Le dinamiche della diplomazia nucleare: Russia e Cina contro i neo-malthusiani

Il Green New Deal e l'atteggiamento ambientalista anti-BRI del G7 nascono entrambi da una intrinseca e profonda visione misantropica dell'umanità

Matthew Ehret
strategic-culture.org

Nel 1975, Paul Ehrlich, un influente biologo di Stanford (autore del misantropico Population Bomb del 1968) aveva dichiarato che, a suo parere, l’acquisizione dell’energia da fusione da parte dell’umanità sarebbe stato “come dare un fucile mitragliatore in mano ad un bambino idiota.”
Le opinioni di Ehrlich erano ampiamente condivise da quella particolare setta di scienziati noti come neomalthusiani. Un collega di Ehrlich, John Holdren, aveva pontificato che lo sviluppo dell’energia da fusione non era auspicabile perché avrebbe avuto l’unico risultato di spingere l’umanità “a pavimentare il pianeta e dipingerlo di verde.”

Jeremy Rifkind, attivista part-time e autore de La Terza Rivoluzione Industriale, diventato poi consigliere internazionale per il clima all’ONU, aveva dichiarato che “la prospettiva di un’energia da fusione a basso costo è la cosa peggiore che potrebbe accadere al pianeta.”

Dalle molte voci di questo panorama neo-malthusiano, il mantra è sempre stato lo stesso: all’energia da fusione mancano sempre 30-40 anni e, dato che il mondo andrà comunque in ebollizione molto prima di quella data, perché limitarsi a sognare, quando potremmo iniziare da subito a coprire il globo con pannelli solari per de-carbonizzare la società e fermare il nuovo Armageddon?

Il Green New Deal e l’atteggiamento ambientalista anti-BRI del G7 nascono entrambi da una intrinseca e profonda visione misantropica dell’umanità. Anche se molti potrebbero essere attratti dal concetto di un pianeta pulito, la conseguenza di una decarbonizzazione globale ai livelli pre-industriali, come quella voluta dai moderni tecnocrati, significherebbe la sfortunata, anche se pianificata, sparizione di gran parte della popolazione mondiale … a meno che questa transizione energetica globale non venga guidata da una enorme disponibilità di energia nucleare pulita proveniente da entrambi i processi di fissione e fusione

Sfortunatamente, nelle fila degli attuali ideologi maltusiani il potere dell’Effetto Pigmalione è ancora forte.

Non appena un malthusiano raggiunge una posizione di influenza politica economica o scientifica, non perde tempo a sabotare il sostegno del governo a tutti quei programmi energetici che potrebbero rendere irrilevante o esporre come erronea la sua incrollabile fede nella “sovrappopolazione umana.”

Lo stesso Holdren, durante il suo periodo di gestione della politica scientifica degli Stati Uniti sotto Barak Obama, non aveva perso tempo a cancellare le poche e anemiche iniziative statunitensi di ricerca sulla fusione. Holdren stava semplicemente seguendo una lunga tradizione di sabotaggi.

Prendiamo per esempio il taglio della ricerca sull’energia da fusione iniziato sotto la presidenza di Jimmy Carter (che era tenuto sotto controllo dalla Commissione Trilaterale) e che è continuato senza sosta fino ad oggi.

Non solo i finanziamenti effettivi erano scesi molto al di sotto dei requisiti minimi per costruire e attivare prototipi di nuovi progetti, ma, a partire dal 1977, i finanziamenti erano stati reindirizzati sempre di più verso forme di energia a “crescita tecnologica zero,” come quella delle pale eoliche e delle celle fotovoltaiche. Anche i settori convenzionali della ricerca sull’energia nucleare che venivano portati avanti dagli Stati Uniti, come gli studi sui reattori veloci a ciclo chiuso (autofertilizzanti), negli anni ’70 erano stati interrotti con un ordine esecutivo e bloccati per sempre con una moratoria. Una delle figure chiave in questo attacco alla fusione era stato lo zar dell’energia della RAND Corporation, James Schlesigner, che aveva inasprito le leggi di regolamentazione e tagliato i finanziamenti alla fusione, nonostante i successi conseguiti a Los Alamos e Princeton nel 1976. Da buon profeta di sventura, Schlesinger aveva esposto la sua concezione del mondo in un libro del 1960, in cui aveva scritto:

“L’economia è la scienza della scelta in un mondo di risorse limitate…. Siamo andati in giro per il mondo a diffondere il ‘vangelo dell’abbondanza’ aumentando il livello delle aspettative … ma, nella natura delle cose, queste aspettative crescenti non potranno mai essere soddisfatte…. Nella nostra politica strategica dobbiamo tornare ai giorni precedenti la rivoluzione industriale…e prepararci a combattere guerre limitate.”

Nel 1974, questa nuova era di guerre limitate era stata inaugurata dall‘NSSM-200 di Kissinger, che auspicava la riconversione della politica estera americana favorevole allo sviluppo economico, esemplificata dagli Atomi per la pace di Eisenhower e dalle Nuove frontiere di Kennedy, in un programma di depopolamento.

Il rapporto Kissinger non usava mezzi termini: “L’economia statunitense richiederà grandi e crescenti quantità di minerali dall’estero, specialmente dai Paesi meno sviluppati. Questo fatto darà agli Stati Uniti un maggiore interesse nella stabilità politica, economica e sociale dei Paesi fornitori.
Ovunque, una diminuzione della pressione demografica attraverso la riduzione dei tassi di natalità potrà aumentare le prospettive di tale stabilità, la politica demografica diventerà rilevante per le forniture di risorse e per gli interessi economici degli Stati Uniti …. Anche se la pressione della popolazione non è ovviamente l’unico fattore coinvolto, questi tipi di frustrazioni saranno molto meno probabili in condizioni di crescita lenta o nulla della popolazione.

Nel frattempo, ci avrebbe pensato un collega di Kissinger alla Commissione Trilaterale, Zbigniew Brzezinski, a trasformare in realtà questo mondo fantastico, sponsorizzando le perversioni radicali jihadiste dell’Islam e dando inizio ad una nuova era di infinite guerre asimmetriche.

I leader delle nazioni musulmane desiderosi di sviluppare l’energia nucleare per i loro Paesi e che si opponevano a questa agenda (tra cui lo Scià dell’Iran, il Presidente egiziano Sadat e il Presidente del Pakistan, Bhutto ) erano stati sommariamente uccisi o rovesciati. Altre nazioni del sud globale che desideravano l’indipendenza energetica e l’energia atomica, come Argentina, Brasile, Messico, Filippine e India avevano visto sabotare dall’alto i loro programmi nucleari durante gli anni ’80 e ’90.

Paul Volcker, un altro sacerdote del culto a crescita zero della Commissione Trilaterale, era stato a capo della Federal Reserve dal 1979 al 1987. Nel 1979, [erano iniziati] i suoi tentativi di avviare una “disintegrazione controllata” dell’economia statunitense, quando l’aumento al 20% dei tassi di interesse aveva reso gli investimenti di capitale in costruzioni nucleari pluriennali finanziariamente impossibili per gli investitori (specialmente se combinati con l’imposizione di enormi vincoli ambientali che aggiungavano anni ai tempi di attesa delle nuove costruzioni). In queste condizioni, il pagamento degli interessi superava il costo effettivo dell’opera e, dalla metà degli anni ’80, erano stati cancellati oltre 130 progetti di nuovi reattori. Anche se tutti pensano che sia stato l’incidente di Three Mile Island del 1979 a provocare la campagna di stampa e l’annullamento delle nuove costruzioni, il fatto è che, anche prima di quell’evento, tra il 1972 e il 1979, erano già stati depennati 46 reattori.

In Canada, il governo federale aveva bloccato tutte le nuove costruzioni nucleari nella metà degli anni ’80 e, nel 1997, tagliato i finanziamenti a tutte le iniziative federali sulla fusione. Il Tokamak del Quebec a Varennes, in grado di produrre plasmi super caldi in confinamento magnetico, era stato smantellato in base a considerazioni puramente politiche nel 1998, dopo aver vinto premi mondiali come progetto più avanzato del suo genere.
Anche i prototipi dello Stellarator, che usavano il fenomeno della strizione magnetica per concentrare il flusso di plasma in zone controllate ad alta densità favorevoli alle reazioni di fusione, erano stati cancellati per considerazioni di bilancio nel periodo 1990-2010, lasciando gli scienziati demoralizzati e senza mezzi per costruire le macchine necessarie a testare le loro teorie e nell’impossibilità di utilizzare apparecciature già esistenti per investigare le idee di altri.

In Unione Sovietica, dove nel corso della Guerra Fredda il famoso Istituto Kurchatov aveva reso la Russia leader mondiale nella ricerca sulla fusione, nel periodo 1992-1999, gli anni bui dei saccheggi e delle privatizzazioni, era stata applicata una politica maltusiana travestita da “Terapia d’urto.” Sotto lo sguardo degli economisti della Banca Mondiale, tutta la ricerca avanzata sulla fusione era stata cancellata, mentre la nazione veniva costretta ad allinearsi ai mortiferi diktat neoliberali di un feudalesimo post-industriale. Con la fuga dei cervelli in Occidente era andata perduta una generazione di scienziati atomici e le loro abilità matematiche erano state sfruttare per mettere a punto nuovi algoritmi di supercalcolo finanziario per il trading ad alta frequenza e per le scommesse sui derivati (vedere Quants).

Nel 2007, nel periodo del crollo del mercato immobiliare, i prodromi del collasso dell’ordine neoliberale occidentale erano diventati sempre più evidenti e le nazioni euroasiatiche avevano finalmente iniziato a rendersi conto che la missione dell’umanità era quella di superare le richieste malthusiane di entropia e di decrescita. Mentre la comunità scientifica si era organizzata intorno ad un nuovo progetto internazionale nella Francia del sud, conosciuto come ITER, gli scienziati cinesi e russi avevano lavorato sodo per recuperare il tempo perduto dalle loro nazioni. Con il reverse-engineering del tokamak russo T-7 (finito nella spazzatura con la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1992), la Cina aveva iniziato ad acquisire serie competenze nella fisica del plasma, fino a diventare uno dei membri più rispettati del team ITER.

Nel 1998 la Cina aveva iniziato a lavorare con un’apparecchiatura di produzione nazionale, l’Experimental Advance Superconducting Tokamak a Hefei e nel 2014 aveva iniziato la costruzione di un reattore dimostrativo chiamato “China Fusion Engineering Test Reactor” (CFETR) che, una volta terminato, permetterà di riprodurre in un reattore commerciale i risultati del reattore cinese EAST e quelli del francese ITER.

Nonostante le costanti affermazioni di “furto di proprietà intellettuale” da parte della comunità scientifica occidentale, a cui solo sciocchi e creduloni potrebbero dar credito, la Cina, nel maggio 2021, ha battuto tutti i record mondiali creando un plasma di 120 milioni di gradi Celsius della durata di 2 minuti, seguito da un plasma di 160 milioni di gradi Celsius mantenuto per 20 secondi. Anche se sembrano intervalli brevi, questi tempi e queste temperature non erano mai state raggiunte e questo risultato ci porta ancora più vicini all’obiettivo di [un reattore termonucleare] che generi più energia di quella richiesta per mantenere la reazione.

In Russia, un programma tokamak gemello, denominato T-15 MD, inizierà a produrre plasmi nel corso di quest’anno.

Inoltre, la Russia ha anche quasi completato presso il Politecnico di Tomsk il primo reattore mondiale ibrido fissione-fusione che utilizza i neutroni delle reazioni di fusione per creare combustibile fissile U-233. Nel frattempo, il presidente Putin ha sottolineato in numerose occasioni che, nei prossimi anni, la ricerca sulla fusione sarà una priorità nazionale per la Russia.

Negli ultimi mesi, Russia e Cina hanno portato la diplomazia dell’energia nucleare ad un livello completamente nuovo. Il 19 maggio, Xi Jinping e Putin hanno infatti annunciato la costruzione di quattro nuovi reattori nucleari in Cina, realizzati con tecnologia russa, per un totale di 37,6 miliardi di chilowattora di potenza. Per la prima volta nella storia, le nazioni africane potranno rivolgersi a due grandi potenze entusiaste di offrire a questo martoriato continente trasferimenti di tecnologia e finanziamenti per l’energia nucleare, con Rosatom che ha già firmato accordi con sette nazioni africane e aperto negoziati con 15 Paesi sub-sahariani per la costruzione di centrali atomiche.

Offerte anti-malthusiane che non si vedevano dai tempi di John F. Kennedy con la Belt and Road Initiative vengono estese a tutto il mondo e anche alle nazioni occidentali sviluppate, destinate alla disintegrazione sotto i colpi di un Grande Reset, viene offerta l’opportunità di lavorare alle nuove scoperte in campo energetico che Russia e Cina stanno portando avanti.

Soprattutto, il nuovo impegno di Russia e Cina di costruire congiuntamente una base lunare nel prossimo decennio, insieme all’ambizioso progetto della Cina di estrarre elio-3 dalla superficie lunare, non possono essere visti separatamente da questa lungimirante prospettiva politica creativa che sta sempre più caratterizzando la Grande Partnership Eurasiatica.

La migliore espressione di questo appello per una nuova era di cooperazione e diplomazia sull’energia di fusione, necessaria per invertire lo slittamento internazionale verso una guerra nucleare, era arrivata dal presidente Putin durante un vertice sull’industrializzazione globale del luglio 2019, che riporto qui di seguito, mentre analizziamo i percorsi necessari per superare la logica misantropica del sistema chiuso dei profeti di sventura che siedono sull’altare del World Economic Forum e che bramano una distopica era tecnocratica di depopolamento ed entropia.

“Avremo successo nell’energia da fusione e in altri progetti fondamentali solo se stabiliremo un’ampia cooperazione internazionale e un’interazione tra governo e affari, e uniremo gli sforzi dei ricercatori che rappresentano diverse scuole e aree scientifiche. [Avremo successo] se lo sviluppo tecnologico diventerà veramente globale, e non verrà diviso, o frenato da tentativi di monopolizzare il progresso, di limitare l’accesso all’istruzione, e di porre nuovi ostacoli al libero scambio di conoscenze e di idee.

A proposito, il Reattore Sperimentale Termonucleare Internazionale (ITER) è un ottimo esempio di cooperazione scientifica e tecnologica aperta. Gli scienziati hanno in progetto di utilizzarlo per ottenere la fusione termonucleare controllata. Il nostro Paese partecipa attivamente a questo progetto ed è pronto ad offrire l’uso delle infrastrutture scientifiche russe per una ricerca congiunta, un’indagine scientifica congiunta per i team scientifici internazionali che lavorano su tecnologie simili a quelle della natura e su altre tecnologie rivoluzionarie, tra cui impianti unici di mega-scienza.

Con il loro aiuto, gli scienziati saranno in grado di vedere letteralmente i processi di creazione della natura. Vorrei far notare che una tale installazione è diventata una parte essenziale del centro interdisciplinare per le tecnologie convergenti simil-naturali, in funzione da più di un decennio in uno dei più grandi centri scientifici della Russia, l’Istituto Kurchatov…

Per i gruppi di ricerca internazionali che vogliono lavorare in Russia, e per ospitare progetti interdisciplinari su larga scala e stabilire cluster scientifici internazionali, intendiamo creare le condizioni più confortevoli e i relativi meccanismi di supporto…

Per realizzare questi obiettivi, intendiamo utilizzare il potenziale delle nostre grandi aziende, parzialmente di proprietà del governo. Come forse sapete, ho visitato recentemente l’Italia e ho parlato con i nostri partner; i nostri colleghi, lì, utilizzano imprese parzialmente di proprietà statale. Può sembrare strano, ma stiamo seguendo la stessa direzione: primo, perché questo è un compito internazionale, e secondo, esistono risorse statali che possiamo utilizzare in settori chiave dello sviluppo…

Credo che in quest’epoca di cambiamenti tettonici, purtroppo, di crescente incertezza, i valori assoluti – cioè creare migliori condizioni di vita e opportunità per liberare il potenziale umano – dovrebbero essere una priorità. Per realizzare questo obiettivo servirà uno sviluppo tecnologico straordinario. Questa è una grande responsabilità per il futuro della nostra nazione e del mondo in generale, per questo dobbiamo assolutamente lavorare insieme.”

Matthew Ehret

Fonte: strategic-culture.org
Link: https://www.strategic-culture.org/news/2021/06/07/dynamics-nuclear-power-diplomacy-russia-china-vs-neo-malthusians/
07.06.2021
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

blank
Notifica di
6 Commenti
vecchi
nuovi più votati
Inline Feedbacks
View all comments
6
0
È il momento di condividere le tue opinionix
()
x