Home / Attualità / Non è mai stato così bello
Tel Aviv Pride

Non è mai stato così bello

DI ISRAEL SHAMIR

unz.com

Vorrei dire che la Palestina sta bruciando e che Israele sta soffrendo, ma bisogna dire la verità:

Israele e Palestina stanno prosperando sotto Netanyahu. Non è mai stato così bello. Il salario minimo israeliano è ora di oltre 1.500 dollari; in un paio d’anni è passato da 4.000 a 5.300 shekel al mese. L’inflazione non ha seguito questo aumento, nonostante le pessimistiche previsioni. I poveri non sono più poveri, ancorché forse alcuni non sono propriamente ricchi.

I prezzi in valuta locale sono stabili. Sulla scena internazionale, lo shekel è alto, molto alto (anche se al di sotto dei suoi picchi del 2014), ed il Tesoro lotta per impedirne un’ulteriore ascesa. Ecco perché i prezzi sembrano piuttosto alti per uno straniero. Un panino, l’umile falafel israeliano/palestinese, ed una bevanda analcolica vi costeranno (minimo) 10 dollari, e a Tel Aviv probabilmente vi verrà preparato e servito da un rifugiato africano. Un modesto pranzo costa circa 20 dollari, una buona cena molto di più, e bisogna prenotare con largo anticipo per trovare un tavolo. Questo dal lato israeliano. Da parte palestinese, un pranzo simile costa leggermente meno, forse 15 dollari. I ristoranti comunque sono pieni; gli israeliani amano mangiare e lo fanno tutto il tempo, parlano di cibo anche troppo.

I turisti vanno in Terra Santa come mai prima d’ora. Questo ottobre, tutti gli hotel di Gerusalemme e Tel Aviv erano occupati; era difficile trovare una stanza per meno di $200 a notte, anche più lontano. Gli alberghi di Betlemme e persino di Hebron sono pieni. I loro occupanti sono turisti diretti a Gerusalemme. Ci sono code per entrare nei più importanti santuari ed attrazioni turistiche, la Basilica della Natività a Betlemme e la Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Fanno la fila per ore per venerare il luogo della nascita e della sepoltura del Salvatore.

I palestinesi si stanno unendo a questa prosperità costruendo case. C’è un grande boom edilizio in tutta la Cisgiordania. Nuovi appartamenti crescono in ogni spazio vuoto. I poveri villaggi di ieri, come Imwas vicino Betlemme e Taffuh vicino Hebron, sono diventati vere e proprie città con case moderne di 3-4 piani, molto simili a quelle ambìte dagli israeliani. Non sono belle come quelle costruite dai loro padri e nonni, ma è una tendenza globale.

Israele ha ridotto al minimo i posti di blocco interni che prima separavano praticamente ogni villaggio palestinese da quelli vicini. Un palestinese può oggi viaggiare nella propria zona più o meno senza ostacoli. È ancora una rottura di scatole andare da Betlemme (appena a sud di Gerusalemme) a Ramallah (appena a nord di Gerusalemme), ed è quasi impossibile andare a Gerusalemme, ma è già un progresso.

Ramallah è una città moderna, con molte belle case di recente costruzione, hotel a cinque stelle, ristoranti alla moda e la vicina università di Bir Zeit. Non è più la città che ha coraggiosamente combattuto l’esercito israeliano durante la Seconda Intifada del 2001. È diventata più morbida. L’esercito israeliano entra ancora in città ogni volta che vuole e rapisce i cittadini, a volte per un post irriverente su Facebook. Recentemente hanno arrestato un giovane perché Google aveva tradotto male il suo “Buongiorno” in “Vai ed uccidi”, o qualcosa di simile.

I cittadini israeliani non sono autorizzati dal governo ad entrare nei territori palestinesi. Forse una scelta giusta: se gli israeliani vedessero quanto i propri vicini vivano come loro, nello stesso ambiente di stile occidentale, capirebbero che il Muro è inutile, perché c’è una differenza minima tra le due parti. Quella sarebbe la fine dell’autoimposto separatismo ebraico.

Non posso però celebrare questa convergenza; amavo la buona vecchia Palestina delle case di pietra tra i vigneti e dei contadini sempre al lavoro con i loro ulivi. Non c’è più. A Dura al-Kari’a, un incantevole villaggio con bellissime sorgenti, i campi sono deserti. I figli dei contadini lavorano negli uffici governativi di Ramallah e non vogliono tornare ai campi. Le sorgenti non sono celebrate come unica fonte di vita, sono considerate solo un piacevole ricordo di un passato irrilevante. Il capitalismo neoliberista ha distrutto ciò che il sionismo non è riuscito ad uccidere.

È questa tuttavia la realtà del 21° secolo. Lo stesso è avvenuto in Provenza e Toscana; cose molto peggiori sono accadute nella vicina Siria ed in Iraq. La gente si abitua a questa nuova realtà, siamo solo noi, vecchi romantici, a lamentarci.

Questa ricca Israele può facilmente assorbire la prospera Palestina, annullando le proprie leggi sull’apartheid. Anni fa sarebbe stato un salto nell’ignoto, oggi sarebbe un passo facile.

Non ci sono tuttavia voci in Israele che chiedano un simile passo. I partiti ebraici di destra che vogliono integrare la Palestina sono disposti a farlo senza gli abitanti. Vogliono tenersi la terra ma non la gente. La sinistra israeliana ebraica è praticamente scomparsa. Il suo principale partito laburista ha eletto questo mese un nuovo leader, che ha già promesso che non mollerà mai gli insediamenti (dovrebbero rimanere ebrei per sempre) e che non permetterà mai agli arabi di entrare nel proprio governo. Ha anche chiesto un atteggiamento più vigoroso e combattivo nei confronti dei vicini dello stato ebraico: se sparano un missile, noi ne spariamo cinquanta. Gli arabi capiscono solo il linguaggio della forza, ha detto. Con una sinistra così, chi ha bisogno della destra?

L’integrazione avrebbe dunque senso dal punto di vista dei costi-vantaggi. Il problema è che è sempre stato così, anche nel ’48, quando Israele possedeva l’unico porto moderno di Haifa nel Mediterraneo orientale, l’oleodotto poteva consegnare il petrolio di Kirkouk alle raffinerie di Haifa e le ferrovie collegavano Beirut con Damasco ed Il Cairo tramite Giaffa e Tel Aviv. Anche allora gli ebrei potevano rotolare nell’oro, ma preferirono un’ostilità perpetua. Sapendo questo, non sono sicuro che stavolta sarà diverso.

La seconda parte della Dichiarazione Balfour, la promessa di salvaguardare i diritti dei non-ebrei, si è rivelata essere di difficile attuazione. E fino a quando gli ebrei non saranno costretti a ripensarci, qualsiasi progresso reale è improbabile. Ma anche senza progresso ed in condizioni di disuguaglianza, la peculiare posizione geografica della Palestina e le ragionevoli politiche economiche di Netanyahu rendono la vita abbastanza sopportabile. È molto fastidioso non poter guidare liberamente da Betlemme a Ramallah o Jaffa, è una gran rottura non poter volare da e verso l’unico aeroporto del paese, ma economicamente le cose non sono poi così male. D’altronde, molti neri forse prosperarono anche ai tempi delle leggi Jim Crow e dell’apartheid sudafricano.

 

[email protected])

Fonte: www.unz.com

Link: http://www.unz.com/ishamir/it-has-never-been-so-good/

14.11.2017

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HMG

Pubblicato da Davide

  • oriundo2006

    C’e’ da chiedersi da dove arrivi tanto benessere…non mi stupirei che fosse finanziato dai paesi europei col loro debito pubblico. Qui come altrove.

  • vocenellanotte

    Devo dire che con questo pezzo anche Shamir si è indirizzato lungo la corrente globalista. Forse è il segno della decadenza. Peccato.

  • Vamos a la Muerte

    Articolo surreale e che soprattutto fa carne di porco di tutto l’archivio dell’autore.
    Costretto all’abiura come Galileo Galilei? O forse gli hanno fatto un’offerta che non si poteva rifiutare? Chissà.

    • Gianluca Freda

      O magari le cose sono realmente cambiate (cambiano in continuazione) e la tua ideologia ti impedisce di vederle come sono?

      • Annibale Mantovan

        Quando ci sono andato io in Israele (circa15 anni fa) vi era una tensione che la si poteva tagliare a fette. Ricordo che la guida (un giovane ex ufficiale dell’ esercito) ci diceva che le paghe dei palestinesi erano 10 volte più basse degli Israeliani, vi erano inoltre scuole RIGOROSAMENTE separate e perfino le targhe delle automobili palestinesi erano di un altro colore per poterle distinguere. Tutto l’ autobus era sbigottito. Altro che definire Israele paese razzista, secondo me, super razzista! Soldati (israeliani) dappertutto, un posto di guardia ogni 50 metri, ma la cosa più IMPRESSIONANTE erano i fucili mitragliatori che portavano a tracolla che apparivano ” consumati ” nella zona di espulsione delle cartucce dagli otturatori. Non credere a niente di questo articolo, vacci e solo andandoci ti rendi conto di come vivono palestinesi ed israeliani. Tieni presente che eravamo in gita, la nostra visita riguardava le zone sacre ai cristiani e ai tempi non esisteva nessun muro. Non oso pensare alle condizioni di vita palestinesi delle zone marginali. Al termine di quelIa giornata noi tutti turisti italiani non vedevamo l’ ora di “scappare” mentre la guida ad insistere che dovevamo diffondere l’ idea che Israele è un paese sicuro…(forse per loro uccidere un palestinese è come uccidere un passero). Per quel che mi riguarda da quel giorno non compro più nulla che viene da Israele.

        • Gianluca Freda

          Ma l’avete letto l’articolo o reagite pavlovianamente ogni volta che un’idea preconcetta viene minimamente intaccata? Non c’è scritto che la Palestina sia un paradiso in terra e nemmeno che gli israeliani non siano razzisti e violenti (semmai c’è scritto il contrario). C’è scritto che le condizioni di vita, tanto in Israele quanto in Palestina, sono notevolmente migliorate sul piano economico e su quello della libertà di movimento rispetto a 15 anni fa. Cosa che non risulta solo da questo articolo, ma da molti reportage leggibili in giro sul web. Del resto Israel Shamir è sempre stato un autore obiettivo, di certo non sospettabile di posizioni filo-israeliane. Conosce la Palestina meglio di chiunque altro e non si capisce perché all’improvviso dovrebbe iniziare a mentire, visto che sono anni che fornisce sulla situazione in Medio Oriente informazioni attendibili e assai poco politicamente corrette. Salvo prova del contrario, ritengo perfettamente attendibile ciò che dice in questo articolo. E se cominciassimo a procurarci delle opinioni a partire dalla realtà delle cose, anziché a partire dalle nostre astrazioni ideologiche?

        • pincopallo

          .(forse per loro uccidere un palestinese è come uccidere un passero)

          senza”forse”

  • johnny rotten

    A questo giornalista hanno fatto una proposta che non poteva rifiutare, tutto qui.

  • A 19th century man

    Praticamente è un articolo-supercazzola…

    • Paolo Zonno

      dopo questo fake, donchisciotte perde un lettore, il sottoscritto….

      • Gianluca Freda

        Perché fake? Perché “supercazzola”? Perché la realtà delle cose non coincide con la vostra visione semplificata e preconcetta del mondo?

        • disqus_dq3UEVN2QW

          e’ una supercazzola. lo scrive uno che ha abitato a Ramallah fino ad un anno fa e per circa 5 anni.

    • raffaello nencioli

      Supercazzola perché? Shamir sta parlando di Israele del XXI secolo, che non si può comprendere con la mentalità del secolo 19th . Pienamente d’accordo con Gianluca Freda. Da meditare la frase di Shamir ” Il capitalismo neoliberista ha distrutto ciò che il sionismo non è riuscito ad uccidere.”

      • disqus_dq3UEVN2QW

        e’ una supercazzola. Shamir mente o non e’ mai stato in quei posti. a Ramallah esiste un solo albergo a Cinquestelle. i ristoranti moderni li vede solo lui. e basta passare il confine a calandia per rendersi conto di come si viva diversamente in termini di standard. su una cosa sola ha ragione: i nuovi villaggi palestinesi sono molto più’ moderni.

        • raffaello nencioli

          Shamir non dice che Ramallah è diventato il paese di bengodi dei palestinesi, dice che le politiche economiche (neoliberiste?)di Netanyahu hanno reso la situazione economica dei palestinesi più sopportabile, nonostante non intraveda nessun cambiamento nell’apartheid ebraica.
          “La seconda parte della Dichiarazione Balfour, la promessa di salvaguardare i diritti dei non-ebrei, si è rivelata essere di difficile attuazione. E fino a quando gli ebrei non saranno costretti a ripensarci, qualsiasi progresso reale è improbabile. Ma anche senza progresso ed in condizioni di disuguaglianza, la peculiare posizione geografica della Palestina e le ragionevoli politiche economiche di Netanyahu rendono la vita abbastanza sopportabile.”

          • disqus_dq3UEVN2QW

            Bisogna mettersi d’accordo su casa significhi che la situazione economica dei Palestinesi sia oggi più’ sopportabile. Se ci limitiamo alle famiglie “patrizie” palestinesi sicuramente stanno prosperando alla grande, altro che sopportabile. Ma la classe lavoratrice vive ancora con stipendi che sono il 50% di quelli di Israele nonostante il costo della vita sia quasi lo stesso.

          • raffaello nencioli

            Intendo dire che nel capitalismo globalizzato, il richiamo di classe supera le distinzioni, o meglio le opposizioni nazionali, etniche, razziali, religiose e qualche volta anche politiche, per cui troverai capitalisti bianchi o neri, musulmani o cristiani, arabi o ebrei,di sinistra o di destra, felicemente accomunati nell’unica attività che li caratterizza, fare i soldi e vivere meglio. Il loro credo li unisce in un sol corpo: il dio trino in cielo, il dio quattrino in terra. I “deplorevoli”, come li chiama la Clinton, non contano!

        • Gianluca Freda

          Leggo Shamir da 11 anni e sono stato uno dei primi a tradurre i suoi articoli in Italia quando ancora non se lo filava nessuno. Posso garantire che in quei posti non solo c’è stato, ma ci vive da oltre 40 anni e li conosce come le sue tasche. Quindi scusa tanto, ma se devo scegliere se fidarmi di Shamir o di un anonimo che denigra gratuitamente un suo articolo senza portare la minima argomentazione a sostegno, non ho molti dubbi…

          • disqus_dq3UEVN2QW

            se vai a Ramallah scoprirai che il palestine plaza hotel e’ un hotel piccolissimo (100 camere). il grand park e’ un hotel che vive solo di business legato alle varie fazioni politiche che lo mantengono in vita economicamente. il moevempick ha abbandonato – oggi si chiama millenium – visto che non era economicamente conveniente mantenerlo in vita. io ci ho vissuto per lungo tempo e’ sinceramente, a parte il boom residenziale – con villaggi tutti da costruire ed ancora sulla carta e con appartamenti che non si sa chi compererà’ visto lo stipendio medio di un palestinese – non mi pare il posto descritto da Shamir. L’economia Palestinese, in mano a poche famiglie, si regge sugli aiuti internazionali ed il business migliore e’ quello del politico che mantiene il consenso regalando stipendi ai numerosi membri della sicurezza. l’industria turistica e dell’intrattenimento e praticamente non esistente. alcune grosse fabbriche fanno affari attraverso il do ut des politico. dire che Ramallah e’ una città moderna con ristoranti alla moda significa ignorare il significato di città’ moderna con ristoranti alla moda. A meno che la città’ non ha subito trasformazioni epocali negli ultimi 18 mesi. Fino a 18 mesi fa Ramallah era un buco dove i negozi decenti dove comprare articoli di qualità’, con prezzi inaccessibili, si contavano sulle dita di una mano e dove i ristoranti alla moda ti servivano, nel migliore dei casi un sandwich ed una bevanda a prezzi esorbitanti. Altrimenti mangiavi cucina palestinese in stamberghe. Il fatto che tu traduca Shamir non fa di te un conoscitore di Ramallah.

          • Gianluca Freda

            Infatti non sono un conoscitore di Ramallah, sono un conoscitore di Shamir, il quale in tanti anni non ha mai raccontato bubbole e –
            salvo prova del contrario – non vedo perché dovrebbe farlo adesso. Le cose che dice nell’articolo sono più o meno le stesse che dici tu. Non dice che è diventata Zurigo, dice solo che sul piano economico la situazione economica è enormemente migliorata rispetto a qualche tempo fa. Solo sul piano economico, perché i soprusi degli israeliani contro la popolazione continuano e sono ben descritti nell’articolo. Ma che lo dico a fare? Sembra che nella moderna accezione della libertà espressiva, la lettura di un articolo non costituisca più un presupposto essenziale per procedere al commento.

  • Pedro colobi

    Conosco un Ex comunista, un tempo innamorato di Israele e degli Ebrei, fedele credente nella religione olocaustica , che qualche tempo fa fece un viaggio turistico ad Israele e ritornò completamente cambiato, scioccato , sbigottito e sconvolta dal razzismo degli israeliani verso i palestinesi.

    • Gianluca Freda

      Sì, qui però non ci sono né credenti olocaustici, né comunisti, né innamorati degli ebrei. Cerchiamo di parlare di fatti e non di preconcetti e leggende metropolitane, please.

      • Pedro colobi

        Non ho capito cosa ti ha urtato! ho raccontato un fatto che denuncia che i miglioramento delle condizioni palestinesi, se ci sono stati, sono merito dei palestinesi non certamente degli israeliani, che fino a prova contraria maltrattano, isolano,calpestano e derubano i palestinesi tutt’ora come cinquanta anni fa.

        • Gianluca Freda

          Mi urta che si cerchi di attribuire meriti e colpe (cioè di dare la precedenza a valutazioni moralistiche di carattere soggettivo) di fronte a un articolo che, per una volta, cerca semplicemente di fotografare in modo obiettivo i fatti. Non che i meriti e le colpe non ci siano, ovviamente: lo stesso Shamir nei suoi articoli le ha evidenziate infinite volte, con estrema lucidità e durezza. Solo che Shamir (come spiega proprio nella prima riga dell’articolo) riesce, pur essendo di parte, ad adeguare le proprie valutazioni morali alla realtà, quando quest’ultima inizia a diventare troppo complessa per essere irregimentata nel consueto schemino “buoni-cattivi”. Mi urta il fatto che la stragrande maggioranza delle persone (utenti di CDC compresi, ed è un peccato), quando la realtà diventa troppo complessa, si chiuda a chiave nel suo manicheismo, sbraitando e strepitando contro chiunque di tale complessità tenti di fornire la pur minima analisi.

          • Tonguessy

            La cosa buffa è che siamo di fronte ad uno scontro ideologico comunque. Sostenere la bontà di uno Stato confessionalmilitare come Israele non vedo come possa essere definito altrimenti. E spiego anche perchè: se Shamir avesse la sfera di cristallo e sapesse che la strada intrapresa da Neta & soci porta comunque a perequazioni e maggiori libertà, allora non ci sarebbe da discutere:il neoliberismo (specie quello confessionalmilitare) funziona. Lo Stato laico è decisamente inefficiente, meglio affidarsi a rabbini e militari, loro si che sanno come risolvere i problemi. Ma siamo sicuri che sia così? Siamo cioè certi che quanto descritto da Shamir (e qualcuno dice che non trova corrispondenze con le proprie esperienze) non sia frutto di una serie di circostanze? Anche un orologio rotto segna per ben due volte l’ora esatta in un giorno.

            Insomma se Shamir sa, così come ha dimostrato di sapere in molti suoi scritti, che lo Stato confessionalmilitare è una tragedia, perchè oggi ci viene a dire che è una figata? Non sarebbe più prudente aspettare che passi qualche minuto per vedere se l’orologio segna sempre quell’ora?

          • raffaello nencioli

            Ma non sta dicendo che è una figata, sta dicendo che il neoliberismo globalista sta annullando anche le antiche contrapposizioni sionismo/ebraico razzista vs arabi/palestinesi, che pure permangono nella società israeliana. E’ probabile che questa interpretazione si colleghi a più recenti avvenimenti e in particolare all’alleanza strategica fra Israele e A.Saudita. Da notizie che non posso confermare, pare che ai primi di settembre Mohammed Bin Salman sia volato di nascosto in Israele dove ha proposto ai leader sionisti il rilancio del processo di Oslo. Il piano è sostenuto anche dall’Egitto e, in cambio di questo sacrificio, Israele otterrebbe il riconoscimento da parte dell’Arabia Saudita, il Paese guardiano dei luoghi santi; una vittoria politica e d’immagine enorme per i sionisti. Il problema dei sauditi è la famiglia reale, composta da migliaia di persone, molte delle quali dotate di immense ricchezze e di grande potere, ma con ideali e programmi politici molto diversi. E’ probabile che Netanyahu, prima di impegnarsi, abbia chiesto al giovane principe di compattare la famiglia reale eliminando gli elementi non in sintonia con il nuovo progetto politico mediorientale. Questo accordo si inquadrerebbe in più ampio progetto di modernizzazione dell’A.Saudita (clero wahabita permettendo) e in colossali progetti di investimento, ($500 mld) del Regno e altri investitori, che dovrebbero dare vita alla costruzione di una mega città ideale immaginata dal fantasioso principe Saudita, su un territorio compreso fra Giordania, Egitto Gaza e Israele, proprio quel territorio storico di cui Shamir teme la perdita per effetto del capitalismo dinamico e del neoliberismo che avanza. http://www.washingtonexaminer.com/saudi-arabias-crown-prince-just-declared-war-on-the-clerics/article/2638480?utm_medium=referral&utm_source=idealmedia&utm_campaign=washingtonexaminer.com&utm_term=68735&utm_content=2150134
            Per Rabbini ortodossi e Ulema fondamentalisti sarebbe game over.

          • Tonguessy

            Vero, così come è vero che non ho scritto una arringa a favore di Neta. Il quadro è abbastanza complesso, e questo è il motivo per cui (al di là di facili schizzi su come la situazione oggi sia più positiva rispetto al passato) prima di abbozzare frasi del tipo “le ragionevoli politiche economiche di Netanyahu rendono la vita abbastanza sopportabile” sarebbe bene abbandonare la propria percezione. Per un momento. Magari il momento successivo le cose si vedono diversamente.

            Grazie per il contributo.

          • Gianluca Freda

            Tonguessy, l’ideologia ti fa leggere nell’articolo cose che non sono scritte da nessuna parte. Dove leggi nell’articolo il panegirico di Israele, di Netanyahu, dei rabbini o dei militari? Non c’è da nessuna parte. C’è un’analisi di una situazione fattuale che non dipende da Shamir. Shamir è solo abbastanza obiettivo da prenderne atto, anche se contrasta con l’avversione istintiva per l’atteggiamento israeliano che normalmente anima i suoi articoli.

          • Tonguessy

            La mia ideologia? E quale sarebbe, di grazia?

            Il messaggio di Shamir non è così lampante come in un panegirico. E’ più subliminale, se vuoi. Rileggiti la chiusa: “economicamente le cose non sono poi così male. D’altronde, molti neri forse prosperarono anche ai tempi delle leggi Jim Crow e dell’apartheid sudafricano.”

            FORSE molti neri etc… E’ una insinuazione, non è un fatto acclarato. Insomma alla fine non sta condannando Neta & soci. Dice che tutto sommato non va così male e che anche nelle situazioni peggiori (apartheid del Sudafrica) le cose non erano così brutte. Lo dice con un FORSE, ma lascia intendere che così doveva essere.

            No, non è un panegirico. Secondo me è solo una gran confusione. Sta forse sostenendo che anche se andasse peggio non sarebbe poi così male, dato che “molti neri forse prosperarono anche ai tempi delle leggi Jim Crow”? Cosa vuol dire secondo te una frase del genere con quel FORSE che non dice niente ma significa tutto?

          • DesEsseintes

            Effettivamente l’accenno al Sudafrica è abbastanza idiota e secondo me rivelatore.
            Ma Shamir ha scritto cose simili anche sulla Russia dicendo che la classe media sotto sotto sta abbandonando Putin.
            Ci credo poco e comunque vedremo.

            PS: ragazzi, prevedo casini spettacolari a livello mondiale…spero di NON sbagliarmi…

          • Gianluca Freda

            Credo che tu abbia capito poco del senso dell’articolo. E sì che è tradotto abbastanza bene…

          • DesEsseintes

            È vero, avevo letto solo il post di Tonguessy.
            In effetti Shamir è ironico.

          • Gianluca Freda

            La frase che cita significa l’esatto contrario di ciò che dici: Shamir capisce benissimo che il “benessere” di cui sta parlando è stato ottenuto solo attraverso la resa della Palestina al predominio israeliano e il riferimento al Sudafrica è ironico. Significa: se guardiamo le cose sotto il solo profilo economico, allora anche il Sudafrica dell’Apartheid non era poi così male. Chi legge Shamir da tanti anni, conosce bene le sue posizioni, che sono sempre le stesse anche in questo articolo. Semplicemente sta prendendo atto di una realtà di fatto, senza per questo perdere un grammo del suo atteggiamento critico.

          • Tonguessy

            Va bene, accetto il fatto di avere frainteso l’ultima frase. Non l’avevo
            interpretata come ironica. Resto però scettico sull’utilità di annotare
            come il profilo economico sia migliorato. Magari non riesco a cogliere
            nemmeno questo secondo aspetto. O forse mi sarei aspettato una più
            vivace critica su quanto i soldi possano modificare in profondità ciò
            che i cannoni abbozzano solamente. A giudicare dai commenti non sono il
            solo ad essere perplesso su questa sua miscela di ironia, critica e
            osservazioni economiche.

  • Soul

    Sembra che il sarcasmo e molti commentatori vivano su due pianeti diversi…

  • Glock

    L’articolo di Shamir fotografa abbastanza bene la situazione in Cisgiordania. L’annessione sta arrivando al punto di non ritorno. I coloni aumentano, l’economia cresce perché stupirsene? Perché non crederci? Gli israeliani si sono presi la terra e i Palestinesi stanno diventando i loro camerieri. Israele vuole i Territori occupati per se, perché dovrebbe lasciarli affondare nella miseria? Ormai sarebbe impossibile tracciare un confine fra Israele e Palestina, la terra ha una configurazione a macchia di leopardo, isole palestinesi mescolate a isole sioniste. Il neoliberismo è arrivato anche in Palestina, non lo credete possibile? 20 anni di Abu Mazen, questo è il risultato. E siccome ha funzionato, ora stanno cercando di fare la stessa cosa a Gaza, garantendosi la collaborazione della parte più “moderata” (= filosaudita) di Hamas. Mi sembra molto logico e molto realistico. E fra altri 20 anni non ci sarà più nessuna Palestina, da nessuna parte. Solo Amazon.

    • disqus_dq3UEVN2QW

      credo che tu abbia perfettamente ragione.