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L’11 settembre e Jeffrey Epstein: la scorrettezza dei media al massimo grado

 

KEVIN BARRETT
unz.com

Con l’avvicinarsi del 18° anniversario dell’11 settembre, l’arresto e il presunto suicidio di Jeffrey Epstein hanno fatto notizia, sollevando dubbi sulla credibilità delle narrazioni ufficiali. Come scrive Eric Rasmusen: “Sembra che tutti, nella società di New York, sapessero dal 2000 che Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell stavano corrompendo ragazze adolescenti, ma [sapevano anche] che la stampa non ne avrebbe parlato.” Allo stesso modo, tutti, nella società di New York, sanno da tempo che Larry Silverstein, che aveva acquistato nel luglio 2001 quella cattedrale nel deserto piena di amianto del World Trade Center e che ne aveva immediatamente raddoppiato l’assicurazione, è un esponente del crimine organizzato amico di Netanyahu, nonchè  complice reo confesso della demolizione controllata dell’WTC-7, da cui aveva guadagnato oltre 700 milioni dollari di assicurazione con il pretesto che era stato in qualche modo abbattuto al-Qaeda. Ma neanche di questo parlerà la stampa.

Il New York Times, il quotidiano americano per antonomasia, ha il talento e le risorse investigative per mettere a nudo la grande corruzione di New York. Perché il Times ha fatto passare quasi due decenni ignorando i fin troppo ovvi e malsani comportamenti di Epstein e di Silverstein? Perché non sta scavando nell’assurda storia del presunto suicidio di Epstein? Perché non ha usato il lavoro di Architects and Engineers for 9/11 Truth, compreso il nuovissimo studio dell’Università dell’Alaska sulla demolizione controllata del WTC-7, per esporre il più grande scandalo del 21° secolo, se non di tutta la storia americana?

L’unica possibile risposta è che il New York Times sia in qualche modo complice di questi mostruosi crimini. Deve proteggere i suoi amici nei posti di responsabilità. Allora, chi sono questi amici e dove sono quei posti?

Una cosa che Epstein e Silverstein hanno in comune, oltre ai nomi che terminano in “stein,” è il presunto coinvolgimento nell’industria della prostituzione. Le stravaganze di Epstein, o almeno alcune di esse, sono ormai ben note. Non è così per Silverstein, che a quanto pare aveva iniziato la sua storia dalle stalle ai guadagni dell’11 settembre come magnaccia che forniva prostitute e spogliarelliste ai locali più sordidi di New York, insieme ad altre attività illecite tra cui “il commercio di eroina, il riciclaggio di denaro sporco e la corruzione della polizia di New York.” Tutto questo era venuto alla luce in una causa legale della metà degli anni ’90. Ma è praticamente impossibile trovare articoli investigativi sul New York Times.

Un altro legame tra Epstein e Silverstein è rappresentato dalle relazioni con le principali organizzazioni ebraiche americane. Anche mentre stava presumibilmente facendo prostituire le sue ragazze e vendeva eroina, Larry Silverstein era presidente dello United Jewish Appeal di New York. Per quanto riguarda Epstein, era il toy-boy e il protetto di Les Wexner, co-fondatore del Mega Group dei miliardari ebrei, associato al World Jewish Congress, alla Anti-Defamation League e ad altri gruppi filo-israeliani. In effetti, non ci sono prove che Epstein, il “miliardario che si era fatto da sé,” abbia mai guadagnato ingenti somme di denaro; il suo unico “cliente” di investimento era Les Wexner. Epstein, un ricattatore sessuale professionista, usava il suo presunto status di miliardario come una storia di copertura. In realtà, era solo un dipendente che lavorava per Wexner e per le reti criminali/di intelligence a lui associate.

Il che ci porta alla terza e più importante somiglianza tra Epstein e Silverstein: erano entrambi vicini al governo di Israele. Il controllore di Jeffrey Epstein era Ghislaine Maxwell, figlia della super spia del Mossad Robert Maxwell, tra i suoi amici c’era Ehud Barak, che attualmente sta sfidando Netanyahu per la leadership di Israele. Anche Larry Silverstein ha amici nelle alte sfere israeliane. Secondo Haaretz, Silverstein ha “stretti legami con Netanyahu” (gli parla al telefono ogni fine settimana) e con Ehud Barak, “a cui in passato Silverstein aveva offerto lavoro come suo rappresentante in Israele” e che aveva chiamato Silverstein subito dopo l’11 settembre.

Possiamo ragionevolmente supporre che sia Jeffrey Epstein che Larry Silverstein abbiano svolto un ruolo molto importante per conto dello stato di Israele. E possiamo anche supporre che questa sia la ragione per cui il New York Times ha coperto per quasi vent’anni gli scandali associati ai due agenti israeliani. Il Times, sebbene pretenda di essere il quotidiano americano per eccellenza, è sempre stato di proprietà e gestione ebraica. La sua copertura è sempre stata grottescamente parziale a favore di Israele. Non ha interesse ad esporre il modo in cui Israele controlla gli Stati Uniti ricattando i suoi leader (Epstein) o mettendo in scena un falso “attacco arabo-mussulmano contro l’America” (Silverstein). La terribile verità è che il New York Times fa parte della stessa rete ebraico-sionista “noi controlliamo l’America” di Jeffrey Epstein e Larry Silverstein.

Il “suicidio” di Epstein rivela il controllo sionista degli Stati Uniti e la decadenza e la depravazione del secolarismo occidentale.

Dal momento che il New York Times e gli altri media mainstream non tratteranno l’argomento, riflettiamo sui fatti e sulle lezioni dello scandalo del suicidio di Jeffrey Epstein, una vergogna nazionale che dovrebbe scioccare gli Americani e farli dubitare della loro visione del mondo in generale e della loro opinione sul mito ufficiale dell’11 settembre in particolare.

Sabato 10 agosto 2019, Jeffrey Epstein, già condannato per sfruttamento della prostituzione su minori, sarebbe stato trovato morto nella sua cella al Metropolitan Correctional Center (MCC) di New York City, una delle prigioni più corrotte d’America. Le autorità affermano che Epstein si sarebbe impiccato. Ma nessuno, nemmeno le testate giornalistiche più vendute dei media della propaganda corporativa americana, finge in modo convincente di credere alla storia ufficiale.

Jeffrey Epstein era un magnaccia pedofilo per presidenti e potenti. Il suo lavoro consisteva nel reclutare giovani ragazze per attività sessuali, offrendole poi a uomini potenti, in ambienti dotati di videocamere nascoste. Quando la polizia ha fatto irruzione nella sua casa di New York il 6-7 luglio 2019, [gli agenti] hanno trovato casseforti chiuse piene di immagini pornografiche di ragazze minorenni, insieme a pile di compact disc con l’etichetta “giovane (nome della ragazza) + (nome del VIP)”. Epstein aveva apertamente e sfacciatamente svolto questa attività per più di vent’anni, com’era stato riportato per gran parte di quel periodo dai media alternativi, come i miei Truth Jihad Radio e False Flag Weekly News. (Anche prima delle elezioni del 2016, il mio pubblico sapeva che sia Bill Clinton che Donald Trump erano clienti ricattati da Jeffrey Epstein, che Clinton era un frequent flyer del jet privato “Lolita Express” di Epstein e che Trump era stato accusato in modo credibile in un procedimento legale di essersi unito ad Epstein nel brutale stupro di una tredicenne, che poi Trump aveva presumibilmente minacciato di morte. Era stato solo nell’estate del 2019 che i media mainstream e i pubblici ministeri di New York City avevano iniziato a parlare di ciò che fino ad allora era stato relegato nel mondo delle “teorie della cospirazione.

Quindi, per chi lavorava Epstein? Il suo principale datore di lavoro era senza dubbio il Mossad israeliano e la sua rete criminale sionista mondiale. Il gestore di Epstein era Ghislaine Maxwell, figlia della super spia del Mossad Robert Maxwell. Secondo le deposizioni giurate, Ghislaine Maxwell reclutava ragazze minorenni per Epstein e supervisionava le sue operazioni di sfruttamento della prostituzione. Come riportato dal New Yorker il 16 agosto: “Nei documenti del tribunale desecretati il 9 agosto si afferma che la Maxwell era stata il complice principale di Epstein, prima come fidanzata e, successivamente, come sua fidata amica e procuratrice, gestendo un flusso costante di ragazze, alcune di appena quattordici anni,  costringendole a fare sesso con Epstein nelle sue varie residenze in tutto il mondo e, occasionalmente, partecipando lei stessa agli abusi sessuali.” Insieme alla Maxwell, il secondo gestore del Mossad di Epstein era Les Wexner, co-fondatore del famigerato Mega Group di spie israeliane miliardarie, che aveva originariamente reclutato lo spiantato Epstein, offendogli una ricchezza fasulla in modo che potesse passare per un playboy miliardario.

Anche dopo il misterioso “suicidio” di Epstein, la mega-Mossadnik Maxwell ha continuato ad ostentare la sua impunità dalla giustizia americana. Senza dubbio ha voluto lei stessa che il New York Post del 15 agosto pubblicasse una sua foto dove sorride e sembra “glacialmente serena,” scattata all’In-And-Out-Burger di Los Angeles, mentre legge The Book of Honor: The Secret Lives and Deaths of C.I.A. Operatives. [1] Quella nauseabonda foto ha indotto il New Yorker ad accusarla di avere “faccia tosta,” un eufemismo per la chutzpah yiddish, una qualità che fiorisce nelle comunità associate sioniste e di Kosher Nostra.

La Maxwell e The New York Post, entrambi beni di Kosher Nostra/Mossad, stavano ovviamente mandando un messaggio alla CIA: non scherzare con noi o esporremo la vostra complicità in questi scandalosi crimini. Questa è la procedura operativa standard del Mossad: infiltrare e compromettere i servizi di intelligence occidentali per impedire loro di interferire con le enormi nefandezze dei Sionisti. Secondo l’ipotesi dello storico francese Laurent Guyénot, un falso tentativo di assassinio della CIA nei confronti del presidente John F. Kennedy, progettato per darne la colpa a Cuba, era stato trasformato dal Mossad in un vero omicidio e la CIA non aveva potuto rivelarlo a causa della sua stessa complicità. (Il motivo: impedire a JFK di porre fine al programma nucleare israeliano). Lo stesso scenario, sostiene Guyénot, spiega le anomalie della vicenda Mohamed Merah, le uccisioni di Charlie Hebdo e l’operazione false flag dell’11 settembre. Non sarebbe sorprendente se elementi della CIA infiltrati dai Sionisti fossero stati resi complici delle attività di ricatto sessuale di Jeffrey Epstein, al fine di proteggere Israele nel caso in cui Epstein avesse dovuto essere “bruciato” (che, apparentemente, è proprio quello che alla fine è successo).

Allora, che cosa è veramente capitato ad Epstein? Forse lo scenario più probabile è che Kosher Nostra, che possiede New York in generale e il carcere del MCC in particolare, abbia permesso al Mossad di esfiltrare Epstein nella Palestina occupata, dove gli verrà data una faccia nuova, una pensione, un suite di lusso con vista sul Mediterraneo e un flusso costante di giovani schiave sessuali (Israele è la capitale mondiale della tratta di esseri umani, un onore che aveva ereditato dopo la fine  della Seconda Guerra Mondiale dall’enclave Kosher Nostra di Odessa). Una volta che l’interesse dei media si sarà raffreddato, Epstein godrà senza dubbio delle visite del suo ex gestore del Mossad, Ghislaine Maxwell, del suo buon amico Ehud Barak e di numerosi altri VIP sionisti. Potrebbe persino offrire nuove schiave sessuali ai congressisti americani in visita.

Questo non è solo un paranoico scenario fantasy. Secondo Eric Rasmusen: “Il Dipartimento di Giustizia non dovrebbere permettere che il corpo di Epstein sia cremato. E sarebbe meglio che ci dia prove convincenti che è veramente il suo corpo. Se avessi 100 milioni di dollari con cui uscire di prigione, procurarmi un cadavere e corrompere qualcuno per scambiare impronte digitali e DNA non sarebbe poi così difficile. Trovo preoccupante che il governo non abbia rilasciato le prove della morte di Epstein o una copia dell’autopsia.”

Ma la presunta autopsia non ha forse trovato fratture alle ossa del collo che sono più comunemente associate all’omicidio per strangolamento piuttosto che al suicidio [per impiccagione]? Questa polemica potrebbe essere stata creata per distrarre il pubblico da una rivelazione, apparsa su 4chan prima che si diffondesse la notizia del “suicidio” di Epstein, secondo cui Epstein sarebbe stato “scambiato” al MCC. In tal caso, il corpo con le ossa del collo spezzate non sarebbe stato quello di Epstein.

La vicenda di Epstein (come quella dell’11 settembre) mette in luce i due assiomi di fondamentale importanza nel secolarismo occidentale: non c’è verità e non ci sono limiti. Una società che non crede più in Dio non crede più nella verità, poiché Dio è al-haqq, la Verità, senza di cui l’intera nozione di verità non ha basi metafisiche. I filosofi postmoderni lo sanno perfettamente. Hanno insegnato ad un’intera generazione di studiosi occidentali di scienze umane che la verità è semplicemente una funzione del potere: le persone accettano qualcosa di “vero” solo nella misura in cui sono costrette dal potere ad accettarlo. Perciò, quando le persone più potenti del mondo insistono sul fatto che tre enormi grattacieli, con una struttura interna completamente in acciaio, l’11 settembre 2001 erano stati ridotti in briciole dagli incendi relativamente modesti di qualche ufficio, quell’assurda affermazione diventa la “verità” ufficiale, edificata dalla maggiori istituzioni occidentali: governi, tribunali, media e mondo accademico. Allo stesso modo, l’affermazione che Jeffrey Epstein si è suicidato in circostanze che rendono assurda tale asserzione diventerà probabilmente la “verità” ufficiale, messa agli atti e ratificata dalle istituzioni al potere in Occidente, anche se nessuno ci crederà mai davvero.

La carriera di spudorato ricattatore sessuale di Epstein, chiaramente al servizio del Mossad, così come lo sfacciato colpo di stato dell’11 settembre, illustra anche un’altra verità fondamentale del secolarismo occidentale: se non c’è Dio, non ci sono limiti (in questo caso alla depravazione umana e fino a che punto si riesce a farla franca). O, come nella famosa frase di Dostoevskij: “Se Dio non esiste, tutto è permesso“. Dato che solo Dio può stabilire i limiti metafisici tra ciò che è permesso e ciò che è proibito, un mondo senza Dio non avrà questi limiti; in un mondo del genere il motto satanico di Aleister Crowley “Quello che farai diventerà la legge” sarà il solo e unico comandamento. Nell’Occidente senza Dio di oggi, perché gli uomini non dovrebbero “fare ciò che bramano” e soddisfare la loro libido violentando giovani donne, se poi riescono a cavarsela? Del resto, tutti gli altri tabù sessuali sono stati infranti, uno per uno. Fornicazione, adulterio, omosessualità, sadomasochismo, inclinazione di genere… tutti quanti sono stati trasformati nel corso della mia vita da crimini e vizi a “diritti umani” di cui godono i laici occidentali più liberali e alla moda. Perfino la bestialità e la necrofilia sono in procinto di diventare “identità sessuali” normalizzate, i cui praticanti marceranno presto a testa alta nelle parate dell’”orgoglio bestiale” e dell’”orgoglio necrofilo.” Quindi, perché non normalizzare la pedofilia e le altre forme di stupro perpetrate dai forti contro i deboli? E perché non aggiungere anche la tortura e l’omicidio a scopo di gratificazione sessuale? Dopotutto, la bibbia segreta del movimento per l’identità sessuale è l’opera completa del Marchese de Sade, il satanico profeta della liberazione sessuale, che l’Occidente laico progressista e liberista sta finalmente eguagliando. Non sorprenderà quindi se, pochi anni dopo che il “suicidio” di Jeffrey Epstein sarà stato sepolto nel buco della memoria, assisteremo a parate LGBTQBNPR, dove il BNPR significherà bestialità, necrofilia, pedofilia e stupro. (Avrebbe dovuto essere LGBTQBNPRG, con la G finale per Gropers [palpeggiatori], come il presidente Trump, solo che la G era già stata presa dai gay). I P, i pionieri delle parate dell’orgoglio pedofilo, celebreranno senza dubbio Jeffrey Epstein come un incompreso eroe del passato, ingiustamente perseguitato sulla base del suo insolito orientamento sessuale.

Sta diventando sempre più difficile fare della satira sulla decadenza e sulla depravazione dell’Occidente secolare, che insiste nella parodia di se stesso con sempre maggior stravaganza. Quando il libro su questa civiltà, un tempo potente, sarà stato scritto e l’inchiostro si sarà asciugato, i lettori rimarranno stupiti dalle menzogne senza limiti degli psicopatici ubriachi di insolenza che l’avevano portata alla rovina.

Kevin Barrett

[1] Sembra che il libro le sia piaciuto, visto che lo ha recensito su Amazon con 5 stelle su 5 [N.d.T.]

G. Maxwell
5.0 out of 5 starsA comforting read after a personal tragedy
August 15, 2019
Format: Kindle Edition
A good friend of mine died recently under very tragic circumstances. Some of us saw it coming for quite a while but it was still a huge shock when it finally happened. I picked up this book at the advice of a friend and absolutely couldn’t put it down. I’d read it walking the dog, getting fast food, or even just lounging around the house. It helped me realized that my friend really believed in something, and that giving your life for the CIA, NSA, FBI, Mossad, or other intelligence agency is truly a higher calling and not something to mourn. A wholehearted recommendation.

 

Fonte: unz.com
Link: https://www.unz.com/article/9-11-and-jeffrey-epstein-media-malfeasance-on-steroids/
05.09.2019
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.