L’mRNA rilevato nel latte materno dopo la vaccinazione COVID-19 può essere trasmesso ai neonati

Secondo un nuovo studio le donne in allattamento recentemente vaccinate con un vaccino a base di mRNA presentano nel latte materno livelli mRNA rilevabili che potrebbero essere assimilati dai loro bambini.

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Megan Redshaw
theepochtimes.com

Un nuovo studio su Lancet si aggiunge ad un crescente numero di prove che suggeriscono che l’mRNA dei vaccini COVID-19 non rimane nel sito di iniezione, ma si “diffonde sistemicamente” in tutto l’organismo, persino nel latte materno, e può quindi essere trasmesso ai neonati dalle madri vaccinate.

Lo studio ha trovato l’mRNA nel 70% dei campioni di latte materno

Nell’articolo pubblicato a settembre su Lancet, i ricercatori hanno individuato l’mRNA nel 70% delle donne che hanno fornito campioni di latte materno fino a 45 ore dopo la vaccinazione. Sebbene l’mRNA rilevato fosse in gran parte frammentato e conservasse solo il 12-25% della sua integrità originale, i ricercatori hanno dichiarato che sono necessari ulteriori studi per determinare la quantità minima di mRNA che potrebbe innescare una risposta immunitaria nei neonati.

I ricercatori avevano raccolto campioni di latte materno da 13 donne sane in allattamento prima della vaccinazione e almeno due volte al giorno per cinque giorni dopo la vaccinazione. Sette madri avevano fornito campioni di latte materno dopo aver ricevuto la prima e la seconda dose di vaccino, per un totale di 20 esposizioni al vaccino e 154 campioni di latte materno.

L’mRNA del vaccino era stato ritrovato nel latte materno intero e nelle vescicole extracellulari del latte materno. Le vescicole extracellulari (EV) sono piccoli veicoli di trasporto rilasciati dalle cellule in grado di veicolare biomolecole come proteine, lipidi, RNA non codificante, microRNA, RNA messaggero e DNA. Il latte materno contiene grandi quantità di EV che regolano l’espressione genica, la funzione immunitaria, lo sviluppo e la crescita del bambino.

Delle 13 donne in allattamento che avevano ricevuto il vaccino Moderna o Pfizer, erano state rilevate tracce di mRNA in 10 delle 20 esposizioni fino a 45 ore dopo la vaccinazione. Secondo lo studio, la proteina spike del SARS-CoV-2 non era stata espressa.

Prima della raccolta del latte materno, tutte le partecipanti erano risultate negative al test COVID-19 e i campioni precedenti alla vaccinazione erano risultati negativi all’mRNA del vaccino COVID-19. Sebbene tutte le donne fossero state istruite a fornire campioni di almeno 5 millilitri, le quantità effettive erano risultate spesso inferiori alla soglia, cosa che aveva complicato l’esperimento.

Il modello da noi proposto suggerisce che, dopo la somministrazione intramuscolare, l’mRNA del vaccino racchiuso nelle nanoparticelle lipidiche viene trasportato alle ghiandole mammarie attraverso le vie ematogene o linfatiche“, scrivono i ricercatori. “All’interno del citosol delle cellule mammarie, una parte dell’mRNA del vaccino rilasciato viene reclutata e impacchettata nelle vescicole extracellulari in via di sviluppo, che vengono poi rilasciate nel latte materno“.

E necessaria una valutazione sulla sicurezza delle future terapie a base di mRNA

I ricercatori hanno dichiarato che l’importanza della loro ricerca va oltre l’ambito dei vaccini COVID-19 a base di mRNA e che offre “preziose indicazioni sul trasporto e sulla presenza di mRNA vaccinale nel latte materno, indicazioni che possono essere rilevanti per valutare la sicurezza e l’efficacia di future terapie a base di mRNA somministrate alle donne in allattamento“.

L’autore principale, il dottor Nazeeh Hanna, capo della divisione di neonatologia del NYU Langone Hospital e professore di pediatria presso la NYU Long Island School of Medicine, ha dichiarato a The Epoch Times in una e-mail che è un peccato che così tante persone non abbiano capito il vero valore dello studio.

“Non si tratta solo del vaccino COVID, ma anche delle future terapie a base di mRNA attualmente in fase di sviluppo”, ha affermato il dottor Hanna. “La prossima volta dobbiamo essere sicuri di fare le cose per bene. Questo è ciò che abbiamo scritto nella conclusione dell’articolo di Lancet“.

Sulla base dei risultati dello studio, il Dr. Hanna ha dichiarato di non ritenere che vi sia un rischio di allattamento al seno dopo aver ricevuto il vaccino se la madre aspetta due giorni dopo la vaccinazione, poiché non è stato rilevato l’mRNA del vaccino dopo tale periodo. Non ritiene inoltre che ci sia un rischio se una madre si vaccina e allatta un bambino di età superiore ai 6 mesi, perché i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) consentono la vaccinazione dei neonati a partire dai 6 mesi di età.

Tuttavia, le madri con bambini di età inferiore ai 6 mesi dovrebbero consultare il proprio medico, che proporrà una delle due opzioni, secondo il dottor Hanna:

“Continuare l’allattamento al seno, poiché il rischio associato è basso”, oppure “sospendere temporaneamente l’allattamento al seno per i due giorni successivi alla vaccinazione e utilizzare il latte materno precedentemente conservato per nutrire il bambino – questa è una pratica comune a molte madri che allattano al seno”. Una volta terminato il periodo di 2 giorni, la madre potrà riprendere l’allattamento al seno”.

Altri studi suggeriscono che l’mRNA può essere trasferito attraverso il latte materno

Pfizer e Moderna avevano escluso dai loro studi clinici le donne in gravidanza e in allattamento e non avevano mai condotto studi di farmacocinetica sull’uomo con i vaccini COVID-19. Gli studi di farmacocinetica valutano il modo in cui l’organismo umano interagisce con l’mRNA (detto anche “RNA modificato“) dei vaccini per l’intera durata dell’esposizione, mostrando come il contenuto dei vaccini si distribuisca nell’organismo e come venga escreto.

Nonostante le incognite, il CDC e l’American College of Obstetrics and Gynecology avevano iniziato a raccomandare i vaccini COVID-19 per le donne in gravidanza e in allattamento nel luglio 2021.

Lo studio su Lancet non è il primo a suggerire che l’mRNA dei vaccini COVID-19 possa essere trasferito ai neonati attraverso il latte materno delle madri recentemente vaccinate. Uno studio dell’agosto 2021 pubblicato su Nature aveva rilevato che le madri in allattamento vaccinate per la COVID-19 con il prodotto di Pfizer avevano nel loro latte anticorpi IgA e IgG specifici per il SARS-CoV-2, con l’aumento più significativo da tre a sette giorni dopo la seconda dose di vaccino.

Uno studio del 2022 pubblicato su Frontiers Immunology aveva analizzato i campioni di 35 madri che allattavano al seno, scoprendo che la maggior parte di loro aveva “isotipi di anticorpi SARS-CoV-2 e anticorpi neutralizzanti rilevabili nel siero e nel latte materno”, soprattutto dopo la seconda dose di vaccino Pfizer. Sebbene i ricercatori fossero giunti alla conclusione di una “probabile assenza di esposizione o sensibilizzazione significativa” dei neonati allattati al seno da madri vaccinate a causa dei bassi livelli di mRNA presenti nel latte materno, per giungere a tale conclusione avevano analizzato solo i sieri di cinque neonati di età superiore agli 8 mesi.

Eventi avversi segnalati nei neonati in allattamento

Secondo il CDC, “i dati disponibili sulla sicurezza della vaccinazione COVID-19 durante l’allattamento al seno non indicano reazioni gravi dopo la prima o la seconda dose, né nella persona che allatta al seno né nel bambino allattato al seno”, e non ci sono “prove che suggeriscano che il vaccino COVID-19 sia dannoso per le persone che hanno ricevuto il vaccino e stanno allattando al seno o per i loro bambini”.

Tuttavia, i documenti riservati di Pfizer ottenuti attraverso una causa per il Freedom of Information Act nell’aprile 2021 – prima della raccomandazione del giugno 2021 di vaccinare le donne in gravidanza e in allattamento – forniscono prove di 215 segnalazioni di esposizione di neonati al vaccino COVID-19 di Pfizer attraverso l’allattamento, riportate nel database di sicurezza dell’azienda.

Delle 215 segnalazioni, 174 erano riguardavano “l’esposizione attraverso il latte materno o contatti con la madre durante l’allattamento”. Gli altri 41 casi riportavano eventi avversi in neonati indirettamente esposti al vaccino COVID-19 di Pfizer tramite il latte materno, come febbre, paralisi facciale, linfoadenopatia e vomito.

Un’analisi dei dati del 2021 del Vaccine Adverse Event Reporting System del CDC condotta dall’immunologa e biologa molecolare Jessica Rose, che ha conseguito un dottorato in biologia computazionale, aveva evidenziato 177 eventi avversi. Tre segnalazioni riguardavano neonati di età inferiore a un anno esposti attraverso la vaccinazione materna.

“I dati VAERS confermano i risultati riportati di recente, secondo cui i neonati allattati al seno da madri a cui è stato recentemente iniettato il vaccino COVID-19 sono vittime di eventi avversi che vanno dalla febbre alta (104) per giorni interi fino all’ipofagia (mancanza di cibo)”, ha dichiarato la Rose in un’e-mail a The Epoch Times.

“I sintomi riportati di seguito riguardano un neonato (ID VAERS: 1124474) che era stato esposto tramite il latte materno all’età di 12 mesi. La madre di questo bambino di 12 mesi aveva ricevuto la prima dose di vaccino COVID-19 alle 9:15 del mattino, 3 ore dopo aveva allattato il figlio di 12 mesi e, durante l’allattamento, il bambino aveva sviluppato un’anafilassi acuta”, ha dichiarato la dottoressa Rose. “Per essere chiari: la madre ha fatto il vaccino e il bambino ha avuto la reazione avversa”.

Uno studio del 2021 pubblicato su Breastfeeding Medicine aveva rilevato che oltre l’85% delle 180 donne che allattavano al seno e che avevano ricevuto un vaccino COVID-19 a base di mRNA aveva avuto sintomi locali o sistemici, con una frequenza maggiore dopo la seconda dose. Nei neonati allattati erano stati riportati “pochi sintomi”, considerati “non gravi”.

I dati mostrano una distribuzione diffusa dell’mRNA

I dati dimostrano che le nanoparticelle lipidiche (LPN) possono diffondersi nell’organismo in vari tessuti e organi, ed è quindi logico pensare che le LNP contenenti mRNA possano diffondersi attraverso la vaccinazione anche alle ghiandole mammarie. Byram Bridle, virologo e vaccinologo canadese, ha ottenuto dal Giappone uno studio di biodistribuzione di Pfizer sui roditori che dimostra come le LNP possano attraversare i tessuti e le membrane biologiche e raggiungere vari organi.

Nello studio di biodistribuzione, il 75% delle LNP aveva lasciato il sito di iniezione entro 48 ore dalla vaccinazione ed era concentrato nella milza e nel fegato. Le LNP erano state rilevate anche nelle ovaie, nelle ghiandole surrenali, nel cervello, negli occhi, nel cuore, nei testicoli, nell’utero, nella ghiandola pituitaria, nel midollo spinale, nel timo e nel midollo osseo.

Numerosi studi hanno rilevato la presenza di LNP contenenti mRNA ancora nel circolo ematico dopo la vaccinazione; uno studio (pdf) ha dimostrato la presenza di mRNA e proteine spike libere per tutti i 60 giorni di durata dello studio nel citoplasma e nei nuclei delle cellule germinali nei linfonodi ascellari dello stesso lato del corpo del sito di iniezione.

Un articolo pubblicato di recente su Biomedicines ha rilevato che le LNP dei vaccini COVID-19, contenenti mRNA sintetico potenzialmente infiammatorio, non rimangono nel sito di iniezione dopo la vaccinazione, ma sono ampiamente distribuite in tutto il corpo e possono attraversare le membrane protettive.

Il documento cita un rapporto dell’Agenzia Europea del Farmaco secondo cui “l’mRNA può essere rilevato nel cervello dopo la somministrazione intramuscolare a circa il 2% del livello trovato nel plasma”. Un altro studio citato nel documento descrive come le nanoparticelle lipidiche possano attraversare facilmente la barriera emato-encefalica.

Secondo uno studio del 2022 pubblicato su Biomedicines, formulazioni vaccinali simili sono state rinvenute in vari tessuti di roditori fino a cinque giorni dopo la somministrazione del vaccino di Moderna e quattordici giorni dopo quello di Pfizer, ma, al momento, non sono disponibili dati sulla biodistribuzione nell’uomo per nessuno dei due prodotti autorizzati – SPIKEVAX e Comirnaty. Nello stesso studio, i ricercatori hanno rilevato la presenza di mRNA nel sangue 15 giorni dopo la vaccinazione.

Altre ricerche hanno rilevato proteine spike negli esosomi circolanti, che trasportano acidi nucleici, proteine, lipidi e metaboliti in tutto il corpo, per almeno quattro mesi dopo la vaccinazione con il vaccino COVID-19 di Pfizer.

The Epoch Times ha contattato il CDC per un commento.

Megan Redshaw

Fonte: theepochtimes.com

Link: https://www.theepochtimes.com/health/scientists-detect-mrna-in-breast-milk-of-70-percent-of-women-following-covid-19-vaccination-5497661
27.09.2023
Tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

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