Col cavolo che è Pearl Harbor

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David Stockman
lewrockwell.com

Ci stavamo già stancando di quel pagliaccio di Zelensky, ma l’assoluta sfacciataggine di paragonare la situazione dell’Ucraina a Pearl Harbor o all’11 settembre è semplicemente scandalosa. Per parafrasare la famosa replica del senatore Lloyd Bensten a Dan Quayle nel dibattito per la carica di Vice Presidente nelle elezioni del 1992: “Sapevamo che gli Stati Uniti d’America e l’Ucraina non sono Stati Uniti.”

Tutto il contrario, è una cloaca di corruzione, malgoverno e stupidità in politica estera. Per la miseria, è come se i cartelli della droga si fossero impadroniti del Messico e chiedessero la restituzione dell’Acquisto di Gadsden e poi cercassero di aderire ad un’alleanza anti-americana capeggiata dalla Russia.

Vale a dire, l’Ucraina l’attacco russo se l’è tirato addosso tutto da sola, continuando a punzecchiando l’orso fin dal colpo di stato del 2014. Eppure, adesso il suo leader ha la faccia tosta di chiedere al Congresso degli Stati Uniti di iniziare un’altra guerra mondiale, con l’istituzione di una No Fly Zone, al posto della soluzione più ovvia: vale a dire, Zelensky dovrebbe dimettersi e lasciare il posto ad un governo collaborazionista che chieda la pace in base ai seguenti punti:

*Riconoscere che la Crimea è territorio russo e lo è sempre stato da quando era stato acquistato da Caterina la Grande nel 1783.

*Permettere la separazione delle Repubbliche del Donbass dall’Ucraina perché le popolazioni a stragrande maggioranza di lingua russa fanno parte della “Nuova Russia” da più di 300 anni e non vogliono essere governate dai fascisti e oligarchi anti-russi che controllano Kiev.

*Emendare la costituzione di ciò che rimane dell’Ucraina per proibire la sua adesione alla NATO o a qualsiasi altra alleanza occidentale, riducendo le sue forze armate ad un’agenzia interna per il mantenimento dell’ordine pubblico.

Questi termini possono sembrare duri, ma sono l’unica alternativa alla completa distruzione dell’Ucraina nell’eventualità di una [ormai certa] vittoria russa. Il fatto è che la cavalleria della NATO, semplicemente, non arriverà, nonostante le standing ovation dei guerrieri da poltrona del Congresso degli Stati Uniti.

Questo perché nemmeno i bulli a Washington e Bruxelles sono pronti a scatenare la Terza Guerra Mondiale per le macerie di un Paese che, storicamente, non era mai stato un Paese, almeno fino a quando Lenin, Stalin e Krusciov non ne avevano fatto un distretto amministrativo dell’Impero Sovietico.

Tuttavia, anche senza un confronto diretto degli Stati Uniti e della NATO con le forze militari russe che ora occupano porzioni sempre crescenti del territorio ucraino, l’espediente di inviare armi – anche armi letali anti-aeree e anti-carro di ultima generazione – è inutile. La Russia ha ora la totale superiorità aerea sui cieli dell’Ucraina, il che significa che le armi NATO in arrivo (e anche i cosiddetti combattenti della “legione straniera”) saranno distrutti molto prima che possano fare la differenza.

Quindi, per l’amor di Dio, Washington deve smetterla di fare dichiarazione uficiali e condurre lo sfortunato governo ucraino verso la distruzione nazionale. Non c’è modo di uscire dall’attuale catastrofe a meno che Washington:

*ammetta che concedere all’Ucraina la possibilità di unirsi alla NATO e di ospitare sistemi missilistici NATO che impiegherebbero pochi minuti per colpire Mosca è stato un errore madornale e che

*aver demonizzato Putin paragonadolo ad un moderno Hitler alla ricerca della rinascita dell’impero sovietico è solo una sciocchezza del Partito della Guerra e non è una giustificazione per la sua enorme guerra di sanzioni, soprattutto se Kiev capitolerà alle condizioni di Mosca.

La verità, infatti, è proprio il contrario. In realtà non ci sono due nazioni distinte, una che invade l’altra. La Russia e l’Ucraina non sono mai state nazioni indipendenti confinanti, come la Germania e la Francia o la Spagna e il Portogallo o la Colombia e il Perù. Al contrario, negli ultimi 1300 anni, territori e popoli hanno continuato a mescolarsi, con variazioni di confini, accordi di governo ed episodiche invasioni esterne per tutto il periodo.

La stessa lingua ucraina è la testimonianza di questa storia e di questa geografia. I dialetti parlati nel Donbass (aree marroni e gialle) sono un misto di ucraino e russo; i vecchi territori galiziani dell’Ucraina occidentale incentrati a Leopoli (aree rosse) sono fortemente influenzati da vocaboli polacchi, slovacchi e rumeni e le aree blu del nord presentano dialetti fortemente influenzati dal bielorusso.

Inoltre, queste popolazioni frammentate non erano mai state unite da una politica comune, se non con la forza dai Comunisti tra il 1922 e il 1991; poi, tra il 1991 e il 2014, da equilibri elettorali tenui e continuamente mutevoli dopo che l’entità amministrativa ucraina si era arbitrariamente distaccata dalla vecchia Unione Sovietica e, infine, dopo il colpo di stato del febbraio 2014, da una giunta di governo imperniata sull’Ucraina centrale e occidentale che aveva essenzialmente dichiarato guerra alla Crimea (che si era resa autonoma) e alle regioni orientali e russofone del Donbass, che avevano cercato di fare la stessa cosa.

Quindi, di nuovo, cosa c’è di sbagliato in una divisione? Dopo tutto, Zelensky si è presentato al Congresso e ha avuto la faccia tosta di chiedere la Terza Guerra Mondiale per conto di un aborto di nazione che non ha praticamente alcuna possibilità di sopravvivenza a lungo termine nella sua forma attuale. Eppure, gli zucconi di entrambi i partiti bramano così tanto una guerra che hanno applaudito rumorosamente le untuose sfuriate di un clown che avrebbe dovuto continuare a fare il commediante.

Tuttavia, se si vuole credere nella follia del dover difendere l’Ucraina con la guerra economica, ora, e, poi, con il confronto militare con la Russia, se i guerrafondai otterranno ciò che vogliono, basta ricordare come si era arrivati ai confini arbitrari descritti sopra. Se questo Paese ibrido e bastardo merita una difesa totale in nome dello “stato di diritto,” allora al diavolo lo stato di diritto.

Kiev è la patria ancestrale della Russia

In primo luogo, Putin ha essenzialmente ragione quando dice che la Russia e gran parte del territorio ucraino sono stati una cosa sola per lunghi periodi storici. Ironicamente, quindi, la Kiev che oggi è stata devastata dall’esercito russo è, in realtà, il luogo di nascita della Russia!

Come recentemente spiegava un’eccellente articolo del Washington Post,

I “Rus” – il popolo il cui nome è stato dato alla Russia – erano originariamente commercianti e coloni scandinavi che si erano fatti strada dal Mar Baltico attraverso le paludi e le foreste dell’Europa orientale fino alle fertili terre fluviali dell’attuale Ucraina. Altri avventurieri vichinghi si erano recati a Costantinopoli, la grande capitale dell’Impero Bizantino, per trovare fortuna, a volte come mercenari.

Il primo grande centro della “Rus” era stata Kiev, fondata nel IX secolo. Nel 988, Vladimir, un principe della Rus di Kiev, era stato battezzato da un prete bizantino nella vecchia colonia greca di Khersonesos, sulla costa della Crimea. La sua conversione aveva segnato l’avvento del cristianesimo ortodosso tra i Rus e rimane un momento di grande simbolismo nazionalista per i Russi. Putin aveva fatto riferimento a questo vecchio Vladimir in un discorso per giustificare l’annessione della Crimea.

Tuttavia, a partire dal XIII secolo, le successive invasioni mongole avevano ridotto l’influenza di Kiev e avevano spinto i Russi a migrare verso nord. Questo aveva portato alla nascita di altri insediamenti russi, tra cui Mosca, mentre i discendenti turchi dell’Orda d’Oro mongola avevano formato il proprio Khanato lungo il bordo settentrionale del Mar Nero e in Crimea.

Durante i secoli successivi il territorio ucraino era stato una terra di nessuno, con una serie di invasioni e occupazioni da parte di forze esterne. Il territorio che ora è l’Ucraina si trovava ai margini di imperi concorrenti, e questo la rendeva una regione permanente contesa e con confini sempre mutevoli.

Alla fine, il Commonwealth polacco-lituano, che al suo apice comprendeva una vasta fascia di Europa, aveva dominato gran parte del territorio. Ma, nel corso dei secoli, l’Ucraina avrebbe anche visto le incursioni di Ungheresi, Ottomani, Svedesi, delle bande dei Cosacchi e degli eserciti zaristi.

Alla fine del XVII secolo, dopo che gran parte dell’Europa si era consolidata nei confini odierni, non esisteva ancora una nazione ucraina. Infatti, mentre questi confini serpeggianti apparivano e scomparivano in continuazione, la Russia e la Polonia (il Commonwealth polacco-lituano), alla fine, si erano divise gran parte del territorio di quella che oggi è l’Ucraina spartendola lungo il fiume Dnieper, come mostrato nella mappa qui sotto. Circa 355 anni fa (1667), per essere esatti, le aree ad est del Dnieper, che ora includono il Donbass, erano state acquisite dalla Russia e incorporate nello Stato russo.

Quindi, sì, le attuali province ribelli del Donbass, che hanno ottenuto una parziale autonomia da Kiev con gli accordi di Minsk del 2015 [in realtà mai applicati, n.d.t.], sono in realtà “russe” da più di tre secoli e mezzo e “ucraine” da circa 31 anni. O come direbbe Secy Blinkey [il Segretario di Stato Antony Blinken], perché ci sono i confini.

L’ascesa della Nuova Russia

L’avanzata della Russia era continuata nel XVIII secolo, durante il governo di Caterina la Grande, che aveva proclamato che i suoi domini lungo il Mar Nero costituivano la “Novorossiya” o “nuova Russia.” A quel tempo, la corte russa sognava addirittura di far crollare completamente l’impero ottomano, estendendo l’influenza di Mosca fino a Istanbul e persino a Gerusalemme.

L’architetto dell’imperialismo di Caterina, Grigoriy Potemkin, aveva detto alla sua sovrana:

“Credetemi, acquisterete una fama immortale come nessun altro sovrano della Russia ha mai avuto,” quando, nel 1780, aveva offerto all’imperatrice consigli sui piani per strappare la Crimea alla sovranità ottomana. “Questa gloria aprirà la strada ad una gloria ancora più grande.”

Nel frattempo, alla fine del XVIII secolo, la spartizione della Polonia aveva portato la città di Leopoli – una volta un importante centro regionale e polo di cultura ebraica nell’Europa orientale – a cadere sotto il dominio dell’Impero Austro-Ungarico. Così, anche ad ovest, non esisteva ancora uno stato ucraino, ma, come aveva fatto osservare il Washington Post:

“Era stato lì, a metà del 19° secolo, che il nazionalismo ucraino aveva iniziato a prendere piede, radicato nelle tradizioni e nei dialetti dei contadini della regione e nelle aspirazioni degli intellettuali fuggiti dal soffocante dominio della Russia più ad est.”

Lo Stato creato dai Comunisti

La cosa sorprendente è che, a partire dal 1900, quando gran parte dell’Europa era già completamente formata, anche se in parte sotto il dominio dell’Impero Asburgico, non esisteva ancora una nazione chiamata Ucraina. Ad est, la Russia e gli attuali territori ucraini erano una cosa sola, mentre ad ovest i territori galiziani facevano parte dell’Impero Asburgico.

Inutile dire che la Prima Guerra Mondiale e la Rivoluzione Bolscevica del 1917 avevano scatenato ulteriori traumi e sconvolgimenti nelle zone che oggi costituiscono l’Ucraina. Il nuovo governo bolscevico voleva disperatamente porre fine alle ostilità con la Germania e i suoi alleati e, nel 1918, aveva firmato [con la Germania] un trattato nella città di Brest-Litovsk. Come il Washington Post aveva ulteriormente elaborato, il trattato aveva ceduto

…. alcuni dei domini della Russia alle potenze centrali e riconosciuto l’indipendenza di altri, tra cui l’Ucraina.

I termini del trattato erano stati annullati dalla sconfitta della Germania, avvenuta alla fine dello stasso anno, ma il genio del nazionalismo ucraino era ormai fuori dalla bottiglia. Movimenti indipendentisti di vario tipo erano nati in varie città, ta cui Leopoli, Kiev e Charkiv, ma, alla fine, erano stati tutti spazzati via nella più ampia lotta per il potere in Russia.

Quella lotta era stata potentemente alimentata alla misconosciuta conferenza di “pace” di Versailles, dove la nazione polacca, morta da tempo, era stata riportata in vita da Woodrow Wilson. Quest’ultimo aveva fatto risorgere quasi da solo lo stato della Polonia, con un occhio attento non tanto alle mappe storiche dell’Europa quanto al voto polacco a Cleveland, Detroit e Chicago.

Poco dopo, questa Polonia rinata aveva reclamato Leopoli e un pezzo di quella che ora è l’Ucraina occidentale, con la motivazione che si trattava di sacro territorio polacco, non ucraino.

In ogni caso, la regione era divenuta un campo di battaglia chiave nella guerra civile russa, che aveva contrapposto le forze bolsceviche ad una serie di eserciti della Russia bianca, guidati da lealisti del vecchio regime zarista e da altri opportunisti politici. Dopo molti spargimenti di sangue – e numerose battaglie con la Polonia – i Bolscevichi erano usciti vincitori e, nel 1922, avevano ufficialmente dato vita alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina.

Finalmente, quindi, le mappe del mondo avevano almeno qualcosa che assomigliava approssimativamente all’Ucraina moderna – anche se era stata costruita con ifucili bolscevichi.

Gli anni successivi, tuttavia, sarebbero stati ancora più traumatici. Alla fine degli anni ’20 e all’inizio degli anni ’30, l’Ucraina aveva patito pesantemente sotto il governo di Josef Stalin. Un vasto segmento della popolazione rurale dell’Ucraina era stato deportato ed espropriato dalle aggressive politiche di collettivizzazione di Stalin. Una carestia artificiale (l’Holodomor) nel 1932-33 aveva portato alla morte di circa tre milioni di persone.

Per compensare le perdite, i russofoni di altri Paesi si erano trasferiti nelle città semivuote dell’Ucraina orientale, lasciando un’impronta demografica che ancora oggi definisce la politica divisiva dell’Ucraina.

Come mostrato nella mappa qui sotto, il minuscolo principato dell’Ucraina del 1654 (area blu scuro) non aveva avuto molta voce in capitolo fino a quando i Russi – zar e commissari -non si erano cimentati nella costruzione della nazione. La costruzione della nazione russa.

Le aree gialle sono le conquiste di Caterina la Grande e degli altri zar russi nel periodo 1654-1917, mentre i territori aggiunti dall’Armata Rossa di Lenin sono rappresentati dall’area viola nella mappa sottostante. Questi erano territori storici della “nuova Russia,” aggiunti all’entità amministrativa Ucraina per facilitare il dominio comunista.

Più tardi era arrivato il resto dell’Ucraina vera e propria tramite doni aggiunti dall’Armata Rossa di Stalin (area azzurra, 1939-1945). Questi territori erano stati sottratti al moderno stato artificiale della Polonia, creato a Versailles. E il già menzionato dono della Crimea (area rossa) era stato fatto da Khrushchev nel 1954.

In breve, bisogna ricordare che i confini dell’America sono stati stabiliti da politici democratici e hanno superato i 167 anni di anzianità, durante i quali sono stati perfettamente stabili. Al contrario, l’Ucraina di oggi, raffigurata qui sotto, è l’opera di zar e di dirigenti del partito comunista, con i confini che sono mutati in continuazione.

Quindi la domanda è: chi, sano di mente, prenderebbe le parti dell’obbrobrio storico raffigurato qui sotto per portare il mondo sull’orlo di una guerra nucleare al solo fine di stabilire il presunto stato di diritto universale e la sacralità dei confini?

In effetti, potremmo dire che è solo gente che ha perso la testa per la TDS (Trump Derangement Syndrome). L’intero imbroglio, infatti, non riguarda la nazione russa, lo stato di diritto, la politica estera o la vera sicurezza e libertà della patria americana.

Al contrario, riguarda un unico membro della razza umana, di 7 miliardi di persone – il totalmente demonizzato, vilipeso e vituperato Vladimir Putin. Il mainstream di Biden del partito Democratico non ha ancora superato lo shock del novembre 2016 [l’elezione di Trump, n.d.t.] e sembra intenda combattere in eterno con l’orco di Mosca, che, a torto, ritengono responsabile della loro auto-sconfitta.

Si dà il caso che il loro mantra, ripetuto all’infinito, cioè che le intenzioni espansionistiche di Putin erano state rivelate quando aveva “occupato” la Crimea nel 2014, vi dica tutto quello che c’è da sapere. Questa affermazione è così ipocrita, lacunosa e tendenziosa che solo menti possedute dalla TDS oserebbero anche solo diffonderla.

Questo perché equivale a dire che l’eredità del Presidium sovietico deve essere difesa a tutti i costi – come se la sicurezza del Nord Dakota dipendesse da questo!

Come tuttavia già accennato in precedenza, il presunto territorio “occupato” della Crimea era stato, in realtà, acquistato dagli Ottomani da Caterina la Grande nel 1783, soddisfacendo così l’antica ricerca degli zar russi di un accesso ai mari caldi. Nel corso dei secoli, Sebastopoli si era trasformata in un grande porto sulla punta strategica della penisola di Crimea, diventando la base della potente flotta zarista del Mar Nero e, in seguito, dell’Unione Sovietica.

Per i successivi 171 anni la Crimea era stata parte integrante della Russia (fino al 1954). E questo è un fatto che si può cercare negli archivi di Google/CIA!

In effetti, questo periodo equivale ai 170 anni trascorsi da quando la California era stata annessa tramite una simile spinta del “Destino Manifesto” a questo continente, fornendo così, per inciso, alla Marina degli Stati Uniti un importante sbocco sull’oceano, a San Diego.

Anche se nessuna forza straniera aveva poi invaso le coste della California, non erano sicuramente stati i fucili, l’artiglieria e il sangue degli Ucraini ad aver arrestato la famosa carica della Brigata Leggera nella città crimeana di Balaclava nel 1854: i combattenti che si difendevano erano russi, che combattevano per la loro patria contro l’invasione di Turchi, Francesi e Inglesi [e anche del Regno di Sardegna, nd.t.].

Quindi, la sicurezza del suo porto storico in Crimea è, e lo è da molto tempo, la linea rossa della Russia e non è affare di Washington.

A differenza degli stupidi politici di Washington odierni, Franklin Roosevelt, debole e malato, almeno si era reso conto di essere nella “Russia” sovietica, quando, nel febbraio 1945, si era recato a Yalta, in Crimea.

Cercando di incrementare il suo controllo del Cremlino nella intricata lotta per la successione dopo la morte di Stalin, pochi anni dopo, Nikita Khrushchev sembra avesse impiegato 15 minuti per descrivere il “dono” della Crimea ai suoi subalterni di Kiev.

Quindi, la Crimea era diventata parte dell’Ucraina solo per merito dell’ex Unione Sovietica:

Il 26 aprile 1954, un decreto del Presidium del Soviet Supremo dell’URSS trasferiva l’Oblast di Crimea dalla SFSR russa alla SSR ucraina. Tenendo conto del carattere integrale dell’economia, della vicinanza territoriale e degli stretti legami economici e culturali tra la provincia di Crimea e la SSR ucraina….

Quindi, sì, ci sono tutte le ragioni per un governo di Kiev che, finalmente, cerchi la pace e accetti la restituzione della Crimea alla Russia, che l’ha sempre posseduta; e in cui gli Ucraini rappresentano meno del 15% della predominante popolazione di lingua russa. Per Washington sostenere il contrario e incoraggiare Zelensky a resistere equivale ad un palese caso di arroganza egemonica.

Dopo tutto, durante i lunghi decenni della Guerra Fredda, l’Occidente non aveva fatto nulla per liberare la “nazione prigioniera” dell’Ucraina – con o senza l’appendice della Crimea che le era stata concessa nel 1954. Né aveva tracciato alcuna linea rossa a metà degli anni ’90, quando un’Ucraina finanziariamente disperata aveva restituito Sebastopoli e le basi strategiche della Crimea [in realtà dandole in affitto, n.d.t.] ad una Russia altrettanto impoverita.

In breve, prima che ottenessimo il nostro porto sul Pacifico nel 1848 e anche durante i 170 anni trascorsi da allora, la sicurezza nazionale dell’America non è dipesa minimamente dallo status della Crimea russofona e delle regioni del Donbass nell’Ucraina orientale. Il fatto che la popolazione locale della prima, nel marzo 2014, avesse scelto la fedeltà a Mosca piuttosto che ai farabutti e alla marmaglia che si erano impadroniti di Kiev, equivale ad un gigantesco “e allora?”

Eppure, è stata quest’ultima aggressiva interferenza di Washington e della NATO negli affari interni dell’Ucraina, vicino storico e vassallo della Russia, che spiega in gran parte l’attuale, pericoloso confronto. Proprio com’è falsa l’affermazione che la Russia avrebbe disegni aggressivi ed espansionistici sugli ex stati del Patto di Varsavia nel Baltico, in Polonia ed oltre.

Quest’ultima è una montatura senza senso. In realtà, erano stati i neoconservatori di Washington ad aver schiacciato l’ultima parvenza di governo democratico dell’Ucraina quando avevano permesso agli ultranazionalisti e ai cripto-nazisti di ottenere posizioni di governo dopo il colpo di stato del febbraio 2014, che aveva estromesso il legittimo presidente eletto dell’Ucraina, filorusso.

In questo contesto, inoltre, la storia degli anni ’30 e ’40 non deve mai essere dimenticata. Come indicato sopra, sotto Stalin era morto più del 15% della popolazione ucraina durante l’Holodomor (inedia) e un gran numero di russofoni si erano trasferiti nel Donbas per preservare le industrie chimiche, dell’acciaio e degli armamenti dai ribelli locali che erano stati mandati in Siberia.

In seguito, la Wehrmacht di Hitler, quando aveva attraversato l’Ucraina a passo di carica verso la sanguinosa battaglia di Stalingrado, non aveva avuto problemi a reclutare nelle sue file centinaia di migliaia di nazionalisti ucraini in cerca di vendetta pronti a fare il suo sporco lavoro: cioè, la brutale liquidazione di Ebrei, Polacchi, Zingari e altri untermenschen.

Infatti, nell’autunno del 1941 erano iniziate le uccisioni di massa di Ebrei, ed erano continuate fino al 1944. Si stima che siano stati uccisi 1,5 milioni di Ebrei ucraini e oltre 800.000 costretti a fuggire verso est; a Baby Yar, nei pressi di Kiev, ne erano stati uccisi quasi 34.000 nei soli primi due giorni di massacri – e tutte queste carneficine erano state supervisionate, e spesso eseguite, dai nazionalisti ucraini locali.

Poi, naturalmente, la marea era cambiata e l’Armata Rossa era ritornata marciando sulle macerie dell’Ucraina sulla strada verso Berlino. Dopo la vittoria sui Tedeschi nella battaglia di Stalingrado, all’inizio del 1943, i Sovietici avevano lanciato un’altrettanto brutale controffensiva verso ovest, cercando in lungo e in largo tra la popolazione ucraina i traditori e i collaboratori che avevano presumibilmente aiutato la Wehrmacht.

I Tedeschi avevano iniziato la loro lenta ritirata dall’Ucraina a metà del 1943, lasciandosi dietro un’enorme distruzione. A novembre, i Sovietici erano rientrati a Kiev, dove l’attività della guerriglia si era intensificata, con sanguinose uccisioni per vendetta che avevano fatto un gran numero di vittime civili. Nella primavera del 1944 l’Armata Rossa era penetrata in Galizia (Ucraina occidentale) e, alla fine di ottobre, l’Ucraina era una terra desolata e insanguinata, ancora una volta sotto il controllo dell’Armata Rossa.

Quindi, ci si può giustamente chiedere: quale decerebrato di Washington non ha capito che innescare un “cambio di regime” a Kiev nel febbraio 2014 avrebbe riaperto tutta questa storia intrisa di sangue, lotte settarie e politiche?

Inoltre, una volta aperto il vaso di Pandora, era proprio così difficile capire che una vera divisione dell’Ucraina con l’autonomia per il Donbas e la Crimea, o anche l’adesione allo stato russo da cui queste comunità avevano avuto origine, sarebbe stata una risoluzione perfettamente ragionevole?

Certamente questo sarebbe stato di gran lunga preferibile al trascinare tutta l’Europa nella follia dell’attuale resa dei conti militare e a coinvolgere ulteriormente le fazioni ucraine in una guerra civile suicida.

Inutile dire che Zelensky non capisce nulla di tutto ciò – anche se, come nativo e russofono dell’Ucraina sudorientale, è cresciuto in una parte dell’Ucraina moderna che è stata russa per 370 anni!

Proprio così. È solo l’eterno piccoletto che si gode i suoi 15 minuti di fama. Ma è già abbastanza. In un mondo razionale questo verme doppiogiochista avrebbe dovuto essere buttato fuori dal Congresso degli Stati Uniti la mattina stessa, ma questi idioti ossessionati dalla guerra non riescono a vedere l’evidenza delle cose.

Quindi, ancora una volta, eccola qui. Questa è la fine della storia – anche mentre Washington fa la guerra delle sanzioni all’intera economia globale, e quindi anche al popolo americano.

Come sarà spartita l’Ucraina dopo la capitolazione di Kiev

In ogni caso, si tratta sempre di un attore televisivo che non ha un copione diverso da quello consegnatogli dai suoi supervisori di Washington/NATO. E, alla fine, è poca cosa in confronto alla grottesca negligenza e al depistaggio degli stessi guardiani di Sleepy Joe.

Vale a dire, Secy Blinkey e Snake [serpente] Sullivan dovrebbero essere concentrati sulla mappa di cui sopra, in seria conversazione con le loro controparti russe per quanto riguarda i punti più delicati della spartizione e sul significato di “neutralità,” “de-nazificazione” e “demilitarizzazione” dell’area verde della mappa, che dovrà diventare la futura “Ucraina,” se ci fosse ancora bisogno di discutere qualcosa.

Inutile dire che con i Russi non parlano nemmeno. Infatti, hanno i denti e gli artigli rossi del sangue di una guerra economica con cui manderanno l’economia globale al collasso, piuttosto che riconoscere che loro – e solo loro – hanno portato questa orrenda situazione fin sulla porta di casa del mondo.

David Stockman

Fonte: lewrockwell.com
Link: https://www.lewrockwell.com/2022/03/david-stockman/pearl-harbor-my-eye/
19.03.2022
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

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