto poche. E mentre nelle elezioni precedenti i candidati dell’opposizione hanno ottenuto un considerevole appoggio dalle élite filo-occidentali di Mosca e San Pietroburgo, questa volta l’intero paese è stato abbastanza uniformemente pro-Putin.

I russi sono chiaramente politicamente impegnati, e chiaramente la stragrande maggioranza di loro si fida di Putin. È facile capire perché. Nell’ultimo decennio del secolo scorso la Russia arrivò vicina alla distruzione, ma le sue sorti cambiarono completamente proprio all’inizio del secolo. La maggior parte dei russi può testimoniare che il paese ha fatto un rapido recupero dalle sue precedenti battute d’arresto. È indiscutibile che la Russia sia ora molto più stabile e prospera, e Putin può prendersene il merito. Sotto la sua sorveglianza, Mosca ha resistito al crollo dei prezzi del petrolio e del gas, combattuto gli attacchi terroristici, resistito alle provocazioni ed alle sanzioni occidentali e decisamente vinto la corsa agli armamenti contro gli Stati Uniti (potendo ora tagliare le spese per la difesa). Il paese ha fatto progressi verso il recupero della sua statura di grande potenza mondiale.

Dati l’alto livello di fiducia e rispetto guadagnati, Putin potrebbe semplicemente riposare sugli allori, ma non è quello che ha intenzione di fare. Vuole invece notevolmente migliorare il benessere di tutti i russi e far loro raggiungere la vera grandezza. Finora, è riuscito a trasformare la Russia in un “paese normale”; ora vuole condurlo al trionfo assoluto. Questo, credo, è ciò che sta dietro l’affluenza record e la sua vittoria schiacciante: per una volta, il popolo russo è veramente ispirato ed ottimista riguardo al proprio futuro. L’unica sacca di pessimismo che ho potuto rilevare è nel gabinetto di Medvedev. Nelle immagini televisive della sua riunione post-elettorale, i ministri sembravano molto cupi e un po’ abbattuti. Chi lamenta la presenza di una quinta colonna all’interno del Cremlino può rincuorarsi: dopo la reinaugurazione a maggio, forse Putin chiederà le loro dimissioni.

Fin qui tutto bene. Fino a che punto però questa elezione ha riguardato la scelta elettorale, che è l’essenza della democrazia? Certo, anche solo l’affluenza e la dimostrazione di fiducia verso il leader è un buon modo per legittimarne e rafforzarne l’autorità. Ma la gente non dovrebbe decidere qualcosa votando – qualcosa di più importante di “ho deciso di andare a votare per Putin”?

E cosa significa realmente un voto per Putin, in termini di scelta? Chi lo ha scelto tanto per cominciare? Bene, si scopre che Putin è un felice incidente. Yeltsin lo nominò suo successore, e si potrebbe ragionevolmente scherzare sul fatto che fosse ubriaco al momento e non si ricordasse perché l’abbia fatto. Si potrebbe però anche supporre che Putin sia stato scelto per la sua rinomata scaltrezza nel riciclaggio di denaro sporco e nel mandare offshore i guadagni illeciti degli oligarchi russi (il suo precedente lavoro a San Pietroburgo) e per l’uso intelligente delle sue connessioni KGB (dal suo lavoro prima di questo) per “risolvere questioni”. Ricordate, quello era un periodo in cui i geni al Pentagono, che venivano pagati per star seduti a bersi il caffè, immaginavano che “la mafia russa” fosse una crescente minaccia globale. Putin deve esser piaciuto agli oligarchi, e Yeltsin, in linea col suo programma favorevole ai potenti, ha fatto ciò che volevano.

Sbagliarono però i propri conti. Gli oligarchi pensavano di aver reclutato un altro fedele servitore che, proprio come il predecessore, avrebbe tenuto lo stato debole ed agevolato il proprio spudorato saccheggio. Hanno invece ottenuto un tecnocrate dalla volontà d’acciaio ed un vero patriota. Invece dell’asservimento, gli oligarchi hanno ottenuto la sua “dottrina dell’equidistanza”, secondo la quale potere ≠ denaro (un barone del petrolio di nome Mikhail Khodorkovsky, pensando di poter trasformare la sua ricchezza in potere politico, è finito per andare in galera). Invece di qualcuno che avrebbe guardato dall’altra parte mentre razziavano la società russa, si sono beccati la sua “dittatura della legge”, uno stato russo significativamente rafforzato, e la temibile mafia russa si è sciolta come brina all’alba. Il piano dell’oligarchia di fondersi con l’élite occidentale usando la propria espropriata ricchezza, lasciando la Russia indietro come un guscio appassito, si è scontrato con quello di Putin di ristabilire la “multipolarità” e costringere altre nazioni, persino gli Stati Uniti, a trattare la Russia come pari. Ciò ha provocato le sanzioni occidentali, che hanno fatto ritornare a casa molti oligarchi, facendo rimpatriare loro i propri fondi, amnistiati, per timore che venissero congelati.

E così Putin, per la Russia, è solo un felice incidente. Dato che gli incidenti felici sono in generale molto meno frequenti di quelli infelici, sorge una domanda: come può la Russia produrre in modo affidabile un altro Putin quando arriverà il momento? È sicuramente positivo che il paese abbia sei anni per rispondere a questa domanda, perché queste ultime elezioni presidenziali, così come tutte le precedenti, hanno dimostrato in modo conclusivo che la politica elettorale russa non è la risposta – perlomeno non ancora. Diamo un’occhiata alla “concorrenza” di Putin (tra virgolette perché, a giudicare dai risultati, è stata più che altro un’esibizione).

Chi ha ottenuto il maggior numero di voti è stato Pavel Grudinin, nominato dai comunisti (sebbene non fosse un membro) al posto del loro perenne candidato alla presidenza e leader Gennady Zyuganov, che oramai sta diventando piuttosto anziano. Grudinin non ha rivelato i suoi conti bancari esteri, o il fatto che suo figlio risieda all’estero, cosa che ne ha scalfito la trasparenza. È riuscito comunque ad ottenere il 15% circa dei voti.

Il prossimo in linea è stato il perenne candidato nazionalista Vladimir Zhirinovsky, abbastanza bravo, molto divertente, ma anche piuttosto terrificante perché minaccia sempre di bombardare i nemici della Russia, sia stranieri che domestici. Ciononostante, è sicuramente qualificato per fare il presidente – o, se è per quello, per far parte di un plotone d’esecuzione. Lo si può considerare come un’assicurazione, dà ai nemici della Russia un’ottima ragione per desiderare la buona salute di Putin, perché Zhirinovsky è in attesa, pronto a far loro dire “ahi!” molte volte.

E poi abbiamo una sorta di vincitrice, ma non del tipo presidenziale: Xenia Sobchak. È la figlia di Anatoly Sobchak, primo sindaco democraticamente eletto di San Pietroburgo, coautore della costituzione russa ed amico e mentore di Putin. È un membro pienamente pagato della “gioventù d’oro” russa e può fare praticamente tutto ciò che vuole – tipo candidarsi alla presidenza. Non ridete, ha ottenuto oltre l’1% dei voti! Si è dilettata nel mondo dei reality, nell’industria della moda, questo e quello, è sposata con un attore, ha un figlio di un anno e mezzo e si dice sia incinta.

Mi ha fatto ridere perché ha perso la Crimea ancor prima di mettere il suo nome nel ballottaggio, dichiarando che non approva che sia parte della Russia. Ricordiamo che la Crimea è stata parte della Russia dal 1783, è stata “donata” all’Ucraina da Khrushchev nel 1954, in violazione della costituzione sovietica, e ha poi votato per ricongiungersi nel 2014, dopo che il governo ucraino è stato rovesciato in violazione della costituzione ucraina: un raro esempio di due violazioni costituzionali che si annullano a vicenda.

Il suo slogan era “contro tutti”: si considerava un’alternativa all’intero sistema politico russo. Né lei né i suoi sostenitori hanno capito l’ovvio difetto logico di questa cosa: se fosse stata veramente “contro tutti” allora, per essere coerente, avrebbe dovuto fare una campagna affinché la gente votasse contro tutti, inclusa lei. Ciò che intendeva, naturalmente, era “contro tutti tranne me”. Sarebbe stato uno slogan meraviglioso, se fosse riuscita a spiegare cosa la rendesse così straordinariamente magica. Si è invece lamentata amaramente di tutti gli altri. Credo che la sua campagna presidenziale sia stata in realtà un’intelligente operazione di marketing. Forse aveva qualcosa a che fare col promuovere montature per occhiali: sembrava cambiare occhiali più spesso di quanto la maggior parte delle donne cambi mutandine. Ha fatto anche altri tipi di “product placement”.

Tutti gli altri hanno ottenuto meno dell’1%, ma darò loro una menzione d’onore comunque. C’era il perenne candidato liberale Yavlinsky, il cui motivo per correre di nuovo questa volta (una causa senza speranza data la visione palesemente negativa del liberalismo da parte dei russi) era “Volevo davvero parlare con alcuni elettori”. Poi, in nessun ordine particolare (perché non importa) c’erano l’ultracapitalista Titov, l’ultrasovietico Suraikin e l’ultrarusso Baburin.

Tutti i candidati tranne Putin (che intelligentemente è rimasto fuori della mischia) hanno partecipato a numerosi interminabili “dibattiti”, il cui formato precludeva qualsiasi discussione intelligente. A tutti i candidati è stato concesso qualche minuto per declamare le proprie cavolate, mentre gli altri cercavano di urlargli sopra. Ad un certo punto si sono coalizzati contro la povera Xenia così tanto che l’hanno fatta piangere. L’unica volta che hanno avuto modo di parlare con Putin è stato dopo le elezioni, quando sono stati invitati ad una sorta di incontro di “ringraziamento” al Cremlino, e dove sono apparsi tutti dignitosi, concilianti e riconoscenti.

Tutto molto bello (tranne quando Xenia ha pianto), ma la domanda essenziale rimane, ed è: come può la Russia in sei anni trovare un altro Putin da eleggere presidente? Uno dei motivi più importanti per cui l’Unione Sovietica fallì fu l’incapacità delle sue élite politiche di reclutare e promuovere gente di talento, facendo degenerare il paese in una severa, anchilosata e senile gerontocrazia. Questa cosa è ben nota in Russia, e sono in corso seri sforzi per nominare giovani e promettenti governanti e per mettere giovani con un potenziale di leadership in posizioni di responsabilità ministeriale. Se questi sforzi produrranno il risultato previsto sarà chiaro tra sei anni. Negli anni successivi possono accadere molte cose, sia buone che cattive, ma al momento sembra che il progetto “make Russia great again” vada alla grande.

 

Dmitry Orlov

Fonte: www.informationclearinghouse.info

Link: http://www.informationclearinghouse.info/49038.htm

20.03.2018

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HMG

Pubblicato da Davide