LA REPUBBLICA DELLE IDEE E IL SUO PRESIDENTE

DI FRANCO BERARDI “BIFO”
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In una intervista con Adam Mitchnik pubblicata qualche giorno fa dal quotidiano la Repubblica il presidente Napolitano ammette di essere stato dalla parte dei carri armati sovietici che invasero Budapest uccidendo gli operai insorti nel 1956. Potremmo aggiungere che il presidente Napolitano, in quanto dirigente del Partito comunista italiano negli anni dello stalinismo, ha pensato che fosse giusto sterminare i kulaki, internare i dissidenti politici, eliminare gli anarchici e i trotzkisti e così via assassinando.

Ma era giovane. Poi è venuta la primavera di Praga e Giorgio Napolitano ha capito che non era giusto sterminare sistematicamente chi non è d’accordo e affamare milioni di uomini e donne. E’ diventato democratico.  Ciò non gli ha impedito di stare dalla parte della maggioranza del comitato centrale del PCI quando il partito espulse i dissidenti del Manifesto proprio per le posizioni che questi avevano preso sulla primavera di Praga. E non gli ha impedito di applaudire al Ministro degli Interni Francesco Cossiga quando questo dava ordine di sparare ai dissidenti nelle strade italiane, quando faceva assassinare Francesco Lorusso e Giorgiana Masi, e faceva chiudere con la forza le radio libere.

E adesso?

Dacché è diventato Presidente della Repubblica non pare molto migliorato. Gli italiani che amano la democrazia si aspettavano qualcosa da lui, quando il governo Berlusconi ha compiuto atti riprovevoli dal punto di vista del diritto costituzionale, e soprattutto dal punto di vista degli interessi della società.

Ma il Presidente Napolitano non se n’è dato gran pena, o per lo meno non ha ritenuto necessario esercitare le sue prerogative di moral suasion (magari rifiutando di apporre la sua firma sotto atti legislativi vergognosi) quando il governo Berlusconi ha approvato una legge che distruggeva la scuola pubblica. Né ha ritenuto di dover agire in modo deciso quando il governo Berlusconi passava una serie di leggi ad personam chiaramente lesive della Costituzione. Né si è troppo scomposto quando il governo Berlusconi ha approvato la legge Gasparri  la cui funzione era quella di consegnare un potere illimitato all’azienda Mediaset. Insomma il Presidente Napolitano non ha ritenuto di dover difendere la Costituzione quando con ogni evidenza veniva attaccata da un manipolo di mafiosi che grazie al predominio comunicativo si è impadronito del potere politico per quasi venti anni.

Ma quando, alla fine dell’anno 2011, il governo Berlusconi è parso incapace di dare corso al piano di rapina orchestrato dal sistema finanziario ai danni della società italiana, il Presidente Napolitano ha fatto quello che non aveva fatto fino a quel momento: ha usato tutto il potere di cui disponeva per cacciare il presidente del Consiglio che, troppo occupato a farsi i fatti suoi, sembrava poco sollecito nel fare quello che il sistema finanziario gli chiedeva.

Rimosso senza difficoltà Berlusconi, ha imposto con l’entusiastica approvazione del partito de La Repubblica, un presidente del Consiglio non eletto, il cui merito principale è quello di essere consulente della Goldman Sachs, la corporation finanziaria più potente del mondo.

Il nuovo Presidente del consiglio Mario Monti si è impegnato su una cosa soltanto, portare a compimento il processo avviato ormai da decenni: il progetto di privatizzare tutto quello che le energie collettive producono per il bene comune, di ridurre il salario fino alla miseria, di eliminare la democrazia dai luoghi di lavoro, di trasformare il sistema educativo in una fabbrica della competizione senza cervello, e di privatizzare definitivamente il moribondo sistema di comunicazione pubblico già lungamente debilitato da due decenni di dittatura berlusconiana. Niente di originale, il solito progetto neoliberale monetarista che ha già portato l’Europa al collasso. Ma i dogmatici sono fatti così: quando il loro dogma fallisce lo ripetono alzando la voce.

I due Presidenti che stanno provocando una spaventosa ondata di disoccupazione e di miseria, e che si preparano a consegnare alle corporazioni finanziarie globali quel che resta del patrimonio comune della società italiana sono i beniamini di una banda di dogmatici che da trentacinque anni fanno il giornale più conformista e dogmatico che abbia mai visto la luce. Il giornale si chiama La Repubblica, ed è specializzato nella più cinica delle operazioni: quotidianamente riconosce che il capitalismo nuoce terribilmente alla salute dell’umanità, riduce la società in condizioni penose di miseria, sfrutta sistematicamente le risorse fisiche e intellettuali del genere umano, eppure quotidianamente ripete che dobbiamo sacrificare tutto quello che abbiamo (soprattutto la nostra intelligenza critica) per salvare il capitalismo.

Da trentacinque anni questo giornale di merda illumina le menti della sinistra italiana. Il risultato è sotto i nostri occhi.

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Questo giornale ha dato appuntamento nella città di Bologna per una manifestazione funerea che si chiama La Repubblica delle idee. Le idee della Repubblica si chiamano dogmi: il dogma della crescita, il dogma della privatizzazione, il dogma della riduzione del costo del lavoro. Il dogma monetarista e liberista.

A questa convenzione dei dogmatici Sabato 16 Giugno parteciperà il presidente del Consiglio Mario Monti. Schiereranno le truppe per difenderlo, naturalmente, perché qualcuno potrebbe esser tentato di andargli a dire di piantarla.

E il Presidente della Repubblica, cui le truppe schierate contro il popolo sono sempre apparse il massimo della democrazia, applaudirà come al solito discretamente.

Franco Berardi “Bifo”
Fonte: www.facebook.com
12.06.2012

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