Il ‘processo’ a Julian Assange è un assurdo incubo kafkiano

Caitlin Johnstone
medium.com

Si è conclusa la prima settimana del processo, destinato a riprendere il 18 maggio, per l’estradizione di Julian Assange. Nel caso non aveste seguito da vicino le fasi processuali, lasciatemi riassumere ciò che vi siete persi:

L’accusa sta lavorando per estradare Assange negli Stati Uniti ai sensi di un trattato di estradizione USA-Regno Unito, trattato di cui, secondo l’accusa, dovremmo ignorare i contenuti, dal momento che proibiscono esplicitamente le estradizioni politiche. L’accusa afferma che, comunque, la cosa non ha nessuna importanza perché Assange non è un attore politico, anche se nel 2010 il governo degli Stati Uniti, lo stesso che sta cercando di estradarlo, lo aveva esplicitamente definito un attore politico. Il processo ad Assange si sta svolgendo in una prigione di massima sicurezza per criminali pericolosi solo perché è quello il luogo in cui era stato incarcerato senza un motivo dichiarato e, nonostante non abbia precedenti di violenza, questo basta a tenerlo fisicamente separato dall’aula del tribunale, all’interno di un recinto di sicurezza insonorizzato, da cui può ascoltare e prendere parte al processo. Il magistrato che giudica il caso afferma che non può essere fatto uscire dalla gabbia perché è considerato pericoloso e che è da considerarsi pericoloso perché era stato arbitrariamente incarcerato in una struttura per criminali violenti e pericolosi. Il magistrato continua a dire ad Assange di smettere di parlare durante il processo e di comunicare solo attraverso i suoi avvocati, ma gli viene comunque impedito di comunicare con i suoi avvocati.

Ha senso la cosa?

No?

Neanche un pochino?

Va bene. Lasciate che vi spieghi.

Un’organizzazione britannica per i diritti umani e le riforme legislative ha scoperto che tenere un imputato rinchiuso in una gabbia di vetro insonorizzata separata dall’aula, come stanno facendo con Assange, viola di fatto il loro diritto ad un processo equo. https://t.co/FG61rIu1ur
— Caitlin Johnstone ⏳ (@caitoz) February 27, 2020

È pratica comune che nelle aule giudiziarie britanniche sia presente un “recinto” [dock], un luogo in cui gli imputati siedono fisicamente separati dai partecipanti al procedimento giudiziario. Non tutte le aule di tribunale del Regno Unito dispongono di recinti e non tutti i dock sono del tipo “sicuro,” di vetro antiproiettile, come quello in cui viene rinchiuso Assange; possono anche essere recinzioni aperte in legno. Dal momento che Assange è detenuto, senza motivazioni di sorta, in una prigione di massima sicurezza normalmente riservata ai criminali violenti e ai detenuti più pericolosi, deve assistere al suo processo all’interno di una gabbia assolutamente di tipo tipo “sicuro” (al punto che si è lamentato del fatto di non riuscire a seguire il dibattito processuale attraverso il vetro antiproiettile) e la sensazione generale è che dovrà rimanervi. Il magistrato ha stabilito che questo imputato non violento dovrà essere tenuto in un recinto insonorizzato per tutta la durata del processo, affermando, in modo bizzarro, che Assange rappresenta un pericolo per il pubblico.

L’ex ambasciatore britannico e sostenitore di lunga data di Assange, Craig Murray, è stato in tribunale per tutti e quattro i giorni del processo e ha descritto la situazione nel modo seguente (Edward Fitzgerald è l’avvocato difensore di Assange, Vanessa Baraitser il magistrato):

Al suo ritorno, Edward Fitzgerald ha presentato una richiesta formale affinché a Julian fosse permesso sedere accanto ai suoi avvocati al banco della difesa. Julian è “un uomo mite ed un intellettuale” e non un terrorista. La Baraitser ha replicato che far uscire di Assange dal recinto e [farlo sedere] all’interno dell’aula del tribunale avrebbe significato liberarlo dalla custodia. Per ottenere una cosa del genere sarebbe stata necessaria una richiesta di rilascio su cauzione.

Ancora una volta, l’avvocato dell’accusa, James Lewis, è intervenuto a sostegno della tesi della difesa per cercare di rendere il trattamento di Julian meno estremo. Non era, aveva suggerito con diffidenza, affatto certo del fatto che fosse necessaria una richiesta di libertà su cauzione per far sedere Julian all’interno del tribunale, o che essere all’interno del tribunale accompagnato da agenti della sicurezza significasse che il prigioniero non era più sotto custodia. I prigionieri, anche i più pericolosi terroristi, sono sempre stati chiamati a testimoniare dal banco dei testimoni, all’interno della della corte e accanto ad avvocati e magistrati. Alla Corte Suprema gli imputati spesso siedono accanto ai loro avvocati nelle udienze di estradizione, nei casi estremi di criminali violenti, sono ammanettati ad un ufficiale addetto alla sicurezza.

La Baraitser ha replicato che Assange potrebbe rappresentare un pericolo per il pubblico. Era una questione di salute e sicurezza.

Ah sì, sì sono sicura che tutti in aula erano molto preoccupati che l’emaciato nerd informatico potesse passare in qualsiasi momento in modalità bestia feroce e iniziare ad aggredirli per tutta la stanza. Certo, Vanessa.

Quindi, ricapitolando, Assange è stato messo senza alcun motivo in una prigione per criminali pericolosi, ed è considerato troppo pericoloso per partecipare al suo stesso processo perché è detenuto in una prigione per criminali pericolosi. Sia la difesa che l’accusa concordano sul fatto che questo è assurdo, eppure il giudice, apparentemente imparziale, si è pronunciato contro entrambi.

Ha senso per voi?

No?

Bene. Significa che siete sani di mente.

Il vostro uomo fra il pubblico – L’audizione di Assange, Giorno 3 – Nel procedimento di ieri in tribunale, l’accusa ha usato argomentazioni talmente crude e apparentemente irragionevoli che ho quasi paura di non riuscire a renderle in modo appropriato. https://t.co/Fd56lIUVcM
— Craig Murray (@CraigMurrayOrg) February 27, 2020

Nello stesso articolo Murray afferma anche che ad Assange è stato proibito di inviare note scritte ai suoi avvocati, eppure quando durante il processo aveva cercato di prendere la parola per ottenere l’attenzione di qualcuno, la Baraitser gli aveva detto che avrebbe potuto parlare solo attraverso i suoi avvocati. [E questo è difficile] anche quando gli permettono di farlo. Kevin Gosztola di Shadowproof riferisce che gli avvocati della difesa si sono lamentati del fatto che non possono nemmeno vedere quando [Assange] desidera parlare con loro, perché il suo recinto è alle loro spalle.

Bridges for Media Freedom riporta quanto segue:

Assange allora si è alzato all’interno del suo recinto e ha detto: “Il problema è che non sono in grado di essere difeso.” Il giudice Baraitser gli ha quindi imposto di “tacere e di parlare attraverso i suoi avvocati.” Lui ha risposto: “Questo è il problema, non posso.”

Assange si è lamentato del fatto che, anche quando è in grado ed è autorizzato a parlare con i suoi avvocati durante il processo, non riesce a farlo in modo privato, dicendo: “Non posso comunicare con i miei avvocati o chiedere loro chiarimenti senza che la controparte ascolti” e “ogni giorno, la controparte ha almeno 100 volte più contatti con i suoi avvocati di quanti ne abbia io.”

Partecipo a questo procedimento esattamente come uno spettatore a Wimbledon,” ha sbottato ad un certo punto un frustrato Assange.

Quindi, Assange può parlare solo attraverso i suoi avvocati, ma si trova di fronte ad un mare di ostacoli quando cerca di parlare con i suoi avvocati. Tutte cose perfettamente normali in un processo perfettamente normale gestito in modo perfettamente normale da un impero perfettamente normale.

 

È abbastanza chiaro dal modo in cui la Baraitser è prevenuta nei confronti di Assange, anche più del pubblico ministero, che la sentenza era stata decisa già molto prima dell’inizio del processo. La cosa è resa ancora più sospetta dal fatto che, apparentemente, non esiste sul web neanche una foto di questo pubblico ufficiale e, in effetti, nessuna documentazione della sua esistenza al di fuori del tribunale.

La signora Baraitser non ama la fotografia, sembra essere l’unica figura pubblica dell’Europa Occidentale senza una sua foto su Internet,” ha scritto Murray dopo aver notato la rabbia del magistrato verso qualcuno che aveva scattato una foto durante il procedimento. “In effetti, un qualunque proprietario di un autolavaggio di campagna lascia su Internet più prove della sua esistenza e della storia della sua vita di [quante se ne trovino] di Vanessa Baraitser. Il che non è un crimine da parte sua, ma sospetto che quest’opera di rimozione non si sia potuta realizzare senza uno sforzo considerevole. Qualcuno mi ha suggerito che potrebbe essere un ologramma, ma penso di no. Gli ologrammi hanno più empatia.”

Questo, già da solo, è strano. Come mai dovrà pronunciarsi su un processo di estradizione di tale, immenso significato storico una persona di cui non si conosce neanche il volto? Come mai un pubblico ufficiale può prendere una decisione che interesserà, in un modo o nell’altro, ogni membro del pubblico ma al pubblico non è permesso sapere nulla su di lei e nenche che aspetto abbia? Questo, secondo me, è strano ed inquietante.

È interessante. Ho fatto delle ricerche. La Baraister non esiste al di fuori del tribunale. Niente. https://t.co/R0YksHkfbR
— Matt Kennard (@DCKennard) February 27, 2020

Poi c’è l’accusa. Stanno cercando di sostenere che il trattato di estradizione USA-Regno Unito, che proibisce espressamente l’estradizione per reati politici, è nullo ed inapplicabile a questo caso per via di un’altra legge, chiamata Extradition Act, che dice tutta un’altra cosa, nonostante il fatto che il trattato di estradizione costituisse in primo luogo la base per la richiesta di estradizione di Assange.

“Siamo in uno strano mondo di Alice nel Paese delle Meraviglie, dove il trattato che controlla e dà origine alla richiesta, presumibilmente non ha nulla a che fare con la legalità della richiesta stessa, è molto strano,” ha detto Fitzgerald ad un certo punto, aggiungendo: “ è generalmente riconosciuto in tutto il mondo che le persone non dovrebbero essere estradate per un reato non violento di natura politica.

L’accusa ha pure tentato di sostenere che, anche se si applicassero le esenzioni previste dal trattato di estradizione, ciò non avrebbe importanza, perché Assange non è accusato di nulla che possa essere definito un reato politico. Ha affermato che la difesa deve “equiparare ciò che il signor Assange avrebbe fatto alla possibilità che l’unico scopo fosse, o meno, quello di ottenere un cambio di governo in America o indurre l’America a cambiare la propria politica, cose entrambe non vere secondo noi.”

La difesa ha correttamente obiettato che WikiLeaks non solo stava cercando di influenzare il comportamento del governo americano, ma che, in realtà, era anche riuscita a farlo. Non solo, ma che lo stesso governo degli Stati Uniti aveva accusato Assange di essere un attore politico che stava cercando di cambiare il modo di agire dell’America.

Non è un giornalista. Non è un delatore. È un attore politico. Ha un’agenda politica,” aveva detto il portavoce del Dipartimento di Stato, PJ Crowley, nel 2010 parlando di Assange dopo che Wikileaks aveva iniziato a denunciare crimini di guerra degli Stati Uniti. “Sta cercando di minare il sistema internazionale che ci consente di cooperare e collaborare con altri governi e di lavorare in contesti multilaterali e su base bilaterale per aiutare a risolvere le problematiche regionali ed internazionali.

In altre parole, Assange è un attore politico che sta deliberatamente cercando di interferire con l’agenda del governo degli Stati Uniti per il dominio mondiale.

L’avvocato della difesa osserva: “Siamo in un mondo abbastanza strano di Alice nel Paese delle Meraviglie, dove il trattato che controlla e dà origine alla richiesta [di estradizione] presumibilmente non ha nulla a che fare con la legalità della richiesta, è molto strano.” #AssangeHearing #NoExtradition #FreeAssange pic.twitter.com/re0YhGQsfz
— PamelaDrew (@PamelaDrew) February 27, 2020

Il dizionario Merriam-Webster definisce la parola kafkiano come “di, relativa o suggestiva di Franz Kafka o dei suoi scritti, in particolare: avere una qualità complessa da incubo, bizzarra o illogica.”

Il lavoro di Kafka è caratterizzato da ambientazioni da incubo, in cui i personaggi sono schiacciati da un’autorità insensata e cieca,” afferma il Merriam-Webster. “Pertanto, il termine kafkiano viene spesso applicato a situazioni amministrative bizzarre e impersonali, in cui l’individuo si sente incapace di comprendere o controllare ciò che sta accadendo.”

In genere cerco nei miei scritti, specialmente nei titoli, di evitare termini che non tutti saranno in grado di comprendere ma, al diavolo. Questa è la definizione migliore che si possa dare di questo ridicolo e spaventoso labirinto di servilismo burocratico.

Possiamo aspettarci di vederne ancora di più quando il processo riprenderà a maggio e, per essere chiari, questa è solo la metà più giusta e più equa della lotta. Se Assange verrà estradato negli Stati Uniti, come la misteriosa Vanessa Baraitser sembra prepararsi a fare, dovrà affrontare un processo farsa, dopo che lui e il suo team legale saranno stati spiati dalle agenzie di intelligence statunitensi durante la preparazione della sua difesa. A lui e al suo team legale sarà totalmente impedito di ricorrere al Primo Emendamento, poi scomparirà nel buco nero delle “Misure amministrative speciali” e non si saprà più nulla di lui.

Ora è il momento di difendere Assange e il futuro della libertà di stampa. Non quando sarà stato estradato. Non dopo un falso processo ed una condanna draconiana. Adesso.

Caitlin Johnstone

Fonte: medium.com
Link: https://medium.com/@caityjohnstone/this-assange-trial-is-a-self-contradictory-kafkaesque-nightmare-b945d9e99f5d
28.02.2020

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.
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