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Pattuglia della guardia costiera greca, colpita da una nave da guerra turca. Mar Egeo, 12/13 febbraio 2018 (stampa greca)

Da una guerra all’altra

DI PANAGIOTIS GRIGORIOU

 

I segnali di precise mire territoriali da parte della Turchia sembrano inequivocabili e Tsipras sembra assecondarle, in una sospetta fretta che farebbe pensare all’arrivo prossimo della fine della sua parabola politica. La guerra con la Turchia non sembra improbabile, i segnali di sfida aperta da parte di Ankara si moltiplicano e gli incontri su questi temi tra Turchia e Stati Uniti si svolgono senza alcuna partecipazione dei paesi interessati (Grecia e Cipro). La guerra potrebbe essere anche la strada che sarà scelta per raggiungere lo scopo, se i colloqui non dovessero soddisfare il Sultano Erdogan e la Grecia dovrà percorrere fino in fondo, quindi, il suo cammino di auto-distruzione, sia economica, sia politica, sia territoriale. Ma attenzione, le recenti manifestazioni hanno dimostrato come la rabbia dei cittadini non si canalizza più lungo l’asse “politico”, ma lungo i confini della Patria e anche nel 1974 fu una guerra-lampo con la Turchia (per l’occupazione di Cipro) a causare la caduta di un regime, quello dei Colonnelli.

Grecia rurale …. Gli anni di ‘crisi’. 2010-2018



Questa prossima primavera greca potrebbe essere molto movimentata. L’indebolimento del paese, il suo cedimento multiplo, morale, sociale, economico e culturale, [sembra] portare direttamente a … la minaccia della sua riduzione territoriale tramite una guerra, questa è l’idea più in voga al momento e per una buona ragione. La preoccupazione della “gente comune” è grande. La sua rabbia lo è pure. Si deve ancora capire compiutamente il significato e la portata di questa rabbia e impotenza generalizzata, di fronte alla rottura da parte di eventi interni ed esterni del paese. Nuova antichità …. tardiva.


Il tempo della protesta sorridente. Atene 2011

Il “governo” ha preparato, come noto (con l’appoggio degli Stati Uniti?) lo scandalo  “Novartis” (che coinvolge politici di Nuova Democrazia e del Pasok), in modo da farlo scoppiare esattamente il giorno dopo la manifestazione di Atene all’inizio di febbraio, il tutto in un imbroglio [Ndt: in italiano nel testo] tra vero e falso, seguendo il suo (solo) calendario politico. E’ lontano il tempo dei primi sorridenti moti di protesta anti-troïka, come è lontano il tempo in cui, ad esempio, Eric Toussaint e la sua rete internazionale per l’abolizione dei debiti illegittimi, erano stati ricevuti ad Atene come eroi dagli esponenti di Syriza.

Il burattino Tsipras si aggrappa al suo pseudo-potere e, infine, pensa alla pagnotta, tranne che molti segnali lampeggiano qua e là, indicando che il suo ciclo finirà presto. Il ruolo tragico (e oscuro) che sarebbe stato preparato per lui dalle elites globalizzanti, molti anni prima dell’arrivo al potere di SYRIZA, sembra che fosse destinato ad esaurirsi tra il 2015 e il 2019. Ci siamo. Da qui anche questa fretta nel realizzare quanto in agenda, sia con i memoranda (internamente) che in geopolitica (esternamente).

La preoccupazione della “gente comune” non può essere che grande davanti a questa storicità così fortemente dispiegata, gli incidenti tra le forze armate greche e turche sono in aumento nel Mar Egeo, e la retorica dei leader della Turchia ha ora espresso molto apertamente il suo non riconoscimento dei confini tra i due paesi.

Già, la cosiddetta “crisi del debito” è solo una forma di guerra di annientamento intrapresa contro le società, le nazioni, i paesi, l’economia reale (e l’euro incarna in questo modo il ruolo di un’arma di distruzione di massa a favore di un solo paese, la Germania); tutte cose che avevo anticipato nel 2011 su questo blog …così triste. Quindi … e in qualche modo non sarebbe che un logico passaggio da una guerra ad un altra.


Éric Toussaint ad Atene nel maggio 2011



Protesta popolare dei primi anni. Atene, 2011



Manifestanti sindacalisti sotto lo sguardo dei senzatetto. Pireo, 2013



Sul debito greco. Atene 2011


L’incidente più grave si è verificato il 12 febbraio, quando una nave da guerra turca (90 metri di lunghezza) ha intenzionalmente colpito una pattuglia della guardia costiera greca (lunga 58 metri) vicino all’isola di Imia (Egeo orientale). L’isola, come molte altre isole greche del Mar Egeo, è molto apertamente e ufficialmente rivendicata dalla Turchia. “L’occupazione economica dalla Troika dal 2010 e i suoi noti effetti disastrosi, e quindi, il governo SYRIZA/ ANEL che svende una sovranità già a brandelli, ed eccoci alla fine del processo, [dove] ci può essere anche una guerra, dal momento che l’aggressività della Turchia di oggi si va scatenando, come si vede, di episodio in episodio”.

“Paese – dobbiamo anche ricordarlo – il cui esercito occupa illegalmente quasi il 40% del territorio della Repubblica di Cipro (invasione del luglio 1974), un paese che ha violato l’integrità territoriale della vicina Siria (2018) e che ha anche invaso (2016) il territorio dell’Iraq, il paese, infine, i cui leader (in primis il Presidente Erdogan), molto pomposamente mette in discussione i trattati internazionali, tra cui quello firmato a Losanna nel 1923, che fissava i confini tra la Turchia ed i suoi vicini”. (Radio FM 90.1 mattina del 16 febbraio)

Queste pratiche piratesche della moderna Turchia (ad essere onesti, dei capi di questo paese), non passano inosservate, anche sulla stampa internazionale. E da ciò che riportano i media greci sull’incidente del 12 febbraio, che segue molti altri (stampa greca), la nave da guerra turca ha intenzionalmente mirato al centro dello scafo (in alluminio) della nave greca al fine di affondarla o comunque di causare vittime e danni (e quindi un atto di guerra), ed è solo perché il comandante greco si è accorto delle intenzioni del comandante turco che è stato in grado di rispondere all’ultimo secondo, così che la nave greca è stata infine colpita a poppa.


Pattuglia della guardia costiera greca, colpita da una nave da guerra turca. Mar Egeo, 12/13 febbraio 2018 (stampa greca)

 

Il Gavdos, colpito da una nave da guerra turca. Mar Egeo, 12/13 febbraio 2018 (stampa greca)



La classe politica greca … e la situazione attuale. “Kathimerini”, 14 gennaio 2018


I leader politici e militari della Turchia avevano anche comunicato sufficientemente in anticipo a mezzo stampa, circa la (supposta) “capacità delle forze armate turche di fare la guerra contemporaneamente su due fronti, vale a dire la Siria e la Grecia nel mare Egeo” (8/9 febbraio 2018). Intanto nei giorni scorsi vicino a Evros [lungo] il fiume, che segna il confine terrestre tra i due paesi dopo il Trattato di Losanna, l’esercito turco ha inviato i suoi carri armati, per esercitazioni ufficialmente battezzate “formazione per l’invasione e l’occupazione di territorio straniero “(stampa greca il 16 febbraio 2018).


Gli scavi sull’isola di Keros. Mar Egeo, febbraio 2018 (stampa greca)

 

Gli scavi sull’isola di Keros. Mar Egeo, febbraio 2018 (stampa greca)
Scavi nelle Cicladi, 1950 Mostra, Museo Bizantino 2018


Egeo, Creta e Cipro … con molte bellezze archeologiche e ricchezze, paesaggi poetici … e idrocarburi realmente esistenti e provati (petrolio e gas naturale). Questo spiega in parte ciò che sta accadendo, come (ancora in febbraio 2018), l’altro caso, in cui a Cipro, Ankara ha bloccato una nave italiana per l’esplorazione di gas. “Il gigante energetico italiano ENI ha detto al Cipro News Agency che ad una delle sue imbarcazioni è stato ordinato Venerdì dalle navi turche di fermarsi perché erano in corso ‘attività militari’ in questo settore. “(RFI, 12 febbraio).

La situazione, pertanto, non deve essere presa alla leggera, e lungo le frontiere della Grecia … non ci sono né il Belgio né la Danimarca. Come notato sul suo blog l’analista geopolitico Dimitris KONSTANTAKOPOULOS, “gli Stati Uniti sono ora rappresentati in Grecia dall’ambasciatore Geoffrey Pyatt, noto in tutto il mondo per il suo precedente mandato a Kiev. Durante il suo mandato, gli eventi in Ucraina sono stati i seguenti: una rivolta, un colpo di stato, una guerra civile, un aereo civile abbattuto, e la più grande crisi degli ultimi trenta anni in relazioni russo-occidentali.”

“Al momento, il signor Pyatt va ad Ankara per negoziare il futuro della Grecia e Cipro, insieme a Rex Tillerson, Segretario di Stato del governo degli Stati Uniti, del presidente Donald Trump, per dei colloqui con Erdogan. La presenza di Atene e Nicosia è stata evidentemente ritenuta inutile in queste discussioni. Queste due capitali saranno informate a posteriori di quello che dovrebbero già sapere … e per quanto riguarda noi, subiremo le conseguenze.”

“Erdogan Tillerson Pyatt metteranno tutto sul tappeto per determinare ciò che intendono concedere alla Turchia dei territori di Grecia e Cipro, in modo che il Sultano (Erdogan) possa dare il suo assenso, che peraltro non è certo. Nel caso di un accordo tra la Turchia, l’Occidente e Israele, qui, pagheremo una parte del conto, e in mancanza di accordo, non si può escludere che una vera guerra tra Grecia e Turchia possa in seguito essere fatta accadere” (Dimitris KONSTANTAKOPOULOS, “Grecia: dritti al precipizio”, 15 febbraio 2018). 


Atteggiamenti e rappresentazioni. Anni nella Troika. Atene, 2010-2018

 

E alla fine, la giunta. Atene, anni sotto la Troika, 2010-2018

 

Urna elettorale. Atene anni sotto la Troika, 2010-2018

 

‘Dittatura’ romanzo di fantapolitica. Athens, editore, febbraio 2018


L’esperienza greca e l’analisi fatta in questo blog fin dalla sua nascita (2011) mostrano che l’austerità (eufemismo, ovviamente, che nasconde una realtà molto più apocalittica) prende il pieno controllo delle finanze del paese (e dei paesi), delle istituzioni, della mentalità (meccanismi sociali), con l’eliminazione (in pratica), della Costituzione, con i politici ridotti a marionette, oltre ogni ridicolo (in realtà diventano dei non politici), e la fine dei diritti sociali, [l’austerità] è solo un passo in questa guerra asimmetrica che paesi, nazioni e società soffrono … anche a rischio di scomparire del tutto … per soccombere quando non riescono a resistere.

E quando questo controllo delle risorse, sulle culture, sulle persone, sulla mentalità avrà raggiunto il livello voluto (per alcuni paesi presunti grandi e non, la cosiddetta élite globalizzante per la quale la gente comune sono solo “parassiti”, è ben noto), allora ci sarà solo il caos provocato e provocante. Più, ovviamente, la guerra stessa … fatta con altri mezzi. Quindi, a nostro avviso, il buco (in realtà voluto) delle analisi (presunte marxisteggianti) che la sinistra alla SYRIZA adotta qui e là, cerca di nascondere (male) la sua appartenenza consustanziale (ma cosmetica) al meta-mondo della tracotanza (la hybris), e della pirateria diffusa, che è il “nostro”.

I greci l’hanno capito così bene che non risponderanno più, così ci sembra, al richiamo dei partiti di sinistra e dei sindacati. Ora sono le esigenze di identità, quelle relative alla esistenza ultima con le spalle al muro, che canalizzano, e canalizzeranno l’immenso dolore degli anni della Troika, che le grandi manifestazioni sulla questione macedone hanno dimostrato soprattutto a Salonicco ad Atene.


L’apprendimento dell’auto-difesa. Atene anni della Troika 2010-2018

 

Monumento del Milite Ignoto. Atene

 

Monumento … del cittadino Ignoto. Atene, 2014


Inutile dire quanto e come un conflitto armato greco-turco nell’Egeo (per quanto breve), in Tracia e Cipro potrebbe diventare il catalizzatore che spazzerà via non solo il “governo” SYRIZA / ANEL, ma forse tutto il sistema politico greco. Un po’ come l’invasione turca di Cipro e la breve guerra greco-turca del 1974, spazzarono la giunta dei colonnelli.

Questo processo in corso sarà senza ritorno, e molto probabilmente andremo fino in fondo. I greci non si fanno illusioni sullo stato del mondo, sulla parodia della democrazia, o sulle questioni geopolitiche in questa parte del mondo. Tsipras e il suo partito sono ormai odiati (non solo politicamente respinti) da oltre il 70% della popolazione. La situazione ad Atene … è costantemente sotto osservazione, le ambasciate ad Atene dovrebbero esserne a conoscenza.

 

Infine, quello che i greci sanno (anche se solo intuitivamente) è che Tsipras (ovviamente più di Samaras), dopo aver firmato molti protocolli di tipo coloniale, avrebbe anche nello stesso tempo accettato un’agenda geopolitica nascosta [che va] a scapito degli interessi e dell’integrità territoriale del paese. Per una “maggioranza” parlamentare (non necessariamente elettorale) basata su circa il 10% dei greci (in calo), tutto ciò non sta accadendo, da cui la qualifica che oggi in Grecia si dà agli esponenti di Syriza:  i “traditori”.

Protesta nei primi giorni del memorandum. Atene 2011

 

Pasto di festa e solidarietà ai primi giorni del memorandum. Atene 2012



La situazione ad Atene … sotto osservazione costante! Gennaio 2018

 

Ponte di comando di una nave. Pireo, 2000


[E’ una] tarda antichità (finale?) in un certo senso. Epoca vorace, come sufficientemente chiaro ad Atene … ma non a Parigi, ci sembra. A che punto siamo? (La questione è molto più ampia, [ed è stata] chiaramente formulata da Emmanuel Todd).

Forse questo è il momento della mutazione in corso, e i mutamenti sono incompiuti e prevedibili (o anche meno). Si ricorderà forse André-Jean Festugière (1898-1982) ed il suo lavoro, filosofo e domenicano francese, filologo, specialista del neoplatonismo, in particolare di Proclo, a cui si deve la traduzione e la pubblicazione degli scritti attribuiti a Ermete Trismegisto.

Mimì e Hermes (detto Trismegisto) di ‘Greekcrisis’. Atene, 2018


Il suo lavoro si riferisce a quel (altro) momento di passaggio tra le città democratiche (principalmente Atene) del periodo classico, e quella dell’impero, prima macedone, ellenistico e poi alla fine romano. Uno choc  … [ormai] digerito

“L’uomo, con la sua coscienza e le sue esigenze spirituali, non superava il cittadino: trovava tutto il suo compimento nei suoi doveri civici. Come non notare che il giorno in cui la città greca perde il suo rango autonomo per entrare in uno Stato più grande (Impero), perde la sua anima?”

“Resta un habitat, un quadro materiale, non è più un ideale. Non vale più la pena di vivere e morire per essa. L’uomo, da allora, non ha più alcun sostegno morale e spirituale. Molti, a partire dal terzo secolo, emigrano, vanno a cercare lavoro e fortuna negli eserciti dei Diadochi o negli insediamenti che essi hanno fondato. Presto ad Alessandria d’Egitto, Antiochia di Siria, Seleucia sul Tigri, a Efeso, si creano città relativamente grandi per i tempi antichi (da 2 a 300.000 abitanti); l’uomo non è più integrato, supportato, come era nel suo piccolo paese dove tutti si conoscevano, i padri come i figli.


Rovine industriali e … novità. Attica (Lavrion), 2018,

 

La Grecia rurale. Creta, nel 2012

 

Albert Einstein a bordo della sua barca a vela (fonte Internet)


“Diventa un numero, come l’uomo moderno, per esempio a Londra o Parigi. Egli è solo, e fa esperienza della sua solitudine. Come reagirà? ” (André-Jean Festugière, “Epicuro e  suoi dei”, 1946).

C’è stato un tempo in cui Albert Einstein navigava a bordo della sua barca a vela, tempo forse molto lontano. Dal ponte di comando della nave della Grecia, ovviamente, si vede solo nebbia, con la differenza che la “gente comune”, gli uomini e le donne non sono più integrati, supportati, come lo erano nei loro piccoli paesi in cui tutti si conoscevano, i padri come i figli, è distinguono meno l’inganno, come (in parte) la hybris.

Primavera greca in arrivo, molto movimentata, forse. Salvo che agli occhi dei gatti di  ‘Greekcrisis’, integrati, supportati, perché restano nella loro piccola patria.


Mimi di ‘Greekcrisis’ ad Atene

Panagiotis Grigoriou

Articolo originale QUI

17.02.2018

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FRANZ-CVM

 

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Pubblicato da Franz-CVM