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Quanto sta a pezzi la Casa Saudita ?

DI RAUL ILARGI MEIJER

The Automatic Earth.com

Pur cercando di comprendere cosa sta succedendo nelle terre del Medio Oriente sembra che ogni giorno diventi più difficile. Forse (perché) diventa sempre più pericoloso. Ci sono così tanti giocatori e così tanti  accordi tra i giocatori, ormai coinvolti, che anche facendo solo una sintesi schematica non si riesce ad arrivare a qualcosa di sensato. Ci sono troppi punti sconosciuti e troppo oscuri.

Ecco una elenco breve e incompleto degli interpreti principali: Sunniti, Sciiti, Arabia Saudita, Stati Uniti, Russia, Turchia, ISIS, Siria, Iran, Iraq, Libia, Curdi, Libano, Hezbollah, Hamas, Qatar, Israele, Emirati Arabi Uniti, Houthi dello Yemen, forse anche Cecenia, Afghanistan, Pakistan. Ho messo solo quelli che mi vengono in mente, ma chiunque può aggiungerne altri se vuole. Quindi cosa sappiamo, o cosa sappiamo di sapere? Sembra che gli Stati Uniti siano pappa e ciccia con Israele, che UAE e Arabia Saudita siano contro la Russia, l’Iran, la Siria e l’Hezbollah. A grandi linee. Ma questo è solo un punto di partenza e, ripeto a grandi linee.

Putin si sta avvicinando ai Sauditi per i tagli della produzione OPEC, cercando di far salire il prezzo del petrolio. Cosa che,  ironicamente,  è stata ottenuta con l’arresto di 11 principi e di altri ricchi e potenti signori del regno. Ma recentemente Putin ha firmato anche un accordo da 30 miliardi di dollari con l’Iran per infrastrutture petrolifere. Ed in mezzo c’è anche Israele.

Infatti, Putin, ora, potrebbe essere diventato l’uomo più potente del  Medio Oriente. Giusto?!  Ha impedito la scomparsa di Assad dalla Siria, e possiamo pensare che abbia almeno salvato il paese dal diventare un altro Iraq o un’altra Libia. Se c’è una cosa che possiamo dire chiaramente su Medio Oriente e  Nord Africa, è che gli Stati Uniti sono riusciti a creare tanto di quel caos che non sono nemmeno riusciti a prendere il controllo di uno solo di questi stati. Giusto?!

Una sola cosa sembra ovvia: la Casa di Saud ha bisogno di soldi e i soldi che arrivavano dai principi non sono ci sono più.  Il prezzo del petrolio è un fattore importante. Miracolosamente, la mannaia che si è abbattuta lo scorso fine settimana su decine di principi ed altri dignitari, è riuscita a fare quello che tutte le riunioni OPEC non avevano potuto fare  per il prezzo del petrolio: spingerlo al rialzo. Ma il forte calo delle riserve valutarie presenta un problema a lungo termine e non un allarme momentaneo:

 

Un altro segnale che il denaro sia diventato un vero problema per Riyadh è l’IPO della Saudi Aramco, la principale compagnia petrolifera, che vale circa 2 trilioni di dollari, che continua ad essere posticipata. Trump questa settimana ha invitato i Sauditi a iscriverla alla borsa di New York, ma nonostante il forte aumento dei prezzi del petrolio, ci si deve ancora domandare quale parte di quei 2 trilioni di dollari sia reale e quale parte sia solo fantasia.

Ma sì, è vero, ci sono milioni di azioni  per cui potremo farci la stessa domanda.  Poi però, se andiamo a guardare quanto erano ricchi alcuni di quei ricchi potentati del regno, a cui è stato confiscato tutto, dalla sera alla mattina, non potrebbe trattarsi di un segnale  buy buy buy buy ? Non potrebbe essere che con quel ritardo nel presentare la loro IPO vogliono dirci qualcosa?

E poi ci sono altri i 15.000 principi e principesse che vivono, in tutto benessere, oltre ai cosiddetti ricchi del Regno ( “solo 2.000”  di loro realizzano profitti direttamente). Tutti vivono in una ricchezza relativa. Alcuni più di altri, ma nella famiglia reale non c’è nessuno che soffra la fame. Le cose stanno così, la crescita complessiva della popolazione supera anche quella della stessa famiglia reale. Ciò significa – dal momento che il paese non produce nient’altro che petroolio –  che ci sono migliaia e migliaia di ragazzi che non hanno altro da fare che spendere soldi che non ci sono più. Che oltraggio!

 

 

E le cose non stanno migliorando, l’Arabia Saudita perde soldi su ogni barile che produce. Ci sono tante storie che dicono che si sta abbassando il break-even price, ma prendiamo la cosa con un po’ di sale in zucca.  Realizzare un  calo del 25% del break-even point, in un solo anno, sembra un po’ troppo facile. Inoltre, i principali concorrenti, come l’Iran, hanno un break-even price ancora molto più basso. Quindi, anche se i prezzi dovessero aumentare ancora, i Sauditi potrebbero andare in bancarotta mentre l’Iran diventerebbe molto più ricco. I sauditi devono correre per stare al passo di uno che sta fermo.

L’ Arabia Saudita guida i Paesi del Golfo nell’abbassare il Break-Even Price del Petrolio

 

L’Arabia Saudita, il più grande produttore di petrolio dell’OPEC, è un paese leader anche quando si tratta di ridurre il prezzo del greggio per riequilibrare il budget di un paese sbilanciato. Il regno avrà bisogno di un petrolio a 70 dollari al barile, l’anno prossimo, per pareggiare il bilancio – ha detto il FMI nel suo Regional Economic Outlook per il Medio Oriente e l’Asia centrale. Un petrolio che è sceso dai 96,60 dollari al barile nel 2016,  il maggior calo tra gli otto produttori di greggio del Golfo Persico. Il break-even è  la misura del prezzo del greggio ed indica quanto serve per soddisfare i piani di spesa e bilanciare il budget.

 

 

I produttori di petrolio del Golfo stanno tagliando la spesa e togliendo le sovvenzioni dopo che il greggio è sceso da oltre 100 dollari al barile nel 2014 a una media di poco più della metà di quest’anno.   La necessità di ridurre le spese è più urgente per  l’Organizzazione dei Paesi Esportatori del Petrolio che taglia la produzione per ridurre un eccessiva offerta globale.  Il petrolio sarà scambiato a $ 50 a 60 dollari al barile per il “medio termine” –  ha detto il FMI.

 

 

Quindi forse  sarà inevitabile un lavoro di pulizia profonda per la famiglia reale, anche se sarà molto rischioso. Re Salman e il principe della corona Mohammed bin Salman hanno contro un gran quantità di persone ricche. Ma ormai non c’è modo di tornare indietro.

Le Banche Saudite  hanno congelato più di  1200 conti, dopo la Purga Anti-Corruzione

Le banche dell’Arabia Saudita hanno congelato più di 1.200 conti appartenenti a persone individuali  e aziende del Regno per effetto della Purga anticorruzione governativa – hanno affermato martedì  scorso banchieri e avvocati ed hanno anche aggiunto che questo numero continua a salire. Decine di membri della famiglia reale, funzionari e dirigenti aziendali sono stati arrestati in questa repressione  con l’ accusa di riciclaggio di denaro, corruzione, estorsione e di aver tratto vantaggi personali da un ufficio pubblico. Da domenica, la banca centrale sta allungando l’elenco dei conti che devono essere congelati, ed emette comunicati quasi su base quasi oraria …

Ma ci sarà ancora molto di più.  E’ troppo rischioso  lasciare un lavoro a metà,  quando  si è già cominciato. Neanche 800 miliardi di dollari sembrano una cifra che suona bene perché sia le famiglie che le singole fazioni all’interno della famiglia reale hanno avuto decine di anni per accumulare tutta la loro ricchezza.

 

Il Giro di Vite  saudita mira a  $800 Miliardi in Assets

Secondo ben informati, per la presunta corruzione della Elite del regno, il governo saudita mira a confiscare denaro e altri beni per un valore di ben 800 miliardi di dollari in totale. Parecchi tra i più importanti uomini d’affari sono stati arrestati nei giorni in cui le autorità saudita hanno fatto il blitz, sabato scorso, arrestando oltre 60 persone tra principi, dignitari e altri prominenti sauditi. La banca centrale del paese, l’Autorità Monetaria dell’Arabia Saudita, martedì ha detto di aver congelato conti bancari di “persone interessanti” –  ” come  richiesto dal Procuratore Generale per cause legali pendenti contro i titolari dei conti”.

Il più noto – e forse più ricco tra gli arrestati – per gli occhi occidentali è Al-Waleed. Secondo una stima di Bloomberg uscita questa settimana,  La sua ricchezza ammonta a 19 miliardi di dollari, ma leggendo bene le cifre sembrano molto più alte: possiede il 5% di Apple – dice Bloomberg – e solo questo vale 45 miliardi di dollari.

Alwaleed, incappato nella Purga Saudita, ha beni in tutto il mondo

Apple –    Nel 1997, Alwaleed ha comprato  6,23 milioni di azioni – il 5% delle azioni  del produttore di  computer e di mobile-device – per  $115,4 milioni.  Fece quest’acquisto tra metà marzo e aprile di quell’anno, quando la compagnia stava ancora nuotando per emergere e, da allora, ha continuato a mantenere le sue azioni, mentre il valore di  Apple cresceva fino ad arrivare a  $900 miliardi.

Scorrendo queste cifre, potete ben immaginare perché la famiglia regnante, o piuttosto chi governa nell’ambito della famiglia, stia diventando nervoso. Ed è su questo punto che arriviamo ad un testo interessante sritto da Ryan Grim su Intercept, che dice che a mettere a segno il colpo non è stato il principe della corona di 32 anni, Mohammed bin Salman – detto MBS  – e nemmeno  il Re Salman, di 81 anni, che,  in questi giorni controlla il regno, ma sono stati gli Emirati Arabi Uniti (EAU) e forse Washington.  Il colpo è già stato messo a segno.

La Purga  del Governo dell’Arabia Saudita – E come la corruzione di Washington l’ha resa possibile

La mossa segna un momento di resa dei conti  per la politica estera di Washington, che ha messo in piedi un certo tipo di affari con Mohammed bin Salman –  MBS –  e Yousef Al Otaiba, ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti negli Usa,  che è stato il principale ‘avvocato’ di MBS a Washington. L’accordo non dichiarato era chiaro: gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita avrebbero pompato milioni nell’ecosistema politico di Washington, proclamando di aver fiducia nelle “riforme” mentre Washington avrebbe finto di credere che loro dicessero di avere veramente fiducia.

MBS ha vinto la sua battaglia in qualche campo della politica, come un’apertura alla riconsiderazione del divieto per le donni di guidare in Arabia Saudita. Nel frattempo, tuttavia,  MBS,  sta perseguendo una politica regionale pericolosa ed impulsiva, che ha portato ad un aumento delle tensioni con l’Iran, una guerra catastrofica in  Yemen e un blocco contro un alleato opprimente, come il  Qatar. Queste politiche regionali sono state dei veri  disastri per i milioni di persone che ne hanno subito le conseguenze tra la popolazione  affamata dello Yemen, e dell’Arabia Saudita, ma MBS ci è andato giù molto pesante e chi lo appoggia  a Washington non gli ha strizzato l’occhio.

Le banalità di quelle riforme si è  vista anche dai recenti arresti di massa di figure religiose e dalla repressione di tutto ciò che appena appena non riceva il pieno appoggio di MBS. L’ultima purga è giunta pochi giorni dopo che il consulente della Casa Bianca,  Jared Kushner, stretto alleato di Otaiba, aveva visitato Riyadh e solo poche ore dopo un twit bizzarro-anche-per-Trump. Qualunque sia stato il legittimo dibattito con MBS conclusosi sabato sera, il suo immediato attacco per consolidare il suo potere è ormai troppo evidente per essere ignorato. E questo mette i capoccioni dei think-tank di Washington in una situazione difficile, perché avevano puntato molto sul fatto che i Sauditi e gli EUA continuassero a fare la loro parte.

Come ha  gia riportato Intercept, un solo think tank, il Middle East Institute, ha ottenuto un impegno massiccio di 20 milioni di dollari dagli EUA e  non nasconde che MBS è un progetto degli  EUA – una strana coppia, date le relative dimensioni dei due paesi. “Il nostro rapporto con loro è basato su  una strategia profonda, su interessi condivisi, e soprattutto sulla speranza che noi potremmo influenzarli e non viceversa. ”   ha detto  in privato Otaiba.

Le casse del regno sono senza un soldo. Non sarà oggi o domani mattina, ma il principe della corona MBS  dovrà guardarsi i numeri e allora: Oh Shit!

E se non riuscirà a capire, ci sarà  Kushner (cioè Israele) e Al-Otaiba a spiegarglielo. Tutti e tre i ragazzi  -MBS  ha  32 anni, Kushner 36, Otaiba è 43-  ormai sono estremamente nervosi.

E poi c’è la guerra, o la minaccia della guerra. La guerra in Yemen, il blocco del Qatar, e ora questo “infilarsi anche in Libano” con la misteriosa rimozione del PM miliardario Hariri – forse per un complotto e minacce, aperte e velate, dall’Iran e Hezbollah:

 

La visita di Hariri agli UAE mentre cresce la Crisi interna libanese

Martedì il primo ministro dimissionario del Libano, Saad al-Hariri,  dopo l’Arabia Saudita, ha fatto una breve visita negli Emirati Arabi Uniti, nonostante la profonda crisi in patria e l’aumento delle tensioni regionali innescate dalle sue dimissioni a sorpresa. Hariri ha annunciato le sue dimissioni sabato durante una visita al suo alleato Arabia Saudita e non è ancora tornato in Libano. Ha detto di ritenere che fosse in atto un complotto per ucciderlo ed ha accusato l’Iran, l’arci-rivale dell’Arabia Saudita, e il suo alleato libanese Hezbollah di  seminare conflitti nel mondo arabo. 

Le sue dimissioni hanno spinto di nuovo il Libano in  prima linea nella rivalità regionale che vede un blocco perlopiù sunnita guidato dall’Arabia Saudita e dalle monarchie  del Golfo contro l’Iran sciita ed i suoi alleati. La segreteria di Hariri ha confermato il suo volo a Abu Dhabi martedì scorso ed il suo ritorno a Riad, ma non ha indicato né i motivi del viaggio, né la data del suo rientro a casa. Il canale televisivo Future TV  di Hariri ha detto che avrebbe visitato anche Bahrein, ma non ha detto i motivi.

In  breve: Il PM miliardario Hariri è una marionetta.  Forse non dell’Arabia Saudita, ma di Abu Dhabi. Se sia agli arresti domiciliari a Riyad, come è stato suggerito, non è ancora chiaro, ma si può scommettere che non è andato e tornato da Abu Dhabi da solo, o do propria iniziativa. È andato solo per prendere istruzioni.

Saudi Arabia Accusa l’ Iran di  ‘Aggressione Militare Diretta’   per i missili in Yemen

Il principe della corona dell’Arabia Saudita ha accusato l’Iran di “aggressione militare diretta” per aver fornito missili ai ribelli di Houthi in Yemen, facendo salire il tono di uno scontro già duro tra i due rivali regionali. Mohammed bin Salman ha ricollegato Teheran al lancio di un missile balistico sparato – sabato –  dallo Yemen verso l’aeroporto internazionale della capitale saudita di Riyad. Il missile è stato intercettato e distrutto.

Secondo l’ Agenzia stampa statale saudita  “Il coinvolgimento del regime iraniano nel fornire di  missili le milizie Houthi è considerata una aggressione militare diretta da parte del regime iraniano”, ha detto il principe martedì durante una telefonata con il Ministro degli Esteri britannico Boris Johnson, aggiungendo che la mossa “può essere considerata un atto di guerra contro il regno”. L’Iran ha commentato le accuse di Riyad definendole senza fondamento e provocatorie.

Abbiamo modo di sapere cosa sia vero e cosa non lo è: sappiamo che l’Arabia Saudita sta portando avanti una barbara guerra in Yemen, usando armi che arrivano dagli Usa, da UK ecc. Quindi se qualcuno dovesse risponde ai suoi spari, non sarebbe troppo strano.

Indipendentemente da ciò, Pepe Escobar, un giornalista che sa molto di più di altri colleghi, e che comunque non è da meno di nessuno, non vede che andrà a finire bene per MBS, per gli UAE, per Israele, per gli Stati Uniti e per chiunque altro sia schierato da quella parte. Un’altra guerra persa per gli Stati Uniti in Medio Oriente? Stiamo perdendone il conto.

La vera  Storia della Notte dei Lunghi Coltelli Saudita

Una fonte di affari / investimenti mediorientali del Medio Oriente, che da decenni lavora con la poco-trasparente casa di Saud offre una prospettiva molto opportuna: “Questa cosa è più grave di quanto appare. L’arresto dei due figli del precedente re Abdullah, Principi Miteb e Turki, è stato un errore fatale. Questo ora mette in pericolo il Re stesso. Solo il rispetto per il re ha protetto finora MBS. Ci sono molti ufficiali dell’esercito che sono contro MBS e che sono arrabbiati per l’arresto dei loro comandanti”.  Dire che l’esercito dell’Arabia saudita sia in agguato è un eufemismo. “Dovrebbe arrestare tutto l’intero esercito prima di sentirsi al sicuro”.

[..] La storia inizia con gli accordi segreti del 2014 su una possibile “rimozione” dell’ allora Re Abdullah. Ma “la dissoluzione della famiglia reale avrebbe portato alla rottura dei patti di lealtà tribale e il paese si sarebbe diviso in tre parti. Sarebbe diventato più difficile garantirsi il petrolio e si sarebbe dovuto cercare di mantenere in piedi le istituzioni pur di evitare il caos”. Invece, allora si decise di liberarsi dal principe Bandar bin Sultan – attivamente coinvolto con i salefiti-jihadisti in Siria –  e di passare il controllo dell’apparato del security a Mohammed bin Nayef e la successione di Abdullah è andata avanti senza scosse.

Il potere fu condiviso dai tre clan principali: Re Salman (e il suo caro figliolo Principe Mohammed); il figlio del principe Nayef (l’altro principe Mohammed) e infine il figlio del re morto (principe Miteb, comandante della Guardia Nazionale). In pratica, Salman ha lasciato che MBS organizzasse tutto lo spettacolo e, in pratica, è cominciato il pasticciaccio. La Casa di Saud ha sbagliato strada per il cambio di regime in Siria e si è impantanata in una guerra che non potrà vincere in Yemen, che prima di tutto impedisce a MBS di sfruttare  l’Empty Quarter  – il deserto che attraversa le due nazioni. Il Ministero del Tesoro saudita è stato costretto a chiedere prestiti sui mercati internazionali. Asterità permettendo …

[..] l’ avversione contro MBS non finisce mai di aumentare:”Ci sono tre grandi gruppi nella famiglia reali allineati contro gli attuali regnanti: la famiglia dell’ex re Abdullah, la famiglia dell’ex re Fahd e la famiglia dell’ex principe ereditario Nayef.”  Nayef, che ha sostituito Bandar, è  molto vicino a Washington ed estremamente popolare a Langley per le sue attività di contrasto al terrorismo. Il suo arresto, all’inizio di quest’anno, ha fatto arrabbiare la CIA e parecchie fazioni della Casa di Saud – in quanto questo atto è stato interpretato come un voler forzare la mano, nella lotta di potere, da parte di MBS. Secondo la fonte, “avrebbe potuto evitare l’arresto del protetto-dalla-CIA Mohammed bin Nayef, se solo avesse voluto, ma MBS ha attraversato il Rubicone anche se non è Cesare. La CIA lo considera totalmente inutile “.

[..] Ma la fonte è chiara:“Ci sarà un cambiamento di regime nel prossimo futuro, e l’unica ragione per cui questo non è ancora accaduto è perché il vecchio Re era benvoluto da tutta la sua famiglia. È possibile che ci sarà una lotta che comincerà dall’esercito, come durante i giorni di Re Farouk e potrebbe andare al governo qualcuno che non piacerà molto agli Stati Uniti “.

Alla fine, si torna sempre alla solita pista: seguire i soldi. E dobbiamo seriamente avere qualche perplessità sulla realtà economica dell’Arabia Saudita. Il grafico riportato sopra, quello sulle riserve estere sembra veramente triste.

Con il denaro arriva anche il potere. Chi perde soldi perda forza. L’Arabia Saudita sta dissanguandosi di soldi. L’aumento della popolazione è sconcertante e non ci sono posti di lavoro per tutti questi giovani. Forse il meglio che possono fare è fare la marionetta di USA/Israele, nel tentativo di “ridisegnare” la mappa del Medio Oriente, ma questo progetto non ha avuto grande successo, almeno per gli ultimi 100 anni.

E poi va detto, quando sei disperato, fai cose disperate. E quando sei un principe della Corona di 32 anni con più nemici di quanti te ne puoi ricordare, metti sul tavolo tutti i soldi che restano –  1) Per mantenere le apparenze – 2) Per rubare quello che non hanno ancora rubato gli altri –  3)  Per acquistare armi a strafottere  – 4) Per andare in guerra.

Tutto il quadro mondiale è molto scuro. La Russia non sopporterà attacchi contro l’Iran e l’Iran non permetterà che chiunque attacchi Libano & Hezbollah non riceva la dovuta risposta. Tutto si sta sistemando in modo da spingere ancora più alto il prezzo del petrolio, e tutte le parti coinvolte sono d’accordo su questo punto. Perché se fanno più soldi, possono acquistare più armi.

Vi lascio con le osservazioni di Nassim Taleb sulla situazione. Dopo tutto, Nassim viene dal Libano, e conosce questa parte del mondo come il palmo della sua mano:

 

RAUL ILARGI MEIJER

Fonte : https://www.theautomaticearth.com

Link:  https://www.theautomaticearth.com/2017/11/how-broke-is-the-house-of-saud/

8.11.2017

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario

Pubblicato da Bosque Primario

  • vocenellanotte

    Personalmente mi aspettavo molto di più da un pezzo il cui titolo sembrava entrasse in molti dettagli poco conosciuti, e analisi originali.
    Invece trovo solo “alcune” (veramente poche e pure già viste) tessere di un puzzle che ne conta almeno 1.000 volte di più.
    Si lascia leggere, ma anziché aiutare la comprensione, smuove le acque e le rende più torbide e minacciose.

  • Luigi za

    Ci sono così tanti giocatori e così tanti accordi tra i giocatori, ormai coinvolti, che anche facendo solo una sintesi schematica non si iesce ad arrivare a qualcosa di sensato. Ci sono troppi punti sconosciuti e troppo oscuri.

    Stanno tutti partecipando al gioco del gatto e del topo, solo che tutti si credono gatti e ciascuno il più furbo di essi.
    Finirà malissimo se non dovesse prevalere la razionalità. Ne dubito.

  • Annibale Mantovan

    Secondo me un buon articolo. L’ unica cosa che non cita è che fino ad ora l’ Arabia Saudita è sempre stata con il deep state americano…semplificando potremo dire con i Clintoniani. Certo, dopo Saddam Hussein, Gheddafi e Assad ora ci sono loro sulla graticola. Son caduti nella trappola sionista, convinti di avere degli alleati. Si son dimenticati che storicamente i sionisti NON hanno alleati e ora non hanno più alcun amico in Medioriente. Aveva cominciato bene il re con quella visita a Putin qualche settimana fa…troppo tardi forse…Temo che ora per loro finirà male. Le ricchezze “pignorate” andranno dove sono andate quelle di Gheddafi…

    • Holodoc

      Il problema è che se cadono.i sauditi cade anche il petrodollaro.

  • Holodoc

    Putin ha sapientemente sfruttato gli insegnamenti di Sun Tzu, intervenendo militarmente solo dove indispensabile ma facendo dei capolavori di diplomazia, come quello di allontanare la Turchia alla NATO ed dalla Lega Araba.
    Si stanno ormai delineando due schieramenti netti: Israele, Giordania, Arabia Saudita, Emirati da una parte, Iran, Iraq, Siria, Libano, Turchia, Qatar, Yemen dall’altra. E con l’Egitto ancora in bilico tra le due fazioni.
    Speriamo che, sentendosi ingabbiati, Israele e Sauditi non facciano azioni irreversibili.

    • DesEsseintes

      Come fanno a evitare le azioni irreversibili?

      1) almeno una delle due fazioni non è disponibile a compromessi (in realtà nessuna delle due). Lo sappiamo perché se uno va a vedere non solo palestinsi e israeliani litigano senza alcuna intenzione di mettersi d’accordo ma su questo conflitto sono riusciti a innestare anche quello fra sunniti e sciiti che si massacrano senza pietà da “più di mille anni”

      2) allora se NON commettessero azioni irreversibili – e se al tempo stesso non sono disponibili al compromesso – succedà inevitabilmente che lentamente o forse rapidamente una delle due fazioni prenderà il sopravvento

      3) il punto è che a mio avviso questa è una prospettiva assolutamente inaccettabile su entrambi i fronti e quindi senza la disponibilità al compromesso è ovvio che qualcuno messo alle strette tenterà la carta del tutto pe tutto.

      4) resta un’ultima opzione e cioè quella di un potere imperiale terzo che imponga qusto compromesso.
      Il piccolo dettaglio è che di poteri imperiali ce ne sono due anch’essi in insanabile conflitto.
      Allora se Trump oer ipotesi è veramente intenzionato a fondare delle relazioni geopolitiche intra imperiali sulla base del criterio di multipolarità, qualche speranza di evitare una guerra pericolosissima c’è.
      Se non ha queste intenzioni, o se non le ha Putin, o se i rispettivi deep state americano e russo si mettono di traverso A MIO MODO DI VEDERE le azioni “irreversibili” sono inevitabili e, temo, non dovremo aspettare molto.

      • Holodoc

        E’ quello che purtroppo temo anch’io.

  • GioCo

    Generalmente si parla di “divisioni nette” dove mancano. Sennò le cose sono chiare e non se ne parla. In questo quadro manca qualcosa e questo qualcosa non è la furbizia o il tentativo di leggere un intreccio di accordi sempre più fitto e complicato, ma due semplici parole: credibilità e avidità.
    Va da sé che queste due paroline non vanno molto d’accordo tra loro e che sono putroppo i valori in GioCo che tessono la rete di relazioni dove c’è tanta ricchezza. Per ciò dissi tanto tempo fa che il futuro era triste per i ricchi ben più che per i poveri e sarà sempre più così nei prossimi anni … La credibilità sui mercati dell’Arabia Saudita corrisponde alla credibilità dell’America e ovviamente di Israele. Gli accordi legano a una fitta rete di rapporti di convenienza costruiti sull’avidità con altri attori, tra cui l’Iran e la Russia, ma anche la Cina. Ciò pone un problema di sicurezza, perché l’avidità diminuisce la credibilità che va poi sostenuta con le armi. La questione “semplificata” per usare un parallelismo è questa: se sei un boss della malavita non contrasti chi ti è nemico finchè “credi” di non poterlo fare. Dal momento che credi di riuscire immagini accordi o minacce e gli uni dipendono dagli altri. Quando infatti ti siedi a un tavolo per fare accordi la forza della tua parola dipenderà dalla minaccia percepita dal tuo nemico. Sfortunatamente questo non basta ma dimenticarselo è tipico di chi è abituato all’agio, al lusso e al vizio “facili”, conquistati cioè con la brama. Tipico dei Mohammed bin Salman o Kushner vari. Ma qual’è questa grande dimenticanza? L’affidabilità a cui è strettamente legata la credibilità. Nel momento in cui si stabilisce l’accordo non conta nulla, ma è tutto l’istante appena dopo l’accordo. L’affidabilità non si costruisce con le armi o la richezza, ma con la tradizione. Allora vediamo bene che la vera guerra è tra un certo vecchio e un nuovo che avanza e la confusione sta tra lo stabilire cos’è questo nuovo e cos’è questo vecchio.

    Allora concludo con un pensiero: ciò che ha il vessillo del nuovo è il vecchio che perde pezzi, perchè solo così egli si può difendere e ciò che appare vecchio è il nuovo che minaccia il vecchio perché senza vessillo. Da sempre è così.