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DEMOCRAZIA E VIOLENZA

DI MASSIMO FINI
ilfattoquotidiano.it

Il Foglio ci informa che “la filosofa femminista” Luisa Muraro
in un pamphlet intitolato “Dio è violento” riflette sulla legittimità dell’uso della violenza in democrazia, contro il potere democratico. Ne è nato un dibattito in cui sono intervenute soprattutto femministe, più o meno storiche, che disinvoltamente dimentiche dei loro mantra sulla “non violenza” con cui ci hanno fracassato i coglioni per decenni, propendono per una risposta affermativa, sia pur in termini sufficientemente contorti per poter ritirare la mano dopo aver scagliato il sasso. Per la verità questa questione io l’avevo già posta nel 2004
con un libro “Sudditi. Manifesto contro la democrazia” che
ebbe un largo consenso di pubblico (150 mila copie, allo
stato) ma fu silenziato dall’”intellighentia”. Non capisco (o
forse capisco fin troppo bene) perché se certe cose le dice la
Muraro meritano considerazione mentre se le dico io,
magari con un certo anticipo, no. Ma lasciamo perdere.

È indubbio merito della Muraro aver scelto il momento giusto.

Perché dopo mezzo secolo di oppressione partitocratica che
ci ha portato al punto in cui siamo, e non solo dal punto di
vista economico, c’è in giro –è inutile nasconderselo –una
gran voglia di menar le mani. La cosa è ovviamente
delicatissima. Per ragioni legate alla nostra storia recente e
per questioni teoriche. Già nel ’68 si sosteneva che la
violenza era legittimata dalla ‘violenza del sistema’. Ma il
’68 è stato una cosa ‘comica e camorristica’ per usare
un’espressione di Luigi Einaudi a proposito della
massoneria, di figli della borghesia che sciamavano per le
strade urlando “Uccidere un fascista non è reato”, “fascisti,
borghesi ancora pochi mesi”, ma che in realtà aspiravano
solo a diventare direttori del Corriere della Sera o conduttori
di qualche programma Tv. Più serio è stato il terrorismo ma,
a parte che, come il ’68, cavalcava un’ideologia morente, il
marxismo-leninismo, non è certo questo il genere di violenza
cui pensa la Muraro, ma a una violenza di massa, una
violenza di popolo.

Questione teorica. Le democrazie non
dubitano che sia legittimo abbattere i dittatori con la
violenza (è una questione che si è posta fin dall’antichità, già
Seneca si domandava “è lecito uccidere il tiranno?”). Tanto è
vero che le ‘rivolte arabe’ sono state viste con grande favore
e in alcuni casi (Libia) aiutate anche ‘manu militari’, per
altro del tutto arbitrariamente. Ma in democrazia? Che
bisogno c’è della violenza? C’è il voto. La Muraro sostiene
che la violenza è diventata legittima perché, di fatto,
si è rotto il ‘contratto sociale’.

Interpellato a mia volta dal Foglio (vedi articolo più sotto, ndr) ho risposto “più che morto il
contratto sociale non è mai esistito”. Perché la
democrazia rappresentativa non è mai stata, fin dalle
sue origini, democrazia, ma un sistema di oligarchie,
di aristocrazie mascherate, di lobbies, di partiti, che
schiacciano il cittadino che a esse non si adegua, che
non ne bacia le babucce, riducendolo allo stato di
suddito. Per quanto possa sembrare paradossale è
stata proprio la democrazia rappresentativa a tradire
il pensiero liberale che voleva valorizzare capacità,
meriti, potenzialità del singolo individuo, dell’uomo
libero che non accetta queste subordinazioni feudali
e che sarebbe il cittadino ideale di una democrazia, se
esistesse davvero, e ne diventa invece la vittima
designata.

Contro questa truffa ben congegnata è lecita la
rivolta, anche violenta se occorre. Del resto le
Democrazie sono nate su bagni di sangue e non si
vede ragione alcuna per cui, avendo tradito quella
che doveva essere la loro essenza, non si possa e non
si debba rendere loro la pariglia.

Massimo Fini
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
16.06.2012

ELOGIO DELLA VIOLENZA

Per la filosofa Luisa Muraro il contratto sociale è morto, è l’ora della forza

“Il contratto sociale è un’idea morta”. Lo dice la filosofa Luisa Muraro in un pamphlet appena uscito per Nottetempo e intitolato “Dio è violent”. Non è un refuso. E’ la scritta letta su un muro di Lecce, con l’ultima vocale illeggibile, da cui parte il breve testo di una della più carismatiche esponenti del femminismo della differenza. Dobbiamo ripensare il tema della violenza, è la sua tesi, prendendo atto della fine delle illusioni sul potere salvifico del contratto sociale. Questo è il compito che tocca a chi, “senza inferocirsi o inselvatichirsi, constata semplicemente che è vano agire in nome di una fiducia nella cosa pubblica con l’aspettativa di un ritorno”.

La filosofa legge in trasparenza “la positiva idea di una violenza giusta” in quella scritta sul muro di Lecce. La predicazione antiviolenza oggi è fallimentare, così come il patetico polverone dell’indignazione, perché favorisce “l’abdicazione ad agire, se necessario, con tutta la forza necessaria”. Quella stessa rispettabile predicazione “vorrebbe farci credere che la misura giusta la fisserebbe il confine tra forza e violenza”, quando invece “lo sconfinamento tra l’una e l’altra spesso è inevitabile”, e “separarle per definizione non fa che occultare un aspetto ineliminabile della realtà umana” (fa l’esempio di Srebrenica, dove la forza di pace dell’Onu, nel 1995, accettò di fatto il massacro di civili inermi quando avrebbe potuto evitarlo facendo il giusto uso della forza-violenza. Fa anche l’esempio, a dire il vero un po’ ridicolo, dei terremotati dell’Aquila, che a suo giudizio avrebbero dovuto prendere a fischi e sassate il premier Berlusconi che aveva usato la loro  città come “cornice massmediatica per la sua autopromozione”).

Muraro non nega alla predicazione antiviolenza ben fondati argomenti morali. Ma il tempo (quel tempo) è scaduto, perché a mancarle oggi è “un punto di leva per sollevare le giuste pretese e abbassare l’arroganza dei potenti. Anticamente il punto di leva era la parola divina; modernamente è stato l’ideale del progresso. Che oggi è morto, al pari e forse più di Dio. Oggi, a causa della competizione globale, esasperata dalla crisi in corso, l’idea che sia possibile stare meglio tutti non agisce più; prevale quella che il meglio sia per alcuni a spese di altri”. E’ per questo che si impone “di riaprire il discorso sull’uso della forza. C’è una violenza nelle cose e fra i viventi che prelude a un ritorno della legge del più forte: dobbiamo pensarci”. Lei ci ha pensato ed è giunta alla conclusione che, a differenza di persone e gruppi che predicano e praticano la non violenza, “a chi detiene il potere quale che sia, io non mi presento dichiarando che ho rinunciato all’uso della forza fino alla violenza se necessario”.

La novità, nella presa di posizione di Luisa Muraro (ne parlerà a Roma il 12 giugno, al Festival delle Letterature) è l’idea “che ci sia un rapporto diretto tra la questione della violenza, da una parte, e la morte della responsabilità politica, dall’altra” (un’intuizione da maneggiare con cura, per motivi evidenti, ma la filosofa ha scelto di non ricorrere a eufemismi). Guai a illudersi che la violenza sia un mezzo, piuttosto, “vedere nella violenza il manifestarsi di una potenza che gli umani non governano, per lo più cieca e distruttiva, che talvolta però, a sprazzi, prende senso e s’impone in chi ha il senso della giustizia, diventando violenza giusta, questa è una veduta più profonda”. Le donne, conclude Muraro, “sono in posizione per sapere tutta la parte di frode che c’è nel racconto moderno del contratto sociale e nel principio del monopolio statale della violenza”, per l’essere “dentro-fuori dal contratto sociale e per la frequentazione della violenza che le colpisce a causa del fatto che sono di sesso femminile”. Le donne possono quindi ragionare di violenza senza tabù: “Dell’agire efficace bisogna dire che esso comporta a volte una certa violenza: quanta, esattamente? Non lo so… La formula che ho trovato dice: quanto basta per combattere senza odiare, quanto serve per disfare senza distruggere”.

Fonte: www.ilfoglio.it
Link: http://www.ilfoglio.it/soloqui/13680
5.06.2012

Pubblicato da Davide

  • RicBo

    Un buon bagno di umiltà da parte di entrambi questi egotistici personaggi certo non guasterebbe.

  • Affus

    “Lei ci ha pensato ed è giunta alla conclusione che, a differenza di persone e gruppi che predicano e praticano la non violenza, “a chi detiene il potere quale che sia, io non mi presento dichiarando che ho rinunciato all’uso della forza fino alla violenza se necessario”.

    a pensarci bene , c’è una violenza che noi non chiamiamo violenza ma giustizia . Lo stato quando condanna qualcuno o arresta un assassino o un ladro , usa la violenza,ma non si chiama violenza in quel caso, si chiama giustizia .
    E se fosse il popolo a implorare un pò di giustizia ? il problema non è l uso della violenza in politica ,a mio parere , il problema è avere delle alternative valide dopo avere usato la violenza.

  • GioCo

    Ma perché questa Muraro mi da l’impressione di ragionare come una dodicenne?
    🙂

    Scherzo ovviamente, ma un po’ no. Voglio dire, la Muraro e Fini, che paiono dall’articolo di quest’ultimo essere sulla stessa lunghezza d’onda, hanno mai riflettuto su qual’è la violenza peggiore che l’uomo può esercitare sull’uomo?
    Non ritengo di essere all’altezza di dare una risposta ma un suggerimento: potrebbe essere l’indifferenza?
    Allora a cosa si riferisce la Muraro?
    Abbiamo visto che cosa è successo a Genova. Tutti. Certo, forse si trattava di una intimidazione, una sorta di avvertimento del tipo “guarda cosa accade a chi tenta di ostacolare il governo costituito” (di qualunque governo decidiamo di parlare). Certo, forse non c’è una alternativa alla ribellione violenta. Non ci viene data una scelta, insomma. Ma allora, se esiste un dubbio ragionevole che neppure la violenza è una scelta, perché è evidente la componente “interessata” a pilotarne gli esiti, questa Muraro chi è per dire fesserie per nulla nuove e per nulla utili?
    Che altro aggiunge se non confusione alla già confusa situazione?

  • Sibboh

    Scusate. Spero i miei toni non risultino eccessivi. Ma studio le società umane da anni. Sono un archeologo. Per spiegarmi meglio, cerco di capire le società umane antiche, e rifletto sugli sviluppi moderni e contemporanei.
    La violenza è, a mio avviso, un prodotto dell’evoluzione e delle condizioni nelle quali si trova una società, nel suo insieme. E non come fattori separati quali economia, società, politica, elementi produttivi ecc….
    Ora, a mio avviso, ci stiamo pericolosamente avvicinando alla violenza. Lo ritengo un dato di fatto. Le forze di poteri opposti sono sbilanciate. I poteri elitari (spero di non essere ambiguo con tale termine) non capiscono quali sono i limiti di resistenza della corda che tirano. Non è strano a mio avviso. Piuttosto è ovvia la risposta sociale a tale spropositato e inconsulto strattone sociale! Non mi sneto un uccello del malaugurio. Ma da che mondo e mondo la violenza è generata da disparita sociali. Nè più nè meno. Anche fossi accusato di terrorismo, per il mio solo pensiero, ciò si attuerebbe. E questo sta accadendo. Non amo le ideologie, non come ci è stato banalmente insegnato (buoni=capitalisti, cattivi=comunisti, o altri modelli… poco importa… non importa, sono categorie ridicole e fuori tempo). Ma non mi interessa criticare una componente che fino ad oggi è indebolita dal modello sociale. Ha ragione se in questo momento storico parla di possibile reazione violenta. Non è un’incitazione. Ma ciò che tutti possono osservare: un aumento della tensione sociale. Se si tira la corda può solo aumentare. Quindi?
    Va da se che la risposta è anche e soprattutto sociale. Serve solo che la politica se ne renda conto. Ma penso che debba essere ristrutturata la politica così come la pensiamo. Più partecipazione. E quindi vedo bene le iniziative come quelle del Partito Pirata, più ancora dei grillini, che purtroppo ancora si basano sul modello del personaggio forte, anche se disinteressato… Destrutturare la politica e ricondurla alle decisioni del popolo interessato. Non mi interessa il popolo forzato, quello che disinteressato a prendere decisioni costruttive e documentate, semplicemente demanda impaurito dalla responsabilità. Mi interessano le persone che pensano, che riflettono, che pensano e progettano il futuro. Su queste si può volontariamente contare. Non su vacui voti, assegnati ogni tot anni a presunti capaci personaggi a cui vengono affibiate doti sovrasociali…
    Cambiamo il modello sociale e politico e cambieranno le risposte.
    Altrimenti sarà violenza. Questo è realismo, il tanto conclamato pragmatismo…
    L’economia è una disciplina nata per sviluppare modelli di scambio che meglio si adattino alla società umana, rispetto alle attese della stessa società, ossia: diritti, garanzie ecc… Ma uno dei tanti aspetti interni alla società. Non esclusivo.
    Sicuramente non patimenti, concorrenza pseudo-darwiniana, lotte, rapine ecc….
    Spero di essere stato chiaro. Altrimenti mi spiegherò meglio.

  • Sibboh

    Mi scuso nuovamente. Ho scritto da culo… me ne dolgo. Spero che il mio pensiero sia comunque comprensibile.

  • Sibboh

    Vi suggerisco solo questo: ci sono mai stati periodi della storia umana con tante proteste generalizzate in tutto il mondo e su temi così specifici (diritti sociali)?

  • tersite

    Non è scritto da culo e condivido. Anche se credo che gran parte della popolazione non sia nemmeno consapevole della propria condizione(o esistenza!).

  • Georgejefferson

    Ipotizziamo la piena e giusta partecipazione popolare…a che livello?tutte le decine di decisioni tecniche giornaliere?solo le piu importanti?chi decide quali sono PIU importanti?su quali basi?si decide a maggioranza?Ha il tempo,la voglia,la competenza la gente tutta per ragionare e decidere le tante questioni?C’e’ bisogno di un certo accrescimento culturale e civile prima oppure basta la Partecipazione popolare allo stato attuale?Decidere che lo stato non debba (in nessun caso)spendere piu di quello che toglie in tasse,e’considerato buon senso dalla gente?Sogno l’ideale della piena partecipazione cittadina,ma prima bisogna crearne le condizoni ottimali,ed e’un cammino lungo,volontariamente rallentato se non retrocesso dalle elite

  • illupodeicieli

    @ Sibboh e Tersite : secondo me la gente, le persone, quelle che sentiamo dire, anche in tv, che non ne possono più, aspettano il “la”. Se qualcuno che percepiscono sulla loro frequenza d’onda, dovesse andare a tirare via da dietro una scrivania “il governatore” della propria regione, il “sindaco” della propria città, il “prefetto” o il “vescovo”, o il dirigente di banca o dell’agenzia delle entrate, è assai probabile che costui avrebbe un certo seguito e che questo potrebbe portare “la gente nelle strade”. Ma se tu , io o altri, vediamo in strada persone che protestano e spaccano vetrine, che cercano di “entrare nella zona rossa”, e non siamo in sintonia con loro, non ci riconosciamo in loro e nelle loro proteste e idee, non solidarizziamo: e quindi non ci sentiamo invitati a partecipare. Da dire che non ci sentiamo invitati e neppure considerati. Prendiamo un qualsiasi discorso dei sindacalisti, almeno per quanto ho sentito in tv ieri e oggi: logicamente tagliato e purgato dal montaggio e adattato alla stazione tv e radio. Parla per caso a me, che sono agente di commercio? No, non credo.Parla al commerciante dove compro il pane o il latto o dove consumo un caffè?No! Anzi , li considera ladri ed evasori. Ecco che non potremo mai andare d’accordo o insieme a cacciare via,con bastoni o forconi, i vari Monti e Fornero o Berlusconi. Il pericolo è che ,siccome questi ultimi sono stronzi ma non scemi, sanno che finchè siamo e restiamo divisi, non corrono pericoli che non siano qualche statua di madonnina o qualche uovo o pomodoro andati a male. Ecco che ci vuole qualche forza politica o movimento, che possa parlare a tutti: ma ci vogliono argomenti e che siano convincenti. A me dispiace Grillo,che sceglie lui le persone, come pure non posso reggere un Di Pietro che ha la fissa della riforma delle giustizia ma che (e ne ho le prove va email) se ne è infischiato sia del Trattato di Lisbona che di Equitalia e del signoraggio. Potrei mai considerare gente come quelli del Pd che pensano solo agli scontrini fiscali e come i loro omologhi del Pdl alle missioni militari, alle privatizzazioni e liberalizzazioni?Oggi che abbiamo ,secondo me, bisogno di sentirci ma sopratutto di essere nazione e popolo? Se poi io o altri ci sentiamo soli, isolati e dimenticati, logicamente abbiamo solo il timore di perdere quel poco che abbiamo mentre ci è impedito, leggi alla mano e con i poveri diavoli pure applicate, di poter vedere il nostro tenore di vita migliorare e crescere: ecco che viene fuori il furbetto che c’è in tanti di noi, ecco che l’arte di arrangiarsi ritorna prepotentemente alla ribalta e se ci sarà un supermercato saccheggiato, può darsi che molti si ritorveranno chissà come a passare da quelle parti. Sarà rimasta qualcosa anche per me?

  • mystes

    Fu sacrosanta la violenza della ghigliottina, quella del manganello, altrettanto sacrosanta quella dei commissari del popolo.
    Bisognerà però inventarne una nuova per abbattere questo putrido malaffare che chiamano “democrazia” sostenuta da partiti corrotti e da banchieri usurai.
    Al lavoro, ragazzi! Lasciate perdere i computer i telefonini e le partite di calcio, spremetevi i cervelli ed esercitate i muscoli, perchè manca poco per menare le mani, ma questa volta occorrerà picchiare più forte dell’89, più forte ancora del ’19 e del ’24.

  • Aloisio

    hai ragione , ma l’umiltà si accompagna quasi sempre all’intelligenza e quindi…..

  • tersite

    Lupo la mia casa è di…enasarco! l’ente (o fondazione?) al quale hai affidato la tua pensione. L’ente del..miliardo e mezzo in titoli Lehman b. L’ente che, in accordo con alcuni istituti di credito, mi ha chiesto una cifra irragionevole per riscattare la casa. E lo ha fatto nei modi più abietti, da corogna, mandando falsi sindacati a parlare con poveri inquilini rincoglioniti, spìe che filmavano di nascosto… e in tempi bui come questi, per giunta. L’ente che un giorno ti darà la pensione(forse..). Ci vuole ben altro che una stretta di mano e una pacca sulla spalla… o la promessa di un nuovo partito capace di risolvere tutti i problemi…..e comunque se proprio lo vuoi sapere, checchè ne dica Barnard…quei cazzo di gestori di bar che per decenni non hanno pagato tasse hanno costretto mio padre e milioni di operai e dipendenti come lui a fare i salti MORTALI per stare dietro ai costi della vita! Saluti!

  • Georgejefferson

    ..quei cazzo di gestori di bar che per decenni non hanno pagato tasse hanno costretto mio padre e milioni di operai e dipendenti come lui a fare i salti MORTALI per stare dietro ai costi della vita!….Mi puo dare dati a conferma di quello che dici?non singoli casi..dati della media degli operai…come stavano nei decenni appena trascorsi e come stanno ora.

  • fabiopon

    Ve li do io i dati: mio padre faceva l’operaio saldatore in porto a Genova, sabato e spesso domeniche e festivi compresi perchè eravamo in cinque in famiglia. Però quando finiva bollito alle cinque del pomeriggio, invece di andare al bar, iniziava un secondo lavoro (in nero, ovviamente) in un buco del centro storico a montare pezzi di lampadari. Tornava alle nove passate di sera e per settimane intere di lui sentivo solo la porta quando usciva e quando entrava. E la domenica crollava davanti alla televisione. Naturalmente è stato “prepensionato” tre anni prima dei 40 di servizio, ma non se l’è goduta per niente perchè è morto dopo soli due anni. Poveri e fieri eravamo, poveri e un po’ meno fieri siamo rimasti. Chiaro il quadro? Quindi a me e ai moltissimi come me queste seghe mentali di voi intellettuali comunisti-con-la-pelliccia ci fanno solo ridere, perchè sappiamo da tempo sulla nostra pelle che quando arriva l’ora della violenza, arriva e basta e chi c’è c’è, come nelle cariche della polizia! …ma sicuramente voi sarete al sicuro dentro qualche salotto a ripetervi minchiate come gli articoli sopra pubblicati!

  • Sibboh

    Attaccare persone che scrivono perchè vogliono capire e creare un dibattito su grandi fatti che però toccano violentemente la vita della maggioranza delle persone, magari presentando la tua personale esperienza di vita, è, a mio avviso, infantile ed egoista. Cosa sai della vita degli altri? Cosa muove certe persone? Cosa induce certi individui, che tu denoti genericamente come intellettuali, a studiare e cercare di comprendere la realtà? Credi che si tratti di un atto di carità verso i più poveri? Di una cervellotica gara di stile fine a se stessa? O piuttosto in molti si tratta di un bisogno di analisi per trovare una strada reale e alternativa?
    Non ho bisogno di metterla sul personale. Se ti fa piacere, non mi trovo ne mi troverò in alcun salotto. E non per fare il figo, ma solo perchè questa è la mia particolare e reale condizione. Penso che sia lo stesso per la maggiorparte di chi interviene in questo sito.
    Se trovi gli articoli solo un vezzo stilistico di qualche benestante ammanicato che però si sente in colpa e per questo elargisce caritatevoli articoli, allora ti domando perchè tu stia leggendo gli stessi articoli.
    Ti farà piacere sapere che non sei l’unico ad avere esperienza di piazza. Ma come una partita di calcio non dipende dai conflitti tra tifoserie, nemmeno un’azione di qualsivoglia tipo durante una manifestazione difficilmente si può trasformare in rivoluzione, se non ci sono le condizioni.
    Quando si parla di violenza non si intende di certo qualche risoluto manifestante che sfoga momentaneamente il proprio astio verso i simboli del potere.
    Certo, è osceno vedere la repressione in atto contro chi manifesta. E’ osceno il gioco dei maggiori mass-media che piegano i fatti distorcendoli per far apparire una cosa per un’altra.
    Come hai detto tu, quando la violenza arriva, arriva e basta. Infatti io ritengo che stia arrivando. Ma ancora non si è vista. Nemmeno in Grecia. La vera violenza di cui parlo è più generalizzata. Coinvolge non solo gli abitudinari delle manifestazioni. Le manifestazioni hanno un altro significato. Come anche le azioni di violenza sistematica contro i simboli del potere. Sono un sistema di comunicazione. Un tentativo di avvertire società civile ed elite di quanto accade.
    Ora i poveri sono molti più di anche solo pochi anni fa. E vorrà pur dire qualcosa il fatto che all’incirca un terzo degli intervistati in un recente sondaggio sperano in una rivoluzione.
    Ma il problema è che ancora non c’è una visione organica su cosa fare. Cioè ci sono varie possibilità, alcune ridicole, altre ancora ancorate ai modelli già propinatici dalle elite. Ma si diffondono e nascono nuove idee.
    E la loro diffusione è consapevolezza. E la consapevolezza porta alla decisione anche più radicale. Dopo anni di TV e vallette, mi sembra molto.
    Ma le cose mutano velocemente. E la storia, anche se con sfumature differenti, si ripete. In fondo siamo tutti uomini, e tutti desideriamo un presente e un futuro migliore. E sempre più sono coloro che considerano tra le opzioni per il cambiamento anche la stessa violenza, ormai non più relegata a gruppi radicali fino ad ora marginali.

  • fabiopon

    Per un errore mio di post volevo rispondere direttamente a un lettore poco sopra che chiedeva questo:
    “..quei cazzo di gestori di bar che per decenni non hanno pagato tasse hanno costretto mio padre e milioni di operai e dipendenti come lui a fare i salti MORTALI per stare dietro ai costi della vita!….Mi puo dare dati a conferma di quello che dici?non singoli casi..dati della media degli operai…come stavano nei decenni appena trascorsi e come stanno ora.”
    Comunque, sono anche io convinto che ognuno fa come può per quello che può e sa fare, compresi gli intellettuali, ma proprio per questo ognuno può portare solo la propria esperienza di vita. E avendone una sola non si può fare altro che usarla come metro di riferimento, possibilmente al netto di errori e omissioni. Per ciò che riguarda la parolina magica “rivoluzione” per ora la vedo solo nella fantasia degli intellettuali da salotto (quelli veri!): abbiamo ancora da consumare i risparmi che ci hanno lasciato le generazioni precedenti, che in Italia sono cospicui. Ma ce la faremo!

  • tersite

    Certo: negli anni ’80 e ’90(ma anche prima) i gestori di bar, così come i gioiellieri e altre categorie di commerciani, dichiaravano 10, massimo 12 milioni (DI LIRE!)l’anno, votavano dc e potevano permettersi uno stile di vita molto al di soprra di chi quella cifra la guadagnava veramente. E grazie all’assenza dello stato, iniziarono ad accumulare denaro e beni immobili…. facendone lievitare i prezzi!

  • illupodeicieli

    @ tersite e fabiopon : l’enasarco è pieno di gente stronza, che non ti dà le info che ti servono, e comunque mai per tempo, come nel caso delle colonie estive o delle borse di studio di cui scopri l’esitenza quando i termini sono scaduti: idem per le case e i beni che sono sempre ubicati “dove a te non servono” .Non so se mi daranno la pensione anche se vorrei fermarmi adesso che ho oltre 20 anni di contrubuti versati:meglio la minima e poi integrarla. Quanto ai baristi o ai negozianti, mi riferisco a persone che intraprendono oggi o da poco tempo l’attività, a persone che magari si sono fatte infinocchiare dai prestiti d’onore : non certo a chi ha intrapreso l’attività ai tempi d’oro e che ha avuto la fortuna di regalare o di intestare immobili ai figli o di investire il denaro nel mattone.

  • cardisem

    Al solito…

  • cardisem

    Non ho tempo per leggere tutto e trattenermi. Mi pare che sia stata centrata la questione: è il sistema della rappresentanza politica che con la democrazia non ha in effetti nulla o poco a che fare. Nel nostro sistema poi la vediamo: corruzione, se ne fottono dei popolo, ecc. Sempre si è detto che tuttavia la democrazia diretta non è possibile e che quindi la rappresentanza politica è il meno peggio. Addirittura se in parlamento ci sono ladri, corrotti e mascalzoni di ogni genere vuol dire che sono rappresentativi di un popolo di ladri, di corrotti e di mascalzoni di ogni genere… No! Per fortuna non è così. Credo che oggi siano possibili molti istituti di democrazia diretta, credo che il sistema non sia inevitabile… Anche il problema della violenza credo che sia superabile… Naturalmente, vi è molto da lavorare. Vedo una buona strategia nel “Movimento del popolo sovrano che occupa le piazze per riappropriarsi della sovranità che gli è nominalmente riconosciuto e per dare avvio ad un LUNGO e LABORIOSO processo costituente, dove si riscrivono nelle piazze tutte le regole davvero fondamentali”.

  • Truman

    @RicBo: Un buon bagno di umiltà da parte di entrambi questi egotistici personaggi certo non guasterebbe.
    Un grande commentatore come te non dovrebbe avere problemi a scendere nel merito del contenuto degli articoli. Altrimenti i lettori potrebbero avere l’impressione che se attacchi l’autore in questo modo sei perfettamente privo di argomenti ed in definitiva Fini e Muraro hanno perfettamente ragione.