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Cosa si nasconde dietro alle richieste greche di risarcimenti per la Seconda Guerra Mondiale?

DI ALEXIS PAPAZOGLOU

newrepublic.com

Le discussioni sui nazisti potrebbero distrarre da una questione ben più importante: le attuali tensioni all’interno della UE.

In Aprile il parlamento greco ha votato per tentare di rivendicare pesanti risarcimenti dalla Germania a seguito dei danni subiti durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Non è la prima volta che la Grecia vaglia l’idea, diventata improvvisamente popolare durante la crisi finanziaria. E’ dal 2012 che i capi di governo greci assegnano a gruppi di lavoro e comitati il compito di sondare la possibilità di aprire una causa legale contro la Germania per chiedere risarcimenti e calcolarne il valore (attualmente vengono stimati attorno ai 300 miliardi di euro).

C’è la tentazione, dato che sono in arrivo le elezioni europee, locali e nazionali, di etichettare questa operazione capeggiata dall’attuale primo ministro Alexis Tsipras come una manovra meramente opportunistica. In tal caso si perderebbe però il punto più importante, una questione enormemente più importante della storia del primo Novecento e che, se rimane irrisolta, potrebbe minacciare la stabilità dell’intera Unione Europea. Le lamentele della Grecia per come fu trattata durante la crisi finanziaria non sono svanite, la Germania è ricordata come la forza che ha imposto dolorosissime misure di austerità alla Grecia in cambio dei programmi di salvataggio. Le austerità imposte hanno riacceso sopiti sentimenti anti-tedeschi in Grecia, che soffrì grandemente nelle mani dei nazisti durante la SGM. Le proteste ad Atene nel 2011 e 2012 non di rado facevano riferimento al passato nazista, comparando la Merkel a Hitler. Il dibattito sui risarcimenti che sta riaffiorando in questi ultimi anni mira tanto a colpire il nervo scoperto delle politiche tedesche quanto a offrire speranza ad una nazione che ha bisogno di un miracolo economico per risollevarsi: l’improvvisa riscoperta che l’intransigente creditore in realtà deve ripagare molti miliardi porterebbe alla soluzione perfetta.

Purtroppo scavare in profondità nel passato macchiato di sangue dell’Europa non permette di trovare soluzioni ai problemi di oggi. Inoltre evita di porre domande imbarazzanti: qual’è il più recente retaggio tedesco che si pone come maggiore forza trainante all’interno della UE?

Durante le elezioni del 2014 Alexis Tsipras ed il suo partito di sinistra Syriza fecero delle riparazioni di guerra la questione centrale della propria campagna elettorale. Tsipras, una volta diventato primo ministro, quando incontrò la Merkel nel 2015 affrontò la questione: “Non è un problema di soldi, è una questione morale” disse. Pochi giorni prima aveva tenuto un discorso presso il parlamento greco riportando luoghi in cui le forze di occupazione tedesche durante la SGM uccisero e torturarono i greci. Rifiutò la tesi secondo cui tutte i risarcimenti fossero stati pagati negli accordi bilaterali del 1960 tra l’allora Germania Occidentale (RFT) e la Grecia, affermando che i 115 milioni di marchi tedeschi furono pagati esclusivamente alle vittime della guerra e non per sistemare i danni causati alle infrastrutture del paese. La posizione della Germania è che la questione è stata sistemata sia politicamente che legalmente.

Oggi come allora Tsipras sta cercando di tenere separati le dure condizioni del salvataggio imposte dalla Germania dalla discussione sui risarcimenti. Le riparazioni di guerra appartengono al passato, afferma, non al presente. Il comitato parlamentare a cui venne dato mandato nel 2014 di calcolare il valore totale dei risarcimenti che spettano alla Grecia è arrivato alle conclusioni finali nel 2016, ma il governo ha riaperto l’argomento solo il mese scorso. Tsipras ha messo in chiaro che vuole aspettare fino a quando la Grecia non farà più parte del programma di salvataggio, come prova che le nuove richieste di riparazione non sono motivate dal cercare di appianare i debiti del salvataggio.

Il pericolo è che l’attuale discussione sui risarcimenti siano una distrazione dall’attuale tensione che deve ancora essere risolta. Le affermazioni di Tsipras riguardo l’attuale situazione greca non sono interamente veritiere: la Grecia è ancora troppo distante da ripagare i pesanti prestiti ricevuti durante gli ultimi nove anni, e l’andamento dell’economia greca continua ad essere monitorata dai creditori. La Grecia resta un paese a pezzi che sta pagando sulla propria pelle i costi di una lentissima ripresa con la disoccupazione alle stelle e senza alcuna indicazione su come tornare al benessere di cui godeva agli inizi del nuovo millennio. E la sua attuale condizione ha molto più a che fare con l’influenza dell’odierna Germania all’interno della UE che l’occupazione dell’Asse in Grecia durante gli anni ‘40.

La Germania, in qualità di principale potenza finanziaria della UE, fu a tutti gli effetti dietro ai programmi di salvataggio imposti alla Grecia tra il 2010 ed il 2015. I programmi prevedevano tagli di bilancio, irreali riforme a passi forzati e ulteriori prestiti piuttosto che le proposte più clementi di riduzione del debito che il FMI voleva far iniziare dal 2015. “La Germania è da molto tempo conosciuta come la ‘potenza egemonica riluttante’ d’Europa, a causa della propria riluttanza nell’agire per via diplomatica, così come la storia del proprio militarismo conferma” aveva osservato il New York Times quell’anno. “Ma le circostanze uniche della crisi greca… l’hanno aiutata ad essere tanto un po’ meno riluttante che un po’ più egemone”.

La Germania generalmente gode di una buona reputazione presso le nazioni del nord Europa, almeno secondo le indagini. Ma la meno favorevole opinione della Grecia (43% della popolazione ha un’opinione molto negativa della Germania secondo i sondaggi del 2017) riflettono una tendenza più ampia. Le nazioni del sud Europa hanno a più riprese espresso le loro preoccupazioni riguardo allo sproporzionato potere della Germania sul potere decisionale all’interno della UE stessa. Italia e Spagna, ma anche la Francia, si sono sempre schierate contro la rigorosa austerità voluta da Berlino quando è stata trattata l’euro crisi, ma sono rimaste inascoltate.

L’influenza tedesca sull’UE non è solo stata esplicita quando si è trattato di prendere provvedimenti contro la crisi del debito greco, ma si estende anche sulle decisioni importanti per l’Europa negli ultimi anni: la cosiddetta crisi dei migranti. L’apertura della Merkel nel 2015 verso i migranti ha avuto un grosso impatto non solo nel determinare un forte calo di consensi per il suo partito, dando l’opportunità al partito di estrema destra AFD di fare un grosso balzo in avanti ma, come alcuni sostengono, è stata la causa dell’aumento dei consensi elettorali a favore delle destre e dei partiti populisti anti immigrazione in tutta Europa. Le politiche europee tendono a scaricare il peso dell’immigrazione sulle spalle del sud Europa, principalmente sugli Stati di approdo come la Grecia e si continua così nonostante Bruxelles dichiari che la crisi sia finita. Circa 15.000 rifugiati sono ancora ospitati presso le isole greche ed il paese si è dimostrati incapace di affrontare il problema, con la conseguenza di registrare condizioni squallide e pericolose nei campi di accoglienza.

C’è un perverso senso di conforto nel ritornare al passato, anche se zeppo di orrori, piuttosto che affrontare il presente. Il rinnovato dibattito sui crimini nazisti e relativi risarcimenti alla Grecia non fa che distrarre entrambi i Paesi e l’unione a cui entrambi appartengono di mettere a fuoco le vere cause dell’attuale malcontento popolare. La Grecia dovrebbe fare molta più attenzione al ruolo del governo di Syriza, inclusi i tentativi di controllare la giustizia ed i media, senza dimenticare la riforma dell’istruzione che riporta le università indietro di decenni, quando erano controllate dai partiti. Elencare la lunga lista di esecuzioni naziste serve a nascondere in Grecia ed in altre nazioni le problematiche legate all’influenza tedesca odierna, rendendo questa necessaria e più proficua discussione quasi impossibile. In assenza di questo più profondo dibattito sulle strutture di potere all’interno della UE, il malumore di stampo nazionalista non può che crescere ed esprimersi attraverso contraccolpi di destra o disfatte del tipo Brexit. La Germania ha fatto molto per venire a patti con il proprio passato nazista. Ciò di cui ha bisogna l’Europa oggi è renderla responsabile nella gestione del potere.

 

Fonte: https://newrepublic.com/

Link: https://newrepublic.com/article/153814/whats-really-behind-greeces-demand-world-war-two-reparations

 

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da TONGUESSY

 

Pubblicato da Rosanna

La mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso gli interstizi dell'informazione, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale. Allergica al pelo di capra e alle fake news.

11 Commenti

  1. Le nazioni europee sono entrate in conflitto dal trattato di Maastricht, e la vicenda greca è la più emblematica, soprattutto da quando gli ordini sono stati calati dall’alto da una gerarchia centralizzata, e sono condizionati dal potere egemonico della Germania, che si è arricchita grazie all’euro. Eppure lo stato-nazione è l’unica forma organizzativa dotata di legittimità democratica, questo ce lo insegna la storia. Quindi le istituzioni europee dovrebbero tenerne conto e permettere l’affermarsi di un nazionalismo affidabile, ispirato alla storia e alle tradizioni di ciascun paese, in modo da restituire agli stati la politica fiscale e macroeconomica, e permettere la nascita di una confederazione in cui ci siano delle regole comuni condivisibili. Ma tutto ciò potrebbe essere possibile da parte dello stato tedesco, che dall’euro ha tratto solo enormi benefici?? Io non credo, dato che i rapporti di forza politici sono condizionati dall’avidità feroce degli squali della finanza, che per il momento governano secondo metodi assolutistici.

  2. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    Sono d’accordo che qualcosa “bolle in pentola”. Qualche piccola concessione in cambio di un “colpo di spugna” sul passato (checchè ne dica Tsipras). Ma come al solito è la povera gente a pagare….
    Cio che non riuscì ai “teutoni” con le truppe dell’Asse riesce benissimo oggi con la finanza e non solo nel paese ellenico…..

  3. L’autore sorvola sulle responsabilità della classe politica greca : entrati nella moneta unica truccando i bilanci hanno fatto una politica di spesa pubblica senza limiti gonfiando il settore pubblico senza uno straccio di politica industriale e di investimenti produttivi. Inoltre non hanno previsto che con una moneta forte la cantieristica, che insieme al turismo era ed è l’unica industria greca, sarebbe stata preda dei colossi asiatici. Quando è esplosa la crisi la proposta di alcuni economisti tedeschi di lasciare l’euro e ritornare alla dracma per dieci anni è stata sdegnosamente rigettata. Se la avessero accettata, avrebbero potuto porre come condizione l’azzeramento o almeno un default sostanziale sul debito e oggi parleremmo di una economia greca in crescita e di un settore turistico competitivo come non mai. Le richieste di riparazioni di guerra sono appunto il modo per nascondere agli occhi dell’opinione pubblica greca queste responsabilità.
    Detto questo è vero che la politica economica strutturalmente deflattiva della Germania e dei Paesi del Nord Europa è sbagliata perché riduce gli investimenti nel futuro che sarebbero necessari per tutta la UE, così come è stata sbagliata la politica di immigrazione di questi ultimi 30 anni, non solo in Germania ma in tutta Europa. Nessuno però impedisce alla Grecia di rimandare a casa loro gli immigrati.
    Lasciamo stare la sistemazione della WWII con perdite di territorio, riparazioni di guerra e trattati di pace perché il discorso sarebbe molto complicato.

  4. Tsipras è un fanfarone che meschinamente ha svenduto la propria patria in cambio di una rendita personale, come non si è curato della salute dei suoi concittadini durante l’ultima “crisi” allo stesso modo con questa storia del risarcimento di guerra fa solo del teatro, magari tira ad alzare la sua rendita futura con queste minacce, sapendo che non porteranno a niente, il nazismo ed il fascismo sono stati progetti del grande capitale per combattere il nemico del momento, il “pericolo rosso”, la €U è lo stesso progetto di dominio di classe senza uso di squadrismo o colpi militari, ma con la riserva di utilizzare tali mezzi ove ne veda la necessità, come ad esempio in Ukraina dove il nazismo viene “tollerato” senza che qualcuno ne sia schifato, molte corporation usarono il nazismo come fonte di lavoro schiavile, oggi si dice lavoro low cost ed è il tema centrale, la vera essenza del progetto €uropeo, l’immigrazione di massa fa parte di tale trama, per i cittadini delle nazioni europee non vi è possibilità di un futuro prospero all’interno della €U, solo attraverso il colasso completo, la cancellazione di ogni trattato ed un ritorno almeno alla situazione pre €uro si può pensare di ricostruire, partendo ogni nazione in casa propria, mentre continuando a ragionare su come migliorare la €U questa continuerà ad emettere decreti vincolanti che hanno lo scopo di garantire la rendita dei grandi capitali e l’impoverimento delle classi produttive, incluse le piccole borghesie nazionali che in tale disegno sono destinate ad estinguersi, la €U è un progetto su base lobbystica dove vengono curati con dedizione e conflitti di interesse i grandi gruppi multinazionali, Blackrock che fa da consulente per gli stress bankari è solo uno dei più palesi esempi di quale sia la reale natura della €U, starselo a menare sui risarcimenti di guerra è utile solo a chi vuole tenere in vita questo malevolo e genocida progetto.

  5. Alexis Tsipras come una manovra meramente opportunistica

    sai com’è , il sospetto viene se obbedisci al padrone tedesco per 5 anni e poi dici di volerlo “citare” giusto qualche giorno prima delle elezioni….😇

  6. “La Germania ha fatto molto per venire a patti con il proprio passato nazista”.
    Davvero? Il primo governo democratico, guidato da Adenauer aveva oltrte il 30% di ex esponenti nazisti al suo interno. Molti giudici che grazie alle leggi razziali in vigore durante il nazismo mandarono nei campi di concentramento migliaia di persone non gradite ad Hitler furono prontamente reintegrate nei propri ruoli istituzionali. La IG Farben, motore indiscusso del nazismo, non fui mai smantellata per davvero, e continuò a fare affari attraverso le varie BASF, Afga, Bayer, Hoechst etc…a capo di queste multinazionali sedevano indisturbati gli ex amministratori della Farben. Devo continuare? In che modo la Germania sarebbe “venuta a patti con il proprio passato nazista”? Invadendo l’Europa senza carrarmati ma con i lanzichenecchi delle proprie banche e del proprio sistema finanziario? Oppure, come velatamente espresso nell’articolo, manipolando le politiche di Bruxelles a proprio esclusivo favore?

  7. per come si sono comportati con la grecia i paesi europei sono la vergogna del mondo

  8. Esistono delle ragioni fondate su una logica razionale cristallizzata su antichi rapporti di forza, per cui il popolo tedesco è le sue elites sentono una superiorità e dei diritti dettati da pura rapace avidità , ancorche’ celati da diaframmi legislativi. Sentimenti via via rinforzati dalla totale incoscienza e dimenticanza dei popoli del sud- Europa. Penso che l’ unica salvezza per i popolì del sud , ma in seguito anche per quelli del nord, sia studiare ogni espediente a prescindere per allontanarsi da questi nefasti contatti. A prescindere. Questo almeno per cento anni.

    • secoli di storia avrebbero dovuto insegnarci che “europa” nulla ha a che vedere con europei.
      il fatto di appartenere allo stesso continente non vuole assolutamente dire di appartenere alla stessa cultura.
      il Sud Europa nulla ha mai avuto a che fare con il nord, se non il nord dell’africa! il mare meditterraneo, nostro è non loro, è sempre stato la via di comunicazione, a mezzo di navigazione costiera, tra tutte le nazioni che vi si affacciano ed i cui popoli per millenni hanno commerciato e vissuto in discreta tranquillità. per il Sud il pericolo è quasi sempre giunto da nord!

  9. “”Inoltre evita di porre domande imbarazzanti: *qual’è* il più recente retaggio tedesco che si pone come maggiore forza trainante all’interno della UE?””

    Qual è. Non “qual’è”.

  10. Certo che non è solo una questione finanziaria ma anche morale: quando la Germania nel 1945 era letteralmente con le pezze al sedere con debiti economici verso quasi tutti i paesi europei per la seconda guerra mondiale e senza peraltro aver ripagato tutti quelli dovuti alla sconfitta nella prima, tutte le nazioni, Grecia compresa, le vennero incontro rinunciando a risarcimenti esorbitanti per permettere alla nuova Germania di rinascere. Nel duemila e rotti con la Germania che aveva recuperato il predominio economico sull’Europa e che dettava le politiche economiche, alla povera Grecia in difficolta’ non è stato concesso di sforare di un solo decimale dai parametri del mefitico fiscal compact e le è stato prestato denaro da restituire a tasso usuraio, il che ha portato praticamente al collasso del welfare ellenico che ora non esiste piu’. Perfino il maligno vicedirettore del corriere della sera, feroce sostenitore delle politiche di austerity europpee, ha ammesso che in questi anni ben 700 bambini greci sono morti per la mancanza di cure provocate dalle restrizioni volute soprattutto dalla Germania. E’ stato commesso un crimine da parte dell’Europa proprio verso quella nazione che all’Europa ha dato la cosa piu’ importante, la cultura.