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Trump bombarda la Siria: neanche 100 giorni per essere fagocitato dal sistema

DI FEDERICO DEZZANI

federicodezzani.altervista.org

Nella notte tra il 6 ed il 7 aprile è finita l’effimera parabola del presidente “populista” Donald Trump, fagocitato dallo stesso establishment che diceva di voler combattere: con 59 missili da crociera lanciati su una base aerea siriana, il neo-inquilino della Casa Bianca ha punito “il regime di Assad” per l’attacco chimico di Idlib dello scorso 4 aprile, un’evidente orchestrazione ad hoc. È superficiale affermare che Trump sia succube di Israele o degli alleati sunniti: il raid sulla Siria è una vera e propria resa all’establishment atlantico, ossessionato dal rinnovato attivismo di Mosca in Europa e Medio Oriente. Gli attacchi interni e le faide contro l’amministrazione Trump cesseranno, ma con essi muore anche la distensione con Mosca e le vaghe promesse di neo-isolazionismo. Le elezioni francesi si svolgeranno in un clima di fibrillazione internazionale ed il loro valore aumenta ancora.

L’establishment ha già riconquistato la Casa Bianca

La lotta tra il “populista” Donald Trump e l’establishment atlantico, liberal e finanziario, quello che poggia sull’asse City-Wall Street, non è durata neppure tre mesi: il 20 gennaio scorso il neo-presidente si è insediato alla Casa Bianca e dopo solo dieci settimane, appestate dalla diffusione di dossier, agguati al Congresso, insinuazioni sui suoi rapporti con la Russia, colpi bassi dei servizi segreti, Trump ha infine capitolato.

Tra un combattimento all’arma bianca e la resa, l’immobiliarista di New York ha scelto la seconda strada, chinando il capo ed adeguandosi alle direttive dell’oligarchia. Il gesto di riconciliazione con l’élite atlantica è coinciso col bombardamento della base aerea siriana di Shayrat nella notte tra il 6 ed il 7 aprile, motivato dal precedente attacco chimico su Idlib che gli angloamericani avevano orchestrato ad hoc: 59 missili Tomahawk con cui il neo-presidente ha cestinato la campagna elettorale, le sue promesse di distensione con la Russia ed il vagheggiato neo-isolazionismo, per ricevere il battesimo dell’establishment. Ora Trump è parte integrante del sistema: gli attacchi della stampa cesseranno, il partito repubblicano si acquieterà, la CIA smetterà di produrre scomodi dossier ed il Dipartimento di Stato si allineerà allo Studio ovale.

Poche mosse in rapida successione sono state sufficienti per piegare un presidente che aveva suscitato grandi speranza negli Stati Uniti e all’estero per la sua carica anti-sistema, ma all’atto pratico ha dimostrato di non possedere né la fibra, né l’esperienza, né la forza politica, per imporre la sua linea e liberare la nazione americana dall’élite mondialista. Il 24 marzo l’ammutinamento del partito repubblicano impedisce l’abolizione dell’Obamacare; il 31 marzo l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn si dice pronto a testimoniare davanti alla commissione del Congresso che indaga sul “Russiangate” in cambio dell’immunità; il 4 aprile si consuma nella provincia di Idlib l’attacco chimico imputato al regime di Assad e realizzato dai “White Helmets” finanziati dagli angloamericani. La strage siriana è il test decisivo per Trump: o si piega alla volontà dell’establishment o sarà estromesso. Trump getta la spugna: il 5 aprile, Stephen Bannon, l’anima “populista” della campagna elettorale, è allontanato dal Consiglio per la Sicurezza nazionale per la gioia del Pentagono. Il 6 aprile la Casa Bianca ribalta di 180 gradi la strategia sinora seguita sulla Siria: il Segretario di Stato Rex Tillerson sostiene che Bashar Assad deve essere rimosso e nelle prime ore del 7 aprile, è sferrato il blitz sulla base aerea di Shayrat, da dove sarebbe partiti i fantomatici caccia per gasare Idlib.

Sebbene Mosca disponga di mezzi idonei a neutralizzare l’attacco (i sistemi S-300 e S-400), non si registra nessuna reazione da parte russa: il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, dirà che il personale della base è stato evacuato dopo l’avviso americano dell’imminente raid.

È da notare la tempistica dell’attacco: poche ore prima che il presidente Trump incontri in Florida il leader cinese Xi Jinping e a distanza di pochi giorni dalla visita del Segretario di Stato Tillerson in Russia, l’11 e 12 aprile1. Il blitz statunitense è un monito che la “nuova” Casa Bianca, quella del rinato Donald Trump, lancia al resto del mondo: nessun isolazionismo, nessuna distensione, nessuna divisione del mondo in sfere d’influenza. L’impero angloamericano è vivo ed è pronto alla guerra per difendere la sua egemonia mondiale: esattamente l’opposto di quanto aveva promesso Trump in campagna elettorale, delineando uno scenario di progressivo ritiro degli USA. Smantellamento della NATO, ritiro dal Giappone, fine delle interferenze in Medio Oriente, etc. etc.

C’è chi dice che il bombardando dell’installazione militare siriana sia la prova della dipendenza di Trump dal Likud e dal premier israeliano Benjamin Netanyahu; altri dicono che, oltre a Tel Aviv, il presidente americano abbia voluto rinsaldare i legami con le potenze sunnite regionali, Turchia ed Arabia Saudita in testa. Non sono affermazione errate, ma parziali: quelli israeliani, turchi e sauditi sono pur sempre piccolo o medi nazionalismi.

L’azione di Trump deve essere letta considerando cosa è oggi il Medio Oriente: una grande scacchiera dove il declinante impero angloamericano si confronta con la rinnovata potenza mondiale russa. L’intervento in Siria è prima di tutto una vittoria dell’establishment atlantico, atterrito dai progetti neo-isolazionisti del primo Trump: Washington e Londra sono ancora in Medio Oriente e sono pronte a “contenere” la Russia in qualsiasi quadrante. Nessun Levante in mano ai russi, nessun smantellamento della NATO, nessun attacco al suo corrispettivo politico, l’Unione Europea: è questo il nuovo corso del Donald Trump “normalizzato”.

Sono sintomatici, a questo proposito, gli editoriali della stampa liberal, la stessa che fino al 5 aprile braccava Trump con le accuse di connivenza con Mosca: ora che il presidente si è piegato alla linea “russofobica”, ora che è disposto a combattere l’esuberanza russa in Medio Oriente, ora che la distensione, mai decollata, è morta del tutto, è un fiorire di elogi e ripensamenti.

Striking at Assad Carries Opportunities, and Risks, for Trump2 scrive il New York Times, asserendo che il blitz militare è un’occasione per “raddrizzare” la sua amministrazione allo sbando, riaffermando l’autorità americana nei confronti di Mosca. A president who launches missiles into Syria is a president these GOP Trump skeptics can get behind” titola il Washington Post, assicurando che le fratture dentro il partito repubblicano si riassorbiranno presto, ora che Trump si è adagiato alla linea dei vari neocon. “Trump Shows He Is Willing to Act Forcefully, Quickly” gioisce il Wall Street Journal, cantando le lodi del marziale Trump, vero “commander in chief”.

La chance di Trump e la credibilità persa da Obama” è il significativo articolo di Richard Haas, presidente del Council on Foreign Relations, il tempio statunitense dell’oligarchia atlantica. Afferma l’autore3:

È raro che la storia offra una seconda possibilità (dopo il mancato bombardamento di Obama dell’agosto 2013, Ndr), ma gli Stati Uniti e gli altri Paesi si trovano precisamente in questa situazione. (…) Un’opzione è attaccare le posizioni siriane, soprattutto i campi d’aviazione e gli aerei associati con le armi chimiche. (…). Un’azione militare russa, tuttavia, non è da considerarsi scontata. Il presidente Vladimir Putin potrebbe esitare prima di rischiare e adottare un atteggiamento di sfida, considerando le difficoltà economiche e il riaccendersi delle proteste politiche in patria. (…) Un altro approccio sarebbe quello di fornire attrezzature di difesa antiaerea ai curdi siriani e a gruppi sunniti dell’opposizione ben selezionati. (…). Vale la pena sottolineare che nei prossimi mesi bisognerà fare di più per rafforzare i sunniti locali, che devono poter garantire la sicurezza in quelle aree della Siria che devono essere liberate dai gruppi terroristi. (…). Trump ha l’opportunità di marcare le distanze rispetto al suo predecessore e dimostrare che c’è un nuovo sceriffo in città; Theresa May, la premier britannica, ha un’opportunità analoga. È raro che la storia offra una seconda possibilità: stavolta non va sprecata.”

Ecco qual è la missione del nuovo Trump “addomesticato”: portare a compimento il piano di balcanizzazione del Medio Oriente iniziato nel 2014 con l’improvviso scatenarsi dello Stato Islamico, ritagliando tra Siria ed Iraq un “Sunnistan” ed un Kurdistan, due nuove entità legate agli angloamericani ed agli israeliani. È superfluo dire che tale strategia è inconciliabile con la difesa dell’integrità nazionale degli Stati sostenuto da Mosca ed appoggiata da Teheran.

Lo stesso bombardamento aereo del 6 aprile si inserisce in questa logica di balcanizzazione della regione: nessun jet siriano è partito dalla base siriana di Shayrat per “gasare” i ribelli, ma l’installazione, situata nella provincia di Homs e aperta ai russi nel dicembre 2015, è di strategica importanza per contenere l’ISIS nell’est e nel sud della Siria, le stesse zone in cui dovrebbe nascere il Califfato islamico protetto dagli angloamericani. Non è certamente casuale che i miliziani islamisti abbiamo prontamente sfruttato il blitz aereo di Trump per riprendere l’iniziativa contro le postazioni dell’Esercito Arabo Siriano4.

Gli effetti di una Casa Bianca “rimessa in riga”, superano però i confini del Medio Oriente ed hanno profonde ripercussioni anche nell’Unione Europea, dove, dopo l’elezione di Trump, i movimenti populistici avevano potuto contare sulla sponda americana e su quella russa.

Il voltafaccia di Trump priva i nazionalisti europei del supporto statunitense, in coincidenza per di più di un appuntamento elettorale decisivo per le sorti della UE/NATO: le imminenti elezioni presidenziali francesi. Anziché avvalersi di una cooperazione tra Putin e Trump in chiave anti-Bruxelles, la candidata del Front National affronterà le elezioni in un clima di tensione internazionale e forte polarizzazione, utile ai suoi detrattori per dipingerla come la “quinta colonna”di Putin in Francia.

Constata la conversione di Trump ed il deterioramento sempre più preoccupante della situazione internazionale, la vittoria di Marine Le Pen riveste un ruolo ancora più importante: solo svincolandosi da Bruxelles, che è sinonimo di Unione Europea ma anche di NATO, sarà possibile per i Paesi evitare di essere trascinati nel conflitto tra angloamericani e potenze euroasiatiche che si va delineando all’orizzonte, giorno dopo giorno. Poco importa se a iniziarlo sarà Trump o qualsiasi altro burattino dell’establishment atlantico.

 

Federico Dezzani

Fonte: http://federicodezzani.altervista.org

Link: http://federicodezzani.altervista.org/trump-bombarda-la-siria-neanche-100-giorni-per-essere-fagocitato-dal-sistema/

7.04.2017

Pubblicato da Davide

17 Commenti

  1. La conversione di Trump alle direttive dell’oligarchia è apparente per cui ha accelerato il presunto conflitto tra angloamericani e potenze euroasiatiche che si va delineando all’orizzonte. Anche se è un inganno all’oligarchia, non è condivisibile, come non è auspicabile un attacco nucleare sugli USA da parte del “partito della pace” e guidato dalla Corea del Nord per fermare le oligarchie. Hirohito disse «Noi del partito della pace fummo aiutati dalla bomba atomica nel nostro tentativo di porre fine alla guerra» poiché la Casta dei militari controllava il Giappone da 700 anni. Serve un atto sacrificale di tale portata?

    • Trump prima di tutto pensa a salvare la sua presidenza, e quella appena intrapresa è l’unica via per farlo. Non è un inganno all’oligarchia, è una sottomissione.

  2. avete presente “Ricomincio da capo – Groundhog Day” ?
    ecco siamo sempre li e probabilmente finiremo li.

  3. La politica americana prescinde, come storicamente sempre accaduto, da qualsivoglia presidente. Il sistema si perpetua e non consentirà mai strappi che non siano di facciata, come del resto ovunque nel mondo, con buona pace dei rivoluzionari. Su Twitter.

  4. USA e israele sono il male del mondo

  5. Vorrei suggerire di provare a vedere le cose in una maniera più “logica” considerando quali sono le dinamiche della politica.
    Normalmente, nonostante quello che possa sembrare dal main-stream, le politiche (in genere) di una nazione, e a maggior ragione di una nazione come gli USA a capo dell’impero, non vengono determinate dal presidente di turno eletto dal popolo.
    Nella realtà dietro il teatro mostrato alla plebe, è il contrario.
    Le scelte sono indotte (questo dovrebbe essere piuttosto ovvio e chiaro) e si manipola e spinge affinchè il popolo scelga il presidente più “adatto” a portare avanti certe politiche.

    Mi viene il mal di pancia quando leggo che Trump avrebbe fatto un voltafaccia, o ancora peggio che Trump sia stato fagocitato e annullato dall’establishment che voleva combattere!

    Ho sempre creduto (e scritto) che Trump è il presidente adatto per fare una certa politica, probabilmente di guerra e di strappo al contrario di Obama che (infatti nobel per la pace a prescindere) aveva il ruolo di buonista.
    Per ruolo intendo “ruolo mediatico” non effettivo! Il “Presidente” è la faccia mostrata al popolo e ha generalmente certe caratteristiche mediatiche o gliele si attribuisce con alcune forzature. Ma tutto a scopo mediatico!
    Se la programmazione degli USA nei prossimo anni è di fare una politica di restrizione sui migranti, di fare alcune guerre o finte guerre etcetc, il presidente più adatto è uno come Trump che nel farle avrà alla fine il consenso di chi lo ha votato che lo ha votato apposta per vedergli fare quelle cose! La classe media americana è guerrafondaia, incazzata contro gli immigrati e contro tutto e tutti per la condizione in cui è caduta negli ultimi anni. E a convogliato il suo voto di protesta su Trump che non dimenticate è un “rappresentate” non uno che si sveglia al mattino e decide per fatti suoi e gusti suoi, la politica dell’impero.

  6. Abbastanza d’accordo con Gino2, il che presuppone che anche questo Presidente, come il precedente e tutti gli altri, fa parte di un teatrino, purtroppo spesso tragico. La preparazione degli ultimi giorni è stata palese, attentato in Russia, falso bombardamento con gas, dopodiché colpo dello sceriffo. Ma sul campo cosa è successo? Un bombardamento che poteva essere agevolmente contrastato con le proprie difese antimissile dai siriani e dai russi, e non è stato fatto. Poteva essere un colpo a sorpresa molto più grave e così non è stato, perché l’obiettivo era stato precedentemente evacuato. Manca il terzo indizio, per ora (almeno non è a noi noto), per fare una prova su eventuali accordi sottobanco tra Russia (e suoi alleati siriani e non solo) e amministrazione Trump. Poi guardiamo Trump, il personaggio. Ricco di suo, non aveva certo bisogno di “scendere” in politica, a meno che non l’abbia fatto per fare un favore a qualcuno; l’America non è l’Italia, è grande e tollera facilmente personaggi come lui. A meno che non sia impazzito, cosa sempre possibile, uno che ha fatto finora la vita che ha fatto lui, non si pone tanto il problema di cosa fare e come farlo, compreso contraddire se stesso dalla sera alla mattina. Il che però non presuppone che non vi sia un senso nelle cose che fa o che gli viene detto di fare. Qualcuno ha forse pensato che la Merkel è impazzita, quando dalla sera alla mattina ha totalmente rovesciato le politiche antimigrazione della Germania? Al momento il voltafaccia di cui parla Dezzani è certamente indiscutibile, ma aspettiamo a vedere cosa succede dopo.

  7. Sto rivalutando quel post sugli zombi di qualche giorno fa.

  8. Luttazzi raccontava, come battuta, che ogni presidente statunitense, appena eletto, viene portato in una stanza in cui assiste ad un video sull’assassinio di JFK ripreso da una angolazione mai vista. Probabilmente a Trump lo hanno mostrato con qualche mese di ritardo.

    • pur di non ammettere di aver creduto a “babbonatale” Trump io tirerei fuori gli alieni che lo hanno sostituito con uno sotto il loro comando! 🙂

  9. la strategia americana da sempre è la stessa , ed è dettata dalle esigenze geopolitiche che riguardano la contrapposizione alla Russia ed alla Germania per impedirne l’unione. Trump invece aveva individuato come obbiettivo strategico principale la contrapposizione alla Cina .L’ apparato americano non ha fatto altro che riportarlo su quella che è la strategia storica degli Stati Uniti .

  10. Al solito analizzando quello che si riesce a vedere sul terreno si fa più luce che seguendo, anche in modo critico, il main stream o anche tanta informazione “libera” che in realtà agisce su riflessi pavloviani al mantra. Vediamo le implicazioni “militari” della faccenda.

    1) Il comando USA, è una azione USA e non NATO, dichiara di aver lanciato 59 missili tomahawk, l’imagery satellitare privata ed i droni russi mostrano 23 impatti sicuri, degli altri si ignora al momento il destino

    2) La base aerea tornerà operativa in pochi giorni, le piste sono intatte, sgli shelter con gli aerei funzionanti intatti, la base è spoglia di ogni attrezzatura rilevante, o è una base secondaria, ma per i siriani in questa guerra non c’è nulla di “secondario” o è stata sostanzialmente evacuata

    3) I russi non hanno sparato ai missili, avevano almeno tre sistemi in grado di attingere la salva USA, ne lo hanno fatto i siriani, che pure ne avevano la possibilità

    4) il quadro politico: Trump attendeva ad ore Xi, ed il giorno prima era stato silurato Bannon, per di più l’intelligence gli aveva fornito le “prove” della resposnabilità siriana del gasamento dei bambini siriani. Con soddisfazione e sollievo alla loro ansia trumpiana i burattini europei trovavano unanime accordo sull’azione, cosi come Erdogan trovava modo di uscire per qualche giorno dal vicolo in cui si è cacciato con il fallimento militare e politico della avventura nel nord della Siria, cosi come i Sauditi trovavano un ulteriore schermo alla loro macelleria Yemenita, fatta con pieno supporto europeo, ricordiamolo

    C’è qualcuno che critica i russi perchè non hanno abbattuto i missili, è una considerazione ridicola, perchè avrebbero dovuto bruciare costosissimi missili contro dei tomahawk mandati a colpire aerei obsoleti ? Sarebbe stata un’azione molto stupida, controproducente, politicamente sbagliata, i missili sono schierati, al momento, per difendere le basi e gli assetti russi, se i russi sono stati avvertiti del bersaglio non avevano alcun interesse ad intercettare i missili.

    C’è uno scarto tra i missili lanciati e gli impatti verificati, è da escludere che da navi veterane della guerra missilistica imperiale, come il Porter, partano colpi farlocchi, come qualcuno ha anche scritto, ci sono varie ipotesi, il tomahawk è datato come concezione, ma rimane un assetto di una certa consistenza sul piano delle contromisure, l’ipotesi meno critica per gli USA è che abbiano colpito altri obiettivi non dichiarati ne da una parte ne dall’altra (pertanto se non designati congiuntamente almeno concordati) perchè se lo scarto è il risultato di una manipolazione russa o siriana della rotta dei missili siamo di fronte ad un duro colpo per quello che rimane un assetto centrale della politica di potenza USA.

    Quindi questa azione si colloca in una dimensione interlocutoria sul piano dei rapporti di forza con i russi, ma offensiva sul piano mediatico e politico, una di quelle situazioni dalle quali è impossibile ricavare risultati positive.

    L’idea di fondo che si ricava al momento è che la lotta interna sta erodendo sempre più il peso strategico degli USA nel mondo, si cercano risultati di breve momento politico che minano sul lungo termine lo spazio di manovra americano. La propaganda si autoalimenta quando arriva al parossismo attuale, come sa bene chi segue i commenti nel tempo, sono sviluppi previsti.
    Anche Israele Turchia ed Arabia Saudita non troveranno vantaggi a lungo termine dalle azioni delle loro classi dirigenti attuali. Sul terreno questa azione avvantaggia i Siriani in modo deciso, la Russia avrà il suo viatico per estendere la presenza in Siria nello spazio e nel tempo, ed i cinesi saranno costretti a stringere sempre più i loro rapporti strategici con la Russia.

  11. Non voglio scrivere su questa burlesca dimostrazione nonché inutile azione di
    guerra, anche se con morti ma quelli sono gli “effetti collaterali” tanto cari agli
    psicopatici usa-nato-€u, azioni che potrebbero portarci a una guerra per degli
    accordi fatti in segreto da politici di dubbia libertà e morale,ma vorrei attaccarmi alla
    struttura stessa dei trattati internazionali taluni dei quali sono stati firmati da
    persone decedute decenni addietro, ma se loro se ne vanno il loro operato resta,
    vorrei mettere in risalto il periodo storico nel quale sono state prese delle decisioni
    in linea coi bisogni in nel momento, forse allora andavano bene, ma attualmente, le condizioni per il mantenimento di tali trattati sono cambiate, il mondo si è trasformato, evoluto,non è lo stesso di 70 anni addietro o giù di li, sono trattati obsoleti, che non rispecchiano l’oggi, ma vogliono imporci lo ieri sul presente, non ci servono a migliorare la nostra vita quotidiana ma ci impongono museruole e divieti, e la cosa peggiore è che non siamo liberi di decidere da noi stessi cosa è o non è buono, utile per noi, che l’Italia abbia una “cavezza” al collo è cosa risaputa, ma perché devo pagare io gli sbagli ed errori di valutazione commessi da persone che nemmeno ho conosciuto? Le nuove generazioni( la mia) la pensano in modo diametralmente opposto quello che pensavano nel lontano 1950 o circa, non posso pensare a un futuro migliore se non spezzo le catene che mi tengono prigioniero e succube di un sistema vecchio,superato, inutile,obsoleto, ma vi rendete conto che ci facciamo influenzare da “vecchi” che applaudivano alle azioni della vecchia e non rimpianta “Unione Sovietica”? Come possiamo evolvere in condizioni simili?

    • Stavo leggendo proprio ora un intervento tratto dal discorso di un grande vecchio italiano, un intervento del senatore socialista Lelio Basso, nel giugno 1973, ad un convegno sul Federalismo europeo (nato nel 1903 e morto nel 1978, nell’anno in cui tante cose nel paese e nella sinistra giungono ad una svolta, l’anno della SME … “Domani farò qui a Firenze all’Università una conferenza-dibattito sul rapporto fra il tipo di Italia che ci configurammo noi Costituenti quando redigemmo la Costituzione e quella che è oggi. Nella Costituzione abbiamo scritto, nel primo articolo: “L’Italia è una Repubblica democratica”; poi abbiamo aggiunto quelle parole forse sovrabbondanti “fondata sul lavoro”; e poi abbiamo ancora affermato il concetto che la “sovranità appartiene al popolo”. Sembra una frase di stile e non lo è. Le costituzioni in genere hanno sempre detto “la sovranità emana dal popolo” “risiede nel popolo”; ma un’affermazione così rigorosa, come “la sovranità appartiene al popolo che la esercita” era una novità arditissima. Contro la concezione tedesca della “sovranità statale”, di quella francese della “sovranità nazionale”, noi abbiamo affermato la “sovranità popolare” quindi democratica. A questo tipo di sovranità io tengo. E allora, quando arrivano al parlamento i “regolamenti comunitari” e ci si dice “sono obbligatori” perché così prevede il Trattato di Roma, io reagisco. A questo proposito ho fatto una lunga battaglia, mi pare nella legislatura passata. Sono riuscito, per tre anni, a tenere in scacco il governo sulla richiesta di delega per approvare questi, “regolamenti comunitari”, con provvedimento delegato. La mia battaglia non era contro il contenuto dei “regolamenti comunitari”, ma voleva sottolineare un aspetto costituzionale. Posi allora, e non solo io, ponemmo in parecchi – naturalmente fummo messi in minoranza – il problema della validità di questa norma del Trattato, perché, secondo la nostra Costituzione, le leggi vengono approvate dal parlamento: non ci può essere una legge, senza approvazione del parlamento. Quando si dice che un certo Trattato ha delegato ad un’Autorità Comunitaria la facoltà di emanare provvedimenti obbligatori, diciamo che quel Trattato dove va essere ratificato con legge costituzionale, perché era una modifica della costituzione. Senza legge costituzionale, a nostro avviso, quei Trattati, almeno per quel che si riferisce alla legge di ratifica, almeno per quanto riguarda quella disposizione, non potevano essere validi. Il parlamento non può essere spogliato della decisione. Naturalmente chi ha sostenuto questa tesi ha avuto torto. Dopo tre anni di battaglia sono state approvate quelle norme comunitarie che noi avevamo tenute ferme. Però io continuo a considerare che qui quello che conta non è che l’Italia viene spogliata della sovranità nazionale, ma viene spogliata della sovranità popolare, democratica, perché noi abbiamo degli organi, come la Commissione Comunitaria o degli organi puramente di potere esecutivo, come il Consiglio dei ministri, che approvano le disposizioni di legge, non avendone, il potere, secondo la nostra Costituzione. Si invoca sempre la norma per cui il Diritto Internazionale prevale sul Diritto Interno. In realtà questa è una norma che va sempre – come dire – bilanciata con le norme costituzionali, perché se dovesse essere interpretata altrimenti noi arriveremmo alle possibilità più assurde. Ripeto, quella che viene calpestata non è la sovranità nazionale, alla quale possiamo benissimo rinunciare, a condizione che sia rispettato, però, il fondamento della sovranità, che per noi è sempre il popolo e deve essere il popolo.” Mi sembra che abbia visto tutto perfettamente appena 40 anni fa.

  12. Ma quando scoppia sta terza guerra mondiale? Non vedo l’ora… Rappresenta paradossalmente l’unica speranza di salvezza mondiale in un mondo geo politicamente ingessato da settant’anni ed avviato verso un inesorabile collasso economico ed ecologico. Forse una guerra con una miliardaria di morti servirà a far rinsavire i superstiti e salvarli… Un miliardo di morti per la salvezza dell’intera umanità. Si ho capito sto delirando ma non poi così tanto…

  13. antifemminismoragusa

    Allora, non per vantarmi ma io l’ho detto subito che trump era un altro pirito liscio. Per essere credibile doveva fare un colpo di stato, incatenare i falsari usurai pedofili e sequestrargli tutti i beni. Già il solo fatto di aver partecipato alle elezioni diceva chiaramente che era l’ennesima truffa machevelodicoafare.

  14. Stiamo dimenticando un “dettaglio” importantissimo, il “quando”. Trump ha ordinato l’attacco alla base siriana mentre era in corso la visita del leader cinese Xi Jinping . Il solo fra gli attori della sceneggiata che non era stato avvertito. Il solo preso alla sprovvista. Si è trattato di un oltraggio inaudito al capo della seconda potenza economica mondiale, che era andato lì per discutere di trattati commerciali e di questioni finanziarie, e invece si è ritrovato di fronte a un capo militare che ha mostrato i muscoli in modo intimidatorio. Un po’ come fecePutin quando diede il via all’intervento in Georgia, anche in quel caso sotto il naso dei dirigenti cinesi che erano al Cremlino in visita. Ne seguirono 15 anni di raffreddamento diplomatico e tensioni fra Russia e Cina. Quei missili, quindi, erano in realtà diretti contro la Cina. E sono andati a segno, tutti quanti. Non a caso l’unico he ha capito il messaggio è stato il premier nord coreano che, giustamente, si è sentito chiamato in causa.