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L’Europa è finita, andate in pace

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.it

“Quando si perde il Tao, appaiono la moralità e il dovere, più si emanano leggi e decreti, più ci saranno ladri e predoni.”

Tao-te-Ching – Lao-Tse – VI secolo a. C. (?)

Il popolo cinese possiede una “scienza” che trova proprio nel I-Ching il suo metodo tipico di lavoro. Il principio di tale scienza, come molte altre cose in Cina, è oltremodo diverso da quello su cui invece è impostata la nostra.”

Carl Gustav Jung (1875-1961).

Voglio pormi una domanda che sembra scontata: non noi, ma i nostri nipoti avranno qualche speranza di tornare a vivere in un mondo dove ogni cosa non sia ritmata da un etimo astratto – poiché non corrisponde più al suo archetipo linguistico – ossia l’economia?

L’oggi è perverso, forse il domani sarà anche sanguinoso – non ci credo, ma state certi che quando il saggio di profitto si liquefa, si distrugge tutto per tornare a guadagnare – e il dopodomani?

L’oggi è il parossismo: a Bruxelles, sono accreditati 15.000 lobbisti, più quelli che lo fanno senza dirlo, ma solo lobbisti “doc”, sia chiaro. Per la coca e le puttane da fornire ai nostri rappresentanti (ah,ah,ah), ci sono altre strutture, dedite, appunto, ai giri di coca e di prostituzione atti alla bisogna. Un’organizzazione perfetta, che chiamano democrazia.

Perché – caso appena successo (1) – le fabbriche che sfornano seggiolini da automobile per bambini sono in crisi: guadagnano troppo poco. Ergo, bisogna mettere subito fuori legge tutti i seggiolini esistenti per costruirne di nuovi…tanto i soldi li tirano fuori, è obbligatorio…e poi, l’economia soffre. Come farglielo capire ai parlamentari europei?

Ci pensa Titta Tuttetette la quale, dopo una tirata che ti fa sentire il Leone delle Nevi, per fartelo capire meglio ti succhia il biscottino…vero che la firmerai quella legge? E’ necessaria, altrimenti gli operai vanno in cassa, e piangono. Tu non vuoi che piangano, vero? Se smetto di ciucciare tu piangi, ma io non sono cattiva e continuo imperterrita, voglio farti godere perché tu faccia godere anche quei poveri operai. La democrazia è una cosa meravigliosa: vedrai, per quelli che hanno tre figli faranno lo sconto comitive – come ho dovuto fare io, pensa – perché fra presidenti di commissione, vice presidenti, tecnici, capi-corrente…quanti biscottini mi toccherà ciucciare…

Ma Titta Tuttetette è una professionista seria: il lobbista, incaricato di far mettere fuori legge i vecchi seggiolini, si fida di lei, la conosce bene.

Le elezioni francesi – se ancora ce n’era bisogno! – ci hanno chiarito il loro concetto di democrazia: tutto deve continuare come oggi, il sistema è perfetto…certo, qualcuno rimane indietro…ma, fra Tv, Web e quattro mance elettorali, siamo in grado di resistere ancora molti anni. Tre candidati si sono coalizzati per sconfiggere la Le Pen.

Intanto, i sudditi di Tsipras fanno la fame, mentre il cialtrone corre a Cuba a visionare il “paradiso socialista”, oppure potremmo ipotizzare che Brexit non sia stata voluta a furor di popolo, ma sia stata la vittoria del partito filo-atlantico contro quello europeista: di certo, Trump non ha pianto il giorno del referendum!

Oppure, vuoi vedere che è stata una decisione indigena…ossia…la Banca d’Inghilterra, statale ed azionista della BCE (pur non avendo l’euro!), ha fiutato che l’affare non conveniva più…già…ma come si fa a tirarsi indietro? Eh, il popolo ha democraticamente deciso…

Non starò a tediarvi con queste cialtronerie che tutti ben conosciamo, ma le elezioni francesi ci hanno mostrato una realtà limpida come l’acqua: nessun cambiamento potrà mai avvenire per via elettorale, perché – mediante i giochi associazione/dissociazione (e questo vale per l’Italia) – sono in grado di controllare tutti gli equilibri parlamentari. Se non basta ancora, si va al mercato delle vacche e si comprano, senatori e deputati. Qualche De Gregorio, Razzi o Scillipoti c’è sempre. Non basta ancora? Si creano nuovi movimenti, all’apparenza rivoluzionari chedipiùnonsipuò, che saranno sempre controllati dai vari centri di potere, mediante il denaro o l’omicidio.

Ho sottolineato “i nostri nipoti”, perché i coetanei (sono della “leva” dei nonni) o sono riusciti ad entrare per il rotto della cuffia in pensione – e stanno attenti a come spendono anche i centesimi – oppure sono messi ancora peggio. Chi campa perché moglie/marito lavora, chi perché la mamma – novantenne – ha ancora una pensione (magari l’accompagnamento!) e la povera vecchia si rende ben conto, se la testa non l’ha mollata, della responsabilità che le è piombata addosso con i suoi novant’anni.

Qualcuno ha piccoli redditi da immobili, chi è aiutato dai figli, chi ancora – a 65,66,67 anni – lavora, come può…come gli riesce…e non s’immaginava di certo, quand’era quarantenne, di fare una simile fine. E i figli?

Quelli, sono messi peggio.

Per loro, hanno inventato un nuovo tipo di welfare: il welfare creativo. Su, dai…se non riesci ad essere creativo – ossia a cavare i soldi anche dai sassi – sei un bamboccione, un figlio di mammà che non vuole staccarsi dalle gonne! Sapete che il figlio (maschio) della Fornero fa il regista? Non l’avete mai sentito nominare? Oh, ma come siete poco informati (!)…Andrea Deaglio, è “uno stimato regista e produttore di film socialmente impegnati” (Il Giornale)…come, non l’avete mai sentito?

Per quelli che, invece, non vincono il concorso come amministratori del Quirinale (125.000 euro l’anno)…perché figli dell’ex segretario del Quirinale…c’è sempre un posto da cameriere, prima pagato con i voucher, adesso in nero o con contratto a chiamata, ossia lavori se c’è lavoro, solo quando ci servi.

Il contratto di lavoro – istituto cardine della giurisprudenza del lavoro – quella cosa dalla quale discendeva l’accordo fra le classi sociali…sparito!

Anni fa, per andare in Bosnia passai dalla Croazia: non mi piacque. Sono un popolo di camerieri, pensai, gente che appena ti guarda cerca di capire quante Corone potrà scucirti. Piano, ma ci stiamo arrivando anche noi: privati delle grandi industrie, con le piccole imprese controllate da Paesi stranieri, siamo cotti. Un tempo c’era l’Italsider con 2.000 dipendenti, oggi le navi della Costa caricano/scaricano migliaia di turisti: i nostri ragazzi, che magari sono ingegneri, corrono da un tavolo all’altro. Cuba libre? Due? Grazie, arrivo.

Questa è la realtà dei nostri figli: chi un po’ meglio, chi un po’ peggio.

E i nipoti?

Per ora vanno a scuola od all’asilo, ma scoccherà anche per loro il tempo delle scelte, ossia fra schiavismo od accattonaggio.

Qualcosa può cambiare?

Non certo per movimenti sociali d’opposizione: leggiamo, scriviamo, commentiamo…ma di più cosa possiamo fare? Ah sì, ogni 5 anni andare a crocettare una scheda…chi ci va ancora…

La mia generazione ci provò, e ne fui testimone: una sera mi recai alla riunione di Potere Operaio. Stupito, notai che al banco della presidenza c’erano tre tizi che non avevo mai visto. Fecero in fretta: compagni, noi siamo ex partigiani e vogliamo fare la rivoluzione: le armi ci sono, bisogna prepararsi.

Quella sera capii che stavamo per dichiarare guerra all’arma dei Carabinieri, alla Polizia ed allo Stato in generale: compagni, saluti!

Furono anni duri, ed il dolore per tante vicende mi prendeva allo stomaco…d’altro canto, se credi che si possa affondare una portaerei a forza di testate…

L’unica speranza è in un mutamento di pensiero, che prima o dopo si faccia largo nella popolazione. Anni? No, almeno decenni, se non secoli.

Da dove può scaturire una nuova forma di pensiero sociale?

Europa

Per due millenni l’Europa è stata il centro del mondo: la sua civiltà greco-romana e poi cristiana ha plasmato il pianeta – nel bene e nel male – fino a pochi decenni or sono. Forse, se la costruzione europea avesse tenuto conto d’altri fattori – più Keynes e meno Friedman, a grandi linee – la situazione, oggi, sarebbe forse migliore e ci potrebbe essere una speranza, una “visione” per il futuro, ma così non è.

Da Vilnius a Lisbona, da Atene a Rotterdam, il continente non ha più niente da dare alla civiltà umana, giacché l’Impero Germanico – sconfitto due volte con le armi – ha saputo imporre ugualmente la sua egemonia, senza una cultura cui riferirsi. Poco ascoltati in Patria, i grandi filosofi tedeschi non hanno più nulla da raccontarci: niente visioni del futuro appaganti o, almeno, stuzzicanti.

Stati Uniti d’America

Un popolo di coloni non può far altro che colonizzare, serialmente, come fanno da due secoli: il “sogno” americano si nutre con l’incubo delle popolazioni assoggettate dopo la vittoria nella 2° G.M. Per alcuni aspetti, hanno copiato ciò che l’Europa fece con l’Africa, ossia bloccare lo sviluppo di un intero continente per alimentare il proprio. L’Impero Americano sarà duro a morire, poiché hanno un territorio vasto e per molti aspetti sono autosufficienti: le metastasi che si diramano ovunque, nel Pianeta, alimentano il surplus che deve sorreggere la retorica di supporto alla macchina mediatica statunitense. La cultura, in un simile sistema, non può che essere “embedded” o, per dirla con la nostra lingua, “organica al sistema”. Vale a dire, pari a zero.

America Latina

Ciò che più conta, in questa definizione, è la seconda parte: è terra ispanica, appena sfiorata dagli aliti delle Ande, peraltro scomparsi – come cultura – da parecchi secoli. In questo enorme continente, si vive di ricordo e di sogni: si potrebbe affermare che ogni abitante gira con, sottobraccio, il suo libro di Cervantes. I grandi sogni sono il suo pane quotidiano, la visione di un futuro estatico sono il viatico per il “Paradiso degli Eroi”, da Don Chisciotte a Che Guevara. Ma la cultura che conduce ad un futuro non scaturisce dal sogno, bensì dal pensiero: c’è comunque qualcosa di più vivo che a Nord, c’è almeno la coscienza d’essere umani, con il proprio ricordo di un umanesimo caricato, insieme all’acqua ed ai viveri, sulle caravelle che varcarono l’oceano, dove ammazzarono a più non posso. Ricorderanno la saggezza di Sancho Panza? Chissà…

Africa

E’ il continente che più ha pagato il conto della ricchezza europea ed americana: sconvolto con lo schiavismo, proprio nel passaggio dalla cultura dei villaggi a quella delle città, l’Africa non esiste più. Una grande miniera a cielo aperto, diamanti e petrolio per tutti, meno che per gli africani. Onore a chi, come Gheddafi, propose e pagò personalmente con la vita il sogno di una unità pan-africana, un rinascimento che è stato sconvolto ancora una volta da guerre e massacri, orditi da Washington e da Bruxelles. Africa, addio.

Russia

E’ giusto presentare la Russia come un continente, perché culturalmente la Russia zarista, poi comunista, oggi metà post-comunista e metà neo-zarista, vive di un equilibrio proprio, autoctono. E difficilmente esportabile.

La Russia ha poco interesse per il mondo che la circonda: lo osserva principalmente perché sa d’essere sempre nel mirino per le sue enormi ricchezze minerarie, ghiotto boccone per le economie di rapina. Per questa ragione si arma, quel tanto che basta per scoraggiare chiunque: come colonizzatori, i russi non valgono una cippa. Si notò chiaramente come risolsero le questioni in Ungheria e poi in Cecoslovacchia, da ultimo in Georgia: questo fa parte della mentalità russa, che ingloba nelle vicende umane una quota di sofferenze inevitabili – che fosse il disinteresse zarista o la protervia staliniana, Tolstoj o Dostoevskij – l’importante è che il continente russo continui ad esistere, con la religione ortodossa, la lingua slava ed i popoli slavi. Nulla che ci possa interessare: il “mix”, non è esportabile.

Però, la Russia – diciamo l’era Putin – sarà ricordata come il compromesso – tentato? riuscito? parzialmente? – fra il mercato e lo Stato. Putin ha chiarito che, senza l’economia centralizzata e statale, non ci sarebbe stata la vittoria nella 2° G.M. Lo stesso Putin che ha imprigionato gli oligarchi, i quali erano scappati con l’ex apparato energetico sovietico sotto il braccio: non sputi l’osso? Stai in Siberia: alla Stalin.

Indubbio che risultati ne ha ottenuti, ristrutturando l’industria pesante e la politica estera russa: però, nulla di nuovo. Nel senso che l’URSS vendeva minerali grezzi ed armamenti, ed oggi la Russia non è stata capace (a parte le armi) di far fiorire l’industria leggera e l’agricoltura: per sistemare le centinaia di cartiere sulla Transiberiana, ha dovuto rivolgersi a svedesi, finlandesi ed italiani.

E c’è ancora una realtà da considerare: Putin è uno solo…e il futuro? Certo, la Russia potrà essere sempre grande esportatrice d’energia – se solo intercettassero i venti artici con degli aerogeneratori…oggi non interessa, hanno il metano da vendere – ma questo non significa avere una visione per il futuro, condivisibile ed esportabile.

L’Asia

L’Asia non è un monolite, al suo interno (a parte la presenza geografica russa) si distinguono due aree, il subcontinente indiano e la Cina, con la propaggine insulare giapponese.

L’India è tuttora pervasa dalle sue antichissime tradizioni, alle quali – come espressione di modernità – ha quasi appiccicato le pratiche apprese dal colonialismo britannico. E’ senza dubbio una società giovane e dinamica, ma il peso della tradizione opprime. Stupisce, ma non troppo, che abbia creato come espressione di modernità il doppione di Hollywood: come a riproporre un olimpo di celluloide da sovrapporre al mondo tradizionale. L’India rimane, in sostanza, legata agli archetipi come nessun altro nel Pianeta: sono tradizioni profonde, antichissime, che non possono essere esportate. E che, per alcuni aspetti, li schiacciano e li immobilizzano. Potremmo dire che sono apprese dal latte delle madri: per questa ragione, ritengo che il mondo indiano abbia poco da offrire al resto del pianeta, anche se – paradossalmente – è stata la culla di grandi scuole di pensiero.

Se escludiamo il Medio Oriente, intossicato dall’Uranio impoverito e dalle fiumane di dollari petroliferi, rimane ben poco: una lontana colonia dimenticata, l’Australia.

E la Cina.

La Cina è la più antica cultura del Pianeta e non è mai stata colonizzata. Forse lo sarebbe stata, ma una concomitanza di fattori – il declino dell’Impero Britannico, la rivoluzione russa, la lenta ascesa dell’Impero Americano, la guerra civile in Cina ed i successivi tentativi americani, falliti, in Corea e Vietnam – decretarono l’indipendenza della Cina.

In quanto a cultura, nessuno può competere con i secoli di cultura cinese: basti riflettere che quando Confucio – coetaneo di Socrate e Buddha, VI secolo a. C., mentre Roma era un villaggetto di pastori – completò la sua formazione, studiò sui tre libri classici della cultura cinese: l’I-Ching, il Nei-Ching ed il Tao-te-Ching. Che risalivano (probabilmente) a Lao-Tse e all’epoca, l’epoca…scompare nella notte dei tempi. Confucio dichiarò che alcuni di quei libri erano “molto antichi”: cosa avrà voluto dire? Nessuno lo sa.

I libri non insegnano niente…l’esperienza è tutto…sarà vero, però, un uomo che a quei tempi scrive un libro (I-Ching) basandosi su 64 esagrammi, ciascuno di 6 linee, intere o spezzate: in altre parole, inventa il sistema binario e poi lo commenta per descrivere l’apparente caos della vita…beh…forse qualcosa da insegnare ce l’ha.

Siamo pronti per cambiare alla radice la nostra cultura?

Non ha funzionato: l’accumulazione di capitale, la rivoluzione borghese e proletaria non ci hanno portato a niente, anche se la prima s’è imposta e la seconda ha fallito. La conquista coloniale, il capitalismo, il materialismo storico, la fase imperialista…tutto inutile. Siamo noi euro-americani a fallire: la nostra mente non comprende l’ineluttabilità del caos, tenta d’imprigionarlo, inutilmente.

Il primo cambiamento è capire che il mondo non è eurocentrico, e nemmeno “americocentrico” – ci sono correnti di pensiero in tal senso – anche se le differenze, oramai, sono impercettibili.

In mezzo a noi, i cinesi.

Imperturbabili – che siano camerieri o uomini d’affari – paiono delle sfingi.

Confesso che mi hanno sempre stupito ed incuriosito, ma qualcuno si è chiesto come hanno fatto – solo vent’anni fa esportavano bamboline di pezza e giocattoli – ad imporsi come i primi produttori di tecnologia del Pianeta?

Pochi anni prima, un cinese fermò un carro armato con la sua sola presenza, ma questo avvenne perché l’ordine d‘avanzare, senza ripensamenti, non era ancora stato emanato: poche ore dopo, nella notte, i carri entrarono a Tien-an-men. Il mattino seguente regnava – per dirla con De André – una pace “terrificante”.

I nostri globalizzatori si stracciarono le vesti (non smettendo d’investire!) ma, in un Paese di un miliardo di persone, quanti milioni di morti ci sarebbero stati con una diversa decisione? Una nuova guerra civile?

I cinesi sono il pragmatismo fatto persona, e non perché sono comunisti o cinesi: perché, alla base della loro cultura ci sono il buddismo, Confucio e Lao-Tse.

Oggi, il Partito ha deciso per l’arricchimento: cinesi, lavorate e sguazzerete nei soldi! Fino a pochi decenni fa, il problema – in Cina – era trovare un miliardo di polli il giorno, per sopravvivere un altro giorno. Hanno smesso di centrare la loro attenzione su quei polli: Teng Hsiao Ping inaugurò un congresso del partito affermando: cinesi, arricchitevi!

Ma, subito dopo, chiarì che la fase capitalista era necessaria, era “uno stadio” della crescita verso il comunismo. Cosa significa? Chiedetelo ai cinesi, questa è stata la dichiarazione di Teng:

Pianificazione e forze di mercato non rappresentano l’essenziale differenza che sussiste tra socialismo e capitalismo. Economia pianificata non è la definizione di socialismo, perché c’è una pianificazione anche nel capitalismo; l’economia di mercato si attua anche nel socialismo. Pianificazione e forze di mercato sono entrambe strumenti di controllo dell’attività economica.

C’è, in queste poche frasi, condensata la vicenda universale dei tentativi umani di dar ordine agli eventi economici. La sintesi non esiste, non c’è: noi cerchiamo la sintesi, e perdiamo di vista il fluire degli eventi. Vogliamo una sintesi breve – una sorta di Bignami della Storia e degli eventi – per fare in fretta, per tornare ad investire, lavorare, guadagnare. E non funziona più.

Non posso affermare che la Cina, il pensiero cinese, fornirà le basi per un nuovo umanesimo: oggi, lanciati come sono nell’iper-capitalismo…nessuno potrebbe affermarlo. Però, le parole di Teng sembrano il parto di una mente profonda, indagatrice. Che comprende sia il caos della produzione capitalista sia l’apparente ordine delle economie del socialismo reale, che si guardano, come allo specchio: apparentemente contrapposte. In realtà, speculari.

Bisognerà attendere che la società cinese sia “matura” per avere risposte, ma anche questa dizione è nebulosa: la “maturità” cinese, sarà come quella europea? Ossia, il capitalismo globalizzatore è giunto a frantumare anche le basi, antichissime, della cultura cinese? Nessuno può avere una risposta, però così – a naso – non ne sono convinto.

Per molti anni – essendo buddista – ho avvertito il dolore dei tibetani per la loro terra: non dicevo nulla, perché ritenevo quelle punzecchiature di spillo, da parte tibetana, inutili, pesanti, dolorose proprio per i tibetani. Però, in silenzio, meditavo: il Tibet diverrà cinese – fuor di dubbio – ma…e se la Cina diventasse tibetana?

Ogni cultura fa riferimento al suo retroterra storico/culturale, anche se il fenomeno è spesso spontaneo e non ce ne accorgiamo.

Le “sfingi” cinesi sono esseri umani come noi, ma la loro mente è completamente diversa dalla nostra, non percepiscono, non possono capire la nostra cultura, perché la loro è molto più radicata della nostra e più profonda. A parer mio, non esiste popolo – e qui intendo il buddismo ed il taoismo, più che le nazionalità d’appartenenza – che conosca i meandri della mente umana come gli orientali.

Sulla piazza Tien am men, vicino alla gigantografia di Mao-tse-dong, all’ingresso della Città Proibita c’è un ideogramma: significa “nessuna azione”. Curioso vero? L’accostamento di un leader comunista con (un’apparente) immobilità.

Craxi, quando visitò la Cina (il celebre viaggio con nani e ballerine…), fu colpito da quel logos (non saprei definirlo in altro modo): non così i personaggi del suo seguito, che lo ritennero – miserere! miserere! – un richiamo all’ozio.

In realtà, quel “nessuna azione” significa che il mutamento è la regola, non l’eccezione. Seguire il mutamento, senza opporre resistenza, vuol dire semplicemente plasmarsi allo scorrere degli eventi. E’ qualcosa di molto semplice e, allo stesso tempo, estremamente caotico: come si può definire altrimenti il lasciar scorrere il caos? Questo vale dal kung-fu all’economia, dalla vita familiare a quella sociale.

Se ci riflettiamo, scopriamo che la nostra classe politica esercita ogni tipo di pressione – montagne di denaro, discorsi fumosi, certezze degli economisti (!), pronte sentenze geopolitiche, ecc…un pietoso, inutile affanno – per non mostrarci la realtà: stiamo affondando, e loro tentano in ogni modo d’opporsi all’evento, si sforzano in modo inverosimile per mascherarne gli effetti. Quando un riconoscimento di realtà sarebbe più onesto e, soprattutto, consono per comprendere il nostro futuro.

Dobbiamo diventare un popolo di camerieri? Bene, allora facciamo in modo d’essere i migliori camerieri del Pianeta.

Siamo stati costruttori di dighe e ponti? Vero, lo siamo stati. Passato. Oggi ci cascano in testa ponti e cavalcavia: qualsivoglia possa essere la ragione, è così che vanno, oggi, le cose.

L’ho visto con i miei occhi in un ristorante cinese come intendono le cose della vita: un cameriere, sul finire dell’ora di pranzo, stava già preparando i tavoli per la sera.

In silenzio, la tovaglia fra le mani dinnanzi al tavolo, chiuse per un attimo gli occhi e lanciò la tovaglia, trattenendola da un lato. Per due volte, osservò il risultato e riprese la tovaglia: al terzo tentativo, l’ombra di un sorriso gli traversò sul viso per un istante: prese un’altra tovaglia e s’accostò ad un altro tavolo.

Non ho pretese d’aruspico, né voglio divinare il futuro con mezzucci per travisare gli eventi e farmi dire “bravo” o “scemo”: non ne ho bisogno e non serve.

Però, se c’è un popolo che potrà fornire risposte quando tutti gli altri clamori si saranno zittiti, io punterei sul popolo cinese, o comunque di chi vive in quella cultura. Se non ci riusciranno loro, non so proprio chi potrà farcela.

 

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.it/

Link: http://carlobertani.blogspot.it/2017/05/leuropa-e-finita-andate-in-pace.html

2.05.2017

 

(1) https://www.altroconsumo.it/auto-e-moto/automobili/news/seggiolini-per-auto-le-nuove-regole

Pubblicato da Davide

  • Holodoc

    Non sono d’accordo con Bertani riguardo alla cultura cinese.

    Nel mercato della Old Town di Shanghai ho visto una addetta alle pulizie anche piuttosto anziana spazzare tra la folla che avanzava a fatica, cercando di raccogliere ogni cartaccia anche in mezzo alla calca. Un italiano avrebbe pensato: chi me lo fa fare? Quella cartaccia la posso benissimo raccogliere quando la folla si è diradata, ma a quanto pare il lavoratore cinese non si pone il problema. Lui è un raccoglitore di cartacce e quindi quello fa, senza pensare alla convenienza personale.
    La sua azione è una non-azione, in quanto non è frutto di una sua decisione, è semplicemente il suo compito e non cerca di trovare una via meno faticosa per farlo.

    La mentalità cinese non è fatta per inventare, non sono creativi.
    Andate nei loro musei, troverete come didascalia: “Vaso dinastia Ming”. Questo significa che è stato realizzato in un anno qualsiasi tra il 1368 e il 1644 e che in questo lasso di tempo lo stile artistico non è mai cambiato. Noi nello stesso periodo siamo passati da Giotto a Caravaggio!!!

    Cos’è che ha fatto cambiare i cinesi? Perché negli ultimi 20 anni sono cambiati così tanto?

    Siamo stati noi a farli evolvere, trasferendo da loro le nostre fabbriche e regalando loro la nostra conoscenza, il nostro “know how”.
    E così facendo ci siamo fregati con le nostre mani.

    L’unica speranza per noi, ma disgrazia per i cinesi, è che assorbano anche i nostri difetti.
    E a giudicare da quanto sono cellulare-dipendenti i giovani cinesi che ho visto può darsi che stia già succedendo.

    • Truman

      Tempo fa ci fu uno studioso che si mise a scrivere un saggio metodico e ragionato su “Scienza e civiltà in Cina”. Solo per descrivere i “Lineamenti introduttivi” del problema ebbe bisogno di un volume di un migliaio di pagine.
      Ecco, forse non è il caso di interpretare rapidamente il pensiero cinese in base ai nostri slogan.

      • Holodoc

        E le conclusioni dello studioso divergevano dalle mie?

        • Truman

          Sicuramente divergevano per quanto riguarda la creatività, visto che Needham trovava innumerevoli casi in cui la creatività cinese anticipa quella occidentale. Mi torna in mente che la polvere da sparo e la cartamoneta erano in uso in Cina secoli prima che in Occidente.

          • CarloBertani

            E la metallurgia era ben sviluppata, più che in Occidente. Poi, iniziò a decadere per questioni interne (guerre,ecc) verso il XIV secolo.

          • Holodoc

            Vero che molte famose invenzioni hanno origine cinese.
            Creatività non è solo inventare qualcosa (molte invenzioni infatti si devono al caso) ma è soprattutto trovare un utilizzo a questi nuovi strumenti. Ed è palese che le loro invenzioni abbiano avuto un impatto maggiore sulla società occidentale che non su quella cinese.

            Citando Marx: ” La polvere da sparo, la bussola e la pressa da stampa furono le tre grandi invenzioni che hanno origine alla società borghese. La polvere da sparo spazzò via la classe dei cavalieri, la bussola scoprì il mercato mondiale e fondò le colonie, e la pressa da stampa fu lo strumento del Protestantesimo e della rigenerazione della scienza in generale; la più potente leva per creare i prerequisiti intellettuali “

          • Mechano

            Le prime banconote nascevano in Cina, il Gran Khan usava la scorza del gelso (altre fonti parlano di foglie di fico) tessute e su cui veniva apposto il sigillo reale.
            Fu la prima moneta FIAT.

      • Cataldo

        In Cina, nel periodo “degli stati combattenti” all’ingrosso nell’epoca delle “guerre puniche” nel mediterraneo, ci furono battaglie immani tra schieramenti che vedevano impiegate armi e tattiche tali che in europa avremmo visto solo dopo il medioevo, più di mille anni dopo, se vogliamo parlare di inventiva 😉

        • yakoviev

          C’è da dire che molta scienza militare del medioevo occidentale deriva proprio dalla riscoperta dell’arte militare antica (ad esempio la poliorcetica) che per un certo periodo era andata perduta. Comunque sono d’accordo con te, ad esempio la polvere da sparo in Cina veniva adoprata eccome in battaglia: bombe, granate esplosive etc., non è vero che quelle dei cinesi erano solo invenzioni casuali poi sfruttate realmente solo in occidente.

    • Cataldo

      Per la precisione ad oggi i cinesi hanno poco da copiare sui fatti spaziali, sono gli unici a fare rendez vous tra battelli orbitali completamente robotizzati.
      L’unico settore importante dove ancora non si vedono i risultati sperati dai pianificatori cinesi è nelle turbine dei motori areonautici e navali, ma ci stanno arrivando.

    • Kashif Raza

      Ma l’hai mai letto L’iching? L’interpretazione di questo straordinario libro lo ha fatto il maestro Lao tzu e il maestro confucio, ed alcuni imperatori del tempo…. se tu guardi il modo in cui si rivolge la Cina ai paesi rene renderesti conto di quanto sono avanti pliticamente. Questa grande crisi che viviamo ad oggi era stata provvocata per distruggere la Cina, ma la cina a previsto ed ha iniziato a vedere i meccanismi che la rendevano debole, ed hanno iniziato correggerli, oggi la Cina è una potenza economica a livello mondiale e l’Occidente una potenza che sta tramontando… l’inventiva ? Era lo stesso che si diceva dei giapponesi quando sono stati costretti ad aprire il loro mercato, ed hanno iniziato coppiando oggi possiedono la tecnologia più sofisticata del mondo, e sarà lo stesso dei cinesi anzi lo è già, ma a quanto ad inventiva, questi sono signori che hanno vissuto l’era industriale 1600 anni prima dell’occidente e non era inquinante come quella occidentale, perché tutto era alimentato dallo scorrere dell’acqua… hanno creato la macchina da scrivere prima in Cina, avevano già un macchinario per prevedere i terremoti… sono solo pregiudizi… la Cina è destinata a dominare il mondo insieme alla Russia, e su questo non ci sono dubbi,

      • Holodoc

        Sulla tua conclusione sono d’accordo, non tanto per quanto sono avanti politicamente, soprattutto perché sono così tanti e così disciplinati da poter raggiungere qualsiasi obbiettivo i loro governati impongano loro… magari sacrificando l’efficienza in nome dell’efficacia.

        Quello che ho visto con i miei occhi, e non ho elucubrato da antichi testi filosofici, è che i cinesi sono un gregge pecore superstiziose che nel 21esimo secolo offrono ancora incenso e frutta agli idoli ancestrali per avere protezione.
        La marcia in più che hanno è il non individualismo che li rende completamente dediti al loro dovere e ai diktat che gli vengono dall’alto.
        La potenza della Cina crescerà fino a quando i suoi governanti faranno buone politiche, e fino a che i cinesi rimarranno un gregge. E questo è stato possibile fino ad oggi perché la Cina è stata isolata culturalmente, ma adesso non lo è più.
        Ho anche notato la differenza abissale tra le vecchie e nuove generazioni. Gli anziani ballano nelle piazze mente i giovani non alzano lo sguardo dai cellulari e non fanno altro che scattarsi selfie, peggio ancora dei ragazzi italiani. Le armi americane più potenti, Hollywood e Disney, adesso hanno campo libero e questo avrà di sicuro ripercussioni sulle menti dei futuri cinesi.
        L’individualismo si propagherà come un virus così come è stato in Italia dal dopoguerra, e chissà se arriveranno rivoluzioni colorate anche laggiù…

  • marco schanzer

    Scrivo , dalla Cina , a lei che parla di cialtroni , ma dopo aver esaltato Schettino in un altro articolo . Lei esprime , bene, il panico di chi vede cosa sta succedendo in Italia e in Europa , e , in questo , e’ mezzo passo avanti ai colpevoli , quelli che non lo vedono . Capisco la sua ammirazione per I cinesi , perche’ paiono immuni ai nostril vizi . Ma , avendo studiato bene in cosa consistono , devo affondare la sua speranza che siano portatori di una Cultura degna di rispetto . Non hanno nulla di quello che le elite intellettuali Europee produssero , cioe’ il distacco dell’Uomo dalla bestia , hanno , pero’ , una meravigliosa capacita’ di serenita’ . E velocita’ . E questo perche’ non subiscono il logorio piccolo-borghese che ci corrode . Soluzioni per l’Italia ? Lei ha scritto , giustamente , che Putin ( di origine veneta ) e’ uno . Esattamente . Questo e’ il maggior motive di fragilita’ della Russia , e spiega quale’ la soluzione per noi . La soluzione e’ quella capacita’ critica innata , che , per esempio , io , ho fatto prevalere , da bambino , sulla educazione religiosa , sulle balie sadiche , sulla frequentazione di furbi e froci . Applichiamo la logica elementare , e ci salveremo . Densita’ di popolazione ragionevole , coesione etnica , Diritti , qualita’ abitativa , no import-export , no inquinamento , economia reale e divieto fi finanza e debito , basta costruire , ritmi di vita ragionevoli , cultura fisica . etc Poi si potrebbe provare a togliere la scuola al regime , per I motivi di cui sopra . Mancando queste cose , che diritto avremmo di salvarci ? Se , solo alcuni di noi , sentono di valere , la soluzione e’ di fare , noi , un gruppo con la sua Cultura , figlia di un Italia migliore , che non merita il destino di quella peggiore .

    • Holodoc

      Sono parzialmente d’accordo sull’analisi riguardante la Cina. Tu sostieni che da loro non importa chi comanda dato che non ragionano. Invece io credo sia essenziale chi comanda DATO che non ragionano.
      Le architetture dei loro palazzi antichi si distinguono non in base all’epoca ma alla dinastia regnante, perché era l’imperatore che decideva tutto, anche come si costruivano le case. Gli altri ubbidivano.

      Finito l’impero e arrivato il comunismo è cambiato il guidatore ma la storia è rimasta la stessa. Basti pensare a Mao e la rivoluzione culturale che hanno completamente stravolto lo stile di vita cinese. Morto lui, girata pagina.

      Xí Jìnpíng si sta dimostrando un buon presidente, ma chissà cosa succederà quando ci sarà un altro “imperatore” sul trono.

      La globalizzazione sta però mescolando le carte anche in Cina. Le giovani generazioni cinesi sono bombardate mediaticamente da Hollywood e Disney come lo siamo noi… che impatto avrà questo sulla loro cultura?

      • marco schanzer

        Importa a noi storici , non a loro , che sorridono a prescindere .
        L’impatto della globalizazione , lo sto osservando con attenzione . Ce’ .
        Che miscela ne uscira’ , nel tempo , e’ da vedere .
        Personalmente , gli ibridi incoscienti , razziali e culturali , mi fanno sentire nel regno dei morti .

    • CarloBertani

      Vorrei, dapprima, ricordarle che io non ho difeso Schettino: solo, ho posto il problema (giuridico) del soppesare le vittime, causate dalla sua scelleratezza, con la volontarietà dell’atto. Poi, che gli diano 20, 30 o 40 anni di galera è per me indifferente: la cosa importante è che non possa più comandare nulla di più grande di un pattino. E per sempre, cosa che le sentenze non hanno finora fatto. Chiusa parentesi.
      Pur comprendendo il suo sano ed onesto cercare soluzioni positive per il nostro Paese, le sue conclusioni mi lasciano freddo. Non perché siano sbagliate e/o ingiuste o non equilibrate…non per questi motivi.
      Dica la verità: lei si pone di fronte a questi problemi come una sorta di dictator latino, oppure con l’occhio dello scienziato a fronte di una coltura di laboratorio.
      Purtroppo, la situazione attuale – da noi – è radicata sin dal Risorgimento, se invece parliamo di Occidente sin dal Medio Evo.
      Come può pensare, lei, di risolvere problemi complessi che si generano in secoli di storia in quattro righe? L’esempio l’abbiamo avuto in Patria: Mussolini fu l’apprendista stregone più attivo che in Italia ci sia mai stato. Ed il finale, non fu un “errore” – come tanti credono – ma l’ineluttabile termine di un percorso.
      Credo che una mente equilibrata, leggendo una biografia non apologetica o i diari di Ciano, si renda conto della tragedia di quell’uomo, che pensò l’Italia proprio una “coltura” da mutare, raddrizzare. Ma ciò è impossibile: bisogna comprendere la genesi di quella cultura, le fonti che l’hanno generata…non si può dire “facciamo così e così”, anche se sarebbe bello, ma è solo un sogno ad occhi aperti, purtroppo. Saluti

      • marco schanzer

        quello che la lascia “freddo” , come a buona parte degli Italiani , e il prendersi Responsabilita’ . Non e’ cosa da poco , perche’ questo e’ un macigno sulla strada della Giustizia , e quindi della qualita’ di vita . Prendendosi Responsabilita’ , la Civilta’ e’ facile, e l’Economia non finanziaria e’ facile . Non sottovaluti il potere del lavoro , della intelligenza umana e della Societa’ .
        Non ho mai conosciuto un Italia omogenea , ma un groviglio di valori contraddittori che la annodavano , a dispetto degli aspetti migliori . Partiamo da qui . Quindi ci sono persone che vivono male ingiustamente , e ci sono , in ordine sparso , le qualita’ per ispirare il mondo . L’attuale Italia , non si puo’ tollerare , perche’ siamo al capolinea . Ma l’individuo , cosi’ come il sole , puo’ risorgere ogni mattino . A patto di prendersi la Responsabilita’ di farlo .

  • ignorans

    Ma “il caos” ha un ordine, non è vero caos. Questo è il messaggio de I Ching.
    Quindi bisogna scoprire quest’ordine ed aderirvi.

    • marco schanzer

      fare una e mail a Soros e offrirsi volontari ?

      • ignorans

        Soros passa, I Ching resta.

    • Mechano

      Sono d’accordo! A livello scientifico si sono inventati il termine entropia e tendenza verso il caos. Ma ultimamente qualche pensatore ha creduto più corretto coniare quello di exotropia.
      Non si tende verso il caos ma verso un ordine.
      Il livello di coscienza collettivo non può diminuire. Aumenta, man mano che aumenta la conoscenza e la consapevolezza dei popoli.

      Bertani punta ai cinesi per un cambiamento. Ma ciò che sta accadendo a livello di consapevolezza è trasversale tra tutte le culture di tutti i popoli.

      Evidentemente Bertani non ha mai sentito parlare di Maharishi Maesh Yogi, e del suo effetto Maharishi nelle culture e nelle società umane. C’è una formula coniata da egli stesso sulla quantità di persone che devono desiderare un cambiamento affinché questo avvenga.

      E in questa epoca tutti gli individui all’interno dei vari popoli che hanno trovato il difetto, e sviluppato insofferenza verso il capitalismo neoliberista, stanno muovendo la coscienza collettiva verso il cambiamento.

      Poi per mano di chi avverrà ancora non si sa. Di certo qualcosa ribolle e si smuove sotto, e il risultato è stato catalizzato vero un Trump, una Brexit, ecc. Perché questi sono gli strumenti di questi popoli.

      Non terranno a freno ancora per molto la coscienza collettiva.

      Ma ciò su cui bisogna puntare per far comprendere il grande inganno e il giogo, è secondo me il denaro e il monetarismo.
      Cioè spiegare come funziona e come dovrebbe funzionare per il bene collettivo e togliere questo strumento alle élite.

      Krugman lo disse a Bernard Lietaer: “tieniti lontano dallo spiegare il monetarismo, non mettere in dubbio lo status quo monetario, non toccare i sistemi monetari”.

    • Gino2

      vedi, detta come la dici stai giocando con le parole. Ritieni il “caos” ordinato, cioè “non è vero caos”. Ma il messaggio non è esattamente da interpretare così. Può sembrare una sfumatura ma non lo è affatto. E’ il “salto” da una “interpretazione” di comodo di ciò che non si comprende all’andare oltre la comprensione.
      Trovare l’unità dietro due opposti come “caos” e “ordine” è un “esercizio” molto importante. Ma se lo risolvi dicendo che uno dei due termini non è vero stai bypassando il problema.
      Cioè se vuoi trovare l’unità dietro gli opposti “bene” e “male” non puoi risolverlo dicendo che il male in realtà è bene (o viceversa) perchè stai usando un espediente.
      Invece mantieni il caos come caos. L’ordine come ordine. Tra questi due sforzati di comprendere il messaggio del Tao che sono entrambi la stessa cosa.
      Se vuoi.

      • ignorans

        Il mio intervento è nato da una preoccupazione. La preoccupazione riguardava il fatto che la parola “caos” per come veniva usata nel testo, poteva generare equivoci. Di solito noi “occidentali” quando troviamo la parola “caos” leghiamo a questo termine dei significati quali “sconosciuto”, “incomprensibile”, “inafferrabile”, “illogico”, “sovrastante”, “che induce all’impotenza”, “anarchico”, ecc. ecc.
        Se questo è il caso, bisogna dire che non è il messaggio de I Ching. I Ching viene anche chiamato “Libro dei Mutamenti”, in quanto vorrebbe descrivere il passaggio da una condizione all’altra e le sue modalità. In qualche modo si tratta di una logica, della descrizione di un processo. Di conseguenza non è corretto legare I ching al “caos”. Non è l’ingresso nell’anarchia. Da qui il mio appello “all’ordine”.

  • gianni

    bell’ articolo

  • Alberto Capece Minutolo

    L’Europa ha dominato il mondo per duemila anni: partendo da questi rozzi concetti ottocenteschi si arriva a poco visto che questa considerazione è esclusivamente eurocentrica, un guardarsi l’ombelico e compiacersene, a scorno della storia che dice tutt’altro se solo la si vuole leggere in maniera corretta.

  • gix

    Mai stato in Cina, la mia conoscenza del cinese medio si limita ai comportamenti che osservo con curiosità, dei cinesi stanziati qui da noi. Non sono quindi certamente comportamenti rivelatori della filosofia di un popolo, ma sicuramente qualche elemento ce lo forniscono. Si può forse ricavare qualche considerazione dal fatto che non esiste festività alcuna che convinca il cinese qui da noi ad abbassare la saracinesca della rosticceria o del mercatino? Un pò sarà perchè dei nostri natali e delle nostre pasque non gliene po’ fregare di meno, ma molto dipende dalla mentalità che hanno, ben descritta qui da altri. Non credo ci sia da aspettarsi molto dal cinese medio, semmai qualche guizzo dovesse venire, potrebbe essere solo per iniziativa delle elite. Rilevo comunque che nel nostro occidente malandato, per mettere le briglie al popolo, benché ignorante e rincoglionito, se ne devono inventare ogni giorno di nuove, falsa politica e falso terrorismo, economia disastrata, ricatto lavorativo, scie chimiche e ogni altra diavoleria possibile. Loro, almeno per ora, non hanno bisogno di tutto questo. Poi certo, la Cina è grande e sicuramente custodisce conoscenze vastissime, forse le uniche in grado di rivaleggiare con qualunque altra cultura al mondo. Ma forse è vero che tra Occidente e Cina, quelli che hanno davanti maggiori possibilità di crescita e sviluppo della propria consapevolezza, anche per gli altri, sono loro.

    • Mechano

      Mmhh durante il capodanno cinese chiudono eccome, in Cina.
      Come disse una nostra atleta durante le olimpiade scorse, il cinese se non lo comandi, lui non si muove, non ha iniziative.
      Ed è ciò che ho notato per la classe operaia e i manovali.
      Ma i loro comandanti sono di un’altra pasta… Specie se hanno cultura e motivazioni giuste.

      • CarloBertani

        Certo, non dimenticare che la colonna vertebrale della Cina, per millenni, furono i Mandarini, i funzionari imperiali. Questo spiegherebbe la distanza fra maestranze e dirigenza.

        • Mechano

          Il mantenimento della Cina come impero per lunghi periodi, dove gli altri spesso caddero fu la cultura e la lingua ideogrammatica. Nel senso che mentre all’Impero Romano veniva difficile diramare e mantenere l’ordine presso le province conquistate per motivi culturali e linguistici, ai cinesi fu più facile perché la cultura era bene o male abbastanza uniforme, ma l’ideogramma è molto simile e di facile comprensione un po’ in tutte le zone dell’impero.

          Chomsky spiega meglio di me questi concetti… Che furono ripresi da un testo di Samir Amin.

  • Cataldo

    Il più grande Uomo di Stato del secolo scorso è stato certamente Deng Xiaoping, le sue intuizioni politiche di fondo hanno avuto pieno successo.
    La sua leadership era forgiata sulla base della sua esperienza di vita, comprese presto che non si poteva bilanciare l’egemonia tecnologico-militare dell’occidente a guida americana con una corsa agli armamenti, mantenne le distanze dall’esperienza sovietica del confronto militare, creò invece i presupposti politici e sociali all’interno del suo paese per accogliere investimenti dall’estero che creassero una base industriale.
    Con la guida di Deng la Cina riuscì a cogliere i frutti della rivoluzione digitale appieno, la cancellazione di tante “barriere all’entrata” causata dalla velocità di circolazione delle informazioni diventò in Cina uno dei motori dello sviluppo, le risorse interne finanziarie ed umane si indirizzarono in modo dinamico, senza fossilizzarsi sulla industria pesante o su immani progetti militari.
    Oggi però questa fase è conclusa, nel senso che la quarta delle grandi modernizzazioni, quella dell’apparato militare, nei termini enunciati da Deng, è in pieno svolgimento; inoltre molte cause del rapporto problematico con l’URSS sono venute meno con la decostruzione di quest’ultima, pertanto i rapporti tra Cina e Russia sono su una livello dialettico più avanzato, e questo comprende un riavvicinamento strategico di lungo periodo, man mano che la Cina si sentirà e sarà più forte avrà meno problemi a stringere con la Russia.

  • Primadellesabbie

    Conoscete nessun insegnante di qualche università che abbia allievi cinesi (da una ventina d’anni ce ne sono moltissimi nelle top university occidentali)? O qualche insegnante presso una scuola di inglese per manager cinesi?

    Se per caso avete qualche opportunità in questo senso provate farvi raccontare le loro esperienze al proposito.

    Così!

    Giusto per evitare di trasmettere idee a ruota libera, integrate da pregiudizi tipici, a chi legge CdC e magari si fida.

    • Truman

      Quando studiavo c’erano degli studenti cinesi. Il loro impegno era impressionante ed i risultati erano adeguati al loro impegno.

      • Primadellesabbie

        Ho avuto, nel tempo, diverse testimonianze molto esplicite in questo senso.

        PS –

  • Adriano Pilotto

    Un tale ha scritto un libro dal titolo: “La storia del mondo in undici capitoli e 1/2”; su Youtube si trovano filmati che pretendono di spiegarti la storia della filosofia in 15 minuti: rimango sempre piacevolmente stupito da questi coraggiosi surfisti del pensiero.
    Una notazione sui camerieri: non è necessario essere cinesi per preparare i tavoli per il servizio successivo al termine di un servizio, finita la colazione si predispone la sala per il pranzo, finito il pranzo la si predispone per la cena e, al termine di questa, si prepara per la colazione del giorno successivo.
    E una sull’Africa: le dinamiche demografiche, la varietà culturale, la vitalità della sua natura risultano essere decisamente più solide di un frettoloso “l’Africa non esiste più”.