Macellai del Risorgimento: Generale Enrico Cialdini

Loreto Giovannone continua la sua rilettura critica di episodi e personaggi del periodo risorgimentale.

Macellai del Risorgimento: Generale Enrico Cialdini

Loreto Giovannone continua la sua rassegna di articoli dove rilegge in modo critico episodi e personaggi del periodo risorgimentale. Si occuperà in particolare della repressione del fenomeno un tempo definito come “brigantaggio meridionale”. Dopo Alessandro Buglione di Monale e Pietro Fumel è la volta del Generale Enrico Cialdini, autore di una «italianizzazione del sud fatta a fucilate e baionettate», come scrive lo stesso Giovannone.

Buona lettura.

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Macellai dei Risorgimento: Generale Enrico Cialdini
Di Loreto Giovannone, altaterradilavoro.com

L’Unità italiana è circondata da oscura pervicace ignoranza, ancora oggi si persiste nell’esaltazione unitarista di assassini, comandanti militari, per la sanguinosa conquista del meridione a colpi di vendette e rappresaglie su una parte delle popolazioni civili.

[caption id="attachment_169024" align="aligncenter" width="525"]Macellai dei Risorgimento: Generale Enrico Cialdini Gen. Enrico Cialdini[/caption]

Linvasione sabauda del sud: Dopo l’armistizio di Villafranca, conseguenza di una decisione unilaterale della Francia, si accelerarono i preparativi anglo-sabaudo dell’invasione dello Stato Pontificio e del Regno delle Due Sicilie, già decisa da tempo. Il generale Enrico Cialdini fu spostato a Brescia e vi rimase sino alla formazione dei corpi darmata, che avvenne nel 1860 dopo lannessione dellItalia Centrale al regno di Vittorio Emanuele. Allora il generale Cialdini andò colla sua divisione a Bologna, e assunse il comando del 4° corpoIn quei giorni il generale Garibaldi era sbarcato a Marsalail governo [Cavour] di Vittorio Emanuele risolvevasi a dar mano allimpresa dellItalia meridionale (Enrico Cialdini generale d’armata, UTE, Torino, 1861).

Casa Savoia con la sotterranea organizzazione della massoneria anglo-francese-italica, interessata alla rapina del Regno e delle ricche casse del cugino Borbone, con arroganza e prepotenza colonizzatrice, partecipò all’enorme banchetto della rapina degli stati annessi.

In seguito alle annessioni aggiunsero almeno altri tre filoni:

1) Gli italici finanziamenti dei lavori pubblici, non è un caso che attiva da subito fu la società Vittorio Emanuele per la costruzione delle ferrovie, settore dove gli inglesi, partner Savoia, erano scaltri investitori sin dalla colonizzazione in India e si affiancarono alla casa Sabauda.

2) Tutta la produzione mineraria Toscana in cui Vittorio Emanuele II ebbe interessi diretti dopo la sentenza del 1862, sentenza che ne sanciva la privativa per lo Stato. Interessi diretti con società quotate in borsa per il commercio del rame e il controllo della enorme produzione mineraria della Liguria, del Piemonte, della Toscana, della Sardegna, in particolare con la società estrattiva Monteponi. La ingente produzione vide la via dell’estero, Francia e Inghilterra.

3) Le società per la navigazione passeggeri con la rete di “agenti dellemigrazione” e piroscafi transatlantici a guadagnare e lucrare sull’emigrazione dal meridione. La più gigantesca deportazione di manodopera mondiale mai organizzata prima, milioni di meridionali e veneti portati in Brasile e Argentina al lavoro agricolo di compagnie inglesi. Vittorio Emanuele II diede corso alla cosiddetta strategia del carcioffo (così denominata la campagna di spoliazione delle risorse economiche e naturali degli Stati annessi), la propaganda di ossequiosi di regime spalmò il fervore “unificatore” Sabaudo, per la “libertà dei popoli” mentre una guerra sanguinaria da regime totalitario veniva condotta ai civili del sud dai comandanti militari. Nella cruenta azione repressiva primeggiarono in fucilazioni e rappresaglie il generale Cialdini, o il generale Alfonso Lamarmora incaricato con decreto in bianco nella guerra dell’insorgenza civile meridionale detta “brigantaggio”.

Macellai dei Risorgimento: Generale Enrico Cialdini

La Marmora accentrando a sé il comando, prescrisse alle truppe un’attività continua e usò rigore inflessibile producendo migliaia di fucilati, scomparsi dalla sua biografia.

Cialdini iniziò dalle Marche. I comandanti militari Cialdini e Fanti per …motivare laggressione militare, delle truppe italiane si fecero precedere da volontari reazionari, provocatori e attentatori che facevano insorgere le città prossime al confine inducendo necessariamente la repressionepiù nobile e dignitoso sarebbe stata una semplice dichiarazione di guerra (Armando Guarnieri. Otto anni di storia militare in Italia 1859-1866. Firenze, Tip. Galletti, 1868, p. 350).

Fanti e Cialdini, comandanti militari alla guida del 4° corpo d’armata, dopo la ritirata dagli avamposti austriaci dall’Adriatico, da stranieri invasori di due Stati esteri, passarono con le truppe la frontiera sul confine, marciando da Cattolica a Pesaro.

Cialdini, nell’ordine del giorno con baldanza e tracotanza di conquista, scrisse: Vi conduco contro una masnada di briachi stranieri che sete doro e vaghezza di saccheggio trasse nei nostri paesi… I veri stranieri erano loro, capi di una invasione militare, e stavano andando contro la debole guarnigione di Pesaro, circa 700 uomini in massima parte gendarmi, comandata dal colonnello Zappi.

La gloriosa carriera del generale comandante il 4° corpo d’armata Enrico Cialdini come macellaio di meridionali iniziò decisamente tra Castel di Sangro (Aquila) e il monte Macerone appena fuori d’Isernia, con lo scontro con i Borbonici. Nonostante il furore della battaglia militare il generale fucila i civili. Con libri e stampa sempre premurosa nel minimizzare, nell’occultare, nel cancellare le tracce, nel non esagerare nel numero, …due soli contadini, colti con le armi alla mano furono fucilati (Cronaca della guerra d’Italia 1859 1860. Parte terza. Tip. Trinci, Rieti, p.482).

Purtroppo il numero delle vittime civili meridionali era destinato a crescere molto rapidamente.

500 fucilati. Il prode ed eroico Cialdini apre nobilmente ed umanamente la sua splendida carriera nel regno delle Due Sicilie. Il suo arrivo fu festeggiato con la fucilazione di sette preti; ora sono 500 briganti che vengono passati per le armi in nome del mitissimo re galantuomo, a gloria eterna della Italia unita delle passate fusioni, dellunanimissima votazione! (Il Diavoletto. Trieste venerdì 26 luglio 1861 n. 173).

La tracotanza militare. Il primo atto della colonizzazione fu affidato a feroci comandanti militari che, trucidando civili, violarono ogni principio. Il generale d’armata Cialdini, non fu da meno. Nel 1860 il corpo Cacciatori delle Alpi, che Cialdini contribuì a formare, operava a Palermo con Garibaldi …i cacciatori delle alpi andavano qua e là come veri cacciatori di belve… (Filippo Mercurj, Storia di Sicilia e Napoli dellanno 1860 al 1861, Napoli 1863, p. 82).

Il primo centro di riunione e d’istruzione dei giovani volontari fu a Cuneo, … poi Savigliano ed Acqui… Il generale Cialdini fu deputato alla istruzione e direzione suprema dei depositi di volontari. … sciolto dalle pastoje della burocrazia … coadiuvato dagli uffiziali istruttori Valenti e Carozzi, il generale Cialdini riuscì a dare in breve a que’ volontari, per la più parte non usati alle armi, lo indirizzo di intelligenti e valorosi soldati e agevolò grandemente il compito di Garibaldi, a cui spettava il convertirli in leoni sui campi di battaglia. (Pier Carlo Boggio. Da Montevideo a Palermo vita di Giuseppe Garibaldi. Torino 1860, p. 106)

Il generale d’armata Cialdini, aiutante di campo di Vittorio Emanuele, da usurpatore di un regime militare straniero, con farneticanti invettive, agitando la complicità degli alleati europei e fedeltà nel nuovo monarca da invasore militare armato, rispose: E per ultimo che consegnerò lei e i suoi subordinati al popolo di Messina. «Ho costume di tener parola, e senzessere accusato di jattanza, le prometto che Ella e i suoi saranno quanto prima nelle mie mani. Dopo ciò, faccia come crede. Io non riconoscerò più nella Signoria Vostra Illustrissima un militare, ma un vile assassino, e per tale lo terrà lEuropa intera». Il gen. darmata aiutante di campo di S. M. (Il Mondo Illustrato, Torino, anno IV, n. 11. 16 marzo 1861).

Cialdini, Luogotenente del Re Vittorio Emanuele II nelle province continentali dell’ex Regno delle Due Sicilie dal luglio 1861). In questa fase, comandò una dura repressione del fenomeno attraverso un sistematico ricorso ad arresti in massa, esecuzioni sommarie, distruzione di casolari e masserie, attuò vaste azioni contro centri abitati.

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Rappresentano per il meridione larrogarsi il diritto di mettere a morte la popolazione civile, infame comportamento e minaccia di rappresaglia militare sui prigionieri: inviò un messaggio al generale Ritucci, comandante borbonico, nel quale comunicava che “laddove fosse torto un solo capello ai prigionieri garibaldini, sarebbesi usate rappresaglie sul generale Scotti e sugli altri prigionieri” Cialdini era il comandante la spedizione che dette la caccia a Garibaldi sullAspromonte il 29 agosto 1862. (Carmine De Marco. Revisione della storia dellUnità dItalia, Milano, 2011).

Gli storici inglesi. La guardia nazionale e quelle poche truppe regolari che potevano essere risparmiate per combattere l’illegalità [l’insorgenza] avevano fatto ricorso spesso di propria iniziativa a tattiche illegali e brutali. Una situazione molto difficile si sviluppò nella primavera del 1861 vicina all’anarchia: Torino allora diede persino al generale Enrico Cialdini l’arma per rafforzare le unità delle guardie nazionali reclutando degli ex garibaldini e autorizzando tattiche illegali come le fucilazioni e l’arresto di sospetti di parenti. (John Dickie, L’Italia più oscura: La nazione e gli stereotipi del Mezzogiorno, 1860-1900 Palgrave Macmillan, New York, 1999. p 38. J. Dickie Professore di studi italiani all’University College di Londra, storico e accademico).

Macellai dei Risorgimento: Generale Enrico Cialdini

Schiarite le nebbie della propaganda storiografica è estremamente chiaro che l’invasore era lui, Cialdini, era lui il vile assassino di civili insorgenti alla occupazione militare, era lui l’assaltatore a mano armata di uno stato monarchico sovrano, autonomo, legittimo, politicamente riconosciuto dalle altre nazioni europee. Gli storici attuali omettono i fatti reali, l’azione del sanguinario Cialdini e dei molti altri macellai dei comandi militari, omettono le violazioni da loro commesse dei diritti delle nazioni. La verità è sterilizzata dalla versione ufficiale che viene raccontata. Nessuno ha mai denunciato la gravissima violazione del diritto di autodeterminazione degli stati, quindi il regime instaurato allora prosegue tuttora.

Dal luglio 1861, il generale Enrico Cialdini sommò al comando del VI corpo darmata di stanza nel Mezzogiorno la carica di luogotenente, dunque di capo dellamministrazione civile: la sua gestione vide per la prima volta un inasprimento della repressioneIn effetti la repressione venne condotta senza alcun scrupolo garantistico, o meglio senza alcuna regola. (Storia d’Italia. Annali, Volume 18, p. 470).

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Dopo 158 anni “negazionismo” e mancato riconoscimento di gravi atti militari contro le popolazioni civili del sud, è evidente un paese mai unito, incivile e profondamente malato. I nostalgici rievocatori odierni fingono l’inesistenza di circa 10.000 trucidati da Cialdini alimentando la rancorosa, aperta polemica, sulle cruente violenze dell’invasione armata di militari del nord. Dopo la resa dell’esercito borbonico, nel 1861 la rivolta di intere popolazioni in tutto il meridione, è storia di feroci sanguinari invasori, di cruente esecuzioni contro le popolazioni civili.

Stando alle cronache del tempo meno asservite, lo scempio di vite umane di civili era in corso, e con Cialdini ebbe proporzioni spaventose stando agli studi recenti condotti all’esterno dalle viscose omertà accademiche. Militari assassini, che ubbidirono all’usurpatore, monarca Savoia, agirono nel trucidare migliaia di civili inermi perdendo dignità e onore, ancora oggi non si osa dire, anzi a verità acclarata vengono ancora celebrati come padri fondatori della forzata Unità nazionale invece di essere condannati come assassini del Regno d’Italia.

La parte più importante della verità storica su Cialdini è in quei circa 10.000 civili morti, barbaramente uccisi come sterminio di prede in territori di caccia a partire dal Molise.

A chi giova non raccontare la verità storica? Perché il nord, le Università, gli accademici di Stato e chi li manovra in remoto si ostinano a occultare, negare l’esistenza di fatti storici così gravi e ampiamente provati nei rapporti militari?

Le fucilazioni. Cialdini cominciò a fucilare, e le fucilazioni furono il suo programma mandato a stampare proprio nel foglio ufficiale di Napoli. Con Cialdini fucilarono De Virgilii, Curci, Pinelli, Fumel. Matteucci approvava il sistema, e scriveva a Massimo d’Azeglio nel luglio del 1861: «Per ora la cura è chirurgica, e purtroppo anche questa è divenuta una necessità». D’Azeglio rispondeva il 2 di agosto: «A Napoli noi abbiamo altresì cacciato il Sovrano per istabilire un governo fondato sul consenso universale. Ma ci vogliono, e sembra che ciò non basti, per contenere il regno sessanta battaglioni; ed è notorio che briganti e non briganti niuno vuole sapere di noi». E il D’Azeglio condannava il sistema delle fucilazioni e la cura chirurgica del Matteucci: «Agl’Italiani, che restando Italiani non volessero unirsi con noi, credo che noi non abbiamo il diritto di dare delle archibugiate». Ma non per questo le archibugiate cessarono; il sangue fu sparso, e chiamò nuovo sangue, e dalla terra impastata di sangue fraterno germogliarono nuovi briganti. Il sistema di sangue fu in permanenza a Napoli, e, cominciato con Cialdini, continua con Fumel… Mette orrore la lista di fucilati pubblicata nel Giornale Ufficiale di Napoli, dal 6 di settembre al 14 di novembre del 1862.

Questo giornale annunziava con piacere che «si è già cominciato a fucilare i ladri occulti e i corrispondenti dei briganti». Si sarebbe dovuto terminare, e si cominciava! Si cominciava non a fucilare i ladri, ma i ladri occulti, non i briganti, ma i corrispondenti dei briganti! (Memorie per la storia de’ nostri tempi dal congresso di Parigi. Volume 3, p. 188).

Persino gli inglesi, i più accaniti detrattori dell’insorgenza politica più vasta d’Europa dopo la rivoluzione francese detta “brigantaggio”, si aggiustano la versione giustificando gli invasori sabaudi a mano armata con la ferocia (a loro dire) degli insorgenti che difesero i propri territori, ma i detrattori ammettono la rappresaglia militare (reprisals) di Cialdini, Pinelli, De Sonnaz. The savagery led to natural reprisals. Cialdini threatened to shoot every man taken with arms in his hands (Cialdini ha minacciato di fucilare tutti gli uomini presi armi alla mano); Pinelli, the military historian, who was sent to hunt down the brigands, gave strong expression to the indignation, that every patriot felt at the Pope’s unholy patronage of the banditti; his brother general De Sonnaz, after driving back a large band into Papal territory, crossed the frontier and ransacked a store of arms in a border monastery. (Bolton King, M. A. A history of italian unity. James Nibest & Co 1899. p. 190)

Gli studiosi italiani odierni. Gli storici stranieri hanno idee chiare, gli storici italici o pseudo storici, annebbiati dalla mitologia unitarista e dallo spirito di partito, negano l’evidenza, mettono in atto tutta una serie di iniziative per riesumare le carriere di usurpatori risorgimentali ignorando totalmente che furono assassini manu militari di insorgenti civili, meridionali partigiani, difensori della propria terra. É di nuovo attuata la “mistificazione” per annullare l’efficace lavoro di ricercatori seri, non allineati con la mitologia risorgimentale o istituzionale, studiosi indipendenti che hanno portato a galla dagli Archivi militari e di Stato, ciò che rimane dei documenti dell’epoca. La verità che da 157 anni non viene raccontata ma loscamente nascosta sotto il tappeto e mistificata con l’apologia e la mitologia unitarista.

Ricordiamo che nel 2015 è stato rievocato e celebrato Giuseppe Govone, altro truce assassino militare di meridionali in Terra di Lavoro e Sicilia. Alla frontiera dello Stato Pontificio, ha lasciato una lunga scia di sangue e cadaveri buttati nel fiume Liri o fatti scomparire nelle cave e burroni dei valichi di montagna abruzzesi, o arsi vivi dai suoi reparti della Guardia Nazionale.

Una parte della storia colpevolmente nascosta e sottaciuta da tutti.

I teorici della colonizzazione e Cialdini militare alla conquista del “near sud. Svelato l’inganno semantico della colonizzazione con il termine unificazione. Il nord sabaudo copiò da Francia e Inghilterra l’idea della conquista coloniale, per teorici del colonialismo come Gerolamo Boccardo, il meridione, lo Stato Pontificio e il Regno Due Sicilie erano “il nostro near sud”. Boccardo “Or perché mai, lo domando, non potrebbero tutte queste contrade divenire, a similitudine del Far-West degli Americani, il nostro Near–Sud? Perché non si costituirebbero fra noi società di emigrazione e di colonizzazione, operanti in Sardegna, nelle Puglie, in Calabria, come operano gli Squatters nelle valli del Mississipi, dell’Ohio o della Columbia? (Gerolamo Boccardo. Le colonie e l’Italia: sei lezioni, Torino 1864. p. 84)

Macellai dei Risorgimento: Generale Enrico Cialdini

Professori di Università o scuole superiori spargevano nelle loro aule l’ideologia colonizzatrice del meridione esattamente come nell’attualità per le politiche pedagogiche, per la politica attiva dei governi e per l’economia. Per mantenere invariata l’egemonia sui meridionali bisognava considerarli socialmente di serie B, non cittadini della stessa nazione, la discriminazione si basava e si basa sul ritenerli appartenenti ad un’area geografica discriminata, di serie B.

Il paese è da sempre diviso in due, dopo il 1861 il nord finanziario s’è da sempre disegnato e costruito i politici meridionali a propria immagine e somiglianza, politici che non hanno quasi mai rappresentato il proprio elettorato meridionale. Infatti i meridionali emigrati al nord, magari laureati a sud ad insegnare al nord, non hanno mai avuto una vera e propria rappresentanza politica autonoma. Lo stesso per gli emigrati interni.

Con la Vandea del sud indussero, a forza di fucilazioni e stragi, il pauperismo diffuso e l’estrema povertà distruggendo la struttura sociale ed economica dell’ex Regno delle Due Sicilie.

Oggi è un inaccettabile paradosso che il 70% degli insegnanti meridionali nelle scuole del nord insegnino menzogne storiche sulla loro terra d’origine.

L’odierna pubblicistica meridionalista rievoca, nei colonizzati meridionali, le gravi ferite mai rimarginate della colonizzazione e rinnova i ricordi di avi trucidati dai comandanti filo-sabaudi. Dopo il 1861, legittimato dagli stati europei il dominio nel meridione d’Italia del monarca Savoia, da lì a poco l’invasione sabauda si trasformerà in enorme gigantesco affare economico con l’emigrazione, la navigazione transatlantica dal meridione in tutto il mondo auspicata da Boccardo.

Ad oggi in Modena dedicano a Cialdini un vino, incuranti dei civili meridionali da lui fucilati o delle violazioni degli art. 24, 26, 27 e soprattutto dell’art. 71 dello statuto Albertino.

Oltre a Cialdini, Govone, Lamarmora, Galateri, Fumel, Bosco, De Sonnaz De Virgilis, Della Rocca, Pinelli e molti altri, capitani, tenenti fucilarono, incendiarono, torturarono e trucidarono in nome dell’unità e della patria. In vita nessuno di loro fu punito per aver ucciso secondo una stima sommaria e approssimativa non meno di 250.000 civili meridionali.

Oggi il non riconoscere la verità storica, è una totale mancanza di etica, una ulteriore arrogante vessazione sui morti, apologia che divide e separa senza pietas. Oggi si sanno i danni umani e civili dell’aggressione divenuta con un artificio sintattico unificazione che i controversi fatti storici riportano, azioni militari sui civili, messi in risalto oramai anche a nord del paese.

Nei testi scolastici si continua a veicolare l’arretratezza culturale ed economica del sud, si insiste sulla teoria delle “due Italie” su questo si fondano le politiche di tutti i governi degli ultimi 157 anni, una che si auto celebra presupponendosi superiore, e quell’altra che subisce ulteriori occultamenti della propria storia e non se ne cura. In entrambi i casi è una condotta immorale, riprovevole per niente incline alla riconciliazione. In nome dell’Unità amministrativa bisnonni e trisavoli furono sprofondati in tragici destini di lutti, depressione economica, emigrazione, povertà. Omettendo il settentrione le gravi conseguenze unitarie su una parte degli italiani meridionali, i conquistati, i colonizzati, bisognerà che ammettano a loro stessi che il meridione d’Italia non è nel loro paese.

Questi discorsi celebrativi di fucilatori di massa sono lontani dalla integrità morale e umana, Cialdini e gli altri rimarranno per sempre gli assassini di meridionali, insorgenti contro l’invasore fatti figurare per comodo come “briganti”.

Alcuni ricercatori esterni al mondo accademico, hanno invertito l’imperante “pensiero unico”, Franco Molfese, Francesco Mario Agnoli, Elena Bianchini Braglia, il giornalista Lorenzo Del Boca, Fulvio Izzo, la storica Daniela Adorni in “Storia d’Italia” che sugli errori militari nel mezzogiorno è molto, molto chiara sulle “ragioni degli uni e degli altri”, ed usa le parole di Ricasoli presidente del consiglio e ministro Interni quando scrive: “la lunga lettera che il ministro inviava all’attenzione del generale di Pettinengo rappresentava una impietosa riflessione e una presa di coscienza da parte del governo sugli errori commessi dalle autorità sia civili che militari, ma con essa si continuava a trascurare il punto centrale della questione brigantaggio, l’essere esso in qualche misura epifania di un profondo malessere sociale ed economico che lo stato unitario [aveva generato con la totale demolizione dello stato sociale nel regno delle due Sicilie] non aveva neppure tentato di risolvere”. La lettera è lunghissima ed è conservata lì a Torino.

Insomma questa è la vera analisi storica… il resto è operazione ideologica di chi in definitiva oggi è in difficoltà di fronte alla verità documentata, costretto ad arroccarsi sulle proprie improponibili posizioni e produce a stampa carta da macero… ma gli sterminatori rimangono sempre degli assassini e chi ne fa apologia è colpevole quanto loro.

Di Loreto Giovannone, altaterradilavoro.com

LE PUNTATE PRECEDENTI

I MACELLAI DEL RISORGIMENTO/1 – Alessandro Buglione di Monale – CLICCA QUI

I MACELLAI DEL RISORGIMENTO/2 : PIETRO FUMEL - CLICCA QUI

(CONTINUA)

Loreto Giovannone. Studioso di storia alla ricerca dell’identità culturale e geografica delle origini. Studioso dei documenti amministrativi e ufficiali dell’Unità d’Italia conservati negli Archivi di Stato. Scopritore della prima deportazione di Stato di civili del Sud Italia nei lager del centro nord. La prima deportazione in Europa attuata dallo Stato italiano dal 1863, circa settanta anni prima del nazismo. Scrittore, articolista di argomenti storici con la predilezione della multidisciplinarietà di scuola francese. Convinto assertore che la Storia è la politica del passato.

FONTI

https://www.altaterradilavoro.com/generale-enrico-cialdini-prima-parte/

https://www.altaterradilavoro.com/generale-enrico-cialdini-seconda-e-ultima-parte/

Commenti (26)

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    1. ilpassatore 26 gennaio 2023

      Non commento mai, non mi interessa farlo.Questa volta non ho resistito. Lungi da me voler difendere i Savoia, ma leggere questi articoli dove si cerca in modo viscido di far passare i poveri meridionali come vittime dei popoli del nord fa , sinceramente, venire il voltastomaco.
      Ci vuole davvero del coraggio. Che schifo.
      Questo pseudo studioso dimentica tante cose, come sottolineato già da altri. Già che c'è, perché non studia l'esemplare comportamento dei suoi paesani non solo al tempo dell'unità di Italia, ma anche dopo?
      Qui qualche piccolo spunto:
      https://www.renovatio21.com/messina-denaro-la-massoneria-e-roosevelt-a-castelvetrano/
      Su una cosa sono d'accordo, l'unità d'Italia non è mai esistita.

    1. Dante Bertello 26 gennaio 2023

      A Proposito di Cialdini poi, il docente, giornalista, e saggista campano Giancristiano Desiderio ha scritto un saggio intitolato: "Pontelandolfo 1861. Tutta un'altra storia" ediz. Rubettino, dalle cui pagine il generale Cialdini uscirebbe del tutto riabilitato (ambasciator non porta pena).
      Al link sotto vi è un articolo che parla del libro.

      https://www.indygesto.com/dossier/4425-strage-di-pontelandolfo-la-polemica-infinita

    1. CptHook 26 gennaio 2023

      Da napoletano di nascita (neapolitani natione, florentini moribus, per la precisione) vorrei esprimere la mia opinione su alcuni commenti che ho letto, associandomi a questo spunto dell'amico Luxignis:

      Non ci fu liberazione del Sud vi fu la conquista del Sud.

      Fu una invasione a scopo di rapina: le finanze piemontesi erano completamente dissestate, laddove il Regno di Napoli aveva industrie fiorenti, un bilancio in attivo e solo cinque tasse. Fu rubato tutto.
      Fu una guerra di conquista con tutte le atrocità connesse, che si vuole nascondere sotto il tappeto.
      Fu la distruzione ed il furto di realtà industriali che avevano valenza europea.
      Fu il massacro di popolazioni inermi.
      Fu l'inizio dello spopolamento del Meridione, dal quale fuggirono, nel corso dei decenni, oltre 30.000.000 di persone, quelle più in salute ed in grado di lavorare, lasciando a casa vecchi, donne e bambini.
      Chiamarla "unità" d'Italia è un'infamia e chiamare "re galantuomo" Vittorio Emanuele II una schifosa bugia: era un mandrillo assatanato, un semianalfabeta che non parlava neppure l'italiano e che da questa vicenda trasse l'occasione per aumentare cospicuamente il patrimonio personale con il furto, documentato, di milioni di lire dell'epoca.
      Suggerisco la lettura delle opere di Gigi Di Fiore e di Pino Aprile, solo per citarne due.

    2. ric 26 gennaio 2023

      attento... la conquista del SUD era pattuita a Plombières-les-Bains

      con impegno di Vitt.. Emanuele di lasciare il regno del Sud Italia a Napoleone III , in cambio degli aiuti per cacciare gli Austriaci dal Lombardo Veneto. Ma Poi Napoleone opto' per avere NIZZA e la SAVOIA e lasciare il Sud italia Al Re.....
      Gli inglesi finanziarono tutto il progetto, grazie al massone Cavour . Tanto gli inglesi sarebbero stato ripagato nel futuro con annessi interessi enormi . Ovvero l' entrata in guerra dell italia contro l' Austria nel 1915 /18 tradendo il patto della triplice Alleanza.

    1. alduccio 26 gennaio 2023

      Come laico, quello che mi scoccia veramente, è la prossima ENORME, INCOMMENSURABILE razzia dei tesori vaticani, invece che esserne utilizzati una volta tanto, in maniera socialmente equa, dallo stato "ospitante" italiano.

    1. mago 26 gennaio 2023

      Sarebbe interessante a titolo di cronaca sapere se vi siano discendenti del Gen.Cialdini in vita e che posizione occupino nella vita sociale.

    1. Dante Bertello 26 gennaio 2023

      Ho letto un saggio intitolato: “La GRANDE BUGIA BORBONICA” dell’avv. siciliano Tanio Romano, il cui sottotitolo “La verità controcorrente che smonta, per la prima volta, tutte le falsità pro Regno delle Due Sicilie e contro il Risorgimento”, rende ben chiaro quale sia l’argomento, il tutto corredato dalle fonti, dove l’autore ha tratto le notizie.

      Ho già in passato, più volte, chiesto alla redazione di contattare l’avv. Romano, affinchè potesse avvenire tra i due storici un confronto (anche solo epistolare), o comunque dare la possibilità di controbattere, a chi ha una posizione nettamente divergente da quella che sembra abbia preso questo sito, in merito a codesta questione.
      Fino ad ora non ho ottenuto risposta, non vorrei che chi, giustamente, si lamenta per essere stato censurato su Youtube, anche senza volerlo, potesse venire biasimato a sua volta con le medesime accuse.

      Negli articoli del sig. Giovannone non ho ancora letto nulla sui noti fatti di “Pontelandolfo e Casalduni”, dove 44 militari (40 bersaglieri e 4 carabinieri) vennero massacrati, dopo essersi arresi, da briganti e da una parte della popolazione civile.

      Anche Wikipedia ne parla, ma preferisco mettere il link all’articolo dell’autore Marco Vigna pubblicato sul “Nuovo Monitore Napoletano”.

      http://www.nuovomonitorenapoletano.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1468:considerazioni-sui-fatti-di-pontelandolfo-e-casalduni&catid=85:storia-del-risorgimento&Itemid=28

    2. Redazione CDC 26 gennaio 2023

      Gent.le Dante, CDC non ha preso alcuna direzione ideologica o scelta editoriale unilaterale. Al solito, cerchiamo e diamo spazio a piu' orientamenti e ad una varieta' plurima di vedute. Quindi non siamo ne' filoborbonici ne' filo o anti sabaudi a prescindere, ma ci basiamo sui documenti e i fatti che reperiamo e giudichiamo interessanti e di pubblico interesse. Saremo lieti di vagliare quando possibile il materiale inviatoci. Ci arrivano quotidianamente molteplici segnalazioni e richieste, e dobbiamo avere il tempo di lavorarle. Grazie intanto del contributo.

    3. LuxIgnis 26 gennaio 2023

      vennero massacrati, dopo essersi arresi, da briganti e da una parte della popolazione civile

      E secondo te perché la popolazione civile avrebbe fatto questo?
      Se lo avessero fatto i briganti secondo la vulgata tradizionale, ci può stare. In fondo non erano altro che terribili banditi.
      Ma la popolazione civile? Erano tutti degli assassini sub umani come li definiva Lombroso?
      O forse, più probabile, per rappresaglia, visto come i soldati avevano agito in quei luoghi. Perché le spedizioni punitive da parte dei Savoia nei paesi è storia conclamata. Si può discutere sul numero, sui modi ma che i Savoia fecero spesso stragi nel Sud questo è vero. Furono denunciate anche allora.
      Ma perché lo fecero? In fondo quelli del Sud dovevano essere contenti di essersi liberati dai Borboni. O erano tutti briganti? Solo dei banditi che avevano però la protezione di molta della gente comune. Strani banditi o forse più propriamente partigiani. Tanto va di modo allora come adesso di svalutare e umiliare la gente del Sud. Allora briganti adesso fancazzisti sdraiati sulla poltrona con il RDC.
      Forse non si stava bene con i Borboni ma dopo s'è stato molto peggio.

    4. Dante Bertello 26 gennaio 2023

      Prego, potrei sapere con chi sto parlando?

      C'è scritto "Autore", in più l'articolo non è firmato da chi l'ha pubblicato, come avviene solitamente in questi casi, ma vi è solo il nome dell'autore.

    5. Dante Bertello 26 gennaio 2023

      Cito:"E secondo te perché la popolazione civile avrebbe fatto questo?"

      In base all’articolo di M.Vigna (che ritengo tu non abbia letto) solo una parte della popolazione si associò con i briganti, la maggior parte rimase neutrale, altri (chi aveva qualcosa da perdere), scapparono con gli averi che riuscirono a portare con se, in modo da non essere derubati o magari uccisi (furono questi ad avvisare le autorità, che mandarono i militari a rimettere ordine).

      Visto che tu fai delle congetture, le farò anch’io.

      Secondo me chi aiutò i briganti furono coloro i quali avevano poco o nulla da perdere e, nel contempo, una spiccata propensione a delinquere che, fintanto vi erano state le guardie del Regno delle Due Sicilie a mantenere l’ordine, era rimasta sopita ma, con gli eventi contingenti alla caduta dei Borbone, vennero tentati dal crimine pensando di rimanere impuniti.

      Ma così non avvenne, e quando arrivarono i soldati a ripristinare la legalità, anche questi furono arrestati come complici.

      Cito.” Ma la popolazione civile? Erano tutti degli assassini sub umani come li definiva Lombroso?

      Mi sapresti indicare, cortesemente, dove il Lombroso definisce la popolazione civile meridionale “assassini subumani”? A rispondermi a questa affermazione, non puoi proprio sottrarti perché l’asserzione è talmente grave, sia in un caso che nell’altro (che il Lombroso l’abbia detto veramente o che tu te lo sia inventato).

      Ti voglio comunque indicare un altro articolo, ma questa volta per favore leggilo.

      https://www.nuovomonitorenapoletano.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3078:il-regime-anticostituzionale-del-regno-delle-due-sicilie&catid=85&Itemid=28

    6. LuxIgnis 26 gennaio 2023

      Il Lombroso fece delle associazioni sui volti dei meridionali considerandoli inferiori. La fisiognomica. Teoria molto pseudo scientifica. Non ha usato quelle parole ma il concetto rimane lo stesso. Lombroso è una vergogna per l'umanità e per la scienza.
      https://www.lacnews24.it/opinioni/da-meridionali-cannibali-alle-altre-bugie-il-museo-lombroso-e-razzista-vi-spiego-perche_137912/
      Secondo questo è quello che dice il tizio. Vi furono interi paesi che cambiarono il nome in uno più consono al nuovo stato per evitare le rappresaglie piemontesi. Vi furono interi paesi messi a ferro e fuoco. Ora mi stai dicendo che quelli lì erano tutti dei briganti. Furono uccisi uomini, donne e anche ragazzi.
      Vi furono molte di quelle che oggi chiameremo "interrogazioni parlamentari" sullo stato della repressione nel Sud. Successivamente ne parlò anche Gramsci che non era certo un filo borbonico.
      E tutto solo per i briganti? O forse c'era un insurrezione molto diffusa? Fu una guerra non una semplice repressione della criminalità. Questo è quello che volete nascondere. Non ci fu liberazione del Sud vi fu la conquista del Sud.
      Ci sono diversi libri di persone altrettanto autorevoli che raccontano una storia molto diversa da come la vuoi raccontare tu. Citi sempre e solo un libro. E sei tu che dovresti leggere anche le altre storie anch'esse corredate da documenti e altro. Ma vuoi vedere solo quello che ti fa comodo.
      Mi sembra che pure questi articoli di Loreto Giovannone siano corredati da riferimenti ben precisi.
      Guarda gli ho dato un'occhiata al tuo articolo ma già dall'inizio dimostra la falsità di quello che dice. A parte rari casi non c'è nessuna propaganda filo borbonica come cerca di far credere l'articolo. Che è veramente squallido in quello che dice. E invito tutti a leggerlo. Con delle illazioni vergognose nei confronti dei meridionali.
      C'è solo la volontà da parte di molti di far luce su quella che è stata una vergogna per l'Italia e per il mondo intero. Su come furono trattati i meridionali da parte dei carnefici Savoia. E ha ragione Giovannone che chi ne fa apologia è colpevole quanto loro.

    7. Dante Bertello 26 gennaio 2023

      Nell’articolo che hai linkato non ho letto da nessuna parte che il Lombroso abbia definito ” Ma la popolazione civile? Erano tutti degli assassini sub umani come li definiva Lombroso”, come hai scritto tu.

      Quindi sei tu che hai scritto una cosa falsa e questo da un’idea di quale sia la tua onestà intellettuale.

      Visto però che su questo sito si da spazio solo ad una campana (Giovannone,) mi è sembrato più corretto che anche altre voci (discordanti) potessero avere i loro spazi.

      Forse questo a te darà fastidio però io non sono qui a tifare per questa o quella squadra, come sembri fare tu.

    8. Cangrande1965 26 gennaio 2023

      Sono sicuro, di istinto, che questo avvocato sia un massone.

    9. Dante Bertello 26 gennaio 2023

      Sei infallibile in questo tipo di cose?

      Il problema è che per venire a conoscenza di argomenti così delicati, devi essere addentro a certe realtà.

      Come avvenne per il saggio "Massoni" di Gioele Magaldi, ed. Chiarelettere, dove l'autore scrisse che l'allora Presidente della Repubblica era massone, e questi, tre mesi dopo, diede le dimissioni (si tratta di un caso naturalmente).

    10. Vincent1 26 gennaio 2023

      Faccio seguito ad un passato colloquio in cui ci siamo scambiati i punti di vista e mi sono riproposto di leggere (ma non l'ho ancora fatto) gli scritti da te consigliati, pertanto mi astengo dalla discussione.
      Un dubbio però mi rimane e cioè quale motivo avrebbe avuto la corona inglese per finanziare tale 'unione' perchè, diciamocela chiaramente, senza i cospiqui finanziamenti delle banche inglesi, Garibaldi non sarebbe neanche partito.

    11. Dante Bertello 26 gennaio 2023

      Non ho studiato così a fondo l'argomento per darti una risposta sicura ma posso andare ad intuito.

      Suppongo che dietro alla corona vi fossero i Rothschild. Karl Rothschild, figlio di Mayer Amshel, il capostipite, andò a vivere a Napoli, e questo non deve essere un caso.

      Poi, se l'Italia fosse stata unita, poteva servire contro l'Austria e forse anche essere da freno alla Francia.
      Ma le mie sono solo supposizioni, la cosa sicura e che se non avessero avuto un interesse, non l'avrebbero fatto.

      Fatto sta che come hai detto tu in un altro commento, come si può pensare che mille uomini possano aver preso un isola come la Sicilia se la popolazione non fosse stata al loro fianco.
      Ma lo stesso vale anche per i soldati borbonici, non posso credere che siccome alcuni ufficiali si erano venduti agli inglesi, anche la truppa li abbia seguiti senza avere simpatie in tal senso.

      Sicuramente alcuni soldati non saranno stati d'accordo e in qualche caso sono andati a ingrossare le fila del brigantaggio, per questo il fenomeno si incrementò.

    12. Vincent1 27 gennaio 2023

      Si. Le banche che finanziarono l'impresa erano quelle dei Rotschild. E questo è un fatto.
      L'altro dato di fatto è che a questi signori poco importa fini umanitari, nazionalistici o ideologici.
      Per loro esiste solo il denaro. Come investirlo meglio e come guadagnarne di più.
      Possiamo dire senz'altro che dietro a tutti questi fatti storici c'è stata la 'pecunia'.
      Bisogna solo capire come.
      D'altronde, come si dice... segui il denaro e....

    13. Dante Bertello 27 gennaio 2023

      D’altronde, come si dice… segui il denaro e….

      ...e alla fine ci trovi un banchiere...

      L' Italia unita aveva anche una funzione stabilizzatrice nel Mediterraneo, nei Balcani e anche nel Nord Africa, e poteva servire come primo baluardo nel caso di attacco da parte di popoli non cristiani al continente.

      Aveva un senso l'Unità d'Italia per molti motivi, anche in chiave politico-europea.

    14. Vincent1 27 gennaio 2023

      e il sig. Rotschild avrebbe speso un capitale per paura di un'invasione di popoli non cristiani sul suolo italiano?
      Dimentichiamo che lui si trovava a Londra?
      Sarà, ma a me non suona bene.

    15. Dante Bertello 27 gennaio 2023

      I soldi che Karl Rothschild prestò ai Borbone per la ferrovia, mentre abitava a Napoli, bisognava restituirglieli.

      Quello che invece veniva speso dal governo inglese per questioni politiche, ai Rothschild non fregava, mica erano soldi loro.

      Vorrei ricordarti che Gibilterra e Malta erano possedimenti inglesi a quel tempo, (Gibilterra lo è ancora), e la stabilità di quella zona era importante per gli inglesi, che avevano basi militari navali nell'isola.

      Gli inglesi portarono via Malta ai francesi, e Gozo ai Borbone...

    1. ekain3 26 gennaio 2023

      Vorrei inoltre riportare sotto i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Romana, approvata il 1º luglio 1849, mentre l'esercito francese assediava Roma per riportare Pio IX sul trono.

      La Costituzione della Repubblica Romana è costituita da 8 principi fondamentali (a cui seguono 69 articoli) che introducevano – fra gli altri – la sovranità del popolo, il suffragio universale, l’uguaglianza, la libertà di culto, l’abolizione della pena di morte, la laicità dello Stato, la divisione dei poteri – cardini delle costituzioni delle democrazie liberali del Novecento.
      Non ho altro da aggiungere tranne l'invito a leggerli...

      COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ROMANA (1849)

      Principii fondamentali

      I – La sovranità è per diritto eterno nel popolo. Il popolo dello Stato Romano è costituito in repubblica democratica.

      II – Il regime democratico ha per regola l’eguaglianza, la libertà, la fraternità. non riconosce titoli di nobiltà, né privilegi di nascita o casta.

      III – La repubblica colle leggi e colle istituzioni promuove il miglioramento delle condizioni morali e materiali di tutti i cittadini.

      IV – La repubblica riguarda tutti i popoli come fratelli: rispetta ogni nazionalità: propugna l’italiana.

      V – I Municipii hanno tutti eguali diritti: la loro indipendenza non è limitata che dalle leggi di utilità generale dello Stato.

      VI – La più equa distribuzione possibile degli interessi locali, in armonia coll’interesse politico dello stato è la norma del riparto territoriale della repubblica.

      VII – Dalla credenza religiosa non dipende l’esercizio dei diritti civili e politici.

      VIII – Il Capo della Chiesa Cattolica avrà dalla Repubblica tutte le guarentigie necessarie per l’esercizio indipendente del potere spirituale.

    1. ekain3 26 gennaio 2023

      Costituzione della Repubblica Romana 1° luglio 1849


      PRINCIPII FONDAMENTALI

      I.

      La sovranità è per diritto eterno nel Popolo. Il Popolo dello Stato Romano è costituito in Repubblica democratica.

      II.

      Il Regime democratico ha per regola l’eguaglianza, la libertà, la fraternità. Non riconosce titoli di nobiltà, nè privilegi di nascita o casta.

      III.

      La Repubblica colle leggi e colle istituzioni promuove il miglioramento delle condizioni morali e materiali di tutti i cittadini.

      IV.

      La Repubblica riguarda tutti i Popoli come fratelli: rispetta ogni nazionalità: propugna l’Italiana.

      V.

      I Municipii hanno tutti eguali diritti: la loro indipendenza non è limitata che dalle leggi di utilità generale dello Stato.

      VI.

      La più equa distribuzione possibile degl’interessi locali in armonia coll’interesse politico dello Stato è la norma del riparto territoriale della Repubblica.

      VII.

      Dalla credenza religiosa non dipende l’esercizio dei diritti civili e politici.

      VIII.

      Il Capo della Chiesa Cattolica avrà dalla Repubblica tutte le guarentigie necessarie per l’esercizio indipendente del potere spirituale.

      ------------------

      La Costituzione della Repubblica Romana fu approvata il 1º luglio 1849, mentre l'esercito francese assediava Roma per riportare Pio IX sul trono. Il documento originale (con le firme autografe dei deputati dell'Assemblea Costituente), dopo la caduta della Repubblica, fu conservato da Giovanni Pennacchi, rappresentante alla Costituente per la provincia di Spoleto, e, dopo la sua morte nel 1883, fu depositato presso la Biblioteca Augusta di Perugia, dove è attualmente custodito.
      L'elaborazione della carta costituzionale fu opera di una commissione apposita e venne presentata per essere discussa a partire dal 17 aprile 1849 dal deputato Cesare Agostini.

      Si tratta di uno dei documenti costituzionali più democratici e laici per i tempi in cui fu scritto. Le innovazioni più importanti e significative furono quella che sopprimeva la condizione privilegiata della religione cattolica come religione di Stato (e che affermava il principio per cui la fede religiosa fosse irrilevante per l'esercizio dei diritti civili e politici) e quella che istituiva il suffragio universale.


      .....

    1. ekain3 26 gennaio 2023

      l'elenco dei martiri continua qui:
      * Antonio De Luca, nato a Ischia, di anni 62 circa, sacerdote, giustiziato a Procida il 1 giugno 1799
      * Gaetano De Marco, nato a Napoli nel 1759, maestro di scherma, giustiziato a Napoli il 29 agosto 1799
      * Filippo De Marini, marchese di Genzano, nato a Napoli il 2 maggio 1778, giustiziato a Napoli il 1 ottobre 1799
      * Nicola De Meo, nato a Napoli nel 1749, dei padri crociferi, giustiziato a Napoli il 30 settembre 1799
      * Leopoldo De Renzis, barone di Montanaro, nato in Napoli nel 1749, colonnello di fanteria, giustiziato a Napoli il 12 dicembre 1799
      * Giambattista De Simone, nato a Napoli nel 1771, giustiziato a Napoli l'8 febbraio 1800
      * Vincenzo D'Ischia, nato a Gaeta il 6 aprile 1779, impiegato, giustiziato a Napoli il 7 dicembre 1799
      * Antonio Raffaello Doria, oriundo di Genova, nato a Crotone l'11 giugno 1766, tenente di vascello, giustiziato a Napoli il 7 dicembre 1799
      * Ignazio Falconieri, nato a Lecce il 16 febbraio 1755, sacerdote, professore di eloquenza, giustiziato a Napoli il 31 ottobre 1799
      * Nicola Fasulo, nato a Napoli l'11 novembre 1768, avvocato, giustiziato a Napoli il 29 agosto 1799
      * Francesco Federici, marchese di Pietrastornina, nato a Napoli nel 1735, generale di cavalleria, giustiziato a Napoli il 23 ottobre 1799
      * Francesco Feola, nato a Procida, di 40 anni, artigiano, giustiziato a Procida il 1 giugno 1799
      * Niccolò Fiani, nato a Torremaggiore il 23 settembre 1757, guardia del corpo, giustiziato a Napoli il 29 agosto 1799
      * Ascanio Filomarino, nato a Napoli nel 1751, vulcanologo, giustiziato a Napoli il 18 gennaio 1799
      * Andrea Fiorentino, dottore, nato a Vocariello, di 41 anni, possidente, giustiziato a Procida il 1 giugno 1799
      * Nicola Fiorentino, nato a Pomarico di Basilicata il 3 aprile 1755, avvocato, professore di matematica, giustiziato a Napoli il 12 dicembre 1799
      * Eleonora Fonseca Pimentel, nata a Roma il 13 gennaio 1752, direttrice del "Monitore Napoletano", giustiziata a Napoli il 20 agosto 1799
      * Michele Granata (in religione Don Francesco Saverio),
      nato a Rionero di Basilicata il 25 novembre 1748, provinciale dei
      Carmelitani, professore dell'accademia militare, giustiziato a Napoli
      il 12 dicembre 1799
      * Francesco Antonio Grimaldi, cavaliere gerosolimitano, nato a Seminara (Reggio Calabria) il 1743, colonnello di fanteria, giustiziato a Napoli

    1. ekain3 26 gennaio 2023

      REPUBBLICA NAPOLETANA 1799

      In ricordo dei martiri del 28 Novembre 1799

      I MARTIRI
      Nell'ordine:
      Francesco Antonio Astore; Gregorio Mattei; Carlo Muscari; Vincenzo De Filippis; Ignazio Ciaja; Domenico Cirillo; Mario Pagano; Giuseppe Albanese; Ascanio Filomarino duca della Torre; Francesco Conforti;
      Generale Federico Federici; Ercole D'Agnese; Francesco Pignatelli;
      Monsignore Giuseppe Andrea Serrao; Gennaro Serra di
      Cassano; Grabriele Manthonè, Monsignore Michele Natale; Pasquale Baffi; Carlo Mauri; Luisa Safelice; Monsignore Francesco Saverio Granata
      Di seguito un elenco degli esponenti della Repubblica Napoletana del 1799 giustiziati in seguito alla repressione Borbonica a valle della caduta della Repubblica, elencati in ordine alfabetico.
      Le esecuzioni cominciarono già alcuni giorni prima della caduta della Repubblica, a Procida, il 1 giugno del 1799, per concludersi circa un anno dopo, con l'esecuzione di Luisa Sanfelice, a Napoli.
      Le condanne vennero eseguite quasi tutte tra Procida (nell'attuale Piazza dei Martiri) e Napoli, in Piazza del Mercato, luogo storicamente "deputato" alle esecuzioni.
      * Giuseppe Albanese, nato a Noci (Bari) il 30 gennaio 1759, giureconsulto, giustiziato a Napoli il 28 novembre 1799
      * Cesare Albano, nato a Spaccone di anni 25 circa, contadino, giustiziato a Procida il 1 giugno 1799
      * Bernardo Alberino, di anni 21 circa, giustiziato a Procida il 1 giugno 1799
      * Colombo Andreassi, nato a Villa Sant'Angelo (Aquila) il 19 ottobre 1770, avvocato, giustiziato a Napoli il 31 ottobre 1799
      * Gennaro Felice Arcucci, nato a Capri il 5 gennaio 1738, medico, giustiziato a Napoli il 18 marzo 1800
      * Vincenzo Assante, nato a Procida, di anni 55, chirurgo, giustiziato a Procida il 1 giugno 1799
      * Pasquale Assisi, nato a Cosenza il 5 gennaio 1750, ufficiale di fanteria, giustiziato a Napoli il 14 ottobre 1799
      * Francesco Antonio Astore, nato a Casarano (Lecce) il 28 agosto 1742, avvocato, giustiziato a Napoli il 30 settembre 1799
      * Pasquale Baffi, nato a Santa Sofia d'Epiro l'11 luglio 1749, professore dell'università di lingua e letteratura greca, bibliotecario
      dell'Accademia Ercolanense, giustiziato a Napoli l'11 novembre 1799
      * Francesco Bagni, nato a Cesa (Caserta) il 26 giugno 1774, professore di medicina nell'Ospedale degli Incurabili, giustiziato a Napoli il 28 novembre 1799
      * Pasquale Battistessa, nato a Centurano (Caserta), commissario del dipartimento del Cilento, giustiziato a Ischia il 23 luglio 1799
      * Giuseppe Carlo Belloni, nato a Vicenza il 4 febbraio 1754, minore osservante di Santa Maria la Nova, giustiziato a Napoli il 13 luglio 1799
      * Domenico Bisceglie, nato a Donnici (Cosenza) il 3 gennaio 1756, avvocato, giustiziato a Napoli il 28 novembre 1799
      * Luigi Bozzaotra, nato a Massa Lubrense il 20 agosto 1763, notaio, giustiziato a Napoli il 22 ottobre 1799
      * Francesco Buonocore, nato a Ischia il 30 novembre 1769, comandante d'artiglieria del castello d'Ischia, giustiziato a Procida il 1 giugno 1799
      * Giuseppe Cacace, di Napoli di anni 21 circa, giustiziato a Procida il 1 giugno 1799
      * Giacomo Calise, nato a Procida di anni 36, marinaio, giustiziato a Procida il 1 giugno 1799
      * Giuseppe Cammarota, nato ad Atripalda (Avellino) il 27 luglio 1764, impiegato, giustiziato a Napoli il 4 gennaio 1800
      * Saverio Caputo, marchese della Petrella, nato a Napoli nel 1757, olivetano di Sant'Anna de' Lombardi, professore di teologia, giustiziato a Napoli il 31 ottobre 1799
      * Francesco Caracciolo, nato a Napoli il 18 gennaio 1752, ammiraglio, giustiziato a Napoli il 29 giugno 1799
      * Ettore Carafa, conte di Ruvo, nato ad Andria il 10 agosto 1763, giustiziato a Napoli il 4 settembre 1799
      * Niccolò Carlomagno, nato a Lauria (Basilicata) nel 1762, avvocato, giustiziato a Napoli il 13 luglio 1799
      * Ignazio Ciaia, nato a Fasano (Bari) il 24 ottobre 1762, letterato, giustiziato a Napoli il 29 ottobre 1799
      * Michele Ciampriamo, nato a Napoli, di anni 41, giustiziato a Procida il 1 giugno 1799
      * Michelangelo Ciccone, nato a Moro Teramano il 17 gennaio 1751, dei chierici regolari della Pietrasanta, giustiziato a Napoli il 18 gennaio 1800
      * Domenico Leone Cirillo, nato a Grumo Nevano il 10 aprile 1739, medico, professore dell'università, giustiziato a Napoli il 29 ottobre 1799
      * Giuliano Colonna, principe di Aliano, nato a Napoli il 3 ottobre 1769, giustiziato a Napoli il 20 agosto 1799
      * Francesco Conforti, nato a Calvanico (Salerno) il 7 gennaio 1743, sacerdote, professore di storia dell'università, giustiziato a Napoli il 7 dicembre 1799
      * Michele Costagliola, nato a Procida, di anni 23, giustiziato a Procida il 1 giugno 1799
      * Giuseppe Cotitta, nato a Napoli nel 1761, albergatore, giustiziato a Napoli l'8 luglio 1799
      * Ercole D'Agnese, nato a Piedimonte d'Alife il 3 maggio 1745, professore dl letteratura, giustiziato a Napoli il 1 ottobre 1799
      * Leopoldo D'Alessandro, nato a Ischia, di anni 24, giustiziato a Procida il 1 giugno 1799
      * Antonio D'Avella (detto Pagliuchella), nato a Napoli nel 1739, oliandolo, giustiziato a Napoli il 29 agosto 1799
      * Onofrio De Colaci, nato a Parghelia (Catanzaro) il 25 aprile 1746, magistrato, giustiziato Napoli il 22 ottobre 1799
      * Vincenzo De Filippis, nato a Tiriolo (Catanzaro) il 4 aprile 1749, professore di matematiche nell'università di Bologna, giustiziato a Napoli il 28 novembre 1799
      * Luigi De La Granelais, nato a Napoli il 1766, comandante della fregata Aretusa, giustiziato a Napoli l'8 febbraio 1800

    1. Nippur 25 gennaio 2023

      In quanto a macellai Savoia posto d'onore a Il ministro Bogino."
      Secondo la tradizione orale tramandata, nei paesi, di padre in figlio, Bogino, per risolvere il problema alla radice, fece innalzare patiboli in tutti i centri perché era troppo macchinoso spostare quello mobile. Così, per chiudere il cerchio, Bogino si ritrovò a praticare il "mestiere di morte". Il boia, appunto.

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