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Selfie generation, chi sono gli egomostri che esibiscono se stessi

DI DIEGO FUSARO
ilfattoquotidiano.it
Gravida di narcisismo autistico, la “selfie generation” genera egomostri. Ne genera ogni giorno, senza posa e sempre in posa. È questa la fisionomia della selfie generation virtualizzata e omologata, connessa alla rete e sconnessa dalla realtà. Se, ancora in tempi non remoti, la pratica dell’autoscatto era indice di solitudine, oggi essa diventa la norma: permette al singolo io dal legame sociale spezzato di esibire se stesso, con ebete ottusità, nel quadro dell’egosistema delle monadi sradicate, narcisiste e rigorosamente senza finestre.Investendo soprattutto i cosiddetti “nativi digitali”, le reti sociali favoriscono quella liquidità generale che informa di sé ogni rapporto, da quello amicale a quello amoroso. E, insieme, realizzano al grado iperbolico quell’autoreferenzialità egotica e quella connettività virtuale che trovano la propria realizzazione massima nel gesto del selfie condiviso compulsivamente dagli eremiti di massa sulle reti sociali.

È l’apoteosi dell’individuo ridotto realmente a scarto del sistema, a pedina eterodiretta, a mero strumento svalorizzato della valorizzazione del valore e, insieme, atto virtualmente a celebrare il culto narcisistico di sé mediante l’esposizione mediatica e digitale permanente con la batteria dei selfie, dei blogs, delle esternazioni egocentrate nel mare infinito – e infinitamente dispersivo – del world wide web.

Le reti sociali delle solitudini connesse nel web e disconnesse dalla realtà assumono esse stesse la funzione di specchio che riflette su scala planetaria l’immagine alienata e il profilo del consumatore solitario e cosmopolita, digitalizzato e fashion addicted. Ogni giorno più schiavo, ogni giorno più convinto di essere libero. Eccoli, i postmoderni e gaudenti selfie della gleba.

 

Diego Fusaro

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it/

Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/26/selfie-generation-chi-sono-gli-egomostri-che-esibiscono-se-stessi/3755516/

26.07.2017

Pubblicato da Davide

  • GioCo

    Un giorno in università iniziai a seguire il corso di pedagogia delle nuove tecnologie. Il docente, un ex programmatore, si esibì per i primi 40 minuti in una sperticata lode alle nuove tecnologie di telecomunicazione (senza per altro averne molta coscienza) che voleva (forse nelle intenzioni) allontanare le diffidenze. Non una parola sul rapporto tra individuo e tecnologia se non per la questione del digital divide, non una sull’abuso costante di mediatori tecnologici in atti quotidiani di dubbia utilità pratica che di fatto hanno una pesante ricaduta sul comportamento e la psiche di individui e gruppi (non solo della bit generation). Dire che la lezione mi ha nauseato è poco, ma il massimo è stato raggiunto quando il docente ha chiesto con partecipata emozione “ci facciamo un selfie?”. A quel punto mi sono alzato e sono andato in bagno lasciando che il docente mi prendesse in giro sia all’uscita che al mio rientro. Eravamo al limite della deuncia ma tanto a che pro prendersela? Sono i tempi e possiamo condividerli o negarli a noi stessi. Non rigettarli.
    Per quanto mi riguarda semplicemente decisi che un corso di quel calibro di serietà era giusto ignorarlo.

    • DesertBoy

      Soprattutto, nessuno parla mai del problema più grande di tutti…ossia il fatto che abbiamo delegato la nostra evoluzione alla tecnologia!
      Ci siamo persuasi che sia sufficiente che evolva un dispositivo tecnologico, per sentirci evoluti pure noi, invece siamo ancora dei cavernicoli con lo smartphone!

      • fastidioso

        “cavernicoli con lo smartphone!”
        Vabehhhh, Blondet – grande! – molti anni or sono scrisse :Selvaggi col telefonino.

    • Humanae Libertas

      Mi ricordo di quando stava per arrivare Facebook in italia..ancora qui esistevano solo “MySpace” ed MSN (messenger)..dei social molto più limitati e forse a misura d’uomo..Dicevo alla gente: “Ma a chi diavolo può interessare di pubblicare ogni secondo quello che si sta facendo e metterlo su internet, che fine farà la vostra privacy? Sembra roba da gente sociopatica…”
      vaglielo a dire ora…Comunque, volevo giusto fare due annotazioni sull’articolo,

      -La prima è che finalmente si parla di una piaga sociale che è il “Narcisismo Patologico” e che ormai ha investito in massa la popolazione..trovare oggi persone abbastanza equilibrate è assai raro..Oggi ad essere sani di mente si rischia di essere esclusi, dalle masse, ma forse è anche un bene..

      -La seconda è che l’intero meccanismo psicologico di Facebook, o altri social, si basa interamente sul “Mi Piace”…senza di esso cadrebbe nel dimenticatoio come i suoi predecessori…il “Mi piace” stimola direttamente l’Ego delle persone e le rende dipendenti da questo meccanismo perverso di autocompiacimento..
      Basterebbe toglierlo per riportare coi piedi per terra la vita di molte persone..

      E concludo dicendo che il problema sarà molto più grave, se non affrontato, verso la Generazione Z..ovvero la generazione successiva ai “Millennials”..negli studi di marketing già li hanno identificati…sono i nuovi nativi digitali che, per colpa di genitori poco accorti, si ritrovano con iphone in mano a 4-5 anni e crescono totalmente immersi nel mondo virtuale…Rischiamo di creare noi la TECH GLEBA di cui Barnard parla. Generazioni allevate e cresciute pronte per diventare i nuovi schiavi digitali..i nuovi consumatori 2.0, individui che non si fanno più domande, che vivono credendo a tutto quello che arriva sullo Smartphone, youtube, wikipedia, google news, pubblicità target-izzate..
      vengono i brividi solo a pensarci…

      • Tonguessy

        Da genitore posso solo dirti che ai miei figli ho sempre evitato di mettere in mano loro oggetti che li fanno diventare insulsi tech gleba. Ma non ci sono riuscito. Ad un certo punto si rendono conto che tutti hanno quegli oggetti e ne “hanno diritto” pure loro. Fine ingloriosa del tentativo di dare una educazione secondo principi in cui si crede. E non pensare che si accontentino di telefonini di seconda mano, o di poco prezzo. I millennials sono semplicemente su un pianeta tutto loro, ed in fase di allontanamento dalla Terra.

        • televisione falsa

          per non parlare dei danni al cervello fatti dai videogiochi

        • fastidioso

          “ai miei figli ho sempre evitato di mettere in mano loro oggetti che li fanno diventare insulsi tech gleba.”
          Bisognerebbe fare fronte comune con la consorte per avere più probabilità di vittoria.
          Bisognerebbe…

  • Bobo Walker

    Trovo che i selfie e gli applausi al termine di una messa funebre siano gli esempi più illuminanti della demenza che pervade la nostra epoca

    • pura saggezza… fiero di non essermi mai (e sottolineo mai…) fatto un selfie… per gli applausi al funerale, passerei direttamente al taglio delle mani, ma pare non si possa…

  • Tonguessy

    “il culto narcisistico di sé mediante l’esposizione mediatica”.
    Ma che dici Fusaro? L’esposizione mediatica è ben altra cosa rispetto al mettersi in mostra su facebook mentre si fa la torta, si imbianca il muro, si passeggia nel parco. E’ l’ennesimo simulacro, non la vera esposizione mediatica che vede i potenti ed i loro lacchè girovagare per i media.

    Chi controlla i media controlla l’inconscio collettivo (fino ad un certo punto) ma non ha alcun interesse a sbattere l’ennesimo sconosciuto in prima pagina, a meno che non sia il prevedibile mostro che fa audience. I selfie sono solo miserabili surrogati di fama, autocelebrazione del proprio stato di inferiorità che nessuno vuole riconoscere ma che molti amano esibire. Il digitale è esattamente questo. Digital divide anyone?

    • L’esposizione mediatica e’ un’altra cosa ma feisbucch e simili rappresentano il contorno. Tutto quello che in economia viene definito indotto. Il settore mediatico ha i suoi attori principali fortissimi e di livello mondiale che utilizzano anche (ma non solo) attori marginali e periferici quali i social media nei quali ognuno ha la stessa influenza di un meccanico che stringe un bullone alla catena di montaggio della fiat

  • giuseppe glavina

    Oltre a condividere ed apprezzare il post un encomio per la definizione molto appropriata di “selfie della gleba”. La neoschiavitù di questo persone, così ben implementate nel vivere odierno, è bene in linea con la loro supponenza e inconsistenza.

    • Humanae Libertas

      infatti generazioni cresciute, allevate e predisposte per essere Tech Gleba.. la colpa cade anche sui genitori che non hanno saputo dire di no agli inizi..è comodo metterere un bambino davanti un tablet per non occuparsene di persona..sembra dura ma è iniziata così…ormai a negare uno smartphone ai figli si rischia la “gogna sociale”, l’esclusione.. sinceramente non so immaginare che futuro avrà una società simile..

  • Pierrot Lenolese

    L’autoscatto ė semplice esibizione di sé. Altro é la tech-gleba che pervade le coscienze. Una foto puó raccontare una storia, può ispirare mille parole, purtroppo molte su Facebook non riescono ad andare oltre il: sono bello/a, cucino, mangio, dormo, buongiorno, buonanotte, amore mio! Come é possibile che si possa pensare di voler leggere un libro così tutti i giorni! Nessuno lo farebbe, ma poi quello che succede, il grimaldello con cui il social network ci conquista é l’amicizia, il mi piace, la condivisione, come noccioline buttate alle scimmie per tenerle buone in un determinato posto. Ma in realtà l’affetto, i sensi, le sensazioni tattili, gli odori, l’amore quello vero, l’uomo quello vero gioca a nascondino. Non so come ci ridurremo, ma é abbastanza triste.

  • Ronte

    Non uso il cellulare, e preferisco guardare la mia facciaccia allo specchio, quando mi lavo…

  • televisione falsa

    quanto ci farebbe bene diventare tutti poveri come gli immigrati

    • Axxe73

      A beh guarda se per caso diventa presidente del consiglio la B. devi solo aspettare qualche anno…

    • giuseppe glavina

      GLI immigrati non sono poveri ma prima i tutto dei sradicati. il povero invece, che non è il miserabile, è chi vede in tale status lo spazio dove derimere le proprie radici, farvi riferimento e resistere all’annientamento dell’anonimato. Il povero, al contrario del ricco, è gratificato dalla consapevolezza dei propri limiti dopodiché può permettersi le vere ricchezze del vivere…affrancare il proprio tempo(non si vende e non ha prezzo), scelte misurate e positive in opposizione a tutte le coazioni, da qui apertura per il vero senza limiti: immaginazione, fantasia e a una grane irriducibile forza creativa. Saranno i tempi ma oggi come oggi, e lo dico con ampia cognizione di causa, che se c’è qualcuno che può definirsi ricco o aspirare ad esserlo questi non potrà non essere POVERO!

      • televisione falsa

        Concordo e aggiungo che nella povertà c’è più verità di cosa siamo e più cose belle

  • Gino2

    la mania dei selfie, sia di chi se li fa in continuazione sia di chi li evita come fossero peste è sempre la stessa mania.
    Personalmente non vedo il problema. Non capisco il problema. Posso farmi un “autoscatto” come ho sempre fatto da molto tempo prima si chiamassero selfie, senza vergognarmi, non vedo di cosa dovrei vergognarmi….. di essere “generazione selfie”??? 😀

    Non vi fare condizionare a farvi continuamente selfie come gli automi
    ma neanche fatevi condizionare ad “essere contro i selfie”, come altri automi!
    In ogni caso vi avranno ingabbiato dentro un frame,
    Io me la rido dall’altro e fotografo come quando e chi mi pare e piace.

  • Mario Poillucci

    Mostro dal latino monstrum: prodigio, cosa straordinaria!!! Mi sa che non ci siamo, nella fattispecie! C’è poco di straordinario e nulla di prodigioso! Non resta che definirli, più correttamente, egostronzi! Ora va certamente meglio.

  • Sergio Tomasi

    Fusaro è un selfie.

    • DesEsseintes

      Purtroppo sí.
      Ci sarebbe estremo bisogno di un intellettuale vero che riesca a risvegliare e infiammare le coscienze e i cuori del popolo.
      A far rinascere il popolo.
      Invece abbiamo solo Fusaro e tutti gli altri scalatori sociali di internet…ormai temo che siamo fuori tempo e siamo riusciti a perdere per sempre quello slot storico in cui la rivoluzione sembrava di nuovo possibile…

  • Adriano Pilotto

    “I selfie della gleba”: vale una cavatina sull’ebete individualismo contemporaneo.

  • MyrcanMor

    Fusaro è il manifesto dell’egocentrismo

  • Francesco Talarico

    “Sei nato spettatore e morirai spettatore”

  • Vamos a la Muerte

    “Ogni giorno più schiavi.
    Ogni giorno più convinti di essere
    liberi”.
    E questo è il Capolavoro di quegli Schiavisti che hanno inventato i social networks e di quelli che hanno poi saputo sfruttare questa creazione.

  • Shidu

    Dev’essere brutto esser costretti a viver sempre in periferia.
    Dove sta il problema?
    I devices sono un mezzo. L’uso che se ne fa è soggettivo.
    L’industria confeziona desideri, da combattere è la stupida corsa dell’ignoranza che baratta bisogni per accaparrarsi feticci.