Riceviamo e pubblichiamo dall'economista Stefano Sylos Labini.
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Di Stefano Sylos Labini.
Alla luce della guerra in Ucraina, dove l’Europa non ha alcun ruolo politico, si può ragionevolmente ipotizzare che la moneta unica non sarebbe mai nata se gli Stati Uniti d’America non fossero stati d’accordo. L’euro è un meccanismo di centralizzazione autoritaria che toglie autonomia agli stati. Uscirne è praticamente impossibile dati i condizionamenti finanziari, economici e mediatici. La Moneta Fiscale è l’unico strumento che può dare flessibilità, ma le resistenze sono enormi.
La soluzione operativa della Moneta Fiscale deve fare davvero paura se un personaggio del calibro di Mario Draghi, ex presidente della BCE da sempre sostenuto dalla finanza angloamericana, si è scagliato con tutte le sue forze per stroncare la circolazione dei crediti fiscali.
Ci dicono che dobbiamo ridurre il debito pubblico, ma in realtà un debito pubblico alto fa comodo alla finanza internazionale in quanto essa può guadagnare molto di più con tassi d’interesse elevati. È per questo che la Moneta Fiscale sta incontrando resistenze enormi: così avremmo potuto abbattere il debito e quindi gli interessi complessivamente corrisposti sui titoli di debito pubblico, una circostanza che non va affatto bene alla finanza angloamericana.
Ora questo governo sta proseguendo l’opera di distruzione della Moneta Fiscale. Moneta Fiscale che, introdotta con la trasferibilità illimitata dei bonus edilizi nel 2020, stava dando risultati egregi finché non si è iniziato a sabotarla in tutti i modi da più di un anno a questa parte.
La strategia del governo Meloni è incomprensibile. Da una parte sta resistendo alle pressioni sul MES (bisogna vedere per quanto tempo ancora) ma dall’altra non sta facendo alcunché per monetizzare i crediti fiscali emessi nel biennio 2021/22. Una monetizzazione agevolmente conseguibile, anche attivando le partecipate pubbliche e soprattutto liberalizzando pienamente la circolazione dei crediti fiscali.
Non si tratta solo di evitare il fallimento di tante imprese edilizie e di far ripartire cantieri fermi ma anche di creare un afflusso di euro, generati dalla monetizzazione dei crediti e che potrebbero circolare nell’intero sistema economico, alimentando la crescita del Pil e dell’occupazione. Questo è il modo per ridurre il rapporto debito/PIL e quindi le pressioni sul MES.
Facendo due conti, se sono stati emessi 120 miliardi di euro di crediti fiscali e questi crediti sono esercitabili nell’arco di 5 anni per scontare le tasse (vale a dire 120 /5 = 24 miliardi di euro all’anno) e se le entrate totali dello Stato sono pari a 900 miliardi di euro, abbiamo che 24 / 900 = 2,7%.
Ciò significa che gli sconti fiscali, che possono essere portati in compensazione ogni anno, rappresentano una frazione risibile delle entrate pubbliche totali. Si tratta di una quantità che il mercato potrebbe acquistare in un attimo per monetizzare i crediti fiscali emessi nel biennio 2021/22.
Recentemente Giovanbattista Fazzolari, il regista della politica economica di Fratelli d’Italia, in un’intervista sul Corriere della Sera ha rilasciato delle dichiarazioni ridicole sul buco nei conti pubblici e sulla circostanza che con il superbonus sono state finanziate le “case dei ricchi”.
Per prima cosa Fazzolari fa finta di ignorare che, accanto alle minori entrate future, va stimato il maggiore gettito fiscale derivante dalla crescita dell’economia per effetto delle detrazioni fiscali. Non si può mettere in discussione che nel biennio 2020/22 la posizione finanziaria dell’Italia sia nettamente migliorata: il rapporto debito/PIL è sceso di 10 punti passando dal 155% del 2020 al 145% del 2022. Per il futuro, come appena detto, bisogna monetizzare immediatamente i crediti fiscali liberalizzandone la circolazione.
Poi, se è vero che sono state finanziate “le case dei ricchi”, il compito del governo è quello di concedere lo sconto in fattura solo alle fasce disagiate e non di gettare a mare la cessione dei crediti fiscali. Quest’ultima si è infatti dimostrata essere uno strumento molto potente per riattivare la domanda di ristrutturazioni edilizie.
Per concludere, quando emettiamo sconti fiscali trasferibili possiamo finanziare l’economia senza chiedere soldi in prestito sui mercati finanziari. È per questo che Mario Draghi si è scagliato contro la cessione dei crediti fiscali: egli vuole che l’Italia abbia il cappio al collo del debito. I fantomatici patrioti e sovranisti di Fratelli d’Italia si sono immediatamente allineati ai desiderata del Migliore. È sempre la vecchia storia: deboli con i forti e forti con i deboli.
Stefano Sylos Labini
Ultor 17 aprile 2023
il discorso fila se non ci fosse il pareggio di bilancio in costituzione che ingessa ogni legge di bilancio a reperire adeguate coperture a sostegno. Si può derogare in casi eccezionali nel qual caso si attiverebbe un meccanismo di correzione automatica (nel nostro caso potrebbe essere il MES, ergo...)
Non abbiamo poilitici ed economisti sufficientemente preparati per questo. Punto. E Draghi sogghigna
Megas Alexandros 17 aprile 2023
Esatto, senza il deficit, anche con i tax credit non salvi il nostro sistema economico, impedisci ai soliti noti di intascarli gli interessi
Gattonerosso 17 aprile 2023
Con la Moneta Fiscale è possibile conseguire in modo permanente il pareggio fra i flussi entrata e uscita denominati in euro. Ossia, è possibile conseguire in modo permanente il cosiddetto "equilibrio di bilancio" senza per questo devastare l'economia, anzi facendo funzionare al meglio l'economia. (In quanto così lo Stato immette tutta la liquidità addizionale, necessaria per far funzionare il sistema economico mantenendo un livello ottimale nella domanda aggregata, in Moneta Fiscale mentre si mantengono in equilibrio i flussi di cassa entrata e uscita in euro.)
Ultor 17 aprile 2023
In linea generale è così ma senza adeguati scostamenti di bilancio non hai sufficienti risorse da destinare alle coperture che, ripeto, sono obbligatorie da costituzione. Puoi però sospendere il rispetto dei trattati per motivi eccezionali, come la crisi economica e l'accoglienza dei migranti, così derogando dai vincoli di bilancio, ma, come detto, non ci sono personalità all'altezza in Italia
Megas Alexandros 17 aprile 2023
Questa ce la dovresti spiegare. Se io finanzio una misura di spesa attraverso i tax credit ma contemporaneamente ne taglio un’altra di ugual importo ho perseguito il pareggio di bilancio, esattamente quello che sto facendo ora….. quindi su quali presupposti tu fondi la tua folle teoria che l’economia non sarebbe devastata??!!
Ragazzi ma su che libri studiate???
Megas Alexandros 17 aprile 2023
In linea generale non è proprio così, anzi “in linea assoluta”…. leggiti la mia risposta a Gattonerosso che pare aver preso troppo sole!!!
Ultor 17 aprile 2023
in base all'OMT non possiamo fare scostamenti di bilancio superiori allo 0.5% del pil, salvo appunto casi eccezionali, purtroppo non consentiti attualmente dalla UE; troppo pochi per attuare qualsiasi strumento "strutturale" di crescita economica, compresi i crediti fiscali come immaginati dal governo Conte. La strada che questo governo ricattato ha intrapreso è fare deficit in cambio di "riforme" (sic) strutturali come riforma delle pensioni, tagli alla spesa pubblica etc, cioè macelleria sociale
Gattonerosso 17 aprile 2023
Tecnicamente,
non si tratta di una "spesa".
Affinché si possa parlare di "spesa", è necessario che vi sia un "movimento di cassa". Ossia, nel nostro caso, un movimento di cassa di euro. Infatti, quando si parla di "Moneta Fiscale", non sarebbe propriamente corretto dire: "effettuo un atto di spesa pubblica assegnando sconto fiscali". Sarebbe più corretto dire: "effettuo una corresponsione di sconti fiscali." (Poi, ovvio, tutti diciamo "si spende" in quanto all'atto pratico è la stessa cosa, ma dal punto di vista strettamente contabile non sarebbe così.)
Poiché non vi è quindi alcun movimento di cassa di euro registrabile (cioè, non è registrabile in quanto non c'è alcun movimento di cassa in euro all'atto pratico), non vi è alcun mutamento nelle necessità di cassa per il settore pubblico. Nel momento in cui tali sconti fiscali vengono portati, in tutto o in parte, in detrazione delle imposte allora (in quel momento) si registra una riduzione delle entrate. Quando si registra l'esercizio effettivo in detrazione dei tributi di questi sconti fiscali (in tutto o in parte), allora viene registrato un incremento di spesa pubblica pari all'importo di sconti fiscali effettivamente portato in detrazione. Questa riduzione delle entrate viene registrata come "deficit pubblico" se nel contempo non vi sia stato almeno un corrispettivo aumento delle entrate. Ad esempio, ad oggi il costo effettivo del superbonus risulta di essere di 11 miliardi di euro (non scherzo: UNDICI MILIARDI DI EURO con 1 milione di posti di lavoro creati) in qualità di spesa effettiva (in termini di minori entrate per via di sconti fiscali effettivamente portati in detrazione).
Gattonerosso 17 aprile 2023
PS
Segnalo anche questo articolo
sul tema contabilità della Moneta Fiscale / del superbonus:
https://www.lafionda.org/2023/03/24/il-superbonus-e-gli-errori-di-eurostat/
Gattonerosso 17 aprile 2023
Direi che sia quantomeno dubbio che gli sconti fiscali rientrino in questo 0,5%. Di sicuro gli sconti fiscali, di qualsiasi tipo siano, non rientrano nel computo del debito pubblico per come definito dai parametri di Maastricht. E anche l'inclusione di sconti fiscali, non danti luogo a una movimentazione di cassa di euro, nel computo del deficit pubblico risulta anch'essa dubbia:
https://www.lafionda.org/2023/03/24/il-superbonus-e-gli-errori-di-eurostat/
Ultor 17 aprile 2023
questo è quello che hanno pensato gli ideatori del superbonus, purtroppo per i suddetti problemi di coperture, la UE ha stabilito, con un iperbolico ragionamento contabile, che sono deficit ab initio (+9% nel 2021,+8% nel 2022). Questo dimostra due cose: che in Italia non c'è nessuno disposto a scontrarsi con i sofisti di bruxelles e francoforte, che le politiche di bilancio non sono in capo al MEF e al governo italiano ma oltralpe
Megas Alexandros 17 aprile 2023
D'accordo sul concetto iniziale... ma parlavamo di altro.... ovvero se spendere con i tax credit all'interno del pareggio di bilancio facesse riprendere la nostra economia e la risposta è NO, se spendi con i tax credit oppure con i tds ma sempre all'interno del pareggio di bilancio il risultato a livello macro non cambia....
Riguardo al fare deficit in cambio di riforme, non è il nostro caso visto che abbiamo fatto avanzo primario attivo per ben 30 anni consecutivi eccetto gli anni del Covid.
Gattonerosso 17 aprile 2023
In realtà è ancora peggio.
L'Unione Europea (ossia, Eurostat) ha detto: per noi fa fede come ISTAT contabilizza gli sconti fiscali. Ossia, è stato il governo italiano a riclassificare gli sconti fiscali del superbonus da "non pagabili" a "pagabili", ma poteva benissimo non farlo. Tant'è vero che contestualmente il bonus facciate e il bonus infissi (i quali soggiacciono alle stesse normative degli sconti fiscali del superbonus per quanto riguarda la trasferibilità) sono rimasti contabilizzati come "non pagabili". In pratica il governo italiano ha ritenuto opportuno (per esso stesso) fare "window dressing" sul superbonus in modo da "scaricare" sugli anni passati (cioè quando era sospeso il cosiddetto "patto di stabilità") tutto il carico di deficit e così è riuscito a "magicamente" ritagliarsi maggiore "spazio fiscale" (secondo come loro ragionano) per gli anni successivi. Fa ridere, ma è così.
Gattonerosso 17 aprile 2023
Ovviamente la corresponsione di sconti fiscali va sempre pensata in ottica di immettere maggiore liquidità nel sistema economico (o, comunque, la liquidità "che serve"). Altrimenti non si capirebbe per quale motivo la soluzione operativa della Moneta Fiscale abbia sempre incluso delle "clausole di salvaguardia". A tale proposito, segnalo le clausole elencate a pagina 13 qui:
https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01186591.pdf
derivanti da qui:
http://bastaconleurocrisi.blogspot.com/2014/10/un-perfezionamento-proposto-da-warren.html
Ultor 17 aprile 2023
vero ma allora tirano artatamente in ballo il debito pubblico; tu parli di decisione politica, per me è mancanza di "cazzimma"
Ultor 17 aprile 2023
draghi ci cova
Megas Alexandros 17 aprile 2023
Non esattamente.. e la struttura del Superbonus lo dimostra.
Tu stai parlando ora di crediti fiscali non scontabili sulle tasse tutti nell'anno di emissione, ma diciamo (seguendo l'esempio del Superbonus) in 5 anni, quindi 1/5 per anno.
Per il primo quinto del Superbonus il primo anno è stata tagliata una spesa di pari importo di quel quinto, per rispettare il pareggio di bilancio le coperture) ed in più sono state indicate le eventuali coperture (se necessarie) per gli anni successivi.
Quindi per essere precisi affinché si possa dire di spendere in deficit in modo che la quantità di moneta aumenti nel settore privato per occupazione e consumi (quindi far riprendere la nostra economia), si deve spiegare che i tax credit avranno scadenze più lunghe rispetto all'anno. Questo per permettere l'effetto moltiplicatore e qualora la spesa fatta non sia sbagliata a livello di moltiplicatore.... ottenerne il ritorno in modo poi da evitare di attingere alle coperture indicate precedentemente. Altrimenti abbiamo fatto una manovra in pareggio di bilancio.
Tutto questo lavoro perché volgiamo stare nell'euro e nelle sue regole.... altrimenti lo potremmo fare semplicemente attraverso un semplice deficit del governo nell'anno..... oppure lo potremmo fare anche nell'euro... fregandocene dei parametri e spendendo quello che ci pare, ingaggiando una battaglia con la BCE, che in qualunque modo vada per noi sarà sempre vincente..... se ci sostengono salviamo l'economia italiana, se non ci sostengono torniamo alla Lira.. e forse senza l'Italia cade anche l'euro....(anche se a quel punto che cada o meno... ci interessa zero).
Megas Alexandros 17 aprile 2023
Non ho capito chi tira in ballo il debito pubblico? i politici italiani?
Certo che è soltanto una questione di decisione politica.... entrare ed uscire è una scelta politica... mica ce lo ordina il dottore o Gesù Cristo!!
Megas Alexandros 17 aprile 2023
Non fa ridere.... è quello che vuole Draghi (non fare emettere moneta allo Stato), e quello che sta facendo l'attuale governo condotto da Meloni e de Bertoldi che per 10 anni all'opposizione ha presentato disegni di legge sulla moneta fiscale...... quindi di cosa stiamo a parlare!!!!???
SONO DEI TRDITORI DEL POPOLO ITALIANO IN PIENA COSCIENZA PER PURO TORNACONTO PERSONALE!!!
E finché non li sbattiamo in faccia questa realtà.. lor continueranno.
Io personalmente ho scritto 4/5 articoli ed ho trattato de Bertoldi nella maniera dovuta..... da lui nessuna risposta..... anche perché cosa mi può dire!!! rischierebbe di perdere anche l'ultimo pelo della sua faccia......
Gattonerosso 17 aprile 2023
Eh,
lì è successo che le strutture tecniche hanno PRETESO (senza mai spiegare per iscritto tale loro pretesa) che gli sconti fiscali dovessero essere esercitati al massimo nell'anno di attivazione della loro valenza fiscale. In questo modo, le stesse strutture tecniche hanno potuto valutare come "integrale" l'impatto anno su anno di tali sconti fiscali. Se invece, come a livello logico dovrebbe essere, non si specifica un limite temporale all'esercizio di tali sconti fiscali (oppure si mette un numero tipo "99 anni" per dire) allora, a rigor di logica, non si dovrebbe prevedere una "copertura" di deficit anno su anno, equivalente a quanti sconti fiscali maturano nell'anno corrente ad esempio, per l'anno corrente. E, difatti, in tutti i testi presentati sulla Moneta Fiscale non è previsto un limite temporale all'esercizio degli sconti fiscali in detrazione dei tributi. (Adesso, poi, è una cosa ancora più assurda. Ossia, adesso tutti gli sconti fiscali del superbonus sono stati contabilizzati nel deficit pubblico ma non è stato tolto il limite temporale al loro esercizio, con un evidente situazione di implicito "peggioramento" - diciamo così - per i conti pubblici nel prossimo futuro. "Peggioramento" altrimenti evitabile.)
Megas Alexandros 17 aprile 2023
Ti seguo poco... come non è stato introdotto un limite temporale? se li puoi utilizzare subito vanno nel deficit dell'anno....
Se li emetti a 99 anni, diventano un perpetual, con un tasso di scambio altissimo.
Mi sa che voi della moneta fiscale... contribuite a fare più confusione che mai.
Il 110% non era a caso, quel 10% era il tasso del 2% annuo per 5 anni... in modo da permettere l'intervento delle banche.
Un tax credit con tasso al 2% ed un Btp con il tasso al 2% sono la stessa identica cosa.... di fatto sono la stessa cosa per le banche che li hanno acquistati.
Poi discutere su cosa hanno fatto per bocciare la trasferibilità mi sembra come discutere dell'acqua calda!!!
Il governo di de Bertoldi non ha fermato la misura, il superbonus finanziato con i crediti fiscali esiste ancora.... hanno depotenziato lo strumento togliendo la trasferibilità e di conseguenza l'effetto moltiplicatore, visto che diventerà una misura esclusiva per i ricchissimi.
Gattonerosso 17 aprile 2023
Sto parlando del limite temporale all'esercizio in detrazione fiscale. Qual è il limite temporale all'esercizio in detrazione fiscale della valuta? Non c'è. O, al massimo, è quando la valuta va "fuori corso". Poiché è perfettamente prevista la riportabilità in anni successivi dell'utilizzo degli sconti fiscali in detrazione dei tributi (cioè si tratta di una norma inclusa da sempre nel manuale Eurostat), non si capisce perché limitare il loro utilizzo (e, quindi, la loro esistenza) entro un determinato limite temporale. Ossia, ha senso fare partire l'utilizzo della valenza fiscale di uno sconto fiscale a dopo due anni e un giorno dalla data di emissione (come previsto con la Moneta Fiscale), ma non ha senso porre un limite temporale futuro al loro utilizzo.
Megas Alexandros 17 aprile 2023
Se hanno introdotto questo è un ulteriore limite. Se però il limite è di 5/10 anni in relazione all’ammontare del deficit non lo ritengo un problema deprimente. Il problema di fondo è lo stop alla trasferibilità