Ecco perché tra aprile e marzo ci sono stati 35.000 morti di Covid (e perché può ancora accadere)

Pubblichiamo il testo del discorso che il Dottor Stefano Manera ha tenuto in piazza Cavour a Rimini lo scorso sabato 24 ottobre durante la manifestazione ‘Riprendiamoci la Costituzione’ organizzata dal Comitato ‘Romagna per la Costituzione’, una manifestazione molto partecipata, nonostante la pioggia e il freddo e nonostante le polemiche che hanno preceduto l’evento.

Vari professionisti, di diversi ambiti, si sono alternati al microfono ponendo interrogativi e considerazioni su ciò che sta accadendo nel nostro paese in questo tempo di ‘emergenza covid’.

L’intervento appassionato di Manera aggiunge nuovi tasselli ai contenuti dell’intervista recentemente pubblicata da CDC. Lo riportiamo integralmente.

di Valentina Bennati
comedonchisciotte.org

“Buongiorno a tutti. Grazie per essere qui così numerosi. Avete sfidato la pioggia e il freddo.

È stato difficile essere qui: fino all’ultimo non sapevamo se sarebbe stato possibile.

Quando scendiamo nelle piazze e le riempiamo come è successo a Firenze a giugno e non abbiamo segni politici, facciamo paura, ecco perché cercano di denigrarci agli occhi della gente per allontanarla da noi.

Novax, terrapiattisti, negazionisti, complottisti, ultracattolici, estremisti di destra o di sinistra. È questo che ci viene detto. È questo che viene chiesto di fare ai giornalisti zerbini per screditare chi si pone domande lecite.

 

Perché essere qui in un momento così difficile per l’Italia e non solo da un punto di vista sanitario?

Prima di tutto per dire chiaramente ai colleghi medici, agli infermieri e a tutti i sanitari che in questi giorni stanno lavorando duramente per curare le persone che non sono soli. Per non farli sentire da soli. Per dire loro che un intero Paese è al loro fianco, e posso dire al nostro fianco, visto che fino a poco tempo fa ho lavorato anch’io in un ospedale e in un  reparto Covid.

Vogliamo dire loro che stanno facendo un lavoro bellissimo e importantissimo. Che sono davvero degli eroi perché sono costretti a lavorare con pochissime risorse, nonostante per molti mesi la politica abbia promesso nuove assunzioni, abbia promesso di rimpolpare gli organici e di non far mancare il materiale.

Promesse vane perché da moltissimi anni noi medici (e aggiungo anche le forze dell’ordine) siamo costretti a lavorare con numeri ridottissimi, senza rimpiazzi di chi è andato in pensione, facendo i salti mortali per coprire i turni.

 

Abbiamo visto chiudere reparti e persino ospedali nel corso di questi anni.

Noi sacrifichiamo ogni giorno la nostra vita privata, le nostre famiglie e persino la nostra salute.

Oggi dobbiamo rispondere a questa nuova ondata dell’epidemia che ha colto nuovamente il Paese apparentemente impreparato, la dobbiamo affrontare ancora una volta con numeri esigui e senza la possibilità di far fronte adeguatamente all’arrivo di un grande numero di pazienti.

I pazienti potrebbero essere i papà e le mamme, i nonni e le nonne, i fratelli e le sorelle di chiunque di noi presente in questa piazza, che siano cittadini o poliziotti, medici o avvocati.

Solo due giorni fa un collega si è tolto la vita perché sopraffatto da uno stress che non riusciva più a gestire.

Il personale sanitario chiede di non essere lasciato solo, eppure è quello che sembra stia accadendo in questo continuo scaricabarile di responsabilità in cui i veri responsabili scompaiono imponendo misure draconiane spesso inutili e pericolose. Oltretutto misure che, se ci fate caso, creano un grandissimo conflitto tra cittadini, medici e forze dell’ordine. Un continuo conflitto perché il controllo si attua proprio attraverso il conflitto.

 

Abbiamo finalmente i posti letto, abbiamo speso molti milioni di euro per costruire nuovi ospedali, per adeguare, per ristrutturare, ma non abbiamo il personale per far funzionare questa macchina. Non ci sono i medici, gli infermieri, gli ausiliari.

Tutto questo non può andare a discapito della qualità della nostra assistenza e del nostro lavoro.

Tutto questo non può andare a discapito della salute di chi si fida di noi.

L’articolo 32 della nostra Costituzione recita così: la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti.

 

Sapete perché l’Italia piange più di 35.000 morti di Covid?

Vi hanno mai spiegato realmente perché tra marzo e aprile ci sono stati 35.000 morti?

Perché nei mesi di marzo e aprile i pazienti non hanno ricevuto le cure adeguate o non sono stati curati affatto!

I medici erano troppo pochi e molti di noi si sono ammalati (e qualcuno è anche morto) lasciando sguarniti gli ambulatori. Era impossibile trovare chi sostituisse i colleghi malati.

Negli ospedali dovevamo fare i salti mortali per coprire i turni e per poter curare un numero di pazienti che era aumentato in quei due mesi a dismisura.

 

Allora dobbiamo chiederci che cosa NON sia stato fatto e perché NON sia stato fatto.

Dobbiamo chiederci che cosa NON venga ancora fatto e perché NON venga fatto.

Dobbiamo chiederci perché non sia stato possibile garantire l’articolo 32 della nostra amata Costituzione. Questo lo dobbiamo ai nostri genitori e ai nostri nonni.

Dobbiamo chiederci perché gli innumerevoli appelli, molto sensati e autorevoli, inviati all’attenzione del ministro della sanità e quindi del governo, non siano stati ascoltati. Nonostante avessimo ragione, perché abbiamo avuto ragione. Ce l’ha detto l’Inghilterra, ce l’hanno detto gli studi randomizzati, ce lo dicono oggi le indicazioni e le linee guida terapeutiche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che sostengono di usare il cortisone, per esempio,  in una fase precoce della malattia.

Ma nonostante avessimo ragione, nessun esponente istituzionale lo ha mai riconosciuto, nessuno.

Evidentemente riconoscere gli errori e chiedere scusa, in questo Paese non è pensabile.

 

Oggi credete forse che, vista l’esperienza maturata, le cose siano diverse?

NO, oggi il numero dei medici è esattamente lo stesso di marzo e il rischio che si possa nuovamente vivere la stessa esperienza è molto serio e verosimile.

Non possiamo più permettere che la nostra credibilità (e mi riferisco ai miei colleghi medici) sia minata dall’insipienza di una politica immobile e sorda ai bisogni dei suoi cittadini.

 

I cittadini chiedono da sempre la presenza dei medici nel territorio. Ma i medici sul territorio non ci sono, ce ne sono pochissimi.

Noi stessi chiediamo che a fronte di test diagnostici che siano realmente affidabili e specifici (se esistenti) si ponga fine a un clima di inutile e pericoloso terrore che porta orde di persone terrorizzate ad affollare i pronto soccorsi bloccandoli. Spesso e volentieri persone che non hanno neanche sintomi, ma che hanno semplicemente paura.

Chiediamo da molti mesi che i numeri siano dati in maniera razionale e circostanziata e non bollettini di guerra. Chiediamo che i pazienti possano essere curati a casa adeguatamente fornendo linee guida e direttive da parte delle istituzioni, perché la maggior parte dei pazienti POSSONO essere curati a casa e la maggior parte dei pazienti GUARISCONO!

 

Non possiamo più permettere che il rapporto tra medico e paziente, l’alleanza tra medico e paziente, sia distrutta per volgari interessi economici.

Per la cupidigia e l’inettitudine di alcuni.

Per favorire i grandi gruppi privati o le potenti aziende farmaceutiche.

Rispettare l’articolo 32 della Costituzione significa anche tornare a un rapporto di piena fiducia tra paziente e medico e questo non potrà più essere possibile se ai medici verrà negata la loro libertà di espressione attraverso la minaccia di ritorsioni e procedimenti disciplinari continui.

Noi chiediamo con forza di poter esprimere le nostre opinioni e i nostri dubbi perché solo un pensiero critico può generare conoscenza. E non il dogmatismo scientifico.

 

In un momento così drammatico per l’Italia, con l’incubo di un nuovo lockdown che incombe ancora una volta su tutti noi, noi medici vorremmo poter dire a tutti i cittadini di non aver paura, che ce la faremo tutti insieme e uniti, che oggi conosciamo meglio la malattia e le cure, vorremmo dire di fidarsi di noi e che faremo di tutto per curarvi nel miglior modo possibile, nonostante, ancora una volta, saremo mandati al fronte a combattere con le scarpe di cartone”.

Valentina Bennati

FONTE YOUTUBE (In diretta da Rimini – Riprendiamoci la Costituzione): https://www.youtube.com/watch?v=QEk2vmmbD9I&t=3683