Hanno fatto il deserto e l’hanno chiamato globalizzazione

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Mentre siamo presi da callido ardore verso gli oligarchi della Silicon Valley, che ammiriamo come novelli redentori, coloro che ci avrebbero fornito dei presunti mezzi di produzione e del lavoro (pc, tablet, stamp3D…), immersi nella sharing economy e illusi (o collusi) di essere proiettati in una sorta di oltremondo post capitalista… sta procedendo sotto i nostri occhi la deindustrializzazione del tessuto economico italiano. Ignari però della natura camaleontica del capitalismo, sia esso produttivo o finanziario, che muta continuamente aspetto, perché mutano le condizioni predatorie, pur sempre al servizio dell’estensione massima del proprio profitto e della propria produttività.

Il sistema produttivo non serve più al capitalismo finanziario, che ormai guadagna molto più dalla speculazione che dall’industria, soprattutto in un mondo globalizzato, dove la più grande fabbrica mai concepita è il web, la più grande società di massa individualizzata della storia, dove ognuno è diventato un apparente capitalista di se stesso, nella nuova divisione internazionalizzata del lavoro, entro un inedito fordismo generalizzato.

Processo di deindustrializzazione governato dall’ordoliberismo, la politica economica espressa dall’Europa dell’austerity, del fiscal compact, delle riforme strutturali per il potenziamento del capitalismo, ma destrutturanti per la società, la democrazia e i diritti civili, politici e sociali… ad immagine e somiglianza di August von Hayek e la Scuola di Friburgo, con una mano più o meno invisibile che lascia piena libertà di movimento ai mercati, i quali, come ci ha spesso ricordato il presidente Mattarella: “Possono far bene o male, ma hanno sempre ragione”.

L’evoluzione ha provocato naturalmente da tempo uno scontro tra due poteri, da una parte gli europeisti/globalisti, espressione dell’aristocrazia finanziaria, che sfrutta, dissangua, spreme e impoverisce, dall’altro i sovranisti, che vogliono riprendersi la propria identità e sovranità. Poco importa che i diversi sovranismi siano veri o presunti, importa invece ritagliarsi una buona fetta di elettorato da parte di entrambe le fazioni politiche, in questo gioco al massacro che sta sgretolando lo Stato Nazione, ridotto a livelli da obitorio.

Dominante anche in UE, un organismo sovranazionale, unione monetaria e non politica, ampiamente antidemocratico, dove esiste un Parlamento che non legifera (caso unico al mondo), una moneta che gli stati non possono stampare (caso unico al mondo), un regime di austerity, in cui governa una banca privata, Bce, che somministra finanza alle banche ad libitum, presso le quali gli stati dovranno rifornirsi, vendendo i propri titoli di stato, su cui naturalmente graveranno grossi interessi per il sistema bancario (da qui il debito pubblico, che non potrà mai diminuire).

Di conseguenza l’attuale UE è il massimo della mistificazione della democrazia, che per alcuni versi riporta ad un fascismo internazionalizzato o meglio denazionalizzato, dove lo Stato Nazione è costretto a confluire nel grande contenitore plutocratico, dove esistono paradisi fiscali (Olanda, Lussemburgo, Irlanda, Malta), in cui le multinazionali si rifugiano per eludere miliardi di tasse (mentre da noi si fa la guerra ai piccoli commercianti rovinati da un ventennio di crisi).

In un contesto in cui uscire dall’UE è assolutamente vietato (i trattati non lo prevedono, guarda caso), e l’impossibilità della Brexit più l’ostracismo per i dissidenti dimostrano il conflitto in atto, s’innesta la Commissione Segre, il cui statuto (europeista/globalista) è formulato in termini vaghi, soggettivi e discrezionali (… intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche quali l’etnia, la religione…), in modo che essa possa censurare e reprimere soprattutto la divulgazione di informazioni e analisi obiettive che possano frenare il processo di desertificazione in atto.

Il totalitarismo neoliberista è onnipervasivo, egemonizza l’intrattenimento, i media, la cultura e la stessa ingegneria sociale (vedi il fenomeno Greta). Non è sostanzialmente diverso da altri totalitarismi, perché deve reprimere la libertà di espressione, di professione, i diritti sociali e civili, così da impoverire il tessuto economico e industriale (vedi ArcelorMittal, Almaviva, Whirpool, Mahle…) del morente Stato-Nazione, unico organo nella storia che ha generato, alimentato, nutrito, sostenuto la democrazia.

Gli stati uniti d’Europa non potranno mai sorgere in un Unione costruita ad uso e consumo della Germania, che si è fatta una moneta sottostimata per il marco, che ha fatto negli ultimi 20 anni un surplus commerciale superiore a quello cinese, mettendo in difficoltà non solo gli stati del sud, Piigs (maiali), ma anche e addirittura gli Usa.

Da tempo ArcelorMittal intende ridurre la propria produzione d’acciaio in Europa, e dopo aver ridimensionato le produzioni degli stabilimenti polacchi e spagnoli nelle Asturie, ora sta pensando all’Ilva di Taranto, dato che la crisi dell’auto ha colpito duro i volumi di vendita, mentre l’import da mezzo mondo ha fiaccato non poco la capacità competitiva dell’acciaio europeo.

Da parte sua Arcelor lamenta come vaga e contraddittoria la posizione dell’UE in materia d’acciaio, per aver di fatto aperto le proprie porte a produttori protetti nei loro paesi, che hanno garantito il loro gigantismo mondiale proprio alle loro politiche protezioniste. L’acciaio turco dilaga, insieme a quello ucraino e quello cinese, mentre gli  export degli ultimi anni rallentano per le incertezze economiche e per quelle politiche.

Nell’immediato dopoguerra l’ex partigiano Enrico Mattei fu incaricato dallo Stato di smantellare l’Agip, creata nel 1926 dal regime fascista, però invece di seguire le istruzioni del Governo, riorganizzò l’azienda, fondando nel 1953 l’ENI, di cui l’Agip divenne la struttura portante. Mattei diede un nuovo impulso alle perforazioni petrolifere nella Pianura Padana, avviò la costruzione di una rete di gasdotti per lo sfruttamento del metano e aprì all’energia nucleare. Sotto la sua presidenza l’ENI negoziò rilevanti concessioni petrolifere in Medio Oriente e un importante accordo commerciale con l’Unione Sovietica, iniziative che contribuirono a rompere l’oligopolio delle ‘Sette sorelle’, che allora dominavano l’industria petrolifera mondiale.

Al contrario nel 1993 quando Romano Prodi diventò Presidente dell’Iri, gli affidarono il compito di privatizzare l’industria pubblica italiana, compresa l’Italsider, che includeva l’Ilva. Come Mattei, Prodi disse di sì, ma il patrimonio pubblico italiano lo vendette davvero. Iniziava l’era delle privatizzazioni, inaugurate l’anno precedente da Mario Draghi sul Britannia, per liquidare, cedere a interessi privati multinazionali, alcuni dei patrimoni industriali e bancari più prestigiosi del nostro paese.

L’obiettivo vero dell’ordoliberismo è quello di socializzare il mercato, di farlo penetrare appunto negli altri ordini dello stato e di subordinare ad esso l’intera società, così che debba conformarsi completamente alle sue regole. Non si tratta dunque di democratizzare il capitalismo, quanto di renderlo costitutivo dell’antropologia sociale. Dove lo stato deve restare sotto la sorveglianza del mercato, anziché viceversa.

Lo stato non certo inteso come arbitro tra capitale e lavoro, non certo quello del New Deal di Roosevelt, come imprenditore pubblico che fa ciò che il capitalismo non sa o non vuole fare o quello delle politiche keynesiane.

Ed oggi l’ordoliberismo della società globale dilaga in una mera economia della sopravvivenza, secondo il modello Airbnb e Uber e grazie alla crescente uberizzazione del lavoro, che ha causato  tali sperequazioni economico sociali da provocare proteste in tutto l’occidente, dai Giles Jaunes francesi al fiume di persone riversatosi nelle strade di Santiago del Cile, culla del neoliberismo di Milton Friedman degli anni ’70.

Tutto negli ultimi anni è stato ordoliberismo,  Mario Monti si autodefiniva ordoliberale, Draghi lo ha detto di se stesso e della Bce (“La costituzione monetaria della Banca centrale europea è saldamente ancorata ai principi dell’ordoliberalismo”), Renzi lo è stato con il JobsAct,  e quando Sergio Marchionne portò la Fiat all’estero, lui disse: “La globalizzazione è una risorsa”.

Invece di difendere la nostra economia dagli squali, l’abbiamo data loro in pasto. Ed ora si prospetta l’assurdità di un Mario Draghi prossimo Presidente della Repubblica.

Da tempo membro di un club esclusivo e discreto, il Gruppo dei Trenta, un gruppo di trenta decisori super-influenti sul denaro e sul potere. Accanto a lui un numero sorprendentemente alto di funzionari o ex funzionari della finanziaria americana Goldman Sachs. Poco adatto dunque secondo la Tv pubblica tedesca a ricoprire incarichi pubblici.

Facciamo quindi un applauso ai volenterosi sicari della democrazia e del benessere degli italiani,  oscenamente responsabili del massacro dell’industria italiana e della nomina della volpe a guardia del pollaio.

 

Rosanna Spadini

Fonte: https://comedonchisciotte.org

 

 

7 Comments
  1. Hospiton says

    Ottimo articolo, condivido ogni parola…mi unisco all’applauso per i sicari, riuscire a disintegrare economicamente e soprattutto socialmente un Paese delle dimensioni dell’Italia in 40 anni non è roba da poco, un Paese che ancora negli anni ’70 vedeva un impegno politico travolgente (con tutti i problemi che questo impegno comportava, è ovvio, ma almeno gran parte dell’opinione pubblica era vitale) e che ora è stato letteralmente spento, la situazione può esser riassunta nella preveggente canzone-capolavoro di Faber del 1991, “La domenica delle salme”. Concludo dicendo che Draghi al Quirinale non sarebbe un’assurdità ma una logica conseguenza a tutto ciò cui stiamo assistendo da tempo, a questo punto però sono solo dettagli, lui o un altro ordokiller (da lì non si scappa) fa poca differenza.

  2. Holodoc says

    Grazie Rosanna, un articolo semplice e chiaro, come tutto ciò che è vero e inconfutabile.

  3. SanPap says

    Come ha fatto Tacito nel De vita et moribus Iulii Agricolae occorre ripensare lo stile di vita e ricercarne uno “nuovo”; mi permetto di consigliare l’ascolto di
    https://www.byoblu.com/2019/10/17/ecco-il-think-tank-dei-cittadini-scardovelli-micalizzi-malvezzi-galloni-benigni-cerretti/
    [ una proposta, in italiano, che va in questa direzione di Scardovelli, Micalizzi, Malvezzi, Galloni, Benigni, Cerretti; vale la pena di ascoltarla e, perché no, darle un seguito contribuendo nei modi che verranno precisati, magari passando per una collaborazione)

  4. Antonello S. says

    Non era facile scrivere una sintesi del genere, concisa ma esaustiva e che potesse delineare lo scenario orwelliano in cui stiamo vivendo.
    Complimenti.

  5. oriundo2006 says

    Segnalo come logica conseguenza dei commenti precedenti, questo articolo drammatico:
    https://www.mittdolcino.com/2019/11/13/lafricanizzazione-dellitalia-dove-sta-andando-la-penisola-alziamo-lo-sguardo-e-cerchiamo-di-capirlo/
    Il titolo già anticipa il senso generale e la conclusione ferale. In sintesi ”..L’africanizzazione dell’Italia sta avvenendo in modo diverso della Tunisia, della Libya o del Marocco. Ma la strada è la stessa,solo partendo da un livello di benessere più alto: riduzione ricchezza diffusa, disoccupazione alta, assenza di prospettive soprattutto per le future generazioni ed enorme emigrazione prospettica..”. Dunque: ”..o ci sarà una fascismo fiscale per estrarre ricchezza dalle tasche delle famiglie per tenere in piedi la baracca italiana, mantenendolo status quo. O qualcuno destabilizzerà l’Italia..” dall’ interno o dall’esterno.
    A voler esser ottimisti, non si tiene conto però dello ‘stellone’: questi non è di origine ‘cattolica’ ma ad essa precedente. Ed è molto potente. Nel frattempo ci toccherà con tutta probabilità Draghi come primo ministro e poi subito dopo come presidente ( madama Segre permettendo ). Quello che li trattiene, come kathekon ‘politico’ è solo la reazione delle masse ovvero dell’ opinione pubblica interna. Sarebbe un pò troppo ‘sporca’…dunque è possibile che venga favorita da qualche ‘avvenimento’ che la giustifichi.
    A questo proposito, non dimentichiamo che Tacito scriveva la famosa frase mettendola in bocca ad un Germano vinto: quello che vediamo è solo il lato ‘soft’ della globalizzazione ma la radice vera è MILITARE: ovvero fare la guerra perchè la guerra è il carburante necessario per il capitalismo terminale. Roubini ( https://www.newsmax.com/Finance/streettalk/roubini-voodoo-economics-2020/2018/09/19/id/882504/ ) indica chiaramente che un nuovo confronto militare si presenta come necessario ( a caso…contro l’ Iran ) per evitare il Cigno nero prossimo venturo nel 2020. Dunque, la finanziarizzazione economica, il liberismo terminale e quant’altro sono solo il paravento per il dominio planetario. Ed il ‘deserto’ si presenta come un incubo che devasterà i nostri paesi, nessuno escluso.

  6. vegavega says

    Articolo chiaro e cristallino, ineccepibile. Rimane purtroppo sempre il dubbio di fondo, perché? A chi giova, a me pare piuttosto chiaro. Giova a tutti coloro che si sono ulteriormente arricchiti in maniera esponenziale. Quindi, perché?
    È un dato di fatto che noi miseri popolani, non contiamo un ca..volo. Quando ci va meno bene siamo bestie da soma, quando ci va male carne da macello ( purtroppo il quando ci va bene, non mi risulta pervenuto).
    Inoltre, veniamo continuamente depistati, indottrinati, farloccati, con fantomatiche entità astratte, tipo il liberismo, il sovranismo, l’islamismo, nazionalismo o non plus ultra, mio preferito, il mercato. Nemici invisibili, sfuggenti, depistanti. Da capra quale sono, mi son sempre chiesto, ma cosa cavolo è il mercato? Cosa diavolo sono, i mercati? Alieni venuti dallo spazio? Ectoplasmi di un futuro passato? Entità extradimensionali? Tutti questi termini o almeno la maggior parte di loro, celano semplicemente attori protagonisti di fattezza umana. Contrastiamo, avversiamo, denunciamo dei termini, che in realtà nascondono semplicemente altri esseri umani (o almeno spero) con i loro comportamenti, con le loro decisioni. Laqualunquemente dovremmo cominciare a fare nomi, cognomi e soprannomi, soprattutto chi li sa. Ma è dura. Parte di questi interpreti li conosciamo, gli attori che ci propongono; sfuggono invece spesso i registi o gli sceneggiatori. Sarebbe interessante conoscerli veramente.
    Per quel che riguarda la nostra cara nazione, e sempre da capra, mi spiego il suo smantellamento in una maniera molto semplice. Non siamo mai stati liberi. È un dato di fatto. Spesso ci dimentichiamo che dopo la II guerra mondiale, siamo stati occupati e che dopo tale guerra ce n’è stata un altra, tra due blocchi contrapposti, la guerra fredda. In molti paesi si è combattuta con le armi (Vietnam, Cambogia, Afghanistan….) da noi invece con altri mezzi. Infrastrutture, scuole, occupazione, tredicesime, quattordicesime, ferie pagate, e se per qualcuno non era sufficiente, un attentato ogni tanto non si nega a nessuno. Tutto, pur di mantenerci da una parte, o invogliarci all’altra. Poi, una volta caduto il famoso muro e proclamato vincitore il consumismo, via libera alla sua ennesima potenza, il liberismo più sfrenato. Motivo per il quale non siamo risultati più così importanti o strategici (?) e da attori non protagonisti relegati a comparse secondarie.
    Non ho la pretesa che sia una verità, ma come spiegazione, personalmente, la trovo più che convincente.
    Restano sempre aleatori però, registi e sceneggiatori

  7. ws says

    Mario Draghi prossimo Presidente della Repubblica.
    Vedremo chi lo voterà, anche andreotti nel ’92 e prodi ne 2013 entarono “papi” in “conclave”.
    Come succede ai margini di ogni vortice la SStoria sta accelerando.

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