Home / Attualità / Continua così, Ahed Tamimi

Continua così, Ahed Tamimi

DI GIDEON LEVY

haaretz.com

Dopo otto mesi di prigione, pochi giorni prima del suo previsto rilascio, ora le va detto: ne è valsa la pena. Non cessare di resistere all’occupazione israeliana.

Domenica dovresti uscire di prigione, finalmente, insieme a tua madre. Ma forse è meglio non dirlo troppo forte; lo Shin Bet potrebbe emettere contro di voi un ordine di arresto amministrativo. Dopotutto, solo poche settimane fa aveva stabilito che sei ancora “potenzialmente pericolosa”, ma vogliamo sperare che fra tre giorni tu e tua madre sarete di nuovo libere.

Vogliamo anche sperare che dallo scorso inverno, nei tuoi mesi di prigionia, il potenziale pericolo che rappresentavi non sia diminuito; che tu sia ancora pericolosa per l’occupazione, che non smetterai di resistere. Conoscendo la tua famiglia, che la propaganda israeliana chiama una “famiglia di terroristi” e una “famiglia di assassini”, so che non c’è possibilità che ciò accada. Il tuo spirito non vacillerà. Il tuo “pericolo” non si dissiperà.

Tu e tua madre siete state in prigione per otto mesi, sebbene non abbiate fatto nulla di sbagliato tranne esercitare una resistenza naturale e giustificata all’occupante, che aveva invaso il vostro cortile. Hai colpito con le mani nude un soldato armato e corazzato, tanto forte quanto una ragazza di 16 anni può colpire un soldato armato, corazzato, e tua madre l’ha filmato. Quello è stato il vostro crimine. Nell’occupazione, solo i soldati possono colpire. Hai fatto quello che qualsiasi persona coraggiosa che vive sotto occupazione avrebbe fatto, lo hai schiaffeggiato. L’occupazione perviene a molto più di questo.

Ciò è accaduto dopo che lungo la strada che conduce a casa tua, i soldati avevano sparato alla testa di tuo cugino quindicenne, Mohammed Tamimi, ferendolo gravemente. Dovresti sapere che da allora, nonostante la sua disabilità, lo hanno arrestato nuovamente e poi  rilasciato. Anche tuo fratello è stato arrestato, e rilasciato.

Nabi Saleh sta aspettando le sue figlie. Bassem sta aspettando Nariman e Ahed. Ci sono anche Israeliani che aspettano il loro rilascio. La scorsa settimana è stato riportato un altro episodio di resistenza alle forze di occupazione: alcuni giovani hanno lanciato pietre a dei soldati della Polizia di Frontiera e ferito una poliziotta, che è stata portata all’ospedale.

Una pietra può uccidere e c’è una nuova, più dura politica contro i lanciatori di pietre. Tre giovani sono stati arrestati, ma sono stati rilasciati in un lampo. Sono coloni di Yitzhar.  Ahed non ha ferito nessuno e ha trascorso otto mesi in prigione. No, non c’è apartheid nei Territori.

Ahed sarà rilasciata domenica in una nuova realtà. È diventata un’icona. Mentre era in prigione, Gaza si è sollevata e ha pagato con la vita di 160 dei suoi abitanti, uccisi a colpi di arma da fuoco da parte di cecchini israeliani. Decine di altri sono rimasti disabili, alcuni perché Israele ha negato loro le cure mediche adeguate.

Mentre Ahed era in prigione, la West Bank è sprofondata nel suo torpore estivo, impegnata in divisioni e dispute interne. La West Bank ha bisogno di Ahed. La resistenza ha bisogno di Ahed. Non che una ragazza possa cambiare il mondo, ma la generazione di Ahed deve essere la prossima generazione resistente. Quella che l’ha preceduta è ormai persa; i suoi figli uccisi, feriti, arrestati, disperati, stanchi, esiliati o uniti alla borghesia.

Sì, si può essere Israeliani e sostenere i Palestinesi che resistono all’occupazione, come Ahed Tamimi, e augurare loro il successo. In effetti, si deve fare così. Con le sue mani nude e il suo aspetto straordinario, Ahed è la speranza per il futuro, l’ispirazione per gli altri. Lo Shin Bet si era opposto al suo rilascio anticipato, dicendo: “Le sue affermazioni mostrano la sua ideologia estremista e, valutata la situazione della sicurezza, il suo rilascio anticipato costituisce una situazione di potenziale pericolo.” Sono passati mesi, e si spera che lo Shin Bet creda che Ahed abbia cambiato la sua ideologia grazie ai suoi mesi in prigione. Altrimenti non sarà rilasciata.

Ma lo Shin Bet sa anche che, di là dall’avere voluto vendicarsi e soddisfare l’opinione pubblica israeliana, di là dal disperato tentativo di tacitarla con la forza, non vi è alcuna giustificazione per l’incarcerazione di questa ragazza di Nabi Saleh. Lo Shin Bet sa che la sua ideologia “estremista” è l’ideologia di tutti coloro che vivono sotto l’occupazione.

Ora ad Ahed va detto: ne è valsa la pena. Continua così, Ahed. Continua a resistere all’occupazione. Continua, ogni venerdì,a partecipare alle proteste del tuo coraggioso villaggio. Continua a “incitare” , denigrando l’occupazione e documentando i suoi crimini. Continua a schiaffeggiarla, se invade di nuovo il tuo giardino, o spara alla testa del tuo giovane cugino.

 

Trad. Grazia Parolari “Contro ogni specismo, contro ogni schiavitù”– Invictapalestina.org

Fonte: http://www.middleeasteye.net/columns/real-oppressed-can-wait-israel-marching-pride-parade-1684135527

 

Fonte: www.invictapalestina.org

Link: https://www.invictapalestina.org/archives/33288

2507.2018

 

Libera Ahed Tamimi, la 17enne che schiaffeggiò due soldati israeliani

Ahed Tamimi è stata scarcerata dopo aver scontato gli 8 mesi di detenzione inflitti dal tribunale militare perché nel dicembre scorso aveva schiaffeggiato due soldati israeliani nel villaggio cisgiodano Nebi Saleh. L’attivista 17enne è diventata un simbolo della lotta popolare palestinese contro l’occupazione israeliana era stata condannata insieme alla madre, anche lei scarcerata oggi.

 

Fonte: www.agi.it

Link: https://www.agi.it/estero/tamimi_libera-4214607/news/2018-07-29/

29.07.2018

Pubblicato da Davide

2 Commenti

  1. Sono molto meno poetico di chi mi ha preceduto nei commenti… ti sei fatta 8 mesi di carcere ingiusto durante il quale sicuramente non te lo hanno fatto vivere come una vacanza ma avranno fatto quello che molte volte leggo in articoli su questo è altri siti. La tua è una lotta disperata e impari , loro ti vogliono terrorizzare e tramite te terrorizzare il tuo popolo. Cedere alla fuga dalla Palestina può essere una via , in quanto li non puoi vivere la tua gioventù come qualcuno ti auspica, ma sarebbe quello che vogliono gli occupanti in quanto se non c’è nessuno da cacciare tutto è più facile. Purtroppo non so che dirti il tuo popolo è disgraziato e in questo momento storico mai così solo.

  2. Quando vivi sotto occupazione ribellarsi diventa l’unico scopo della propria esistenza. Onore a questa ragazza.