Studio evidenzia efficacia della cannabis a pianta intera nell’epilessia pediatrica grave

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C’è uno studio piccolo di ricercatori inglesi, ma meritevole di attenzione, uscito su BMJ Pediatrics Open, che mostra l’efficacia dell’utilizzo quotidiano di cannabis a spettro completo (contenente cioè tutte le componenti della pianta quindi sia il THC l’ingrediente psicoattivo, sia il cannabidiolo CBD, il principio attivo con effetti neurologici ma privo di azione psicotropa, sia i terpeni che sono molecole aromatiche con proprietà terapeutiche) nel trattamento dell’epilessia pediatrica in bambini refrattari a precedenti regimi terapeutici. I ricercatori hanno osservato un’importante riduzione degli attacchi convulsivi e ulteriori benefici in termini di qualità di vita in assenza di effetti collaterali importanti.

I bambini trattati sono solo 10 di età compresa fra 1 e 13 anni, ma lo studio è da tenere in considerazione perché i ricercatori hanno potuto riscontrare nei piccoli pazienti importanti miglioramenti della loro malattia, ovvero un’epilessia definita grave e precedentemente sottoposta a varie altre terapie senza successo (tra cui anche il trattamento a base di solo CBD).
Infatti dopo il trattamento con un prodotto estratto dalla pianta intera di cannabis (composto da 5,15 milligrammi di THC e 171,8 mg di CBD) è stato possibile verificare una riduzione dell’86% in termini di frequenza della convulsioni e ricadute definite “altamente positive” sulla salute generale e la qualità di vita, in particolare su sonno, alimentazione, comportamento e capacità cognitive. L’unico affetto avverso registrato è stata una maggiore stanchezza prima della dose.

L’importanza di questo studio, dunque, è che mostra che l’estratto di piante intere è superiore rispetto agli isolati di singoli principi attivi (CBD) nella patologia presa in considerazione.

La cannabis è stata utilizzata per millenni nella medicina orientale. In occidente è stato un medico irlandese, il dottor O’Shaughnessy, per la prima volta nel 1843 a evidenziare che poteva essere uno strumento terapeutico per curare le convulsioni perché aveva notato che le tinture di cannabis risolvevano le convulsioni dei bambini con febbre alta. Nel 1971, però, sia la cannabis ricreativa che quella medica furono rese illegali nel Regno Unito e quindi la ricerca sulla cannabis cessò quasi del tutto. È ripresa dal 2018 anno in cui la cannabis terapeutica è stata inserita come medicinale nella farmacopea britannica, grazie anche a genitori i cui figli hanno risposto bene agli estratti di cannabis terapeutica di piante intere mentre, invece, non avevano ottenuto alcun miglioramento con i farmaci antiepilettici convenzionali né con medicinali a base di solo CBD purificato.

N.B.

I prodotti medici a base di cannabis possono essere molto diversi e variano da singoli composti purificati (spesso THC o CBD) a miscele più complesse e possono avere molteplici formulazioni (oli, spray sublinguali, capsule, compresse, soluzioni) che prevedono diversi meccanismi di somministrazione. Non esiste quindi una cannabis terapeutica, bensì molte cannabis che trovano indicazione diverse in varie malattie, è necessario quindi farsi seguire sempre da un medico specializzato nell’utilizzo di questa pianta.
In Italia la cannabis terapeutica può essere prescritta (con i costi a carico del paziente) da un qualsiasi medico per qualsiasi patologia per la quale esista letteratura scientifica accreditata. Per quanto riguarda la rimborsabilità dei farmaci a base di cannabinoidi, la prescrizione è limitata ad alcune patologie (dolore cronico e quello associato a sclerosi multipla e a lesioni del midollo spinale; nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV; come stimolante dell’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa; glaucoma; riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette), ma siccome poi la previsione della rimborsabilità dei farmaci a base di cannabis è competenza dei singoli Sistemi Sanitari Regionali, ci sono delle disparità di accesso ai cannabinoidi medici tra pazienti di Regioni diverse.
Inoltre manca ancora una diffusa e reale conoscenza di questo strumento terapeutico e, per quanto riguarda l’epilessia in particolare, sono state avanzate preoccupazioni per i possibili effetti deleteri della cannabis terapeutica da piante intere nei bambini e nell’adolescenza. Preoccupazioni che, però, dovrebbero essere anche confrontate con i noti effetti iatrogeni dei principali farmaci antiepilettici attualmente utilizzati.

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VB

 

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