Home / Attualità / Inizia la più grande crisi economica dal diluvio universale ? La Cina abbassa il rating agli Usa. Come risponderà Trump ?

Inizia la più grande crisi economica dal diluvio universale ? La Cina abbassa il rating agli Usa. Come risponderà Trump ?

 

DI ANTONIO DE MARTINI

 corrieredellacollera.com

Una notizia che da ieri cerca di farsi strada è che la società cinese di rating  DAGONG GLOBAL CREDIT RATING ha tagliato la valutazione del debito americano da A- a BBB+. Qualcuno, dal 1971 – quando Nixon osò rompere il patto di Bretton Woods che fissava la parità del dollaro con l’oro a 35 dollari l’oncia-  ha finalmente fatto notare che il sistema di stampare denaro senza copertura alcuna era da considerarsi inaffidabile.

Oggi l’oro veleggia attorno ai 1300 dollari l’oncia ( trentasette volte la quota Bretton Woods) e la notizia di ieri non lo farà certo calare. Per raccontare meglio cosa sta accadendo, bisogna dilungarsi dato che ( tranne Giorgio Vitangeli, giornalista ignorato dai media ) nessuno vi ha mai informato correttamente .

ANTEFATTO

L’economista francese  Jacques Rueff ( è appena uscita – ed. Odile Jacob-  una sua biografia con prefazione di Wolfgang Schauble)  iniziò una serie di studi miranti a dimostrare che il dollaro era stampato in eccesso rispetto alle riserve e non valeva certo 35 dollari l’oncia d’oro come nei patti di Bretton Woods stipulati dagli USA usciti vincitori dalla guerra.

Il Presidente francese Charles De Gaulle, gli diede retta e chiese il cambio di due partite di dollari in oro. Gli Stati Uniti onorarono l’impegno , ma prima che giungesse una terza richiesta, il Presidente USA Richard Nixon dichiarò la inconvertibilità della valuta americana con l’oro.                                                                                                    Accadde il 15 agosto 1971 e l’unico giornalista al mondo che previde la mossa nixoniana prima che avvenisse, fu il giovane giornalista GIORGIO VITANGELI su un settimanale già messo all’indice dalla Chiesa cattolica.

Il settimanale si chiamava NUOVA REPUBBLICA e patrocinava una riforma costituzionale. La pagina economica era tenuta da Vitangeli e vi collaborava regolarmente, con lo pseudonimo di LA PRIMULA VERDE, Carlo Casali , all’epoca direttore Generale dell’INA ( Istituto Nazionale Assicurazioni). Risparmio a tutti il periodo di incertezza e di confusione che ne è seguito per quarantasette anni fino a che, ieri, l’ultima arrivata , in ordine di tempo, tra le agenzie di rating non ha dichiarato che il re era nudo.

Ai venti trilioni di dollari di deficit – non saprei scriverlo in cifre- si sono aggiunti due fenomeni :

a) un trilione virgola quattro di deficit aggiuntivo  creato dalle minori entrate dovute alle riforme fiscali di Donald Trump che ha inteso ricalcare le orme del suo predecessore Ronald Reagan che con una mossa analoga portò il deficit USA dal 30 al 50%. La Cina , il più importante cliente estero dei Buoni del Tesoro USA,  si è giustamente preoccupata, ma a parte le polemiche con le altre società di Rating notoriamente orbe verso Stati Uniti e Inghilterra, quel che rischia di preoccupare di più il mondo finanziario internazionale è il rapporto della MORGAN STANLEY che precede la fine del mondo ( finanziario) entro la fine dell’anno.

La ragione è presto detta: A causa del Quantitative Easing  praticato a suon di centinaia di miliardi erogati a interessi zero, una impressionante schiera di imprenditori disonesti, invece di investirli in attività produttive, li avrebbero impiegati per comprare e far comprare ad amici e amici di amici, azioni delle loro società che hanno così raggiunto vette altrimenti inaccessibili, creandosi plu valenze da capogiro.

Col cessare del QE il gioco della borsa si affloscerebbe  inevitabilmente creando un buco nero nei conti di migliaia di società quotate.  Bernie Madoff a confronto farà figura di un seminarista. Lo hanno detto in molti, ma non con la notorietà e la credibilita della Morgan Stanley.

Il combinato disposto dell’abbassamento del rating degli USA – una prima nella storia del mondo finanziario – e la cessazione del Quantitative Easing provocherà la deflagrazione.

LA POSIZIONE CINESE OGGI 

La Cina è un gigante commerciale e un nano militare dotato di armi nucleari. Può difendersi con efficacia, ma non può attaccare un avversario ben attrezzato, ne difendere le proprie rotte commerciali. E’ quindi un colosso dai piedi di argilla. I formidabili risultati commerciali ottenuti nel mondo l’hanno messa in grado di essere anche un gigante finanziario. Detiene circa il 20% del pubblico risparmio americano e , dopo aver abbreviato la durata degli acquisti di bond USA, adesso indica che gli interessi prodotti sono insoddisfacenti e che la creatività politica trova le strade per soverchiare un avversario.

Dopo i contratti approvati con la Germania e con la Russia, la Cina si è schierata dalla parte dei paesi che dispongono di una cospicua riserva di oro a copertura della propria valuta.La vera guerra mondiale comincia da qui. Nessuno vuole disarcionare qualcuno. La Cina vuole solo un ritorno dei suoi investimenti e mettere in luce che esiste una differenza tra la carta stampata e l’oro.

Il Presidente  della Dagong Global,  Guan Jianzhong, lo diceva fin dal luglio 2016 ( al Forum economico di Pietroburgo) : ” Actually  credit ratings are largely politically biased Dagong is only considering the debt repaying capacity of the central government. In western countries , they use the credit rating as a tool to protect their own profits, their own interest”. Hanno avuto un anno e mezzo di tempo per capire e accettare un nuovo ospite al banchetto.  Hanno perso al loro stesso gioco.

COSA ACCADRA’ 

La reazione USA è per ora quella di adottare la strategia dello struzzo. Ho tentato invano di mettere on line la notizia e così pure Giorgio Vitangeli col quale mi sono consultato. Vedremo entro i prossimi giorni se Trump è veramente matto e allora reagirà con la flotta e la minaccia nucleare, oppure è sano di mente e dovrà prendere atto del fatto che non ha vie di uscita onorevoli se non trattare con la Cina e i suoi partners. Accettare la politica economica della Angela Merkel ( che si è sempre preparata a questo momento.

Il feudatario che alla maniera del Conte Max (De Sica senior) diceva al droghiere di mettere in conto e non pagava mai, ha trovato il bottegaio che ha indicato il cartello sospeso sopra la cassa : “qui facciamo credito solo a novantenni accompagnati dai genitori”. Ora il feudatario reagirà facendo l’offeso o cercando credito altrove? I maggior produttori di oro al mondo sono il Sud Africa e la Russia. La vedo male per Zuma.

Quale possa essere un terreno di compromesso tra il gigante commerciale e quello militare, lo vedremo nei prossimi giorni. Mi aspetto che la contropartita, se negozieranno, potrebbe essere in parte finanziaria e in parte politico-militare. L’Unione Europea uscirà vittoriosa comunque perchè sia l’Italia che la Francia e la Germania hanno mantenuto, con sacrificio, il controllo sulle proprie riserve auree.

Ora più che mai diventa imperativo per noi italiani tornare in possesso della Riserva Aurea Nazionale ( anche quella detenuta all’estero) che non appartiene alle ex  Banche di interesse nazionale (avventatamente privatizzate da Giuliano Amato)  o a Bankitalia che sono TUTTE  intestazioni fiduciarie.  Tutti i governatori alle assemblee di Bankitalia hanno sempre detto e scritto che i presenti erano ” Partecipanti” non azionisti.

L’oro della riserva appartiene al popolo italiano.  Vediamoci a fine maggio davanti alla Banca d’Italia in via Nazionale.  Se vogliono il nostro oro, avranno il nostro  piombo.

 

Antonio De Martini

Fonte: https://corrieredellacollera.com

Link: https://corrieredellacollera.com/2018/01/17/inizia-la-piu-grande-crisi-economica-dal-diluvio-universale-cina-abbassa-il-rating-agli-usa-come-rispondera-trump-di-antonio-de-martini/

17.01.2018

 

 

Pubblicato da Davide

  • DesEsseintes

    Cito

    “Se vogliono il nostro oro, avranno il nostro piombo.”

    Piccolino tesoro…

  • televisione falsa

    Gli USA da criminali quali sono non accetteranno mai di diventare i secondi

  • Mario Poillucci

    Aria di ”primavera cinese”? Non credo che da quelle parti gli riuscirà!

    • Filippo Gregoretti

      I cinesi, mica scemi, hanno bloccato facebook e hanno il controllo dei server di google che possono spegnere quando vogliono. Qualsiasi operazione di manipolazione sul popolo cinese verrebbe intercettata e bloccata in un lampo.

    • vocenellanotte

      Agli arancioni gli è bastata tienanmen.

  • cdcuser

    In tema, segnalo anche quest’altro articolo:

    2018, guerra sino-americana: commerciale o militare?

    Le Olimpiadi invernali in programma in Corea del Sud hanno stemperato la tensione internazionale, producendo una momentanea riconciliazione tra le due Coree: difficile, però, che riescano a ricomporre gli interessi divergenti delle super-potenze. L’atomica nordcoreana assomiglia sempre più alla Bosnia Erzegovina del 1914: una questione marginale rispetto ai grandi squilibri del sistema internazionale, dove gli USA, in conclamato declino, sentono la loro
    egemonia mondiale minacciata dalla Cina emergente. Nel 2018, è concreto il rischio che il duello sino-americano si allarghi dal piano economico-finanziario a quello militare: l’attacco alla Nord Corea sarebbe l’estremo tentativo statunitense di ribadire la loro supremazia.
    ….

    continua: http://federicodezzani.altervista.org/2018-guerra-sino-americana-commerciale-militare/#sdfootnote7sym

    • Luigi za

      Reputo il DeMartini ed il Dezzani due eccellenti blogger al di sopra della media e che seguo costantemente.
      Sono soliti fornire informazioni, anche storiche, e generare analisi che ritengo essere cibo per gli affamati di conoscenza dei fatti.
      Non sempre risultano essere nel giusto ma é indubbio che non elargiscono la solita sbobba.

  • AlbertoConti

    Il successo di una moneta è una questione di fiducia.
    Tutto l’oro del mondo è ben misera cosa, un pallido surrogato della fiducia, anche se quest’inganno è durato secoli e trova ancora millantato credito.
    Peccato che i quasi 47 anni trascorsi non sono evidentemente bastati a chiarire questo punto, almeno dal punto di vista empirico, visto che l’aspetto concettuale pare essere così ostico da digerire.
    L’erosione della fiducia nel dollaro ha ben altri motivi, questi sì, per fortuna, sostanziali.
    E’ un processo lento ma inesorabile, come la formazione di una frana che lavora negli strati profondi, senza apparire, fino al giorno in cui esplode. Che quel giorno cada entro l’anno appena iniziato è una previsione che auspico, ma non può essere una certezza, men che meno per Morgan Stanley, che ne è parte in causa.

    • XL

      Perfettamente corretto legare moneta e fiducia.
      Ma non fermiamoci lì, come se la moneta fosse un articolo a sé stante il cui funzionamento risolve i problemi, perché non li risolve.
      Il legame salutare è quello (e solo quello) di moneta e lavoro, moneta e piena occupazione, moneta e obiettivi strategici.
      La fiducia ultima non è nella moneta, ma (per tramite della moneta) nelle capacità lavorative, organizzative e tecnologiche.

  • aNOnymo

    Quando si parla di dollari non si può non parlare di petrolio. I petrodollari sono il motore trainante dell’economia americana. Attraverso la domanda di petrolio dei vari paesi si hanno tre effetti principali. Uno, il valore/prezzo del dollaro viene spinto verso l’alto, la moneta quindi si apprezza e diventa più forte. Due, i petrodollari vengono in gran parte reinvestiti nel paese con tutti i benefici che ne comporta. Tre, ultimo ma non meno importante, dal momento che i paesi sono costretti ad acquistare petrolio in valuta estera (dollari appunto)essi sono soggetti al pagamento di una “tassa” che equivale al tasso di interesse che devono pagare agli Usa per avere i dollari per comprare petrolio( e molte altre materie prime). Gli Stati Uniti con la forza hanno tassato tutto il mondo.

  • Pimander

    Oltre certi livelli, il problema passa dal debitore al creditore.
    Ne ho piene le scatole di teorici della moneta forte. Non se ne puo’ proprio piu’.