I trogloditi mangiapipistrelli di Wuhan

Dmitry Orlov
cluborlov.blogspot.com

Era il 2040 e la pandemia globale di coronavirus era giunta al ventesimo anno. Una giovane coppia si era data appuntamento e i due camminavano insieme. Non si tenevano per mano, nè si abbracciavano o si baciavano, ma stavano alla distanza di sicurezza di almeno un metro e indossavano protezioni per gli occhi e maschere facciali, come prescritto dalla legge. Era passato molto tempo dall’ultimo incontro, perché l’uno o l’altro dei due aveva sempre avuto la tosse o il raffreddore (un’allergia stagionale, o forse una leggera costipazione) e questi sintomi avevano reso necessario il loro completo isolamento, con il cibo e gli altri prodotti di prima necessità recapitati dai robot. Pallidi e deboli dopo il lungo periodo di isolamento, ora passeggiavano strizzando gli occhi per il troppo sole, nello spazio sicuro e recentemente igienizzato del lungomare, in piena vista delle telecamere di sicurezza, e ascoltavano gli acuti squittii scaccia pipistrelli emessi dal sistema di altoparlanti. Erano sempre accompagnati da un robot che suonava l’allarme ogni volta che si avvicinavano troppo l’uno all’altro o, Dio non voglia, si toccavano realmente.

La giovane coppia aveva qualcosa di importante da discutere: volevano sposarsi e avere dei figli, ma non erano sicuri di poter raggranellare abbastanza soldi per i test di laboratorio sui campioni di sperma (per escludere la contaminazione virale) e per la procedura di inseminazione artificiale, resa necessaria dal divieto di qualsiasi condivisione diretta e non supervisionata di fluidi corporei. C’era anche il timore che i test di laboratorio potessero dare un falso positivo o scoprire una vera contaminazione virale, un evento che avrebbe comportato il ricovero ospedaliero in completo isolamento, per tutto il tempo necessario per essere certificati esenti da virus.

Erano entrambi giovani, nati subito dopo lo scoppio della pandemia. Non avendo avuto alternative, consideravano la loro situazione e il loro modo di vivere perfettamente normali. Ciò che era stato loro insegnato sulla vita prima della pandemia li riempiva di orrore: come aveva potuto la gente essere così negligente? Toccarsi, non indossare le maschere, camminare vicini, condividere i fluidi corporei… certo, pensavano, con tutta questa incoscienza è proprio ciò che meritavano! Erano contenti di vivere in un’epoca più illuminata.

Come se questo orrore non bastasse, sapevano che esistevano ancora persone così sconsideratamente malsane! Scherzosamente definite i “trogloditi mangiapipistrelli di Wuhan,” vivevano al di fuori delle alte mura di cemento che circondavano i loro quartieri relativamente privi di coronavirus, coltivavano il proprio cibo e allevavano polli e maiali. Dal momento che queste attività li avevano inevitabilmente esposti ai numerosi e potenzialmente pericolosi agenti patogeni presenti in natura, venivano considerati altamente contaminanti ed ogni contatto fisico con loro era severamente vietato.

Nonostante tutte queste restrizioni, si sarebbe potuto dire che questa giovane coppia era felice, come spesso lo sono le giovani coppie innamorate, indipendentemente dalle varie vicissitudini. Ma questa coppia era particolarmente felice perché tutte queste precauzioni li facevano sentire completamente protetti e al sicuro. C’erano, però alcuni sconcertanti interrogativi che gettavano una lunga ombra sulla loro felicità. Non osavano però parlarne ad alta voce, primo perché si sentivano talmente a disagio che esprimerli avrebbe reso imbarazzante la loro relazione e, in secondo luogo, perché, se ascoltati da altre persone, anche il solo sollevare tali domande avrebbe rappresentato qualcosa di simile ad un reato d’opinione.

E se il tanto temuto coronavirus non esistesse davvero? O se fosse esistito 20 anni fa, ma da allora si fosse estinto? O se il virus fosse ancora in circolazione ma non fosse più pericoloso per nessuno, tranne che per i malati terminali, destinati comunque a morire? E se non ci fosse più alcun reale pericolo che giustifichi il mantenimento di tutte queste restrizioni e precauzioni? E se fossero rimaste in vigore a causa di una fobia sempre più irrazionale, talmente radicata da rendere necessaria tutta una vasta gamma di comportamenti e di rituali compulsivi per evitare di scatenarla? E se tutta questa ossessione per l’igiene fosse essa stessa una malattia?

Sarebbe stato difficile stabilire se i trogloditi mangiapipistrelli che vivevano al di fuori del perimetro di massima sicurezza fossero più felici. La loro speranza di vita era ridotta a causa della carenza di igiene e di valide cure mediche e, alle volte, alcuni di loro venivano sterminati, insieme alle loro greggi e alle loro mandrie, quando, di tanto in tanto, scoppiavano delle influenze suine o aviarie particolarmente virulente. Tra i lati positivi, era improbabile che spendessero tempo ed  energie in un’ampia gamma di comportamenti compulsivi per evitare il contagio o fossero ossessionati dal dubbio che tali comportamenti compulsivi fossero veramente giustificati.

Gli ultimi partecipanti alla storia, il cui benessere dobbiamo necessariamente prendere in considerazione, sono, ovviamente, i virus. È certo che la nostra giovane coppia e i loro simili, con la loro sottomissione ad una super-igiene, avevano reso i virus piuttosto infelici, portando magari alcuni di loro addirittura all’estinzione. I trogloditi, d’altra parte, probabilmente avevano reso i virus abbastanza contenti: invece di sterminarli, avevano trovato con essi un accordo conviviale in modo assolutamente naturale. Dopotutto, ciò che rende felici i virus è la stessa cosa che dà la felicità a tutti gli esseri viventi: essere fecondi e moltiplicarsi. Far stare troppo male le persone, tanto da impedir loro di uscire di casa, non è, in realtà, una strategia vincente per un virus, mentre far venire voglia di uscire in pubblico, tossendo e starnutendo di tanto in tanto, è un’ottima idea per un virus che voglia diffondere la sua progenie in lungo e in largo. Far ammalare gravemente le persone, non parliamo poi di ucciderle, è qualcosa che fanno solo i virus più maleducati ed indisciplinati, di solito perché sono appena arrivati, avendo da poco fatto il salto dagli animali agli esseri umani. Fortunatamente, i virus sono riformabili: li puniamo mettendo in quarantena i malati e li ricompensiamo lasciando che i sani mescolino i loro fluidi corporei.

Questa storia è basata su una trama cinematografica che Karen Shakhnazarov, direttore degli studi Mosfilm, ha proposto ieri sera, in modo disinvolto e scherzoso, durante un’apparizione televisiva dal vivo nel programma comico serale di Vladimir Solovyov “Cosa diavolo passa per la testa degli Ucraini?” Il mio genere preferito, per raccontare la storia proposta da Shakhnazarov, sarebbe quello della commedia musicale. Quale ruolo preferireste avere? Uno dei giovani amanti, forse? La tensione dal non potersi toccare, con l’allarme che suona ogni volta che vi avvicinate a di meno di un metro, sarebbe deliziosa! O preferireste unirvi alla felice torma dei trogloditi, con le loro vivaci pantomime su polli e maiali, mentre tossite e starnutite in continuazione? O forse un ruolo più adatto a voi sarebbe quello del virus? Dovreste indossare una corona, cantare in coro ed esibirvi in paio di memorabili pezzi cantati e ballati.

Dmitry Orlov

Fonte: cluborlov.blogspot.com
Link: http://cluborlov.blogspot.com/2020/03/bat-eating-troglodytes-of-wuhan.html#more
19.03.2020

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.
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