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Le elezioni: vado, non vado …

DI ALCESTE

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Ecce Bomba. Vado, non vado. “No veramente non mi va, ho anche un mezzo appuntamento al bar con gli altri. Senti, ma che tipo di festa è, non è che alle dieci state tutti a ballare in girotondo, io sto buttato in un angolo, no … ah no: se si balla non vengo. No, no … allora non vengo. Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto così, vicino a una finestra di profilo in controluce, voi mi fate: ‘Michele vieni in là con noi dai …’ e io: ‘andate, andate, vi raggiungo dopo …’. Vengo! Ci vediamo là. No, non mi va, non vengo, no. Ciao, arrivederci Nicola“.

Vado non vado. Ci andiamo: è inutile. Non ci andiamo: il potere dilaga. Allora ci andiamo? Ma no: è inutile! Basterebbe ammettere che entrambe le cose sono vere. Sì, le elezioni democratiche sono inutili. Votare lo è. La democrazia è inutile ai fini di un cambiamento radicale degli eventi (l’unico cambiamento che interessa). E però sono utilissime; per il PD, Giorgia Meloni e compagnia cantante addirittura fondamentali. C’è bisogno di un perdente credibile per simulare ecumenismo. Non si sottovaluti, poi, il bisogno di pagnotta. Per la pagnotta ci hanno venduti al miglior offerente. Entrambi gli schieramenti, dal 1989 a oggi.

Rifondare. Un ristorante al centro di Roma, famosissimo, varie centinaia di euro per uno spuntino. Un dirigente comunista, lì rifugiatosi dopo le fatiche del comizio antiberlusconiano, è al telefono con un conoscente. Sta trattando l’acquisto di un casale, in Umbria o in Toscana. Si intrattiene, per venti minuti circa, predisponendo fittamente bonifici e sconti. La cifra si aggira sui 300.000 euri. Un cameriere orecchia la conversazione. Il dirigente, un altissimo dirigente isolano, chiude la comunicazione e ordina gli antipasti, un po’ stanco delle pieghe multiformi della sua impegnatissima esistenza. Il cameriere, ossequioso, muove i piedi piatti sul pavimento di pregio: scatta, veloce; non ha malanimo, odio di classe: vuole solo ottenere una mancia più sostanziosa. L’accaduto, la cui veridicità era, ed è, indubbia, mi scosse sino all’amarezza. Sono passati millenni. Ora guardo a quell’episodio con un sorriso. Ah, la pagnotta!

A Frà’, che te serve? Ognuno può rievocare tali aneddoti poiché ognuno ha un aneddoto simile da raccontare. Eppure sente un bisogno inestirpabile di votare. Per tifo? Per accreditare la propria personalità? Per odio all’altro? Per sincero trasporto? Per interesse? E chi lo sa. Chi vota per interesse ha perlomeno un fine.
Politica. Ci hanno talmente inculcato nel cranio la bubbola che la politica si fa a Montecitorio da  toglierci ogni mozione dell’animo. La politica esiste e la si vive. Che si concreti in un tizio al Senato o alla Camera è, oggi, superstizione. Altra favola: l’astensione favorisce il Potere. Se ci asteniamo il PD toccherà il 50%! È la fine! Il PD ha toccato il 41% e ha fatto i suoi comodi col futuro degli italiani esattamente come quando ha toccato il 15%. Se uno vende il proprio Paese è tenuto a consegnare le spoglie qualunque sia la percentuale dei consensi. I dirimpettai erano, peraltro, d’accordo con tale andazzo come dimostra la ridicola conversione di verdiniani e alfaniani. La mancanza di politica sul campo, questo è un problema. La mancanza di elementi che ostentino il disprezzo, non limitandosi ai borbottii, questo un altro problema.

Consistenza. I movimenti apparentemente più credibili (Salvini, M5S, Casapound; fra essi ci saranno sicuramente uomini di valore) non potranno smuovere alcunché. Potrebbero mediare fra bisogni veri della popolazione e istanze tecnocratiche, ma non ne saranno in grado.
Basti confrontare, a tale scopo, le prose dei vecchi democristiani e comunisti con quelle attuali. Da una parte una lingua, o accademica o retorica; dall’altra afonia concettuale. Per tacere dell’oratoria rabberciata. La decadenza della scuola ha prodotto tipi di scarsissima consistenza morale e intellettuale. Tale declino si propaga per via aerea contagiando i migliori: anch’essi, nei loro giri logici, ogni passione spenta, trasmettono ormai un senso di scipita acculturazione.

Seneca. “Nessun vento è favorevole al marinaio che non conosce porto“, affermava il maestro del primo Nerone, Claudio Cesare Augusto Germanico Nerone, ingiustamente dileggiato da Hollywood.

Ante 1989. Prima del 1989 esisteva, perlomeno, un filtro tra Italia profonda e direttive transnazionali. Ci si barcamenava fra l’Asse del Male e l’Asse del Bene. I protagonisti di allora erano uomini di mondo, dallo spessore notevole. Si valutava la risultante delle forze in campo, tra istanze popolari e ragion di Stato, e si agiva di conseguenza. Qualcuno è rimasto schiacciato dal compito. Il cadavere rattrappito di Aldo Moro, le eruzioni cutanee di Cossiga, sono lì a ricordare l’immane impegno dei piedi in due staffe.

Giulio Andreotti. Nel 1991 vidi, a tu per tu, per ragioni di servizio, quasi tutti i protagonisti della Prima Repubblica. De Michelis, Cossiga, Andreotti, Craxi, Pannella, Occhetto, Forlani, Martelli, La Malfa, Altissimo, Spadolini, Jotti.
Uno di questi era un notorio pederasta e lo scoprimmo de visu; un altro, chiacchierone e gaudente, benché scopofilo, come si sussurrava, affettava la conoscenza strabiliante dell’universo svariando da una materia all’altra come un calabrone impazzito: buffone, ma simpatico.
I migliori: Andreotti e Craxi.
Difficile descrivere l’umiltà di Andreotti. Ingobbito, ma più alto della media e con un portamento sicuro che smentiva gli sberleffi satirici di mezzo secolo, egli non parlava; nessuno, peraltro, osava rivolgerglisi direttamente, almeno lì. Per farlo si ricorreva a valletti o portaborse adeguati alla bisogna. Ognuno, perciò, parlava necessariamente a essi, quali entità prossime; questi relazionavano un loro simile, ma più autorevole, forse il segretario particolare, e lui, solo lui, vantava l’onore di bisbigliare all’orecchio di Giulio. La compagnia di Andreotti si muoveva all’unisono, con grazia felpata, movendosi senza arrecare rumore; dove transitava Andreotti, anzi, si creava naturalmente del silenzio. Tacevano militi, furieri, marescialli e ufficiali. Solo il generale della base aerea poteva salutarlo tête-à-tête, come un conoscente con cui si ha familiarità, seppur non bastevole a dissolvere la deferenza e il “Lei”. Brevi parole di circostanza cui Andreotti rispondeva con un gentile borborigma. Poi il Nostro sedeva nella poltrona della sala, in attesa della scorta: pochi minuti per ordinare qualcosa. Intanto famigli e secondi armeggiavano discretamente con valigette, borse di pelle e documenti. In quelle carte, infatti, si decideva il destino della nazione: se gli Americani dettavano il tragitto, è vero che durante il tragitto la DC si concedeva numerose scampagnate. Lo sguardo fisso di Giulio Andreotti, atarassico, di una placidità vitrea dietro le lenti spesse, aveva  qualcosa del bonzo orientale. Egli sapeva. Sapere equivale a condannare, in certi casi. Agire o lasciare che si agisca, nostro malgrado. Il peso del potere era lì. La figura nerovestita, incravattata, impeccabile, di sbieco sulla seggiola damascata, irrigidita in un formalismo agghiacciato dalla consapevolezza. Aiutare, lasciare soli, rendere estranei. Soppesare intere esistenze. Mi sorpresi a fissarlo più del dovuto; scorsi un movimento appena percettibile dietro le lenti e ne rimasi quasi sconvolto, come un peccatore colto negli andirivieni della colpa più meschina. Avevo vent’anni! Andreotti, durante quelle brevissime e rare visite, non faceva nulla. Posava. Rimuginava? Forse. Meditava mosse sulla scacchiera? Chi lo sa. Se mi avessero detto che lo avrei rimpianto non avrei creduto alla panzana, ovviamente. Quando decadde la stella di Giulio Andreotti? Nel 1989. Sì, nel 1989 la finzione storica, una delle tante, cominciò a mostrare i fondali di cartapesta. Neanche lui, il Capocomico, poteva tenere in piedi la recita. Quanto sangue sparso, quanta futilità, quanto dolore! Fu necessario. Sì.

Cravatte. La cravatta di Giulio Andreotti, il nodo texano di Francesco Speroni. Simboli di una staffetta che ci ha portati al Nulla.

Bettino Craxi. Craxi era diverso. Una personalità impressionante. Un’arroganza senza pari, affascinante, materica, maschia, concretata in cenni di malcelato disprezzo verso i sottoposti, ordini bruschi e sgraziati e offensivi disconoscimenti. Craxi sudava e, in maniche di camicia, emanava una forza bestiale e tracotante di dominio. Anche qui: nessuno osava fargli domande dirette. I militari, tutti, lo detestavano poiché legati a un mondo pievano e reazionario. A colonnelli e capataz non piaceva l’abbandono della forma, la mancanza di senso della gerarchia e della misura, la liquidazione della penitenza ecclesiastica. Non li convinceva, poi, il frenetico attivismo di marca oltreatlantica, così alieno dall’aplomb cattolico che tutto tiene, a qualsiasi costo, sino allo sfinimento, e chiunque accontenta e ciascuno accomoda, nel rispetto delle parti e della verticalità dell’organizzazione. Attenda il suo turno, sia devoto e la ricompensa seguirà. Il monsignore ha il proprio mondo, l’assessore il suo, ma anche l’impiegato del Catasto o il bidello vantano il proprio: nessuno rimane indietro! Craxi, invece, operò diversamente simulando efficientismo e merito, sdoganando personaggi impresentabili (che, lui per primo, reputava impresentabili) solo per spezzare il monopolio democristiano. In un pomeriggio assolato, estate 1991 (allora non ricopriva alcuna carica istituzionale), lo vidi sulla pista d’atterraggio, a capo scoperto, massiccio, definitivo, con la giacca in mano, la camicia bianca un po’ spiegazzata, e leggermente attaccata alla schiena umida, come un Bonaparte incredulo e spaesato che presagisse la fine. Tutti gli obbedivano ancora ciecamente: la scorta sfrecciò prontamente. Ne scesero gli uomini di sempre, fidatissimi. Lui, tuttavia, rimase per una manciata di secondi, che dilatavano la loro breve vastità nelle aspettative sbalordite dei suoi, a fissare le lontananze degli atterraggi. Cosa avrà pensato, allora? Seguì, mi ricordo, il planare di un Falcon … cosa rimuginava? Presentiva l’esilio, oppure stava organizzando le dita del suo immenso potere in un velleitario pugno risolutivo? Di chi si fidava? La solitudine coglie sempre di sorpresa i potenti. Carlo Alberto dalla Chiesa, eroe plurimedagliato nella lotta al terrorismo, ha la scrivania ingombra di pratiche, mattinali, foto, soffiate. Eppure il suo telefono più non squilla. Nessuno lo cerca. È un segnato. Un morto che cammina. Escluso dalla comunità patrizia, è ormai abbandonato agli dei, sacro e perciò sacrificabile: chiunque, fosse pure un bandito, può ucciderlo senza rischiare alcuna pena. E così fu. Craxi sapeva? Sentiva d’essere sacrificabile? Nel 1991, all’apice della forza, aveva sentore di tradimenti, movimenti segreti? Capiva, da uomo intelligente qual era, che il disgregarsi di un’epoca lo avrebbe reso “sacer”? Nessun cardinale o papa avrebbe perorato arringhe in sua difesa. Troppa ambizione aveva divorato le amicizie, la fulminea parabola era insufficiente a guadagnarsi la riconoscenza delle masse: i veri beneficiari del suo impero, d’altronde, non erano che pagliacci da cui non sperare nulla. Era solo. Il labbro superiore imperlato di sudore, non solo per il caldo, ma per l’interiore forza vitale, volgare e debordante, ecco Craxi toccarsi gli occhiali con movimento inconscio e riscuotersi sparendo nelle frescure dell’auto di servizio.
Quei pochi secondi sull’asfalto arroventato di Ciampino aspettano uno Zola, un Balzac, un Maupassant.

Pecore e montoni. La Criptocrazia esige delle pecore. Alcuni si sentono montoni, per un poco. Altri riescono a patteggiare: la fuga in cambio della vita. Altri erano pecore e come pecore si sono comportati: sono gli Zapatero, i Blair, gli Schroeder, gli Tsipras e, inevitabile, la paccottiglia italiana.

Lorenzin. La Lorenzin? E chi l’ha votata? Eppure è lì, ha deciso atti capitali. Chi conosceva questa signora prima del 2013? Nessuno. Chi sa quali personalità danneranno l’Italia nel 2019? Nessuno. Si vota a caso. Il potere, tuttavia, ha già deciso. Improvvisamente, fra qualche mese, alcune sconosciute personalità cominceranno improvvisamente a prendere peso e spessore. Alcune inspiegabili defezioni avranno luogo. Inversioni di marcia ideologica si spiegheranno sotto i nostri occhi increduli. E allora? Dove sarà allora il voto? La forza vincolante delle matite copiative? E allora giù col Silvio traditore, il Salvini mollaccione, il Di Maio inconcludente. Ma ormai i giochi saranno conclusi: altri cinque anni di merda e sangue. In attesa di nuove elezioni.

Crucifige? Come possa girare a testa alta Romano Prodi nel 2018: questo è un enigma psicologico di alto contenuto. La risposta: mai e poi mai donare all’elettore la verità. Solo la bella menzogna muove la storia. Lavoreremo un giorno in meno e guadagneremo di più … Una menzogna, ben fatta, però. Ha servito, egregiamente. E ora? Sotto con altre menzogne, altri attori, altri giri di valzer.

The running man. La civiltà occidentale stessa è, oggi, un complotto. Entro i limiti dell’Occidente ogni cosa è segnata, il movimento apparente. Non c’é, a breve termine, possibilità di fuga o redenzione. La fuga o il grande botto. Il botto? E perché dovrebbero farci un tale favore? La fuga? Dove volete sparire, tontoloni? Solo il no irriducibile al complotto può servire a qualcosa. La fuga? … La fuga dei cervelli italiani in un mondo migliore, reclamizzata con incessante sicumera da Il Fatto Quotidiano, mi ricorda L’implacabile, il film tratto dal bel romanzo di Stephen King, L’uomo in fuga (The running man, 1982).
Ambientazione: stato totalitario dell’America del Nord, ex Stati Uniti. I Corridori (running men, appunto) che sopravviveranno agli attacchi degli Sterminatori nel gioco televisivo omonimo potranno incassare cifre sardanapalesche e condurre così una vita agiata alle Hawaii o in qualche dolce paradiso del Sud. Immagini idilliache dei concorrenti “che ce l’hanno fatta” scorrono davanti agli occhi dei telespettatori prima della tenzone gladiatoria vera e propria. Sì, loro sono fuggiti, da veri Corridori, prima degli altri, meglio di tutti e ora se la godono, come afferma il mellifluo presentatore Killian. Solo più tardi il Corridore più tosto, Ben Richards, scoprirà che quelle sequenze sono inventate di sana pianta; quelli “che ce l’hanno fatta” son solo specchietti per i gonzi: i loro cadaveri putrefatti giacciono dietro le quinte della finzione Tri-Vu.

Evangelium. Dire no, sempre e solo no, tutti i giorni. Questo è un inizio … interrompere carriere, subire attacchi, allontanare continuamente i cretini, ingoiare bile nera, sopprimere amici. Difficile, duro, durissimo. Infatti si preferisce una croce.

Alceste
Fonte: http://alcesteilblog.blogspot.it
Link: http://alcesteilblog.blogspot.it/2018/02/le-elezioni-vado-non-vado.html#more
19.02.2018

Pubblicato da Davide

31 Commenti

  1. Il più simpatico è Prodi. Nemmeno Dracula ne ha impalati come lui.

  2. Mica l’ho capito questo articolo. C’è di tutto, dalle citazioni cinematografiche all’elegia degli ex potenti. Ma Alceste ci va a votare oppure no?

    • Da come interpreto io il discorso ieratico di questo sacerdote, egli Alceste forse ci va e il suo endorsement è questo:

      ” I movimenti apparentemente più credibili (Salvini, M5S, Casapound; fra essi ci saranno sicuramente uomini di valore)”

      Ora fra queste tre carte la più virginea è Cassa Pound. Per esclusione, va da se che il votantonio di Alceste è per i fasci del terzo millennio.

      Altra mia malevola interpretazione riguarda l’esclusione di Alceste subdola dell’estrema sinistra di Furore al Popolo, ricorrendo al vetero trito luogo comune del comunista ricco del PCI, quasi che tutto il comunismo sia compendiabile in questo. D’altronde non mi straccio le vesti per i comunisti autoritari e istituzionali. Secndo tale luogo comune se sei un politico di destra lo puoi fare, se sei comunista non lo puoi fare (arricchirti personalmente).

      Ma scusate ma chi c…o è quel politico o statista che non si devefare i soldi e non deve prendere voit? Vabbè, le favole servono per far vivere meglio.

      Comunque Furore al Popolo è per l’uscita dalla NATO (e quindi dall’euro), ma non è anti-immigrazionista. Mentre i fasci odierni sono prima di tutto anttanto i-immigrazionisti e poi fuori dall’euro (fuori dalla NATO solo se Putin gli da delle garanzie liquide e solide serie).

      Però sarebbe interessante discutere sul fatto che l’Euro è un mezzo della NATO (e la NATO è un mezzo imperialistico della global-class tanto denunciata da Orso, e che è vero: l’internazionalismo esiste, è efficacie, ma riguarda solo i ricchi; i poveri non ci devono arrivare al loro soggettico e non dialettico internazionalismo secondo l’ideologia di destra attuale).

      Infatti quante risate ci faremo s e equando la NATO ristrutturerà l’Eurozona permettendo la diversificazione monetaria controllata. A quel punto lo fara tanto bene che persino le destre europee potranno farsi le belle su qualcosa di concesso dall’alto.

  3. Non ho capito…

  4. Marco Echoes Tramontana

    “E allora? Dove sarà allora il voto? La forza vincolante delle matite copiative? E allora giù col Silvio traditore, il Salvini mollaccione, il Di Maio inconcludente. Ma ormai i giochi saranno conclusi: altri cinque anni di merda e sangue. In attesa di nuove elezioni.”
    Lo stampo e appendo davanti casa. Triste ma vero.

    Bisogna capire, capire, capire in che realtà siamo finiti oggi, il 4 marzo e anche dopo. Poi si può votare, non votare, insultare la scheda, ma bisogna capire, comprendere, quasi a distaccarsi dalla realtà per poterla osservare e farne proprie le sfaccettature che conducono alla stessa storia, che si ripete, inesorabile.
    Personalmente sono ancora in fase di comprensione, da qualche anno oramai, ma sento di essermi chiarito a me stesso scopi, ideali, coerenza e tanto altro.

    Comunque l’articolo mi è piaciuto.

  5. La citazione di Seneca incita a votare mentre l’articolo esalta l’inutilita’ del voto…un tantino di confusione mi pare.
    I partiti sono TUTTI della pagnotta. La politica, qua in Italia, non e’ vista come un servizio ma come un posto …

  6. Essendo in una democrazia rappresentativa il voto deve essere verso chi ci rappresenta.

    Se sono un metalmeccanico chi voto oggi?
    Chi rappresenta e tutela i miei interessi?
    Se non trovo nessuno che li rappresenti, il mio dovere, ripeto il mio dovere, è non dare il voto a uno che non mi rappresenti e quindi non vado a votare.

    QUesto è il gioco della democrazia rappresentativa (teorico, ovviamente)
    Se questo, ad esempio, fosse avvenuto, negli ultimi 15 anni i partiti di Centro Sinistra avrebbero avuto un tracollo spaventoso senza però avere un rafforzamento dei partiti di Centro Destra.

    Dunque per evitare il tracollo e per prendere i voti che i politicanti sperano di prendere per arricchirsi e ottenere potere sarebbero costretti a rappresentare gli interessi degli elettori.
    E’ semplice e facile.

    Ma siccome il main stream riempie l’etere con le belle frasi di educazione civica vi convince che il buon cittadino vota sempre e comunque quindi anche se non si sente rappresentato il suo voto andrà a qualcuno.

    Spuntano sempre partiti e partitini alle elezioni proprio perchè l’elettore non sapendo per chi votare (perchè effettivamente non si sente rappresentato se cittadino, lavoratore, operaio, padre, madre figlio, universitario etc) ha un’ampia scelta e magari per simpatia o per protesta voterà qualcuno.

    Se invece si votasse solo se davvero rappresentati, alle elezioni si unirebbero nella speranza di rappresentare un bacino più ampio.

    Invece fanno solo promesse su fatti marginali e nessuno presenta un “progetto” per un futuro che non sia più lontano di un paio di giorni, una visione di una società in cui dall’operaio alla madre, dallo studente all’artigiano, come in un incastro, come in un continuo bilanciamento di interessi, sia vada verso condizioni migliori.

    Perchè inevitabilmente non si va verso condizioni migliori perchè la politica TUTTA rappresenta solo chi la finanzia, chi la lobbizza, chi la corrompe, cioè “grossi oligopoli” che detengono il vero potere , e loro si che hanno una visione lunga 100 anni e a tassello a tassello sanno come attuarla.

    • Secondo me tutta questa incertezza deriva dal fatto che si fa un pò di confusione. L’ Eurostato verso il quale stiamo andando non è una democrazia e non è nemmeno uno stato…è una SPA! C’ è democrazia in una SPA? C’ è stato sociale? C’ è religione?

    • Infatti.
      Per questo motivo NESSUN partito ha nel proprio programma il vincolo tra eletto ed elettore. Vincolo che invece e’ presente nelle democrazie anglosassoni.
      Anzi, addirittura in Costituzione si dettano liberta’ quali il voto segreto e l’assenza del vincolo di mandato che vengono puntualmente umiliate dal moderno eletto e ridotte al rango di una opportunita’ di filibusteraggio o baratto il cui obiettivo e’ tutto fuorche’ l’interesse generale o il libero convincimento.

      • E’ una norma come molte altre fatte ( allora ) per evitare il ritorno di una dittatura sotto le mentite spoglie della democrazia: se nessun parlamentare poteva ribellarsi ad una legge ingiusta cambiando partito allora il dominio del Princeps sarebbe stato in potenza senza oppositori. E’ una interpretazione fragile ma penso fosse quella l’idea dei costituenti di allora, unitamente al desiderio di fare del Parlamento il luogo deputato a fare le leggi attraverso il dibattito e non attraverso gli ordini di scuderia ( o peggio, attraverso direttive segrete impartite da poteri estranei al Parlamento: ad esempio da Grillo e Casaleggio, che parlamentari non sono…).

  7. nel Secondo paragrafo ” Vado non vado” già’ si capisce dove va a parare l’inconcludente articolista.E’ chiaramente pro M5S.
    Ora ricordatevelo quando andrete a votare i grillini sono come lui: inconcludenti.

    • Mi sembra una lettura alquanto deformata dell’articolo, Alceste scrive “I movimenti apparentemente più credibili (Salvini, M5S, Casapound; fra essi ci saranno sicuramente uomini di valore) non potranno smuovere alcunché.” E quindi mette Salvini prima e dice che non smuoveranno niente.
      A me sembra che Alceste preferisca il non voto, ma in sostanza sia convinto che “vado a votare o no?” sia una domanda sbagliata. E non esistono buone risposte a domande sbagliate.
      Ecco perché Alceste sembra interrogarsi su molte altre questioni: per trovare le domande giuste. Alle domande giuste ha qualche senso rispondere.

  8. come sempre, eccezionale.

  9. Quasi un classico del tipo “si stava meglio quando si stava peggio”, ma questo Alceste va preso così, ne vanno ricavate alcune chicche da un contesto generale spesso criptico ed inconcludente, il che naturalmente da a qualcuno la prova provata per dire che si tratta di un grillino. Chissà quanti come lui in questi giorni stanno con la penna in bilico sulla scheda, per non sapere ne scrivere e ne leggere, e per non arrischiarsi a fare scelte delle quali poi si potrebbero pentire. A costoro tutta la solidarietà possibile.

  10. Non c’è alcun dilemma per quanto mi riguarda tra il vado e il non vado, il problema proprio non sussiste, queste dubbi se li possono far venire gli sfigatelli che CREDONO di dover essere rappresentati da qualcuno che fa parte di una congrega di criminali, feccia della società, io sono Anarchico e non credo che questo sistema possa funzionare, anzi non è che lo credo in maniera cieca, ve lo posso dimostrare, questo sistema è semplicemente a vostro sfavore e il fatto di andare a fare il fioretto di andare a votare lo legittima a perpetrarsi. Infatti se notate la parte più corposa dell’interesse verso il sistema non riguarda programmi o analisi storiche coerenti del sistema stesso ma promesse, i classici intanto facciamo così….poi si vedrà…
    Sarà perchè io alla storiella di babbo Natale ho creduto pochissimo ho praticamente la stessa aspettativa di veder arrivare Santa Claus ogni volta che vedo quei coglioni di politicanti fare le loro promesse.
    Comunque accomodatevi pure voi che credete a babbo Natale, avete la mia compassione.

    • Concordo con la sua analisi, ovviamente.

    • Perdona Denisio, siamo tutti convinti di essere nel giusto, ma nessuno è così infallibile da non doversi pentire di qualcosa nella vita

      • Non sono certo infallibile ma se vogliamo stare all’interno delle regole dello stato e non parlare di pareri, la legge elettorale con la quale sono saliti al potere è stata annullata prima che i parlamentari venissero convalidati, quindi parlare di andare a votare con una legge elettorale fatta da un parlamento di abusivi è un insulto allo stato di diritto. Un cittadino serio deve PRETENDERE che lo stato svolga le sue funzioni nella legalità altrimenti stiamo parlando del nulla e ATTENZIONE, fare finta di nulla e andare a votare è un atteggiamento doppiamente sbagliato perchè oltre a creare un precedente rischia di legittimare le porcate legislative che si son viste da questo governo abusivo.

  11. Ho letto i primi due capitoli…… quello erotico con ….vengo vengo vengo…..non ho capito se è poi venuto oppure no……. il secondo anche lì non ho capito se alla fine c’è andato oppure no………l resto lo leggerò tra domani e dopodomani (forse) …..non se ne abbia Alceste, lui scrive per lui….io leggo per me………..Seneca, che comincio ad odiare, diceva “non c’è sordo peggiore di chi non vuol sentire e scrittore peggiore di chi non vuol farsi capire da tutti”…..o forse non era Seneca…..non ricordo più.

  12. Se qualcuno ancora non ha capito… beh, non è comunque il caso di lasciarsi trascinare dallo scoramento.
    Don’t panic.
    E’ che la maggior parte degli androidi sono programmati per iniziare a capire il 5 marzo.
    E’ la serie standard M5S2018 (March5System).
    La serie d’elite è la LDMpremier ed entra in funzione quando bacia le provette dell’Avis.

  13. Noto che questa lamentevole polemica – voto non voto – è diventato un mezzo comico straordinariamente elegiaco.
    Per grande che sia un essere e per nulla che sia davanti all’Infinito, il patetico e l’enfatico gli sono permessi e necessari: l’Italia è come una colonia di quelle effimere paperelle sulle quali si scrivono favole tante graziose, che anche le formiche possono per le loro opinioni politiche brandire una penna e comporre odi sui bei tempi andati, sul presente e sul divenire.

  14. Posso solo dire che non vedo via d’uscita. La morale dell’articolo è semplice, ovvero che oggi la politica andrebbe fatta con la disobbiedienza civile anziché tramite deleghe elettorali in cui il banco ha già vinto in partenza. Ma per ciò servirebbe un autocoscienza popolare che non c’è, vale a dire una buona parte di cittadini che anziché cercare rappresentanza alle urne sia politicamente presente a se stessa e quindi sul piede di guerra contro il sistema. Il problema è che gli astenuti non sono una forza compatta, bensì in maggioranza dei meri disinteressati privi di coesione.

    • Questo è vero, ma secondo me lei vede il popolo degli astenuti peggio di quanto non sia. Non ho ovviamente dati a sostegno di questa tesi, e chi li ha in fine, mi baso unicamente sul seguente ragionamento: un eventuale astenuto esclusivamente disinteressato avrebbe diciamo così una coscienza civile/sociale pari allo zero, quindi è sicuramente molto più “raggiunto” dal sistema di uno che invece si interessa e si informa realmente, che tende ad evitare proprio “il sistema”.
      Ora, poichè il sistema ha tutto l’interesse del mondo a perpetrare in modo acritico il dogma del voto/delega (si veda a tal proposito tutti gli inviti al voto, ma anche solo la reazione di qualcuno che conosce quando lei assume la posizione di astenuta: puro terrore, rifiuto) è molto più facile che “l’idiota del villaggio” vada a votare, piuttosto che il contrario.
      Spero di essermi spiegato, sono stato molto impreciso nell’esposizione.

  15. Il voto vale qualcosa in un consiglio di amministrazione..dove può fare la differenza anche un singolo voto..
    Quando siamo 50 milioni a votare cosa vale il mio voto..?
    Vale il voto delle masse..a prescindere poi dall’effettivo risultato che è discutibile..
    Di fronte al nulla la mente si arresta nel terrore di venirne risucchiata..ed ecco allora la grande discussione tra l’andare o il non andare..come se il nostro misero voto potesse cambiare o non cambiare le sorti del mondo..
    La verità che il proprio voto non vale nulla..è difficile a digerire..bisogna smettere di considerarsi massa..e tornare a noi stessi..cosa questa di immane difficoltà..

    • Il voto in un Paese giustamente grande come lei dice e’ solo un atto MAGICO attraverso il quale si celebrano dei rituali che nulla hanno a che fare con la vera volonta’ popolare. E’ semplicemente DI PER SE’ la condicio ‘sine qua non’ si possa procedere a detti rituali , che in Italia sono officiati sia dalla massoneria ( legittima o meno ), sia dalla chiesa cattolica ( attraverso il demi-monde della Roma vaticana ), sia dai diversi poteri ( palesi e segreti ) che tengono in ostaggio il mondo. Come si vede, noi poveri italioti non abbiamo voce in capitolo sul merito: del resto, le proposte avanzate dai diversi candidati assomigliano davvero a sogni infantili a cui creder non si puo’…

  16. Leggere Alceste è sempre un Piacere.
    Andreotti e Craxi: i due Migliori Politici Italiani dal Dopoguerra ad Oggi senza se e senza ma, pur con tutti i loro difetti sia chiaro.
    Prodi: un semplice Traditore, né più né meno. Personaggio modesto che solo in Italia poteva trovare un simile successo vista la percentuale di gonzi che alberga a “sinistra” (si fa per dire).
    Mi piace che non ci sia nessuna indicazione di voto in questo post: ognuno si comporti come meglio crede, secondo i propri convincimenti, senza aspettarsi sempre l’imbeccata da parte di qualcuno.

  17. Anatolio Anatoli fu Eugenio Or

    Bene l’Alceste letterario, non politologo, non sociologo, non economista.
    Il suo non è un saggio ma un componimento, che però rivela contenuti politici non banali.

    Cari saluti

  18. Voto, non voto. Se esistesse una legge per la quale raggiunto un 51% di non voto o voti nulli si dovesse ricominciare tutto d’accapo e con altri candidati, sarei per “non voto”. Oggi, é meglio “voto”. A mio parere.
    Certo, Moro, Craxi, Andreotti, Pertini, Cossiga e tutti gli altri sono degli incommensurabili giganti rispetto ai nanetti odierni. Ma, cosí vanno le cose.

    Qualche nanetto se ne stá con il culo all’aria leccando gli stivali dell’Europa.
    Qualche nanetto urla e scalcita contro l’Europa.

    Il primo passo é scegliere che puffo si vuole, quello che lecca o quello che scalcita?

    Fatto questo, la scelta diventa piú semplice.

  19. “Nessun Vento è favorevole…”
    E’ il fato, il Karma, la situazione attuale.le forze in campo ecc..
    “Il marinaio che non conosce porto.”
    Poi c’è il marinaio che conosce porto.
    Potrà questa conoscenza portarlo da qualche parte ?
    Non lo possiamo sapere, possiamo solo coltivare conoscenza.
    Voto e non voto sono pure pensieri entrambi presenti in noi:
    Sperare non aiuta, ma disperare (forse? No certamente) è peggio.
    Illudersi é peggio.
    Io credo che votare sia meglio che non votare così come cercare di perdere peso togliendo 5 grammi di pastasciutta forse non è tanto diverso che non farlo.
    Ma NON peggiora la situazione.
    E uno dei pochissimi diritti che presto ci verranno pure tolti ANCHE con l’aiuto dell’idea della sua inutilità.

    “Se mi avessero detto che avrei rimpianto Andreotti non avrei creduto alla panzana, ovviamente.”
    Pure io, ma fa parte della acquisizione della conoscenza che non sappiamo dove ci porterà,ma almeno ci fa stare dritti.

  20. Il prossimo primo ministro sarà Pilota Automatico, del Partito del Cetriolo Globale.