Julian Assange come Prometeo

Pepe Escobar
consortiumnews.com

Questa è la storia di una tragedia della Grecia antica nuovamente in scena in AngloAmerica.

Tra un silenzio fragoroso e un’indifferenza quasi universale, incatenato, immobile, invisibile, un misero Prometeo è stato fatto uscire di cella per un processo farsa in una fasulla corte gotica costruita sul sito di una prigione medievale.

Kratos che impersona la Forza e Bia la Violenza, avevano debitamente incatenato Prometeo, non su una montagna del Caucaso, ma in isolamento in una prigione di massima sicurezza, soggetto ad implacabili torture psicologiche. Lungo le torri di guardia di tutto l’Occidente, non un singolo Efesto si era offerto volontario per forgiare nella sua fucina un po’ di riluttanza o magari un briciolo di pietà.

Prometeo viene punito non per aver rubato il fuoco, ma per aver esposto il potere alla luce della verità, provocando in questo modo l’ira infinita di Zeus l’Eccezionalista, che è in grado di perpetrare i suoi crimini solo sotto molteplici veli di segretezza.

Prometeo aveva squarciato il mito della segretezza, quello che permette a Zeus di controllare tutto lo spettro delle attività umane. E questo è anatema

Per anni, stenografi corrotti e dozzinali avevano lavorato incessantemente per dipingere Prometeo come imbroglione di bassa lega e irrilevante falsario.

Abbandonato, calunniato, demonizzato, Prometeo era stato confortato solo da un piccolo coro di Oceanidi: Craig Murray, John Pilger, Daniel Ellsberg, guerrieri Wiki, scrittori di Consortiumnews. A Prometeo erano stati negati anche gli strumenti di base per organizzare una difesa che potesse almeno scuotere la dissonanza cognitiva della narrativa di Zeus.

Oceanus, il Titano padre degli Oceanidi, non poteva di certo indurre Prometeo a placare Zeus.

Di sfuggita, Prometeo potrebbe aver detto al coro che rivelare segreti non era proprio il massimo delle sue aspirazioni. Il suo dramma potrebbe anche, a lungo termine, far rivivere l’attaccamento popolare per le arti civilizzatrici.

Un giorno Prometeo aveva ricevuto la visita di Io, una fanciulla umana. Potrebbe aver previsto che non le sarebbe stato più possibile recarsi da lui e che gli avrebbe dato due figli. E potrebbe anche aver previsto che uno dei loro discendenti, un anonimo epigone di Eracle, molte generazioni dopo lo avrebbe liberato, figurativamente, dal suo tormento.

Zeus e i suoi scagnozzi dell’accusa non hanno prove a carico di Prometeo, a parte il possesso e la diffusione di informazioni riservate, Eccezionali.

Tuttavia, alla fine è toccato ad Hermes, il messaggero degli dei e, significativamente, ai media mainstream, essere mandati da uno Zeus in preda ad una rabbia incontrollabile a chiedere che Prometeo ammettesse di essere colpevole di aver tentato di rovesciare l’ordine basato sulle regole stabilite dal Supremo Eccezionale.

Questo è ciò che viene ritualizzato nell’attuale processo farsa, che non ha mai riguardato la giustizia.

Prometeo non sarà domato. Nella sua mente, troverà sollievo nell’Ulisse di Tennyson: “lottare, cercare, trovare e non capitolare.”

Per questo motivo Zeus potrebbe, alla fine, colpirlo con il fulmine dell’Eccezionalismo e Prometeo sarà scagliato nell’abisso.

Tuttavia, il furto del segreto del potere da parte di Prometeo è irreversibile. Alla fine, il suo destino causerà sicuramente l’entrata in scena di Pandora e del suo vaso di malvagità, con tutte le impreviste conseguenze.

Qualunque sia il verdetto che uscirà da quel tribunale del XVII secolo, non è affatto detto che Prometeo entrerà nella storia solo come capro espiatorio della follia umana.

Perché ora quello che importa è che la maschera di Zeus è caduta.

Pepe Escobar

Fonte: consortiumnews.com
Link: https://consortiumnews.com/2020/09/08/pepe-escobar-julian-assange-prometheus-bound/
08.09.2020
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org