IL RITORNO DELLA CRISI DEMOGRAFICA

DI DEAN BAKER
.aljazeera.com

La proiezione di un continuo declino nel numero di lavoratori rispetto ai pensionati non è niente di cui preoccuparsi

I media stanno rinnovando l’allarme in merito all’imminente crisi legata al fenomeno della popolazione in continuo invecchiamento negli USA ed altrove. Il problema sta nel fatto che ci saranno troppi pochi lavoratori a sostenere una crescente popolazione di pensionati – alquanto spaventoso. Mentre per il circuito dei cocktail party di Washington tutto fa brodo, questa non è il tipo di cosa che la gente normale ha bisogno di prendere sul serio.
L’idea che dovremmo preoccuparci dalla prospettiva di una popolazione stagnante o in declino è quasi da ridere. È come se una persona sovrappeso si preoccupasse del fatto di aver perso 9 chili. Di solito, questa è una buona notizia.

Al livello più elementare, la gang della demografia cerca di dirci che siamo a corto di lavoratori. Davvero? È questo il problema negli USA con l’8.2% di disoccupazione, in Francia con il 10% o in Spagna con un tasso di oltre il 24%? A prescindere da dove guardiamo, il problema è che ci sono troppi lavoratori per troppo poco lavoro. Se all’improvviso molti di questi lavoratori decidono di andare in pensione, esattamente dov’è il problema?

In linea di principio, dovremmo aspettarci che questa inversione prima o poi finirà, sebbene la maggior parte delle principali previsioni mostrino che gli Stati Uniti ed altri paesi benestanti stanno vivendo un livello eccessivo di disoccupazione da circa dieci anni. Finché l’economia soffrirà del problema di un alto tasso di disoccupazione è difficile vedere come la relazione tra lavoratori/pensionati possa costituire un problema.

Anche supponendo che ad un certo punto le economie ristabiliranno di nuovo una piena occupazione, è ancora difficile considerare la scarsità di lavoratori come un problema serio. I 130 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti hanno diversi gradi di importanza. Alcuni, come infermiere, insegnante e pompiere, sono molto importanti per l’economia e la società. Altri, come il turno di notte in un negozio, sono decisamente meno importanti.
Se raggiungiamo una situazione in cui la domanda di lavoro è molto elevata, allora i salari di infermieri, insegnanti e pompieri aumenteranno in relazione a quelli delle persone che lavorano al turno di notte in una drogheria. Il risultato sarà che il negozio potrebbe non essere in grado di trovare lavoratori per il turno di notte e quindi potrebbe essere costretto a chiudere nell’orario notturno.

Ci sono infatti decine di milioni di lavori come il turno di notte in un negozio. Se il mercato del lavoro si riducesse, allora si vedrebbero hotel che fanno pulire le stanze ogni due giorni. Vedremmo più caffetterie e meno ristoranti. Pochi impiegati sarebbero capaci di fornire servizio nei grandi magazzini. Nella città più grandi, trovare un taxi risulterebbe molto più difficile. Pochi hotel e ristoranti offrirebbero il servizio di parcheggio. Non siete ancora spaventati?

Questo è quello che succede quando un’economia cresce. Il lavoratori si spostano verso impieghi più produttivi. Questo è il motivo per cui ci sono poche persone che lavorano nell’agricoltura. Il lavoratori sono più produttivi nell’industria o nel settore dei servizi, quindi lasciano il settore primario.

La crescita della produttività dei lavoratori permette facilmente di sostenere una grande popolazione di pensionati. Cinquant’anni fa il rapporto era di cinque lavoratori per ogni pensionato; oggi il rapporto è meno di tre a uno. Tuttavia, in media oggi godiamo di standard di vita migliori di quelli di cinquant’anni fa. Questo è dovuto al fatto che la produttività è aumentata più del doppio rispetto ad allora. Probabilmente questo è quello che continuerà a succedere.

Per questo non c’è motivo per cui dovremmo essere preoccupati dalla prospettiva che il rapporto tra lavoratori e pensionati sia destinato a continuare a scendere. Se la produttività cresce a ritmo regolare, potremmo avere un rapporto minore e vedere comunque un miglioramento degli standard di vita sia per i lavoratori che per i pensionati.
È particolarmente interessante sentire della crisi demografica in Cina. La Cina ha visto una crescita nella produttività di quasi l’8% all’anno dato che i lavoratori lasciano impieghi relativamente poco produttivi nel campo agricolo per prendere lavori molto più produttivi nel campo industriale. Così facendo, la produttività si raddoppia circa ogni nove anni, il che significa che nell’arco di una generazione la produzione di un lavoratore medio si quadruplica. A sua volta questo significa che c’è una netta diminuzione del rapporto lavoratori/pensionati in Cina, entrambi ancora capaci di godere di standard di vita molto più alti di quelli delle generazioni precedenti.

L’altra parte di questa storia è che l’unico modo pratico di prevenire l’invecchiamento della popolazione sarebbe fare più figli. Questo imporrebbe un enorme fardello sulle infrastrutture e sulle risorse naturali, specialmente dato il problema del surriscaldamento globale. Nella misura in cui l’invecchiamento della popolazione verrà associato con lo scarso popolamento, vedremo profitti che per la maggior parte non verranno introdotti nelle misure economiche standard: come ad esempio trasporti meno affollati, meno traffico stradale, accesso più facile a spiagge e rive dei fiumi.

In breve, l’invecchiamento delle popolazioni americana e mondiali dovrebbe essere visto come sorprendentemente positivo. Non c’è motivo di aver paura che possa impoverire i nostri genitori o i nostri figli.

Dean Baker è un macro-economista americano e co-fondatore del Center for Economic and Policy Research.

Fonte: www.aljazeera.com
Link: http://www.aljazeera.com/indepth/opinion/2012/06/201261393935318924.html
13.06.2012

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO

5 Commenti
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grillone
grillone
16 Giugno 2012 15:16

io credevo che il problema della crisi demografica fosse tutto europeo!! evidentemente mi sbagliavo

Allarmerosso
Allarmerosso
16 Giugno 2012 15:50

Rendetevi conto che siamo arrivati al punto in cui ci viene detto che vivere di più sta diventando un problema invece che una conquista , che bel mondo questo. Si mettano una mano sulla coscienza i tifosi di questo modello economico e sociale e che hanno il coraggio di chiamare progresso.

Tonguessy
Tonguessy
17 Giugno 2012 0:31

Il lavoratori sono più produttivi nell’industria o nel settore dei servizi, quindi lasciano il settore primario. La Cina ha visto una crescita nella produttività di quasi l’8% all’anno dato che i lavoratori lasciano impieghi relativamente poco produttivi nel campo agricolo per prendere lavori molto più produttivi nel campo industriale.

Ma guarda un po’. Quindi abbandonare le campagne per vivere nei casermoni dei quartieri dormitorio creati per avvicinare la merce umana che schiaccia il bottone della pressa è la soluzione migliore? Cosa si intende per produttività qui? Solo quella industriale? E perchè l’illuminato articolista evita di nominare il terziario che nei paesi maggiormente industrializzati assorbe circa il 70% dei salariati, il 25% spetta al secondario e solo il 5% al primario? Vogliamo azzerarlo il primario? Cosa produce il terziario, a parte il ben noto parassitismo finanziario? E qual’è il maggiore prodotto di una società fortemente “produttiva”? I suicidi della Foxxcon o le ignobili prebende della nomenklatura e delle elites?

ejgejames
ejgejames
17 Giugno 2012 6:50

La tesi di Baker se ho ben capito è che l’aumento della produttività del singolo lavoratore generi un ritorno di cassa con cui mantenere un maggior numero di pensionati nel tempo, sopratutto in presenza di una riduzione dei lavoratori. Il presupposto è che la crescita della produttività di ogni lavoratore compensi sempre la decrescita dei lavoratori e la crescita dei pensionati a carico. E’ un’equazione che per funzionare deve presupporre una crescita costante di produttività per lavoratore, in presenza di diminuzione costante di lavoratori e un aumento costante di pensionati. Tutto dev’essere costante nell’equazione di Baker, non contempla margini di variazione sulle incognite. Fragile. Molto fragile, perchè non spiega come ci siamo ridotti ad essere pieni di debiti nell’intero mondo occidentale rispetto alla ricchezza accumulata. Baker desume come costante il dato dell’aumento di produttività dalle serie storiche sulla produttività in Occidente e in Cina. Ma considerando l’anno 2005 e le piramidi d’età relative a quell’anno dei vari paesi, appare evidente come che siamo molto vicini ad un periodo limite, in cui in molti paesi ocidentali la popolazione sotto i 50anni è ancora più numerosa di quella ultracinquantenne che si avvia alla pensione. Questo significa che fatto 100 il totale delle… Leggi tutto »

ilsanto
ilsanto
21 Giugno 2012 14:19

In breve siamo bravissimi con poca gente facciamo tutto quello che serve anzi ne avanza e così ci sono un sacco di disoccupati e giustamente i vecchi non sono un problema questo in un mondo normale.
Purtroppo viviamo in un mondo parallelo dove la ragione non conta.
quindi i vecchi sono di troppo e pure i disoccupati e magari i sottoccupati e i precari poi saranno gli stranieri le donne magari i mussulmani e certamente i neri naturalmente tutto dimostrabile da cifre, istogrammi, articoli, interviste, professori e chi sa magari anche dalla chiesa.
Credo che la ragione e gli interessi debbano essere mediati dal cuore e il mio mi dice che è meglio che ci diamo una regolata perchè così non và.
Per me è chiaro che il meccanismo si è rotto è impazzito non funziona e quando ho un problema io mi fermo e cerco di capire.