Home / Notizie dall'Europa / I Gilet Gialli di Francia: sei mesi di lotta

I Gilet Gialli di Francia: sei mesi di lotta

DI RICHARD GREEMAN

counterpunch.org

Vi scrivo da Montpellier, in Francia, dove sono un osservatore-partecipante nel movimento dei Gilet Gialli, che dopo sei mesista ancora andando a gonfie vele, nonostante la mancanza di informazioni nei media internazionali.

Ma perché dovreste prendervi il tempo per saperne di più sui Gilet Gialli? La risposta è che la Francia ha rappresentato per oltre due secoli il modello classico per l’innovazione sociale, e questo movimento sociale unico e originale ha un enorme significato internazionale. I Gilet Gialli sono già riusciti a infrangere il mito capitalista della “democrazia rappresentativa” nell’era del neo-liberismo. La loro rivolta ha smascherato le menzogne e la prepotenza del governo repubblicano, così come l’ipocrisia delle istituzioni rappresentative come i partiti politici, i sindacati fondati sulla burocrazia e i media mainstream.

Inoltre, i Gilet Gialli rappresentano la prima volta nella storia che un movimento sociale spontaneo e auto-organizzato abbia resistito per sei mesi, nonostante la repressione, pur mantenendo la sua autonomia, opponendosi alla cooptazione, alla burocratizzazione e alle divisioni settarie. Nel frattempo, resistendo alla repressione governativa su vasta scala e alla propaganda mirata, [il movimento] rappresenta una vera alternativa umana alla disumanizzazione della società sotto il dominio del “mercato” capitalista.

Sei mesi fa, il 17 novembre 2018, i Gilet Gialli sono comparsi letteralmente “dal nulla”, con unità locali autonome, spuntate in tutta la Francia come funghi, manifestando sulle rotatorie e [ai] caselli, marciando ogni sabato nelle città,compresa Parigi. Ma a differenza di tutte le rivolte precedenti, essa non aveva Parigi al suo centro.L’umido terreno di novembre, da cui sono spuntati questi funghi, è stata la quasi universale frustrazione dei Francesi per il miserabile fallimento della CGT e di altri sindacati che si opponevano efficacemente all’imposizione da parte di Macron,come un rullo compressore, delle sue storiche “riforme” thatcheriane della scorsa primavera: un inflessibile programma neo liberale di riduzione dei benefici, dei diritti sui luoghi di lavoro e privatizzazione o riduzione dei servizi pubblici, eliminando la cosiddetta Tassa sulla Ricchezza, ideata a beneficio dei poveri.

La causa immediata di questa sollevazione spontanea di massa è stata la protesta contro una tassa ingiusta sul carburante (giustizia fiscale), ma le richieste dei Gilet Gialli si ampliate rapidamente fino a includere la reintegrazione dei servizi pubblici (trasporti, ospedali, scuole); salari più alti, indennità di pensionamento, assistenza sanitaria per i poveri, agricoltura contadina, media liberi dal controllo governativo e dai miliardari, e soprattutto democrazia partecipativa. Nonostante le loro tattiche dirompenti, i Gilet Gialli sono stati fin dall’inizio enormemente popolari presso il Francese medio (73% di approvazione), e sono ancora più popolari del governo Macron, dopo sei mesi di estenuanti e pericolose occupazioni dello spazio pubblico, violente proteste settimanali e propaganda diffamatoria contro di loro.

Stanchi delle menzogne, degli inganni, delle manipolazioni e del disprezzo, i Gilet Gialli hanno fin dall’inizio rifiutato istintivamente di essere strumentalizzati dalle corrotte istituzioni “rappresentative” della democrazia capitalista – inclusi i partiti politici, le burocrazie sindacali e i media (monopolizzati dai miliardari e sovvenzionati dal governo). Vigili sulla loro autonomia, un concetto che gli intellettuali radicali analizzano da anni,  i Gilet Gialli hanno rifuggito [di avere] “leader” e portavoce persino tra i propri ranghi, e stanno imparando anche gradualmente a federarsi e negoziare la convergenza con altri movimenti sociali.

Sin dall’inizio, i violenti raduni non autorizzati dei Gilet Gialli sono stati affrontati da una massiccia repressione della polizia: gas lacrimogeni, flashball, percosse, 10.000 arresti, processi immediati agli imputati, condanne rigide per infrazioni marginali. Il governo Macron ha appena approvato una nuova legge “anti-vandalismo” che rende praticamente impossibile manifestare legalmente. L’ortodossa Repubblica Francese neo-liberale di Macron è diventata probabilmente repressiva dell’opposizione interna, come i regimi “populisti” di destra in Polonia, Ungheria, Turchia.

La violenta repressione dell’opposizione politica da parte di Macron è responsabile di almeno due morti, 23 manifestanti accecati da un occhio, migliaia di feriti gravi.Ciò è stato condannato dagli USA e dall’Unione Europea. Ma Macron non ha mai riconosciuto queste lesioni, che raramente vengono mostrate nei media. Le notizie televisive si concentrano sulle immagini sensazionali della violenza (alla proprietà) da parte dei vandali del Black Block, a margine delle manifestazioni dei Gilet Gialli, mai sulle vittime umane della violenza sistematica del governo.Uno slogan popolare proclamato in Magic Marker su un manifestante che è un Gilet Giallo recita: “Svegliatevi! Spegnete la TV! Unitevi a noi!”

Dal momento che i Gilet Gialli non hanno portavoce riconosciuti, la propaganda del governo, favorita dai media, ha avuto mano libera per disumanizzarli [e] per giustificare il trattamento disumano nei loro confronti. Macron, dall’alto della sua presidenza monarchica, dapprima ha fatto finta di ignorare la loro rivolta, poi ha tentato di corromperli con le briciole (veramente poche briciole che sono state rifiutate) e poi li ha stigmatizzati come “un’orda piena d’odio”. (N.B. Nella vita reale i Gilet Gialli sono in gran parte persone di mezza età a basso reddito con famiglia,provenienti dalle province, il cui marchio è l’amicizia e gli improvvisati barbeque.) Tuttavia, per Macron e i media essi costituiscono una cospirazione irriducibile di “40.000 militanti dell’estrema destra ed estrema sinistra”, spesso caratterizzati come”antisemiti” che minacciano la Repubblica.

Non c’è da meravigliarsi se, sottoposti a crescente violenza e calunnia continua, il numero di Gilet Gialli disposti a scendere in strada per protestare ogni settimana sia diminuito nell’arco di 27 settimane. Ma sono ancora là fuori e il loro slogan preferito fa così: “Eccoci qui! Eccoci qui! E se a Macron non piace? Eccoci qui! “(On est là! Même si Macron ne veutpas, On est là!)

Fortunatamente, nelle scorse settimane la Lega per i diritti dell’uomo e altri gruppi umanitari di questo tipo sono finalmente riusciti a protestare contro la brutalità della polizia, mentre comitati di artisti e accademici hanno firmato petizioni a sostegno della lotta dei Gilet Gialliper i diritti democratici, condannando il governo e i media.Allo stesso tempo, i Gilet Gialli stanno sempre più convergendo con gli Ecologisti (“Fine del mese / Fine del mondo / Stesso nemico / Stessa lotta”) e le femministe (le donne svolgono un ruolo importante nel movimento).

Anche con i lavoratori, molti di loro sono attivi come oppositori della burocrazia nei loro sindacati. Gli adesivi rossi della CGT sui Gilet Gialli si vedono di frequente nelle manifestazioni.Philippe Martinez, il Segretario Generale della CGT, che finora è stato sarcastico e negativo nei confronti dei Gilet Gialli, è stato costretto ad ammettere che la causa della loro ascesa è stata il fallimento dei sindacati, “un riflesso di tutti i deserti sindacali”. Si riferiva a”piccole e medie imprese, pensionati, poveri, disoccupati e molte donne”(il segmento di popolazione dei Gilet Gialli) che i sindacati hanno ignorato.

I Gilet Gialli sono ancora presenti nella mischia, tenendo aperta la breccia.La crisi in Francia è tutt’altro che finita.Se e quando gli altri gruppi oppressi e arrabbiati in Francia – i lavoratori organizzati, gli ecologisti, gli immigrati Nord Africani, gli studenti che lottano contro le “riforme”di Macron,inerenti all’istruzione–spegneranno le loro TV e scenderanno nelle strade, le cose potrebbero cambiare radicalmente. L’obiettivo dichiarato dei Gilet Gialli è fermare la Francia e imporre un cambiamento dal basso.

E se ci riescono? Sappiamo cosa ha condotto il “successo” di partiti strutturati come Syriza in Grecia e Podemos in Spagna.Forse una federazione orizzontale di gruppi di base autonomi, che tentano di reinventare la democrazia, potrebbe fare meglio.

P.S. Ultim’ora: la CGT ha appena tenuto la sua convention e ha votato all’unanimità per la “convergenza” con i Gilet Gialli, qualcosa a cui il nostro gruppo di Montpellier sta lavorando da mesi.Domani, per la prima volta, ci incontreremo con gli altri gruppi di Gilet Gialli nella nostra regione.”Su ne lâcherien!” (Nulla ci sfugge, non ci arrendiamo).

 

RICHARD GREEMAN  è uno studioso di corrente marxista, da lungo tempo impegnato in lotte per i diritti umani, contro la guerra, contro il nucleare, per l’ambiente e il lavoro negli Stati Uniti, in America Latina, in Francia e in Russia.Greeman è meglio conosciuto per i suoi studi e le traduzioni del romanziere franco-russo e rivoluzionario Victor Serge. Si divide tra Montpelier, la Francia e New York City.

 

Fonte: https://www.counterpunch.org/

Link: https://www.counterpunch.org/2019/05/20/the-yellow-vests-of-france-six-months-of-struggle/

20.05.2019

 

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da NICKAL88

 

 

Pubblicato da Rosanna

La mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso gli interstizi dell'informazione, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale. Allergica al pelo di capra e alle fake news.

8 Commenti

  1. Quando sindacati e femministe convergono nella protesta, la vedo male.
    Spero di sbagliarmi, non sarebbe una novità 🙂

  2. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    ……Se e quando gli altri gruppi oppressi e arrabbiati in Francia – i lavoratori organizzati, gli ecologisti, gli immigrati Nord Africani, gli studenti che lottano contro le “riforme”di Macron, inerenti all’istruzione–spegneranno le loro TV e scenderanno nelle strade, le cose potrebbero cambiare radicalmente….. Esatto!

  3. possono continuare per anni ma se non vincono le elezioni non otterranno niente , mi spiace solo per le persone che sono rimaste ferite seriamente speriamo gli diano l’invalidita’

  4. I gilettini sono destinati male perché la buttano sulle richieste allo stato.
    Non hanno capito nulla.
    Il vero ribelle, oggi come oggi, è quello che non chiede nulla, è colui che non vuole interferenze dello stato nella sua vita.
    Se uno manifesta una necessità ci saranno subito delle “istituzioni che si faranno carico del problema”. Così facendo L’istituzione giustifica la propria esistenza e le cose vanno avanti così.
    L’unica cosa che le istituzioni non sopportano sono degli individui capaci che fanno da soli. In tutti i campi: cultura, salute, educazione, occupazione, scopi, ecc.
    Perciò il vero ribelle deve dimostrare con la propria vita la sua indipendenza.

  5. ” migliaia di feriti gravi.Ciò è stato condannato dagli USA e dall’Unione Europea.”

    Ah beh, se USA e UE hanno condannato le azioni della polizia francese allora i GG possono dormire tranquilli. Ma davvero bisogna avere QUELLE credenziali?

  6. Ottimo articolo. Manca l’accenno al fatto che, dall’inizio delle manifestazioni, alcuni poliziotti si sono suicidati. Questo dà l’idea delle enormi tensioni a cui è sottoposta l’intera società francese.

    A questo proposito vorrei far notare che, se si realizzano gli Stati Uniti di questa Europa, i potenti manderanno poliziotti di altra nazionalità a reprimere eventuali manifestazioni di piazza, proprio per ovviare alle tensioni di cui sopra (suicidi). Questo fu fatto notare già al momento della firma del trattato di Aquisgrana, ove è prevista la “collaborazione” fra le forze di polizia di Francia e Germania.

  7. Io non capisco cosa aspetta il buon occidente, sempre dalla parte dei popoli ribelli contro i regimi cattivi, a bombardare l’eliseo. In un qualsiasi paese del medio oriente l’avrebbero già fatto 6 mesi fa.

  8. Speriamo le elezioni portino consiglio in Francia