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Ho osservato gli intellettuali di sinistra sui social e capito la loro inefficacia

DI FRANCESCOMARIA TEDESCO

ilfattoquotidiano.it

Da tempo mi chiedo quale sia il pensiero critico in grado di scalfire la grande narrazione salviniana. Così mi sono concentrato su alcuni profili di celebrities di sinistra che vanno per la maggiore, almeno sui social e sui giornali. Per ricavarne l’impressione che gli intellettuali ‘di sinistra’ annaspino, sembrando spesso inefficaci, se non controproducenti.

Partiamo da Roberto Saviano, auto-investitosi del ruolo di Vate e pontefice laico della sinistra, che si fa denunciare per aver chiamato Salvini “il ministro della Mala Vita” (ma come gli è venuto in mente? Gli basterà dire che citava Salvemini?), per poi lamentarsi della querela. Ma l’intellettuale è responsabile, perciò egli si fa carico pubblicamente di ciò che dice, ed è disposto per amore di verità e giustizia a subirne le conseguenze in nome di un principio più alto.

C’è poi Michela Murgia. Presa da un’identica velleità, sembra parametrare l’universo alla propria esistenza, e prima stila un ‘fascistometro’ che francamente ha prodotto più meme sarcastici che altro, poi sforna un’analisi comparativa dei curriculum suo e di Salvini che fa acqua da tutte le parti. La retorica del lavoro, infatti, non soltanto è quella che ha prodotto la demagogia che si vorrebbe combattere (‘i politici non fanno niente, sono delle sanguisughe a spese dello Stato’) e che ha dato la stura ai movimenti cosiddetti ‘populisti’ (ma userei ‘demagogici’), ma non ha mai salvato nessuno: Berlusconi ci ha marciato vent’anni, dobbiamo riproporla ancora? Se Silvio mettesse a confronto il proprio cv con quello di Murgia, quest’ultima impallidirebbe. Ma che senso ha? Peraltro, Murgia, che pure mette un caveat (“Io sono a favore della retribuzione dei politici, purché facciano quello per cui li paghiamo”) non si accorge che quella retorica del lavoro potrebbe applicarsi pari pari al lavoro intellettuale, quello che fanno i professori come me e le scrittrici come Michela Murgia.

Poi c’è Michele Serra, tra l’Eau de moi, fragranza prodotta con la moglie, i casali di campagna, il contegno da padre nobile che ha però perso quello sferzante sarcasmo, sostituito da un certo trombonismo senile (com’era la tripartizione arbasiniana? Brillante promessa-solito stronzo-venerato maestro?), che interviene a ruota di Murgia per dire che occorre rivendicare con orgoglio la cultura, i libri, l’aver studiato più degli altri. Una volta a sinistra ci si poneva il problema del diritto allo studio, Gramsci ci spiegava che essere intellettuali o non esserlo era una questione di classe. Niente di tutto questo sfiora più Serra, che non si chiede – posto che la cultura abbia mai salvato qualcuno – se studiare non sia un privilegio.

Ecco, questo vizietto contro cui polemizzava la prima traduttrice di Derrida negli States, Gayatri Spivak, alla sinistra non glielo levi neanche con le cannonate. Avevo scritto un libro — naturalmente Raimo non è tenuto a leggere i libri che scrivo — contro il ventriloquio dei ‘subalterni’ (Diritti umani e relativismo, Laterza). Ma si vede che non ha raggiunto l’obiettivo. In quale distopia un operaio della logistica scambierebbe le ore di lavoro con ore di lavoro altrettanto se non più noioso (e non meno faticoso, sebbene diversamente faticoso) e per di più non retribuito, come è lo studio? Fosse vivo Ettore Scola forse ci direbbe che l’operaio scambierebbe il proprio lavoro solo con una rendita senza sforzo, casa con piscina, mojito, SUV in garage, Eau de moi

 

Francescomaria Tedesco

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

Link: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/04/23/ho-osservato-gli-intellettuali-di-sinistra-sui-social-e-capito-la-loro-inefficacia/5128987/?utm_campaign=blog&utm_medium=twitter&utm_source=twitter

23.04.2019

Pubblicato da Davide

5 Commenti

  1. Intellettuali? Bah non mi sembrano , io sarò nostalgico ma mi mancano intellettuali / giornalisti degli anni 70-80 tipo Pasolini,Montanelli, Calvino e tanti altri di sx e dx senza distinzioni che a mio parere sapevano capire e interpretare o non interpretare il loro contemporaneo. Questi non so, non li capisco, difendono a spada tratta situazioni ormai non più sopportabili, qualcuno ha scritto che se la sx avesse letto “non sulle mie scale” avrebbe capito dove sbagliava. Proprio questa distanza dalle cose reali è la prima causa del fenomeno toscano prima e poi della loro momentanea dissoluzione che spero sia definitiva ma solo
    La storia c’è lo dirà.

  2. Intellettuali????
    Quella feccia sionista sarebbero “intellettuali”????

  3. Eau de Caviar.
    Prossimamente in tutte le profumerie di sinistra.

  4. Li ascolto da una vita gli intelletualoidi della dx “en travesti” e non sono innefficaci sono “inconsistenti”.
    Parlano e parlano, solo per dare aria alla bocca.
    Si scagliano contro chi dicono ragiona con la pancia, di pancia loro ne hanno e ben colma, ma mancano definitivamente del cervello e a 4 mani su FB nei loro blog dorati con segretario/a offendono anche, offendono tutti sia quelli che ribattono che chi scrive per loro, o al posto loro, nel senso che dicono anche di aver chi scrive su fb per loro e che gli eventuali errori grammaticali o di ortografia sono dello schiavo segretario/a

  5. Il succo del discorso o meglio l’emblema della sx en travesti era il caro berty, invidiano così tanto la dx o meglio i capitalisti che appena riescono mettere anche solo l’alluce nei salotti dorati, voilà sono più destri dei già destri. Del resto il tipico comportamento da arricchito. Avete mai osservato le foto che ritraggono nell’ ormai lontano 2012 mortimer e camusso a fumare e gozzovigliare assieme?
    Quelli che si sono scagliati e si scagliano fino a invocare improbabili scioperi contro il rdc e compagnia bella