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Gli ipocriti neo-maccartisti di sinistra piangono per la morte di Kirk Douglas

Matthew J.L. Ehret
strategic-culture.org

La scomparsa il 5 febbraio, all’età di 103 anni, di Kirk Douglas, una delle leggende del cinema di Hollywood, ha scatenato una disgustosa ondata di ipocrisia nei media mainstream di sinistra. Questi mezzi di informazione hanno fatto a gara nello scrivere omaggi e memoriali in onore dell’uomo che “alla fine degli anni ’50, aveva usato il suo potere e la sua influenza di attore famoso per aiutare a spezzare la lista nera di Hollywood,” come riportato dalla CNN il 6 febbraio. Elogi simili sono arrivati da MSNBC, NY Times, Washington Post e anche da molte celebrità di Hollywood.

Quello che rende la cosa così disgustosa non è il fatto che questi memoriali non siano veri, ma che questi rappresentanti dei media mainstream e di Hollywood sono proprio gli eredi di quell’apparato fascista maccartiano contro cui Kirk Douglass e la sua stretta rete di collaboratori avevano combattuto così coraggiosamente durante la loro vita.

Hollywood e la CIA al giorno d’oggi

Negli ultimi decenni, salvo alcune eccezioni, Hollywood (proprio come gran parte dei media mainstream) è diventata un ramo della CIA e del complesso industriale militare in generale. Mentre finte agenzie di stampa come la CNN bombardano di fake-news le menti degli Americani, ormai non più in grado di pensare con la loro testa, Hollywood prepara un fertile terreno per far crescere questi falsi semi, modellando i cuori e l’immaginazione delle sue vittime attraverso l’enorme potere ipnotico della comunicazione creativa.  Jack Ryan, il personaggio creato da Tom Clancy, Bridge of Spies [Il ponte delle spie] di Spielberg, Red Sparrow e Bitter Harvest [Raccolto amaro] sono solo alcuni dei film di propaganda più popolari che ritraggono i Russi come i cattivi e malvagi della Terra e che elevano la CIA a livelli patriottici ed eroici.

Le e-mail hackerate della Sony Pictures, pubblicate su WikiLeaks, ne avevano fornito la prova, quando avevano rivelato che l’amministrazione Obama aveva sollecitato i dirigenti di Hollywood a promuovere film che “contrastassero la narrativa russa,” e tutto questo all’apice del terrore per una nuova Guerra Fredda, terrore che ha poi portato ad attacchi contro studiosi cinesi in America e ad un tentativo di colpo di stato contro un presidente degli Stati Uniti in carica.

Eppure, proprio come Hollywood può essere una grande forza del male, Kirk Douglas e la sua piccola rete di collaboratori hanno dimostrato che potrebbe anche diventare una grande forza al servizio del bene. Questo perché i film che parlano di onestà e di coraggio possono aggirare i censori della mente e toccare l’essenza interiore del pubblico, trasformando gli spettatori, in determinate circostanze, nei migliori patrioti della loro nazione e in cittadini del mondo.

Questo ci porta all’importante domanda di “cos’è che aveva veramente reso Kirk Douglas e la sua piccola ma influente rete di collaboratori così importanti durante quel periodo così oscuro della storia mondiale, proprio al culmine della Guerra Fredda?

La fine della lista nera: Douglas e Trumbo

La citazione all’inizio del pezzo, tratta da un articolo della CNN, si riferisce agli sforzi di Douglas e alla sua lotta contro la ‘lista nera’ di Hollywood. Per coloro che non lo sapessero, la ‘lista nera’ era il nome dato agli “intoccabili” di Hollywood. Erano tutti quegli scrittori, registi e produttori che si erano coraggiosamente rifiutati di collaborare durante gli interrogatori fascisti della Commissione per le Attività Antiamericane presieduta dal senatore Joseph McCarthy e dal direttore dell’FBI J. Edgar Hoover. Alla fine delle udienze, centinaia di carriere erano state distrutte e, per dare l’esempio, dieci importanti scrittori, tra cui il famoso Dalton Trumbo, non solo erano stati condannati a pene detentive per aver difeso la Costituzione degli Stati Uniti, ma, per anni dopo il loro rilascio, erano stati dichiarati ‘inimpiegabili’. Non solo, chiunque fosse stato sorpreso a dar loro un lavoro avrebbe potuto incorrere in sanzioni simili.

Nonostante quella triste realtà molti di loro avevano continuato a lavorare sotto falso nome e Trumbo, negli anni ‘50, aveva anche vinto due Premi Oscar non accreditati (con Roman Holiday [Vacanze romane] e Brave One [La più grande corrida]).

Durante questo oscuro periodo, si era formata una rete di coraggiosi cineasti incentrata su Dalton Trumbo, Kirk Douglas, David Miller, John Frankenheimer, Stanley Kramer, Burt Lancaster e il produttore Edward Lewische che, per 20 anni, avrebbero lavorato a stretto contatto tra di loro. Molti dei film prodotti da questi uomini non solo narravano storie che minacciavano le basi stesse del Deep State americano appena riorganizzatosi, ma cercavano anche di risvegliare la sensibilità morale di quegli Americani che, con il loro autocompiacimento, avevano permesso la creazione di una nuova Pax Americana all’estero e di uno stato di polizia razzista all’interno della nazione.

Kirk Douglas era stato uno dei primi a reagire, creando un proprio studio chiamato Bryna Productions che aveva dato vita ai classici antimilitaristi Paths of Glory (1957) [Orizzonti di gloria] e Spartacus (1960).

Paths of Glory narrava la storia vera dell’ingiusta esecuzione di numerosi soldati francesi che, durante la Prima Guerra Mondiale, si erano rifiutati di partecipare ad una missione suicida e costituiva una netta presa di posizione, non solo contro l’irrazionalità della guerra, ma anche nei confronti di un potere politico completamente fuori di senno.

Ambientato nel 72 a.C., Spartacus raccontava la storia vera di uno schiavo proveniente dalla Tracia che, per due anni, aveva capeggiato una ribellione contro Roma e si rivolgeva direttamente al movimento per i diritti civili in America e, in generale, si batteva contro l’imperialismo.

La cosa che aveva dato ad un film come Spartacus la capacità strategica di porre fine alla lista nera era dovuta al fatto che era stato scritto dal più importante degli intoccabili “amanti dei comunisti” d’America … Dalton Trumbo. La decisione dell’ultimo minuto di Kirk Douglas di usare il vero nome di Trumbo aveva rappresentato un rischio maggiore di quanto creda la maggior parte della gente e, negli anni successivi, Douglas aveva descritto così quel periodo:

“Le scelte erano state difficili. Le conseguenze avrebbero potuto essere dolorose e assai realistiche. Durante il periodo della lista nera, ho avuto amici che erano andati in esilio perchè nessuno li assumeva; attori che si erano suicidati per la disperazione … Ero stato minacciato che, se per Spartacus avessi usato uno scrittore della lista nera, cioè il mio amico Dalton Trumbo, mi avrebbero marchiato come “amante dei comunisti” e avrebbe posto fine alla mia carriera. Ci sono momenti in cui bisogna difendere i propri principi. Sono così orgoglioso dei miei colleghi attori che usano la loro influenza sul pubblico per denunciare l’ingiustizia. A 98 anni ho imparato una lezione dalla storia: che molto spesso si ripete. Spero che Trumbo [L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo], un bel film, ricorderà a tutti noi che quello della lista nera è stato un momento terribile per il nostro paese, ma che dobbiamo imparare da esso, in modo che una cosa del genere non si ripeta mai più.”

Quando il neoeletto presidente John Kennedy e suo fratello Robert avevano oltrepassato i picchetti anti-comunisti per assistere alla prima al film, e poi lo avevano lodato ad alta voce, le basi della lista nera si erano rotte e l’impianto del terrore, che resisteva da 15 anni, era crollato.

L’omicidio di Kennedy e la vendetta di Trumbo

La morte di Kennedy nel 1963 aveva spinto l’America in una spirale di disperazione, droga e follia. Film di Frankenheimber, come The Manchurian Candidate (1962) e 7 Days in May [7 giorni a maggio] (1964) avevano tentato di far luce sulla conquista dell’America da parte del suo stato profondo, ma era ormai troppo tardi. Durante gli anni ’60, Douglas, Ed Lewis, Trumbo e Frankenheimber avevano continuato a lavorare a stretto contatto in film come Lonely are the Brave [Solo sotto le stelle], Town without Pity [La città spietata], The Fixer [L’uomo di Kiev], Last Sunset [L’occhio caldo del cielo], Seconds [Operazione diabolica], The Train [Il treno], Devil’s Disciple [Il discepolo del diavolo], Johny Got His Gun [E Johnny prese il fucile], The Horsemen [Cavalieri selvaggi] e altri ancora. Purtroppo, la putrefazione culturale era arrivata troppo in profondità e ben poco di tutta questa produzione era riuscita ad avvicinarsi ai livelli artistici di quel fecondo periodo di resistenza creativa, dal 1957 al 1964.

Fra questi c’è però un film poco conosciuto che si distingue e, dal momento che si sa così poco di questo piccolo capolavoro, è doveroso parlarne.

Dieci anni dopo l’omicidio di Kennedy, Trumbo, Edward Lewis, David Miller, Mark Lane e Garry Horrowitz avevano girato un film che potrebbe essere definito “l’ultima battaglia di Trumbo.” Questo film si chiamava Executive Action [Azione esecutiva] (1973) e vi partecipava il collaboratore di lunga data di Kirk Douglas, Burt Lancaster, nel ruolo di coordinatore principale del complotto per assassinare il presidente John F. Kennedy. Edward Lewis, che in precedenza aveva co-prodotto Spartacus insieme a Douglas, aveva diretto questo film, che racconta la storia di un ristretto gruppo di oligarchi che organizzano l’omicidio di John Kennedy usando tre squadre di mercenari professionisti (ex uomini della CIA licenziati dopo il fiasco della Baia dei Porci). Questa trama incredibilmente ben studiata mescolava finzione e fatti documentati e si basava sul lavoro di Mark Lane, un intimo amico dei Kennedy, procuratore di Stato di New York e attivista per i diritti civili (l’unico legislatore ad essere stato arrestato come Freedom Rider nelle manifestazioni contro la segregazione razziale) .

E’ durante un intenso dialogo tra James Farrington (Lancaster) e il leader del complotto Robert Foster (interpretato da Robert Ryan), che viene lanciata la sfida, perchè viene chiarito il vero ed agghiacciante motivo dell’assassinio di Kennedy: il depopolamento mondiale.

Ecco cosa dice Foster a Farrington:

Il vero problema è questo James. Tra due decenni ci saranno sette miliardi di esseri umani su questo pianeta. Molti di loro saranno bruni, gialli o neri. Tutti affamati. Tutti determinati ad amare. Sciameranno dai loro paesi natii in Europa e in Nord America … Ecco il perché del Vietnam. Uno sforzo totale laggiù ci fornirà il controllo dell’Asia meridionale per i decenni a venire. E, con una pianificazione adeguata, potremo ridurre la popolazione mondiale a 550 milioni entro la fine del secolo. Lo so … ho visto i dati.”

James: “Sembriamo piuttosto degli dei che leggono il libro del giudizio universale, vero?

Foster: “Beh, qualcuno deve pur farlo. Non solo le nazioni interessate staranno meglio. Ma le tecniche sviluppate in quei paesi potranno essere utilizzate per ridurre la nostra popolazione in eccesso: neri, portoricani, messicani americani, bianchi predisposti alla povertà e così via.”

Anche se il film era stato subito ritirato dalla maggior parte dei teatri americani, rimane ancora una delle smentite più dirette ed agghiaccianti alla narrativa dello sparatore solitario, ed è anche l’unico film, di cui sono a conoscenza, che denuncia come l’agenda neo-malthusiana segreta alla base dell’omicidio Kennedy temesse la visione ottimista che il presidente aveva minacciato di creare, come avevo già scritto in un mio precedente articolo “Ricordare la visione di JFK per il futuro che avrebbe dovuto essere.

Gli oligarchi che al giorno d’oggi tentano di interpretare il ruolo di Dio, proprio come i loro predecessori che avevano supervisionato l’omicidio di JFK, sanno che la fame, le guerre e le malattie non sono lo stato naturale dell’umanità, ma semplicemente dei mezzi per controllare la crescita della popolazione.

Vale la pena ricordare che quegli stessi media di Hollywood che piangono per la morte di Douglas sono i responsabili di questa eredità malthusiana e hanno una paura mortale di una rivitalizzazione dell’eredità di JFK nell’ambito di un programma di cooperazione con la Russia e la Cina che offra all’umanità la sua ultima, migliore possibilità di porre fine per sempre alla pandemia di guerre, malattie e fame voluta dall’oligarchia.

Matthew J.L. Ehret

Fonte: strategic-culture.org
Link: https://www.strategic-culture.org/news/2020/02/09/leftist-neo-mccarthyite-witchhunters-hypocritically-mourn-the-death-of-kirk-douglas/
09.02.2020

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.
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6 Commenti

  1. Non dimentichiamo che la dinastia Douglas (al secolo Issur Danielovitch) è tra quelle poche “elette” che controllano l’industria cinematografica, televisiva e mediatica in generale.

  2. “Negli ultimi decenni, salvo alcune eccezioni, Hollywood (proprio come gran parte dei media mainstream) è diventata un ramo della CIA e del complesso industriale militare in generale.”
    Beh, a me sembra che, vedendo il film The Final Countdown (1980) Kirk Douglas ( che faceva il comandante della portaerei) si sia ben prestato a fare da propagandista per il Pentagono. La trama del film (una ‘tempesta temporale riporta la nave al Dicembre 1941 un giorno prima dell’attacco a Pearl Harbor) non è altro che una promozione dell’aereo Tomcat e della Marina americana in generale.
    Quanto a Joseph McCarthy, oggi viene demonizzato perché molte delle vittime della sua attività di controspionaggio nel Dipartimento di Stato e fuori erano ebrei. Il fatto che non era un ‘caccia alle streghe’ come oggi qualcuno la vorrebbe etichettare è provato dal caso Rosenberg, finiti sulla sedia elettrica per spionaggio a favore dell’URSS.
    Per quanto riguarda il motivo malthusiano dell’assassinio di Kennedy, lo trovo fantasioso visto che dopo l’assassinio del presidente c’è stata la desegregazione e l’aumento esponenziale dell’immigrazione non bianca negli USA e poi in Europa. Altro che depopolamento del terzo mondo, l’unico depopolamento che si vede oggi è quello dell’etnia europea, che si sta suicidando.

  3. Ah, lo spopolamento! Thanos è tornato… abbiamo capito, alle oligarchie serve il controllo della popolazione. Da sempre, in termini numerici e non.
    E cercano di convincerci anche a noi che è così – dobbiamo ridurci, per il nostro bene- e c’è chi gli crede e gli dà ragione, facendo il loro gioco. Riduciamoci!

  4. Nel film “Spartacus” gli schiavi sono pressoché tutti buoni, mentre i romani sono perlopiù cattivi e/o stupidi.
    Ed è con tutta probabilità questo il messaggio che si voleva far arrivare.

    Hollywood è da sempre usata come veicolo per riscrivere la storia a vantaggio di chi ne controlla le produzioni, ed il film “Spartacus” ne è un esempio lampante.
    In questo caso l’obiettivo è Roma e quello che ha significato nei secoli, volendone dare una visione distorta: erano cattivi allora, lo sono ancora oggi, anche se passati tanti secoli.

    Come hanno fatto i francesi con i fumetti di Asterix, per cercare una rivincita su chi li aveva battuti, così hanno fatto gli sceneggiatori americani dei films storici, per esorcizzare le sconfitte di duemila anni fa in Britannia e distruzioni di templi in altri luoghi.

    Ma non era una novità, lo avevano già fatto anni prima con il film “Quo Vadis”, anche qui con l’attore Peter Ustinov, interprete di Nerone questa volta.

    Sembra che tutta la storia di Roma Antica venga riassunta con Imperatori folli e giochi tra gladiatori che, visti con gli occhi di oggi, appaiono giustamente come crudeli trastulli, non dicendo però che, nei territori dai quali provenivano gli schiavi, le condizioni di vita e sociali erano ben peggiori di quelle nell’ impero.

    Per ultimo vorrei ricordare che la nazione che oggi fa la morale agli altri, ha abolito la schiavitù nella seconda metà del XIX secolo, e che fino agli anni ’60 del novecento chi aveva la pelle scura non poteva sedere sugli autobus dove era riservato ai bianchi e non poteva accedere alle università. E questo anche dopo la fine del maccartismo.

  5. Omaggio ad un uomo bellissimo e dalla virilità straripante. Issur era il suo nome ed era Russo, non americano.

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