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HARRY, MEGHAN E IL FUTURO DEI REALI

DI TOM SLATER

spiked-online.com

La monarchia è più debole di quanto sembri. Purtroppo, lo è anche il movimento repubblicano.

Il movimento repubblicano sopravviverà a Harry e Meghan? Così titolava la scorsa settimana un articolo del Guardian. Il giornalista John Harris ha scritto l’articolo da Leeds, dov’è rimasto un giorno intero per lo “Yorkshire Chapter of Republic” , l’organizzazione anti-monarchica impegnata nella tradizionale parata di Maggio [https://www.acpgbi.org.uk/events/yorkshire-chapter-meeting-2/].

Lì, tra gente di sinistra, laburisti e membri della “banda degli ottoni”, Harris ha trovato delle persone affezionate o quanto meno tranquille riguardo la monarchia, nel periodo che precede il matrimonio fra il Principe Harry e l’attrice americana Meghan Markle. Il repubblicano più insistente che ha incontrato era un punk di 61 anni, con un’acconciatura mohawk tinta di nero.

Ma le domande più scottanti per l’odierno movimento repubblicano sono se esso può sopravvivere alla “coppia felice” e se questa nuova generazione di reali (con il Principe William e a Kate Middleton), piuttosto sveglia, che parla di salute mentale e femminismo, possa dare impulso alla monarchia.

La domanda da porsi, invece, dovrebbe essere questa: “può il movimento repubblicano sopravvivere ai repubblicani?”.

Perché, per decenni, il repubblicanesimo è stato un qualcosa di riservato ad una fascia ristretta della società (la sinistra liberal-metropolitana e l’intellighenzia borghese), che sembra sempre più alla deriva rispetto ai valori che dovrebbe animarla. Il valore-principe è comunque la democrazia.

Sulla scia del voto sulla Brexit, la storica richiesta di sovranità e potere, il lungo e faticoso cammino della “Casa di Windsor” sembrerebbe essere ancor più anacronistico. Non può esercitare, in effetti, alcun potere diretto.

Non solo, visto che è scoppiato un acceso dibattito su dov’è che deve risiedere il potere, tra la maggioranza che vuole la Brexit e il Parlamento che non la fa, la legittimità della monarchia dovrebbe essere messa ancor più in discussione.

Nozioni quali “Governo di Sua Maestà”, “Discorso della Regina” e “Prerogative Reali” rappresentano solo una consuetudine ereditaria. Un tale simbolismo è sempre più fuori luogo in quest’età di appassionata democrazia. Se i democratici devono difendere la volontà popolare e dare un significato concreto al concetto di “sovranità popolare”, un Sovrano non può continuare ad essere tale all’infinito.

Nonostante questo, la monarchia ha il sostegno apparentemente piuttosto ampio delle stesse masse popolari che hanno votato “Leave”, nel giugno del 2016. Nell’ultimo sondaggio della “Ipsos Mori”, il sostegno alla monarchia era al 76%. Se domani si tenesse un referendum, il risultato a [favore della monarchia] farebbe probabilmente sembrare i 17,4 milioni [di voti in favore della Brexit] una cosa da niente.

Ovviamente, gli argomenti a favore della monarchia costituzionale hanno sempre un fondo di antidemocraticità. George Orwell, nel 1944, sollecitato da un giornalista francese che sosteneva di come la monarchia fosse ciò che aveva salvato la Gran Bretagna dal fascismo, scrisse, parafrasando il suo interlocutore, che “La gente d’oggi non sa tirare avanti senza tamburi, bandiere e parate. E’ meglio, quindi, che leghi il suo culto ad una figura che non ha alcun potere reale”.

Questa, peraltro, è un’ovvietà tra gli intellettuali monarchici di oggi, anche se le esangui domande sulle entrate legate al turismo e sul costo di un Monarca, rispetto a quello di un Presidente, dominano così spesso la discussione.

Emozioni pericolose. Strane passioni. Hitler. Se tutto questo suona familiare è perché è esattamente questo lo spettro che l’élite del “Remain” vede nella Gran Bretagna del post-Brexit. Ma Orwell parlava di un’Europa inondata dal fascismo, facendo peraltro un discorso molto più sfumato, mentre oggi così tanti vedono nel semplice desiderio del popolo britannico di liberarsi da un blocco commerciale e tecnocratico [UE] la prova che stiamo vagando per vicoli vecchi e bui.

E sta proprio qui il paradosso di molti repubblicani, fonte di tensione nelle tante cene consumate a Hampstead, mentre le nozze reali si avvicinavano. Si scatenano contro la Brexit, si scatenano contro la folla e sperano che certi Blairite [supporters di Tony Blair] come David Miliband, o che certi nobili a cavallo, andranno in soccorso della Gran Bretagna per fermare la Brexit ….. evidentemente, anche quelli che non amano la monarchia vogliono disperatamente il loro modello di re.

Il fidanzamento ufficiale di Meghan e Harry ha evidenziato anche questa palese dissonanza cognitiva. Il quotidiano repubblicano “The Guardian” ha pubblicato un commento in prima pagina proclamandolo un “grande giorno” per la diversità. “D’ora in poi sarà impossibile sostenere che essere neri sia in qualche modo incompatibile con l’essere inglesi”, si legge, sembrando concedere con una certa facilità che i reali incarnino l’esatto significato dell’essere inglesi.

Queste persone sono così ossessionate dalla diversità, così convinte che la Gran Bretagna sia un po’ razzista e comunque bisognosa di modelli di alto livello, da argomentare a favore dei monarchi intesi come esempi morali. E così, mentre iniziano le feste di nozze – il solito sogghigno alle masse monarchiche, le solite stoviglie commemorative – è evidente la loro assenza. Ma per il peggiore dei motivi.

Questo repubblicanesimo è diventato un atto a tal punto snob e conflittuale da diventare un’assoluta vergogna. Perché la popolarità della monarchia è molto più precaria di quanto sembri. Alla gente piace la Regina ma, secondo un recente sondaggio, solo un quinto della popolazione vuole che il Principe Carlo le succeda. L’opinione pubblica britannica non ha una convinzione radicata in favore della monarchia ereditaria. Sono affezionati ai reali, ma soprattutto per tradizione, e pensano che “Big Liz” [Elisabetta II] stia facendo un buon lavoro.

E’ dovuta in gran parte all’astuta macchina mediatica dei Windsor la decisione dei giovani reali di trasformarsi in una versione più dorata dei Kardashian. Ma rendere la monarchia al livello di una comune celebrità la renderà più vulnerabile alle correnti dell’opinione pubblica. In effetti, grazie all’interesse dei giornali su Harry e Meghan, sembra che il pubblico sia un po’ più “cool” su di loro. Ma quando fu annunciato il fidanzamento, un sondaggio rivelò che il 52% era “indifferente”.

La monarchia dovrebbe essere abolita e non c’è momento migliore di questo per sostenere che nessuno dovrebbe rappresentarci grazie all’incidente della loro nascita. Nonostante tutto, siamo ancora una volta sul punto d’incoronare un altro impopolare “King Charles”. La monarchia è più debole di quanto sembri. Ma il lato repubblicano è purtroppo ancora più debole.

 

Tom Slater

Fonte: www.spiked-online.com

Link: http://www.spiked-online.com/newsite/article/harry-meghan-and-the-future-of-the-royals/21405#.Wv8pmUiFPIU

18.05.2018

Scelto e Tradotto da Franco per www.comedonchisciotte.org

 

Fra parentesi quadra [ … ] le note del Traduttore

 

Pubblicato da Davide