Mario Draghi e la Moneta Fiscale

Mario Draghi e la Moneta Fiscale

Riceviamo e pubblichiamo dall'economista Stefano Sylos Labini.

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Di Stefano Sylos Labini.

Alla luce della guerra in Ucraina, dove l’Europa non ha alcun ruolo politico, si può ragionevolmente ipotizzare che la moneta unica non sarebbe mai nata se gli Stati Uniti d’America non fossero stati d’accordo. L’euro è un meccanismo di centralizzazione autoritaria che toglie autonomia agli stati. Uscirne è praticamente impossibile dati i condizionamenti finanziari, economici e mediatici. La Moneta Fiscale è l’unico strumento che può dare flessibilità, ma le resistenze sono enormi.

La soluzione operativa della Moneta Fiscale deve fare davvero paura se un personaggio del calibro di Mario Draghi, ex presidente della BCE da sempre sostenuto dalla finanza angloamericana, si è scagliato con tutte le sue forze per stroncare la circolazione dei crediti fiscali.

Ci dicono che dobbiamo ridurre il debito pubblico, ma in realtà un debito pubblico alto fa comodo alla finanza internazionale in quanto essa può guadagnare molto di più con tassi d’interesse elevati. È per questo che la Moneta Fiscale sta incontrando resistenze enormi: così avremmo potuto abbattere il debito e quindi gli interessi complessivamente corrisposti sui titoli di debito pubblico, una circostanza che non va affatto bene alla finanza angloamericana.

Ora questo governo sta proseguendo l’opera di distruzione della Moneta Fiscale. Moneta Fiscale che, introdotta con la trasferibilità illimitata dei bonus edilizi nel 2020, stava dando risultati egregi finché non si è iniziato a sabotarla in tutti i modi da più di un anno a questa parte.

La strategia del governo Meloni è incomprensibile. Da una parte sta resistendo alle pressioni sul MES (bisogna vedere per quanto tempo ancora) ma dall’altra non sta facendo alcunché per monetizzare i crediti fiscali emessi nel biennio 2021/22. Una monetizzazione agevolmente conseguibile, anche attivando le partecipate pubbliche e soprattutto liberalizzando pienamente la circolazione dei crediti fiscali.

Non si tratta solo di evitare il fallimento di tante imprese edilizie e di far ripartire cantieri fermi ma anche di creare un afflusso di euro, generati dalla monetizzazione dei crediti e che potrebbero circolare nell’intero sistema economico, alimentando la crescita del Pil e dell’occupazione. Questo è il modo per ridurre il rapporto debito/PIL e quindi le pressioni sul MES.

Facendo due conti, se sono stati emessi 120 miliardi di euro di crediti fiscali e questi crediti sono esercitabili nell’arco di 5 anni per scontare le tasse (vale a dire 120 /5 = 24 miliardi di euro all’anno) e se le entrate totali dello Stato sono pari a 900 miliardi di euro, abbiamo che 24 / 900 = 2,7%.

Ciò significa che gli sconti fiscali, che possono essere portati in compensazione ogni anno, rappresentano una frazione risibile delle entrate pubbliche totali. Si tratta di una quantità che il mercato potrebbe acquistare in un attimo per monetizzare i crediti fiscali emessi nel biennio 2021/22.

Recentemente Giovanbattista Fazzolari, il regista della politica economica di Fratelli d’Italia, in un’intervista sul Corriere della Sera ha rilasciato delle dichiarazioni ridicole sul buco nei conti pubblici e sulla circostanza che con il superbonus sono state finanziate le “case dei ricchi”.

Per prima cosa Fazzolari fa finta di ignorare che, accanto alle minori entrate future, va stimato il maggiore gettito fiscale derivante dalla crescita dell’economia per effetto delle detrazioni fiscali. Non si può mettere in discussione che nel biennio 2020/22 la posizione finanziaria dell’Italia sia nettamente migliorata: il rapporto debito/PIL è sceso di 10 punti passando dal 155% del 2020 al 145% del 2022. Per il futuro, come appena detto, bisogna monetizzare immediatamente i crediti fiscali liberalizzandone la circolazione.

Poi, se è vero che sono state finanziate “le case dei ricchi”, il compito del governo è quello di concedere lo sconto in fattura solo alle fasce disagiate e non di gettare a mare la cessione dei crediti fiscali. Quest’ultima si è infatti dimostrata essere uno strumento molto potente per riattivare la domanda di ristrutturazioni edilizie.

Per concludere, quando emettiamo sconti fiscali trasferibili possiamo finanziare l’economia senza chiedere soldi in prestito sui mercati finanziari. È per questo che Mario Draghi si è scagliato contro la cessione dei crediti fiscali: egli vuole che l’Italia abbia il cappio al collo del debito. I fantomatici patrioti e sovranisti di Fratelli d’Italia si sono immediatamente allineati ai desiderata del Migliore. È sempre la vecchia storia: deboli con i forti e forti con i deboli.

Stefano Sylos Labini

Commenti (32)

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    1. Ultor 17 aprile 2023

      il discorso fila se non ci fosse il pareggio di bilancio in costituzione che ingessa ogni legge di bilancio a reperire adeguate coperture a sostegno. Si può derogare in casi eccezionali nel qual caso si attiverebbe un meccanismo di correzione automatica (nel nostro caso potrebbe essere il MES, ergo...)
      Non abbiamo poilitici ed economisti sufficientemente preparati per questo. Punto. E Draghi sogghigna

    2. Megas Alexandros 17 aprile 2023

      Esatto, senza il deficit, anche con i tax credit non salvi il nostro sistema economico, impedisci ai soliti noti di intascarli gli interessi

    3. Gattonerosso 17 aprile 2023

      Con la Moneta Fiscale è possibile conseguire in modo permanente il pareggio fra i flussi entrata e uscita denominati in euro. Ossia, è possibile conseguire in modo permanente il cosiddetto "equilibrio di bilancio" senza per questo devastare l'economia, anzi facendo funzionare al meglio l'economia. (In quanto così lo Stato immette tutta la liquidità addizionale, necessaria per far funzionare il sistema economico mantenendo un livello ottimale nella domanda aggregata, in Moneta Fiscale mentre si mantengono in equilibrio i flussi di cassa entrata e uscita in euro.)

    4. Ultor 17 aprile 2023

      In linea generale è così ma senza adeguati scostamenti di bilancio non hai sufficienti risorse da destinare alle coperture che, ripeto, sono obbligatorie da costituzione. Puoi però sospendere il rispetto dei trattati per motivi eccezionali, come la crisi economica e l'accoglienza dei migranti, così derogando dai vincoli di bilancio, ma, come detto, non ci sono personalità all'altezza in Italia

    5. Megas Alexandros 17 aprile 2023

      Questa ce la dovresti spiegare. Se io finanzio una misura di spesa attraverso i tax credit ma contemporaneamente ne taglio un’altra di ugual importo ho perseguito il pareggio di bilancio, esattamente quello che sto facendo ora….. quindi su quali presupposti tu fondi la tua folle teoria che l’economia non sarebbe devastata??!!
      Ragazzi ma su che libri studiate???

    6. Megas Alexandros 17 aprile 2023

      In linea generale non è proprio così, anzi “in linea assoluta”…. leggiti la mia risposta a Gattonerosso che pare aver preso troppo sole!!!

    7. Ultor 17 aprile 2023

      in base all'OMT non possiamo fare scostamenti di bilancio superiori allo 0.5% del pil, salvo appunto casi eccezionali, purtroppo non consentiti attualmente dalla UE; troppo pochi per attuare qualsiasi strumento "strutturale" di crescita economica, compresi i crediti fiscali come immaginati dal governo Conte. La strada che questo governo ricattato ha intrapreso è fare deficit in cambio di "riforme" (sic) strutturali come riforma delle pensioni, tagli alla spesa pubblica etc, cioè macelleria sociale

    8. Gattonerosso 17 aprile 2023

      Tecnicamente,
      non si tratta di una "spesa".
      Affinché si possa parlare di "spesa", è necessario che vi sia un "movimento di cassa". Ossia, nel nostro caso, un movimento di cassa di euro. Infatti, quando si parla di "Moneta Fiscale", non sarebbe propriamente corretto dire: "effettuo un atto di spesa pubblica assegnando sconto fiscali". Sarebbe più corretto dire: "effettuo una corresponsione di sconti fiscali." (Poi, ovvio, tutti diciamo "si spende" in quanto all'atto pratico è la stessa cosa, ma dal punto di vista strettamente contabile non sarebbe così.)
      Poiché non vi è quindi alcun movimento di cassa di euro registrabile (cioè, non è registrabile in quanto non c'è alcun movimento di cassa in euro all'atto pratico), non vi è alcun mutamento nelle necessità di cassa per il settore pubblico. Nel momento in cui tali sconti fiscali vengono portati, in tutto o in parte, in detrazione delle imposte allora (in quel momento) si registra una riduzione delle entrate. Quando si registra l'esercizio effettivo in detrazione dei tributi di questi sconti fiscali (in tutto o in parte), allora viene registrato un incremento di spesa pubblica pari all'importo di sconti fiscali effettivamente portato in detrazione. Questa riduzione delle entrate viene registrata come "deficit pubblico" se nel contempo non vi sia stato almeno un corrispettivo aumento delle entrate. Ad esempio, ad oggi il costo effettivo del superbonus risulta di essere di 11 miliardi di euro (non scherzo: UNDICI MILIARDI DI EURO con 1 milione di posti di lavoro creati) in qualità di spesa effettiva (in termini di minori entrate per via di sconti fiscali effettivamente portati in detrazione).

    9. Gattonerosso 17 aprile 2023

      PS
      Segnalo anche questo articolo
      sul tema contabilità della Moneta Fiscale / del superbonus:

      https://www.lafionda.org/2023/03/24/il-superbonus-e-gli-errori-di-eurostat/

    10. Gattonerosso 17 aprile 2023

      Direi che sia quantomeno dubbio che gli sconti fiscali rientrino in questo 0,5%. Di sicuro gli sconti fiscali, di qualsiasi tipo siano, non rientrano nel computo del debito pubblico per come definito dai parametri di Maastricht. E anche l'inclusione di sconti fiscali, non danti luogo a una movimentazione di cassa di euro, nel computo del deficit pubblico risulta anch'essa dubbia:

      https://www.lafionda.org/2023/03/24/il-superbonus-e-gli-errori-di-eurostat/

    11. Ultor 17 aprile 2023

      questo è quello che hanno pensato gli ideatori del superbonus, purtroppo per i suddetti problemi di coperture, la UE ha stabilito, con un iperbolico ragionamento contabile, che sono deficit ab initio (+9% nel 2021,+8% nel 2022). Questo dimostra due cose: che in Italia non c'è nessuno disposto a scontrarsi con i sofisti di bruxelles e francoforte, che le politiche di bilancio non sono in capo al MEF e al governo italiano ma oltralpe

    12. Megas Alexandros 17 aprile 2023

      D'accordo sul concetto iniziale... ma parlavamo di altro.... ovvero se spendere con i tax credit all'interno del pareggio di bilancio facesse riprendere la nostra economia e la risposta è NO, se spendi con i tax credit oppure con i tds ma sempre all'interno del pareggio di bilancio il risultato a livello macro non cambia....
      Riguardo al fare deficit in cambio di riforme, non è il nostro caso visto che abbiamo fatto avanzo primario attivo per ben 30 anni consecutivi eccetto gli anni del Covid.

    13. Gattonerosso 17 aprile 2023

      In realtà è ancora peggio.
      L'Unione Europea (ossia, Eurostat) ha detto: per noi fa fede come ISTAT contabilizza gli sconti fiscali. Ossia, è stato il governo italiano a riclassificare gli sconti fiscali del superbonus da "non pagabili" a "pagabili", ma poteva benissimo non farlo. Tant'è vero che contestualmente il bonus facciate e il bonus infissi (i quali soggiacciono alle stesse normative degli sconti fiscali del superbonus per quanto riguarda la trasferibilità) sono rimasti contabilizzati come "non pagabili". In pratica il governo italiano ha ritenuto opportuno (per esso stesso) fare "window dressing" sul superbonus in modo da "scaricare" sugli anni passati (cioè quando era sospeso il cosiddetto "patto di stabilità") tutto il carico di deficit e così è riuscito a "magicamente" ritagliarsi maggiore "spazio fiscale" (secondo come loro ragionano) per gli anni successivi. Fa ridere, ma è così.

    14. Gattonerosso 17 aprile 2023

      Ovviamente la corresponsione di sconti fiscali va sempre pensata in ottica di immettere maggiore liquidità nel sistema economico (o, comunque, la liquidità "che serve"). Altrimenti non si capirebbe per quale motivo la soluzione operativa della Moneta Fiscale abbia sempre incluso delle "clausole di salvaguardia". A tale proposito, segnalo le clausole elencate a pagina 13 qui:

      https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01186591.pdf

      derivanti da qui:

      http://bastaconleurocrisi.blogspot.com/2014/10/un-perfezionamento-proposto-da-warren.html

    15. Ultor 17 aprile 2023

      vero ma allora tirano artatamente in ballo il debito pubblico; tu parli di decisione politica, per me è mancanza di "cazzimma"

    16. Ultor 17 aprile 2023

      draghi ci cova

    17. Megas Alexandros 17 aprile 2023

      Non esattamente.. e la struttura del Superbonus lo dimostra.
      Tu stai parlando ora di crediti fiscali non scontabili sulle tasse tutti nell'anno di emissione, ma diciamo (seguendo l'esempio del Superbonus) in 5 anni, quindi 1/5 per anno.
      Per il primo quinto del Superbonus il primo anno è stata tagliata una spesa di pari importo di quel quinto, per rispettare il pareggio di bilancio le coperture) ed in più sono state indicate le eventuali coperture (se necessarie) per gli anni successivi.
      Quindi per essere precisi affinché si possa dire di spendere in deficit in modo che la quantità di moneta aumenti nel settore privato per occupazione e consumi (quindi far riprendere la nostra economia), si deve spiegare che i tax credit avranno scadenze più lunghe rispetto all'anno. Questo per permettere l'effetto moltiplicatore e qualora la spesa fatta non sia sbagliata a livello di moltiplicatore.... ottenerne il ritorno in modo poi da evitare di attingere alle coperture indicate precedentemente. Altrimenti abbiamo fatto una manovra in pareggio di bilancio.
      Tutto questo lavoro perché volgiamo stare nell'euro e nelle sue regole.... altrimenti lo potremmo fare semplicemente attraverso un semplice deficit del governo nell'anno..... oppure lo potremmo fare anche nell'euro... fregandocene dei parametri e spendendo quello che ci pare, ingaggiando una battaglia con la BCE, che in qualunque modo vada per noi sarà sempre vincente..... se ci sostengono salviamo l'economia italiana, se non ci sostengono torniamo alla Lira.. e forse senza l'Italia cade anche l'euro....(anche se a quel punto che cada o meno... ci interessa zero).

    18. Megas Alexandros 17 aprile 2023

      Non ho capito chi tira in ballo il debito pubblico? i politici italiani?
      Certo che è soltanto una questione di decisione politica.... entrare ed uscire è una scelta politica... mica ce lo ordina il dottore o Gesù Cristo!!

    19. Megas Alexandros 17 aprile 2023

      Non fa ridere.... è quello che vuole Draghi (non fare emettere moneta allo Stato), e quello che sta facendo l'attuale governo condotto da Meloni e de Bertoldi che per 10 anni all'opposizione ha presentato disegni di legge sulla moneta fiscale...... quindi di cosa stiamo a parlare!!!!???
      SONO DEI TRDITORI DEL POPOLO ITALIANO IN PIENA COSCIENZA PER PURO TORNACONTO PERSONALE!!!
      E finché non li sbattiamo in faccia questa realtà.. lor continueranno.
      Io personalmente ho scritto 4/5 articoli ed ho trattato de Bertoldi nella maniera dovuta..... da lui nessuna risposta..... anche perché cosa mi può dire!!! rischierebbe di perdere anche l'ultimo pelo della sua faccia......

    20. Gattonerosso 17 aprile 2023

      Eh,
      lì è successo che le strutture tecniche hanno PRETESO (senza mai spiegare per iscritto tale loro pretesa) che gli sconti fiscali dovessero essere esercitati al massimo nell'anno di attivazione della loro valenza fiscale. In questo modo, le stesse strutture tecniche hanno potuto valutare come "integrale" l'impatto anno su anno di tali sconti fiscali. Se invece, come a livello logico dovrebbe essere, non si specifica un limite temporale all'esercizio di tali sconti fiscali (oppure si mette un numero tipo "99 anni" per dire) allora, a rigor di logica, non si dovrebbe prevedere una "copertura" di deficit anno su anno, equivalente a quanti sconti fiscali maturano nell'anno corrente ad esempio, per l'anno corrente. E, difatti, in tutti i testi presentati sulla Moneta Fiscale non è previsto un limite temporale all'esercizio degli sconti fiscali in detrazione dei tributi. (Adesso, poi, è una cosa ancora più assurda. Ossia, adesso tutti gli sconti fiscali del superbonus sono stati contabilizzati nel deficit pubblico ma non è stato tolto il limite temporale al loro esercizio, con un evidente situazione di implicito "peggioramento" - diciamo così - per i conti pubblici nel prossimo futuro. "Peggioramento" altrimenti evitabile.)

    21. Megas Alexandros 17 aprile 2023

      Ti seguo poco... come non è stato introdotto un limite temporale? se li puoi utilizzare subito vanno nel deficit dell'anno....
      Se li emetti a 99 anni, diventano un perpetual, con un tasso di scambio altissimo.
      Mi sa che voi della moneta fiscale... contribuite a fare più confusione che mai.
      Il 110% non era a caso, quel 10% era il tasso del 2% annuo per 5 anni... in modo da permettere l'intervento delle banche.
      Un tax credit con tasso al 2% ed un Btp con il tasso al 2% sono la stessa identica cosa.... di fatto sono la stessa cosa per le banche che li hanno acquistati.
      Poi discutere su cosa hanno fatto per bocciare la trasferibilità mi sembra come discutere dell'acqua calda!!!
      Il governo di de Bertoldi non ha fermato la misura, il superbonus finanziato con i crediti fiscali esiste ancora.... hanno depotenziato lo strumento togliendo la trasferibilità e di conseguenza l'effetto moltiplicatore, visto che diventerà una misura esclusiva per i ricchissimi.

    22. Gattonerosso 17 aprile 2023

      Sto parlando del limite temporale all'esercizio in detrazione fiscale. Qual è il limite temporale all'esercizio in detrazione fiscale della valuta? Non c'è. O, al massimo, è quando la valuta va "fuori corso". Poiché è perfettamente prevista la riportabilità in anni successivi dell'utilizzo degli sconti fiscali in detrazione dei tributi (cioè si tratta di una norma inclusa da sempre nel manuale Eurostat), non si capisce perché limitare il loro utilizzo (e, quindi, la loro esistenza) entro un determinato limite temporale. Ossia, ha senso fare partire l'utilizzo della valenza fiscale di uno sconto fiscale a dopo due anni e un giorno dalla data di emissione (come previsto con la Moneta Fiscale), ma non ha senso porre un limite temporale futuro al loro utilizzo.

    23. Megas Alexandros 17 aprile 2023

      Se hanno introdotto questo è un ulteriore limite. Se però il limite è di 5/10 anni in relazione all’ammontare del deficit non lo ritengo un problema deprimente. Il problema di fondo è lo stop alla trasferibilità

    1. clausneghe 17 aprile 2023

      Quello che vuole il Rettiloide centrale verrà ribaltato dalla rivoluzione Europea che sta, io lo vedo, prendendo sempre più forma.
      Ci sono in questi giorni brutte tensioni anti governative e anti UE in Francia, in Ungheria, in Polonia, in Moldavia, in Germania, in Rep. Ceka e altre nazioni ancora, vogliono pane e pace, manchiamo solo noi babbioni Talioni, fiacchi e instupiditi da propaganda e vaccini,
      con il governo guidato dalla Melloney che va a cercare fortuna in Africa del Nord come ai vecchi tempi, immemori delle tante botte ricevute a suo tempo..Ma si sa, il governicchio degli occupati Taliani è succube e ostaggio dell'Egemone e fa quello che gli viene ordinato. C'è da contrastare l'espansione Russo-Cinese in Africa e chi meglio dei vari Figghiuolo potrà farlo? (magari ce li accoppano pure, come capitò a tanti loro predecessori in camicia nera).
      Sai che perdita.!

    1. ROMAGU 17 aprile 2023

      «Fatti testardi», direbbe Lenin.

    2. Megas Alexandros 17 aprile 2023

      Esatto, i fatti sono testardi soprattutto per chi non vuole intendere o gli fa comodo non intendere

    1. Megas Alexandros 17 aprile 2023

      Tutto giusto eccetto la frode iniziale che inficia la credibilità dello scrittore. Uscire dall’euro non è impossibile è solo questione di una decisione politica, la stessa decisione politica che ci ha fatto entrare. Oltre a questo, come ripetuto più volte anche all’autore dell’articolo, la moneta fiscale, i tax credit denominati in euro sono euro….. quindi non si tratta di novità, si tratta di fare deficit con moneta emessa dallo Stato e non con titoli del debito pubblico….. e siccome Draghi sa benissimo che la moneta per definizione e funzionalità è un tax credit, di conseguenza ne ha bloccato la trasferibilità.
      PS: si indica giustamente Draghi come il capo, ma se chi scrive fosse dotato di onestà di pensiero, dovrebbe indicare come traditore del popolo italiano, il suo mentore che risponde al nome del senatore Andrea de Bertoldi, il quale insieme al suo partito si è inginocchiato ai voleri di Draghi…. e per di più sostenendo la frode che lui stesso sa essere tale, in modo del tutto consapevole.

    2. sbregaverse 17 aprile 2023

      MEGATONE hai, quasi sempre ,
      RAGIONE.
      Non quando attacchi , un povero silos contenitore di NON tutte amenità; ma che stigmatizza BENE il Draco come vampiro succhia(conto terzi) sangue dalle NOSTRE vene varicose.

    3. Megas Alexandros 17 aprile 2023

      Infatti ho scritto “tutto giusto” eccetto che alcune imprecisioni non confacenti alla dottrina (che il buon Sylos, mi ha già dimostrato in passato di possedere), e soprattutto la disonestà di pensiero di non accumunare a Draghi il suo mentore Senatore de Bertoldi.
      Quest’ultima la ritengo grave per uno che voglia definirsi patriottico ed amante del popolo italiano.
      Questo per spiegarti Grande Sbrega…. io c’ero e purtroppo per loro non dormivo!!!

    4. jotoddy 17 aprile 2023

      E no, Megas, non “Tutto giusto eccetto la frode iniziale …”.
      C’è un altro errore che mi sentirei di sottolineare in blu e rosso…
      Scrive il buon Stefano Sylos Labini: “… Poi, se è vero che sono state finanziate “le case dei ricchi”, il compito…”
      È mai possibile che il cancro della disinformazione “draghiana” si diffonda pure nella testa di chi apertamente e meritoriamente ne critica l’ideologia e l’operato?
      Anche qui si fa passare, in maniera superficiale e grettamente populistica, un tema astutamente e velenosamente diffuso dai “Migliori” che avrebbe bisogno di ben altra riflessione per essere affrontato.
      1. Le ville dei ricchi (quelli veri) sono accatastate in categoria “A/8”, categoria esclusa fin da subito dal beneficio (personalmente sarei pure contrario a questa esclusione, per altro… ma qui non entro nel tema)
      2. I soldi e il lavoro riguardanti le “case dei ricchi” (… ma non troppo) sono andati nelle tasche dei ricchi stessi o di chi i lavori li ha fatti sporcandosi le mani di calce?
      3. I benefici generali del 110% (applicato su case di ricchi o di poveri) e della circolazione dei crediti esistono o no? Se esistono (ed esistono), che me ne frega che le case siano dei ricchi se tutti usufruiscono di detti benefici? Se io ne guadagno su molti piani, me ne frego se ai ricchi va meglio, anche assecondando simili sciocchezze…
      4. E se il governo è così preoccupato di non "dare i soldi" ai ricchi, come mai non corregge ora i meccanismi delle “finanziarie” che offrono, quando va bene, il 70/75% ai poveri cristi che si sono trovati coi crediti bloccati e la casa sfondata, portandosi a casa 40punti su 110 di rendita puramente parassitaria? 1mln di lavori, 400.000€ di utile senza muovere un dito? E non è forse vero che fu proprio il blocco della circolazione e dell’acquisto dei crediti che ha creato questo mercimonio putrido? mi pare che alcuni esponenti di spicco dei partiti non siano estranei al lucro che ne deriva, o mi sbaglio? Ma questi sono “diversamente ricchi”, probabilmente… Se poi i ricchi sono Benetton e le loro concessioni, JP Morgan con l’affaire “Pedemontana Veneta” o simili, vedo meno pudore moralistico nei nostri eroi…
      5. È certamente vero che i “poveracci” non sono riusciti a partire coi lavori 110%. Una domanda intelligente da porre sarebbe: come mai? È colpa della legge? o non sia che furono le banche a boicottare l’erogazione del “prestito ponte” considerandolo alla stregua di un mero fido o finanziamento ipotecario, dunque non erogato in assenza delle “garanzie” che il “poveraccio” per definizione non può avere e dunque mancavano le necessarie risorse per partire…?
      Forse bastava fornire un fondo di garanzia che, unitamente alle polizze degli attori in gioco, poteva permettere a tutti di partire (si sarebbe trattato di finanziamenti a brevissima scadenza, la durata di un SAL, ma lo squilibrio sociale evidentemente non interessava affatto ai nostri “caritatevoli” legislatori e finanzieri, anzi…). Non mi pare che nessuno abbia cercato rimedi di questo tipo, era più utile fomentare un “odio di classe” fra i medi e i poveracci appunto… Odio alimentato anche nel presente articolo, anche se solo per inciso…
      6. E che dire del caos disseminato in modo apparentemente imbecille (chi ha scritto i fiumi di idiozie - chiamate “interpretazioni”, FAQ ecc. - è probabilmente un idiota davvero, ma chi gli ha ordinato/permesso di scrivere sapeva bene cosa voleva…)? La dissociazione cognitiva che ne è derivata, in modo malignamente astuto, non serviva forse ad inquinare i pozzi e rendere impraticabile un iter perverso soprattutto per chi si giocava tutto nell’operazione (i “poveracci”, appunto) in modo da far desistere anche i più intrepidi…?

      Tutto ciò senza nemmeno argomentare coi temi più urgenti e reali della faccenda:
      - il risparmio strutturale di combustibili fossili non rinnovabili ma soprattutto
      - la sicurezza antisisimica. Non manca molto, statisticamente, ad un grave terremoto in Italia. Vogli vedere la faccia di Giorgetti e del suo mentore di fronte ai crolli e ai morti da essi derivati. Vedremo se saranno capaci di dire che hanno fatto di tutto perché ciò non debba ripetersi… Quale diversa strategia dal Superbonus hanno in mente lor signori per affrontare finalmente la questione? Coi terremotati che ancora abitano da 10 anni nelle baracche e le macerie in strada?

      Il provvedimento e la costruzione finanziaria dello stesso deve funzionare a prescindere da aspetti pseudo-moralistici. E infatti funziona. L’intero parco edilizio italiano deve esserne toccato.
      I distinguo sono solo assurde complicazioni.
      Se fa bene alla nazione, se riduce gli interessi sul debito, se aumenta il PIL, se riduce la disoccupazione, se diffonde benessere e ricchezza, per una volta in modo capillare e al netto di appartenenze mafiose, chi se ne frega se fa star bene chi sta bene? Purché faccia star molto meglio chi sta peggio. Questo è quello che il Superbonus e, ovviamente, la circolazione dei crediti fiscali in quanto moneta positiva, nonostante tutto e nonostante MEF, AdE, draghi originali e copie peggiori, ha fatto pur nei limiti segnalati.

      Il provvedimento deve essere reintrodotto, semplificato, agevolando l'inizio alle fasce più deboli. Eventualmente modulato nel tempo ma con piena garanzia di durata stabile per tutti gli attori.

    5. Megas Alexandros 17 aprile 2023

      Hai scritto un articolo con molte verità anche se dovremmo analizzarlo punto per punto.
      Il fatto però importante è che il provvedimento di stop alla trasferibilità dei crediti fiscali da parte di questo governo, ha accentuato il fatto che solo i più abbienti possano ora usufruire del beneficio. Ovvero solo coloro che hanno redditi tali e capienza fiscale tale da poterli portare in detrazione.

    6. sbregaverse 17 aprile 2023

      Megatone trascuri il fatto che solo i più abbienti e i più informati( con stuolo di tecnici , avvocati , commercialisti, assicuratori, amici di amici)sono partiti veloci ai blocchi di partenza.Hanno beneficiato fin da subito e hanno portato a casa il bottino nella sua max interezza. Gli altri sono rimasti col cazzo in culo a godersi la vasellina, via via sempre più scarsa e sostituita da sale grosso non iodato.
      I primi saranno sempre primi , gli ultimi sempre ultimi:
      E QUESTA E' DEMOCRAZIA E GIUSTIZIA SOCIALE ¿?

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