Stato di guerra, l’Ucraina cancella le elezioni. E se accadesse anche da noi?

In uno “stato di emergenza o di eccezione” o in uno “stato di guerra”, è facile cancellarle: è quello che ha appena fatto Zelensky.

Nel ricevere e pubblicare l’articolo di Belisario, ci sembra importante una premessa redazionale: abbiamo visto e provato sulla nostra pelle cosa significa “stato di eccezione”, è ciò che abbiamo subito durante l’emergenza Covid, dove tutto e di più era permesso, solo al governo, ovviamente.

Non a caso c’era anche il coprifuoco. E poi l’imposizione del vaccino, costi quel che costi. Lavoro, affetti, addirittura la vita stessa: tutto in bilico sul crinale fra la vita e la morte grazie all’emergenza e al potere che diventa praticamente assoluto, quando usa lo stato di eccezione.

E dopo l’Ucraina, ora un’altra guerra. Quale miglior clima per poter imporre enormi sacrifici, lacrime e sangue?

Votare per il rinnovo del Parlamento europeo, da Trattato, è certamente lo specchietto per le allodole che legittima la Commissione, che non è eletta dal popolo e che ha il monopolio dell’iniziativa legislativa, oltrechè i poteri esecutivo e di controllo.

Quindi questa sarebbe la  democrazia europea? OXI (avevano detto e direbbero i greci).

Eppure un emergenziale rinvio del voto Ue 2024, sarebbe un precedente pericoloso e ciò, danneggerebbe anche chi, in ogni caso, si sarebbe comunque legittimamente astenuto come sua espressione massima di protesta, o non curanza, poco cambia numeri alla mano.

Legittima resistenza passiva di chi non si sente, o non piu’, rappresentato ma, indirettamente e politicamente anche contro chi ha realmente il monopolio del potere sovranazionale, quello che oggi si impone sui singoli governi, largamente e sfacciatamente autoritario.

Se il voto fa paura, il non voto anche.

Quindi il modello migliore sembrerebbe quello ucraino, visto che Kiev tanto piace all’attuale Presidente della Commissione, da volerla ad ogni costo e al piu’ presto sotto l’ombrello Ue. Quell’Ucraina dove Zelensky ha appena di fatto cancellato il voto, sospendendo le regolari elezioni politiche. “E’ la guerra”. E siccome ci siamo tutti, in guerra, un rinvio quindi una sospensione delle elezioni 2024 nell’Unione Europea di riflesso a quello che potrebbe accadere negli Usa, sarebbe sicuramente l’antipasto di una stagione molto più dura di quella attuale, in cui ogni tipo di libertà e di diritto economico e sociale già scarseggia o è largamente disatteso per la maggiorparte della cittadinanza.

Buona lettura.

Siamo veramente sicuri che le elezioni per il Parlamento Europeo (giugno 2024)  e per la Presidenza statunitense (novembre 2024) si terranno?

Di Belisario

Il Presidente ucraino Zelensky ha appena annunciato che le elezioni politiche previste al termine del suo mandato nel 2024, semplicemente non si terranno per via dello “stato di guerra”. La decisione non stupisce, sia perché era nell’aria, e sia perché rappresenta una ulteriore, non necessaria prova della natura chiaramente non democratica del suo regime.

La questione è un’altra: siamo veramente sicuri che le elezioni per il Parlamento Europeo (giugno 2024) e per la Presidenza statunitense (novembre 2024) si terranno?

In un eventuale “stato d’eccezione”, o uno “stato di guerra” formalmente dichiarato, cancellarle sarebbe giuridicamente facile: c’è tutta una dottrina politica e giuridica in merito allo stato d’eccezione nell’armamentario politico e giuridico dei Paesi occidentali. E non c’è nemmeno il bisogno di dotte disquisizioni, per esempio, sul pensiero in materia (“Sovrano è chi decide sullo stato d’eccezione”) di Carl Schmitt, uno dei maggiori politologi e giuristi dello scorso secolo.

Non è scontato votare in guerra: gli USA lo fecero nelle elezioni presidenziali del 1944 – la quarta rielezione consecutiva di Franklin Delano Roosevelt – ma non erano seriamente a rischio d’invasione territoriale. I Britannici, che erano invece eccome a rischio d’invasione territoriale, cancellarono le elezioni del 1940, e passarono dalle elezioni del 14 novembre 1935 alle elezioni del 5 luglio 1945. 10 anni dopo: dei quali 5 (1940-45) guidati da Winston Churchill, in parziale parallelo con gli anni (1933-1945) di Franklin Delano Roosevelt, l’uomo che secondo tutti gli storici onesti fece dietro le quinte l’impossibile per trascinare gli USA nella WW2, ma che perfino nella campagna per la terza rielezione nel 1940 aveva giurato che “he would not send American boys into any foreign wars”.

Come noto, ci sono due guerre in corso, e anche quella tra Israele e Palestinesi è ad altissimo rischio di estensione geografica. Un allargamento di uno dei due conflitti, o l’esplosione di un ulteriore fronte conflittuale, in Medio Oriente, Kossovo o altrove, porterebbe molto facilmente alla dichiarazione di uno stato di emergenza o di eccezione, o ad uno stato di guerra dei Paesi occidentali, ossia dei Paesi NATO e degli USA.

Lo scenario potrebbe essere sorprendente: grazie al terrore della distruzione nucleare reciproca, che per la prima volta nella storia non risparmierebbe il territorio degli USA – rimasto storicamente esente da invasioni e bombardamenti, salvo il 911 – la guerra potrebbe non essere realmente combattuta, nemmeno con armi convenzionali. Ma lo stato d’emergenza o eccezione, o lo stato di guerra verrebbe dichiarato: e cancellare o “postporre” le elezioni per il Parlamento europeo e/o le elezioni presidenziali statunitensi non sarebbe così difficile.

E’ facile infatti immaginare come i mass media occidentali sotto il saldo controllo della lobby NeoGlobal tratterebbero chi non fosse d’accordo.

Già da molto tempo chi obietta che la teoria del global warming causato dall’uomo non ha fondamento scientifico viene additato come “negazionista”, sullo standard infamante riservato a coloro che negano l’Olocausto.

E chi obietta contro lo sterminio in corso a Gaza si trova a doversi difendere dalla preconfezionata accusa di antisemitismo.

Anche gli oppositori – a ragione o torto, alla fine è perfino secondario – ai vaccini anti Covid hanno avuto validissime ragioni per lamentare la criminalizzazione, o comunque il ludibrio al quale sono state sistematicamente esposte le loro posizioni.

Ed infine, va attentamente considerato che Israele ha almeno 150 testate nucleari non dichiarate, ed è guarda caso l’unico Paese nucleare al mondo esente da qualunque controllo dell’ International Atomic Energy Agency (IAEA) di Vienna.

Parliamoci chiaro: non ci vorrebbe molto. E soprattutto, ci sarebbero validissime ragioni, nell’ottica della lobby NeoGlobal.

Le elezioni per il Parlamento Europeo di giugno 2024, per quanto i mass media dominanti cerchino di nasconderlo, rischiano di provocare un autentico terremoto politico in Europa.

Tutti i polls indicano un aumento esponenziale di formazioni come l’Afd in Germania, il Rassemblement National della Le Pen in Francia, il Partito dei Contadini nei Paesi Bassi, i Democratici svedesi in Svezia, ossia di partiti fermamente ostili ad un ulteriore incremento dei poteri della Commissione Europea.

Al tempo stesso, i polls segnalano un aumento dell’astensionismo: a conferma della crescente sfiducia dell’elettorato non solo verso le concrete politiche europee, ma soprattutto verso un sistema istituzionale e giuridico totalmente sbilanciato a favore della Commissione Europea, un vero e proprio mostro giuridico eletto da nessuno, che accentra poteri di iniziativa legislativa, legislativi, regolamentari ed esecutivi.

La Commissione Europea è a tutti gli effetti un Governo centrale europeo, che ha ridotto i Governi nazionali eletti dal popolo a poco più di Assemblee Regionali, con capacità di spesa estremamente limitate. Vedasi la manovra annuale del Governo Meloni per poco più di 20 miliardi, ossia per un importo inferiore al contributo netto annuale dell’ Italia all’ UE.

Postporre le elezioni per il Parlamento Europeo in nome di uno stato d’eccezione eviterebbe agli ambienti filoeuropei (ossia, ad una succursale della lobby NeoGlobal) ed alla Commissione Europea il doppio shock di un aumento sia del voto antieuropeo sia dell’astensionismo, mentre si persegue ciecamente l’obiettivo dell’accessione dell’ Ucraina. E ciò, nonostante l’Ucraina sia un Paese in guerra che con il rinvio delle elezioni politiche previste per il 2024, si è inoltre definitivamente confermato come evidentemente carente nello standard fondamentale e primario per l’accessione all’ UE delle caratteristiche democratiche.

Va poi rammentato che un accordo per formare la nuova Commissione Europea dopo le elezioni si prospetta come comunque estremamente difficile, e specialmente senza sapere chi vincerà le elezioni presidenziali a Washington nel novembre 2024.

Negli USA, per la lobby NeoGlobal le prospettive sono molto peggiori: Donald Trump, nonostante 91 capi d’imputazione e perfino la minaccia di esproprio delle sue proprietà a New York – modello Banana Republic – anche secondo gli ultimi polls del New York Times è in ampio e sostanziale vantaggio su Biden, e particolarmente nei 5 “swing States” che hanno deciso le ultime contestate elezioni presidenziali, e che molto probabilmente decideranno anche le prossime.

E una vittoria di Donald Trump per la lobby NeoGlobal sarebbe una autentica catastrofe: The Donald ha più volte evocato e auspicato il disengagement americano dalla NATO e dall’Europa, e tale orientamento appare pienamente condiviso dal suo elettorato.

Sarebbe la fine del “Drang nach Osten” a spese della Russia perseguito da oltre un decennio dalla lobby NeoGlobal che controlla il Governo di Joe Biden e la Commissione Europea della Albrecht Von der Leyen. E Ursula, disperata per la quanto mai improbabile conferma, ha già fatto capire a chiare lettere da che parte sta, e quanto poco le importi dello sterminio dei Palestinesi di Gaza rispetto alla priorità assoluta del sostegno all’ Ucraina e della sua accessione all’UE.

Il rischio che le elezioni per il Parlamento Europeo, ed ancor più le elezioni presidenziali statunitensi, vengano “rinviate” in nome di uno stato d’eccezione o uno stato di guerra è molto alto, a giudizio dello scrivente. Urge veramente vigilare, sia sull’evoluzione delle due guerre in corso che sui nostri mass media, anche sotto questo profilo.

Saremmo poi ovviamente ben felici di esserci sbagliati, ma nel frattempo stare all’erta non costa assolutamente nulla.

Di Belisario

09.11.2023

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