Ottawa, Coutts, Calgary, Toronto: la grande ribellione dei canadesi liberi

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Riportata in Italia solo dalla libera informazione di sfuggita e in ritardo di due giorni dai sempre sbadati “professionisti dell’informazione”, la grande protesta che tiene bloccata la capitale canadese ormai da sei giorni non dà alcun cenno di debolezza. Anzi, sta espandendo i suoi fronti, dopo essere partita da Ottawa e dal blocco del confine Coutts tra Alberta e Montana. Difatti, resistenti canadesi solidali con la capitale, insieme ai camionisti cui è stato bloccato l’accesso a quest’ultima, hanno deciso di mettersi in marcia per Toronto, circa 400 km a sud-ovest di Ottawa, e sono attesi per questo fine settimana. Il crowdfunding per il Convoglio della Libertà ha raggiunto in questo momento 10 milioni di dollari canadesi, battendo il record di tutti i partiti della storia della nazione, spingendo il colosso GoFundMe a bloccare l’account dei donatori Tamara Lich – politico del partito Maverick – e B.J. Dichter – portavoce dei Truckers For Freedom e mettere la donazione in stato di revisione. Cresce sempre di più l’appoggio e la solidarietà dagli Stati Uniti, dove tra il fermento generale si sta organizzando un Convoglio verso Washington DC e un altro per boicottare il Superbowl. Facebook, dal canto suo, ha già provveduto a cancellare la pagina del DC Freedom Convoy

Il fronte più caldo è per ora il confine Coutts, dove ieri, dopo il fallimento delle negoziazioni e l’ostinazione dei camionisti a rimanere pur aprendo una corsia e concedendo di andarsene a chi di loro lo volesse, è arrivata la Royal Canadian Mounted Police, la polizia federale canadese. Qualcuno ha abbandonato il campo, ma quando i Mounties hanno provato a sgomberare il blocco dei camionisti, sono arrivati sul posto centinaia di cittadini canadesi – come ha ammesso lo stesso governatore dell’Alberta Jason Kenney – e hanno forzato il blocco poliziesco per unirsi al cordone di camionisti, costringendo i federali alla ritirata. Nella vicina Calgary poco dopo migliaia di persone sono scese in corteo contro la dittatura sanitaria, a sostegno dei camionisti di Coutts. Oggi al quinto giorno di presidio, nonostante i -35 gradi, nessuno si è mosso dal confine, e grazie ai Mounties il presidio di blocco ha raggiunto un nuovo record per numero di vetture, mentre nell’Alberta si stanno moltiplicando i blocchi stradali contro la dittatura sanitaria: nel pomeriggio camionisti, agricoltori e veicoli solidali hanno iniziato a bloccare la Highway 519/23 a pochi chilometri dalla città di Nobleford, due ore di auto a nord di Coutts, nei cui dintorni stanno sorgendo diversi nuovi blocchi. Il motto a queste latitudini è diventato: “Non ce ne andremo fino alla fine di obblighi e restrizioni”.

Stesse intenzioni hanno i resistenti a Ottawa, dove è ancora in piedi il presidio più grande del Canada, perdurando la schizofrenia generata dai media di regime: nelle strade la pace assoluta, con numerose immagini di agenti solidali con la protesta, mentre negli schermi è un’orgia di violenza e profanazione. Le rivendicazioni sono state spostate tutte sul piano dell’estrema destra, e la totale assenza di violenze fisiche costringe i megafoni della dittatura a inventarsi la “retorica dell’odio”, le “svastiche ovunque” e la “profanazione dei monumenti”. E i manifestanti la prendono a ridere, costringendoli a riprendere i loro cartelloni e sbeffeggiandoli in gustosissimi siparietti. Sulle concrete rivendicazioni di chi vuole tornare a vivere in democrazia ed è stanco di subire ricatti odiosi per fare da cavia, assurde restrizioni finalizzate solo a distruggere l’economia interna, il governo non dà il minimo segno di cedimento, e il parlamento propende sempre più verso la linea dura, così come il consiglio comunale di Ottawa mira a liberarsi del fastidioso ingombro facendo sempre più pressione sul capo della polizia Peter Sloly. Quindi, forse proprio per salvaguardare la poltrona del capo e dare l’impressione della linea dura, gli agenti tra ieri e oggi hanno compiuto tre arresti al limite del ridicolo: André J. Lacasse, 37 anni per possesso di arma da fuoco – cosa piuttosto comune in una nazione dove c’è una cultura di caccia e di tiro al bersaglio, e dove circa due milioni di adulti hanno il porto d’armi – e Matthew Dorken, 29, per vandalismo – quando nessun monumento a Ottawa è stato davvero danneggiato, soprattutto in confronto a quanto fatto da Black Lives Matter – e oggi un 48enne è stato trattenuto per dei post “minacciosi” scritti sui social. Non ci sono stati altri arresti, continua Sloly, per evitare una escalation che porterebbe a una rivolta vera e propria, e i mezzi della forza pubblica nella capitale, nonostante i rinforzi arrivati da numerose città canadesi, sono allo stremo: tutti gli agenti sono impegnati e stanno facendo gli straordinari, tanto che in certi casi non si riesce nemmeno a spostare le vetture che ingombrano il passaggio. Pertanto, è stato richiesto l’intervento dell’esercito, che sta già ricevendo il plauso di sciacalli e faccendieri di regime, anche se Sloly – che tra loro sembra l’unico ad avere il cervello ancora al suo posto – propone di considerare i rischi che un intervento dei soldati comporterebbe per l’ordine pubblico. Si avvicina sempre più l’aut-aut che farà la storia della resistenza mondiale all’Operazione Covid: o una delle due parti cederà, o ci sarà lo scontro aperto.

MDM 03/02/2022

Fonte https://www.theguardian.com/world/2022/feb/02/truck-convoy-blockade-canada-covid

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