Manuale pratico e strategico ad uso dei Gilet Jaunes

DI JOSE’ MARTI’

Vogliamo offrire qui, agli oppositori del regime che governa la Francia da anni, idee e sviluppi che vadano oltre le manifestrazioni ripetitive del sabato dei Gilet Jaunes. La resistenza a questo regime illegittimo deve essere di lunga duratae non dobbiamo farci logorare dall’abitudine.Questa guida pratica definisce, sulla base di esperienze note, metodi complementari a quelli che sono già stati praticati dai Gilet Jaunes.

Descriviamo quindi qui le pratiche di SFIDA POLITICA e DI NON COOPERAZIONE con il regime.

Agire con costanza contro un regime illegittimo

Alcuni di noi sono stati esposti alle intemperie, nonché alla violenza della polizia, per quasi un anno.Abbiamo provato che il nostro movimento è duraturo, resistente, ben consolidato. Ovviamente, il regime che rifiutiamo ha usato ogni mezzo: violenza, affaticamento, denigrazione nei nostri confronti. Ma non ci arrenderemo. Un popolo in piedi non molla!

Tuttavia, non possiamo ulteriormente credere che una dimostrazione, o anche una serie di dimostrazioni, sarà sufficiente per rovesciare il regime oligarchico che ci viene imposto, o perché acconsenta alla nostra richiesta del RIC.(Referendum d’Initiative Citoyenne – Referendum proposto da cittadini)

Dobbiamo pensare alle nostre azioni in modo diverso, strategico . Piccole azioni locali, purché rappresentino le nostre idee, possono essere sufficienti per alimentare una strategia basata sull’aumento graduale della pressione su questo regime. Provate a paragonare la differenza di impatto che avrebbero tre “femens” a seno nudo che urlano per dieci minuti e poi rientrano al calduccio della loro casa. Ecco un esempio che mostra che un’azione dinamica ben preparata richiede molto meno sforzo della grande dimostrazione monotona e ripetitiva di centinaia o migliaia di persone, con un impatto mediatico, psicologico e un accumulo di simpatia molto maggiori. Se tre “femens” possono fare così colpo, allora lo possiamo anche noi. E noi siamo molto,più numerosi!

È attraverso l’applicazione di azioni ripetute, locali, attentamente auto-organizzate e coordinate, di sfida politica e di non cooperazione che possiamo minare l’autorità del regime.

La favola del “Padrone delle scimmie”

Ecco una parabola Cinese di Liu-Ji, risalente al XIV ° secolo:

Nello stato feudale di Chu, un vecchio sopravviveva tenendo al suo servizio delle scimmie. La gente lo chiamava “Ju gong” (Master Monkey). Ogni mattina, il vecchio radunava le scimmie nel suo cortile e ordinava al più ‘anziano di condurre le altre sulla montagna a raccogliere frutti dagli alberi e dai cespugli. La regola imponeva che ogni scimmia desse un decimo del suo raccolto al vecchio, e quelle che non lo facevano venivano frustate violentemente. Tutte le scimmie soffrivano, ma nessuna osava lamentarsene. Un giorno, una giovane scimmia si rivolse agli altri: È stato il vecchio che ha piantato tutti gli alberi da frutto e i cespugli? “ Le altre risposero: ” No, sono cresciuti in natura. “ La giovane scimmia proseguì:“Non possiamo prendere i frutti senza il permesso del vecchio? “ Le altre risposero: ” Si, tutti noi possiamo farlo. La giovane scimmia continuò: ” E allora perché dovremmo dipendere dal vecchio; perché tutte noi dobbiamo servirlo? “ Prima che la piccola scimmia finisse la sua frase, tutte le altre avevano capito e si svegliarono. Quella stessa notte, assicurandosi che il vecchio dormisse, le scimmie distrussero il recinto in cui erano confinate. Presero i frutti che il vecchio aveva immagazzinato e li portarono nella foresta per non tornare mai più. Il vecchio finì per morire di fame. Yu-zu-li conclude:In tutto il mondo vi sono uomini che dominano il loro popolo con la menzogna e non con la giustizia. Non sono come il Padrone delle scimmie? Non si rendono conto della loro confusione mentale. Non appena la loro gente lo capisce, i loro trucchi non funzionano più. “

L’autorità governativa esiste solo perché la riconosciamo. Non appena ci rifiutiamo di riconoscerla, anche nei suoi i simboli minimi, si sbriciola e cade a pezzi.

Persistere nel nostro rifiuto della violenza

Qualsiasi azione violenta scredita il nostro movimento. Il nostro obiettivo deve essere quello di compiere azioni brillanti, coltivare la sfida politica nei confronti di questo regime.

Se vi trovate in una situazione in cui può scoppiare la violenza, anche se non vi riguarda, lasciate la zona e programmate altre azioni.
Certamente, filmare, fotografare, mostrare e denunciare le violenze della polizia contro di noi rimane un’azione molto positiva, che può alimentare gli eventi che organizziamo.

La tentazione di rispondere alla violenza con la violenza, per alcuni di noi può essere grande. In nessun caso dovremmo cedervi, farebbe solo il gioco del regime che ci viene imposto. Al contrario, continuare ad organizzare azioni non violente è il nostro unico modo per conquistare cuori e menti.

Individuare i punti deboli del regime e concentrarsi su di questi.

Le Nazioni Unite hanno già denunciato le violenze della polizia di regime che noi subiamo. Sappiamo quindi che l’uso della polizia troppo obbediente è un punto di forza per il regime: la polizia gli obbedisce ancora con zelo. Affrontarla frontalmente è un errore . Abbiamo da perderci occhi e mani mentre loro sono già odiati, non soltanto per un atto di violenza isolato.

D’altra parte, il regime non ha il controllo su tutto ciò che accade in Francia, tutt’altro. Possiamo organizzare eventi come flash mob (sì, è già stato fatto, ed è stato molto positivo), verniciare di giallo nottetempo le facciate di edifici pubblici di notte (con appoggio di vedette), organizzare azioni di blocco a sorpresa ( quando un rappresentante dell’oligarchia fa una visita o una conferenza) o di rimozione delle barriere delle autostrade. Ancora una volta, molto è già stato fatto, ed ha avuto un buon esito. È un percorso su cui dobbiamo perseverare, attenendoci alle notizie e adeguandoci ai fatti del giorno.

Agire con sfide politiche e di non cooperazione faccia a faccia con il regime. Praticare il radicalismo senza violenza e con sveltezza.

Siamo soggetti a un regime oligarchico che ci viene imposto da una falsa alternativa democratica (qualcuno vede una vera differenza tra le politiche che si sono susseguite sotto Sarkozy, Hollande e infine Macron?). Pertanto non abbiamo l’obbligo di sottoscrivere le sue leggi farsesche e dobbiamo rifiutarne l’autorità.

In particolare, il popolo non ha nessun obbligo nei confronti di questo regime di:

    • Preannunciare le sue manifestazioni

Annunciare una dimostrazione è riconoscere la legittimità del regime. Al contrario, praticare “dimostrazioni flash” (vedere gli esempi seguenti) richiede molta meno energia, sorprende il regime e i suoi sostenitori e ha un impatto mediatico molto maggiore. Rifiutare di preannunciare le nostre manifestazioni è anche rifiutare che siano proibite dal regime.

    • Sottostare alle sue regole di svolgimento e organizzazione

Possiamo organizzarci autonomamente, darci le nostre regole, magari anche battere la nostra moneta, anche per gli aspetti più banali della vita, comprese le cose non correlate direttamente alle manifestazioni politiche. Ad esempio, se un gruppo di noi ripulisce una spiaggia, ripara un cartello stradale, mostra a tutti coloro che assistono che le nostre rivendicazioni per il potere al popolo sono fondate.

Non abbiamo bisogno dell’amministrazione statale finché risponde a questo regime e la rifiutiamo. Organizziamoci nelle cose della vita ordinaria per poterne fare a meno .

Ovviamente non si devono correre dei pericoli o mettere in pericolo la sicurezza di altri.

Preparare le azioni in anticipo e attendere un’ occasione propizia per farle partire

È possibile preparare e tenere in serbo tutta una serie di azioni, quindi eseguirle non appena si verifica un evento, al fine di ottimizzarne l’impatto. Un esempio ovvio, e già praticato, è che Macron, in ciascuna delle sue uscite, viene fischiato al grido di “Dimissioni “.

Ma possiamo trovare, localmente, un’ampia varietà di eventi contro i quali innescare azioni visibili:

    • La visita di un prefetto, di un ministro o di un politico eletto
    • Un evento drammatico

Il crollo di un ponte (non è questa l’occasione perfetta per denunciare che il bilancio dello Stato viene speso in base a priorità aberranti?), autoimmolazione di uno studente (ormai succede anche in Francia), morte di un paziente per mancanza di cure, chiusura di un’azienda, suicidio di un agricoltore, di un salariato o di un funzionario dello Stato. Le coscienze sono colpite da avvenimenti del genere e le nostre azioni possono trarne una risonanza, specialmente se denunciano le cause di questi eventi.

    • Mettere alla gogna un personaggio di potere

Questo non è difficile da trovare. Si può andare a manifestare senza preavviso davanti a casa sua casa, per esempio, e disperdersi non appena arriva la polizia; perché non concatenare le manifestazioni durante la notte, con il passaparola diretto tra manifestanti per andare da una dimostrazione all’altra.

    • Dichiarazioni provocatorie di membri del governo

Macron, per esempio, non smette mai di ammannirci i suoi aforismi.

Possiamo, a costi molto bassi, preparare cartelli e scrivere messaggi all’ultimo minuto. O fabbricare un’aragosta gigante o una bara di cartone per un uso successivo e personalizzato. ). E possiamo elencare a livello locale gli obiettivi alla portata delle nostre azioni.

Alcune persone possono organizzarsi in laboratori invisibili al potere, per realizzare tali oggetti di comunicazione, stampare volantini, raccogliere copertine di un certo colore e conservarle per un uso coordinato successivo.

Adattare le azioni agli eventi e al contesto

Un’azione, come la parodia di un funerale, con bara e sfilata, avrà un impatto completamente diverso dopo un evento drammatico, o per commemorarne l’anniversario. Un’azione per aprire le stazioni di pagamento dei pedaggi autostradali (pedaggi gratuiti) avrà un impatto maggiore quando i media parlano di una legge per privatizzare gli aeroporti, le dighe idroelettriche e ancora di più in un giorno in cui molti automobilisti si mettono in viaggio (partenze per le vacanze).

Alleghiamo nel seguito un elenco dettagliato di azioni che si possono prendere in esame in relazione al contesto.

Esempi osservati in avvenimenti più o meno recenti

Non pretendiamo qui di inventare qualcosa. Molte di queste idee sono già state applicate localmente dai Gilet Jaunes. Vogliamo darne un elenco organizzato e assicurarne la diffusione più ampia possibile.

Ecco alcuni esempi, assolutamente non esaustivi, di questi metodi, già messi in atto:

  • A seguito dell’immolazione di uno studente a Lione, gli studenti di Lille hanno fatto un un’operazione a sorpresa che ha impedito a  François Hollande di tenere un discorso sulla democrazia .
  • Macron viene fischiato ovunque vada
  • I pompieri Cholet voltato le spalle al prefetto durante una cerimonia pubblica
  • I pompieri di Mayotte si rifiutano di proteggere Macron
  • Le residenze dei deputati LREM (LA République En Marche -il partito di Macron) sepolte sotto lo sterco o murate
  • La rivoluzione islandese, nel 2008, ha portato a una revisione della costituzione con il metodo di eseguire azioni simboliche: sbattere sulle pentole, bruciare stemmi di banche, ecc.

Per le categorie professionali di mantenimento dell’ordine pubblico

Sappiamo che ci sono molti poliziotti, gendarmi e soldati che nel loro intimo ci appoggiano e si sentono particolarmente in ostaggio del regime.

Non possiamo chiedervi di esporvi frontalmente alle rappresaglie cambiando campo . Ma secondo i casi potete decidere di agire lentamente, non di agire, di sbagliarvi involontariamente senza rischiare di subire delle conseguenze.

Alcuni di voi hanno già messo in pratico qualcuna di queste azioni:

I metodi specifici a vostra disposizione nel quadro del vostro incarico professionale sono ad esempio:

  • Impiegare del tempo per obbedire a un ordine
  • Non eseguire un ordine: non è necessario farlo notare a tutti
  • Ammalarsi al momento giusto
  • Commettere errori amministrativi tempestivi (fare un errore di battitura in un nome, numero di telefono, una targa automobilistica; una cosa che capita, specialmente quando si è costantemente sovraccarichi di lavoro)
  • Sbagliare la mira (LBD- fucili spara proiettili di gomma- , granate per rompere l’accerchiamento, fumogeni)
  • Avvisare i vostri obiettivi circa le azioni che sono state ordinate contro di loro (arresti, sorveglianza, GAV-fermo di polizia- , retata…)
  • Condividere questi suggerimenti con i vostri colleghi

Potete anche rifiutare le onorificenze che vi assegna questo regime (e ovviamente non siete i soli).

Allegato: METODI DI AZIONE NON VIOLENTE

[Nota del Traduttore italiano]

Segue un elenco che suggerisce ben 198 modi di interpretare l’azione non violenta sia con comportamenti che incidono su fatti personali e privati, sia con azioni di disobbedienza civile pubblica e sociale.

Nota finale dell’autore:

Ovviamente, molti altri metodi sono già stati utilizzati ma non sono stati classificati. Allo stesso modo sarà ancora inventata in futuro una moltitudine di altri metodi che avranno le tre caratteristiche dei tre tipi di metodi: protesta e persuasione non violente, non cooperazione e azione non violenta.

Dovrebbe essere chiaro che la migliore efficacia si otterrà se il metodo viene scelto secondo una strategia definita in partenza. È necessario conoscere il tipo di pressione che si desidera fare prima di scegliere la forma specifica di azione con la quale esercitare tale pressione.

Bibliografia:

Queste informazioni sono principalmente tratte dall’osservazione delle rivoluzioni colorate in tutto il mondo e dal libro Dittatura per la democrazia, scritto da Gene Sharp nel 1993.

 

José Martì

Fonte: https://lesakerfrancophone.fr/

Link: https://lesakerfrancophone.fr/manuel-pratique-et-strategique-a-lusage-des-gilets-jaunes

 

Scelto e Tradotto per www.comedonchisciotte.org  da Giakki49

Pubblicato da Rosanna

"Suave, mari magno turbantibus aequora ventis, e terra magnum alterius spectare laborem; non quia vexari quemquamst iucunda voluptas, sed quibus ipse malis careas quia cernere suave est." Tito Lucrezio Caro, De Rerum Natura, Libro II
Precedente La “normalizzazione” globalista del M5S
Prossimo Su Craxi

9 Commenti

  1. Tutte belle cosucce, ma se si vuole veramente abbattere un regime,come il nostro,diciamo, l’arma nucleare sarebbe il non pagare le tasse e i balzelli, partendo da quelle imposte dai Comuni che ormai non sono più la casa dei cittadini ma bensì un agglomerato di famelici burocrati, e negare i nostri soldi alla provincia,alla regione,allo Stato e infine a quel mostro che è la UE.
    Senza soldi questi parassiti morirebbero tutti di fame, con sommo piacere mio e di quelli che la pensano come me.
    Ma mi rendo conto che l’Italia è fatta di ominicchi pronti a tradire per un pezzo di pane e spaventati financo dalla loro ombra.

    • Verrebbe dato il pretesto per effettuare prelievi forzosi dai conti correnti, cosa che ormai è facilmente realizzabile e già paventata in passato.

  2. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    E-S-A-T-T-O! L’ho sempre detto che una rivoluzione deve essere in ogni modo ben “direzionata” e organizzata se non si vuole che diventi una mera ed effimera rivolta e, aggiungo, deve essere possibilmente pacifica.
    Tuttavia la violenza (o lotta armata) deve essere pur sempre contemplata, ma solo per legittima difesa poiché: “Una rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia, la rivoluzione è [fatalmente] un atto di violenza(innescato dalla casta – ndr). Un atto di violenza che si rende legittimo per scalzare dal potere una casta criminale, impazzita e delegittimata, la quale, restia a rinunciare ai suoi illegittimi privilegi, genera morte, assassinii, devastazioni, ingiustizie ed [altre] immani sofferenze.
    Oggi una rivoluzione deve essere soprattutto ambientalista e globalista, nel senso che deve essere diffusa in tutto il Mondo, altrimenti , rimanendo circoscritta, sarebbe inutile e fallirebbe, come la Storia c’insegna.
    Dobbiamo riprendere in un certo qual modo la vera e pura ideologia comunista (tradita dai vari burocrati sovietici, cinesi e dagli pseudo-comunisti italiani) tenendo conto soprattutto delle problematiche legate all’ambiente (repetita iuvant).
    Se si vuole passare (parafrasando il titolo del libro citato nell’erticolo) “dalla dittatura alla democrazia” e raggiungere quella vera, l’anarchia (a cui si riferiva Rousseau) nel senso nobile della parola, si deve passare per forza dal comunismo.
    P. S. – A quanto sembra la parabola cinese di Liu-Ji fu ripresa da J. J. Rousseau il quale (Rousseau) scrisse: «Il primo che, cintato un terreno, pensò di affermare “questo è mio”, e trovò persone abbastanza ingenue da credergli, fu il vero fondatore della “società civile” (notate le virgolette metaforiche che ho aggiunto). Quanti delitti, quante guerre, quante uccisioni, quante miserie e quanti orrori avrebbe risparmiato al genere umano colui che strappando i paletti o colmando il fossato, avesse gridato ai suoi simili: “Guardatevi dall’ascoltare questo impostore. Se dimenticate che i frutti sono di tutti e che la terra non è di nessuno, voi siete perduti”

    • Vincenzo, sei straordinario. Ti ammiro in un modo! Mi hai fatto conoscere l’origine di questa parabola che non sapevo fosse cinese! Grande saggezza! E’tutto li. Percio’il male ( il capitalismo) ha potuto proliferare! Stupidi uomini, senza dignita’….ti ringrazio!

  3. Non mi risulta chiaro quali siano gli obiettivi. Certo aggregare il malcontento può essere una mossa, ma da qui a parlare addirittura di STRATEGIA, mi sembra velleitario. Si tratta né più nè meno di tecniche di disturbo del manovratore, con quali risultati sarà da vedere.

  4. Come ha già detto clausneghe, l’unica strategia efficace che le persone possono mettere in campo è smettere di pagare le tasse, dalla prima all’ultima.
    Quindi smettere di usare i loro soldi fasulli.
    Fino ad allora non si fa altro che finanziare il nemico per poi disturbarlo un pochino protestando con dei cartelloni inutili.
    Per i militari invece, se tra loro si trova qualcuno che si è reso conto di essere un servo del male la soluzione se si vuole mantenere un pò di dignità può solo essere il licenziamento e l’abbandono della divisa.

  5. Tifo Gilet e li seguo con ammirazione e speranza che ce la facciano. Mi sembra una delle pochissimissime manifestazioni spontanee che ho visto in vita mia. Altro che Sardine!
    I buoni consigli vanno bene. Da parte mia posso dire che sono il tipo che se fa una cosa del genere, è lì anche il giorno dopo, anche quello successivo, poi ancora e ancora e ancora…..
    Chi la chiama costanza, chi ostinazione ma sono così e questi che stanno affrontando il secondo inverno senza mai cedere, non possono che avere tutta la mia simpatia e stima.

  6. Temo che buona parte del mondo (me compreso) abbia ancora la pancia troppo piena per ribellarsi veramente. Per il resto, temo che a lungo termine l´alternativa sia semplicemente uscire dal sistema se possibile. Da dentro, i lacci e i lacciuoli sono ormai troppi e troppo intricati per essere dribblati in maniera semplice come l´articolo sembra suggerire.

  7. La lotta è come un atto di amore, per essere vero devi volerlo ad ogni costo, devi abbandonare tutto per poterlo esercitare.

    Oggi chi lotta in Francia sacrifica la propria vita, la propria famiglia per un atto di lotta.