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Di Rosie Walters
Traduzione di Costantino Ceoldo per ComeDonChisciotte.org
Gli Stati del Nord globale sono spesso pronti a proclamare il loro sostegno ai diritti LGBTQ+ a livello internazionale e ad ammonire gli Stati che non li rispettano. Ma, in alcuni casi, il trattamento riservato ai migranti LGBTQ+ suggerisce che hanno ancora un po' di strada da fare prima di essere all'altezza degli ideali che sposano. Molti governi pongono la cosiddetta "condizionalità gay" alle donazioni di aiuti agli Stati del Sud globale, imponendo loro di porre fine ai divieti sull'omosessualità e alla persecuzione delle persone LBGTQ+ per poter ricevere aiuti. È una mossa che risuona con le idee coloniali di portare la civiltà e i valori liberali ai popoli del Sud globale (Kahlina e Ristivojecić 2015).
La teoria queer offre utili spunti in questo senso. La "condizionalità gay" stabilisce un binario semplicistico tra l'Occidente e il resto, tra i valori moderni, civilizzati e liberali e l'omofobia superata e barbarica. Eppure, gli studiosi del Sud globale notano l'ironia del fatto che in molti Stati ex colonizzati, le leggi che vietano l'omosessualità sono state redatte dalle stesse potenze del Nord globale che ora cercano di costringerle a ritrattare (Chankia et al. 2013). Ad esempio, mentre l'omofobia istituzionalizzata in alcuni Stati africani viene spesso presentata come il risultato di valori tradizionali e culturali risalenti a secoli fa, gli atteggiamenti attuali verso la sessualità sono stati pesantemente influenzati e modellati dal cristianesimo predicato dai missionari coloniali. La "condizionalità gay" potrebbe essere vista come un esempio di una lunga storia di Stati del Nord globale che violano la sovranità degli Stati del Sud tentando di imporre politiche e legislazioni, cambiare atteggiamenti e norme sociali, questa volta come condizione per aiuti a cui non possono permettersi di rinunciare (Velasco 2019).
Nonostante il Nord globale affermi di proteggere i diritti dei gruppi minoritari, quando le persone LGBTQ+ provenienti da Stati del Sud globale cercano sicurezza dalle persecuzioni nel Nord globale, raramente hanno successo. Ad esempio, nel Regno Unito nel 2009, circa il 73% di tutte le richieste di asilo presentate da richiedenti asilo per qualsiasi motivo sono state respinte nella fase iniziale del processo decisionale, ma per le richieste presentate da lesbiche e gay che dichiaravano di temere di essere perseguitati nel proprio Stato a causa della loro sessualità, il tasso di rifiuto nella fase iniziale era tra il 98 e il 99% (Giametta 2017). Anche in questo caso, ciò sfida i discorsi lineari e semplicistici che vedono il Nord globale come un luogo sicuro e tollerante per le persone LGBTQ+, libero dal pericolo e dall'intolleranza del Sud.
A differenza di coloro che chiedono asilo a causa della loro etnia, religione o opinioni politiche, i richiedenti asilo LGBTQ+ devono affrontare un doppio onere della prova. In primo luogo, devono dimostrare allo Stato ospitante che le persone LGBTQ+, in quanto gruppo, non sono sicure nel loro Stato di origine e, in secondo luogo, devono dimostrare di essere loro stessi un membro di quel gruppo. Questo processo può essere estremamente invasivo e può esporli all'omofobia istituzionalizzata e all'ignoranza sulle identità LGBTQ+. Negli Stati Uniti sono stati documentati casi in cui i giudici dell'immigrazione hanno inizialmente negato la richiesta di asilo a uomini gay perché non sembravano effeminati. Ad altri è stato chiesto di fornire lettere di testimonianza di ex amanti, anche se questi ultimi vivevano ancora in uno Stato in cui l'omosessualità è un reato - e quindi scrivere una lettera del genere li avrebbe messi a rischio (Gross 2018). Spesso, il fatto di aver vissuto la propria vita fino a quel momento in uno Stato in cui l'omosessualità è illegale significa che i richiedenti asilo LGBTQ+ hanno poche prove del loro orientamento sessuale a sostegno della loro domanda, poiché (per prendere a prestito un termine comune) hanno vissuto "nascondendosi nell'armadio". Allo stesso modo, se una persona trans ha vissuto tutta la vita in uno Stato in cui le persone trans sono perseguitate, è molto improbabile che abbia effettuato la transizione e che sia in grado di mostrare "prove" della propria identità di genere.
Mentre i tassi di accettazione delle domande di asilo di uomini gay e donne lesbiche sono bassi, quelli delle richieste di asilo di persone bisessuali sono ancora più bassi. Anche in questo caso, l'omofobia istituzionalizzata e le idee sbagliate sulla bisessualità determinano una mancanza di comprensione delle esperienze di questo gruppo e dei pericoli che corre. Un richiedente asilo bisessuale potrebbe aver vissuto fino ad ora come eterosessuale per evitare i pericoli che il "coming out" come bisessuale potrebbe causare nel suo Stato di origine. Trasferendosi in un nuovo Stato per vivere finalmente la propria vera identità, per definizione, non ha prove né del proprio orientamento sessuale né delle persecuzioni subite in patria. C'è anche la percezione che possano facilmente tornare nel proprio Stato e continuare a vivere come eterosessuali, ignorando il trauma che questo causerebbe loro e il pericolo che correrebbero se la loro vera identità venisse scoperta. Alcuni richiedenti asilo bisessuali scelgono quindi di fare domanda di asilo come gay o lesbiche, ma devono poi affrontare la conseguenza che, se ottengono il permesso di rimanere nella nuova patria scelta, se in futuro volessero sposare un membro del sesso opposto, potrebbero essere arrestati per frode ed espulsi (Gross 2018).
Le donne lesbiche e bisessuali sono particolarmente svantaggiate dal dover dimostrare la propria sessualità durante una richiesta di asilo, perché la persecuzione che subiscono è spesso di dominio privato. Anche in questo caso, il binomio pubblico/privato è importante. Mentre l'immagine tipica della persecuzione è quella di una persona molestata in pubblico o minacciata di arresto, in molti contesti del mondo in cui l'omosessualità è illegale, le norme sociali conservatrici confinano anche le donne nella sfera domestica, come è stato sottolineato in precedenza. Il pericolo per loro non è quindi rappresentato dallo Stato, ma piuttosto dal marito o dai membri della famiglia che possono agire con violenza se scoprono il loro orientamento sessuale. Queste donne avranno poche prove per dimostrare i pericoli che hanno affrontato, se non nei loro ricordi e nei loro racconti. Gli stessi Stati che predicano l'uguaglianza LGBTQ+ a livello internazionale deportano regolarmente queste donne in Stati dove rischiano la morte, perché non comprendono la persecuzione che potrebbero subire nella sfera privata a causa della loro sessualità.
In questo caso, analizzare gli eventi da una prospettiva di teoria queer o postcoloniale, e guardare oltre i discorsi lineari e semplicistici come moderno/tradizionale, sicuro/non sicuro e pubblico/privato, ci permette di vedere come le pretese degli Stati del Nord globale di promuovere i diritti delle persone LGBTQ+ nel mondo possano servire a mascherare le violazioni dei diritti delle persone LGBTQ+ del Sud globale da parte di quegli stessi Stati.
Di Rosie Walters
Fonte: https://www.e-ir.info/2023/11/28/sexuality-and-borders/
Traduzione di Costantino Ceoldo per ComeDonChisciotte.org
gianB 17 dicembre 2023
Il commento per taluni potrebbe apparire leggermente provocatorio, senza volerlo essere, me ne rendo conto.
In merito all'uomo, la donna e le "psicofisiologie" ibride.
A mio parere, le mitologie antiche, nello specifico le prime, sumeriche, non sono frutto di semplice fantasia tendente a dare un spiegazione al non conosciuto e, nel contempo, esorcizzando la paura insita, ma piuttosto necessita di tramandare storie reali che pero vengono tradotte in linguaggio e concetti in grado di essere compresi ed assimilati da genti di ogni tempo in una forma che consenta loro di superare lo sgomento della conoscenza (meccanismo quest'ultimo ancora attivo ai nostri giorni).
Secondo la mitologia sumerica l'uomo e stato "modellato", dopo numerosi esperimenti di ingegneria genetica, da un suo preesistente antenato (probabilmente uno degli ultimi ominidi conosciuti nell'area centrafricana) con apporto genetico di "entità superiori". Questo spiegherebbe con chiarezza lo "strano caso dell'evoluzione umana" che con estrema rapidità si distacca dalla natura e ne diviene addirittura una minaccia.
Sempre secondo la stessa mitologia sumerica, la donna viene "modellata" non, come nel caso dell'uomo, da un suo antenato preesistente ma bensi dalla combinazione tra l'uomo stesso e "contributi superiori".
Se si da per buona tale narrazione si capirebbe quindi anche il recriminare il diritto del genere femminile della specie umana nel voler ritenere la mascolinità come parte della propria essenza originaria, perlomeno della propria psiche profonda Junghiana.
Rimane ad ogni modo esclusa l'esistenza di un meccanismo analogo per il sesso maschile.
Spero si colga la sostanziale differenza con la narrazione distorta di tali mitologie successivamente operata dai "profeti" per proprio uso e consumo.
Martin 17 dicembre 2023
Esistono le ricerche scientifiche antropologiche e genetiche, secondo le quali le razze umane si si sono differenziate a partire dall'uscita dall'Africa solo 60.000 anni fa. L'evoluzione umana non si e' mai fermata ed e' tuttora in corso.
gianB 17 dicembre 2023
Esistono varie teorie, se poi uno vuole prendere l'una o l'altra come certezza, sta a lui farlo. Da parte mia ho delle propensioni, non certezze (quindi non faccio affermazioni perentorie).
(che mi manchi la "fede" ? ;) )
Martin 17 dicembre 2023
Comprendo, ma la teoria dell'uscita dall' Africa 60.000 anni fa non e' una pensata creativa o una ipotesi di un soggetto isolato, ma il risultato di centinaia di analisi di reperti umani piu' centinaia di analisi genetiche rese possibili dall' isolamento o sequenziamento del genoma umano nel 2003. E' praticamente lo stato della scienza attuale. Le razze si sarebbero differenziate in soli 60.000 anni, e l'evoluzione umana continua. E' tanto sconcertante che la cultura corrente dominante non ne parli, semplicemente perche' ha smentito definitivamente il falso dogma politico dell'inesistenza biologica delle razze umane.
gianB 17 dicembre 2023
Grazie per la precisazione, ma non serviva.