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LA BALCANIZZAZIONE DELL’EURO: QUATTRO SCENARI MOLTO DISCUTIBILI

DI ALFREDO JALIFE-RAHME
La Jornada

Peter Boone e Simon Johnson – quest’ultimo, autore dell’acclamato libro “13 Bankers: The Wall Street Takeover and the Next Financial Meltdown” (“13 banchieri: la cattura di Wall Street e il prossimo crollo finanziario” N.d.T.) – delineano quattro scenari che costituiranno il gioco finale dell’eurozona (Baseline Scanarios, 28/11/10) mentre all’orizzonte si intravedono maggiori turbolenze.

In ultima istanza, esisterà un’eurozona con una maggiore autorità condivisa, un’autorità transfrontaliera di risoluzione comune per le banche fallite, e probabilmente, una maggiore integrazione economica. Ma esistono quattro scenari su chi formerà parte dell’eurozona.

È bene ricordare che l’eurozona consta di 16 membri (tra i quali spicca l’assenza della Gran Bretagna) appartenenti all’Unione Europea (UE) – a sua volta composta da 27 membri- ed è dotata di una banca centrale, la Banca Centrale Europea, che gestisce le riserve dell’euro e della sua emissione, come anche l’amministrazione monetaria e la stabilità dei prezzi.


Primo scenario (il più improbabile): i riscatti del FMI per la Grecia e l’Irlanda possono funzionare se garantiscono agli investitori che ci sarà sufficiente crescita per rendere più sostenibile il peso del debito. I membri dell’eurozona potranno restare al suo interno, sebbene il profilo del debito di Grecia e Portogallo resti vulnerabile, come anche la lenta crescita del Portogallo e della banca spagnola (nonostante i suoi occultamenti contabili). Mentre la BCE acquista massicce quantità di obbligazioni, la Germania non avrà altra scelta che avallare l’operazione a causa delle temibili conseguenze che ne deriverebbero: la disintegrazione politica dell’UE.

Secondo scenario: un pacchetto di sostegno congiunto del FMI e UE al Portogallo e forse (sic) alla Spagna che stabilizzi davvero la situazione, che rappresenterebbe l’illusione della linea Maginot, un’idea che ignora il potenziale effetto sovversivo che potrebbe scaturire da altri paesi potenzialmente più deboli dell’eurozona, come Italia, Francia (supersic!) o Belgio.

A questo punto è probabile che la Grecia abbandoni l’eurozona e risani da sola il proprio debito. La Germania sarà generosa con i prestiti e l’Irlanda potrà restare nell’eurozona, ma molti (sic) dei suoi cittadini emigreranno. Dove? Non sono molti i paesi candidati vista l’attuale situazione anti-immigrazione.

Terzo scenario: costituisce la visione lucida di Willelm Buiter [economista capo del Citigroup], che prevede tre o più enormi fallimenti nei prossimi cinque anni, e quindi tutti saranno più propensi a risanare con facilità i propri debiti.

Ci sono già due stati colpiti (Grecia e Irlanda) e ne mancano tre o più per raggiungere il criterio umiliante degli analisti britannici sull’inevitabile fallimento dei PIGS (acronimo inglese di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) ai quali forse si aggiungeranno anche il Belgio e la Francia. In questo momento non specificano chi resterà nell’eurozona e chi sarà espulso.

Quarto scenario: impensabile e “meravigliosamente (sic) articolato dalla colonna Lex, del The Financial Time” (25/11/10), secondo il parere della coppia Boone-Johnson, che “divide l’eurozona tra i relativamente prudenti e i relativamente imprudenti”, in termini di politica fiscale.

Si insedia dunque qualcosa simile a una nuova regione del marco tedesco: Germania, Olanda, Austria, Finlandia e alcuni (sic) piccoli (sic) paesi. L’Italia resta fuori, anche se il nord potrebbe rimanere.

La Francia abbandonerà l’eurozona rompendo l’alleanza franco-tedesca che diede inizio all’integrazione europea?

Sostengono che questo scenario estremo (sic) non è dannoso per la stabilità politica e per il recupero economico, perché i paesi periferici più deboli saranno danneggiati durante una generazione (supersic!), ma l’integrazione europea significa molto di più che cercare di condividere una divisa tra paesi con politiche fiscali divergenti (sic) e nessuna convergenza nella produttività.

Secondo il loro pensiero, la zona del nuovo marco tedesco si adopererà convenientemente, visto che costituisce una zona dove la crescita adesso è vigorosa.

L’eurozona sarà strattonata, ma gli effetti positivi della svalutazione del tasso di cambio saranno riscoperti, almeno per quei paesi con molto debito.

Secondo noi, l’inconveniente di questo scenario estremo è che balcanizza l’Europa attraverso una strana linea divisoria tanto latina quanto meridionale (ad eccezione dell’Irlanda e di metà Belgio già di per sé balcanizzate avant la lettre) e per la maggior parte cattolica (inclusa l’Irlanda e metà del Belgio), cioè, ritorna la tesi socio-religiosa di Max Weber (L’etica protestante e lo spirito del capitalismo) adesso però con un approccio monetarista-fiscale.

Peggio: si tratta di un regalo avvelenato dei fiscalisti britannici neoliberali, che cercano in ultima istanza di salvare la City, più insolvente che mai, attraverso un darwinismo finanziario.

Che nella Germania unificata esista un impatto tecnico tra cattolici e protestanti (ciascuno col 34% di credenti, secondo la CIA) è un altro tema che mette in discussione il neo-weberismo hungtingtoniano fiscalista.

Sicuramente, il testo al quale si allude nella colonna Lex si scaglia contro la struttura di un voto per paese del governo della BCE che crea la percezione di un dominio del Club Med (leggasi: un eufemismo britannico dei latini meridionali cattolici): nel “consiglio di governo di 22 persone, otto dei 16 rappresentanti nazionali e quattro membri dello staff della banca provengono da terre con coste nel o molto vicine (sic) al Mediterraneo. L’Irlanda è adesso un meridionale (supersic!) onorario”.

Il britannico ed ex capo economista del FMI, esperto in crisi finanziarie, Johnson, in un altro articolo in solitario (Baseline Scenario, 2/12/10) affronta il grado di probabilità di un fallimento imminente dell’eurozona.

Ritiene che una lettura della dichiarazione dei ministri europei lasci intravedere due tipi di crisi future nell’eurozona: i solventi e gli insolventi, il che sfocerebbe nella creazione di una coalizione austera (una Lega Anseatica modificata) formata da Germania, Austria, Finlandia, Estonia e altri piccoli paesi –un po’ come il quarto scenario riferito-.

Ammette che il FMI e l’UE possiedono insieme il denaro sufficiente per aiutare Portogallo e Spagna, in caso di necessità. Ma non hanno i fondi sufficienti per affrontare Italia, Belgio e altri grandi paesi (come la Francia) nel caso in cui la crisi dovesse proseguire anche l’anno prossimo.

Il problema è che il FMI non dispone di un effettivo per più di un trilione di dollari e impallidisce quando si inizia una discussione per compromettere 500 miliardi di dollari. A chi chiedere aiuto in caso di necessità? La lista è corta: Cina, Abu Dhabi, Arabia Saudita e, forse, Singapore, Russia e pochi altri ancora.

Il FMI può creare il proprio denaro, i diritti speciali di prelievo ma, secondo Johnson, non è il momento politico propizio per farlo, come non lo è per l’aumento delle imposte in Germania che potrebbe compromettere la sua governabilità.

Johnson adotta la teoria dell’effetto domino per l’eurozona, dove i tasselli crollano in sequenza, come nella crisi asiatica del 1997.

La Francia e la Germania si rassegnano alla balcanizzazione dell’eurozona e, quindi, dell’euro, che tanto sembra anelare la stampa britannica per reindirizzare i capitali globali verso la City e verso Wall Street, un altro genere pseudoweberiano della guerra delle divise?

Alfredo Jalife-Rahme
Fonte: www.rebelion.org
Link: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=118442&titular=la-balcanizaci%F3n-del-euro:-cuatro-escenarios-muy-discutibles-
11.12.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cuar di SILVIA SOCCIO

Pubblicato da Davide

  • Nemesi

    A volte temo di avere la certezza (avere certezze e sinonimo di imbarbarimento) che economisti e giornalisti non capiscano un tubo!
    Se esiste un debitore esiste anche un creditore e in caso di insolvenza quello che subisce il danno è il creditore.(scusate la banalità)!
    Prima che crollino Spagna, Belgio o Italia, l’Est europeo “scenderà agli inferi” e indovinate chi sono i maggiori creditori dei paesi ex-sovietici?
    Non ci crederete ma i creditori maggiori sono proprio i paesi del “blocco Anseatico”!!!!

    Ciò significa che il famoso blocco Nord fatto di Germanici e Scandinavi sta per prendersi una sonora mazzata, ancor prima di Francia e Italia.
    In ogni caso anche se andassero in default prima Italia e Francia, significa che Spagna, Belgio e Austria sono già fallite.
    Quindi a quel punto staremo già in mezzo ad un Uragano.
    Il fatto che qualcuno in commissione europea si sia alzato e abbia dato ai Tedeschi degli “arroganti” significa che hanno capito che il bluff della Germania “dura e pura” durerà lo spazio di una mattinata.
    E’ sicuramente vero che la Germania è un paese efficiente ed efficentista, ma dovete sapere che durante tutto il quattrocento Italiano i stati principeschi italiani erano di gran lunga i più ricchi, i più efficiente e mercantilistici, però basto un solo singolo evento perché tutto cambiasse nell’arco di un decennio.
    I commentatori Anglosassoni sono gli ultimi a poter dare giudizi, la Gran Bretagna è passata dal diventare una super-potenza economico militare, a poco più di uno stato pittoresco, perfino meno ricco e efficiente dell’Italia.
    Gli USA dal canto loro stanno attraversando una profonda crisi economica, che potrebbe farli assomigliare a quelli che una volta erano gli stati dell’america latina.
    Ovviamente alla fine la Storia ci dirà come sono andate le cose.

  • stefanodandrea

    Era tempo che non apprezzavo un commento come ho apprezzato il tuo

  • sovranidade

    Una cosa è certa: che la stragrande maggioranza degli economisti e giornalisti non capiscono un tubo.
    Potrà sembrare strano ma è proprio per non capire un tubo di economia e di informazione che sono pagati profumatamente.
    La domanda è: da chi e perché ?

  • ericvonmaan

    E’ il sistema “emissione di titoli di stato in cambio di moneta privata a debito” che è alla base di tutto. E’ inutile girarci intorno come se i problemi fossero da un’altra parte. Finchè non si cambia il sistema – e finchè la sovranità monetaria sarà in mano ai privati IL SISTEMA NON CAMBIERA’ – non se ne esce. Un futuro da schiavi per il popolo bestia.

  • vic

    E’ giusto considerare la storia per far ordine fra i pensieri. Pero’ occorre anche stare attenti alle trappole storiche. Gli italiani di oggi non hanno per nulla il talento di quelli del ‘400. Nemmeno del ‘200 o ‘300. Non si vede un San Francesco, ne’ una triade all’altezza di Dante, Petrarca e Boccaccio. Taciamo di un Leonardo, che se mai ci fosse, sarebbe oggi relegato in qualche bugigattolo a tirare a campare.

    Stesso discorso vale per tutti gli altri paesi.

    C’e’ del positivo nel prospettare un continente Europeo fatto a grandi blocchi. La speranza che ogni blocco sia al suo interno piu’ omogeneo dell’attuale UE, e quindi possa imbastire una sua politica economica, con tanto di leva monetaria propria.
    Se mai funzionera’ un’UE, credo che dovra’ passare dalla fase a grandi (per modo di dire) blocchi economici.
    Il vero pericolo e’ non tanto di una balcanizzazione, peraltro sempre (mal) gestita in passato da forze esterne ai Balcani, ma piuttosto di una Kosovarizzazione. Cioe’ di una sequela di entita’ che non si sa cosa siano: non sono stati compiuti avendo perduto una bella parte di sovranita’, non sono protettorati compiuti, di sicuro sono governati da famiglie ad alta vocazione mafiosa e delinquenziale.

    Ci sono gangster e bankster di ogni religione e provenienza: sia anglosassoni che del club med, come e’ facile constatare guardandosi in giro.

    Fatto e’ che ogni scusa e’ buona per avviare la societa’ verso una societa’ di tipo sempre piu’ nazistoide, o fascistoide che dir si voglia. Un futuro a mentalita’ cinese non fa intravvedere grandi miglioramenti, con tutto il rispetto per i cinesi, loro pure non esenti da bankster e gangster.

    Non resta che ispirarsi a San Francesco, o San Bernardo. Personaggi dei tempi andati, quando il silenzio era ancora fonte di ispirazione. Si sente una tremenda mancanza di personaggi saggi, probabilmente stritolati dal baccano del marketing e dell’apparire. Gia’, il Nobel della saggezza non esiste. Ed e’ un bene che sia cosi’.

  • Hamelin

    Io aggiungerei anche il “Quando” che senza dubbio è fondamentale.
    A parer mio chi giostra il tutto conosce cose che la vile plebaglia non immagina…
    Poichè se si parla di economia , anche il piu’ scalcinato degli economisti sa che questo sistema è totalmente fallito ( Non tanto per il sistema in se , ma per l’uso che se ne è fatto ).
    Quello che si vede e vedrà nei prossimi mesi a parer mio sarà solo un tirare a campare con migliaia di falsità as usual .
    Finchè gli eventi celati alla conoscenza del volgo emergeranno e spazzeranno via la patina di falsità ed ipocrisia in cui siamo immersi …Per lasciarci alla piu’ cruda tremenda e drammatica verità.