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“Guardali! Non sanno di essere già morti!”. (La gente comune, dimenticata da Dio e dal libero mercato)

 

DI SLAVOJ ZIZEK

rt.com

L’automazione della produzione crea una sfida per l’umanità: cosa fare con quelli “lasciati indietro” dal progresso?

Nelle serie tv, come Leftovers, il tema viene affrontato più o meno sempre allo stesso modo: l’Armageddon si sta avvicinando e Dio porta a sé i privilegiati per salvarli dai futuri orrori. Ma cosa succede se tentiamo di leggere il fenomeno dal punto di vista di un economista?

È un caso che solo coloro che non sono stati in grado di aderire al flusso di migrazioni e sono dovuti rimanere nei propri poveri paesi siano i nostri “lasciati alle spalle”?

Si dovrebbe evitare qualsiasi romanticizzazione semplicistica del tema migranti. Alcuni europei di sinistra dicono che i rifugiati sono un proletariato nomade e possono diventare nucleo di un nuovo soggetto rivoluzionario – una cosa senza senso. Il proletariato, per Marx, era costituito da lavoratori sfruttati, tenuti a bada da lavoro e creazione di ricchezza. Dato che oggi il precariato è la nuova forma di proletariato, il paradosso dei rifugiati è che vengono per diventare proletari. Il problema è che, non avendo posto alcuno nell’edificio sociale dei paesi in cui vanno, sono ben lungi dall’essere proletariato nel senso marxiano.

Non sarebbe più appropriato dire che sono la parte più ambiziosa della propria popolazione? Sono questi che vogliono salire sulla scala sociale, i veri proletari sono quelli che rimangono nel proprio paese (non accolti da Dio). La tendenza del capitalismo globale è quindi quella di “lasciare indietro” l’80% di noi.

Punti di vista dal passato

Un secolo fa, Vilfredo Pareto fu il primo a descrivere la cosiddetta regola 80/20 della vita  (non solo) sociale: l’80% del terreno è di proprietà del 20% delle persone, l’80% dei profitti è prodotto dal 20% dei dipendenti, l’80% delle decisioni vengono fatte durante il 20% del tempo di riunione, l’80% dei collegamenti web rimandano a meno del 20% delle pagine web, e così via.

Come alcuni analisti ed economisti sociali hanno suggerito, l’esplosione di oggi della produttività economica ci pone di fronte all’estremo di questa regola: l’economia globale emergente tende verso uno stato in cui solo il 20% della forza lavoro può fare tutti i lavori necessari, cosicché l’80% della gente è sostanzialmente inutile e potenzialmente disoccupato.

Quando questa logica raggiunge il suo estremo, non sarebbe ragionevole portarla alla sua auto-negazione? Il sistema che rende l’80% delle persone irrilevanti e prive di alcun uso, non è esso stesso irrilevante ed inutile? Il problema, pertanto, non è tanto che sta emergendo un nuovo proletariato globale, ma un altro: miliardi di persone semplicemente sono non necessarie e tutte le fabbriche del mondo non potrebbero assorbirle.

Una volta Toni Negri diede un’intervista: passeggiando per la periferia di Mestre, la telecamera lo colse mentre oltrepassava una fila di lavoratori che si trovava davanti ad una fabbrica di tessuti destinata a chiudere; indicò verso i lavoratori e disse: “Guardali! Non sanno di essere già morti!”.

Per Negri, questi lavoratori protestavano per tutto ciò che c’è di sbagliato nel socialismo sindacale, che si concentra sulla sicurezza del lavoro aziendale. Un socialismo reso obsoleto dalle dinamiche del capitalismo “postmoderno”, con la sua egemonia del lavoro intellettuale.

Opzioni alternative

Piuttosto che ritenere questo nuovo “spirito del capitalismo” una minaccia, come fa la tradizionale democrazia sociale, essa dovrebbe invece accettarlo, distinguendo in essa le dinamiche del lavoro intellettuale e della sua interazione sociale non gerarchica e non centralizzata, tipiche del comunismo. Se seguiamo questa logica fino in fondo, non possiamo che essere d’accordo con una cinica battuta neoliberista: oggi il compito principale dei sindacati dovrebbe essere quello di rieducare i lavoratori per adattarli alla nuova economia digitalizzata.

Che dire tuttavia della visione opposta? Il nuovo capitalismo rende superflua una percentuale sempre più grande di lavoratori (secondo alcune stime, a lungo termine, il capitalismo di oggi avrebbe bisogno idealmente di un mero 20% della forza lavoro disponibile). E quindi, che dire allora di riunire tutti i “morti viventi” del capitalismo globale, tutti quelli lasciati indietro dal progresso neocapitalista, quelli resi obsoleti e quelli che non sono in grado di adattarsi alle nuove condizioni? La scommessa, ovviamente, è che si possa indurre un corto circuito tra questi avanzi della storia e l’aspetto più progressista della storia.

La scelta vera è pertanto questa: dovremmo continuare a prenderci cura di chi è rimasto indietro o dovremmo affrontare il compito molto più difficile di cambiare il sistema globale che li lascia indietro? Senza un tale cambiamento, la nostra situazione sarà sempre insolubile.

Ad esempio, si consideri l’automazione della produzione che – molte persone temono – ridurrà radicalmente la necessità dei lavoratori facendo quindi esplodere la disoccupazione. Perché temere questa prospettiva? Non apre le porte ad una nuova società in cui lavoreremo tutti e meno? Che società è quella in cui le buone notizie vengono automaticamente trasformate in cattive?

 

Slavoj Žižek

Fonte: www.rt.com/

Link: https://www.rt.com/op-edge/403545-market-automatization-economy-workforce/

16.09.2017

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HMG

Pubblicato da Davide

  • Primadellesabbie

    “…una nuova società in cui lavoreremo tutti e meno…”

    Perché ci si trastulla immancabilmente, come anche Slavoj qui, con questa possibilità?

    Lo sviluppo dell’automazione potrebbe aprire anche altre possibilità.

    E se succedesse che si dedicassero a lavorare solo quelli che ne sentono la vocazione, e si sentono realizzati lavorando, e fossero grati a tutti gli altri che permettono loro di farlo?

    E combattessero tra loro quelli che si sentono gratificati in questo modo, studiassero solo quelli che ne sentono la vocazione, ecc. ecc.?

    • Denisio

      Troppo liberale, troppo Anarchico troppo giusto per essere vero.

      • Primadellesabbie

        Si tratterebbe di adottare il Dio adatto, quest’altra volta.

    • Holodoc

      Sicuramente… ma mi sa che hai guardato troppo Star Trek in gioventù…

      • Primadellesabbie

        Non vado al cinema da molto prima che Star Trek fosse pensato e la tele, dove ce l’ho, é ricoperta dalla muffa.

        Ce già un’utente che mi disapprova severamente per questa mia scelta.

        Chissà, se il processo di rincoglionimento andrà a buon fine può darsi che mi ricreda, e cerchi di recuperare il terreno perduto, anche in questa materia.

        • DesEsseintes

          È una assuridtà.
          Per cortesia almeno guarda quel terzo episodio di Kwaidan perché è inammissibile una lacuna cosí grave!
          Ti era piaciuta l’Arca Russa, no?
          Ecco, questo è non solo meglio ma è ai massimi livelli sapienziali.

          Poi, per il resto del film, il primo episodio è molto bello, il secondo lo ricordo meno e il quarto è per il vero learned gentleman in grado di cogliere d’istinto quel gusto peculiare dei giapponesi per i misteriosi paradossi in agguato sotto la normale quotidianità.

          • Primadellesabbie

            Eccoci, e adesso come faccio ad oppormi? Poi nella mia educazione si sono dimenticati di insegnarmi a trovare delle scuse, talvolta é un grosso handicap.

          • DesEsseintes

            Mi spiace ma su questo dovevo insistere.
            Poi scegli tu, te lo guardi dall’inizio, che forse è la scelta migliore, magari un episodio al giorno, o sennò vai direttamente al terzo episodio.
            Credo che esista solo in giapponese con i sottotitoli ma nell’eventualità ricordati che è veramente imoortante ascoltare il suono della lingua originale.

          • Primadellesabbie

            Grazie.
            Qualche volta ci penso a questo tua consuetudine a considerare la realtà due volte, una direttamente ed un’altra rimandata, come il segnale radar, dal film o dal brano musicale o da chissà cos’altro che rivelano o evidenziano sicuramente anche aspetti o sfumature che sfuggono alla percezione diretta.

          • DesEsseintes

            Sono due, quella “rimandata” è quella indicibile.
            È il volto dei samurai impresso sulla corazza dei granchi nei mari del Giappone.
            Precisamente di questo parla il terzo episodio di Kwaidan.

          • Primadellesabbie

            Certo, ma quella indicibile non é esclusiva della rivisitazione.
            Ho controllato, e vedo che Kwaidan é basato su racconti di Lafcadio Hearn, un americano/greco/giapponese che conosco abbastanza bene.

          • DesEsseintes

            Ma Lafcadio li ha ripresi dalla tradizione.
            Il terzo episodio del film per esempio fu pubblicato su carta per la prima volta nel XVIII secolo.

            Sulla realtà indicibile; può esprimersi solo attraverso metafore quindi con le maschere dei samurai sul dorso dei granchi e, ovviamente, con le opere d’arte in cui per di più ha il vantaggio di poter rimanere nascosta a chi ha…gli aures audiendi…perchè per accettare la realtà “dicibile” gli aures audiendi…te li tagliano…come dice quel racconto giapponese…

          • Antonio

            Si… Ma la domanda è: cosa ce ne frega? Apritevi una chat privata. Ma i moderatori…?

          • DesEsseintes

            @disqus_RJHnKUyrZN:disqus @Primadellesabbie

            E’ venuta fuori una cosa molto interessante.
            Su Wikipedia a proposito della trama del terzo episodio c’è scritto testualmente:

            ” I fantasmi dei caduti negli scontri decidono, dopo averlo sentito suonare in due occasioni, di ucciderlo per farlo diventare uno di loro, allietandoli così per sempre con le sue musiche.”

            Io non ricordo affatto questo particolare ossia non ricordo scene nelle quali i fantasmi dichiarino questo intento.
            Lo dichiarano altri che non sono i fantasmi e dato il contenuto simbolico del film il fatto che loro di Wikipedia lo abbiano inconsciamente inventato di sana pianta o che io non lo abbia visto ha delle implicazioni molto significative.

            Il senso della storia non cambia in nulla ma questa sera me lo rivedo che nel caso avessi ragione sarebbe una dimostrazione abbastanza spettacolare della profondità irraggiungibile per troppe persone di quel racconto (ricordo: anteriore al XVIII secolo…).

          • Bastian

            Esiste un film più educativo dell’Arca Russa? Quel Kwaidan me l’ero perso…

          • DesEsseintes

            Allora Bastian e Prima (in ordine alfabetico).
            Guardate quel film, soprattutto il terzo episodio e poi ne parliamo insieme.
            Attenti alle maschere dei samurai sui granchi e agli evangelici aures audiendi.
            Ma, attenzione, anche agli oculi videndi…perché se la realtà è duplice – dicibile vs indicibile – è ovvio che o hai gli oculos videndi o hai gli aures audiendi…tutti e due è vietato…

          • Bastian

            Ti rispondo con calma in serata!

        • Holodoc

          Io l’ho scritto solamente perché Star Trek è un telefilm ambientato in un ipotetico futuro dove gli esseri umani (ed alieni) non perseguono più la realizzazione personale tramite la ricchezza ed il possesso ma tramite lo sviluppo dei propri talenti innati messi al servizio della collettività.
          in pratica quello che hai proposto tu come società ideale…

  • SanPap

    L’automazione della produzione crea una sfida per l’umanità: cosa fare con quelli “lasciati indietro” dal progresso?

    e qui ci potremmo fermare: “cosa fare..” si adatta a cose, già se vogliamo parlare di animali sarebbe un’espressione inadeguata; “… progresso” è progresso ?

  • snypex

    Questo articolo dimostra la totale idiozia del sistema umano:

    l’essere umano nasce per lavorare, se non lavora non serve, quindi e’ superfluo.
    Io per affrancarmi da questa schiavitu’ di massa devo lavorare almeno 40 anni per poi andare in pensione ad un’eta’ che e’ ad un passo dalla morte.
    Quindi il fondamento di questa societa’ “civilizzata” e’ che se non sei utile sei inutile quindi non meriti di vivere.
    Che dire degli altri esseri viventi con cui condividiamo il pianeta, tolti quelli che sfruttiamo direttamente, l’altro 80-90% vanno eliminati.
    E’ questa la logica che governa la vita degli esseri umani?

    • snypex

      VIVIAMO PER LAVORARE O LAVORIAMO PER VIVERE?

    • televisione falsa

      Non ti preoccupare che il mondo umano industrializzato sta per finire per fortuna

      • snypex

        Ormai a causa dell’eta’ non mi preoccupo piu’ di questo, ma era giusto sottolineare il marciume che fonda questo sistema in cui viviamo.

    • uomoselvatico70 uomoselvatico7

      Esatto, siamo come polli in batteria per loro.
      Se non fai l’ovetto tutti i giorni ti tirano il collo e finisci in pentola.
      La chiara evidenza del fatto che tutte le specie viventi del pianeta si limitino ad impegnarsi e quindi si può’ dire a “lavorare”, solo ed unicamente lo stretto necessario a mangiare e stop, non ha mai fatto nascere il dubbio nella mente di nessuno.
      Di nessuno che conti qualcosa, perlomeno.
      Del resto è una vecchia storia quello dell’uomo utile.
      Una volta si diceva:
      – “Non serve per il re, e neanche per la regina”
      Il punto è che ormai sta per arrivare lo schiavo perfetto, il robot, e tra un po’ saremo tutti inutili.
      Tutti quanti, e allora?

      Ci ammazzeranno tutti?

      • televisione falsa

        esatto , ed e’ per questo che il potere ci sta gia’ ammazzando con cibo veleno ,12 vaccini obbligatori , medicine , droghe ,inquinamento , psicofarmaci , scie chimiche , onde dei smartphone…..

        • Pyter

          …e pastiglie preventive per la prostata.

      • Glock

        è un’ipotesi. Non scherzo.
        Comunque, la frase dell’articolo su cui bisognerebbe riflettere è questa:
        “Che società è quella in cui le buone notizie vengono automaticamente trasformate in cattive?”

  • televisione falsa

    L’industrializzazione ha rovinato la vita umana

    • Pyter

      Sembrerebbe di si.
      Guardandosi un pò intorno, a occhio e croce, direi che l’uomo è l’unico animale della terra che per vivere deve lavorare.
      In effetti questa cosa induce molto a pensare.
      E magari a pensare che forse nel passato non siamo stati così pirla come oggi.

  • oriundo2006

    Mi chiedo come persone intelligenti e preparate vogliano sfuggire ad una soluzione semplice, semplice: riduzione generalizzata, categoria per categoria, settore per settore, area geografica per area geografica dell’orario di lavoro. Con una riduzione alle famose 35 ore in Italia si creerebbe immediatamente il famoso milione di posti di lavoro e forse più: è evidente che tale manovra richiederebbe l’intervento massiccio dello stato, sia per compensare il lavoratore sia con incentivi fiscali al datore di lavoro per ridistribuire il monte-ore su di un numero esteso di lavoratori e non semplicemente per alleggerirsi di lavoro e lavoratori in eccedenza. Perchè già oggi c’è questa eccedenza che l’articolo rammenta e pospone al futuro: c’è e va governata, possibilmente non con le riforme Monti-Fornero, utili alla reintroduzione della schiavitù nel mondo moderno. Dunque, riduzione del monte-ore per addetto e riduzione dell’età pensionabile per TUTTI. I soldini dove reperirli ? Anche qui è semplice, ad esempio scadenza il debito pubblico a trent’anni ( come già in parte avviene con emissioni ‘Mathusalem’ ), divieto del cumulo pensionistico, tetto alle pensioni stesse, diminuzione delle spese parassitarie dello stato nei settori a rischio mafia. Insomma, se si vuole si può. Ieri come oggi e come domani. Ma occorre una nuova classe dirigente, nuovi sindacati, nuova politica generale. Ed è questo il difficile.

    • Glock

      Buone idee, ma tutte confliggono con uno dei pilastri fondamentali del Capitalismo: la massimizzazione della valorizzazione del Capitale. Cioè i profitti, che devono essere sempre maggiori. Nel Capitalismo, se tu in un anno realizzi un profitto di 100 e l’anno dopo realizzi un profitto sempre di 100, non è buono.

  • Grandepuffo
    • Truman

      Ricopio qui un punto interessante, in ogni caso le considerazioni di Giannuli mi appaiono molto condivisibili:

      “La fine del lavoro è una bufala inventata in funzione dell’ideologia neo liberista: se il lavoro umano non è più necessario o lo è solo in misura ridotta, perché la creazione delle merci necessarie è fatta prevalentemente dalle macchine (cioè dal capitale fisso, e in regime di proprietà privata questo significa il Capitale e basta) vuol dire che il lavoro umano ha meno valore del passato, ed è giusto retribuirlo di meno, mentre è giusto aumentare la quota del profitto.

      • Glock

        Ehmm… Il Giannulli commette un errore. Quando dice: “la creazione delle merci necessarie è fatta prevalentemente dalle macchine (cioè dal capitale fisso, e in regime di proprietà privata questo significa il Capitale e basta) non vuol dire che il lavoro umano ha meno valore che in passato, perchè il lavoro umano non è retribuito in relazione alla quantità di merci prodotte, ma al PROFITTO che la vendita di queste merci porta nelle tasche di chi possiede il Capitale, un profitto che può essere maggiore anche quando le merci prodotte sono meno.
        In un altro senso, però, Giannulli ha ragione NEL CAPITALISMO la fine del lavoro è impossibile, perchè solo dal lavoro dell’uomo si ricava il profitto, perchè solo all’uomo si può ridurre lo stipendio, solo l’uomo si può convincere a lavorare più intensamente o in modo diverso. Le macchine sono come i muri delle vecchie fabbriche, si limitano a trasferire il proprio valore nelle merci prodotte. NEL CAPITALISMO solo il lavoro umano crea nuovo valore.
        Fuori dal Capitalismo, chissà…

        • Truman

          Non riesco a trovare dove Giannuli direbbe che “il lavoro umano è retribuito in relazione alla quantità di merci prodotte”. Me lo indicheresti?

          • Glock

            “se il lavoro umano non è più necessario o lo è solo in misura ridotta, perché la creazione delle merci necessarie è fatta prevalentemente dalle macchine (cioè dal capitale fisso, e in regime di proprietà privata questo significa il Capitale e basta) vuol dire che il lavoro umano ha meno valore del passato, ed è giusto retribuirlo di meno, mentre è giusto aumentare la quota del profitto”

            Mi sembra di aver interpretato correttamente il pensiero del Giannulli, secondo cui siccome la creazione delle merci necessarie è fatta prevalentemente dalle macchine, il lavoro umano ha meno valore e quindi va retribuito meno. Obiettavo, ripeto, che il valore del lavoro umano non dipende dalla quantità di merci prodotte ma dal profitto che da esse si può ricavare.

        • raffaello nencioli

          “NEL CAPITALISMO solo il lavoro umano crea nuovo valore.”
          Nel capitalismo il valore prodotto è solo valore di SCAMBIO, tutto ciò che non è scambiabile con denaro non ha nessun valore per il capitale, anche se si tratta di produzioni utili alla vita e all’uomo. Un’economia che si fondi sui valori d’uso e sulla produzione/distribuzione per il consumo e non per lo scambio,non può che essere un’economia pianificata in un sistema sociale di tipo comunistico e un sistema politico fortemente coeso e militarizzato che garantisca la sovranità del paese. Ad oggi l’unico esempio di questo tipo di società è la Corea del Nord dove la gente vive in maniera semplice ma forse meglio che da noi. https://www.youtube.com/watch?v=6u5IoJq4Xj0

  • paigam

    “La scommessa, ovviamente, è che si possa indurre un corto circuito tra
    questi avanzi della storia e l’aspetto più progressista della storia.”
    Questa è la conclusione più ragionevole, secondo me, nonchè l’unica che abbia un senso per la mia vita. Ma non è tanto sul concetto della riduzione dell’orario di lavoro che metterei l’accento, quanto nel riunire tutti i desperados (tagliati fuori da una società fasulla che ti fa lavorare solo per spendere i soldi che guadagni in sciocchezze) e fondare insieme una nuova società che ti faccia essere più felice, armonico e che appaghi possibilmente tutti gli aspetti della tua personalità. E gli altri? Quelli che “sono avanti”? beh, loro possono continuare a fare la propria vita nella società neoliberista, perchè no? se a loro piace così…
    Io mi trasferii in campagna dopo i 50, ora lavoro molto di più, guadagno molto di meno, frequento gente semplice, non gruppi “alternativi”, ma sono più sereno e mi sento più “vero”, calato nel “reale”.

  • SanPap

    a parte problemi di organizzazione dei lavoratori e del lavoro ( quello che prima veniva prodotto da 1 ora deve essere prodotto da 2, che sono risolvibili) il problema è che il datore di lavoro divide per 2 la retribuzione: retribuiva con 1000 un mese di lavoro di un lavoratore, retribuirà con 500 un mese di lavoro di ciascun lavoratore. Ottimo, tanto tempo libero. Ma funziona sempre ? No. La popolazione cresce e si presenta la necessità di far svolgere il lavoro che prima faceva 1 lavoratore a 3 tre lavoratori (sempre nell’ottica di lavoriamo meno e lavoriamo tutti) il datore di lavoro ora dividerà 1000 per 3 (si tiene il resto di 1), ma con 333 non ci campi; la riduzione del salario non può essere fatta a piacimento, c’è un limite inferiore;
    il ragionamento deve essere diverso: non si parte dalla retribuzione che il datore di lavoro è disposto a pagare per un certo lavoro (1000 al mese) ma da quanto ogni lavoratore deve percepire per poter campare dignitosamente, ad es. 1100 al mese che diventano esborso di 2200 per il datore di lavoro. Ma se il datore di lavoro può spendere 1000 per quel lavoro perché ne dovrebbe spendere 2200 ? Il nodo è questo.
    Aboliamo i datori di lavoro privati, il datore di lavoro diventa lo stato.
    Il problema si presenta ora allo stato se opera tra stati a regime differente, bisogna eliminare i datori di lavoro privati in tutto il mondo … ed ecco a voi il NWO, in tutta la sua sfolgorante bellezza.

    • Mechano

      Ma cosa non era chiaro di ciò che ho scritto sul rendere il denaro non unità di misura del costo dei beni, ma unità di misura del valore del lavoro umano?

      Lo Stato stabilisce il minimo mensile per una settimana di 20-24 ore di lavoro settimanali.
      Sotto al quale i datori di lavoro non possono andare.
      La compensazione va fatta a livello previdenziale. Con moneta sovrana il datore di lavoro non deve versare contributi pensionistici. Lo Stato può garantire le pensioni finché esso esiste. Dove trova le risorse? Ma nell’emissione di moneta, compensata anche con lo sfruttamento di alcune risorse che un paese ha. Per esempio vedi i norvegesi che scoperto il petrolio nel mare del nord ci hanno garantito i fondi pensione di tutti i norvegesi.

      Ma perché è così difficile comprendere che uno stato sovrano non ha limiti? E che le regole per non fare disastri sono ormai arcinote e ben discusse scientificamente da molte decadi, e mai smentite. E sono tutte all’università Kansas City Missouri, o al Levy Institute o in tutte quelle università del mondo dove si studiano le dottrine keynesiane. E mai smentite!

      Lo ha affermato lo stesso Frank Newman deputato al tesoro USA: “le teorie monetarie moderne, non sono solo teorie, è il reale modo di funzionare della moneta, il tesoro è una cosa meravigliosa”.

      • SanPap

        e perché è così difficile guardarsi attorno e vedere che tutto il mondo si muove secondo altre regole ?

        • Mechano

          Perché sono regole che non fanno gli interessi della maggioranza. Ma fanno gli interessi dell’1%. E sono regole, cioè accordi, cioè convenzioni, che sono state decise senza l’opinione della maggioranza, ma che che possono essere cambiate domani, con l’accordo di tutti.

          L’errore più grave è proprio il credere che le cose devono andare così perché l’altra possibilità è solo un disastroso comunismo.
          Ed invece è totalmente falso. Le teorie monetarie moderne sono perfettamente compatibili col capitalismo. Ma lasciano agli Stati la possibilità di creare uno stato sociale virtuoso e che può dare una vita dignitosa ai cittadini.