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QUELLA VANA RESISTENZA DEL POPOLO MAPUCHE : “BENETTON INTOCCABILI”

DI GIUSEPPE PIETROBELLI

ilfattoquotidiano.it

Latifondisti – Il prof. della Fondazione che si è dimesso: “La famiglia rinunci alle terre degli indios”

“Non mi illudevo di convincere Luciano Benetton a rinunciare al milione di ettari che la famiglia possiede in Patagonia. Ma almeno aprire una trattativa con il popolo dei Mapuche che rivendica le terre ancestrali, grazie alla mediazione dell’Università di Buenos Aires. Invece ho trovato un muro. Ho avuto contatti con la sua compagna, mi sono stati forniti documenti. Alla fine ho dovuto arrendermi. Anche lui è espressione del capitalismo neoliberista”. C’è delusione nelle parole che il professor Massimo Venturi Ferriolo soppesa, mentre – nello studio a due passi dal Politecnico di Milano, dove ha insegnato Estetica – racconta di una riconciliazione impossibile. Nell’autunno del patriarca di Ponzano Veneto, ormai 84enne, impegnato a raddrizzare le sorti del gruppo, non c’è spazio e forse neppure tempo per occuparsi di quella ferita etnica aperta.

“Da noi Benetton incarna la figura di un imprenditore progressista, antirazzista. In Sudamerica ha un volto completamente diverso. Il sospetto mi è venuto quando qualche collega argentino ha cominciato a chiedermi: ‘Non sai cosa fa qui da noi?’ Allora ho voluto approfondire, studiare, informarmi”. Pochi sanno che Venturi Ferriolo, nell’agosto 2018 si dimise dal comitato scientifico della Fondazione Benetton a Treviso, che si occupa di promozione culturale e ambientale. Da pochi giorni era crollato il ponte Morandi a Genova, Autostrade era già nel mirino, la famiglia era travagliata dai problemi. A luglio era mancato il fratello più giovane, Carlo, che si è sempre occupato delle proprietà in Patagonia. Gilberto, la mente finanziaria, malato, si sarebbe spento in ottobre. Venturi Ferriolo si dimise a causa del conflitto permanente dei Benetton, moderni latifondisti, con i Mapuche, che vivono in Argentina e Cile. Un popolo oppresso, depredato, accusato di azioni violente e, perfino, di terrorismo dalle autorità. Ma a marzo un giudice li ha assolti dall’accusa di occupazione abusiva e furto di bestiame, invocando una soluzione politica, non giudiziaria.

Il professore scrisse all’imprenditore-mecenate una lettera in cui chiedeva conto di quello che egli aveva interpretato come un tradimento di valori culturali condivisi. Luciano Benetton la prese molto male. Eppure mandò Laura Pollini, ad di Fabrica (il laboratorio creativo del Gruppo) per un chiarimento. “Speravo che avrebbero aperto le terre ai Mapuche. Mi è stato detto che gli eredi di Carlo hanno messo il veto. ‘Che dicano pure quello che vogliono…’. Questa la frase con cui hanno liquidato la questione”.

Venturi Ferriolo ha così deciso di uscire allo scoperto, pochi giorni dopo la notte di Natale, in cui un gruppo di mapuche ha occupato la fattoria El Maitén (120 mila ettari) “per la necessità primaria di continuare a esistere nel nostro territorio”. “Solo il Fatto Quotidiano ne ha scritto. Tutti gli altri giornali zitti. I Benetton sono intoccabili”, conclude il professore-filosofo. Da molto tempo si parla delle terre contese. Nel 2004, con il sindaco di Roma Walter Veltroni, tentò una mediazione anche Adolfo Pérez Esquivel, premio Nobel per la Pace. Che a Benetton disse: “Lei è un antico signore feudale”. L’unico risultato fu l’offerta di donare 7.500 ettari agli indios, che rifiutarono sdegnosamente. Anche perché sono i protagonisti di una tragica storia di colonialismo europeo, spoliazione dell’Argentina, susseguirsi di governanti compiacenti e morti misteriose.

L’attivista Santiago Maldonado, 28 anni, scomparve nel 2017 dopo una manifestazione dispersa dalla polizia e il suo corpo fu trovato otto mesi dopo in un fiume. Rafael Nahuel, 22 anni, fu ucciso mentre le truppe speciali sgomberavano i Mapuche a Bariloche. In Cile, un anno fa, Camilo Catrillanca, 24 anni, venne ammazzato mentre guidava un trattore, forse dai carabineros. I Benetton non c’entrano con quelle morti, che però dimostrano il clima repressivo che circonda i Mapuche, accusati dalle autorità (senza prove) di rapporti con le Farc colombiane, i movimenti curdi e l’Eta.

La sostanza è fatta di potere e ricchezza. I 920 mila ettari dei Benetton sono vasti come le Marche. Nel 1896 il presidente argentino Uriburu (violando la legge) li donò a dieci cittadini inglesi, i quali (violando la legge) li rivendettero a una compagnia privata. Le azioni passarono di mano, la società divenne nel 1982 la Compañia de Tierras Sud Argentino, il cui controllo fu acquistato dai Benetton nel 1991 per 50 milioni di dollari, attraverso Holding Edizione Real Estate. Oggi è la più grande proprietà terriera argentina, con 260 mila ovini e 16 mila bovini. Luciano Benetton sostiene che l’acquisto fu legale e i Mapuche non furono cacciati. Questi ultimi dicono che nessuno li può privare del diritto alle terre ancestrali, sancito dalla Costituzione argentina. Non a caso il nome significa “uomini della terra”. Ma laggiù, nel sottosuolo, si cercano anche petrolio e ricchezze minerarie. Una tentazione ghiotta e irrinunciabile per gli United colors of dollar.

Giuseppe Pietrobelli

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

5.01.2019

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Pubblicato da Davide

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14 Commenti

  1. La lettera integrale di dimissioni del Prof. della Fondazione Benetton Studi Ricerche Massimo Venturi Ferriolola la potete leggere qui

    https://volerelaluna.it/territori/2019/03/22/un-assordante-silenzio-la-questione-mapuche-vs-benetton/

  2. Alla fine anche i maledetton,diventeranno cibo per i vermi.

  3. Ma ca$$o questa famiglia di rapaci ha le mani (anzi il becco) dappertutto. Spero si avveri presto per loro il noto proverbio: “all’uccello ingordo gli crepa il gozzo”.

  4. “Da noi Benetton incarna la figura di un imprenditore progressista, antirazzista. In Sudamerica ha un volto completamente diverso”, e chi ne dubitava, ipocriti piddini a parte? La facciata polcor di questa gente può ingannare solo un ingenuo, in realtà si parla di speculatori senza scrupoli, figurarsi che gliene frega dei mapuche.
    Per quanto riguarda il discorso sulle terre ataviche, bè quelle “richieste” ovviamente nel cinico mondo neoliberista fanno ridere i polli, riesci ad intenerire la platea solo se possiedi un cospicuo numero di banche d’affari, controlli buona parte dei media e dell’industria cinematografica, speculi sulle vittime di qualche tragedia della storia ecc., roba per pochi eletti.

  5. La storia delle Black Hills, come quella di molte altre terre, è rappresentativa del diritto di acquistare e vendere beni che non possono essere “di proprietà” (acqua, aria, terra etc..). Tutto mercificato nel grande mercato dove qualsiasi aspetto anche metafisico (vedi le indulgenze) viene messo in vendita al migliore offerente.

  6. Siamo alle solite : al popolo marionetta, che crede ad ogni scemenza che gli viene raccontata, si vende il meticciato come fine ultimo della società (occidentale perché gli altri non ne vogliono sapere) mentre per i signori e gli ‘eletti’ va bene ogni sorta di razzismo e di sfruttamento. Basta sostituire, infatti, il nome mapuche con palestinesi e i signori con gli israeliani residenti in patria o in giro per il mondo e si ritrova sempre lo stesso modus operandi.

  7. I casi della vita:

    ‘…Adolfo Pérez Esquivel, premio Nobel per la Pace. Che a Benetton disse: “Lei è un antico signore feudale”…’

    invece si tratta di un commesso di negozi di abbigliamento che “ha fatto fortuna” (troppa), come si usa dire.

    Urge reintrodurre nella nostra cultura il senso della misura e dell’equilibrio (in alto ed in basso) ed i provvedimenti che consentano di attenervisi.

  8. Da Coltivatore diretto solidarizzo con il popolo Mapuche. 1 milione di ettari!?!?…una regione come il Veneto! Dal punto di vista formale comunque i Benetton sono in regola…hanno comprato dal Governo Argentino! Gente come Prodi deve avere fatto scuola da quelle parti a svendere gli asset ai ricchi. E non sono gli unici a vantare simili proprietà in Patagonia. Diversi americani, anche Warren Buffet e famiglia Bush per dire …altri col doppio passaporto. Guardando all’ oggi non parliamo di Africa. Con qualche decina di milioni di euro in Nigeria ti compri terreni e contadini, nuovi servi della gleba,…fors’ anche in Ucraina… Sveglia gente.

  9. Nella stessa zone della Patagonia altri super ricchi (i soliti angloqualcosa) si stanno creando il loro stato privato, soldati compresi.
    L’oscuro segreto dello “Stato parallelo” nella Patagonia argentina
    https://www.ariannaeditrice.it/articoli/l-oscuro-segreto-dello-stato-parallelo-nella-patagonia-argentina

    Avevano visto giusto i fricchettoni di El Bolson

  10. Ai posteri l’ardua sentenza su questi tangheri ripuliti.

  11. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    La stessa sorte (e anche peggio) capitata a tutte le altre popolazioni autoctone americane dopo le invasioni dei “civili barbari” occidentali europei (scusate l’ossimoro): un crimine che chiede vendetta. Inutile chiamare in causa solo i Benetton e diamo una “sbirciata” anche alla nostra coscienza di “civili barbari”.

  12. Gente avida che verrà scaricata nelle fogne dell’oblio dallo sciacquone della storia, loro ed i loro caporali.

  13. Tutta l’antipatia possibile per il magliaro di Treviso, riscossore di pedaggi. Ma lo scandalo delle terre argentine ricade su chi le ha vendute, non su chi le ha comprate.

  14. Carlo…..Gilberto….mettiamo in giro che c’è “La maledizione di Mapuche”. Chissà che non funzioni!

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