I SIONISTI NUCLEARIZZANO IL CENTRO DI BEIRUT-DI NUOVO !

Nel disperato tentativo di rallentare la loro imminente sconfitta in Palestina, le forze speciali ebraiche hanno usato un mini ordigno
nucleare contro l’ex Primo Ministro Rafik Hariri, per poi ordinare
ai loro agganci tra i media occidentali di incolpare del crimine la Siria

DI JOE VIALLS

Per quanto la cosa sia destinata ad avere ben poco effetto sui boccaloni occidentali che guardano la CNN, il 15 febbraio 2005 la televisione pubblica iraniana ha diffuso un servizio del suo ufficio di Damasco, in cui si dice tra l’altro: “Un alto ufficiale del ministero siriano del’informazione ha condannato l’assassinio dell’ex Primo Ministro libanese Rafiq Hariri, avvenuto lunedì, affermando: ‘In tutta la Siria la gente è oltraggiata e in collera a causa di quest’atto criminale, e furiosa contro i suoi autori.’
‘La Siria continuerà a sostenere il Libano’, continua il portavoce del Ministero, ‘Particolarmente in situazioni di tensione in cui i nemici perseguono la destabilizzazione di pace e sicurezza in Libano. Ma, se Dio vuole, non ci riusciranno. (…) Uccidendo i leader politici libanesi, i nemici di Libano e Siria cercano di far di nuovo precipitare la situazione in Libano.’Così conclude il portavoce del Ministero: ‘I nemici del Libano sono contrariati dalla vittoria del popolo libanese contro le forze di occupazione sioniste, e si oppongono a che un Libano pacificato svolga un ruolo determinante nella regione. Perpetrando simili atti terroristi e criminali, perciò, cercano di indebolire nuovamente il Libano. Il fine ultimo di queste azioni criminali è il conseguimento degli obiettivi di Israele e di alimentare la sua politica guerrafondaia.’ “


Rafik Haritri, marito devoto, in tempi più felici con la moglie Nazek, con a sinistra e sotto le foto del ground zero di Beirut ripreso prima e dopo che il mini-ordigno nucleare fosse fatto brillare tramite telecomando, dopo essere stato posto in un condotto fognario sotterraneo. Un immagine più chiara del cratere è più in basso in questa pagina.

Se teniamo presente che quest’attentato è stato provocato da un sofisticato mini-ordigno nucleare prodotto a Dimona, nel deserto del Negev*, il portavoce siriano ha indubbiamente ragione. Le prime valutazioni forensi indicano che l’arma nucleare è dello stesso tipo di quella usata a Bali nell’ottobre del 2002, nello smaccato e criminale tentativo di forzare gli australiani a prendere per buone le storie sui pretesi gruppi terroristici tipo “al Qaeda” o “Jemaah Islamiyah”.

Malgrado l’arma usata a Bali, nelle immediate vicinanze del Sari Club a Kuta Beach, abbia ucciso all’istante più di 100 australiani, ha fallito miseramente nel suo obbiettivo primario, cioè dare a bere ai poco ricettivi australiani le storie sui fittizi “gruppi terroristici”. Ora come ora, gli unici a credere che “al Qaeda” e “Jemaah Islamiyah” esistano davvero sono i membri condizionati dei media, e i corrotti e criminali di guerra di Canberra.

Nel rozzo tentativo di appioppare ai siriani la responsabilità di questa ulteriore sanguinosa messinscena, i media occidentali hanno cominciato a citare la Casa Bianca, che ormai si è ridotta a centro di propaganda della cabala sionista di New York: “La Casa Bianca lo descrive come un brutale omicidio, e afferma che il Libano dovrebbe essere libero di decidere il suo futuro politico ‘libero dalla violenza… e libero dall’occupazione siriana’ “.

Per comprendere appieno come mai Rafik Hariri e quattordici tra colleghi e membri del suo staff siano stati istantaneamente vaporizzati da un’arma nucleare piazzata sotto la luccicante promenade di Beirut, dobbiamo innanzitutto capire perché questo piccolo paese sia così importante per gli ebrei sionisti, e come il Libano sia stato in passato attaccato e destabilizzato da terroristi sionisti. In particolare, dobbiamo esaminare la ragione per cui Rafik Hariri, oltre ai capi sia laici
sia religiosi degli Hezbollah, siano stati già più di vent’anni fa tutti condannati a morte dai criminali di guerra ebraici.


A differenza dei loro demoralizzati cugini della West Bank e di Gaza, tutti i membri dell’Hezbollah libanese vengono armati fino ai denti, indirettamente, da Iran e Arabia Saudita. Ogni bambino ha una 9 millimetri semiautomatica, ogni adulto un missile Katyusha da 122 millimetri. All’arrivo della resa dei conti tutti gli assassini ebraici, piccoli o grandi, saranno cacciati dalla Palestina, o giustiziati sul posto, se cercheranno di opporsi.

Gli ebrei sionisti non hanno mai nascosto i loro piani per un “Grande Israele” che si estenda dal Mediterraneo, a ovest, fino alla città persiana di Abadan a est. I metodi per conquistare un simile territorio non ponevano alcun problema a questi pazzoidi, che vivono tuttora in una bolla temporale nella quale gli eccessi di un Gengis Khan costituiscono un comportamento sociale accettabile.

Usando la nefasta “bibbia” del Talmud Babilonese come un manuale per criminali di guerra, gli ebrei intendevano stabilire una testa di ponte in Palestina (cosa ottenuta nel 1948), per poi mettere a ferro e fuoco il nord, il sud e l’est, attraverso Libano, Siria, Giordania, il nord dell’Arabia Saudita e l’Iraq, stabilendo infine il confine orientale oltre il Kuwait e i pozzi di petrolio persiani di Abadan. Senza considerare le conseguenti terribili sofferenze umane, tutto questo darebbe ai sionisti il totale controllo del petrolio mediorientale, e in tal modo il controllo del mondo. O almeno, questo era il piano di gioco, prima che le cose cominciassero ad andare terribilmente storte nel settembre 2001.

Nonostante il Libano non possegga apprezzabili risorse petrolifere, questo splendido paese riveste un ruolo particolarmente speciale nel nuovo “Grande Israele”, e la fama che Beirut aveva negli anni sessanta (“Parigi del Medio Oriente”) ne è l’indizio più importante. A quei tempi era un centro mondano di stupefacente bellezza, con spiagge bianche e incontaminate e night club ad ogni angolo. In soldoni, Beirut rientrava nei piani dei sionisti come “quartier generale” dell’elite criminale ebraica, che non aveva nessuna intenzioni di sporcarsi le unghie ben curate coi pozzi petroliferi a oriente.

Come gli imperatori romani di una volta, l’elite criminale voleva stare sdraiata in spiaggia piluccando grappoli di uva matura, per poi, al tramonto, consultare il suo Talmud per sapere con esattezza quanti ragazzini e ragazzine libanesi fosse concesso corrompere e sodomizzare durante le prossime lunghe e calde notti. Come potete aspettarvi, il Talmud non pone limiti all’attività venatoria.

Tutti i non ebrei (i Goyim) erano e sono tuttora preda lecita dei conquistatori ebraici, una “legge” religiosa, secondo la testimonianza giurata di testimoni, che il criminale di guerra Ariel Sharon ha applicato più di due dozzine di volte nei campi libanesi di Sabra e Chatila, calandosi bramosamente i pantaloni per sodomizzare inermi e urlanti bambini tenuti fermi dai suoi compari criminali.

I sionisti pensavano che la conquista e la subordinazione del Libano sarebbe stata una passeggiata, usando agenti provocatori che facessero scoppiare una guerra fra musulmani e cristiani maroniti. Tutto quello che Tel Aviv doveva fare era starsene tranquillamente seduta, e assicurare un flusso costante di armi ai cristiani maroniti, che a quel tempo erano gli umili servi degli ebrei, come i battisti del sud del Texas lo sono adesso in America.

Nei primi anni settanta, come diretta conseguenza di queste deliberate provocazioni ebraiche, i contrasti tra musulmani e cristiani si acuirono, e la presenza dei rifugiati palestinesi, molti dei quali giunti dopo le orchestrare azioni di guerra del Settembre Nero del 1970 (un’azione coperta del Mossad), cominciò a essere un problema. La guerra civile in piena regola cominciò in Libano nel corso dell’aprile 1975. E infine, quando i sionisti ritennero che questo caos organizzato avesse raggiunto il suo massimo, nel 1982 invasero il Libano, per rivendicare il loro nuovo quartier generale.


Il 18 aprile 1983, i sionisti fecero saltare l’Ambasciata Americana a Beirut, uccidendo 63 persone. E il 23 ottobre dello stesso anno i criminali di guerra delle “Forze Speciali” ebraiche fecero detonare due micro-cariche nucleari fuori delle sedi dei marine francesi e statunitensi a Beirut, uccidendo rispettivamente 241 e 58 militari. Come per l’assassinio di Rafik Hariri nel 2005, compiacenti media occidentali cercarono di incolpare falsamente Hezbollah e la Siria.

Sfortunatamente per gli invasori ebraici, lo stato confinante della Siria decise di aiutare il Libano a resistere contro questi sfrenati criminali di guerra, e questo prometteva molto male. Per quanto i sionisti fossero sicuri che il Libano sarebbe stato geloso dei propri confini, imponendo alla Siria di starsene alla larga, il Libano fece l’opposto, accogliendo a braccia aperte l’aiuto delle ben equipaggiate truppe siriane.

Credendo erroneamente che fosse stato chiesto il loro aiuto, gli americani usarono la USS Missouri per colpire i siriani con un massiccio bombardamento di proiettili da 16 pollici, ma il loro spontaneo contributo fu redarguito dai sionisti. Sfortunatamente, americani e francesi non stettero a sentire, e continuarono a disattendere le chiare istruzioni ebraiche di tenersi fuori da questa mischia in particolare.

Alla fine, i frustrati terroristi ebraici furono costretti dalle circostanze a nuclearizzare le sedi dei marine francesi e americani a Beirut, ottenendone la tardiva attenzione. America e Francia abbandonarono il Libano. Fu allora (in parte finanziato dall’Iran, via Damasco) che fu formato Hezbollah, col fine preciso di cacciare gli invasori ebraici dal Libano. Per cui, e prendete bene nota di questo, Hezbollah fu formato come esercito contro-insurrezionale altamente addestrato per respingere gli illegali aggressori ebraici fuori dal territorio sovrano libanese, allo stesso modo in cui le unità contro-insurrezionali della Guardia Repubblicana stano lentamente ma inesorabilmente cacciando gli illegali aggressori americani inglesi e australiani fuori dall’Iraq.

Hezbollah, la Guardia Repubblicana, e in maniera minore Hamas e la Jihad Islamica, sono forze autenticamente contro-insurrezionali che cercano di liberare i loro paesi da invasori illegali, e non possono in nessuna circostanza essere definiti “terroristi” o “ribelli”. ** Oggi gli unici terroristi e ribelli in medioriente sono gli ebrei sionisti, gli americani, i britannici e gli australiani.

Negli anni 80 l’insieme dei musulmani libanesi e delle forse siriane si rivelarono troppo per gli invasori ebraici, che durante il 1985 furono costretti a ritirarsi, accompagnati, nel loro ripiegamento verso la Palestina occupata, da uno strascico di orrendi crimini di guerra contro i civili libanesi.

E’ piuttosto naturale che quando gli ebrei si furono finalmente ritirati, Beirut, la vecchia “Parigi del Medioriente”, non fosse che una rovina fumante, con a malapena un mattone ancora sull’altro. La più bella città del medioriente era stata ridotta in macerie dalle macchinazioni di maniaci tesi a emulare Gengis Khan. Ma c’era anche la possibilità che quegli stessi maniaci un giorno tentassero di ritornare. Così le nazioni arabe del medioriente, in accordo con l’Iran, si misero d’accordo per trovare la strada di assicurare la sicurezza nazionale del Libano.

Entro i primi anni 90, due ingenti flussi di finanziamento cominciarono ad entrare in Libano. Il primo giungeva dall’Iran via Damasco, e veniva usato soprattutto per pagare ed equipaggiare gli Hezbollah e il personale militare siriano di stanza in Libano in loro appoggio. Il secondo flusso, meno ovvio, proveniva dall’Arabia Saudita, ed era specificamente destinato alle infrastrutture dell’esercito libanese e alla ricostruzione della bella Beirut. L’uomo posto alla guida della parte saudita dell’operazione era Rafik Hariri, nuclearizzato dagli ebrei lunedì.


Il ground zero della micro-esplosione nucleare di lunedì a Beirut. Il diametro del cratere è di circa 10 metri, e a giudicare dall’angolazioni dei lati visibili, ha una profondità totale tra i 3 metri e mezzo e i 4 metri abbondanti. La sostanza grigio chiaro al centro del cratere è in realtà formata da detriti sulla superficie dell’acqua di mare.

La logica dietro questa smaccata operazione di depistaggio è lampante. La fine dello stato ebraico in Palestina si avvicina a grandi passi, e Siria e Libano sono i più probabili candidati alla somministrazione del colpo di grazia. Pertanto lo stato ebraico (con l’America saldamente a rimorchio) vuole dividere Siria e Libano, in modo da ridurre la potenza del terribile colpo finale, quando questo arriverà. Divide et impera è stato sempre un popolare gioco sionista, ma stavolta non funzionerà. Tuttavia Washington si sente ancora in obbligo di continuare la partita.

Gli Stati Uniti hanno detto che l’attaco è stato un “monito terribile” a che il Libano si liberi dell’occupazione della Siria, il vicino che mantiene 15.000 uomini in Libano e influenza praticamente ogni decisione politica. Un funzionario statunitense, che vuole restare anonimo, ha detto che era ancora troppo presto per sapere chi fosse il responsabile, ma che qualsiasi lista di sospetti “dovrebbe includere i siriani e i loro corrispettivi libanesi.”

Ora diamo un’occhiata all’accaduto. Il corteo di auto pesantemente blindate dell’ex Primo Ministro libanese Rafik al-Hariri non aveva speranze contro la piccola bomba nucleare deflagrata sotto la promenade di Beirut. L’onda d’urto è stata così potente da infrangere i vetri delle finestre per più di un chilometro di raggio, e le Mercedes blindate si sono frantumate come giocattoli. Dei giovani hanno scavato tra i detriti per aiutare i soccorritori a estrarre i corpi intrappolati al di sotto.

“Intorno a noi è tutto crollato,” ha detto un siriano che ha partecipato ai soccorsi, “E’ stato come se ci fosse stato un terremoto.” Le facciate di lussuosi edifici sono state divelte, auto in fiamme giacevano sulle strade coperte di macerie e vetri rotti. Le autorità hanno confermato un bilancio di 15 morti (nel corteo di auto) e almeno 100 feriti. L’ordigno era talmente sofisticato, dicono le forze di sicurezza, da rendere inefficaci dispositivi di difesa elettronica tanto potenti che al passaggio del corteo di Hariri interferivano con televisori e cellulari.


Meno di un mese fa, il 30 gennaio 2005, il Presidente russo Putin ha messo nel panico gli ebrei, semplicemente autorizzando la spedizione in Siria di nuovissimi aerei, missili e altre armi. Si può prevedere, forse, che questo massiccio aumento di potenza di fuoco sarà usato alla fine per cacciare tutti gli ebrei fuori della Palestina, nel Mediterraneo da dove sono venuti.

L’America ha applicato ancora la disinformazione per influenzare l’opinione pubblica, affermando: “Considerato a lungo come un grande sopravvissuto politico, Hariri ha guidato cinque governi, prima di ritirarsi nell’ottobre dell’anno scorso fra le forti differenze di opinione col pro-siriano Presidente Emile Lahud. Gli ammiratori di Hariri lo esaltavano come salvatore di un’economia libanese devastata dalla guerra. Per i suoi detrattori era uno spendaccione, la cui amministrazione corrotta aveva portato una già debole economia ad affondare ancora di più nei debiti, usando altissimi tassi di interesse per stabilizzare la moneta.”

Un chiaro tentativo di disinformazione, ma solo ad uso degli occidentali, perché per chiunque abbia una pur minima conoscienza della costituzione libanese, tutto questo non è che patetica spazzatura. Vedete, con lo scopo di assicurare la giustizia in un paese con tre differenti religioni, la costituzione richiede che il Presidente sia un cristiano maronita, il Primo Ministro un musulmano sunnita, e il Presidente del Parlamento un musulmano sciita.

Di sicuro l’ex Primo Ministro musulmano sunnita Rafik Hariri aveva “forti differenze di opinione” col Presidente cristiano maronita Emile Lahud, ma non perché Emile Lahud fosse in qualche modo “pro-siriano”. Piuttosto il contrario. Lahud passa la maggior parte del suo tempo a fare opera di lobbying per dare “un’altra chance” al “processo di pace” in “Israele”, affaccendato nel frattempo a stipare sacchi di shekel nel conto numerato di una banca svizzera.

I terroristi ebraici in Palestina sanno fin troppo bene di poter contare su Lahud per indebolire Hezbollah, fiaccando così la forza militare libanese e siriana, ma allo stesso modo sapevano che Rafik Hariri era un leader “dietro le quinte” straordinariamente pericoloso, che non avrebbe avuto pace finché lo stato ebraico non fosse sparito dalla faccia della terra. Così, per ritardare l’inevitabile, lo hanno nuclearizzato.


Una caratteristica nube bianca a forma di fungo si innalza su Beirut, contrassegnando l’assassinio nucleare dell’ex Primo Ministro Libanese Rafik Hariri e di altre tredici persone.

Da bravi servi sionisti quali sono, svariati funzionari a Washington hanno continuato a blaterare senza sosta e ad aumentare la pressione sulla Siria. Arrivati a mercoledì, Washington ha richiamato il suo ambasciatore in Siria per “consultazioni urgenti suggerite dallo ‘scellerato’ assassinio dell’ex Primo Ministro libanese Rafik Hariri.”

Washington, per stavolta, ha smesso quasi subito di puntare il dito contro la Siria, ma ha espresso a Damasco la sua “profonda preoccupazione così come il nostro profondo oltraggio per questo scellerato atto di terrorismo,” come ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Richard Boucher.

Funzionari statunitensi hanno detto di avere in corso consultazioni con membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite riguardo a una risposta all’attentato, e per improvvisare ulteriori sanzioni contro la Siria, se questa non rispondesse in maniera soddisfacente ai reclami degli Stati Uniti su una serie di questioni.

Boucher ha affermato che il Segretario di Stato Condoleeza Rice “Ha deciso di richiamare l’ambasciatore statunitense in Siria, Margaret Scobey, per consultazioni urgenti in seguito al brutale assassinio dell’ex Primo Ministro libanese Rafik Hariri.”

Il portavoce Boucher non ha parlato di interruzione delle relazioni diplomatiche, ma ha affermato che il tempo sarebbe stato agli sgoccioli, una volta che la Scobey fosse tornata a Damasco per recapitare l’irato messaggio degli Stati Uniti, tra lunedì sera e martedì mattina.

Come al solito, gli ebrei sionisti e i funzionari americani sono tutti affetti da amnesia storica, e ancora una volta si adagiano nelle illusioni sulla preponderante potenza di fuoco americana, e l’erronea convinzione di poter sconfiggere sempre chiunque attacchino.

Quando Sharon e i suoi assassini di massa si ritirarono verso sud da Beirut alla Palestina nel 1985, non è stato perché gli andasse di fare una pausa caffè a Tel Aviv. Gli ebrei sionisti furono respinti da una forza militare ampiamente superiore di nome Hezbollah, e nessun mucchio di esagerati aneddoti di guerra potrà cambiare la crudele realtà che gli ebrei sionisti furono aggirati, superati in strategia e complessivamente battuti su tutti i fronti.

Nei vent’anni passati da allora, le forse sioniste in Palestina si sono continuamente ridotte, mentre gli Hezbollah hanno più che raddoppiato la loro capacità operativa. La Siria si è riarmata con i più avanzati dispositivi russi, con la vasta integrazione dell’esercito libanese e degli Hezbollah.

Alla fine dei conti, gli ebrei sionisti in Palestina stanno ora utilizzando fumo e specchi, con soltanto una manciata di mini-ordigni nucleari per gli effetti scenici. Certo, Rafik Hariri era un’ottima persona, e il Libano può difficilmente permettersi una tale perdita in queste critiche circostanze storiche, ma in definitiva la sua morte non avrà alcuna influenza sull’efficacia della Nemesi Araba irta di armi, quando alla fine deciderà di muoversi a sud est per abbattere quel pidocchioso muro di cemento di otto metri che circonda Tel Aviv.


Parte dell’arsenale degli Hezbollah di circa 110.000 razzi Katyusha, arsenale che verrà usato per cacciare finalmente fuori della Palestina le forze illegali di occupazione. La resistenza ebraica agli Hezbollah in Palestina sarà inutile come la resistenza americana contro la Guardia Repubblicana in Iraq.

Joe Vialls
Fonte:http://www.joevialls.co.uk/
16.02.05

NOTE DEL TRADUTTORE

*Si tratta del centro di ricerche nucleari di Israele: le rivelazioni di Mordecai Vanunu sulla produzione di armi nucleari in questo sito gli fruttarono 18 anni di prigione. Su Dimona e Vanunu, vedi fra gli altri http://www.nonviolence.org/vanunu/photos.html (pagina che riporta le foto scattate da Vanunu) e http://www.globalsecurity.org/wmd/world/israel/dimona.htm (con la storia di Dimona)

**Purtroppo il termine insurgent, che Vialls usa per definire gli invasori israeliani e americani, ha un corrispettivo solo parzialmente adeguato in “insorti” o “ribelli”, per cui ho usato anche il termine “aggressori”. Quello che Vialls vuole dire è che erano gli israeliani, sono gli americani a essere i veri “insorti”, cioè quelli che violano la legalità statuale.

TRADUZIONE PER COMEDONCHISCIOTTE:NET A CURA DI DOMENICO D’AMICO

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