Il caso legale di genocidio

La Corte internazionale di giustizia potrebbe essere tutto ciò che si frappone tra i palestinesi di Gaza e il genocidio.

Chris Hedges
chrishedges.substack.com

L’esauriente memoria di 84 pagine presentata dal Sudafrica alla Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) che accusa Israele di genocidio è difficile da confutare. La campagna israeliana di uccisioni indiscriminate, la distruzione su larga scala di infrastrutture, tra cui abitazioni, ospedali e impianti per il trattamento dell’acqua, insieme all’uso della fame come arma, accompagnata da una retorica genocida da parte dei suoi leader politici e militari che parlano di distruggere Gaza e di eradicare i 2,3 milioni di palestinesi, sono tutte ottime ragione per arrivare alla condanna di Israele per genocidio.

Il fatto che Israele abbia diffamato il Sudafrica definendolo il “braccio legale” di Hamas esemplifica il fallimento della sua difesa, una diffamazione a cui hanno fatto eco quelli che sostengono che le manifestazioni organizzate per chiedere un cessate il fuoco e proteggere i diritti umani dei palestinesi sarebbero “antisemite”. Israele, con il suo genocidio trasmesso in diretta al mondo intero, non ha argomenti sostanziali per controbattere.

Ma questo non significa che i giudici del tribunale si pronunceranno a favore del Sudafrica. La pressione degli Stati Uniti – il Segretario di Stato Antony Blinken ha definito le accuse sudafricane “prive di merito” – sui giudici, scelti tra gli Stati membri dell’ONU, sarà intensa.

Una sentenza di genocidio è una macchia che Israele – che utilizza l’Olocausto come arma per giustificare la brutalizzazione dei palestinesi – avrebbe difficoltà a rimuovere. Sarebbe una sconfitta per l’insistenza di Israele che gli Ebrei sono le eterne vittime. Distruggerebbe la giustificazione per l’uccisione indiscriminata di palestinesi disarmati da parte di Israele e per la costruzione a Gaza della più grande prigione a cielo aperto del mondo, insieme all’occupazione della Cisgiordania e di Gerusalemme Est. Spazzerebbe via l’immunità alle critiche di cui godono la lobby israeliana e i suoi sostenitori sionisti negli Stati Uniti, che sono riusciti ad equiparare all’antisemitismo le critiche allo “Stato ebraico” e il sostegno ai diritti dei palestinesi.

Oltre 23.700 palestinesi, tra cui più di 10.000 bambini, sono stati uccisi a Gaza dal 7 ottobre, quando Hamas e altri combattenti della resistenza avevano violato le barriere di sicurezza intorno a Gaza. Circa 1.200 persone sono state uccise – forti prove indicano che molte delle vittime erano state causate da equipaggi di carri armati ed elicotteri israeliani che avevano intenzionalmente preso di mira circa 200 ostaggi, insieme ai loro rapitori. Altre migliaia di palestinesi sono dispersi, presumibilmente sepolti sotto le macerie. Gli attacchi israeliani hanno lasciato oltre 60.000 palestinesi feriti e mutilati, la maggior parte dei quali donne e bambini. Altre migliaia di civili palestinesi, compresi i bambini, sono stati arrestati, bendati, numerati, picchiati, costretti a spogliarsi fino alla biancheria intima, caricati su camion e trasportati in luoghi sconosciuti.

La sentenza della Corte potrebbe essere lontana anni. Ma il Sudafrica chiede misure provvisorie che impongano a Israele di cessare l’attacco militare – in sostanza un cessate il fuoco permanente. La decisione potrebbe arrivare entro due o tre settimane. Si tratta di una decisione che non si basa sulla sentenza finale del tribunale, ma sul merito della causa intentata dal Sudafrica. Chiedendo ad Israele di porre fine alle ostilità a Gaza, la Corte non definirebbe la campagna israeliana a Gaza un genocidio. Confermerebbe però che esiste la possibilità di un genocidio, quelli che gli avvocati sudafricani chiamano atti “a carattere genocida”.

Il caso non sarà determinato dalla documentazione di crimini specifici, nemmeno di quelli definiti come crimini di guerra. Sarà determinato dall’intento genocida – l’intento di sradicare in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso – come definito nella Convenzione sul genocidio.

Questi atti includono collettivamente il bombardamento di campi profughi e di altre aree civili densamente popolate con bombe da 2.000 libbre, il blocco degli aiuti umanitari, la distruzione del sistema sanitario e i suoi effetti sui bambini e sulle donne incinte – le Nazioni Unite stimano che ci siano circa 50.000 donne incinte a Gaza e che più di 160 bambini vengano partoriti ogni giorno – così come le ripetute dichiarazioni genocide da parte di politici e generali israeliani di primo piano.

Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha equiparato Gaza ad Amalek, una biblica nazione ostile agli israeliti, e ha citato l’ingiunzione biblica di uccidere ogni uomo, donna, bambino o animale di Amalek. Il ministro della Difesa Yoav Gallant ha definito i palestinesi “animali umani“. Il presidente israeliano Isaac Herzog ha dichiarato, come hanno riferito gli avvocati sudafricani alla corte, che tutti a Gaza sono responsabili di ciò che è accaduto il 7 ottobre perché avevano votato per Hamas, anche se metà della popolazione di Gaza è composta da bambini troppo piccoli per votare. Ma anche se l’intera popolazione di Gaza avesse votato per Hamas, ciò non la renderebbe un obiettivo militare legittimo. Secondo le regole della guerra, sono ancora civili e hanno diritto alla protezione. Inoltre, secondo il diritto internazionale, hanno il diritto di resistere all’occupazione attraverso la lotta armata.

Gli avvocati sudafricani, che hanno paragonato i crimini di Israele a quelli compiuti dal regime dell’apartheid in Sudafrica, hanno mostrato alla corte un video di soldati israeliani che festeggiavano e invocavano la morte dei palestinesi – ballavano e cantavano “non ci sono civili non coinvolti” – come prova che l’intento genocida discende dall’alto verso il basso della macchina da guerra e del sistema politico israeliano. Hanno fornito alla corte foto di fosse comuni dove sono stati sepolti corpi “spesso non identificati”. Nessuno – compresi i neonati – è stato risparmiato, ha spiegato alla corte l’avvocato sudafricano Adila Hassim, Senior Counsel.

Gli avvocati sudafricani hanno dichiarato alla corte che il “primo atto genocida è l’uccisione di massa dei palestinesi a Gaza”. Il secondo atto genocida, hanno dichiarato, è il grave danno fisico o mentale inflitto ai palestinesi di Gaza, in violazione dell’articolo 2B della Convenzione sul genocidio. Tembeka Ngcukaitobi, un altro avvocato e studioso di diritto che rappresenta il Sudafrica, ha sostenuto che “i leader politici di Israele, i comandanti militari e le persone che ricoprono posizioni ufficiali hanno sistematicamente e in termini espliciti dichiarato il loro intento genocida”.

Lior Haiat, portavoce del Ministero degli Affari Esteri israeliano, ha definito le tre ore di udienza di giovedì uno dei “più grandi spettacoli di ipocrisia della storia, aggravati da una serie di affermazioni false e prive di fondamento”. Ha accusato il Sudafrica di voler permettere ad Hamas di tornare in Israele per “commettere crimini di guerra”.

I giuristi israeliani, nella loro risposta di venerdì, hanno definito le accuse sudafricane “infondate, “assurde” e  “diffamanti”. Il team legale israeliano ha affermato di non aver impedito l’assistenza umanitaria, nonostante i rapporti delle Nazioni Unite sulla fame e sulle malattie infettive causate dal crollo dei servizi igienici e dalla carenza di acqua potabile. Israele ha difeso gli attacchi agli ospedali, definendoli “centri di comando di Hamas”. Ha dichiarato alla corte di aver agito per autodifesa. “Le inevitabili morti e sofferenze umane di ogni conflitto non sono di per sé un modello di condotta che dimostri plausibilmente un intento genocida”, ha dichiarato Christopher Staker, avvocato di Israele.

I leader israeliani accusano Hamas di aver compiuto un genocidio, anche se, dal punto di vista legale, se si è vittime di un genocidio non si può commettere un genocidio. Hamas, inoltre, non è uno Stato. Non fa quindi parte della Convenzione sul genocidio. L’Aia, per questo motivo, non ha giurisdizione sull’organizzazione. Israele sostiene inoltre che i palestinesi vengono avvertiti di evacuare le aree che verranno attaccate e che vengono loro fornite “aree sicure”, anche se, come hanno documentato gli avvocati sudafricani, le “aree sicure” vengono regolarmente bombardate da Israele, e questo provoca numerose vittime civili.

Israele e l’amministrazione Biden intendono impedire qualsiasi ingiunzione temporanea da parte della Corte, non perché la Corte possa costringere Israele a fermare i suoi attacchi militari, ma a causa dei suoi effetti sull’opinione pubblica, già abbastanza compromessa. Per la sua applicazione, la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia dipende dal Consiglio di Sicurezza – il che, dato il potere di veto degli Stati Uniti, rende vana qualsiasi sentenza contro Israele. Il secondo obiettivo dell’amministrazione Biden è assicurarsi che Israele non venga riconosciuto colpevole di aver commesso un genocidio. L’amministrazione Biden sarà implacabile in questa campagna ed eserciterà forti pressioni sui governi che hanno giuristi in tribunale affinché non giudichino Israele colpevole. La Russia e la Cina, che hanno giuristi all’Aia, stanno già combattendo contro accuse di genocidio nei loro confronti e potrebbero decidere che non è nel loro interesse giudicare Israele colpevole.

L’amministrazione Biden sta giocando un gioco molto cinico. Dice che sta cercando di fermare quello che, per sua stessa ammissione, è il bombardamento indiscriminato dei palestinesi da parte di Israele, mentre aggira il Congresso per accelerare la fornitura di armi a Israele, comprese le bombe non guidate [e quindi imprecise]. Insiste nel volere la fine dei combattimenti a Gaza mentre pone il veto alle risoluzioni per il cessate il fuoco all’ONU. Insiste nel sostenere lo stato di diritto mentre sovverte il meccanismo legale che potrebbe fermare il genocidio.

Il cinismo pervade ogni parola pronunciata da Biden e Blinken. Questo cinismo si estende anche a noi. La nostra repulsione per Donald Trump, secondo la Casa Bianca di Biden, ci spingerà a mantenere Biden in carica. Su qualsiasi altra questione potrebbe essere così. Ma non può essere così per il genocidio.

Il genocidio non è un problema politico. È un problema morale. Non possiamo, a qualunque costo, sostenere chi commette o è complice di un genocidio. Il genocidio è il crimine di tutti i crimini. È l’espressione più pura del male. Dobbiamo stare inequivocabilmente dalla parte dei palestinesi e dei giuristi sudafricani. Dobbiamo chiedere giustizia. Dobbiamo ritenere Biden responsabile del genocidio di Gaza.

Chris Hedges

Fonte: chrishedges.substack.com
Link: https://chrishedges.substack.com/p/the-case-for-genocide
12.01.2024
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Chris Hedges è un giornalista vincitore del Premio Pulitzer, è stato corrispondente estero per 15 anni per il New York Times, periodo in cui è stato capo ufficio per il Medio Oriente e capo ufficio per i Balcani. In precedenza aveva lavorato all’estero per il Dallas Morning News, il Christian Science Monitor e la NPR. È il conduttore del programma “The Chris Hedges Report.”

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