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Che cosa ci aspetta dopo Trump – La Terza Guerra Mondiale?

 

FEDERICO PIERACCINI
strategic-culture.org

Chi di solito legge i miei articoli è consapevole del fatto che non sono mai stato un catastrofista o un allarmista. Ma forse è giunto il momento di riflettere su chi sarà eletto presidente dopo Trump (dopo l’attuale o il prossimo mandato) e che cosa significherà per le relazioni con la Russia e con la Cina.

Come saranno i rapporti fra Stati Uniti Russia e Cina quando il 46° presidente degli Stati Uniti entrerà in carica nel 2025? Questa è una domanda che mi pongo spesso, soprattutto alla luce delle scelte politiche di Trump riguardo ai trattati internazionali sul controllo delle armi (Trattato INF), alla proliferazione nucleare, alla guerra economica con la Cina, nei confronti di una crisi finanziaria che è stata solo artificiosamente posticipata grazie al QE, alle spese militari ormai fuori controllo, ad un atteggiamento della NATO sempre più aggressivo nei confronti della Federazione Russa e alle continue provocazioni contro la Repubblica Popolare Cinese. Dove andremo a finire, dopo altri cinque anni di provocazioni? Per quanto ancora tempo Putin e Xi Jinping avranno la “pazienza strategica” di non rispondere a Washington con misure drastiche?

Immaginiamo di essere nel 2025

Gli attuali quattro punti caldi dello scacchiere internazionale, Iran, Siria, Venezuela e Corea del Nord, hanno continuato a resistere ai diktat di Washington e ne sono emersi più o meno vittoriosi. Il territorio siriano è ora totalmente sotto il controllo di Damasco; L’Iran dispone di sufficiente deterrenza per non essere attaccato; Pyongyang continua nelle sue trattative con Washington, mentre prosegue la riunificazione delle due Coree; la rivoluzione bolivariana vive ancora in Venezuela.

Putin, dopo 25 anni, si sta preparando a lasciare la presidenza della Federazione Russa. Xi Jinping potrebbe vedere il suo mandato scadere tra qualche anno. Washington sta per nominare un nuovo presidente, che, con ogni probabilità, sarà molto diverso da Trump, allo stesso modo in cui Obama era stato l’opposto di Bush e Trump una reazione ad Obama.

Immaginiamo quindi che nel Partito Democratico emerga qualcuno totalmente impegnato a promuovere l’agenda dello stato profondo americano e del complesso militare-industriale, qualcuno come Hillary Clinton, Madeleine Albright o uno qualsiasi dei candidati democratici del 2019 per le elezioni del 2020 (quelli con una qualsiasi caratteristica per cui valga la pena lodarli non contano). Una persona del genere sarebbe impegnata a rinvigorire l’idea dell’eccezionalismo americano dopo otto anni di presidenza Trump, tutta imperniata (nonostante i Neoconservatori) sui problemi interni e sulla politica dell’”America First.”

Ora pensiamo a ciò che è stato, e sarà, fatto (o smantellato) a livello internazionale da Trump nel corso della sua presidenza, vale a dire: la sospensione del trattato INF e probabilmente la non estensione del nuovo trattato START (sulla riduzione delle armi nucleari), lo schieramento delle truppe sul confine russo in Europa, sanzioni, tariffe e terrorismo economico di tutti i tipi.

Chiedetevi: quanto è probabile che il prossimo presidente degli Stati Uniti vorrà e sarà in grado di migliorare le relazioni con Russia e Cina, oltre ad accettare un ordine mondiale multipolare? La risposta è zero, e la presidenza Trump serve solo a ricordarci come ogni amministrazione [americana] sia sempre sotto il controllo dell’apparato militare-industriale, dell’intelligence e dei media, in linea con i principi dell’ideologia liberale e neoconservatrice.

Trump ha aumentato notevolmente le spese militari, tessendo le lodi del complesso militare-industriale e promettendo di modernizzare l’arsenale nucleare del paese. Una tale modernizzazione richiederebbe due decenni per essere completata, un dettaglio sempre omesso dai media. Per Trump è un problema di “America First.” Per il Deep State si tratta di un progetto a lungo termine e la cosa dovrebbe incutere molto più timore alla comunità internazionale.

Russia, Cina e Stati Uniti sembrano tutti impegnati in un’ulteriore militarizzazione, con Russia e Cina fortemente concentrate sulla difesa dei loro interessi strategici di fronte all’aggressione statunitense. Pechino si sta dedicando alla costruzione di un gran numero di portaerei, a difesa dei suoi confini marittimi, mentre Mosca cerca di blindare il proprio spazio aereo contro missili e aerei invisibili (una campagna di terra contro la Russia, come ci insegna la storia, ha poche possibilità di successo).

Gli esperti prevedono che qualsiasi conflitto futuro che coinvolga grandi potenze potrebbe consistere esclusivamente di missili convenzionali e/o nucleari, combinati con tecnologia robotica, droni, intelligenza artificiale, guerra informatica, A2/AD (Anti-Access/Area Denial), armi ipersoniche e sabotaggio. Oltre alle armi nucleari, alle loro piattaforme di lancio, ai missili e agli intercettori, la potenza computazionale di un paese sarà decisiva, e i computer quantistici sono già una realtà in Cina.

Stati Uniti, Cina e Russia non avranno più alcuna restrizione sulla produzione di armi nucleari dopo (in assenza di nuovi negoziati o accordi per estenderlo) la scadenza del nuovo trattato START, nel 2025. La situazione relativa al cyberspazio e allo spazio circumterrestre sarà di certo allarmante, senza espliciti accordi in vigore tra le grandi potenze. Quei pochi esistenti vengono regolarmente violati, in particolare per quanto riguarda i veicoli in orbita bassa, come ci informa Subrata Ghoshroy quando parla del progetto militare statunitense X-37B in: “Militarizzazione clandestina dello spazio?“:

Le discussioni su come prevenire una corsa agli armamenti nello spazio erano iniziate molto tempo fa; la Conferenza delle Nazioni Unite sul disarmo aveva anche avviato negoziati per un trattato, ma gli Stati Uniti avevano impedito di andare oltre. E, alla Conferenza sul disarmo del 2008 a Ginevra, Cina e Russia avevano introdotto un vero e proprio trattato sul controllo delle armi spaziali, comunemente noto come Prevenzione di una Corsa agli Armamenti nello Spazio Esterno [Prevention of an Arms Race in Outer Space (PAROS Treaty, 2012)].”

Oltre a questa situazione allarmante, bisogna notare il pericoloso atteggiamento degli Stati Uniti, sempre più favorevole alla dottrina del primo attacco nucleare preventivo. Ci si chiede per quanto tempo ancora il mondo sarà in grado di evitare di auto-bombardarsi fino a ridursi all’età della pietra.

Avevo scritto un articolo nel 2016, in cui ritenevo la possibilità di una guerra nucleare assurda e impossibile. Nel frattempo molte cose sono cambiate, la mia opinione no. Tuttavia, faccio fatica a capire come una simile eventualità possa essere evitata se gli Stati Uniti rimarranno in rotta di collisione con Cina e Russia.

Trump sembra riluttante ad entrare nella storia come il presidente che aveva scatenato l’Armageddon nucleare. Ma che dire del prossimo? Lo stato profondo che tiene sotto controllo la politica americana sarebbe sicuramente in grado di eleggere alla carica qualcuno in grado di trovare la giustificazione finale per uno scontro diretto con Mosca e Pechino.

Se pensate che stia esagerando, prendete Pompeo, un rappresentante dello stato profondo, e la sua recente risposta alla domanda se Trump fosse stato inviato da Dio per salvare Israele dall’Iran. “Da cristiano, credo che ciò sia possibile,” aveva risposto. Se gli Stati Uniti eleggono gente influenzata dalla visione messianica dell’eccezionalismo americano, una visione che rifiuta di accettare la realpolitik di poli geopolitici multipli e di una competizione fra grandi potenze, allora tenevi forte, perché le probabilità di un inverno nucleare aumentano drammaticamente. Ricordatevi solo che l’alternativa a Trump era Hillary Clinton, che stava invocando una zona no-fly zone sulla Siria, cioè la possibilità per gli Stati Uniti di abbattere aerei da combattimento russi!

Quello che servirebbe in caso di una simile presidenza è un’opposizione interna sana e radicale in tutta Europa e negli Stati Uniti. Allo stato attuale, non esiste più un movimento contro la guerra, il pubblico è disorientato dai media mainstream, da cui esce un flusso costante di menzogne, disinformazione e propaganda. Assange è ingiustamente incarcerato e i civili yemeniti vengono bombardati di continuo, eppure i media ci dicono che Julian lavora per il Cremlino, che Mosca vuole destabilizzare e distruggere l’Europa, che la Cina intende soggiogare il mondo intero, che Kim Jong-un sta cercando di nuclearizzare metà dell’Asia, che Assad ha massacrato centinaia di migliaia di civili, che l’Arabia Saudita è un paese riformista e che al-Qaeda sta combattendo per la libertà in Siria!

In una situazione del genere, la verità è malleabile, può essere plasmata e modellata in base ai bisogni e alle esigenze del complesso militare-industriale, a cui servono giustificazioni per le sue guerre infinite. La situazione non può che peggiorare nei prossimi sei anni, con i cittadini sempre meno in grado di capire il mondo che li circonda. Gli ulteriori progressi tecnologici aiuteranno solo i governi e le società a controllare le informazioni e a decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato, in un processo di lobotomizzazione collettiva. Internet difficilmente continuerà ad essere libero e, anche se dovesse continuare nel suo stato attuale, la capacità di offrire controinformazione sarà limitata per le piattaforme dei media indipendenti dalla mancanza di entrate pubblicitarie, che consentano di espandere le attività e raggiungere un numero maggiore di persone.

Per evitare la possibilità di un annientamento nucleare, dovremo far affidamento sul sangue freddo e sulle doti di leadership di quelli che succederanno a Vladimir Putin e Xi Jinping (non è chiaro quando Xi Jinping lascerà la carica).

Solo chi si tiene costantemente informato è in grado di apprezzare la tolleranza che la leadership sino-russa ha e continuerà ad avere di fronte alle continue provocazioni statunitensi.

Ma cosa succederà quando questi due equlibrati leader non saranno più al potere e i mezzi per infliggere un colpo devastante agli Stati Uniti saranno nelle mani dei loro successori? Continueranno anch’essi ad essere così tolleranti di fronte alle continue provocazioni statunitensi?

Mosca schiererà tutti i tipi di armi ipersoniche che gli Stati Uniti non possono intercettare, insieme ad un centinaio di caccia di ultima generazione Su-57. La Cina avrà da sei a sette portaerei, scortate da numerosi cacciatorpediniere, ciascuno con 112 tubi di lancio verticali (VLS), missili ipersonici, armi anti-satellite ed elettromagnetiche.

I sistemi S-500 verranno dislocati in tutta la Russia (e presumibilmente anche in Cina e in Bielorussia), e saranno armati con intercettori ipersonici. Oltre a questa deterrenza convenzionale, l’attuale arsenale nucleare cinese e russo è già in grado di spazzare via gli Stati Uniti nel giro di pochi minuti.

Washington continuerà ad aumentare la tensione nei confronti di Cina e Russia, anche dopo che Putin e Xi avranno lasciato la carica. È quindi probabile che i loro successori possano arrivare dai settori più aggressivi e intransigenti dei rispettivi paesi.

Fino al 2025 Putin e Xi, si spera, riusciranno ad evitare un conflitto con gli Stati Uniti attraverso un abile impiego di mezzi diplomatici, economici e anche militari, una funzione moderatrice che contrasta con il ruolo svolto dall’Occidente, che, non comprendendo questo tipo di approccio, lo considera estremistico.

Immaginate che le tensioni tra questi tre paesi continuino ad aumentare costantemente nei prossimi cinque anni allo stesso ritmo degli ultimi 10. Come reagiranno i rispettivi stati profondi di Russia e Cina? Pensate alla nomina, in questi due paesi, di personalità intransigenti, pronte a rispondere alle provocazioni statunitensi.

Washington continua il suo inesorabile declino rispetto alle altre potenze, come risultato della nuova realtà multipolare, che distribuisce in modo più equanime su un’area più ampia dello scacchiere globale il peso geopolitico [dei vari attori internazionali]. Dobbiamo sperare, per il bene dell’umanità, che il declino di Washington acceleri a tal punto, sotto la presidenza Trump, che gli Stati Uniti siano costretti a concentrarsi esclusivamente sui propri problemi interni. Raggiungere un traguardo del genere richiederebbe il collasso dell’economia globale basata sul dollaro USA; ma questa è tutta un’altra storia, che potrebbe anch’essa terminare con uno spargimento di sangue.

Trump è apprezzato da una parte dello stato profondo per i suoi sforzi tesi a rinvigorire il complesso militare-industriale di Washington, regalando praticamente assegni in bianco. Tutto questo senza considerare l’assalto economico-finanziario di Trump nei confronti di alleati e nemici, che sembra quasi essere un tentativo di spremere fino in fondo il sistema imperniato sul dollaro, prima del suo collasso.

Il piano a lungo termine delle élite statunitensi, a volte, sembra essere quello di voler provocare un conflitto di grossa portata, vincere e poi costruire sulle macerie risultanti un nuovo ordine finanziario globale.

La vendita di titoli di stato statunitensi da parte di Russia, Cina e di molti altri paesi è un importante indicatore delle tendenze economiche globali. La conversione di questi titoli in oro e in altre valute è un’ulteriore conferma del multipolarismo. L’inclusione, da parte del FMI, dello yuan nel suo paniere delle valute di riserva è un esempio tangibile del mondo multipolare in azione e del potere decrescente degli Stati Uniti. La sostenibilità del debito pubblico e privato degli Stati Uniti deriva dalla fiducia degli investitori nei titoli di stato statunitensi. Il sistema va avanti grazie alla volontà degli investitori di comprare questa spazzatura stampata dalla Fed. La fiducia degli investitori non risiede tanto nella capacità degli Stati Uniti di ripagare il debito, quanto nella sua capacità di utilizzare l’esercito più potente del mondo per obbligare altri paesi ad acquistare i titoli statunitensi, che servono solo ad alimentare ulteriormente l’imperialismo americano.

Gli sforzi di Mosca e Pechino per districarsi da questo sistema sono un modo per togliere ossigeno alla minaccia economico-militare rappresentata da Washington.

Se lo stato profondo americano pensa di poter spremere le ultime gocce di ricchezza dal sistema del dollaro, far crollare il mondo in una conflagrazione epocale, e poi, partendo dalle rovine, farlo rivivere in una nuova forma, allora ha fatto molto male i suoi conti.

Se le mie previsioni sul progresso tecnologico tra oggi e il 2025 sono corrette, con il calcolo quantistico,  l’intelligenza artificiale e così via, allora forse Mosca e Pechino saranno in grado di evitare questa apocalisse con il semplice clic di un mouse a migliaia di chilometri di distanza. Fantascienza? Forse. Ma chi avrebbe immaginato che la Siria di Bashar al-Assad sarebbe stata capace, dopo sei anni di guerra, di respingere il 90% dei missili di ultima generazione lanciati da Israele? La tecnologia ha un effetto democratizzante.

Se pensate che stia esagerando, provate a riflettere sul fatto che Washington è stata quasi sempre costantemente in guerra, praticamente dalla fine Seconda Guerra Mondiale, conducendo operazioni clandestine in oltre 50 paesi e uccidendo direttamente o indirettamente milioni di civili, facendo sempre credere al mondo di essere una forza irreprensibile e benevola, dalla parte della verità e della giustizia.

Viviamo in un mondo basato sulle bugie. Senza un cambiamento di questa realtà in un prevedibile futuro, con i media mainstream che continuano a mantenere gran parte della popolazione disorientata e confusa, allora non è troppo difficile immaginare che gli Stati Uniti, entro il 2025, facciano mancare al terra sotto i piedi a tutto il mondo con un conflitto di grande portata, per poter poi costruire, sulle macerie, una nuova, incontestabile Pax Americana.

Federico Pieraccini

Fonte: strategic-culture.org
Link: https://www.strategic-culture.org/news/2019/06/11/what-comes-after-trump-world-war-iii/
11.06.2019
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.